Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Mi è nato un papà – Alessandro Volta

“Che cos’è la paternità? Non è facile rispondere. E’ senz’altro più semplice definire la maternità, perché una donna con il pancione è qualcosa di speciale, e ancora più speciale è una mamma che abbraccia il suo piccolino e gli offre il seno.”

“Ha un sorriso nuovo, più intimo e soddisfatto del solito, la luce degli occhi è come quella dell’alba di questa mattina.”

“Questa giornata è davvero speciale e la luce dell’alba non ha smentito le mie aspettative, però non pensavo a qualcosa di così grande. Da oggi la nostra vita prende una strada nuova.”

“Nascere e venire al mondo è esperienza di ogni essere vivente ed è nell’ordine naturale delle cose, eppure percepiamo questo evento come straordinario e unico, come se al mondo non fosse ancora mai avvenuto.”

“Uscendo da casa, guardo verso le colline e penso: Sarò padre.”

“Sicuramente chi possiede un carattere triste e insoddisfatto non può sostenere una mamma in gravidanza né aiutare un bambino a nascere.”

“Ancora non possiamo dare un nome al nostro piccolino, ma lo sentiamo già parte della famiglia: nonostante sia lungo soltanto pochi millimetri, riesce già a concentrare su di sé tutte le nostre attenzioni e tutte le nostre speranze.”

“L’ecografia rischia di violare questo segreto, lasciamola ai tecnici e non mostriamola ai quattro venti.”

“Il nome è già un segno d’identità. Il nome è il primo elemento simbolico che ti viene attribuito all’arrivo in questo mondo. Il nome ti rende una persona e tu acquisti già un significato.”

“L’unico dubbio è: ne sarò capace? Basteranno un pò di intuito e di buon senso? Sono cose da femmine o anche un maschio può cimentarsi ad accudire un frugoletto di pochi giorni? Tengo per me queste domande, consapevole che fra poche settimane le risposte arriveranno da sole…”

“E’ così: si nasce quando si è pronti. Come sopra a un trampolino ci si concentra per il tuffo e si scatta quando il momento è quello giusto.”

“E’ una forza misteriosa e inusuale quella che vedo nel suo viso; non posso prendere su di me questo suo dolore, ma posso trasmetterle coraggio e determinazione. la sua mano che stringe la mia mi comunica che lei ha bisogno di me, che ha bisogno di non sentirsi sola per non perdersi.”

“Non lo sapevo ma la nascita è un suono, la vita stessa è musica; forse è il rumore del Big Bang della creazione del mondo che continua a farsi sentire a ogni nascita o forse è proprio la voce di Dio che Lisa produce insieme con i suoi primi respiri in questo mondo.”

“Non lo sapevo ma la nascita è un suono, la vita stessa è musica; forse è il rumore del Big Bang della creazione del mondo che continua a farsi sentire a ogni nascita o forse è proprio la voce di Dio che Lisa produce insieme con i suoi primi respiri in questo mondo.”

“Io invece mi sono sentito padre in un attimo, nel momento in cui ho tenuto in braccio Lisa ancora tutta bagnata, pochi minuti dopo il parto; senz’altro in quel momento non ero ancora un padre e ancora non stavo facendo nulla da padre, però è allora che mi sono sentito tale.”

Il quaderno di Maya – Isabel Allende

“Una settimana fa all’aeroporto di San Francisco la nonna mi abbracciò senza piangere e mi ripetè che, se avevo minimamente a cuore la mia esistenza, non dovevo mettermi in contatto con nessuno finché non avessimo avuto la certezza che i miei nemici non mi cercavano più.”

“Mi consegnò un quaderno con cento pagine perché tenessi un diario della mia vita, come avevo fatto dagli otto ai quindici anni, quando ancora il destino non mi aveva girato le spalle.”

“Scrivere è come andare in bicicletta: non lo dimentichi, per quanto passino gli anni senza fare pratica.”

“…alle pareti la mia Nini aveva appeso fotografie di bambini africani denutriti, affinché io vedessi come quelle sfortunate creature morivano di fame mentre facevo la schizzinosa con il cibo.”

“La nonna direbbe che sto dando tempo alla mia anima di arrivare a Chiloé. Ritiene che i viaggi in aereo abbiano degli inconvenienti perché l’anima viaggia più lentamente del corpo e a volte si perde per strada; è questa la ragione per cui i piloti, come mio padre, non sono mai del tutto presenti: stanno aspettando l’anima che vaga tra le nuvole.”

“E’ impossibile dimostrare un’assenza…”

“Alla mia Nini ha sempre dato fastidio l’artificio del finale felice nelle favole; è convinta che nella vita non ci siano finali, ma confini, si gironzola di qua e di là, s’inciampa e ci si perde.”

“Un astronomo ha più bisogno di immaginazione poetica che di buon senso, perché la magnifica complessità dell’universo non può essere misurata e spiegata, ma solo intuita.”

“E’ da un mese che sono su quest’isola. Non so se arriverò ad abituarmi al passo da tartaruga di Chiloé, a questa pigrizia, a questa perenne minaccia di pioggia, a questo paesaggio immutabile di acqua, nuvole e prati verdi. Tutto è uguale, tutto è pace.”

“Senza Ipod posso sentire la voce dell’isola: uccelli, vento, pioggia, crepitio di legna, ruote di carro e a volte i violini lontani del Caleuche.”

“E’ assurdo credere solamente in ciò che si può dimostrare.”

“La sofferenza ci chiama, stringiamo i denti – diceva. Un dolore così, dolore dell’anima, non si elimina con medicine, terapie o vacanze; un dolore così lo si soffre, semplicemente, fino in fondo, senza attenuanti, come è giusto che sia.”

“Passa per tonto perché parla il minimo indispensabile, ma è molto sveglio: si è reso conto in fretta che a nessuno importa quello che dicono gli altri, e per questo non dice niente.”

“Prima di andare a letto prendo un bicchiere di latte tiepido con miele e cannella, la pozione magica che mi dava il mio Popo quando ero bambina, e l’infusione tranquillizzante di Eduvigis: tiglio, sambuco, menta e violetta, ma qualsiasi cosa faccia, anche se vado a letto il più tardi possibile e leggo fino a quando mi cadono le palpebre, non riesco a ingannare l’insonnia, è implacabile.”

“Come diceva il mio Popo, la vita è un arazzo e si ricama giorno dopo giorno con fili di molti colori, alcuni grossi e scuri, altri sottili e luminosi, tutti i fili servono. Le cretinate che ho fatto sono già nell’arazzo, sono incancellabili, ma non devono essere un peso per tutta la mia vita. Quel che è fatto è fatto; devo guardare avanti. A Chiloè non c’è combustibile per il falò della disperazione. In questa casa di cipresso, il cuore si tranquillizza.”

“Libertà, finalmente. Mi sarei potuta reintegrare nel mondo degli esseri normali, saziarmi di musica, film e libri proibiti, aprire un profilo su Facebook, l’ultima moda nelle reti sociali, come tutti  nel collegio desideravamo.”

“Lasciammo i piatti quasi intatti, ma ci bevemmo due bottiglie di Quintessa, riserva 2005, che costarono una fortuna ed ebbero il merito di ammorbidire le asperità.”

“Mi attiravano il rumore, le luci, i colori, lo sperpero degli hotel e dei casinò, al tensione dei giocatori alle slot machine e ai tavoli verdi, il rumore delle fiches, i cocktail coronati da orchidee e ombrellini di carta.”

“Ha viaggiato con l’obiettivo di imparare e ciò lo salva dall’essere un turista qualunque.”

“C’è grandezza e dignità nella tragedia, per questo è fonte d’ispirazione, ma io non voglio una tragedia, per quanto immortale possa essere, voglio una felicità senza clamore, intima e molto discreta, per non provocare la gelosia delle divinità, sempre così vendicative.”

“Il mio Popo diceva che l’amore ci fa diventare buoni. Non importa chi amiamo e non importa nemmeno essere corrisposti o che la relazione sia stabile. E’ sufficiente l’esperienza di amare: è questa che ci trasforma.”

“Credo che dovrò stare lontana dall’alcol per sempre; è più difficile resistere all’alcol che alle droghe, perché è legale, è disponibile e te lo offrono da tutte la parti.”

“Qualcuno lasciava cadere delle monete ma nessuno mi parlava; la povertà di oggi è come la lebbra di una volta: è ripugnante e fa paura.”

“La persona che sono ora è il risultato delle mie esperienze precedenti, compresi gli errori più estremi.”

“Come mi spiegava, veniamo al mondo con in mano certe carte e facciamo il nostro gioco; con carte simili c’è chi può sprofondare e chi riesce a superare sè stesso. E’ la legge della compensazione, Maya. Se il tuo destino è di nascere cieca, non sei obbligata a sederti sotto il metrò a suonare il flauto; puoi sviluppare l’olfatto e diventare sommelier.”

“Le cose negative del passato sono lezioni per il futuro e la cosa peggiore che mi è capitata, la morte del mio Popo, voglio ricordarla per sempre.”

“In cielo ormai sono tutti su Facebook, figlia mia.”

“I cileni sono prudenti, hanno paura di offendere o di esprimere un’opinione schietta, il linguaggio è una danza di eufemismi, l’abitudine alla cautela è radicata e sotto la superficie cova molto risentimento ce nessuno vuole riportare alla luce; sembra quasi che tutti condividano una sorta di imbarazzo collettivo, alcuni perché patirono la situazione, altri perchè rimasero, alcuni perché persero i propri familiari, altri perché fecero finta di non vedere.”

“E’ meglio chiedere scusa che chiedere permesso.”

“Si chiama mal d’amore, che secondo manuel Arias è la tragedia più banale della storia dell’umanità, ma quando la vivi capisci quanto faccia soffrire.”

Il veleno dell’oleandro – Simonetta Agnello Hornby

“Il doppio corteo funebre si snoda lungo le strade di Pezzino e rallenta davanti alla chiesa del Purgatorio. Lì, quarant’anni fa, sono state celebrate le tue nozze con Tommaso, nella stessa chiesa in cui lui aveva sposato tua sorella Mariangela.”

“Ecco come mi è finita. I miei parenti pensano agli affari loro. Le mie cose. Tu le conosci, come conosci me. Scelte con cura, conservate con amore. Che faranno delle mie cose? Non lo sanno. Non ci pensano. Invece i tuoi parenti ci hanno pensato eccome, si sono già divisi quello che era tuo, ognuno ha indicato cosa voleva. Ma non ne sono soddisfatti: già rimpiangono di non aver preso altro, e di più… Si scanneranno tra loro.”

“Guardo a sinistra l’immenso cono schiacciato della Muntagna, come nonna Mara, nata a Zafferana, chiamava l’Etna: genio benefico degli abitanti della zona, la Muntagna è attenta a deviare la colata di lava dai paesi a lei devoti, premurosa nell’avvertire con i brontolii delle budella e prodiga di raccolti abbondanti.”

“Il velivolo si stacca da terra. Un sospiro. Bagnata da un mare blu cobalto, Catania è bella e nera, dall’alto. La costa rigogliosa è ricca di agrumeti in fiore. Il fogliame verde brilla sotto i raggi impietosi del sole; presto vi si poserà la patina di polvere portata dalla calura estiva.”

“La terribile solitudine di una madre che non osa chiamare.”

“I figli si creano per piacere e con egoismo; si allevano per necessità.”

“I bambini non amati avvizziscono nell’animo e nella carne.”

“La grande beffa della vita è proprio questa: i genitori continuano a essere il sostegno dei figli, ma alla fine muoiono soli come sono nati.”

“Mi ero svegliata presto, dopo un sonno di piombo ma senza ristoro. Era come se le preoccupazioni della sera precedente avessero attinto al riposo notturno per rinvigorirsi.”

“Eravamo lì come in una fotografia sfocata, in attesa che gli eventi ci dicessero chi eravamo veramente.”

“Non ci si abitua mai ad avere i figli lontani, anzi, con il passare degli anni diventa peggio.”

“I piccoli gesti dell’amore. Dovunque li ho cercati, quei gesti, dovunque ho aspettato di vedere il lume acceso di mia madre, ad accogliermi.”

“Può essere di grande conforto, la vanità.”

“Mia madre mi insegnò a crearmi una felicità che nessuno potesse distruggere: i pensieri del cassetto del cuore, pronti a essere tirati fuori per confortarmi: pensa alle cose belle e interessanti che hai visto ieri e avant’ieri, e ricorda. Se non te ne vengono, guardati intorno e cerca una cosa che ti fa sorridere.”

“Lei possedeva delle cusuzze che le davano felicità.”

“Sapere, conoscere, condividere, questo mancava a tutti noi.”

“Era l’imbrunire. Bevevamo un passito freddo in giardino. C’era già la luna, pallidissima. Faceva caldo. (…) Gustavamo il passito di Pantelleria.”

“Tu sola mi portavi la felicità. L’amore quotidiano, semplice, completo.”

“Io imparavo da lei, e lei da me. Avevamo gli stessi gusti, ridevamo delle stesse cose, leggevamo gli stessi libri, mangiavamo, cucinavamo. E lavoravamo insieme nel nostro adorato giardino.”

“Passavamo le ore in cucina. Ci divertivamo a preparare la salsa di pomodoro, le marmellate e la cotognata – bottiglie di vetro, vasi da sterilizzare, le formine decorate in terracotta smaltata.
Ci si ama bene, cucinando.”

“Non si capisce mai come si arriva a essere ciò che si è.”

La mia Africa – Karen Blixen

“In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong. A un centocinquanta chilometri più a nord su quegli altipiani passava l’equatore; eravamo a milleottocento metri sul livello del mare. Di giorno si sentiva di essere in alto, vicino al sole, ma i mattini, come la sera, erano limpidi e calmi, e di notte faceva freddo.”

“Il respiro del panorama era immenso.”

“Non esiste vita, per noi, senza una città; anche se ne pensiamo più male che bene, attira per forza i nostri pensieri, per una specie di legge di gravità. L’alone luminoso che, da certi punti della fattoria, si vedeva sovrastare Nairobi, la notte, mi ricordava le grandi città d’Europa facendomi fantasticare.”

“I luoghi dove ci siamo accampati restano vivi nella memoria come se ci fossimo vissuti per tanto tempo: un solco lasciato in mezzo all’erba della pianura dalle ruote del carro spicca chiaro nel ricordo come i lineamenti del viso di un amico.”

“Quando si riesce a cogliere il ritmo dell’Africa, ci si accorge che è identico in tutta la sua musica: quello che avevo imparato andando a caccia mi servì poi nei miei rapporti con gli indigeni.”

“I kikuyu sono preparati all’imprevisto e abituati all’inaspettato. In questo sono diversi dai bianchi, che di solito cercano in tutti i modi di proteggersi dall’ignoto e dagli assalti del fato. L’indigeno, invece, considera il destino un amico, perchè è nelle sue mani da sempre.”

“Quando gli africani parlano della natura di Dio ne parlano come le Mille e una Notte, o come gli ultimi capitoli del libro di Giobbe: è la stessa qualità, il suo infinito potere di immaginazione, che li colpisce.”

“Stranamente, dovunque si trovi, la Chiesa Cattolica Romana porta con sé la propria atmosfera.”

“Un anno le grandi piogge non vennero.
E’ un’esperienza tremenda, spaventosa: il coltivatore che l’ha vissuta non la dimentica.”

“Ma quando la terra rispondeva con un ruggito fertile e profondo, come una cassa armonica, e il mondo cantava intorno a noi in tutte le sue dimensioni, in alto e in basso – quella era la pioggia. Era come tornare al mare dopo tanto tempo, come l’abbraccio di un amante.”

“Cominciai, la sera, a scrivere racconti, fiabe e novelle, per non pensare più ai miei guai ma spaziare con la mente in altri paesi e in altri tempi.”

“Perché mai i kikuyu temano così poco la morte e poi si spaventino tanto al pensiero di toccare un morto, mentre i bianchi hanno paura di morire ma non di toccare un cadavere, non lo so. E’ questo un altro tratto per cui ci si accorge che la loro realtà è diversa dalla nostra.”

“Ma bruciava in lui una fiamma inestinguibile che nessuna cenere poteva nascondere. Nato da una razza di pescatori danesi, aveva fatto il marinaio per poi diventare uno dei primi pionieri dell’Africa. Chissà quale vento l’aveva portato lì.”

“La notte tropicale ha la cordialità della chiesa cattolica romana di fronte alle chiese protestanti del nord, dove è permesso entrare solo per le funzioni religiose.”

“Tornando per un breve periodo in Europa sembra strano che in città la gente viva senza tener conto delle fasi della luna e quasi senza notarle.”

“Chi di notte, dormendo, sogna, conosce un genere di felicità ignota nel mondo della veglia: una placida estasi e un riposo del cuore che sono come il miele sulla lingua.”

“La cosa più vicina al sogno, nel mondo della veglia, è la notte in una grande città, dove tutti sono sconosciuti per tutti, o la notte in Africa. Anche lì c’è libertà infinita; le cose vanno avanti per conto loro, destini si intrecciano intorno a noi, dappertutto c’è vita e movimento, ma tutto questo non ci riguarda.”

“In Africa, quando si trova un libro che ci piace, fra l’ammasso di letteratura nefasta che le povere navi sono costrette a portare fin laggiù dall’Europa, lo si legge come ogni scrittore vorrebbe si leggessero i suoi libri: pregando Dio che possa essere fino in fondo bello come al principio. L’immaginazione corre con entusiasmo su un sentiero, fresco, verde, profondo.”

“L’Africa e l’Europa hanno della giustizia due idee diverse, incompatibili fra loro. per l’africano c’è un solo modo di controbilanciare le catastrofi dell’esistenza: dare qualcosa in cambio. I moventi di un atto non contano, per lui.”

“Il passato, che era stato tanto difficile rievocare e che probabilmente, nella memoria, appariva ogni volta diverso, ora era afferrato, riconquistato, inchiodato davanti ai suoi occhi. Era diventato Storia: quel documento aveva vinto il fluttuare e l’ombra del mutamento.”

“Venivano molti visitatori, alla fattoria. Nei paesi di pionieri l’ospitalità è una necessità di vita, non solo per chi viaggia ma anche per i coloni. Un visitatore è un amico, porta notizie, buone o cattive, e nei posti solitari le notizie sono un nutrimento per le anime affamate. Un vero amico che arriva a casa tua è un messaggero celeste, reca il panis angelorum.”

“Quando , a tavola, gli riempirono il bicchiere, Emmanuelson, vuotandolo per metà, lo alzò verso la lampada e lo contemplò a lungo: pareva stesse ascoltando una musica. “Fameaux” – disse – “fameaux. E’ un Chambertin 1906″. Aveva indovinato; subito provai per lui un certo rispetto.”

“Solo i veri aristocratici e i veri proletari del mondo capiscono la tragedia. Per loro è il principio fondamentale di Dio, e la chiave – minore – dell’esistenza. In questo sono diversi dai borghesi di tutte le categorie, che non solo negano la tragedia ma sono incapaci di sopportarla; la parola stessa, per loro, significa qualcosa di tristo.”

“V’era un tratto del suo carattere per me veramente prezioso: amava sentir raccontare.”

“L’aria, in Africa, ha un significato ignoro in Europa: piena di apparizioni e miraggi, è, in un certo senso, il vero palcoscenico di ogni evento.”

“In colonia i libri hanno una funzione diversa che in Europa: essi soltanto possono soddisfare un certo aspetto della nostra vita laggiù; se sono belli ci si commuove e se son brutti ci si indigna con una foga ignota nei paesi civili.”

“Tutto ciò non può essere, pensavo, solo quell’insieme di circostanze che la gente chiama un periodo di sfortuna; deve celare un principio, un centro: se lo scopro, sono salva. Se trovo la prospettiva giusta, mi dicevo, le cose mi appariranno tutte chiare e coerenti. Devo alzarmi, conclusi, e cercare un segno.”

“Quando una donna mostra all’amica i vestiti di un figlio perduto, sa che l’altra pensa in cuor suo: Grazie a Dio non è toccato a me, e a gli occhi d’entrambe non v’è in questo nulla di strano o di innaturale.”

!A sud-ovest, scorgevo le colline del Ngong. L’onda nobile della montagna si ergeva sulla terra piatta, tutt’intorno azzurro cielo. Ma a quella distanza le quattro vette parevano insignificanti, appena distinguibili, diverse da come si vedevano alla fattoria. Il contorno della montagna veniva lentamente ammorbidito e livellato dalla mano della lontananza.”

Và, metti una sentinella – Harper Lee

“Da Atlanta, aveva guardato fuori dal finestrino del vagone ristorante con un piacere quasi fisico. Davanti al caffè della colazione, vide allontanarsi l’ultima delle colline della Georgia e comparire la terra rossa, insieme a case dal tetto di lamiera poste al centro di corti ben spazzate dove cresceva l’inevitabile verbena, cinta da copertoni pitturati di bianco. Sorrise quando vide la prima antenna televisiva sopra una casa di negri che non era mai stata verniciata; man mano che si moltiplicavano, la sua gioia crebbe.”

“Ama chi vuoi, ma sposa uno dei paesi tuoi.”

“Jean Louise si chiedeva come si sarebbe comportata quando fosse venuto anche per lei il momento di soffrire tutto il giorno.”

“Il suo gioco preferito era il golf, perché i suoi principi essenziali consistevano in una mazza, una pallina e uno stato d’animo.”

“Era quasi innamorata di lui. No, impossibile, pensò: o lo sei o non lo sei. L’amore è l’unica cosa a questo mondo che non si presta a equivoci. Ci sono diversi tipi di amore, certamente, ma in ogni caso il giudizio è netto: o sei innamorata o no.”

“…era una di quelle donne che avevano attraversato la vita senza spendersi.”

“…qualunque principio morale si fosse affermato, lo avrebbe sostenuto; era capace solo di disapprovare; era una pettegola incurabile.”

“…c’era una netta e sgradevole differenza tra uno che dipinge e un pittore, tra uno che scrive e uno scrittore.”

“Suo padre diceva che dopo aver lasciato la facoltà di Giurisprudenza occorrevano almeno cinque anni per imparare il diritto: si faceva pratica di economia per due anni, si imparava il Codice di procedura dell’Alabama per altri due, e nel quinto anno si rileggevano la Bibbia e Shakespeare. A questo punto uno era pienamente attrezzato per cavarsela in qualunque situazione.”

“Al di là di tutte le piume di struzzo, ogni donna nata su questa terra vuole un uomo forte che la conosca come un libro, che non sia soltanto il suo innamorato, ma colui che protegge Israele.”

“Si cominciava ad avere un’idea di cosa fosse il diritto solo quando veniva il momento di applicarlo.”

“Difendere un imputato è qualcosa di più che mettere sulla carta le cose che vuoi dire.”

“Lei tacque. Il tempo si fermò, girò su se stesso e prese pigramente la direzione opposta.”

“Possedeva tutti i requisiti necessari per un ragioniere iscritto all’albo: non amava la gente, era lesto con i numeri, non aveva senso dell’umorismo ed era una testa di cazzo.”

“Per nulla scosso dall’infedeltà di Herbert Jemson (dal momento che non l’aveva sentita), il signor Stone si alzò e raggiunse il pulpito con la Bibbia in mano. L’aprì e disse “il mio testo per oggi è dal XXI capitolo di Isaia, versetto 6:
Perché così mi ha detto il Signore:
Và, metti una sentinella che annunzi ciò che vede”.

“Il segreto della vita di Atticus Finch era, nella sua semplicità, profondamente complesso: dove quasi tutti gli uomini avevano dei codici e cercavano di esserne all’altezza, Atticus seguiva il suo alla lettera senza storie, senza fanfare e senza arrovellarsi in complicati esami di coscienza. La sua natura privata era la sua natura pubblica. Il suo codice era la semplice etica del Nuovo Testamento, la sua ricompensa, il rispetto e la devozione di tutti coloro che lo conoscevano.”

“non si stancava mai di giocare a palla avvelenata; non era mai troppo indaffarato per inventare storie meravigliose; non era mai troppo assorbito dai suoi problemi per ascoltare con attenzione una storia di sventure; ogni sera leggeva loro qualcosa ad alta voce fino a diventare rauco.”

“Atticus prendeva molti piccioni con una fava quando leggeva ai suoi figli, e forse avrebbe notevolmente sgomentato uno psicologo dell’età evolutiva: leggeva a Jem e Jean Louise tutto ciò su cui gli capitava di posare lo sguardo, e i bambini, crescendo, si impossessarono di un’oscura erudizione.”

“C’era stato un periodo, tanto tempo prima, in cui i soli momenti pacifici della sua esistenza erano quelli dell’intervallo tra il sonno e la veglia, quando apriva gli occhi la mattina fino a raggiungere la piena coscienza, i pochi secondi che passavano fino a quando, ormai desta, entrava nell’incubo a occhi aperti della giornata.”

“Non occuparti degli affari altrui finché non hai provveduto a sistemare i tuoi.”

“Passò due minuti di pace prima che tornassero gli incubi: nulla può uccidere il piacere della prima sigaretta del mattino di un nuovo giorno. Jean Louise soffiò cautamente il fumo nell’aria immota.”

“Il Signore non ti manda mai nulla di più doloroso di quello che puoi sopportare.”

“Non perché era il posto dov’era iniziata la tua vita. Perché era il posto dove la gente era nata e aveva continuato a nascere fino al risultato finale che eri tu, che bevevi una Coca al Jitney Jungle.”

“New York. New York? Ti dirò com’è New York. New York ha tutte le risposte. La gente va alla Young Men’s Hebrew Association, all’English-Speaking Union, alla Carnegie Hall, alla New School for Social Research, e trova le risposte.”

“Se un uomo ti dice -Questa è la verità – e tu gli credi, e scopri che quello che dice non è vero, prima resti deluso e poi ti assicuri che non tradisca mia più la tua buona fede.”

“A New York tu sei stessa. Puoi aprire le braccia e stringerti al petto tutta Manhattan in perfetta solitudine, o puoi andare all’inferno, se credi.”

“Cieca, ecco quello che sono. Non ho mai aperto gli occhi. Non ho mai pensato di guardare nel cuore della gente, la guardavo solo in faccia. Cieca come una talpa…”

“Ho bisogno di una sentinella che mi guidi e dica ciò che vede ora per ora. Ho bisogno di una sentinella che mi dica: questo è ciò che un uomo dice, ma questo è ciò che pensa., che tiri una riga nel mezzo e dica: qui c’è questa giustizia e là c’è quella giustizia, e mi faccia capire la differenza. Ho bisogno di una sentinella che vada avanti e proclami a tutti loro che ventisei anni sono troppi per dire “abbiamo scherzato”, per divertente che sia.”

“…i libri tendevano ad accatastarsi ovunque lui si sedesse.”

“Nelle sue tradizioni e nella struttura sociale il Sud era una piccola Inghilterra.”

“L’unica cosa dell’America che sembra ancora straordinaria in questo stanco mondo è che un uomo può andare fin dove lo porta il suo cervello, o può andare all’inferno, se vuole; ma non sarà così ancora per molto tempo.”

“Gli ipocriti hanno lo stesso diritto di vivere su questa terra che hanno tutti gli altri.”

“Lo studio paterno era sempre stato un rifugio, per lei. Era accogliente. Era un posto dove, se i problemi non svanivano, diventavano almeno sopportabili.”

“Ora rifletti su questo punto. Cosa succederebbe se a tutti i negri del Sud venissero improvvisamente concessi i diritti civili.”

“L’isola di ogni uomo, Jean Louise, la sentinella di ognuno di noi, è la sua coscienza. Non esiste una cosa come la coscienza collettiva.”

“Ricorda anche questo: è sempre facile voltarsi indietro e vedere com’eravamo, ieri, dieci anni fa. difficile è vedere ciò che siamo.”

“Il pregiudizio, parola sporca, e la fede, parola pulita, hanno qualcosa in comune: cominciano entrambi là dove finisce la ragione.”

Il condominio – James Graham Ballard

“Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell’immenso condominio nei tre mesi precedenti.”

“A paragone con la quieta e sgombra geometria dell’auditorium e degli studi televisivi sotto di lui, l’orizzonte sfilacciato della città assomigliava all’encefalogramma di una crisi mentale irrisolta.”

“I duemila inquilini formavano una collezione sostanzialmente omogenea di ricchi professionisti: avvocati, medici, fiscalisti, docenti universitari e pubblicitari, insieme a un piccolo gruppo di piloti d’aereo, tecnici cinematografici e terzetti di hostess che si dividevano l’appartamento.”

“Il grattacielo era un’immensa macchina progettata per servire non la collettività degli inquilini, ma il residente individuale e isolato.”

“…poco sotto la schiuma del pettegolezzo professionale si stendeva una dura cappa di rivalità personali.”

“Per quanto di malavoglia, doveva ormai riconoscere qualcosa che aveva sempre cercato di reprimere dentro di sé: che i sei mesi precedenti erano stati un periodo di litigi continui fra i suoi vicini, di scontri volgari per gli ascensori difettosi e l’aria condizionata mal funzionante, per gli inspiegabili guasti elettrici, per il rumore e le contese sugli spazi di parcheggio; in breve, riguardo alla moltitudine di piccoli difetti che gli architetti sarebbero stati specificamente tenuti a eliminare da appartamenti tanto cari.”

“Laing non cessò mai di pensare al suo condominio, un vaso di Pandora i cui mille coperchi si stavano aprendo, a uno a uno, verso l’interno.”

“Il grattacielo aveva creato una nuova tipologia sociale, una personalità fredda e antiemozionale, insensibile alle pressioni psicologiche della vita di condominio, con esigenze minimali in fatto di privacy e capace di prosperare, come una macchina di nuova generazione, nell’atmosfera neutra.”

“Erano le prime persone che riuscivano a dominare il nuovo modello di vita di fine secolo. Prosperavano proprio sul rapido coinvolgimento con gli altri, sulla totale autosufficienza di una vita che, non avendo bisogno di nulla, non poteva patire delusioni.”

“Di fatto il grattacielo si era già diviso nei tre gruppi sociali classici, la classe inferiore, la classe media, la classe superiore.”

“In un certo senso, erano le avanguardie degli agiati e colti proletari del futuro, inscatolati in quegli appartamenti carissimi con i loro arredamenti eleganti, le loro intelligenti sensibilità e nessuna possibilità di fuga.”

“La corretta tenuta da combattimento era: gessato da finanziere, ventiquattrore e Homburg.”

“Stavano invece entrando in una nuova era, quella dell’assenza di ogni struttura sociale.”

“Ogni nuovo episodio li avvicinava alla meta finale a cui tutto il grattacielo puntava, la costituzione di un regno in cui i loro impulsi più devianti fossero finalmente liberi di manifestarsi, in qualsiasi modo. A quel punto la violenza fisica sarebbe finalmente cessata.”

“C’è una sola regola nella vita – mormorò a se stesso – Finchè senti il profumo dell’aglio, va tutto bene.”

“Laing guardò il grattacielo vicino, a quattrocento metri di distanza. C’era un temporaneo guasto all’impianto elettrico e al settimo piano tutte le luci erano spente. Già si vedevano i raggi luminosi delle torce elettriche che scrutavano il buio, e gli inquilini facevano i primi, confusi tentativi di capire dove si trovavano. Laing li guardava soddisfatto, pronto a dargli il benvenuto nel loro nuovo mondo.”

Il giardino dei Finzi-Contini – Giorgio Bassani

“Da molti anni desideravo scrivere dei Finzi-Contini – di Micòl e di Alberto, del professor Ermanno e della signora Olga -, e di quanti altri abitavano o come me frequentavano la casa di corso Ercole I d’Este, a Ferrara, poco prima che scoppiasse l’ultima guerra. Ma l’impulso, la spinta a farlo veramente, li ebbi soltanto un anno fa, una domenica d’aprile del 1957.”

“Il futuro avrebbe stravolto il mondo a suo piacere.”

“Gli anni parevano belli, floridi: tutto invitava a sperare, a osare liberamente.”

“Chissà come nasce e perché una vocazione alla solitudine.”

“Qualsiasi punizione sarebbe stata preferibile al rimprovero che mi fosse venuto dai suoi muti, terribili occhi celesti…”

“Quanti anni sono passati da quel remoto pomeriggio di giugno? Più di trenta. Eppure, se chiudo gli occhi, Micòl Finzi-Contini sta ancora là, affacciata al muro di cinta del suo giardino, che mi guarda e mi parla.”

“Non accennò a niente altro che al puro piacere di rivedersi dopo tanto tempo, e di godere assieme, in barba a tutti i divieti, quanto di bello restava da godere della stagione.”

“Passò rapida tra me e lui l’occhiata di ebraica connivenza che, mezzo ansioso e mezzo disgustato, già prevedevo.”

“Anche le cose muoiono, caro mio. E dunque, se anche loro devono morire, tant’è, meglio lasciarle andare. C’è molto più stile, oltre tutto, ti sembra?”

“Oh, l’inverno 38-39! Ricordo quei lunghi mesi immobili, come sospesi al di sopra del tempo e della disperazione, e ancora adesso, a più di vent’anni di distanza, le quattro pareti dello studio di Alberto Finzi-Contini tornano ad essere per me il vizio, la droga tanto necessaria, quanto inconsapevole di ogni giorno d’allora…”

“…quella specie di pigra brace che è tante volte il cuore dei giovani.”

“La realtà è che il tennis – sentenziò con straordinaria enfasi – oltre che uno sport è anche un’arte, e siccome ogni forma d’arte esige un certo talento particolare, chi ne risulti privo rimarrà sempre una scarpa, vita natural durante.”

“Dopo tutto gli oggetti non sono che oggetti – esclamò – Perchè farsene schiavi.”

“Nella vita, se uno vuol capire, capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta.”

“Com’era bello di notte il Barchetto del Duca – pensavo . con quanta dolcezza la luna lo illuminava! Fra quelle ombre di latte, in quel mare d’argento, io non cercavo niente.”

“Certo è che quasi presaga della prossima fine, sua e di tutti i suoi, Micòl ripeteva di continuo anche a Malnate che a lei del suo futuro democratico e sociale non gliene importava un fico, che il futuro, in sè, lei lo aborriva, ad esso preferendo di gran lunga le vierge, le vivace et le bel aujourd’hiu, e il passato, ancora di più, il caro, il dolce, il pio passato.”

Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini

“Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. E’ stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente.”

“Improvvisamente sentii la voce di Hassan che mi sussurrava: Per te qualsiasi cosa. Hassan, il cacciatore di aquiloni.”

“Il problema era che mio padre vedeva il mondo in bianco e nero. Ed era lui a decidere cos’era bianco e cos’era nero. Non si può amare una persona così senza temerla. Forse nemmeno senza odiarla un pò.”

“I figli non sono album da colorare come piace a noi.”

“Dopo tutto io ero un pashtun e lui un hazara. Io ero sunnita e lui sciita, e niente al mondo avrebbe potuto cambiare questi dati di fatto. Niente.”

“Era l’inizio della fine. Quella ufficiale sarebbe arrivata nell’aprile 1978, con il colpo di stato comunista, e poi nel dicembre 1979, quando i carri armati russi avrebbero invaso le strade dove Hassan e io avevamo giocato da bambini, decretando la morte dell’Afghanistan che avevamo conosciuto e dando inizio a un’era di massacri che non è ancora terminata.”

“…ma è meglio essere feriti dalla verità che consolati da una menzogna.”

“Avere qualcuno che in ogni momento sapeva di cosa avevo bisogno, era fastidioso, ma anche rassicurante.”

“Hassan non lottava, non si muoveva neppure. Girò la testa leggermente di lato e io colsi sul suo viso la rassegnazione. Era un’espressione che conoscevo. L’avevo vista negli occhi degli agnelli.”

“…alla fine vince sempre il mondo.”

“Qualche volta, mi sedevo nella mia Ford e guidavo per ore. Strade costeggiate da platani neri dove persone che non avevano mai stretto la mano a un re vivevano in squallidi edifici a un piano con sbarre alle finestre, cortili circondati da grigie reti metalliche e prati ingombri di giochi, pneumatici lisci, bottiglie di birra.”

“La prima volta che vidi il Pacifico mi venne da piangere: era davvero immenso e azzurro come al cinema.”

“L’America era diversa. L’America era un fiume che scorreva tumultuoso, immemore del passato. Potevo immergermi in questo fiume lasciando che i miei peccati venissero trascinati verso il fondo, lasciandomi trasportare lontano. In qualche luogo senza spettri, senza ricordi, senza peccati.
Se non per altro, almeno per questo io abbraccia l’America.”

“La guardai sorpreso e affascinato. Aveva capelli di velluto nero carbone e sopracciglia folte che si toccavano al centro, simili alle ali arcuate di un uccello in volo. L’elegante naso aquilino ricordava quello di un’antica principessa persiana. i suoi occhi castani, ombreggiati da lunghe ciglia, incontrarono i miei per un attimo, poi volarono via.”

“Sono le storie tristi che rendono buoni i libri.”

“Conoscemmo la routine e le piccole meraviglie della vita matrimoniale. Ci scambiavamo lo spazzolino da denti e i calzini, di passavamo il giornale. Soraya dormiva sul lato destro del letto, io preferivo il sinistro. A lei piacevano i cuscini morbidi, a me quelli duri.”

“Quelle notti, ci rannicchiavamo dalla nostra parte del letto e ognuno si affidava al proprio salvatore. per Soraya il sonno. Per me, come sempre, un libro.”

“E’ straziante, Amir jan, il lamento di una madre. Che Allah ti conceda di non udirlo mai.”

“Sogno che i fiori lawla torneranno a fiorire per le strade di Kabul, che nelle sale da tè potremo di nuovo ascoltare la musica del rubab e che in cielo voleranno ancora gli aquiloni. E sogno che un giorno tornerai a Kabul a rivedere la terra della tua infanzia. Se lo farai, troverai ad aspettarti un vecchio amico fedele.”

“L’erba del deserto resiste, ma il fiore di primavera sboccia e appassisce.”

“Vorrei gridare. Vorrei strapparmi da questo posto, da questa realtà. Vorrei evaporare come una nuvola,. fluttuare nell’ari, sciogliermi nell’umidità della notte estiva e dissolvermi in un luogo lontano, oltre le colline.”

“Correvo. Ero un uomo adulto che correva con uno sciame di bambini vocianti. Ma non mi importava. Correvo con il vento che mi soffiava in viso e sulle labbra un sorriso ampio come la valle del Panshir.”

Quaderni di Serafino Gubbio operatore – Luigi Pirandello

“Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch’io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno.”

“C’è un oltre in tutto. Voi non volete o non sapete vederlo.”

“Nessuno ha tempo o modo d’arrestarsi un momento a considerare, se quel che vede fare agli altri, quel che lui stesso fa, sia veramente ciò che sopra tutto gli convenga, ciò che gli possa dare quella certezza vera, nella quale solamente potrebbe trovar riposo.”

“Ma che cosa poi farà l’uomo quando tutte le macchinette gireranno da sé, questo, caro signore, resta ancora da vedere.”

“Soddisfo, scrivendo, a un bisogno di sfogo, prepotente.”

“L’uomo che prima, poeta, deificava i suoi sentimenti e li adorava, buttati via i sentimenti, ingombro non solo inutile ma anche dannoso, e divenuto saggio e industre, s’è messo a fabbricar di ferro, d’acciajo le sue nuove divinità ed è diventato servo e schiavo di esse.
Viva la Macchina che meccanizza la vita.”

“…le bestie hanno in sé da natura solo quel tanto che loro basta ed è necessario per vivere nelle condizioni, a cui furono, ciascuna secondo la propria specie, ordinate; laddove gli uomini hanno in sè un superfluo, che di continuo inutilmente li tormenta, non facendoli mai paghi di nessuna condizione e sempre lasciandoli incerti nel loro destino.”

“Ricordo che mirai quasi con religioso sgomento la fosca mole rotonda di Castel Sant’Angelo , alta e solenne sotto lo sfavillio delle stelle.”

“Dolce casa di campagna, Casa dei nonni, piena del sapore ineffabile dei più antichi ricordi familiari, ove tutti i mobili di vecchio stile, animati da questi ricordi, non erano più cose ma quasi intime parti di coloro che v’abitavano, perché in essi toccavano e sentivano la realtà cara, tranquilla, sicura della loro esistenza. Covava davvero in quelle stanze un alito particolare, che a me pare di sentire ancora, mentre scrivo: alito d’antica vita, che aveva dato un odore a tutte le cose che vi erano custodite.”

“La luce filtra verde e fervida a traverso le stecche della piccola persiana della finestra, e non si soffonde nella stanza, che rimane in una fresca, deliziosa penombra, imbalsamata dalle fragranze del giardino.”

“Io mi guardo dalla gente di professione perbene, come dalla peste.”

“Tutti riconosciamo volentieri la nostra infelicità; nessuno, la propria malvagità.”

“Ecco, sì; bisogna stare attenti, veramente, alle conseguenze della logica. Tante volte si sdrucciola, e non si sa più dove si vada a parare.”

“Per certuni, vorrei dire per moltissimi che non sanno vedere se non se stessi, amare l’umanità spesso, anzi quasi sempre, non significa altri, che esser contenti di sé.”

“La vita ci segna; e a chi attacca un vezzo, a chi una smorfia.”

“Sempre, nel giudicare gli altri, mi sono sforzato di superare il cerchio de miei affetti, di cogliere nel frastuono della vita, fatto più di pianti che di risa, quante più note mi sia stato possibile fuori dell’accordo de miei sentimenti.”

“Il mio amico, signori – ve lo presento: Serafino Gubbio – è operatore: gira, disgraziato, la macchinetta d’un cinematografo.”

“Noi possiamo benissimo non ritrovarci in quello che facciamo; ma quello che facciamo, caro mio, è, resta fatto: fatto che ti circoscrive, ti dà comunque una forma e t’imprigiona in essa.”

“Come puoi sapere tu, che le hai dentro, in qual maniera tutte queste cose si rappresentano fuori! Chi vive, quando vive, non si vede: vive… Veder come si vive sarebbe uno spettacolo ben buffo!”

“Che mondaccio, signor Gubbio, che mondaccio è questo! Ma pajono tutti… che so! Ma perché si deve essere così? Mascherati! Mascherati! Mascherati!”

“Ma ogni tanto, ecco, ci sentiamo soffocare; ci vince il bisogno prepotente di spalancare gelosie e imposte per gridare fuori, in faccia a tutti, i nostri pensieri, i nostri sentimenti tenuti per tanto tempo nascosti e segreti.”

“Penso che mi farebbe comodo avere un’altra mente e un altro cuore.
Chi me li cambia?”

“…e tutti sbuffano per cacciarsi via d’attorno l’afa del proprio disgusto; ma, il giorno appresso, tutti ricascano in quell’afa e daccapo ci si scaldano, cicale tristi, condannate a segar frenetiche la loro noja.”

“Ah che effetto prodigioso fanno alle donne le lagrime negli occhi d’un uomo, massime se lagrime d’amore!”

“A quanti uomini, presi nel gorgo d’una passione, oppure oppressi, schiacciati dalla tristezza, dalla miseria, farebbe bene pensare che c’è, sopra il soffitto, il cielo, e che nel cielo ci sono le stelle. Anche se l’esserci delle stelle non ispirasse loro un conforto religioso. Contemplandole, s’inabissa la nostra inferma piccolezza, sparisce nella vacuità degli spazii, e non può non sembrarci misera e vana ogni ragione di tormento.”

“Il terrore sorge dal riconoscere con un’evidenza spasimosa, che la pazzia s’annida e cova dentro a ciascuno di noi e che un nonnulla potrebbe scatenarla.”

“Come sono sciocchi tutti coloro che dichiarano la vita un mistero, infelici che vogliono con la ragione spiegarsi quello che con la ragione non si spiega.”

“La vita non si spiega; si vive.”

“E’ come una farfalla fissata crudelmente con uno spillo, ancora viva. Non osa batter le ali, non solo perché non spera di liberarsi, ma anche e più per non farsi scorgere troppo.”

“Pare che non si possa fare a meno di commettere il male, per essere stimati uomini. Per conto mio, io so bene, benissimo, d’essere uomo: male, n’ho commesso, e tanto!”

“Che tristezza! Il ricordo che cerca di rifarsi vita e non si ritrova più nei luoghi che sembrano cangiati, che sembrano altri, perché il sentimento è cangiato, il sentimento è un altro. Eppure credevo d’essere accorso a quella villetta col mio sentimento d’allora, col mio cuore d’un tempo!”

“Avete voi riso della favola della volpe e dell’uva? Io no, mai. Perché nessuna saggezza m’è apparsa più saggia di questa, che insegna a guarir d’ogni voglia, disprezzandola.”

“Io mi salvo, io solo, nel mio silenzio, col mio silenzio, che m’ha reso così – come il tempo vuole – perfetto.”

Il sorriso dell’agnello – David Grossman

“No, no, Khilmi, credimi, li ho inventati io, li ho inventati tutti io: Shosh, la donna che ho amato, la donna da cui mi sono separato tre giorni fa; e Katzman, che non è qui, è rimasto lontano, in Italia; e quel ragazzo morto d’amore, di cui non ho mai saputo il nome; e anche te, Khilmi. Sarà meglio per te, vedrai, essere solo un frutto della mia fantasia. Qui potrai essere sicuro che tutto è davvero quello che sembra. Senza sorprese.”

“…c’era una volta una ragazza piccolina, con un volto chiaro e aperto, un nasetto all’insù, i capelli biondi legati sulla nuca e un paio di occhiali con una montatura rotonda. La ragazza si chiamava Shosh.”

“Ho guardato meglio: gli uccelli saltellavano tranquilli lungo la fila di costole scarnite, vicinissimi ai denti dei cani, ma non ne avevano affatto paura. Nessuna delle due parti voleva la guerra.”

“Mi sono lasciato coccolare, nel nido di famiglia che mi hanno offerto, da quell’amore meravigliosamente semplice, e ho lasciato da parte ogni cautela.”

“Mi sono lasciato coccolare, nel nido di famiglia che mi hanno offerto, da quell’amore meravigliosamente semplice, e ho lasciato da parte ogni cautela.”

“Noi tutti siamo solo e soltanto un kan-ya-ma-kan, un c’era-e-non-c’era, e l’unica cosa reale di noi è il dolore che provochiamo.”

“E geme. Quel gemito mi prende in pieno, mi spezza, mi taglia in due. No, non è un gemito. E’ una perforazione cieca. La ricerca confusa e disperata di un’apertura dalla quale potrà finalmente sgorgare il dolore.”

“Sulla faccia gli fioriva quel sorriso caldo e sciocco, il sorriso dell’agnello, come Shosh incollerita l’aveva chiamato una volta.”

“La luce è così dolce. Soffi d’aria fredda e calda s’intrecciano come serpenti in amore che si allacciano e si respingono. E’ l’alba, l’ora di grazia in cui il mondo ancora non ci disprezza troppo e si lascia penetrare.”

“Yazdi sussurrava alle mie dita la storia di una rinascita, di una guerra contro la tirannia che ci opprimeva; parlava dello sdegno sciolto in una lacrima.”

“Noi siamo solo una lettera, solo notizie e domande scritte da una mano ignora e ficcate in una crepa fra cielo e terra… siamo solo lettere morte e non potremo mai comprendere a fondo il dolore e la gioia che ci generiamo a vicenda.”

“Sarà una guerra diversa. Lunga e dura. E le armi di cui dovremo servirci saranno l’ostinazione, la pazienza e una debolezza infinita. Non potranno resisterci.”

“Già da tanto tempo sono al mondo, ho visto la ruota delle cose girarsi e rigirarsi troppe volte.”

“Kan-ya-ma-kan: chi tesse un sogno ne diventa schiavo.”

“Avevo sempre sentito il bisogno di ridurre tutte le cose in un’intricatissima matassa per poi buttarla rabbioso in faccia a qualcuno, il colpevole del fatto che le cose andassero come andavano. Pigliatela tu, questa matassa! Arrangiati tu! Districala!”

“Passò le dita sulle costole dei libri. Nella condizione di vulnerabilità in cui si trovava, anche i titoli più semplici lo facevano sussultare, come malevole grida: Lo straniero, La volte, Lo schiavo; e La peste di Camus, il suo libro preferito.”

“La strada che porta dalla verità alla menzogna è lo stesso sentiero polveroso che percorri ogni giorno, dove ogni pietra ha un nome e persino i cespugli spinosi ti salutano. Ci puoi camminare a occhi chiusi. Ma se vieni dalla direzione opposta, scopri, stupita, che il sentiero non esiste.”

“Silenzio. Certo, di parole se ne dicono sempre, ma non sempre sono riscaldate dalla verità, e allora sono come sentinelle senza faccia che mi sbarrano la strada. Dirò dunque la verità che non ho mai osato dire a voce alta: ho bisogno di amore.”

“Allora descrivi solo il piacere che provavi quando la tua penna scivolava sulla carta come un astronauta ebbro.”

“Camminano l’uno accanto all’altro da oltre vent’anni, rassegnati, come portando fra loro un carico invisibile. Non ho mai chiesto cosa sia questo carico.”

“Più beve e più la sua mente si fa lucida. La sua penna scrive le frasi più illuminanti, i saggi più profondi, che penetrano come una lama dentro le illusioni e le millanterie.”

“Io sputo ancora fuoco ma è già un fuoco freddo. Sul fondo sono posati resti di argomentazioni e bucce di vecchi sentimenti.”

“Ci sono tanti modi di eludere la verità, e uno di essi, Shosh, è fingere amore per un ragazzo che non ami e lasciarlo morire in silenzio quando ti stanchi le tuo gioco.”

“Un’atmosfera così quieta, la possibilità di risolvere i problemi parlandone, senza improperi e grida. Tutto in modo ragionevole, nel rispetto reciproco. Non ce ne sono molte, di coppie così, Shosh.”

“Com’era miserabile, quel mio uomo, quanto bisogno avevo di lui in quel momento, ma è corso via, è fuggito di casa dimenticandosi di chiudere la porta, e mi sembra di vederlo camminare stupefatto, cieco a tutto; e il gelo mi invade.”

“Si erano detti sempre le stesse cose, sempre nel medesimo tono di voce. Erano come due torri piazzate su una scacchiera vuota: potevano fare solo una mossa, in linea retta, senza mai toccarsi, senza mai battersi.”

“L’uomo che vuol restare per sempre un idiota ha bisogno di tanta saggezza per poter cancellare dal suo occhio, con un batter di palpebra, tutto il proprio mondo, e stendere davanti a sè un mondo nuovo e fuggente, e ridere di tutto.”

“Perché ci disprezzano tanto, al punto da permettersi di gironzolare in paese da soli o al massimo in due, e quasi disarmati? E a noi, cosa è successo? Perché quel loro disprezzo di abbatte così, perché quella loro tristezza ci avviluppa come se fosse fatta di ragnatele appiccicose, e ci muoviamo in mezzo a loro come marionette?”

“In ognuno di noi c’è un nucleo indivisibile, un nocciolo d’amore.”

“Anche quando facevano l’amore e pareva che l’avessero dimenticato, si scontravano sempre con la falsità e la disperazione, e col sorriso dell’agnello.”

“Uri non litigava mai veramente con me, la collera, lui la risospinge dentro di sè, al pari di un’affilata lama di coltello a serramanico, ma si deprime ed è come se io non c’entrassi, come se tutto si svolgesse solo dentro di lui.”

“Le parole sono diverse quando si scrivono; non sono come le parole detto, sono esseri viventi che ci aleggiano intorno arrecandoci disturbo. E’ una lotta dura, ma com’è dolce la vittoria, se la si raggiunge.”

“Voglio solo che le truppe d’occupazione vadano via. Voglio dimenticarvi.”

“Quant’è lunga la strada che dobbiamo ancora fare, Uri?”

“Avevo tanti programmi. Dovevo cambiare tutto, In questi paesi vige un Regime d’Occupazione Militare: un’espressione che la gente pronuncia senza capire e senza sentire. E’ come una storia che se si racconta troppe volte non si sa più se è vera o no. Anche per me, prima che venissi a Djunni, era solo un’accozzaglia di parole: Regime – Occupazione – Militare. ma ci sono degli sbarramenti, si perquisisce la gente, si fruga addosso a uomini e donne, si prendono le persone nel cuore della notte per sottoporle a un interrogatorio, e c’è la prigione e ci sono gli arresti domiciliari, c’è il coprifuoco, le dimostrazioni vengono disperse con la forza e con i gas lacrimogeni, di notte si fanno saltare in aria le case, e si effettuano le perquisizioni, non c’è neppure un attimo di atmosfera amichevole. E’ come se i due popoli si mostrassero l’un l’altro la loro faccia più buia. E quel ch’è peggio, tutte queste misure sono giustificate. C’è sempre un mucchio di giustificazioni…”

“Katzman aveva ragione, anche gli altri avevano ragione, e io mi prendevo la testa tra le mani e sentivo che stavo per scoppiare. perciò un bel giorno ho deciso di mandare al diavolo Katzman e di ascoltare solo la chiara voce di quell’ormone del mio cervello che mi diceva che si stava commettendo una grossa ingiustizia contro quella gente; e non m’importava proprio niente di sapere che erano stati loro a cominciare e che non la volevano smettere di odiarci; me ne infischiavo del fatto che la nostra fosse un’occupazione illuminata, umana, liberale, e che si verificassero solo rari casi di aperta violenza; perché tutt’e due le parti avevano le loro brave ragioni, e dunque io mi sarei ciecamente attenuto solo a quello che la voce del mio ormone mi diceva di fare, perché a volte, per poter fare qualcosa, bisogna essere un pò ciechi. E così avevo di nuovo saputo cosa volevo, avevo di nuovo saputo chi ero.”

“Non temere coloro che vogliono uccidere il corpo, perché essi non possono uccidere lo spirito.”

“Perché io e te siamo freddi e taciturni come i pesci.”

 

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