Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Divorziare con stile – Diego De Silva

“Salvo rare eccezioni , i giudici di pace, io non li posso vedere. Non è che abbia qualcosa contro di loro. Cioè, si. E’ istintivo generalizzare, quando una categoria occasionalmente rappresentata da un cretino ti manda in bestia.”

“Viviamo in una società isterica che cova rancore e desiderio di rivalsa ma non lo dice, non produce alcun linguaggio antagonista ma mistifica e mente, non si oppone apertamente al nemico e non lo sfida, piuttosto aspetta l’occasione per prenderlo alle spalle o lavora sottobanco per fregarlo.”

“Piccoli arrivisti, calcolatori, anaffettivi e ipocriti, sprezzanti del prossimo e concentrati esclusivamente su se stessi, disposti a qualunque piccineria pur di procurarsi un vantaggio, che nella vita si sarebbero venduti al primo offerente in cambio di un briciolo di potere.”

“Perché c’è un momento in cui la Storia detta legge, ed è quando qualcuno si comporta da uomo e la scrive.”

“Chi non fa questo mestiere non ha idea delle molteplici umiliazioni a cui espone. Quello che più offende è la disinvoltura con cui gli utenti della Giustizia ci mancano di rispetto.”

“Perché non c’è niente come avere delle prospettive che ti faccia sentire già mezzo fuori dallo squallore del presente.”

“In circostanze simili mi viene da pensare che la vita è come te la metti in testa.”

“D’accordo, manipola i dati e le premesse, complica per banalizzare, ti travolge con una valanga di argomenti montati alla carlona per impedirti di riflettere, caricatura i discorsi e s’avvale di qualche spicchio di verità in cui prima o poi è fisiologico che incappi, ma non è questo che fanno gli avvocati, alla fine?”

“Ma chi cazzo lo voleva uno studio legale in eredità? Come se gliel’avessi chiesto io a mio padre, per favore lasciamelo che non vedo l’ora di seguire le tue orme. Io non ce l’ho il fuoco dell’avvocatura, come lo chiama lui.”

“Appena ventilavo l’ipotesi di non iscrivermi a Giurisprudenza partiva il piagnisteo: Allora a cosa è servito avviare uno studio, per chi ho costruito tutto questo? – Io te lo devo dire? io dovrei dare senso alle cose che fai tu? Avevamo un accordo, forse? Ma che razza di pretesa è, quella di spalmare il futuro dei figli? Davvero non la capisco, te lo giusto, Vince’. Io non volevo il futuro spianato, volevo spianarmelo da me.”

“E’ quello il guaio del non avere un sogno, Vince’. Prendi quello che trovi, o peggio quello che ti danno, e non t’inventi niente. Mentre nella vita bisogna inventarsi qualcosa, capito. Altrimenti resti un figlio di papà per sempre.”

“Lo sapeva, cazzo: ormai con internet sanno tutto, ti arrivano allo studio documentati, capito. Io ci litigo, con questi saputelli che imparano la pappardella in rete e poi pretendono di darti lezioni. Ma se la sai più lunga di me, gli dico, perché non ci vai tu a fare la causa? Ci andrei eccome, se avessi il titolo, rispondono. E io ribatto Bravo, hai centrato il punto. O ti affidi a me, o ti prendi le carte e quella +è la porta. E a quel punto la smettono. Incredibile come finiscano subito le discussioni quando indichi una porta.”

“Il fatto è che da quando c’è internet possiamo sapere qualsiasi cosa senza chiedere a nessuno, per cui davanti all’ignoto ci riserviamo di prendere informazioni in separata sede, e intanto facciamo gli scafati.”

“Ugo Starace Tarallo è uno degli avvocati più noti della città, e non solo di questa. Ricchissimo, professionalmente cinico, notoriamente bugiardo e molto presuntuoso, ha costruito con metodo e pazienza un’invidiabile carriera tessendo rapporti fondati sull’ossequio.”

“Uno dei privilegi dell’essere single (che basterebbe da solo a motivare la scelta?, è non avere nessuno che ti rivolge la parola quando ti alzi al mattino. Chiunque ne abbia fatto esperienza dopo la fine di un matrimonio o di una convivenza, sa quanto quella solitudine sia impagabile.”

“…appartiene alla cerchia davvero ristretta degli amici che conservano la memoria storica di ciò che sei e soprattutto saresti potuto diventare, per aver scontato al tuo fianco gli anni del liceo, che poi sono quelli in cui t’innamori per la prima volta, capisci cosa sai fare e in cosa sei negato, butti le basi dei tuoi fallimenti.”

“Ormai la parabola del divorzio moderno è quella del Figlio Separato Prodigo, – commento, amareggiato. Sai quanti ne conosco di nostri coetanei che sono tornati a vivere dai genitori dopo la separazione?”

“E’ così che succede con le persone non appariscenti: devi conoscerle un pò per vederle. E’ il loro modo di mostrarsi.”

“Disperazione in purezza, certo. Ma chi di noi non ne ha fatto esperienza, qualche volta nella vita? Chi non ha mai finto di essere quello che avrebbe voluto diventare? Chi non ha mai non solo sognato, ma interpretato il suo sogno a occhi aperti?”

“Mangerei qualunque cosa uscisse dalla cucina anche con una benda sugli occhi, lo giuro; ma sono un avvocato che sta per incontrare una cliente di un certo livello e devo darmi un tono. E’ in momenti come questo che invidio gli idraulici, i manovali, gli artigiani, gli artisti e chiunque si guadagna da vivere affrancato dalla prigione della presentabilità.”

“Ho sempre detestato il momento degli onori del vino. E’ come giocare a padrone e servo, con il cameriere costretto ad assecondare il cliente che se la tira da aristocratico.”

“Perché sono così asettici e pretenziosi. Con quelle scenografie grevi, quei mobili pesanti, ottocenteschi, che richiamano l’arredamento mortifero delle aule penali. I quadri con le scene di battaglia. Le coste antiche dei libri di diritto che incombono sulle pareti come lapidi. Sa una cosa? Per certi versi lo studio legale classico mi ricorda quello dei maghi.”

“Voi avvocati, spero di non offenderla, siete diventati, come dire, i nuovi pezzenti.”

“Trovo sia questo il momento più interessante del mio lavoro, quello della consegna del problema (che poi è un tipo di transfert): l’attimo in cui il cliente si aspetta che lo giudichi, tu non lo fai, e lui comincia a fidarsi di te.”

“Perché si, è meraviglioso regnare in casa propria senza sudditi né ministri a cui dar conto d’ogni cosa, godere di spazi liberi anche se limitati, mangiare se hai fame, dormire se hai sonno, lavorare e riposare, perdere e riprendere il senso del tempo. E’ una delle felicità più abbordabili di cui si possa disporre, ma a patto d’essere amati. La solitudine è bellissima, quando hai qualcuno.”

“Perché devi metterti in testa che la caratteristica imprescindibile di ogni processo è l’alea. E anche quando tutti gli elementi sembrano essere a tuo favore può succedere che l’esito non sia quello che ti aspetti.”

“Quante volte (no, dico: quante volte?) mi sono trovato in questa condizione schifosa? Quella, intendo, in cui arrivo carico a una discussione, convinto che tutte le ragioni siano dalla mia parte, poi gli altri mi spiegano le loro e va a finire che ho torto.”

“Il fatto è che la tecnologia non ha solo agevolato la comunicazione, l’ha anche colpevolizzata, perché ha inibito ogni forma di latitanza. Oggi non puoi non rispondere, non sapere, negare di avere ricevuto un messaggio o sostenere di non averlo letto, perché adesso si vede anche quello. La tecnologia non ammette ignoranza. Basta essere raggiunti per essere interpellati, e non è possibile sottrarsi all’appello, a meno di praticale il silenzio dissenso, dunque rendere implicitamente chiaro che non hai intenzione di rispondere e farti la nomea di antipatico. Nel mondo tecnologicamente evoluto non puoi mancare, devi esserci per forza. Hanno abolito l’assenza. Siamo tutti qui, come cantava Braccobaldo nella sigla del suo vecchio show.”

“L’amore è questa cosa qui, facile facile: rendere felice chi ami. Dire sì, vaffanculo. Dire qualche stronzissimo si, anche se non del tutto convinto, per il piacere di veder sorridere chi ami, rimettendoci quel poco che ci rimetti senza pentimenti e senza rinfacci.”

“Credo che chiunque, quando torna da un viaggio, abbia bisogno di sentirsi accolto. Perché il ritorno non c’entra con la solitudine. Non puoi tornare ed essere solo. Anche perché quando uno torna ha voglia di raccontare, giusto? Se no cosa va via a fare.”

“Perché quando in uno studio si lavora poco e niente, hai voglia di acchittarlo per dargli un tono: si vede.”

“E’ questo il guaio delle questioni di principio: devi tenertele anche se te le smontano o capisci che non contano niente. E’ proprio insito nella loro natura. Sono capestre, le questioni di principio. Ecco perché i saggi le evitano.”

“Quando, come adesso, realizzo quanto sia ammaestrato dal telefonino, che è diventato per me una specie di psicoregolatore, per cui mi angoscio o mi calmo a seconda che lui mi convochi o taccia (credo che sia legato alla vigilanza che il cellulare svolge sulla mia persona, il senso di scarcerazione che provo a fine giornata quando lo spengo), e riconosco negli altri i sintomi della stessa sottomissione, mi chiedo qual è stato il momento (perché c’è stato) in cui abbiamo finto di non capire che stavamo acquisendo una dipendenza, e ci siamo lasciati andare infilandoci un padrone nel taschino.”

“Le proposte non si capiscono, si valutano.”

“Tu non sei nessuno, Malinconico. Me l’hanno dovuto spiegare, che fai l’avvocato, perché neanche lo sapevo.”

“Guardatemi, voialtri che vi rovinate la vita a correre dietro ai soldi, guardate come sono contento.”

“E’ tutta la vita che vinco premi di consolazione, a casa ne ho una parete piena.”

“Che cosa fa il destino quando gioca? Nega se stesso. Smentisce le previsioni. Rovescia. Si accanisce sui vincitori, li disarma e li consegna ai perdenti.”
Eppure c’è qualcosa di volgare, nell’inatteso vantaggio che viene dalla rovina del più forte. Come se il veneficio che puoi trarre dal caso non ti rendesse migliore. Come se proprio adesso che le parti si sono invertite e dovresti solo allungare una mano, non avessi più voglia di vincere.”

“Non so perché, ma tutte le volte che sboccia un giorno di sole, va a finire che mi sento depresso. E mi vengono delle angustie lievi ma persistenti, dei rimpianti senza oggetto che inibiscono il buonumore climatico.”

“Una giornata di sole ti ricorda che la vita è bella – dico. E questo pensiero ha qualcosa di triste.”

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