Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Come non odiare tuo marito dopo i figli – Jancee Dunn

“Quando ero al sesto mese di gravidanza, uscii a pranzo con un gruppo di amiche, tutte desiderose di elargire le loro perle di saggezza parentale duramente conquistate.”

“Ah, e preparati a odiare tuo marito – disse la mia amica Lauren.”

“Diventare genitori era un’esperienza così totalizzante da impedirti di sederti sul divano a guardare un film? Veramente?”

“Non dà nessuna soddisfazione urlare contro un giocatore di scacchi gentile e educato che nel tempo libero ama leggere e osservare gli uccelli.”

“In alcuni casi le mamme non si rendono neppure conto di quello che fanno, ma persino una dimostrazione non verbale di disapprovazione, come alzare gli occhi al cielo o sospirare sonoramente, può scoraggiare un padre.”

“La cura dei figli e la pulizia della casa, che ci piaccia o no, sono ancora più fondamentali per l’identità femminile che per quella maschile; se la casa è sporca, sono le donne a temere maggiormente di essere criticate.”

“Tom, quel che tu e la maggior parte dei maschi con cui ho a che fare non volete capire è che è nel vostro interesse superare l’instintivo egoismo per prendervi cura delle vostre mogli ed evitare che si trasformino in pazze scatenate.”

“Dare di più è nel tuo interesse! Impara a essere un uomo di famiglia! Perchè tua moglie è incazzata.”

“I bambini imparano quello che vivono”

“Insomma, il modo migliore per far sì che tua moglie si senta ascoltata è affrontare le questioni e disarmarla, piuttosto che barricarsi dietro a un muro di mutismo e litigare per tre ore di fila.”

“La gente vuole essere capita, soprattutto se è particolarmente agitata.”

“Spiego che le mamme hanno il vizio di sentirsi giudicate e inadeguate, soprattutto quando le cento cose che fanno con assoluta efficienza passano inosservate.”

“Ma fare tutto da sole non è un gesto eroico, bensì dannoso.”

“I bambini non sono mai stati bravi ad ascoltare i genitori, ma non hanno mai fallito nell’imitarli.”

“La relazione di coppia è una terza entità. Perciò non bisogna chiedersi che cosa farebbe bene a lei o a lui, ma piuttosto che cosa farebbe bene al matrimonio stesso.”

“Dire grazie è il compenso più a buon mercato che ci sia.”

“Il paradosso crudele dei weekend con i bambini può essere riassunto come segue: i genitori vogliono rilassarsi. I figli no.”

“Quei dolci momenti di libertà in cui posso fare colazione con calma mi cambiano enormemente la giornata.”

“A volte, dice persino: Hai bisogno di una mano? Questa frase meravigliosa mi riscalda il cuore; in realtà, lui dice: Se fosse per me, non laverei mai i piatti e non avrei nessun problema a mangiare direttamente da un sacchetto, ma so che invece tu tieni a queste cose, perciò ci tengo anch’io.”

“Il “tempo libero” non è quel che rimane dopo aver fatto tutto il resto.”

“Lasciare che le cose rimangano non dette è corrosivo.”

“Il matrimonio è un’istituzione che richiede l’espletamento di numerose attività quotidiane, e le istituzioni funzionano meglio se sono bene organizzate.”

“Uno dei più bei dono che puoi fare a tuo figlio è avere un rapporto di coppia amorevole, che infonde un senso di pace, sicurezza e continuità.”

La noia – Alberto Moravia

“Ricordo benissimo come fu che cessai di dipingere.”

“…la noia aveva lentamente ma sicuramente accompagnato il mio lavoro durante gli ultimi sei mesi, fino a farlo cessare del tutto in quel pomeriggio in cui avevo lacerato la tela; un pò come il deposito calcareo di certe sorgenti finisce per ostruire un tubo e far cessare completamente il flusso d’acqua.”

“Per me, invece, la noia non è il contrario del divertimento; potrei dire, anzi, addirittura, che per certi aspetti essa rassomiglia al divertimento in quanto, appunto, provoca distrazione e dimenticanza, sia pure di un genere molto particolare. La noia, per me, è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà.”

“La realtà, quando mi annoio, mi ha sempre fatto l’effetto sconcertante che fa una coperta troppo corta, ad un dormiente, in una notte d’inverno: la tira sui piedi e ha freddo al petto, la tira sul petto e ha freddo ai piedi; e così non riesce mai a prender sonno veramente.”

“…la noia, la quale, in fin dei conti, è giunto il momento di dirlo, non è che incomunicabilità e incapacità di uscirne.”

“Dunque la noia, oltre alla incapacità di uscire da me stesso, è la consapevolezza teorica che potrei forse uscirne, grazie a non so quale miracolo.”

“Così il problema della noia si ripresentava immutato; e io allora presi a domandarmi quali ne potessero essere i motivi, e per via di esclusione, arrivai a concludere che forse mi annoiavo perché ero ricco e che se fossi stato povero non mi sarei annoiato.”

“…la sua noia, in altri termini, era la noia volgare, come la si intende normalmente, che non chiedeva di meglio che essere alleviata da sensazioni nuove.”

“Qualche volta pensavo al detto evangelico: E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un ricco entri nel regno di Dio; e mi domandavo che cosa volesse dire essere ricco.”

“…io fui per me stesso qualche cosa di molto simile ad un individuo per varie ragioni insopportabile, che un viaggiatore trovi nel suo scompartimento all’inizio di un lungo viaggio.”

“Ciò che mi colpiva, soprattutto, era che non volevo fare assolutamente niente, pur desiderando ardentemente fare qualche cosa.”

“Mia madre, come sapevo, non credeva a niente, salvo che al denaro. Ma credeva, tuttavia, come ho già detto, a quello che lei chiamava: “la forma”; la quale, tra l’altro, imponeva di essere “praticante” e, comunque, di rispettare le cose della religione.”

“La noi, per me, era simile a una specie di nebbia nella quale il mio pensiero si smarriva continuamente, intravedendo soltanto a intervalli qualche particolare della realtà; proprio come chi si trovi in un denso nebbione e intraveda ora un angolo di casa, ora la figura di un passante, ora qualche altro oggetto, ma solo per un istante e l’istante dopo sono già scomparsi.”

“…potevo sempre fare quel che fanno molti quando si trovano in una situazione insostenibile: accettarla e adattarmi.”

“In realtà ciò che mi faceva soffrire non era tanto la noia quanto l’idea che io potessi o dovessi non annoiarmi.”

“Mi stava adesso molto vicina, quasi incombente, con il busto piegato in avanti e gli occhi fissi su di me, dandomi un senso di squilibrio, per cui pensai di nuovo che era un recipiente, un bel vaso a due anse, snello e pettoruto, colmo di desiderio, che stesse per traboccarmi addosso e sommergermi.”

“E insomma: era possibile sottrarsi al proprio destino? E se no, a che cosa serviva sapere quello che si faceva? Possibile che non ci fosse alcuna differenza fra un destino accettato in stato di incoscienza e un altro vissuto con lucida consapevolezza?”

“Era un disordine donnesco e bellicoso; il quale discordava curiosamente con l’innocenza infantile e inespressiva del volto. Veramente, Cecilia pareva sempre duplice, ossia donna e bambina nello stesso tempo; e non soltanto nel corpo ma anche nell’espressione e nei gesti.”

“E capivo pure che con Cecilia non potevo che annoiarmi o soffrire: finora mi ero annoiato e avevo desiderato, di conseguenza, di lasciarla; adesso soffrivo e sentivo che non avrei potuto lasciarla finché non mi fossi di nuovo annoiato.”

“Mi accorsi che la guardavo con desiderio; e capii che la desideravo non già perché era nuda, bensì perché mentiva.”

“Pensai che lei “era tuta lì”, in quell’atto di abbassare la chiusura lampo, senza margini di autonomia e di mistero, tutta lì e per questo, appunto, inesistente; posseduta in anticipo prima ancora che il rapporto sessuale desse una conferma superflua a questo possesso del sentimento; posseduta e perciò noiosa.”

“Ma a partire dal momento che ebbi il sospetto d’essere tradito e questo sospetto mi ebbe improvvisamente trasformato Cecilia da irreale e noiosa in reale e desiderabile, fui preso dalla curiosità di sapere di più sulla sua vita familiare, quasi sperando, attraverso una conoscenza più approfondita, di giungere a quel possesso che il rapporto amoroso mi negava.”

“La malattia gli aveva stravolto il viso, qua gonfiandolo e là svuotandolo, qua arrossandolo e là sbiancandolo. E la morte, pensai, era già nei capelli neri, che, piatti ed esanimi, parevano incollati come da un sudore malsano sulle tempie e sulla fronte; nel colore violaceo delle labbra; e, soprattutto, negli occhi rotondi, dall’espressione intensamente sbigottita.”

“Cecilia stava nella sua famiglia allo stesso modo che una sonnambula tra i mobili della propria casa, ossia escludendola dalla propria coscienza.”

“Cecilia, nel caso fosse costretta a mentire, lo faceva costruendo l’edificio della menzogna con il materiale della verità.”

“Indiretto e astratto per sua natura, il telefono mi sembrava anzi, ormai, il simbolo stesso della mia situazione: un mezzo di comunicazione che mi impediva di comunicare; uno strumento di controllo che non permetteva di sapere niente di preciso; una macchina automatica e di uso facilissimo che, però, si rivelava quasi sempre infida e capricciosa.”

“Ma poiché cominciai a spiare anch’io, scoprii un fatto molto semplice che non avevo preveduto; ed era che un conto è spiare per mestiere come gli agenti, o per oziosa curiosità come le donnicciole e i monelli e un altro spiare, com’era il mio caso, per uno scopo preciso che ci riguardi direttamente.”

“Il tempo di Cecilia e del suo amante non era il mio. Il loro era il tempo calmo, sicuro, regolare dell’amore; il mio quello rabbioso e ineguale della gelosia.”

“Comunque, non ricordo di avere mai amato Cecilia con tanta violenza come in quei giorni in cui la spiavo e sospettavo che mi tradisse.”

“Naturalmente, subito dopo l’amplesso, mi accorgevo di non averla posseduta. Ma era troppo tardi: Cecilia se ne andava e io sapevo che il giorno dopo tutto sarebbe ricominciato: l’inutile sorveglianza, il possesso impossibile, la finale delusione.”

“…sorvegliare non è una cosa che vada fatta da chi è direttamente interessato ai risultati della sorveglianza.”

“…era un poco quello che è uno specchio per un malato: una testimonianza irrefragabile dei progressi della malattia.”

“Tutto si può prevedere, fuorché il sentimento che ci potrà ispirare ciò che prevediamo. Si può, per esempio, certamente prevedere che da sotto una roccia sbuchi un serpente; ma sarà difficile prevedere la qualità e intensità della paura che ci ispirerà la vista del rettile.”

“Ricordavo tutte le volte che avevo dato del denaro a delle prostitute e mi dicevo che se Cecilia era davvero venale, alla fine avrei provato per lei lo stesso sentimento che provavo per quelle donne dopo che le avevo pagate: un senso di possesso scontato e sovrabbondante, di riduzione della persona che aveva ricevuto il denaro ad oggetto inanimato, di svalutazione completa dovuta, appunto, alla valutazione mercenaria.”

“Sì, preferivo sapere Cecilia mercenaria piuttosto che misteriosa; poiché saperla mercenaria mi avrebbe dato un senso di possesso che il mistero mi negava.”

“…passato e futuro per lei non esistevano; soltanto il presente più immediato, anzi, addirittura il momento che fuggiva, le pareva degno di considerazione.”

“…la contraddizione costituisce il fondo mobile e imprevedibile dell’animo umano.”

“Mi venne in mente, ad un tratto, che quel prete indiscreto aveva voluto fare, in fondo, la stessa cosa che io avevo tentato tante volte: afferrare Cecilia, chiuderla in un peccato, inchiodarla ad un giudizio.”

“Sì, pensai, il denaro si era fatto, in questa folla, sangue e carne; guadagnato col lavoro onesto e fortunato oppure rubato con la furberia e la prepotenza, esso produceva sempre lo stesso risultato: una volgarità disumana riconoscibile così nelle più pasciute grassezze come nelle magrezze più rinsecchite.”

“E come per tutti i personaggi che gremivano i salotti della villa, anche per mia madre si poteva giurare che dietro lo scintillio di vetro dei suoi occhi azzurri, la vistosità dei suoi massicci gioielli, la nevrosità della sua magrezza, l’artificio eccessivo del suo belletto e la sgradevolezza della sua voce, ci fosse il conformismo del denaro proprio alla società di cui lei faceva parte piuttosto che l’originalità di una esperienza solitaria.”

“L’umanità si divide in due grandi categorie: coloro che di fronte ad una difficoltà insormontabile provano l’impulso di uccidere e coloro che invece provano l’impulso di uccidersi.”

 

L’arte della gioia – Goliarda Sapienza

“Ed eccovi me a quattro, cinque anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono né alberi né case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno.”

“Mi trovo ora nel buio della stanza dove si dormiva, si mangiava pane e olive, pane e cipolla. Si cucinava solo la domenica. Mia madre con gli occhi dilatati dal silenzio cuce in un cantone. Non parla mai, mia madre. O urla, o tace.”

“E dai cu stu mari! Cocciuta sei! Cento volte te lo spiegai, cento volte! Il mare è una distesa d’acqua fonda come l’acqua del pozzo che sta fra il nostro podere e quella catapecchia che è la vostra casa. Solo che è blu, e che per quanto giri l’occhi non puoi vedere dove finisce.”

“Che belli i nomi dei fiori: gerani, ortensie, gelsomino, che suoni meravigliosi!”

“Eh, la giovinezza, che cosa bella e raggiante che è!”

“Ieri sera, al tramonto, mi venga un colpo se non dico la verità, sembrava una rosa pallida indorata dal sole. E se fossi un’ape non avrei altro desiderio che di posarmi sul bocciolo di rosa che sono le tue labbruzze.”

“Una volta fui a Catania, una grande città che sta lontano, molto lontano da qui, giù vicino al mare. In questa città c’era – chissà se c’è ancora, io parlo di tanti anni fa – un giardino sterminato che chiamavano Villa Bellini.”

“Come si dice a Catania, sant’Agata prima l’hanno rubata e poi l’hanno incancellata…”

“La farsa, se si ride troppo, finisce sempre in grande amarezza.”

“Aprile lusinga col suo falso calore. T’accarezza con mani sicure, ma è pronto ad abbandonarti al veleno dell’umido appena l’ombra cala.”

“Allora il dolore, l’umiliazione, la paura non erano, come dicevano, una fonte di purificazione e beatitudine. Erano ladri viscidi che di notte, approfittando del sonno, scivolavano al capezzale per rubarti la gioia di essere viva.”

“Stanca la vista della giovinezza.”

“Lei era di Palermo, e ne era molto orgogliosa. Odiava Catania: catanisi soldu fausu, diceva sempre. E io mi divertivo a sfruculiarla.”

“Noi siamo di Catania. Là il Monte dà la vita con la neve e la morte con la lava.”

“Così, per la prima volta in vita mia, fui amata amando, come dice la romanza. Cosa così rara che ancora adesso ricordo la sensazione di leggerezza che mi faceva aprire gli occhi al mattino, sicura della nuova avventura che sarebbe nata da lei e me abbracciate.”

“Se vuoi saperlo: qua a Dio ci crediamo, ma ai preti e alle monache poco, molto poco.”

“Io le insegnerò a trattare con quei ladri di avvocati e notai…”

“C’era sempre qualche causa in corso. Il codice civile, la principessa me lo aveva dato dicendomi: – Guardatelo, è l’unico modo per non farsi rubare troppo da avvocati, sensali e notai.”

“Io povera sono, vero Mimmo? Povera, e devo farmi forte col leggere e studiare, cercando in me e negli altri la chiave per non soccombere. Ce ne erano stati tanti che, nati poveri, si erano salvati con l’ingegno e la forza che dà il sapere… Lì, davanti a me, in fila nell’immensa libreria, mostravano il loro nome luccicante sul dorso bruno e oro di quei volumi.”

“Col tempo scoprii che non solo quando cantavo o gli raccontavo le fiabe Ippolito era felice, ma anche quando leggevo ad alta voce (forse perchè sillabavo le parole). Lui ascoltava incantato e io imparavo di più.”

“Beatrice cara, perchè non cerchi di pensare anche ai lati positivi di quello che accade? Niente è completamente negativo nella vita.”

“Mai rifiutarsi di vedere i lati sgradevoli della vita; non conoscendoli la realtà li ingigantisce nella fantasia trasformandoli in incubi incontrollabili.”

“La paura e l’umiliazione sono il seme dell’odio e dell’inimicizia. E anche l’invidia, così era scritto.”

“Scusami, picciridda, di sta fretta, è che da tanto ti volevo e tu proprio niente sai fare. Piano piano, col tempo, t’insegno a venire anche a te. Niente vi insegnano le vostre madri, e tocca all’uomo poi…”

“…e non solo il mare Modesta: i negozi, il mercato, guarda quanto è grande Catania bella…”

“Ormai cominciavo a conoscere la belva-uomo e sapevo che a noi appare pazzia ogni volontà negli altri a noi contraria, e ragionevolezza quello che ci è favorevole e ci lascia comodi nel nostro modo di pensare.”

“Sì, doveva spingerlo a uscire quell’estraneo già forte di una sua volontà di vita autonoma. Lo sentiva che era deciso a vivere a costo di uccidere. E con un’ultima spinta, che dalle spalle la percosse fino a tagliare con un colpo secco il bassoventre, le cosce lo sentì cadere da sè con un tonfo muto, nel vuoto.
No. L’avevano afferrato. Mani lo alzavano, lo sbattevano contro il chiarore lattiginoso della finestra. Doveva essere l’alba, gli uccelli urlavano. Sempre all’alba urlano gli uccelli. E anche lì, sbattuto tra quelle mani, grida uscivano da quella parte mutilata del suo corpo affaticato.
Perché gridava così? Piangeva per la sua vita conquistata, o perché nel segreto di quell’atto carnale, quell’essere sapeva di aver quasi ucciso per la sua vita? Solo il mio corpo e il suo sapevano il significato segreto di quella lotta mortale e senza ostilità: ognuno per la propria vita.”

“Non ero vecchia. Ero solo uscita dalla primwa giovinezza e avevo già un passato. Quella stanchezza non era che la nostalgia per qualcosa che s’è avuto e si pensa che non tornerà più.”

“Catania! Catania! Guarda quanto è bella Modesta, guarda! E anche tu, Ediprando, guarda la tua città.”

“A che cosa si era sacrificata? Al dovere di un nome da tenere alto nella considerazione degli altri o ai propri occhi?”

“Avevano spalancato i battenti del Banco di Sicilia, ed ecco il primo impiegato attraversare la strada. Non era un piccolo impiegato, lo si vedeva dal taglio perfetto del vestito scuro e dal bastone agile e lucido. Quell’uomo aveva sicuramente lo stesso sguardo fisso e duro dell’avvocato Santangelo e si preparava alla sua giornata di superiore, lieto di dare ordini e umiliare. No, non sarei diventata l’impiegata del mio patrimonio.”

“Imparai a leggere i libri in un altro modo. man mano che incontravo una certa parola, un certo aggettivo, li tiravo fuori dal loro contesto e li analizzavo per vedere se si potevano usare nel mio contesto.”

“Ma perché non si può essere felici sempre? Perché c’è sempre qualcosa che intralcia la nostra felicità?”

“Bisogna rapidamente allontanarsi da qualsiasi luogo dove la consuetudine ha ucciso l’obiettività.”

“L’amore non è un miracolo, Carlo, è un’arte, un mestiere, un esercizio della mente e dei sensi come un altro.”

“E ora che la sua vita in onde sale fra la mia lingua e il palato, non lo posso lasciare e vengo con lui succhiando quel seme sconosciuto che dal profondo del suo essere viene a dissetare la bocca bruciata dall’arsura. Sapore aspro e dolce, resina d’albero, o quagliato latte d’uomo nato anche lui per allattare.”

“Soldi s’hanno a dare, certo, perché questo Mussolini è l’unico che l’ordine ci può assicurare – un vero Crispi è, giuraddio! – ma non l’anima… Ai giovani con arte fina s’è rivolto, e le loro fantasie ha infiammato contro i vecchi. Astuto è stato, perché da quando mondo è mondo i giovani fanno presto a prendere fuoco. Eh! date a un caruso un Orlando e un Rinaldo, fatelo sognare con parole nuove e divise nuove, fategli credere che sarà padrone, e schiavo ti diventa senza saperlo.”

“Facile è prendersi il lusso di fare l’agnello, quando la natura t’ha accordato il favore di nascere lupo.”

“Eh, tante cose si possono insegnare: andare a cavallo, fare all’amore, ma la propria esperienza a nessuno si può dare. Ognuno la propria, con gli anni, si deve fare, sbagliando e fermandosi, tornando indietro e ricominciando il cammino.”

“L’amore suca, come vetro fa diventare!”

“Chi muore ha torto, solo chi vive ha ragione.”

“Grida Mattia levandosi in piedi. Il suo corpo nudo nello specchio dell’alba stupisce le mie pupille. Non devo fissare la bellezza di quelle membra. Nei moti della sua schiena compatta, scorza d’albero giovane, scruto un futuro a me estraneo. E anche se il desiderio di chiamarlo e stringerlo a me è forte, chiudo gli occhi: non devo lasciare che la sua immagine si insinui nel mio essere.”

“Ho voglia di uscire, correre in quel sole gioioso che ripete: sei libera. Dolcezza di non aspettare più, di non dipendere più da un’altra volontà. Nessuno mi toglierà più questa dolcezza.”

“Le cose non dette marciscono dentro di noi.”

“Mi perdo nei tuoi occhi, non mi cacciare… hai nello sguardo come un vento che trascina.”

“Cancia la vita quannu u padri mori.”

“Forse non eravamo che pesci smorti in un acquario.”

“La guerra si sposta lenta, ma tutto cancella, tutto fa deserto: case, colture, sentimenti.”

“A volte sta vita mi pare tutta un’attesa in una trincea melmosa.”

“Si dice che se una femmina per prima ti nasce, altri due o tre ne chiama. E per avere un maschio s’ha da penare.”

“Capisco il tuo sorriso, Carlo, i morti non vogliono che si muoia con loro, ma che li si tenga in vita, nei pensieri, nella voce, nei gesti.”

“Chiunque abbia avuto l’avventura di doppiare il capo dei trent’anni, sa quanto sia stato fativoso, aspro ed eccitante scalare il monte che dalle pendici dell’infanzia sale sino alla cima della giovinezza, e quanto rapido, una cascata d’acqua, un volo geometrico d’ali nella luce, pochi attimi e… ieri avevo le guance integre dei vent’anni, oggi – in una notte? – le tre dita del tempi mi hanno sfiorato, preavviso del breve spazio che resta e del traguardo ultimo che inesorabile attende… Primo, menzognero terrore dei trent’anni.”

“I tempi cambiano e s’ha da essere cauti: osservarli e vedere come s’ha da agire.”

“Ci sono città ricche di ogni ben di Dio, porti grandi dove piroscafi vanno e vengono carichi di tesori. Ma dietro la facciata ben pitturata di palazzi sontuosi, le stesse strade contorte in spasimi di fame, la stessa misera litania di povertà e costrizione, solo appena appena più nascosta e più rassegnata.”

“Quannu dai gioia ai bambini, loro subito te la ridanno centuplicata.”

“E’ l’ambiente che fa l’uomo.”

“Oh, Modesta, mi insegni ad essere felice! Perchè lei ha scelto di essere felice.”

“I morti hanno torto se dopo la loro morte non c’è qualcuno che li difenda.”

“Non c’è niente da fare, come diceva mia madre, ogni dieci anni bisogna rileggere i libri che ci hanno formato se si vuol venire a capo di qualcosa.”

“Ritenersi indispensabili a degli esseri umani giovani, senza difesa, solo perché li nutri è il paternalismo più atroce.”

“Quando si ama è sempre la prima volta.”

“La corda dell’amore oscilla sempre legata fra l’albero dell’ansia e l’albero della paura. Come la vita, ha in sé il ricordo costante della morte da sconfiggere, e non questo vuoto verso di te che m’ha preso ora.”

“Le parole nutrono, e come il cibo vanno scelte bene prima di ingoiarle.”

“Perché non si può essere felici sempre?”

“Un buon avvocato sa quando la causa è perduta.”

“A volte, a me mediterraneo d’origine, è sembrato scorgere la fonte di questa nostalgia nell’assenza del mare: il mare come liberà, giovinezza, possibilità d’avventura.”

“C’è un limite preciso nell’aiutare gli altri. Oltre quel limite, a molti invisibile, non c’è che volontà di imporre il proprio modo d’essere.”

“La bontà, la non cattiveria è un lusso. I poveri, io sono stata povera e lo so, i poveri non hanno il tempo per essere buoni.”

“Ma per chi vive, ieri è solo servito come concime per questo oggi nuovo, tangibile, pieno di sole.”

“Stella mia, nella nostra epoca si parlava piano a tavola, le candele non facevano rumore, era come una mite luce rispettosa del pasto… Le lampadine scricchiolano nel cervello, la radio suona dall’altra parte del salone, dimenticata, il telefono squilla: forse altri invitati… Un aereo romba basso, da qualche notte quell’aereo fantasma puntuale gira intorno alla casa e loro non lo sentono. O sto invecchiando? Come comincia la vecchiaia? Con graffiature di punti acuminati nella testa?”

“Saltare o lasciarsi andare e dimenticare? Ecco il senso nascosto della parola vecchiaia: un disertare la vita che dà conforto, un lasciare il campo spazzato, mitragliato dal fuoco di voci giovani, di giovani emozioni. Il giovane ti ricorda che devi invecchiare, forse desidera la tua vecchiaia e forse anche la tua morte, e tu ti trovi a dirti: stancano, parola sciocca che nasconde invidia e paura. E la paura ti spinge a farti vecchia, incutere loro soggezione col fuoco della saggezza. E con la soggezione ricacciarli indietro: fuoco contro fuoco come in guerra.”

“Teorie di uccelli di ferro stanno solcando il cielo ignorando il misero quadrato di terra in mezzo al mare. Dove vanno a vomitare il loro fiato di morte? Certo in posti più attraenti, pieni di gente e di vita.”

“Può una gioia trapassarti come un fulmine e squarciarti il corpo? Inchiodata da quella gioia non faccio in tempo a vederlo e svengo fra le sue braccia.”

“Lo vedete come fa la mia mamma bambina? Manco le parlo ca già gira l’occhi scappannu pi banni e banni. Ma unni va? Ccà vicinu a mia hai a stari: madre mi sei e miniera mia!”

“…all’usciere che soddisfatto del suo misero potere mi fa entrare con inchini borbonici…”

“Il caffè, si sa, per noi che ne siamo stati privati per tanti anni è ancora un prodigio e colma il vuoto di smarrimento.”

“E’ incredibile ma non finirò mai di stupirmi davanti a un piccolo rubinetto che giri senza sforzo con due dita e puoi avere fiumi d’acqua calda a disposizione. Lo sai che un tempo si doveva scaldare l’acqua e riempire delle vasche piccole piccole? Sempre che l’acqua ci fosse! Che tempi orrendi, Prando! Puzza di sudore, cimici e pruriti.”

“Ora qui nell’isola grande con questi americani siamo pieni di sigarette… fa sognare la sigaretta e tiene compagnia.”

“Farsi e disfarsi delle abitudini, così si deve campare.”

“Il giovane serve, produce, sgrava i figli, fa la guerra prima di avere coscienza di se stesso. Ma a quarant’anni, a cinquanta, l’essere umano – se non è perito nella guerra sociale continua – diventa pericoloso, si pone dubbi, richiede libertà, riposo, gioia. Anche la parola vecchiaia mente, Modesta, è stata rimpinzata di fantasmi paurosi come la parola morte per farti stare calma, ossequiosa di tutte le leggi costituite. Chi sa cos’è la vecchiaia? Quando comincia? Al tempo di Stendhal una donna a trent’anni era vecchia. Io a trent’anni ho appena cominciato a capire e a vivere. Chi ha osato varcare la soglia di quella parola senza ascoltare pregiudizi, luoghi comuni? Forse più di quanti immagini se puoi incontrare nei cantoni visi sereni, sguardi calmi e sapienti. Ma nessuno ha osato mai parlare per timore – sempre l’eterno timore – di rovesciare i falsi equilibri stabiliti.”

“E’ ora di muoversi, di lottare con tutti i muscoli e i pensieri in quella partita a scacchi con la Certa che attende. E ogni anno rubato, vinto, ogni ora strappata alla maschera del tempo, si fa eterna in quella partita finale.”

“Come ridire quel pomeriggio d’estate sdraiata sullo scoglio, sfiorata dalle ultime carezze del sole che cala? come ridire la gioia di quella scoperta? come raccontarla agli altri? come comunicare la felicità di ogni atto semplice, di ogni passo, di ogni incontro nuovo… di visi, libri, tramonti e albe e pomeriggi domenicali sulle spiagge assolate?”

“Vecchio, mi chiami, e hai ragione. Perché mi hai messo al mondo se sapevi che dovevo diventare vecchio?”

“Dovevo scegliere te e cacciare la vita?”

“Sempre quando finisce una festa, uno spettacolo, ci si sente soli, qualcosa se ne va lasciando dentro tante piccole morti, piccole perle gelide e rosate come queste che porti al collo, Bambù.”

“Che vale fare esperienze se non si torna poi a raccontarle nella piazza del tuo paese, al bar, agli amici?”

“La lontananza insegna. Solo quello che s’è perduto si comprende fino in fondo.”

“Hitler fu tradito ma il suo sogno si avvererà: un’Europa unita con a capo il genio germanico.”

“La scoperta della poesia! Ecco cosa doveva fare: tornare nella sua stanza e riprendere a leggere. Voci nuove la chiamavano dalle copertine: Kerouac, Burroughs e quell’altro…”

“No, non rimpiango niente del passato, ma da tempo ho capito anche la menzogna che si maschera sotto la parola progresso, e mi consolo andando in giro a fotografare le cose che presto spariranno…. Le ultime trattorie di Roma, le ultime bettole… ho centinaia di fotografie della Civita… Hanno demolito vicolo per vicolo, casa per casa.”

“Tu sei uomo, Marco, e non sai nel tuo corpo, o sapevi e poi nella fretta di agire hai dimenticato, le metamorfosi della materia e tremi un pò a questa parola. Ma se ti stringi a me, io, donna, ti aiuterò a ricordare e a non temere quel che deve mutare per continuare a essere vivo.”

“…il silenzio bianco delle tonnare abbandonate, esiliate dal mare e dagli uomini ma sempre percorse dai fantasmi dei tonni che lì sostano a ricercare il perché della loro vita e della loro morte, le correnti eterne dei mari che intorno all’isola s’incontrano e ora la serrano, ora la liberano, mutando sempre d’intensità e colore…”

“No, non si può comunicare a nessuno questa gioia piena dell’eccitazione vitale di sfidare il tempo in due, d’essere compagni nel dilatarlo, vivendolo il più intensamente possibile prima che scatti l’ora dell’ultima avventura.”

“Racconta, Modesta, racconta.”

La fabbrica del consenso – Noam Chomsky

“In questo libro ci proponiamo di delineare un “modello di propaganda” e di applicarlo all’attività dei mass media operanti negli Stati Uniti. Questo proposito rispecchia la nostra convinzione, frutto di molti anni di studio del funzionamento dei media, che da un lato essi servono a mobilitare l’appoggio della gente agli interessi particolari che dominano lo stato e l’attività privata, e dall’altro che spesso il modo migliore per comprendere, a volte con chiarezza cristallina e in profondità, le loro scelte, le loro enfasi e le loro omissioni è quello di analizzarli in questi termini.”

“I mass media come sistema assolvono la funzione di comunicare messaggi e simboli alla popolazione. Il loro compito è di divertire, intrattenere e informare, ma nel contempo di inculcare negli individui valori, credenze e codici di comportamento atti a integrarli nelle strutture istituzionali della società di cui fanno. In un mondo caratterizzato dalla concentrazione della ricchezza e da forti conflitti di classe, per conseguire questo obiettivo occorre una propaganda sistematica.”

“Con la pubblicità, il libero mercato non produce più un sistema neutrale in cui a decidere sia la scelta dell’acquirente finale. Sono le scelte degli inserzionisti a incidere sulla sopravvivenza e sulla prosperità dei media.”

“Un movimento di massa che non possa contare sul sostegno di nessuna testata di rilievo e che, anzi, venga fatto oggetto di veri e propri atti di ostilità da parte della stampa, vedrà per ciò stesso largamente compromesse le proprie capacità di azione e si troverà a combattere in condizioni di palese inferiorità.”

“Un sistema di propaganda, in coerenza con le proprie finalità, presenterà le persone perseguitate dai propri nemici come meritevoli di considerazione e quelle trattate con crudeltà uguale o superiore dal proprio governo o dai suoi alleati come vittime non meritevoli di considerazione.”

“Mentre i servizi concernenti la vittima meritevole sono ricchi di dettagli cruenti e danno voce all’indignazione e all’invocazione della giustizia, quelli relativi a vittime non considerate meritevoli di particolare attenzione hanno un tono pacato e sembrano fatti apposta per spegnere le emozioni ed evocare amare considerazioni filosofiche sull’onnipresenza della brutalità e sul carattere intrinsecamente tragico della vita umana.”

“Il modello della propaganda prevede che i mass media sostengano e favoriscano il punto di vista e il programma dello Stato. Comunque stiano effettivamente le cose, quindi, le elezioni favorite verranno presentate come uno strumento di legittimazione, mentre quelle osteggiate saranno giudicate insignificanti, farsesche e prive di legittimità.”

“Quando i fatti sono troppo schiaccianti per poter essere contestati, la strategia migliore è di ignorarli.”

“Noi non accettiamo la tesi che la libertà di stampa debba essere tutelata per la sua utilità, ossia in quanto strumento per conseguire scopi superiori; al contrario, essa è un valore in sé.”

“Nei media, come in altre istituzioni importanti, coloro che non mostrano di condividere i valori e i punti di vista richiesti saranno considerati irresponsabili, ideologici o comunque persone devianti e tenderanno a esserne esclusi.”

Mi è nato un papà – Alessandro Volta

“Che cos’è la paternità? Non è facile rispondere. E’ senz’altro più semplice definire la maternità, perché una donna con il pancione è qualcosa di speciale, e ancora più speciale è una mamma che abbraccia il suo piccolino e gli offre il seno.”

“Ha un sorriso nuovo, più intimo e soddisfatto del solito, la luce degli occhi è come quella dell’alba di questa mattina.”

“Questa giornata è davvero speciale e la luce dell’alba non ha smentito le mie aspettative, però non pensavo a qualcosa di così grande. Da oggi la nostra vita prende una strada nuova.”

“Nascere e venire al mondo è esperienza di ogni essere vivente ed è nell’ordine naturale delle cose, eppure percepiamo questo evento come straordinario e unico, come se al mondo non fosse ancora mai avvenuto.”

“Uscendo da casa, guardo verso le colline e penso: Sarò padre.”

“Sicuramente chi possiede un carattere triste e insoddisfatto non può sostenere una mamma in gravidanza né aiutare un bambino a nascere.”

“Ancora non possiamo dare un nome al nostro piccolino, ma lo sentiamo già parte della famiglia: nonostante sia lungo soltanto pochi millimetri, riesce già a concentrare su di sé tutte le nostre attenzioni e tutte le nostre speranze.”

“L’ecografia rischia di violare questo segreto, lasciamola ai tecnici e non mostriamola ai quattro venti.”

“Il nome è già un segno d’identità. Il nome è il primo elemento simbolico che ti viene attribuito all’arrivo in questo mondo. Il nome ti rende una persona e tu acquisti già un significato.”

“L’unico dubbio è: ne sarò capace? Basteranno un pò di intuito e di buon senso? Sono cose da femmine o anche un maschio può cimentarsi ad accudire un frugoletto di pochi giorni? Tengo per me queste domande, consapevole che fra poche settimane le risposte arriveranno da sole…”

“E’ così: si nasce quando si è pronti. Come sopra a un trampolino ci si concentra per il tuffo e si scatta quando il momento è quello giusto.”

“E’ una forza misteriosa e inusuale quella che vedo nel suo viso; non posso prendere su di me questo suo dolore, ma posso trasmetterle coraggio e determinazione. la sua mano che stringe la mia mi comunica che lei ha bisogno di me, che ha bisogno di non sentirsi sola per non perdersi.”

“Non lo sapevo ma la nascita è un suono, la vita stessa è musica; forse è il rumore del Big Bang della creazione del mondo che continua a farsi sentire a ogni nascita o forse è proprio la voce di Dio che Lisa produce insieme con i suoi primi respiri in questo mondo.”

“Non lo sapevo ma la nascita è un suono, la vita stessa è musica; forse è il rumore del Big Bang della creazione del mondo che continua a farsi sentire a ogni nascita o forse è proprio la voce di Dio che Lisa produce insieme con i suoi primi respiri in questo mondo.”

“Io invece mi sono sentito padre in un attimo, nel momento in cui ho tenuto in braccio Lisa ancora tutta bagnata, pochi minuti dopo il parto; senz’altro in quel momento non ero ancora un padre e ancora non stavo facendo nulla da padre, però è allora che mi sono sentito tale.”

Il quaderno di Maya – Isabel Allende

“Una settimana fa all’aeroporto di San Francisco la nonna mi abbracciò senza piangere e mi ripetè che, se avevo minimamente a cuore la mia esistenza, non dovevo mettermi in contatto con nessuno finché non avessimo avuto la certezza che i miei nemici non mi cercavano più.”

“Mi consegnò un quaderno con cento pagine perché tenessi un diario della mia vita, come avevo fatto dagli otto ai quindici anni, quando ancora il destino non mi aveva girato le spalle.”

“Scrivere è come andare in bicicletta: non lo dimentichi, per quanto passino gli anni senza fare pratica.”

“…alle pareti la mia Nini aveva appeso fotografie di bambini africani denutriti, affinché io vedessi come quelle sfortunate creature morivano di fame mentre facevo la schizzinosa con il cibo.”

“La nonna direbbe che sto dando tempo alla mia anima di arrivare a Chiloé. Ritiene che i viaggi in aereo abbiano degli inconvenienti perché l’anima viaggia più lentamente del corpo e a volte si perde per strada; è questa la ragione per cui i piloti, come mio padre, non sono mai del tutto presenti: stanno aspettando l’anima che vaga tra le nuvole.”

“E’ impossibile dimostrare un’assenza…”

“Alla mia Nini ha sempre dato fastidio l’artificio del finale felice nelle favole; è convinta che nella vita non ci siano finali, ma confini, si gironzola di qua e di là, s’inciampa e ci si perde.”

“Un astronomo ha più bisogno di immaginazione poetica che di buon senso, perché la magnifica complessità dell’universo non può essere misurata e spiegata, ma solo intuita.”

“E’ da un mese che sono su quest’isola. Non so se arriverò ad abituarmi al passo da tartaruga di Chiloé, a questa pigrizia, a questa perenne minaccia di pioggia, a questo paesaggio immutabile di acqua, nuvole e prati verdi. Tutto è uguale, tutto è pace.”

“Senza Ipod posso sentire la voce dell’isola: uccelli, vento, pioggia, crepitio di legna, ruote di carro e a volte i violini lontani del Caleuche.”

“E’ assurdo credere solamente in ciò che si può dimostrare.”

“La sofferenza ci chiama, stringiamo i denti – diceva. Un dolore così, dolore dell’anima, non si elimina con medicine, terapie o vacanze; un dolore così lo si soffre, semplicemente, fino in fondo, senza attenuanti, come è giusto che sia.”

“Passa per tonto perché parla il minimo indispensabile, ma è molto sveglio: si è reso conto in fretta che a nessuno importa quello che dicono gli altri, e per questo non dice niente.”

“Prima di andare a letto prendo un bicchiere di latte tiepido con miele e cannella, la pozione magica che mi dava il mio Popo quando ero bambina, e l’infusione tranquillizzante di Eduvigis: tiglio, sambuco, menta e violetta, ma qualsiasi cosa faccia, anche se vado a letto il più tardi possibile e leggo fino a quando mi cadono le palpebre, non riesco a ingannare l’insonnia, è implacabile.”

“Come diceva il mio Popo, la vita è un arazzo e si ricama giorno dopo giorno con fili di molti colori, alcuni grossi e scuri, altri sottili e luminosi, tutti i fili servono. Le cretinate che ho fatto sono già nell’arazzo, sono incancellabili, ma non devono essere un peso per tutta la mia vita. Quel che è fatto è fatto; devo guardare avanti. A Chiloè non c’è combustibile per il falò della disperazione. In questa casa di cipresso, il cuore si tranquillizza.”

“Libertà, finalmente. Mi sarei potuta reintegrare nel mondo degli esseri normali, saziarmi di musica, film e libri proibiti, aprire un profilo su Facebook, l’ultima moda nelle reti sociali, come tutti  nel collegio desideravamo.”

“Lasciammo i piatti quasi intatti, ma ci bevemmo due bottiglie di Quintessa, riserva 2005, che costarono una fortuna ed ebbero il merito di ammorbidire le asperità.”

“Mi attiravano il rumore, le luci, i colori, lo sperpero degli hotel e dei casinò, al tensione dei giocatori alle slot machine e ai tavoli verdi, il rumore delle fiches, i cocktail coronati da orchidee e ombrellini di carta.”

“Ha viaggiato con l’obiettivo di imparare e ciò lo salva dall’essere un turista qualunque.”

“C’è grandezza e dignità nella tragedia, per questo è fonte d’ispirazione, ma io non voglio una tragedia, per quanto immortale possa essere, voglio una felicità senza clamore, intima e molto discreta, per non provocare la gelosia delle divinità, sempre così vendicative.”

“Il mio Popo diceva che l’amore ci fa diventare buoni. Non importa chi amiamo e non importa nemmeno essere corrisposti o che la relazione sia stabile. E’ sufficiente l’esperienza di amare: è questa che ci trasforma.”

“Credo che dovrò stare lontana dall’alcol per sempre; è più difficile resistere all’alcol che alle droghe, perché è legale, è disponibile e te lo offrono da tutte la parti.”

“Qualcuno lasciava cadere delle monete ma nessuno mi parlava; la povertà di oggi è come la lebbra di una volta: è ripugnante e fa paura.”

“La persona che sono ora è il risultato delle mie esperienze precedenti, compresi gli errori più estremi.”

“Come mi spiegava, veniamo al mondo con in mano certe carte e facciamo il nostro gioco; con carte simili c’è chi può sprofondare e chi riesce a superare sè stesso. E’ la legge della compensazione, Maya. Se il tuo destino è di nascere cieca, non sei obbligata a sederti sotto il metrò a suonare il flauto; puoi sviluppare l’olfatto e diventare sommelier.”

“Le cose negative del passato sono lezioni per il futuro e la cosa peggiore che mi è capitata, la morte del mio Popo, voglio ricordarla per sempre.”

“In cielo ormai sono tutti su Facebook, figlia mia.”

“I cileni sono prudenti, hanno paura di offendere o di esprimere un’opinione schietta, il linguaggio è una danza di eufemismi, l’abitudine alla cautela è radicata e sotto la superficie cova molto risentimento ce nessuno vuole riportare alla luce; sembra quasi che tutti condividano una sorta di imbarazzo collettivo, alcuni perché patirono la situazione, altri perchè rimasero, alcuni perché persero i propri familiari, altri perché fecero finta di non vedere.”

“E’ meglio chiedere scusa che chiedere permesso.”

“Si chiama mal d’amore, che secondo manuel Arias è la tragedia più banale della storia dell’umanità, ma quando la vivi capisci quanto faccia soffrire.”

Il veleno dell’oleandro – Simonetta Agnello Hornby

“Il doppio corteo funebre si snoda lungo le strade di Pezzino e rallenta davanti alla chiesa del Purgatorio. Lì, quarant’anni fa, sono state celebrate le tue nozze con Tommaso, nella stessa chiesa in cui lui aveva sposato tua sorella Mariangela.”

“Ecco come mi è finita. I miei parenti pensano agli affari loro. Le mie cose. Tu le conosci, come conosci me. Scelte con cura, conservate con amore. Che faranno delle mie cose? Non lo sanno. Non ci pensano. Invece i tuoi parenti ci hanno pensato eccome, si sono già divisi quello che era tuo, ognuno ha indicato cosa voleva. Ma non ne sono soddisfatti: già rimpiangono di non aver preso altro, e di più… Si scanneranno tra loro.”

“Guardo a sinistra l’immenso cono schiacciato della Muntagna, come nonna Mara, nata a Zafferana, chiamava l’Etna: genio benefico degli abitanti della zona, la Muntagna è attenta a deviare la colata di lava dai paesi a lei devoti, premurosa nell’avvertire con i brontolii delle budella e prodiga di raccolti abbondanti.”

“Il velivolo si stacca da terra. Un sospiro. Bagnata da un mare blu cobalto, Catania è bella e nera, dall’alto. La costa rigogliosa è ricca di agrumeti in fiore. Il fogliame verde brilla sotto i raggi impietosi del sole; presto vi si poserà la patina di polvere portata dalla calura estiva.”

“La terribile solitudine di una madre che non osa chiamare.”

“I figli si creano per piacere e con egoismo; si allevano per necessità.”

“I bambini non amati avvizziscono nell’animo e nella carne.”

“La grande beffa della vita è proprio questa: i genitori continuano a essere il sostegno dei figli, ma alla fine muoiono soli come sono nati.”

“Mi ero svegliata presto, dopo un sonno di piombo ma senza ristoro. Era come se le preoccupazioni della sera precedente avessero attinto al riposo notturno per rinvigorirsi.”

“Eravamo lì come in una fotografia sfocata, in attesa che gli eventi ci dicessero chi eravamo veramente.”

“Non ci si abitua mai ad avere i figli lontani, anzi, con il passare degli anni diventa peggio.”

“I piccoli gesti dell’amore. Dovunque li ho cercati, quei gesti, dovunque ho aspettato di vedere il lume acceso di mia madre, ad accogliermi.”

“Può essere di grande conforto, la vanità.”

“Mia madre mi insegnò a crearmi una felicità che nessuno potesse distruggere: i pensieri del cassetto del cuore, pronti a essere tirati fuori per confortarmi: pensa alle cose belle e interessanti che hai visto ieri e avant’ieri, e ricorda. Se non te ne vengono, guardati intorno e cerca una cosa che ti fa sorridere.”

“Lei possedeva delle cusuzze che le davano felicità.”

“Sapere, conoscere, condividere, questo mancava a tutti noi.”

“Era l’imbrunire. Bevevamo un passito freddo in giardino. C’era già la luna, pallidissima. Faceva caldo. (…) Gustavamo il passito di Pantelleria.”

“Tu sola mi portavi la felicità. L’amore quotidiano, semplice, completo.”

“Io imparavo da lei, e lei da me. Avevamo gli stessi gusti, ridevamo delle stesse cose, leggevamo gli stessi libri, mangiavamo, cucinavamo. E lavoravamo insieme nel nostro adorato giardino.”

“Passavamo le ore in cucina. Ci divertivamo a preparare la salsa di pomodoro, le marmellate e la cotognata – bottiglie di vetro, vasi da sterilizzare, le formine decorate in terracotta smaltata.
Ci si ama bene, cucinando.”

“Non si capisce mai come si arriva a essere ciò che si è.”

La mia Africa – Karen Blixen

“In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong. A un centocinquanta chilometri più a nord su quegli altipiani passava l’equatore; eravamo a milleottocento metri sul livello del mare. Di giorno si sentiva di essere in alto, vicino al sole, ma i mattini, come la sera, erano limpidi e calmi, e di notte faceva freddo.”

“Il respiro del panorama era immenso.”

“Non esiste vita, per noi, senza una città; anche se ne pensiamo più male che bene, attira per forza i nostri pensieri, per una specie di legge di gravità. L’alone luminoso che, da certi punti della fattoria, si vedeva sovrastare Nairobi, la notte, mi ricordava le grandi città d’Europa facendomi fantasticare.”

“I luoghi dove ci siamo accampati restano vivi nella memoria come se ci fossimo vissuti per tanto tempo: un solco lasciato in mezzo all’erba della pianura dalle ruote del carro spicca chiaro nel ricordo come i lineamenti del viso di un amico.”

“Quando si riesce a cogliere il ritmo dell’Africa, ci si accorge che è identico in tutta la sua musica: quello che avevo imparato andando a caccia mi servì poi nei miei rapporti con gli indigeni.”

“I kikuyu sono preparati all’imprevisto e abituati all’inaspettato. In questo sono diversi dai bianchi, che di solito cercano in tutti i modi di proteggersi dall’ignoto e dagli assalti del fato. L’indigeno, invece, considera il destino un amico, perchè è nelle sue mani da sempre.”

“Quando gli africani parlano della natura di Dio ne parlano come le Mille e una Notte, o come gli ultimi capitoli del libro di Giobbe: è la stessa qualità, il suo infinito potere di immaginazione, che li colpisce.”

“Stranamente, dovunque si trovi, la Chiesa Cattolica Romana porta con sé la propria atmosfera.”

“Un anno le grandi piogge non vennero.
E’ un’esperienza tremenda, spaventosa: il coltivatore che l’ha vissuta non la dimentica.”

“Ma quando la terra rispondeva con un ruggito fertile e profondo, come una cassa armonica, e il mondo cantava intorno a noi in tutte le sue dimensioni, in alto e in basso – quella era la pioggia. Era come tornare al mare dopo tanto tempo, come l’abbraccio di un amante.”

“Cominciai, la sera, a scrivere racconti, fiabe e novelle, per non pensare più ai miei guai ma spaziare con la mente in altri paesi e in altri tempi.”

“Perché mai i kikuyu temano così poco la morte e poi si spaventino tanto al pensiero di toccare un morto, mentre i bianchi hanno paura di morire ma non di toccare un cadavere, non lo so. E’ questo un altro tratto per cui ci si accorge che la loro realtà è diversa dalla nostra.”

“Ma bruciava in lui una fiamma inestinguibile che nessuna cenere poteva nascondere. Nato da una razza di pescatori danesi, aveva fatto il marinaio per poi diventare uno dei primi pionieri dell’Africa. Chissà quale vento l’aveva portato lì.”

“La notte tropicale ha la cordialità della chiesa cattolica romana di fronte alle chiese protestanti del nord, dove è permesso entrare solo per le funzioni religiose.”

“Tornando per un breve periodo in Europa sembra strano che in città la gente viva senza tener conto delle fasi della luna e quasi senza notarle.”

“Chi di notte, dormendo, sogna, conosce un genere di felicità ignota nel mondo della veglia: una placida estasi e un riposo del cuore che sono come il miele sulla lingua.”

“La cosa più vicina al sogno, nel mondo della veglia, è la notte in una grande città, dove tutti sono sconosciuti per tutti, o la notte in Africa. Anche lì c’è libertà infinita; le cose vanno avanti per conto loro, destini si intrecciano intorno a noi, dappertutto c’è vita e movimento, ma tutto questo non ci riguarda.”

“In Africa, quando si trova un libro che ci piace, fra l’ammasso di letteratura nefasta che le povere navi sono costrette a portare fin laggiù dall’Europa, lo si legge come ogni scrittore vorrebbe si leggessero i suoi libri: pregando Dio che possa essere fino in fondo bello come al principio. L’immaginazione corre con entusiasmo su un sentiero, fresco, verde, profondo.”

“L’Africa e l’Europa hanno della giustizia due idee diverse, incompatibili fra loro. per l’africano c’è un solo modo di controbilanciare le catastrofi dell’esistenza: dare qualcosa in cambio. I moventi di un atto non contano, per lui.”

“Il passato, che era stato tanto difficile rievocare e che probabilmente, nella memoria, appariva ogni volta diverso, ora era afferrato, riconquistato, inchiodato davanti ai suoi occhi. Era diventato Storia: quel documento aveva vinto il fluttuare e l’ombra del mutamento.”

“Venivano molti visitatori, alla fattoria. Nei paesi di pionieri l’ospitalità è una necessità di vita, non solo per chi viaggia ma anche per i coloni. Un visitatore è un amico, porta notizie, buone o cattive, e nei posti solitari le notizie sono un nutrimento per le anime affamate. Un vero amico che arriva a casa tua è un messaggero celeste, reca il panis angelorum.”

“Quando , a tavola, gli riempirono il bicchiere, Emmanuelson, vuotandolo per metà, lo alzò verso la lampada e lo contemplò a lungo: pareva stesse ascoltando una musica. “Fameaux” – disse – “fameaux. E’ un Chambertin 1906″. Aveva indovinato; subito provai per lui un certo rispetto.”

“Solo i veri aristocratici e i veri proletari del mondo capiscono la tragedia. Per loro è il principio fondamentale di Dio, e la chiave – minore – dell’esistenza. In questo sono diversi dai borghesi di tutte le categorie, che non solo negano la tragedia ma sono incapaci di sopportarla; la parola stessa, per loro, significa qualcosa di tristo.”

“V’era un tratto del suo carattere per me veramente prezioso: amava sentir raccontare.”

“L’aria, in Africa, ha un significato ignoro in Europa: piena di apparizioni e miraggi, è, in un certo senso, il vero palcoscenico di ogni evento.”

“In colonia i libri hanno una funzione diversa che in Europa: essi soltanto possono soddisfare un certo aspetto della nostra vita laggiù; se sono belli ci si commuove e se son brutti ci si indigna con una foga ignota nei paesi civili.”

“Tutto ciò non può essere, pensavo, solo quell’insieme di circostanze che la gente chiama un periodo di sfortuna; deve celare un principio, un centro: se lo scopro, sono salva. Se trovo la prospettiva giusta, mi dicevo, le cose mi appariranno tutte chiare e coerenti. Devo alzarmi, conclusi, e cercare un segno.”

“Quando una donna mostra all’amica i vestiti di un figlio perduto, sa che l’altra pensa in cuor suo: Grazie a Dio non è toccato a me, e a gli occhi d’entrambe non v’è in questo nulla di strano o di innaturale.”

!A sud-ovest, scorgevo le colline del Ngong. L’onda nobile della montagna si ergeva sulla terra piatta, tutt’intorno azzurro cielo. Ma a quella distanza le quattro vette parevano insignificanti, appena distinguibili, diverse da come si vedevano alla fattoria. Il contorno della montagna veniva lentamente ammorbidito e livellato dalla mano della lontananza.”

Và, metti una sentinella – Harper Lee

“Da Atlanta, aveva guardato fuori dal finestrino del vagone ristorante con un piacere quasi fisico. Davanti al caffè della colazione, vide allontanarsi l’ultima delle colline della Georgia e comparire la terra rossa, insieme a case dal tetto di lamiera poste al centro di corti ben spazzate dove cresceva l’inevitabile verbena, cinta da copertoni pitturati di bianco. Sorrise quando vide la prima antenna televisiva sopra una casa di negri che non era mai stata verniciata; man mano che si moltiplicavano, la sua gioia crebbe.”

“Ama chi vuoi, ma sposa uno dei paesi tuoi.”

“Jean Louise si chiedeva come si sarebbe comportata quando fosse venuto anche per lei il momento di soffrire tutto il giorno.”

“Il suo gioco preferito era il golf, perché i suoi principi essenziali consistevano in una mazza, una pallina e uno stato d’animo.”

“Era quasi innamorata di lui. No, impossibile, pensò: o lo sei o non lo sei. L’amore è l’unica cosa a questo mondo che non si presta a equivoci. Ci sono diversi tipi di amore, certamente, ma in ogni caso il giudizio è netto: o sei innamorata o no.”

“…era una di quelle donne che avevano attraversato la vita senza spendersi.”

“…qualunque principio morale si fosse affermato, lo avrebbe sostenuto; era capace solo di disapprovare; era una pettegola incurabile.”

“…c’era una netta e sgradevole differenza tra uno che dipinge e un pittore, tra uno che scrive e uno scrittore.”

“Suo padre diceva che dopo aver lasciato la facoltà di Giurisprudenza occorrevano almeno cinque anni per imparare il diritto: si faceva pratica di economia per due anni, si imparava il Codice di procedura dell’Alabama per altri due, e nel quinto anno si rileggevano la Bibbia e Shakespeare. A questo punto uno era pienamente attrezzato per cavarsela in qualunque situazione.”

“Al di là di tutte le piume di struzzo, ogni donna nata su questa terra vuole un uomo forte che la conosca come un libro, che non sia soltanto il suo innamorato, ma colui che protegge Israele.”

“Si cominciava ad avere un’idea di cosa fosse il diritto solo quando veniva il momento di applicarlo.”

“Difendere un imputato è qualcosa di più che mettere sulla carta le cose che vuoi dire.”

“Lei tacque. Il tempo si fermò, girò su se stesso e prese pigramente la direzione opposta.”

“Possedeva tutti i requisiti necessari per un ragioniere iscritto all’albo: non amava la gente, era lesto con i numeri, non aveva senso dell’umorismo ed era una testa di cazzo.”

“Per nulla scosso dall’infedeltà di Herbert Jemson (dal momento che non l’aveva sentita), il signor Stone si alzò e raggiunse il pulpito con la Bibbia in mano. L’aprì e disse “il mio testo per oggi è dal XXI capitolo di Isaia, versetto 6:
Perché così mi ha detto il Signore:
Và, metti una sentinella che annunzi ciò che vede”.

“Il segreto della vita di Atticus Finch era, nella sua semplicità, profondamente complesso: dove quasi tutti gli uomini avevano dei codici e cercavano di esserne all’altezza, Atticus seguiva il suo alla lettera senza storie, senza fanfare e senza arrovellarsi in complicati esami di coscienza. La sua natura privata era la sua natura pubblica. Il suo codice era la semplice etica del Nuovo Testamento, la sua ricompensa, il rispetto e la devozione di tutti coloro che lo conoscevano.”

“non si stancava mai di giocare a palla avvelenata; non era mai troppo indaffarato per inventare storie meravigliose; non era mai troppo assorbito dai suoi problemi per ascoltare con attenzione una storia di sventure; ogni sera leggeva loro qualcosa ad alta voce fino a diventare rauco.”

“Atticus prendeva molti piccioni con una fava quando leggeva ai suoi figli, e forse avrebbe notevolmente sgomentato uno psicologo dell’età evolutiva: leggeva a Jem e Jean Louise tutto ciò su cui gli capitava di posare lo sguardo, e i bambini, crescendo, si impossessarono di un’oscura erudizione.”

“C’era stato un periodo, tanto tempo prima, in cui i soli momenti pacifici della sua esistenza erano quelli dell’intervallo tra il sonno e la veglia, quando apriva gli occhi la mattina fino a raggiungere la piena coscienza, i pochi secondi che passavano fino a quando, ormai desta, entrava nell’incubo a occhi aperti della giornata.”

“Non occuparti degli affari altrui finché non hai provveduto a sistemare i tuoi.”

“Passò due minuti di pace prima che tornassero gli incubi: nulla può uccidere il piacere della prima sigaretta del mattino di un nuovo giorno. Jean Louise soffiò cautamente il fumo nell’aria immota.”

“Il Signore non ti manda mai nulla di più doloroso di quello che puoi sopportare.”

“Non perché era il posto dov’era iniziata la tua vita. Perché era il posto dove la gente era nata e aveva continuato a nascere fino al risultato finale che eri tu, che bevevi una Coca al Jitney Jungle.”

“New York. New York? Ti dirò com’è New York. New York ha tutte le risposte. La gente va alla Young Men’s Hebrew Association, all’English-Speaking Union, alla Carnegie Hall, alla New School for Social Research, e trova le risposte.”

“Se un uomo ti dice -Questa è la verità – e tu gli credi, e scopri che quello che dice non è vero, prima resti deluso e poi ti assicuri che non tradisca mia più la tua buona fede.”

“A New York tu sei stessa. Puoi aprire le braccia e stringerti al petto tutta Manhattan in perfetta solitudine, o puoi andare all’inferno, se credi.”

“Cieca, ecco quello che sono. Non ho mai aperto gli occhi. Non ho mai pensato di guardare nel cuore della gente, la guardavo solo in faccia. Cieca come una talpa…”

“Ho bisogno di una sentinella che mi guidi e dica ciò che vede ora per ora. Ho bisogno di una sentinella che mi dica: questo è ciò che un uomo dice, ma questo è ciò che pensa., che tiri una riga nel mezzo e dica: qui c’è questa giustizia e là c’è quella giustizia, e mi faccia capire la differenza. Ho bisogno di una sentinella che vada avanti e proclami a tutti loro che ventisei anni sono troppi per dire “abbiamo scherzato”, per divertente che sia.”

“…i libri tendevano ad accatastarsi ovunque lui si sedesse.”

“Nelle sue tradizioni e nella struttura sociale il Sud era una piccola Inghilterra.”

“L’unica cosa dell’America che sembra ancora straordinaria in questo stanco mondo è che un uomo può andare fin dove lo porta il suo cervello, o può andare all’inferno, se vuole; ma non sarà così ancora per molto tempo.”

“Gli ipocriti hanno lo stesso diritto di vivere su questa terra che hanno tutti gli altri.”

“Lo studio paterno era sempre stato un rifugio, per lei. Era accogliente. Era un posto dove, se i problemi non svanivano, diventavano almeno sopportabili.”

“Ora rifletti su questo punto. Cosa succederebbe se a tutti i negri del Sud venissero improvvisamente concessi i diritti civili.”

“L’isola di ogni uomo, Jean Louise, la sentinella di ognuno di noi, è la sua coscienza. Non esiste una cosa come la coscienza collettiva.”

“Ricorda anche questo: è sempre facile voltarsi indietro e vedere com’eravamo, ieri, dieci anni fa. difficile è vedere ciò che siamo.”

“Il pregiudizio, parola sporca, e la fede, parola pulita, hanno qualcosa in comune: cominciano entrambi là dove finisce la ragione.”

Il condominio – James Graham Ballard

“Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell’immenso condominio nei tre mesi precedenti.”

“A paragone con la quieta e sgombra geometria dell’auditorium e degli studi televisivi sotto di lui, l’orizzonte sfilacciato della città assomigliava all’encefalogramma di una crisi mentale irrisolta.”

“I duemila inquilini formavano una collezione sostanzialmente omogenea di ricchi professionisti: avvocati, medici, fiscalisti, docenti universitari e pubblicitari, insieme a un piccolo gruppo di piloti d’aereo, tecnici cinematografici e terzetti di hostess che si dividevano l’appartamento.”

“Il grattacielo era un’immensa macchina progettata per servire non la collettività degli inquilini, ma il residente individuale e isolato.”

“…poco sotto la schiuma del pettegolezzo professionale si stendeva una dura cappa di rivalità personali.”

“Per quanto di malavoglia, doveva ormai riconoscere qualcosa che aveva sempre cercato di reprimere dentro di sé: che i sei mesi precedenti erano stati un periodo di litigi continui fra i suoi vicini, di scontri volgari per gli ascensori difettosi e l’aria condizionata mal funzionante, per gli inspiegabili guasti elettrici, per il rumore e le contese sugli spazi di parcheggio; in breve, riguardo alla moltitudine di piccoli difetti che gli architetti sarebbero stati specificamente tenuti a eliminare da appartamenti tanto cari.”

“Laing non cessò mai di pensare al suo condominio, un vaso di Pandora i cui mille coperchi si stavano aprendo, a uno a uno, verso l’interno.”

“Il grattacielo aveva creato una nuova tipologia sociale, una personalità fredda e antiemozionale, insensibile alle pressioni psicologiche della vita di condominio, con esigenze minimali in fatto di privacy e capace di prosperare, come una macchina di nuova generazione, nell’atmosfera neutra.”

“Erano le prime persone che riuscivano a dominare il nuovo modello di vita di fine secolo. Prosperavano proprio sul rapido coinvolgimento con gli altri, sulla totale autosufficienza di una vita che, non avendo bisogno di nulla, non poteva patire delusioni.”

“Di fatto il grattacielo si era già diviso nei tre gruppi sociali classici, la classe inferiore, la classe media, la classe superiore.”

“In un certo senso, erano le avanguardie degli agiati e colti proletari del futuro, inscatolati in quegli appartamenti carissimi con i loro arredamenti eleganti, le loro intelligenti sensibilità e nessuna possibilità di fuga.”

“La corretta tenuta da combattimento era: gessato da finanziere, ventiquattrore e Homburg.”

“Stavano invece entrando in una nuova era, quella dell’assenza di ogni struttura sociale.”

“Ogni nuovo episodio li avvicinava alla meta finale a cui tutto il grattacielo puntava, la costituzione di un regno in cui i loro impulsi più devianti fossero finalmente liberi di manifestarsi, in qualsiasi modo. A quel punto la violenza fisica sarebbe finalmente cessata.”

“C’è una sola regola nella vita – mormorò a se stesso – Finchè senti il profumo dell’aglio, va tutto bene.”

“Laing guardò il grattacielo vicino, a quattrocento metri di distanza. C’era un temporaneo guasto all’impianto elettrico e al settimo piano tutte le luci erano spente. Già si vedevano i raggi luminosi delle torce elettriche che scrutavano il buio, e gli inquilini facevano i primi, confusi tentativi di capire dove si trovavano. Laing li guardava soddisfatto, pronto a dargli il benvenuto nel loro nuovo mondo.”

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