Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Gli scacchi, la mia vita – Garry Kasparov

“Da enfant prodige degli scacchi in un paese che per gli scacchi va pazzo come l’Unione Sovietica, dovetti abituarmi molto presto ai discorsi in pubblico e alle interviste.”

“Ciascuno di noi crea la formula irripetibile del proprio processo decisionale: il nostro obiettivo è identificarla, valutarne le modalità, trarne il meglio e possibilmente migliorarla.
Gli scacchi, la vita racconta come sono arrivato a definire la formula valida per me, da quando ero un ragazzino fino all’epoca attuale che mi offre il vantaggio di poter guardare indietro con il senno di poi.”

“In teoria, chiunque può imparare a giocare a scacchi in mezz’ora, e le regole sono uguali per uomini, donne e bambini: ma solo quando ci spingiamo per la prima volta al di là di esse, oltre quel primo livello in cui siamo concentrati esclusivamente sulle mosse consentite, cominciamo a dar forma alla struttura che ci rende diversi da chiunque altro abbia mai mosso una pedina.”

“Gli scacchi sono un unico nesso cognitivo, una circostanza in cui arte e scienza si uniscono nella mente umana e vengono poi raffinate e potenziate dall’esperienza.”

“Se si gioca senza un obiettivo a lungo termine, ogni decisione diventerà una semplice reazione all’avversario, e quindi si farà il suo gioco invece del proprio.”

“Il primo passo è quindi avere degli obiettivi precisi, il secondo è rimanervi coerenti e non abbandonare il cammino.”

“Quando l’avversario complica le cose si è tentati di rispondere allo stesso modo, di raccogliere il guanto e accettare la sfida, ma è proprio quello che lui vuole e quindi bisogna evitare di farlo.”

“Per elaborare strategie vincenti è fondamentale essere consapevoli dei propri punti di forza e lati deboli, sapere dove si è dotati in modo particolare.”

“Uno stratega deve avere fiducia nella propria strategia e il coraggio di seguirla fino in fondo, ma allo stesso tempo deve essere abbastanza aperto da capire quando è necessario cambiare rotta.”

“Perché? è la domanda che separa le persone pratiche dai visionari, i semplici tattici dai grandi strateghi, quella che bisogna porsi continuamente se si vuole capire, sviluppare e seguire la propria strategia.”

“Il numero totale di posizioni in una partita di scacchi supera quello degli atomi nell’universo.”

“Il mio sonnellino pomeridiano continua a essere sacrosanto.”

“Avere una buona etica del lavoro non significa essere un fanatico, ma acquistare consapevolezza e poi agire. Come abbiamo utilizzato, oggi, ogni ora in cui siamo stati svegli? E queste ore come le impiegheremo, domani?”

“Il primo scacco che abbiamo subito nonostante un grande vantaggio di materiale è una lezione importante.”

“Catturare un pezzo richiede l’investimento di una mossa, ma mentre conquistiamo materiale magari perdiamo tempo. Dobbiamo decidere in anticipo se il cambiamento che abbiamo intenzione di fare sarà totalmente positivo per la nostra posizione o no.”

“Ogni mente affronta un problema in un modo unico, per il peculiare insieme di esperienze che ogni persona porta con sé.”

“Per guardare avanti è necessaria una profonda conoscenza di quello che è successo prima.”

“Tutti gli elementi che fanno degli scacchi un’arte si manifestano nel mediogioco.”

“Io crebbi tra questi due poli, leggendo libri e facendo domande senza mai fermarmi.”

“Sono convinto che chi attacca è sempre in vantaggio.”

“Chi partecipa a una gara per arrivare secondo? Chi vuole diventare da grande vicepresidente? Se limitiamo le nostre ambizioni, limitiamo di conseguenza le nostre conquiste.”

“La difesa statica è morta: oggi combattere significa colpire per primi e colpire duro.”

“Anche in una posizione equilibrata, un avversario che rimane sulla difensiva è più portato a fare un errore. Condurre l’azione ci offre più occasioni e una maggiore capacità di controllare il nostro destino, e quindi genera energia positiva e fiducia in noi stessi. L’energia che creiamo, la nostra adrenalina mentale, non è una cosa da poco.”

“Vincere crea l’illusione che tutto vada bene: c’è una fortissima tendenza di considerare solo il risultato positivo senza considerare ciò che invece è andato male, o avrebbe potuto andare male, strada facendo. Dopo una vittoria vogliamo solo festeggiare, non analizzarla.”

“Dobbiamo continuamente mettere in discussione lo status quo, soprattutto quando le cose vanno bene. E’ evidente che quando vanno male ci diciamo che la prossima volta faremo meglio, ma dobbiamo esercitarci a farlo anche quando vanno bene. Se no, inevitabilmente, ci aspettano l’immobilismo e la rottura finale.”

“Ci vuole una grande forza interiore per mettere in discussione il successo, fronteggiare i fallimenti e per accettare il fatto che i cambiamenti sono necessari, e ancor più per metterli in pratica.”

“Ci sono poche cose così brutali come gli scacchi professionistici. Bisogna trascorrere cinque o sei ore totalmente concentrati in diretta competizione con un’altra mente, con il ticchettio di un orologio e senza potersi nascondere da nessuna parte. Non ci sono compagni di squadra con cui condividere la responsabilità, né arbitri ai quali dare la colpa, né dadi sfortunati o carte da girare.”

“L’energia nervosa è l’armamento di cui disponiamo in ogni battaglia mentale: se non ne abbiamo abbastanza la nostra concentrazione diminuisce, se ne abbiamo troppa il risultato può essere esplosivo, sia per noi che per il nostro avversario.”

“Il nostro livello di sicurezza si riflette nel nostro modo di muoverci e di parlare, non solo in ciò che diciamo, ma anche per come lo diciamo.”

“Un altro elemento critico nella percezione che gli altri hanno di noi è il modo in cui noi ci percepiamo. Un bell’abito e una stretta di mano energica devono avere un parallelo nel nostro sguardo e nel timbro della nostra voce.”

“Sentire di avere il controllo del proprio destino alla scacchiera, a casa, a scuola, sul lavoro, agisce positivamente sul benessere mentale e fisico, e, di conseguenza favorisce migliori prestazioni in genere.”

“Evitare le responsabilità mette in moto un dispositivo di risparmio di energie, ma inevitabilmente ci porta lontano dai nostri obiettivi.”

“E’ del tutto naturale sentirsi un po’ a disagio quando ci si trova sotto pressione. E’ quando iniziamo a essere indifferenti a nuove sfide che è il caso di preoccuparsi.”

“Non viviamo la nostra vita motivandoci con inganni e strategie: non possiamo prenderci in giro troppo a lungo. Nella nostra vita non dobbiamo farci relegare in un ruolo secondario solo perché ci rifiutiamo di cercare nuove sfide ed evitiamo le responsabilità. Il gioco che si svolge dentro di noi è il gioco, non è psicologia. E’ la vita come dovrebbe essere vissuta, un’autobiografia in divenire.”

“Riuscire a evitare le sfide non è una meta di cui essere orgogliosi.”

“Più è estesa la nostra conoscenza, più si allarga la potenziale portata della nostra comprensione. Cominciamo a scorgere connessioni non visibili in precedenza e ogni cosa prende connotati più chiari.”

“E’ un segno di padronanza della realtà essere capaci di accettare una sconfitta a breve, in vista di un guadagno a lungo termine, e il mondo politico di oggi lo ha dimenticato quasi completamente.”

“Le mosse che facciamo sulla scacchiera non hanno tutte la stessa importanza e dobbiamo basarci sull’intuito per dire a noi stessi che ora, in questo preciso momento, dobbiamo prenderci un po’ più di tempo perché tutta la partita potrebbe dipendere da questa decisione.”

“In una posizione di squilibrio, il primo che prenderà una decisione sarà quello che alla fine scriverà i libri di quella storia.”

On writing – Stephen King

“Sono rimasto folgorato dall’autobiografia di Mary Karr, Il club dei bugiardi. Non solo dalla sua ferocia, dalla sua bellezza e dalla straordinaria abilità dell’autrice nel restituirci un certo lessico americano, ma dalla sua completezza: la Karr ricorda ogni dettaglio dei primi anni di vita.”

“Questa non è un’autobiografia, piuttosto una sorta di curriculum vitae: il tentativo di mostrare la formazione di uno scrittore, non come sia nato dal niente.”

“Non sforzatevi di leggere tra le righe o seguire un filo conduttore. Non ci sono fili, ma soltanto istantanee, spesso sfocate.”

“A un certo punto cominciai a scrivere storie di mio pugno. L’imitazione anticipò la creazione.”

“A quell’idea provai una sensazione di immensa possibilità, come se mi fosse stato dato libero accesso a un gigantesco edificio pieno di porte chiuse e fossi stato autorizzato a spalancare quelle che preferivo. Nel corso di una vita, nessuno sarebbe mai riuscito ad aprirne così tante: una certezza scaturita allora e che ancora mi accompagna.”

“Lei mi disse che era abbastanza bello da essere pubblicato in un libro vero. Da allora, nessun’altra frase mi ha mai reso tanto felice.”

“D’altro canto, se siete autori in erba, non sarebbe male sbucciare il cavo del televisore, avvolgerlo intorno a un chiodo e rificcarlo nella presa, per vedere se l’apparecchio salta e quanto lontano.”

“Le buone trovate nascono quasi letteralmente dal nulla, piovendovi in testa da un cielo all’apparenza limpido: due pensieri in precedenza disgiunti si uniscono, creando qualcosa di nuovo sotto il sole. Il vostro compito non è mettervi a caccia di certe illuminazioni, ma saperle riconoscere quando si presentano.”

“Da sbarbatelli, l’ottimismo è una reazione perfettamente comprensibile davanti a una sconfitta.”

“Chi se ne fregava della dolcezza, chi se ne fregava dell’ottimismo, chi se ne fregava di Biancaneve e i fottuti sette nani. A tredici anni volevo mostri che si mangiavano intere città, cadaveri radioattivi che riemergevano dall’oceano a divorare surfisti e ragazze in reggiseno nero che sembravano uscire dal riformatorio.”

“Se scrivi (o dipingi o balli o scolpisci o canti, probabilmente non esiste molta differenza), ci sarà sempre qualcuno che proverà a rovinarti la festa. Niente di più e niente di meno.”

“Quando ci siamo imprigionati dentro, come tanti ostaggi in un carcere turco, il liceo ci sembra il problema più serio del mondo. Soltanto al secondo o terzo raduno di ex allievi cominciamo a renderci conto di quanto fosse tutta una pagliacciata.”

“Quando scrivi qualunque stupidaggine, la stai raccontando a te stesso. Al momento della revisione, la tua missione è sbarazzarti del superfluo.
Quel giorno Gould sottolineò un altro punto fondamentale: scrivi con la porta chiusa, correggi con la porta aperta. Cioè, all’inizio crei qualcosa per te, che poi però segue una sua strada nel mondo. Dopo avere individuato una storia valida e averla buttata giù al meglio delle tue possibilità, questa appartiene a chiunque voglia leggerla. O criticarla.”

“E quando vedo un primo romanzo dedicato a una moglie (o a un marito), mi dico con un sorriso: ecco qualcuno che sa- Scrivere è un mestiere solitario. Avere vicino una persona che crede in te costituisce un’enorme differenza. Non sono necessari tanti discorsi. In genere crederci basta e avanza.”

“Siamo tutti uguali quando vomitiamo all’angolo di un marciapiede.”

“Al termine delle mie peripezie, ero ormai arrivato a scolarmi una cassa di lattine da mezzo litro a sera. C’è un romanzo, Cujo, che ricordo a malapena di avere scritto. Non lo ammetto con orgoglio o imbarazzo, ma un leggero senso di tristezza e di perdita.”

“Partiamo così: mettete la scrivania nell’angolino e, ogni volta che vi sedete a scrivere, ricordatevi perché non è al centro della stanza. La vita non deve essere di sostegno all’arte, ma viceversa.”

“I libri possiedono la straordinaria caratteristica di essere una magia portatile.”

“In simili circostanze un libro è di importanza vitale. Se dovrò sostare in purgatorio prima di salire o scendere, non avrò problemi finché ci sarà una biblioteca.”

“Potete accostarvi alla scrittura con nervosismo, eccitazione, speranza o addirittura angoscia, quella terribile impressione di non mettere completamente nero su bianco pensieri e sentimenti. Potete provarci con le mani strette a pungo, gli occhi a fessura, pronti a spaccare culi senza pietà per nessuno. Oppure perché volete che una ragazza vi sposi o per cambiare il mondo. Va bene comunque, tranne che con leggerezza. Ve lo ribadisco: non accostatevi a una pagina bianca con leggerezza.”

“Morale della favola, per scrivere al meglio delle vostre capacità, vi è indispensabile costruire la vostra cassetta e poi farvi abbastanza muscoli da riuscire a sollevarla.”

“Ricordate che la regola fondamentale del vocabolario consiste nell’usare la prima parola che vi viene in mente, se è adatta ed efficace.”

“Chiunque conosca i rudimenti della grammatica ne apprezza anche l’innata, consolante semplicità, fatta di nomi, che servono a indicare qualcosa, e verbi, che esprimo un’azione.”

“Date al soggetto la collocazione che merita!”

“Il fedele Lettore deve essere la vostra preoccupazione principale: senza di lui, siete solo una voce che starnazza nel vuoto.”

“Non ho dubbi che la strada per l’inferno sia lastricata di avverbi e sono disposto a gridarlo a squarciagola.”

“Vi chiedo solo di impegnarvi al meglio e di ricordare che, se ricorrere ad avverbi è umano, scrivere lui disse o lei disse è divino.”

“Sopra tutti noi, svettano gli Shakespeare, i Faulkner, gli Yeats, gli Shaw e le Eudora Welty.”

“Sto per affrontare il nucleo del mio libro armato di due semplici tesi. La prima è che la buona scrittura consista nel padroneggiare i principi essenziali (vocabolario, grammatica, elementi di stile), per poi riempire il terzo scomparto delle cassetta con gli attrezzi adatti. La seconda è che, se è impossibile trasformare uno scalzacane in un autore decente, proprio come lo è ricavarne uno eccezionale da uno bravo, è invece plausibile che uno soltanto decente diventi valido e capace, grazie a un sacco di lavoro duro, passione e aiuto al momento opportuno.”

“Se volete diventare scrittori, dovete leggere e scrivere un sacco. Che io sappia, non ci sono alternative o scorciatoie.
Pur non essendo un fulmine, divoro un’ottantina di libri all’anno, quasi solo romanzi. Non lo faccio per impratichirmi del mestiere, ma perché mi piace, specie la sera, spaparanzato sulla mia poltrona blu.”

“Leggere richiede tempo e il capezzolo catodico ne ruba fin troppo.
Soltanto dopo lo svezzamento dall’ossessione effimera per la tivù si apprezza il piacere della lettura. Mi spingo a suggerirvi che, spegnendo quello scatolone che blatera senza posa, migliorerete la vostra qualità di vita oltre a quella di scrittura.”

“Tutto inutile. Se non c’è gioia, è tutto inutile. Meglio dedicarsi ad altro, magari scoprendo inaspettate riserve di talento e divertendosi di più.”

“Quando scrivete, non volete abbandonarvi il mondo alle spalle? Certo che si, perché state dando vita al vostro universo personale.”

“E’ giunto il momento della domanda da un milione di dollari: di che diavolo scriverete? Ecco la risposta, altrettanto rilevante: di che cazzo vi pare. Davvero, a patto che diciate la verità.”

“A mio parere, romanzi e racconti consistono di tre parti. La narrazione, che porta la storia da A a B fino a Z. La descrizione, che crea una realtà tangibile per il lettore. E il dialogo, che dà vita ai personaggi attraverso i loro discorsi.”

“Sono sicuro, sforzatevi di capirmi, che le storie prendano forma quasi da sole. Il compito dell’autore è dare loro un posto dove crescere (e trascriverle, ovvio).”

“Secondo me la trama è l’ultima spiaggia dei bravi autori e la prima scelta dei fessacchiotti. Ciò che se ne ricava tende a essere artificioso e innaturale.”

“Una buona descrizione cattura i sensi del pubblico, coinvolgendolo nella storia. Si tratta di una dote acquisita e per affinarla non vi resta che leggere e scrivere un sacco.”

“La descrizione nasce dalla fantasia dell’autore, ma poi dovrebbe germinare in quella del lettore.”

“Per me, una descrizione efficace consiste di pochi particolari scelti con cura per dare un’idea del resto.”

“Correre come un pazzo, bella come il sole, furbo come una volpe, forte come un leone… per favore, non infierite su di me, o chiunque altro, con questo vecchiume.”

“Il dialogo dà la voce ai vostri personaggi ed è fondamentale per definirne le caratteristiche.”

“Con la debita pratica alle spalle, eccellerà nei dialoghi chi si intrattiene volentieri a parlare ma soprattutto ad ascoltare, cogliendo l’accento, il ritmo, il dialetto e il gergo degli interlocutori.”

“I bambini saranno piccoli, ma hanno le orecchie lunghe.”

“Datemi retta, scrivere narrativa in America all’alba del Ventunesimo secolo non è un lavoro da intellettuali vigliacchi. Gli aspiranti censori pullulano e, pur con fini differenti, mirano tutti allo stesso obiettivo: vogliono che vediate il mondo con i loro occhi… o almeno che chiudiate il becco su che cosa scorgete di diverso.
Sono agenti dello status quo, non necessariamente cattivi, ma pericolosi, se per caso credete nella libertà di pensiero.”

“…ma se continuerete a scrivere narrativa, scoprirete che in tutte le vostre creature c’è un pezzettino di voi.”

“Detesto i pronomi e ne diffido perché sono più subdoli di certi avvocatucoli specializzati in lesioni personali.”

“Sotto sotto, però, mi pongo i Grandi Interrogativi. Il più enorme in assoluto: la vicenda è coerente? E se lo è, che cosa la trasformerà in una melodia? Quali sono gli elementi ricorrenti? Si intrecciano insieme a creare un tema? E se ne esiste uno, che senso ha, Stevie? Che accorgimenti sono in grado di adottare per rendere ancora più lampanti i motivi conduttori alla base?”

“Ed ecco perché, quando romanci come Il nome della rosa di Umberto Eco o Ritorno a Cold Mountain di Charles Frazier di colpo si distinguono dalla massa scalando le classifiche, case editrici e responsabili editoriali restano allibiti.”

“Da accorciare in base alla formula: seconda stesura= prima stesura – 10%.”

“L’effetto di una sana sforbiciata è immediato e spesso sbalorditivo: l’equivalente letterario del Viagra. Ve ne accorgete voi e pure il vostro Lettore Ideale.”

“Forse J.K Rowling, l’autrice della saga di Harry Potter, è l’attuale campionessa dei retroscena. Vi consiglio di prendere in considerazione i suoi libri, notando con quale facilità in ogni nuova uscita viene ricapitolato quanto avvenuto in precedenza. E poi le avventura di Harry Potter sono divertimento e storia allo stato puro, dall’inizio alla fine.”

“In fondo, la perla nasce dal granello di sabbia penetrato nella conchiglia, non grazie a seminari tra ostriche su come fabbricare le perle.”

“La scrittura non è la vita, ma talvolta può essere una specie di resurrezione. E’ un dettaglio che ho appurato nell’estate del 1999, quando il conducente di una monovolume azzurra ha rischiato di uccidermi.”

“No, la scrittura non mi ha salvato la vita, ma come sempre ha contribuito a renderla più felice e radiosa.
Scrivere non c’entra con i soldi, diventare famosi, rimorchiare senza problemi, scopare facile o farsi un sacco di amici.
Alla fine il noccio della questione è arricchire la vostra esistenza e quella dei lettori. E’ rialzarsi, rimettersi in sesto e passare oltre. Ritrovare la gioia, d’accordo? Ritrovare la gioia.”

“Scrivere è magia, acqua di vita, al pari di qualsiasi attività creativa. L’acqua è gratis. Forza, bevete.
Bevete e dissetatevi.”

La valle oscura – Anna Wiener

“A seconda della persona con cui parli, quello fu l’apice, il punto di flesso o l’inizio della fine per la scena delle start-up della Silicon Valley – quel che i cinici chiamavano una bolla, gli ottimisti chiamavano il futuro e i miei futuri colleghi, inebriati dai fumi del potenziale di portata storica mondiale, chiamavano euforici l’ecosistema.”

“Tutto si stava spostando sul mobile. Tutto era nel cloud. Il cloud era un imprecisato centro di elaborazione dati nel cuore del Texas, nella contea di Cork o in Baviera, ma a nessuno importava. Si fidavano tutti lo stesso.”

“Una app di offerte e buoni consentì a un numero incalcolabile di cittadini annoiati e curiosi di pagarsi servizi di cui non avevano mai saputo di avere bisogno, e per un po’ la gente si sparò tossine botuliniche, prese lezioni di trapezio e si sbiancò il buco del culo solo perché poteva farlo a prezzo scontato.”

“Tuttavia, non mi era mai passato per la testa che un giorno sarei diventata una delle persone che stanno dietro Internet, perché di fatto non avevo mai considerato che dietro Internet ci fosse qualcuno.”

“Il tratto distintivo di una persona energica, di un vero spirito imprenditoriale, era saper creare il lavoro che voleva e farlo apparire indispensabile, anche se era strutturalmente inutile.”

“Non erano alle dipendenze di nessuno. Erano parte del prodotto.”

“Nessuno mi aveva avvisato che a San Francisco e nella Silicon Valley i colloqui di lavoro erano di fatto punitivi, più simili a un rito di iniziazione per matricole che a un ineccepibile sistema di valutazione.”

“Era l’epoca dei big data, complesse collezioni di dati rese possibili dalla crescita esponenziale della potenza di calcolo, e immagazzinate, secondo la moda, nel cloud.”

“Un’interfaccia ben progettata era come la magia o la religione: alimentava una collettiva sospensione dell’incredulità.”

“La nostra fonte di guadagno era il coinvolgimento: azioni che dimostravano i modi in cui gli utenti interagivano con un prodotto.”

“Venendo da New York, pensavo di essere preparata. Pensavo di aver già visto tutto. Mi sentivo mortificata e ingenua – e colpevole, tutto il tempo.”

“Il lavoro si era incuneato nella nostra identità. Noi eravamo l’azienda, e l’azienda era noi.”

“Gli informativi che conoscevo raccontavano sempre di come gli si fosse spalancato un mondo la prima volta che avevano scritto una riga di codice funzionale. Erano padroni del sistema; il computer eseguiva i loro ordini. Avevano il controllo.”

“La God Mode mi aveva reso paranoica. Non per la raccolta di dati in sé, alla quale ero già rassegnata. A frenarmi erano le persone che potevano vederli dall’altra parte – persone come me. Non sapevo mai con chi stessi condividendo le mie informazioni.”

“Non riflettevamo sul nostro ruolo, non pensavamo al fatto che stavamo favorendo e normalizzando la creazione di banche dati sul comportamento umano, gestite da privati e non soggette ad alcuna regolamentazione.”

“E poi, se non l avessimo fatto noi, lo avrebbe fatto qualcun altro.”

“Eravamo i nostri peggiori rappresentanti: scorrazzavamo all’impazzata per la città, ci scusavamo gridando senza nemmeno fermarci. Eravamo sudati, competitivi – perfino felici, forse.”

“Forse era un sintomo della mia miopia, del mio senso di sicurezza, ma non consideravo la raccolta dati come uno dei dilemmi morali della nostra epoca. Malgrado nel settore non si facesse che parlare di crescita, e di cambiare il mondo, non pensavo alle implicazioni più ampie. A malapena pensavo al mondo.”

“Ogni azienda voleva creare una app che gli utenti controllavano più volte al giorno.”

“Le piattaforme, progettate per accogliere e raccogliere una quantità infinita di dati, inducevano a uno scrollare infinito. Favorivano un impulso culturale a riempire ogni istante libero con i pensieri di qualcun altro. Internet era un urlo collettivo, una valvola di sfogo grazie a cui tutti potevano dimostrare di contare qualcosa. le piattaforme social erano pervase dall’intero spettro delle emozioni umane: un flusso ininterrotto di dolore, gioia, ansia, banalità. Le persone non dicevano niente, per tutto il tempo.”

“Navigavo in Internet sbandando come un’ubriaca, di pagina in pagina: idee per arredare piccoli spazi; interviste ad autori; filmati su come glassare una torta; dipinti del Rinascimento con didascalie femministe. Gatti che mangiavano limoni. Anatre che mangiavano piselli.”

“Aggiornavo la pagina del quotidiano. Aggiornavo le pagine dei social media. Aggiornavo la pagina del forum pesantemente moderato. Scrollavo, scrollavo e scrollavo.
Comunque fosse. Il tempo passava, inevitabilmente e senza lasciare traccia, in questa maniera.”

“Il mio telefono sta creando un piccolo dossier sulle mie abitudini, come un investigatore privato. Non so se sentirmi lusingato o ingannato.”

“La Silicon Valley era diventata un gesto, un’idea, un’espansione e una cancellazione. Un sogno stenografico e una macchia di Rorschach. Un sogno e un miraggio. Non si capiva bene se la South Bay fosse un quartiere dormitorio di San Francisco, oppure il contrario. Entrambe le cose sembravano vere.”

“Mi piaceva pensare che anche alcuni dei programmatori che incrociavo ogni giorno per strada cominciassero a sentirsi sempre più delusi dall’impresa. Che cercassero qualcosa di meglio – qualcosa di più. Che cercassero qualcosa di meglio – qualcosa di più. Che comprendessero a fondo il sistema globale al quale stavano contribuendo e volessero cambiarlo, e fossero disposti a rischiare in prima persona. Essendo una che preferiva agire alla luce del sole, la cosa mi spaventava da morire. Ma mi infondeva anche un sentimento simile all’eccitazione, o alla speranza.”

“Mi piaceva sentirmi a posto; adoravo sentirmi a posto. Sfortunatamente, volevo anche sentirmi bene. Volevo trovare un modo, finché potevo, per essere in contatto con la mia vita.”

“I giovani uomini della Silicon Valley se la passavano benissimo. Amavano il loro settore, amavano il loro lavoro, amavano risolvere problemi. Non avevano scrupoli. Erano costruttori per natura, o così credevano. Vedevano mercati in ogni cosa, e nient’altro che opportunità, Avevano una fede inamovibile nelle proprie idee e nel proprio potenziale. Erano estasiati dal futuro. Avevano potere, ricchezza e controllo. L’unica a struggersi ero io.”

“Eravamo troppo grandi per usare l’innocenza come una scusa. L’arroganza, magari. L’indifferenza, la preoccupazione. L’idealismo.”

“E’ ora di imparare a investire nelle criptovalute – dicevano tutti.”

“L’ideologia fascista e le cospirazioni paranoiche circolavano liberamente. Truffe, disinformazione e meme, che erano stati a lungo simboli della cultura dei forum, si trasferirono nella sfera civica. Il trollaggio era ormai una nuova valuta politica.”

“La natura degli abusi in rete si evolveva rapidamente; era sempre un po’ sfuggente, inafferrabile.”

“Avrei potuto tenere il mio lavoro per sempre, e fu così che capii che era ora di mollarlo. I soldi e lo stile di vita agiato non bastavano a mitigare il peso emotivo: il sovraffaticamento, la ripetitività, la tossicità ciclica.”

“Era preferibile stare dalla parte di chi sorvegliava piuttosto che dalla parte di chi era sorvegliato.”



I conti con la storia – Paolo Mieli

“Il secolo delle febbri ideologiche e delle grandi passioni politiche ha inferto colpi esiziali al ruolo degli storici. Gli inizi del terzo millennio, poi, non hanno fatto che peggiorare la situazione.”

“Un altro virus che ha contagiato il mestiere dello storico alla fine del Novecento è giunto da un fenomeno sviluppatosi appunto negli ultimi trent’anni: il politicamente corretto.”

“L’interpretazione della storia non è mai statica. Rivedere, per gli storici, è un obbligo. L’ultima parola non esiste.”

“Nessun regime è autorizzato a imporre un grave sacrificio a una generazione senza che essa accordi il proprio consenso.”

“Fino al Cinquecento l’Europa, pur travagliata per secoli da sanguinosi conflitti, è stata caratterizzata da una grande unità culturale. Poi venne Lutero, i conflitti divennero guerre di natura religiosa e quell’unità andò in pezzi. L’Europa stessa andò in frantumi.”

“Perché così tanti artisti hanno presentato Giuda come specchio ammonitore di chi lo sta osservando?”

“Tutto è possibile, soprattutto il peggio. E questi sono gli effetti perversi dell’uso politico della storia.”

“Fretta di punire in un primo tempo, di dimenticare poi.”

“Passa per il 1498, tra una lettera di Machiavelli e le fiamme che bruciarono Savonarola, la linea di demarcazione che separa il Medioevo dal tempo moderno.”

Sulle ali delle aquile – Ken Follett

“Tutto incominciò il 3 dicembre 1978.
Jay Coburn, direttore del personale dell’EDS Corporation Iran, era nel suo ufficio nel centro di Teheran e pensava a molte cose.”

“Era freddo, buio e sporco. C’erano parecchie celle piene di detenuti, tutti iraniani. C’era un tale fetore d’urina che Bill trattenne il respiro. La guardia aprì la porta della cella numero nove. Paul e Bill entrarono.”

“I combattimenti erano una cosa strana, non si poteva mai prevedere come avrebbe reagito una persona. L’uomo che credevi più coraggioso crollava, e quello che ti aspettavi di veder scappare restava incrollabile come una roccia.”

“Non c’era niente di meglio del poker per rivelare il vero carattere di un uomo.”

“La decisione era stata presa dal presidente. non venivano chiesti i commenti di Sullivan sul cambiamento. Aveva l’ordine di riferire allo scià che il governo degli Stati Uniti non intendeva più mettersi in contatto con l’ayatollah Khomeini.
Sullivan era disperato.
Era la fine dell’influenza americana in America.”

“Ma se vivi preoccupandoti di tutte le cose spiacevoli che possono accadere, finisci per convincerti che è meglio non fare niente.”

“Non c’era la possibilità di avere fortuna, se non si rischiava.”

“Qui c’è in corso una rivoluzione. Le rivoluzioni sono prevedibili. Ogni volta succedono le stesse cose. Non si può sapere quando accadranno, ma accadranno sicuramente, prima o poi. E una delle cose che succedono invariabilmente è che la folla assale le prigioni e fa uscire tutti quanti.”

“Volevano risultati, non giustificazioni. Se ti assegnavano un compito, era meglio fare sempre un po’ più di ciò che si aspettavano da te. Se per qualche ragione era un compito difficile o addirittura impossibile, era opportuno non dirlo.”

“Alle tre del mattino di sabato 17 febbraio 1979, Paul e Bill entrarono nell’appartamento di Ross Perot allo Sheraton di Istanbul. Fu il grande momento della vita di Perot.”

“Alla salute degli uomini che hanno detto ciò che avrebbero fatto, e poi l’hanno fatto.”

Quello che non vedo di mio figlio – Domenico Barrilà

“Per rimanere fedeli a quanto anticipato nella premessa, cerchiamo di considerare le conseguenze, imbarazzanti, cui si va incontro quando ci si fida esclusivamente del proprio punto di vista.”

“Dunque, educare un bambino o un ragazzo significa tenere da subito conto di tale vocazione, perché è a questo esito che dobbiamo condurli: l’incontro proficuo con il loro prossimo.”

“Di fronte all’impossibilità di ricondurre tutti i ragazzi entro regole generali, pretesa rassicurante ma povera di conseguenze, l’augurio migliore che possiamo fare agli adulti è che si abituino a osservare.”

“Una ragazza che soffre di anoressia conosce alla perfezione tutto ciò che la inchioda nella sua ostinata protesta, solo che non trova il modo di dirlo, per questo usa il suo corpo come veicolo, in quanto lì c’è scritta ogni cosa.”

“Una finzione, se rimane attiva anche quando non è più necessaria, rischia di trasformarsi in pregiudizio.”

“Non possiamo educare un bambino al principio della cooperazione se lo sottomettiamo in modo violento, poiché violenza e collaborazione sono inconciliabili.”

“E’ evidente quindi che il modo in cui il genitore ha gestito il proprio potere è da tenere in grande considerazione. In questo senso, l’adolescenza è davvero un brutto cliente perché diventa un rivelatore veritiero del modo in cui tale potere è stato usato negli anni precedenti.”

“Il genitore che non riesce a distanziarsi dal figlio diventa una miccia accesa sotto un barile di polvere, perché finisce con l’esasperare un naturale bisogno di sicurezza, rendendolo problematico.”

“La quotidianità domestica educa o diseduca più di mille discorsi elaborati. Una coppia che presenti incongruenze nel proprio registro relazionale emette sull’ambiente, magari senza accorgersene, una tale quantità di segnali che difficilmente le antenne dei figli, affinatissime, si lasceranno fuggire.”

“Mai, quindi, al relazione genitore-figlio si rovina durante l’adolescenza. A quell’età il rapporto è già costituito, e se si altera durante quegli anni è perché era alterato anche prima.”

“Il male di vivere non è un’esclusiva di noi adulti, anche ai ragazzi accade di domandarsi se la ripetizione ossessiva delle stesse attività possa alla fine dare qualche significato alle nostre giornate.”

“Se si spengono i nostri oggetti informatici si spegne il mondo, perché in quelle scatole ormai abbiamo depositato quasi per intero il nostro archivio.”

“Certo non ci voleva una psicologo per dare consigli così scontati, ma quando interviene una figura terza, le cose diventano più facili. Inoltre, un ammortizzatore tra due parti in conflitto può allentare le tensioni, e offrire pure il pretesto di una via d’uscita onorevole per tutti i soggetti, perché nessuno potrà rimproverarsi o essere rimproverato per dei cedimenti, poiché è stato lo psicologo a spingere in quella direzione. Spesso i soggetti stanno solo cercando un modo per arrendersi senza essere umiliati.”

“Può non piacerci, possiamo essere in completo disaccordo con le loro tendenze, ma non possiamo incontrare i ragazzi con regole scritte interamente da noi, spesso pensate solo per calmare le nostre ansie.”

“Il pericolo può venire dal modo in cui l’adolescente è stato preparato alla vita comunitaria, da come il suo sentimento di inferiorità è stato affrontato, da come l’autostima si è strutturata.”

“Non possiamo nemmeno immaginare quanto sia irritante per chi è afflitto da un problema sentirsi dire che è il solo ad averlo.”

“Quando una ragazza sta male, non le importa molto sapere che la sua sofferenza è comune ad altri individui.”

“la vita schiaffeggia i ragazzi, a volte violentemente, e non tutto può essere messo in conto ai genitori.”

“Entrare nel mondo di un ragazzo significa passare proprio per questa strada: l’assunzione del suo punto di vista. Soltanto se lo faremo, potremo capire perché egli stia marciando in quella particolare direzione.”

“Le regole, sebbene necessarie, sono la corda alla quale finiremo per impiccarci.”

Confliggere con i figli è un’arte e, soprattutto, una necessità pedagogica. Il conflitto serve a misurare le forze in campo, permette a ciascuno di affinare le proprie competenze, di articolare le proprie ragioni. Senza il conflitto semplicemente non succede nulla, soprattutto nel mondo interiore dei ragazzi, che necessitano di avversari leali e duri.”

“Così come i sogni, i nostri ragazzi anticipano la realtà , di questi tempi anche troppo, mettendo fretta a noi che procediamo con il passo lento dei nostri padri, ai quali in definitiva somigliamo, assai più che ai nostri figli.”

“Loro ci aspettano, vogliono essere educati e amati, non possono farne a meno. Quello che invece non vogliono, meglio ancora, non sopportano è di essere giudicati, di essere trattati come una deviazione dalla norma, come uno scostamento da un’ipotetica verità, che i grandi credono di detenere partendo dalle loro vite.”

“Si usa dire che i bambini ci guardano, ma pare che neppure gli adolescenti siano ciechi. Gli uni e gli altri non smettono di porsi domande sui loro educatori, soprattutto quelle scomode, posando lo sguardo dove non ci saremmo mai aspettati. la nostra credibilità è legata alle risposte che si daranno, perché uno dei loro massimi talenti consiste nella capacità di cogliere le contraddizioni di chi pretende di educarli.”

“Non siamo soli quando educhiamo, ci sono anche loro ai remi, i nostri figli. Ricordiamocelo e proviamo a scendere da cavallo, magari ci riuscirà di guardarli negli occhi e scoprire che sono più profondi di quanto abbiamo mai osato immaginare.”

Io, Jean Gabin – Goliarda Sapienza

“Io, che con Jean Gabin ho imparato ad amare le donne, mi trovo ora con la fotografia di Margaret Thatcher davanti – sul giornale, beninteso, che da buona cittadina postrivoluzione francese compro tutte le mattine -, e comincio a pensare che qualcosa non è andato per il verso giusto in questi ultimi trent’anni di democrazia.”

“…per me la donna è stata sempre il mare. Intendiamoci, non un mare delineato da un’elegante cornice dorata per fanatici del paesaggio, ma il mare segreto di vita, avventura magnifica o disperata, bara e culla, sibilla muta e risposta sicura…”

“Ma questo era stato prima, ora dovevo affrontare l’avvocato, mio padre, del quale non vale parlare perché tutti lo conoscono qui o giù nella Civita: amato dai poveri e odiato dai fascisti, mio padre, ma da tutti rispettato e temuto.”

“A ogni parola, a ogni curva armoniosa della sua voce ella s’ergeva davanti a me e dentro di me nella mia ammirazione, come la vara di sant’Agata in processione (noi eravamo atei, nondimeno tenevamo in gran conto le usanze popolari che hanno radici nel profondo della Storia e che quel pivellino di Cristo aveva solo sfruttato per il suo progetto)…”


“Mai delegare un uomo per risolvere, lasciatelo dire, in modo comodo, i nostri pasticci.”

“Il bacio lievi mi rimescola il sangue come quando il mare viene frustato dal libeccio, tanto che, dannazione!, non ci fu modo di godersi quel bacio nemmeno nel ricordo, dannazione! Lo cercavo nel ricordo, ma un mare denso, di piombo, alzava le sue onde e lo cancellava.”

“La strada! La strada apre tutte le occasioni e le avventure!”

“La notte s’apriranno a centinaia quelle rose, accendendo di luce bianca profumata le strade di Catania.”

“Mi trovo nella piazza del Duomo sterminata nel sole di mezzogiorno che dritto picchia le sue saette rossigne sul dorso di lava del monumento all’Elefantino; mi piace quell’elefantino sempre sonnacchioso e indifferente sia al traffico infernale del giorno sia alla quiete paurosa della notte.”

“Quello che mi meraviglia è come la vita, quella vera e cioè le preoccupazioni finanziarie, i fascisti, abbiano il potere di affossare anche i sogni più belli.”

“Davanti a un mare bianco d’inverno che torceva il suo corpo fra artigli di lava seppi la storia più incredibile della mia biologia di bambina… un sangue a volte doloroso ma necessario per la perpetuazione della specie striava le nuvole al limite estremo del mare, dove il mio corpo del futuro – chi poteva immaginarlo? – possente e delicato, così diceva Ivanoe, sarebbe divenuto, come quello di nostra madre, fa fonte, culla, matrice di tante vite belle e forti se avessi voluto.”

“La mamma poi lo difendeva a spada tratta con una semplice parola bellissima e misteriosa: E’ un’artista.”

“Angelica! Quanto avevo desiderato di diventare come lei da grande, ma ora che ero cresciuta i tempi nel frattempo erano cambiati, non si usavano più la spada, la corazza, i cavalli e con dolore avevo dovuto abbandonare lo scudo e il mantello. Ormai grandi uccelli di ferro che trasportavano persone volavano nel cielo, e le pistole e le macchine erano più veloci del più veloce cavallo del passato.”

“Nella mia rabbia solitaria e nel colloquio con Nunzio deve essere passato un sacco di tempo perché i vicoli si sono affollati in modo incredibile. Ecco un altro difetto imperdonabile per un condottiero, un uomo di scienza, un ricercatore: perdere tempo a ciondolarsi senza meta.”

“La Civita, grande quartiere! che dico, grande città nella città dove tutto ti poteva accadere e dove tutti ti trovavano il modo d’imbrogliare, rubare, creare, competere, e anche guadagnarsi il pane onestamente se onesti si nasceva… grande Civita dalle straduzze intagliate nella lava, colma di personaggi vivi, acuti e saettanti fra teste di meduse, draghi alati, leoni, elefanti scolpiti anch’essi nella lava ma vivi della muta e perenne della scultura. Questa vita tracciata senza interruzione da basso a basso, da balcone a balcone, di giorno taceva ma la notte col muoversi delle fiamme dei lampioni intrecciava storie di passione, di delitti e di gioie improvvise.”

“Ogni bottega aveva i sui misteri e solo i ragazzi di bottega potevano col tempo arrivare a saperli.”

“Tu sei nata quando le automobili già correvano vertiginose per queste vecchie strade strette, quando il cielo era già stato ferito dalle ali spietate degli aeroplani, quando per avere un sole come di giorno non c’era bisogno di aspettare tutta una notte ma bastava girare un piccolo interruttore… tu non lo crederai ma per la gente come me tutto questo fa ancora meraviglia e confusione.”

“Tutto c’è in natura, non c’è bisogno di inventare niente, basta fissarla fortemente e poi rifarla sulle tele… In quanto a carpire l’anima degli uomini è la stessa cosa, basta ascoltare la loro voce, i loro racconti, seguire lo sguardo, una piega nelle labbra, la curva d’un collo, per entrare dentro di loro e rubargli l’anima e i pensieri, anche quelli più segreti che loro stessi non conoscono ma che sortono, se sai tacere e ascoltare bene, dalle pause e dalle reticenze delle loro voci.”

“La saetta poteva afferrarmi in ogni momento e dopo sarei stata schiava di quel fulmine che inchioda e rivela una vita al suo destino unico. Sempre.”

“Devi sapere che la vera bellezza nelle donne si nasconde, non si mostra subito. La vera bellezza ha come una pudicizia innata, una difesa che la natura mette accanto a qualcosa che ritiene prezioso e degno solo di chi è degno di apprezzarla.”

“La miseria è una dannazione senza riscatto!”

“Dimostrarsi troppo entusiasti degli intimi non è, diciamo, educato, può apparire non vero entusiasmo per un talento, ma apprezzamento preconcetto, di parte, in una parola: mafioso. E la mafia si deve odiare se possibile più dei fascisti e sradicarla da sé con tenacia.”

“…mi prendeva in braccio e si avvicinava verso la libreria per cercare il libro tesoro da farmi conoscere. Le sue braccia erano così sicure nel trasportarmi da una stanza all’altra che mi ci sentivo come in una culla e così dall’alto tutto mi sembrava possibile e non avevo più paura di nulla, nemmeno del mare, anche se era un po’ mosso…”

“In un quaderno trascrivo frasi su frasi, parole, poesie dei poeti preferiti… forse col tempo sarei diventata poeta. Saffo, volevo essere come Saffo o almeno, che so? pupara, cantastorie.”

“Senza ricordi e senza futuro, siamo involucri che vagano per strade deserte, eppure la fame morde alla bocca di quello che deve essere stato lo stomaco, come quando ti tagliano una gamba, un braccio e il dolore continua, dolore fantasma dell’arto amputato.”

“Da qualsiasi amore sei posseduto devi scrutare l’altro, sapere quello che la sua natura vuole, rispettarlo. Questo sentimento di rispetto ha in sé un compenso così grande che scalda il cuore e dilata i polmoni.”

“…l’amore è anche questo, saper accettare di essere nutriti senza sentirsi umiliati.”

“Quanto tempo si spreca a sfamarsi! Non c’è volta che, intenta a qualcosa di superiore, questa maledetta necessità non venga a distrarti.”

“…avrà il potere, lo so, di farmi dimenticare tutti i dolori grandi e piccoli che la società, accordandosi al lato cattivo della natura, ti butta fra le ruote – le mie gambe in questo caso – per intralciarti la strada del sogno, unica strada possibile. Tenersi stretti al sogno sempre, e sfidare anche la morte per non perderlo mai.”

“Dentro sono la sola nella prima fila della galleria. E’ l’unica raccomandazione di mio padre: Solo in galleria mi raccomando, non è per disprezzo del popolo, è che ancora il popolo è quello che è, col tempo vedrai.”

“…o nel buio fondo dei numerosi cantoni del nostro quartiere tutto giri e giravolte nere di lava.”

“…i bambini non sono animaletti che vanno sfottuti e comandati, solo così si abituano a fronteggiare le traversie della vita e a vincere… Questo fuori di casa mia, naturalmente. A casa mia come nel Continente anche i piccoli sono individui coscienti che i grandi aiutano a crescere e a scegliere la propria identità.”

“Eh si, l’amore deve essere qualcosa così essenziale alla nostra natura da non poterne fare senza, qualcosa come il pane, l’acqua, il sale… Senza sale l’organismo muore, e in fondo non è grande danno, ma senza amore si diventa assonnati, fragili, avari, larve d’uomo come quell’avvocato amico-nemico di mio padre, del quale non faccio il nome, che va in giro come un monumento di pietra, pieno di decorazioni e allor, ma così tombale che ogni volta che entra nel salotto un freddo di bara inchioda tutti e qualsiasi gioia sparisce. No, non sarò mai come lui, anche se è straricco.”

“Una gioia è qualcosa che urge subito d’essere riconosciuta dagli altri, condivisa.”

“…io intelligente fino a fissarmi un’idea tanto da diventare ingiusto non ci voglio arrivare. Io voglio vivere il mio scopo e far vivere bene quelli che amo.”

“La Civita la notte, quando tutti i bassi erano chiusi, svegliava i suoi mostri scolpiti in quella pietra affilata e nera d’inferno e cominciava a risuonare tutta di gemiti, grugniti, fiati lunghi di serpenti, mori, meduse, melusine.”

“Un individuo deve guadagnarsi da sé i soldi che gli abbisognano, altrimenti si diventa parassiti della società, che è come dire più vigliacchi dei vigliacchi.”

“Ecco come la borghesia emissaria del potere corrompe chi li diverte, con lo sfincione corrompe.”

“Eh, la campagna è bella, ma solo per pochi giorni… noi nati cittadini col vizio velenoso sì, ma magnifico della rapidità, delle insegne luminose, dei teatri e dei cinema sempre aperti, dell’urlare dei rivenditori, delle radio a tutto volume, delle sirene del porto e chi più ne ha più ne metta, non ci possiamo accontentare a lungo della pace dei campi (se pace è) e della lentezza dei cervelli. In città!”

“a Catania è così, tutto viene passato al setaccio dell’arguzia e lavato con aceto, ma chi ci bada? l’importante è fottersene e che sparlino pure.”

“Ricominciare – sussurra sorridendo Jean dal grande schermo – questo è il segreto, niente muore, tutto finisce e tutto ricomincia, solo lo spirito della lotta è immortale, da lui solo sgorga quella che comunemente chiamiamo Vita.”

La memoria vegetale e altri scritti – Umberto Eco

“Voglio subito ricordare che questa conferenza – che dovrebbe auspicabilmente essere seguita da altre – è stata organizzata dall’Aldus Club, in collaborazione con la Biblioteca di Brera, non per bibliofili incalliti, o per eruditi che coi libri abbiano molta, e forse troppa dimestichezza, ma al contrario per un pubblico più vasto, anche giovane, di cittadini di un paese dove le statistiche ci dicono che, accanto a una folla di persone che non prendono mai in mano un libro, ve ne sono anche moltissime, troppe, che di libri non ne avvicinano più di uno all’anno – e le statistiche non dicono in quanti di questi casi si tratti solo di un manuale di cucina o di una raccolta di barzellette sui carabinieri.”

“Sin dai tempi di Adamo gli esseri umani manifestano due debolezze, una fisica e l’altra psichica: dal lato fisico, prima o poi muoiono; dal lato psichico, gli dispiace di dover morire.”

“Ma non c’è maggior silenzio del rumore assoluto, e l’abbondanza d’informazione può generare l’assoluta ignoranza. Di fronte all’immenso magazzino di memoria che il computer può offrirci, noi ci sentiamo tutti come Funes: ossessionati da milioni di particolari, possiamo perdere ogni criterio di scelta.”

“Non ce ne rendiamo conto, ma la nostra ricchezza rispetto all’analfabeta (o di chi, alfabeta, non legge) è che lui sta vivendo e vivrà solo la sua vita e noi ne abbiamo vissute moltissime.”

“Leggere aiuta anche a non credere ai libri. Non conoscendo i torti degli altri l’analfabeta non conosce neppure i propri diritti.”

“Temete chi distrugge, censura, proibisce i libri: vuole distruggere o censurare la nostra memoria.”

“Ci sono altri nemici dei libri. Coloro che li nascondono.”

“Il ritmo della lettura segue quello del corpo, il ritmo del corpo segue quello della lettura.”

“Il vero cruccio di un collezionista di libri di pregio è che se collezionasse quadri del Rinascimento o porcellane cinesi li terrebbe nel soggiorno e tutti i visitatori ne rimarrebbero estasiati. Invece il bibliofilo non sa mai a chi far vedere i propri tesori…”

“L’amatore della lettura, o lo studioso, ama sottolineare i libri contemporanei, anche perché a distanza di anni un certo tipo di sottolineatura, un segno a margine, una variazione tra pennarello nero e pennarello rosso, gli ricorda una esperienza di lettura.”

“Il bibliofilo raccoglie libri per avere una biblioteca. Sembra ovvio, ma la biblioteca non è una somma di libri, è un organismo vivente con una vita autonoma. Una biblioteca di casa non è solo un luogo in cui si raccolgono libri: è anche un luogo che li legge per conto nostro.”

“Naturalmente il bibliofilo, anche e specie colui che colleziona libri contemporanei, è esposto all’insidia dell’imbecille che ti entra in casa, vede tutti quegli scaffali, e pronuncia: Quanti libri! Li hai letti tutti?”

“Quello che l’infelice non sa è che la biblioteca non è solo il luogo della tua memoria, dove conservi quel che hai letto, ma il luogo della memoria universale, dove un giorno, nel momento fatale, potrai trovare quello che altri hanno letto prima di te.”

“Che bello un libro, che è stato pensato per essere preso in mano, anche a letto, anche in barca, anche là dove non ci sono spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata, e sopporta segnacci e orecchie, può essere lasciato cadere per terra o abbandonato aperto sul petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno, sta in tasca, si sciupa, registra l’intensità, l’assiduità o la regolarità delle nostre letture, ci ricorda (se appare troppo fresco o intonso) che non l’abbiamo ancora letto…”

“Il feticismo incoraggia la pigrizia e la pigrizia incoraggia il feticismo. Da entrambe può nascere la sazietà.”

“Il problema sociale e culturale non è rappresentato dai marpioni, ma dagli allocchi, che evidentemente sono ancora legione.”

“Non so che cosa accada con un libro che rechi sottolineature, se pensi con maggiore intensità le cose sottolineate o semplicemente avverta che quelle righe interessavano particolarmente il suo utente.”

Settanta acrilico trenta lana – Viola Di Grado

“Un giorno era ancora dicembre. Specialmente a Leeds, dove l’inverno è cominciato da così tanto tempo che nessuno è abbastanza vecchio da aver visto cosa c’era prima.”

“Altro che storia della mia vita, la mia vita non ce l’ha una storia, di certo una storta, ma una storia no. La mia vita al posto delle storie ha crateri profondi pieni di sabbia, come quelli che ci sono sulla Luna, quelli che da piccola ti sembrano occhi naso e bocca.”

“Questo momento deve assolutamente avere un nome. Così poi faccio come coi cani, lo chiamo e torna da me. Lo chiamo l’inizio dell’anno zero.”

“Dicono che dal frigo puoi capire tutto di una famiglia.
Lì comunque c’era ancora più muffa.
Nel cuore vuoto, voglio dire.”

“Amo gli album di foto, ti fanno credere che il tempo si muove in avanti, come quando sei in auto e dal finestrino sembra che sono gli alberi a muoversi all’indietro.”

“Io invece mi voltai a guardare la città che restava fuori, e mi accorsi che anche lei stava morendo. Il cielo era pallido e incorporeo come un malato terminale. Chiusi gli occhi e implorai un’eutanasia cosmica.”

“A un certo punto c’è un momento. Un momento confezionato apposta per i depressi, un momento di sfrenato istinto di sopravvivenza in cui ti stufi di essere l’unica cosa immobile nel turbinio ubriaco di volontà dell’universo.”

“E non c’è martirio senza pubblico.”

“Non siamo mai stati poveri, ma mio padre aveva un certo gusto perversi per le cose dimesse, lo facevano sentire meno borghese.”

“La nostra casa diventava una casa da nessuna parte, una zattera smilza alla deriva nella notte, coi suoi tre piani stretti e ubriachi d’umido, pieni di polvere e odori marci, e i muri sottili che ci rinfacciavano ogni verso straziante del vento e della pioggia.”

“Il fosso è stato richiuso col cemento. Ma mia madre è rimasta lì dentro e lo so solo io. la natura a volte si prende le cose non sue…”

“Certo che lo sapeva che suo marito la tradiva. Certo che era infelice. Certo che piangeva la notte finché non sentiva la chiave di lui girare nella toppa e allora per orgoglio fingeva di dormire. Ma anche quando entravo e lei aveva gli occhi gonfi e la faccia sconvolta dai singhiozzi, e restavo là sulla soglia a guardarla come un quadro, anche allora che era così triste e con la guancia schiacciata sul cuscino mi diceva Ciao, anche allora lei era così bella, e quindi che bisogno c’era della felicità?”

“Ero confusa. Ci si aspetta che la gente parli. Ci si aspettano tante cose dagli esseri umani.”

“Non lo capiva nessuno che sono le parole che sono contrarie alla vita, ti nascono in testa, te le covi in gola, e poi in un attimo ci spargi sopra la voce e le uccidi per sempre. La lingua è un crematorio incosciente che vuole condividere e invece distrugge, come le dita-lame di Edward mani-di-forbice, che se accarezza taglia la faccia.”

“Mia nonna continuava a parlare sguardi affettuosi e sua figlia diceva occhi scocciati.”

“No, non è vero che sono una di quelli che pensano sempre alla morte. E’ la morte che pensa a me, è la finestra della stanza di mia madre che vuole disperatamente farsi attraversare dal mio corpo.”

“Ma la vita è come l’acqua, riuscì a infiltrarsi perfino in quella piccola fessura che destinavo al mondo, la breve passeggiata fino al videonoleggio.”

“Poi siamo caduti tutti dentro un fosso.”

“Oltrepassai un’edicola e un fioraio, lì comprai una rosa rossa e la sverginai lungo la strada col mio coltellino svizzero, poi l’abbandonai spezzettata sul marciapiede. Era tutta un sorriso sadico di petali intorno al tombino, li cacciai a turno giù nella grata. Io insensibile? Ma per favore.”

“Gennaio andava avanti senza pentirsi di non essere più dicembre.”

“Misi la mano nella borsa e presi la boccetta di sonniferi, li versai tutti sul palmo della mano. Li misi in bocca, tutti insieme, un’eucarestia. Questo è il corpo di mio padre, morto per toglierci i peccati.”

“Cominciò febbraio e questo suo cominciare contagiava tutto. Ogni cosa prese il vizio di cominciare ininterrottamente.”

“Si chiama vita il gioco che fanno tutti gli esseri umani senza di me.”

“Mi ero suicidata al contrario, buttandomi sulla vita senza paracadute, e laggiù ovviamente mi aspettava un altro fottuto buco.”

“Perché mi guardi così, mamma? Ti sembro una pazza? Ti sembra da pazzi voler vivere? Guarda che ci vuole coraggio, cazzo! Ci vuole coraggio per parlare, per smettere di starsene chiusi in casa! Basta! Noi…”

“Sfogliai le sete finte bugiarde delle camicie da notte, stropicciai i pizzi cuciti a macchina.
Una pestilenza di grazia sintetica.
Con frequenti sintomi di giovinezza compulsiva,
E alto rischio di effetto collaterale amore eterno corrisposto.”

“Arrivai all’altezza del cimitero ed era molto più vivo di me, ogni lapide era una festa di ombre fantasiose, e rideva, ubriaca di morte, rideva col verso delle civette, rideva di quelli come me che sono ancora vivi e non sanno come diavolo sia successo.”

“Presi le forbici, spedii il maglione blu nell’inferno del settanta acrilico trenta lana.”

“La bellezza c’è già. C’è dappertutto. La bellezza Dio l’ha fatta in sei giorni e da allora non se ne va più, c’è in tutto quello che ti cresce intorno senza permesso. La bruttezza invece ci vuole l’uomo per farla, è una forzatura, una stortura dell’ordine cosmico. Ci vuole l’uomo per sparare il cemento sulle gardenie.
La bruttezza è più umana. E’ potere.”

“Stai tranquilla mamma, tornerà tutto come prima. Siamo di nuovo solo noi. Per sempre. Come ti avevo promesso.
Mi girai verso la finestra aperta, nevicava, anche se eravamo già al dodici. Di che mese non lo so. Chiusi la finestra.”

Il mercato del consenso – Christopher Wylie

“A ogni passo le scarpe nuove mi mordono i talloni. Stringo in mano una cartelletta blu scuro, piena di documenti organizzati con post-it colorati. Il luogo in cui mi trovo mi mette soggezione, e l’idea della mia meta mi riempie d’ansia, quindi mi concentro sul rumore dei nostri passi.”

“Cambridge Analytica – una società di cui pochi avevano sentito parlare, capace di trasformare in arma le ricerche di profilazione psicologica – è riuscita a stravolgere il mondo.”

“La vicenda di Cambridge Analytica dimostra che i nostri comportamenti e le nostre stesse identità sono divenuti una merce nel mondo dei dati, un mercato ad alto rischio. Le società che controllano il flusso di informazioni sono tra le più potenti al mondo, e gli algoritmi che hanno sviluppato stanno plasmando in segreto le nostre menti, in modi un tempo inimmaginabili.”

“Più numerosi sono i dati maggiore è il profitto generato, così si sono progettati schemi che incoraggiano gli utenti a condividere sempre nuove informazioni su di sé.”

“L’avvento di Internet ha reso possibile trasformare in merce le nostre stesse vite: comportamenti, attenzione, identità. Le persone sono state elaborate e ridotte a dati. Siamo diventati la materia prima di un nuovo complesso industriale.”

“Avevo messo in chiaro che Facebook non era più solo un’azienda: era una porta sulle menti degli americani; una porta che Mark Zuckerberg aveva lasciato spalancata per Cambridge Analytica, i russi e chissà quanti altri.”

“Quell’operazione fu il mio primo assaggio dell’ondata di neocolonialismo digitale. Comparimmo senza preavviso, armati di una tecnologia superiore e privi di scrupoli morali: non eravamo certi migliori dell’esercito del re. Ma a differenza dei conquistatori dei vecchi tempi, eravamo invisibili.”

“Ed è così, in sintesi, che si trasformano i dati in armi: si scopre quali informazioni mettere in primo piano per influenzare lo stato d’animo di una persona, ciò in cui crede e il modo in cui si comporta.”

“Caos e distruzione, avrei scoperto, erano elementi cardine dell’ideologia di Bannon. Per poter catalizzare il bilanciamento dharmico dell’America, il suo movimento avrebbe prima dovuto instillare il caos nella società, così da favorire l’emergere di un nuovo ordine.”

“Fu così che cominciammo il nostro lavoro per Cambridge Analytica, il rivoluzionario progetto che avrebbe supportato la Brexit, l’elezione di Donald Trump e la fine della privacy per come la conoscevamo: attraversando gli Stati Uniti con un’auto piena di fumo.”

“Ce l’avevamo fatta: avevamo ricreato in silico le vite di decine di milioni di americani, che presto sarebbero diventati centinaia di milioni. Fu un momento epico. Ero orgoglioso che avessimo creato qualcosa di così potente. Ed ero convinto che la gente ne avrebbe parlato per decenni.”

“Nell’agosto del 2014, appena due mesi dopo il lancio dell’app, Cambridge Analytica aveva raccolto i dati completi di oltre ottantasette milioni di utenti Facebook, perlopiù americani.”

“E, se una persona sente una storia un numero sufficiente di volte, ci sono buone probabilità che finisca per crederci.”

“Voleva scatenare il caos per mettere fine alla tirannia della certezza. Steve Bannon non voleva, e non tollerava, che fosse lo Stato a segnare il destino dell’America.”

“In sostanza stavamo creando una macchina per contagiare l’America con odio e paranoia religiosa, e non potevo più ignorare l’immoralità e l’illegalità di tutto ciò. Non volevo esserne complice.”

“Il mondo non lo sapeva ancora, ma la Brexit era una scena del crimine, Il Regno Unito fu la prima vittima di un’operazione che Bannon aveva messo in moto anni prima.”

“Quando gli chiesi perché volesse aiutarmi, mi disse che conosceva la storia dell’Europa e sapeva cosa succede quando tutti vengono catalogati. Riteneva che la privacy fosse essenziale per proteggerci dalla crescente minaccia del fascismo.”

“Ma con Facebook era diverso. Non avevano bisogno di hackerarmi; potevano semplicemente rintracciarmi ovunque per via delle app sul mio telefono; dov’ero, chi erano i miei contatti, chi incontravo.”

“Quando venite cancellati dai social media perdete il contatto con le persone.”

“Facebook aveva detto agli utenti che lo scopo era unire le persone. Ma la comunità di Facebook stava costruendo quartieri separati solo per persone che si somigliano.”

“La gente passa ore sui social, seguendo persone come loro, leggendo articoli di notizie curate per loro da algoritmi la cui unica etica sono le percentuali di click, articoli che non fanno altro che rinforzare un punto di vista unidimensionale e portano gli utenti all’estremo perché continuino a cliccare. Quella a cui stiamo assistendo è una segregazione cognitiva, dove le persone esistono nei propri ghetti informativi.”

“Dall’isolamento sociale deriva la materia prima sia del complottismo che del populismo: la diffidenza.”

“Steve Bannon ha capito che i mondi virtuali di Internet sono molto più reali di quanto creda la gente. le persone controllano il telefono una media di cinquantadue volte al giorno. Molti ormai dormono con il telefono in carica accanto al letto, dormono con il telefono più di quanto non facciano con altre persone. La prima e l’ultima cosa che vedono su quello schermo può motivarle a commettere atti di odio e, in alcuni casi, atti di estrema violenza.”

“Siamo tutti esposti al rischi di manipolazione. Formuliamo giudizi in base alle informazioni disponibili, ma siamo tutti suscettibili di manipolazione quando il nostro accesso a quelle informazioni diventa mediato.”

“In questa nuova economia del capitalismo della sorveglianza, siamo noi le materie prime.”

“Stiamo creando un futuro in cui le nostre case penseranno a noi. In cui le nostre auto e i nostri uffici ci giudicheranno. In cui le porte diventeranno portieri. In cui abbiamo creato i demoni e gli angeli del futuro.
Questo è il sogno che la Silicon Valley ha per tutti noi: circondarci di continuo e ovunque.”

“Immaginate un futuro in cui una società come Cambridge Analytica possa modificare la tv che guardate, parlare con i vostri figli e sussurrarvi nel sonno.”

“Vogliamo davvero vivere in un ambiente ludicizzato che progetta le nostre ossessioni e gioca con le nostre vite come se fossimo dentro al suo gioco?
L’ideologia nascosta nei social media non è potenziare la scelta o l’agentività, bensì restringere, filtrare e ridurre la scelta per avvantaggiare creatori e inserzionisti. I social media radunano la cittadinanza in spazi sorvegliati dove gli ideatori possono monitorarli e classificarli, usando queste informazioni per influenzare il loro comportamento.”

“Non possiamo essere liberi di scegliere se le nostre scelte sono monitorate e filtrate per noi.”

“La privacy è l’essenza stessa del nostro potere di decidere chi e come vogliamo essere. La privacy non significa nascondersi – la privacy riguarda la crescita e l’agentività umana.”

“Ogni dispositivo e computer fa parte di un’architettura informativa interconnessa e plasma la vostra esperienza del mondo.”

“I social media e le piattaforme Internet non sono servizi; sono architetture e infrastrutture.”

“Rifiutare l’uso di piattaforme come Google, Facebook, LinkedIn e Amazon equivarrebbe a escludersi dalla società moderna.”

“Queste piattaforme sono costruite appositamente per buttare nel cesso il consenso dell’utente. Nessuno si chiama fuori, perché gli utenti non hanno altra scelta che accettare.
Quando Facebook mi ha messo al bando, non si sono limitati a disattivarmi l’account; hanno cancellato la mia intera presenza su Facebook e Instagram. Quando i miei amici cercavano i vecchi messaggi che avevo mandato, non veniva fuori nulla: il mio nome, le mie parole – tutto – era scomparso. Sono diventato un’ombra.”

“Agli albori Internet parve rappresentare una minaccia per i regimi autoritari, ma, con l’avvento dei social media, stiamo assistendo alla costruzione di architetture che soddisfano i bisogni di ogni regime autoritario: sorveglianza e controllo delle informazioni.”

“Il piano di Vote Leave è stato la più grande violazione conosciuta della legge sul finanziamento elettorale della storia britannica. Ma, anche se così non fosse, le elezioni, come i cento metri alle Olimpiadi, sono giochi a somma zero, in cui il vincitore prende tutto. Chi arriva primo, anche se di pochissimi voti o frazioni di secondo, si aggiudica l’intera gara. Ricopre un incarico pubblico. Riceve la medaglia d’oro. Nomina i giudici della vostra corte suprema. Porta via il nostro Paese dall’Unione Europea.”

“Non trascorro più ore a stare da solo insieme ad altre persone attraverso lo schermo. Potrò anche vivere al di fuori di questi mondi digitali ma, per lo meno, sono diventato più presente in questo mondo.”

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