Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Cronache di un venditore di sangue – Yu Hua

“Xu Sanguan trasportava i bachi nella fabbrica di seta della città.”

“Figlio mio… non hai mai venduto il sangue e sostieni di avere una buona salute? Mi stai prendendo in giro.”

“Sai, è la forza che vendiamo. Voi gente di città lo chiamate sangue, ma noi contadini la chiamiamo forza. Ci sono due tipi di forza, una viene dal sangue, l’altra dalla carne, e quella del sangue vale più soldi di quella della carne.”

“Nell’arco di cinque anni Xu Yulan partorì tre figli; Xu Sanguan li chiamò Felice Uno, Felice Due, Felice Tre.”

“Se nel mentre arrivava Felice Tre, vedendo il padre si metteva a piangere anche lui. Non sapeva perché il padre piangesse, né perché lui stesso piangesse. Subiva il contagi del dolore paterno, come uno che si mette a sbadigliare se vede qualcun altro sbadigliare.”

“Xu Sanguan ha già fatto il cornuto per nove anni.”

“Oggi sono membro del partito, capisci? Dalle masse non prendo nemmeno uno spillo.”

“Sei tu Xu Sanguan? Allora sei il cornuto…”

“Le situazioni si risolvono quando uno è sotto pressione. Solo quando uno si sente senza via d’uscita, trova la soluzione. Prima, o non la vedi, o se la vedi non sai se metterla in atto.”

“In futuro penserò di più a me.”

“Ora siamo nel 1958, l’anno della Comune popolare, del Grande balzo in avanti, del movimento per la produzione dell’acciaio, e che altro ancora? Al villaggio di mio nonno e del Quarto zio le terre sono state requisite. D’ora in avanti nessuno avrà più la proprietà della terra, che apparterrà tutta allo Stato, e se uno la vorrà coltivare dovrà prenderla in affitto. Al tempo del raccolto dovrà dare allo Stato uno quota di grano come tassa. Lo Stato insomma assomiglia al proprietario terriero di una volta, ma ovviamente non è un proprietario terriero, bisogna chiamarlo Comune popolare…”

“Solo quando le persone che arrivavano in città a mendicare si fecero via via più numerose, si resero conto che era realmente scoppiata la carestia.”

“Non parlate più, dite solo fame, fame, fame.”

“Dite anche che la minestra diventa sempre più liquida, e questo è vero, la ragione è che i tempi duri non sono finiti, e dureranno ancora a lungo.”

“Le figlie quando si sposano diventano parte di altre famiglie, sono come l’acqua versata.”

“Cosa teme di più una donna al mondo? Di restare vedova, di non riuscire ad andare avanti una volta rimasta sola. Non solo i soldi diminuiscono, ma la gente tratta male i figli rimasti orfani di padre. E nei periodi di tempesta non si ha una spalla su cui appoggiarsi.”

“…chi di voi oserà dire ancora che Felice Uno non è il mio vero figlio, lo prenderò a coltellate.”

“Da quando è scoppiata, oggi ho finalmente incominciato un pò a capire cos’è la Rivoluzione culturale. In sostanza, si tratta di un periodo di vendette private.”

“Dice bene il vecchio proverbio, vedere molto vuol dire sapere molto. Quest’anno sono invecchiato di dieci anni. Il cuore della gente è coperto dalla pelle, conoscere qualcuno vuol dire conoscere il suo viso, non il suo cuore.”

“Tu sei già caduta in acqua e al mondo ci sono solo io che ti voglio ancora salvare. Se venissi trascinato in acqua anch’io, non ci sarebbe nessuno a salvarti.”

“Poco fa ho detto chi odio di più, ma non ho fatto in tempo a dire chi amo di più. Colui che amo di più, naturalmente, è il nostro grande dirigente, il Presidente Mao. Subito dopo – Felice Uno guardò Xu Sanguan, – ci sei tu.
Xu Sanguan fissò lo sguardo su Felice Uno, e dopo qualche secondo presero a scendergli le lacrime.”

“In seguito, il Presidente Mao parlò. Il Presidente Mao parlava tutti i giorni. Egli disse: Bisogna combattere con le parole, non con le armi. La gente posò allora i coltelli e i bastoni.”

“Qualche giorno dopo, il Presidente Mao salì sulla tribuna di Tian’anmen, alzò la mano destra, l’agitò verso ovest e disse a milioni di studenti: I giovani istruiti devono andare in campagna per farsi rieducare dai contadini poveri e medio poveri. Ne hanno un gran bisogno.”

“Bere è divertente solo se si beve in compagnia.”

“Rimase lì a pensare a Gen Long, ad A Fang. Ricordò la prima volta che lo avevano portato a vendere il sangue, quando gli avevano insegnato che prima bisognava bere l’acqua e dopo mangiare il fegato di maiale saltato e bere cento grammi di vino di miglio… e alla fine si mise a piangere.”

“Ho vissuto quasi cinquant’anni e so cosa significa vivere. Se muoio non sarà una grande perdita. Ma mio figlio ha appena ventun anni, non ha ancora incominciato a vivere, non si è neppure sposato. Se morisse prima ancora di aver cominciato a vivere, sarebbe un vero peccato…”

“Erano undici anni che non lo vendeva, e oggi tornava a farlo, ma per se stesso, e per se stesso era la prima volta che lo vendeva. Una volta, pensò, mangiavo il fegato di maiale saltato e bevevo il vino di miglio perché avevo venduto il sangue. Oggi è il contrario, oggi vendo il sangue per mangiare il fegato di maiale saltato e bere il vino di miglio.”

“In quarant’anni, quella era la prima volta che non riusciva a vendere il sangue. In quarant’anni, ogni volta che una disgrazia aveva colpito la sua famiglia, l’aveva superata vendendo il sangue. Se nessuno lo voleva più, come avrebbero fatto in futuro a fronteggiare una nuova sventura?
Xu Sanguan scoppiò a piangere.”

“Il vostro cuore se lo sono mangiato i cani! Come potete parlare così a vostro padre! Lui ha fatto tutto per voi. Ogni volta che ha venduto il sangue, i soldi ricavati venivano spesi per voi, vi ha nutrito col suo sangue. Ricordatevi l’anno della carestia, quando mangiavamo solo minestra di granoturco e avevate le guance incavate per la fame. Vostro padre è andato a vendere il sangue per permettervi di andare a mangiare una tazza di spaghetti. Oggi ve ne siete completamente dimenticati.”

“Vedendo disposte sulla tavola di fronte a lui tre porzioni di fegato di maiale saltato, una bottiglia di vino di miglio, oltre alle due bottigliette da cento grammi di vino di miglio, Xu Sanguan sorrise e cominciando a mangiare e bere disse alla moglie: Questo è il miglior pasto della mia vita.”

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Requiem – Antonio Tabucchi

“Pensai: quel tizio non arriva più. E poi pensai: mica posso chiamarlo tizio, è un grande poeta, forse il più grande poeta del ventesimo secolo, è morto ormai da tanti anni, devo trattarlo con rispetto, meglio, con tutto il rispetto.”

“In linea di principio io sono a favore di tutte le droghe, dissi io, leggere o pesanti, ma solo in linea di principio, in pratica sono contro, scusi, sono un intellettuale borghese pieno di preconcetti, non posso accettare che lei faccia uso di droghe in questo giardino pubblico offrendo un’immagine desolante del suo corpo, scusi sa ma è contro i miei principi, potrei anche arrivare ad ammettere che si drogasse in casa sua come si faceva una volta, in compagnia di amici colti e intelligenti, ascoltando Mozart o Erik Satie.”

“Era un omettino sui settanta, vestiva modestamente ma aveva nel volto e nei modi l’aria di un decoro perduto.”

“Ed ora mi scuserà, disse, voglio leggere un pochino, tutti i giorni una parte del mio tempo lo dedico alla lettura.”

“L’inconscio è roba della borghesia viennese d’inizio secolo, qui siamo in Portogallo ed il signore è italiano, noi siamo roba del Sud, la civiltà greco-romana, non abbiamo niente a che fare con la Mitteleuropa, scusi sa, noi abbiamo l’anima.”

“Sono nato l’equinozio d’autunno, risposi, quando la luna è lunatica e l’Oceano si gonfia.”

“Figlio, disse la vecchia, ascolta, così non può andare, non puoi vivere da due parti, dalla parte della realtà e dalla parte del sogno, così ti vengono le allucinazioni, sei come un sonnambulo che attraversa un paesaggio a braccia tese e tutto quello che tocchi entra a far parte del tuo sogno…”

“Tutte le medicine per l’anima sono una porcheria, disse Tadeus, l’anima si cura curando la pancia.”

“…mio padre era una bestia, passava la vita a bere…”

“…voglio sapere come va a finire la mia vita…”

“Ti sei consumato come una candela, padre, dissi io…”

“…meglio usare la penna che le mani, è un modo più elegante di dare cazzotti.”

“Mio caro amico, disse, la vita è strana e nella vita capitano strane cose…”

“…guardi, le dico una cosa, penso che l’herpes sia un pò come il rimorso, se ne sta addormentato dentro di noi e un bel giorno si sveglia e ci attacca, poi torna a dormire perché noi siamo riusciti ad ammansirlo, ma è sempre dentro di noi, non c’è niente da fare contro il rimorso.”

“Cos’è che non fa venire il cancro? replicò il Controllore del Treno, anche l’infelicità, un mio amico è morto di cancro perché era infelice.”

“…quando un uomo pensa solo a bere è una disgrazia.”

“Mi sedetti, e con un dito, cercando di ricordarmi, suonai il motivo di un notturno di Chopin. Altre mani, in un altro tempo, avevano suonato quella melodia. Mi ricordai delle notti quando ero di sopra, in camera mia, e restavo ad ascoltare i notturni di Chopin. Erano notti solitarie, la casa era immersa nella nebbia, gli amici se ne restavano a Lisbona e non venivano, non uno che si facesse vivo neanche per telefono, io rimanevo a scrivere e mi chiedevo perché stessi scrivendo, la mia storia era una storia balorda, una storia senza soluzione, come mi era venuto in mente di scrivere una storia del genere, com’è che la scrivevo proprio lì? E poi: quella storia mi stava cambiando la vita, l’aveva già cambiata, dopo averla scritta la mia vita non sarebbe stata più la stessa.”

“Al vedermi steso sul letto la Moglie del Guardiano del Faro uscì con discrezione dalla camera, e io mi misi a guardare il cielo. Che strano, quando ero giovane avevo sempre pensato che quell’azzurro fosse mio, che mi appartenesse, e invece adesso era un azzurro esagerato e distante, come un’allucinazione…”

“Le cose dell’infanzia non tornano più…”

“Senta, dissi, se proprio deve scegliere un partito, scelga quello che le detta il suo cuore, faccia una scelta sentimentale, anzi, meglio, una scelta viscerale, quelle viscerali sono le scelte migliori.”

“La notte è calda, la notte è lunga, la notte è magnifica per ascoltare storie…”

“Il processo? domandai, deve essere Il processo. Si, certo, disse lui, è il libro più coraggioso del nostro secolo, ha il coraggio di affermare che tutti siamo colpevoli. Colpevoli di che?, domandai. Come di che? disse lui, di essere nati, forse, e delle cose che sono successe in seguito, siamo tutti colpevoli.”

“Quando ero vivo io, disse il mio Convitato, l’Europa era una cosa remota, longinqua, era un sogno.”

“La casa di campagna era immersa nel silenzio, si era levata una brezza fresca che accarezzava le foglie del gelso. Buonanotte, dissi, o meglio: addio. A chi, o a che cosa, stavo dicendo addio? Non lo sapevo bene ma era quel che mi andava di dire ad alta voce. Addio e buonanotte a tutti, ripetei. Reclinai il capo all’indietro e mi misi a guardare la luna.”

La bolla di componenda – Andrea Camilleri

“Travagliari – o meglio travagghiari – in siciliano significa semplicemente lavorare, senza fare differenza tra lavoro pesante, spaccareni, e lavoro leggero, di sola testa e magari di piacimento. In italiano invece le cose cangiano di radica: sempre e comunque travagliare implica grave pondo di fatica, sforzo, doloranza; si usa dire infatti del travaglio del parto, oppure, in discorsi superni, ci si compiace del travaglio dell’anima.”

“Per tornare al discorso: nel momento in cui Vecchierri pronunciò quella parola, componenda, un’eco, di cui non seppi individuare subito il punto di partenza, cominciò a rimbalzare di anfratto in anfratto nella mia memoria poi definitivamente si perse.”

“Brigantaggio l’ho scritto tra virgolette per farmi arrasso dalle tesi della storiografia ufficiale, almeno come ancor oggi risulta dai libri di scuola, che mistificano, spacciano per banditismo quella che in realtà fu una gigantesca rivolta contadina.”

“Mi accorgo di star divagando. E’ un mio difetto questo di considerare la scrittura allo stesso modo del parlare. Da solo, e col foglio bianco davanti, non ce la faccio, ho bisogno d’immaginarmi attorno quei quattro o cinque amici che mi restano stare a sentirmi, e seguirmi, mentre lascio il filo del discorso principale, ne agguanto un altro capo, lo tengo tanticchia, me lo perdo, torno all’argomento.”

“Forse più straziante della morte stessa di una persona che amammo è il dover mettere mano, per necessità, alle cose più intime e segrete che quella persona volle conservare via via che trascorreva la vita, lettere, fotografie, biglietti, fiori secchi, poveri oggetti ai quali il ricordo si ancorava.”

“Fino a che punto un uomo che ha commesso un reato ma che la la coscienza e l’anima a posto in virtù di una speciale concessione della Chiesa può definirsi e sentirsi colpevole?”

“La bolla di componenda invece, abilmente, la si è tramutata in una bolla di sapone.”

“E diciamolo subito, a chiare lettere, prima di andare oltre: la componenda (e cioè, ripetiamolo ancora, l’accordo illecito tra briganti e poliziotti) non è altro che la versione laica e in un certo senso addomesticata dell’autentica e originaria bolla di componenda. La quale invece consiste in un incredibile tariffario a stampa, emesso ufficialmente dal clero (bolla) con le percentuali da pagare alla Chiesa per i reati commessi. La compera della bolla da parte dei malfattori viene automaticamente a costituire sottoscrizione di patto.”

“E quando rientra nel miserabile tugurio dove vive la sua famiglia, tugurio assai spesso simile alla tana di un animale, egli non può fare a meno di pensare che forse nel malandrinaggio c’è la soluzione al suo stato. Tanto, la bolla di componenda, in ogni caso, lo assolve dalla colpa di fronte a Dio.”

“Non c’è modo alcuno di nobilitare (mi si passi il verbo) la bolla paragonandola a una qualsiasi bolla d’indulgenza, anche la più degenerata. La bolla di componenda è un puro e semplice, ma torno a ripetere devastante, pactum sceleris: solo che uno dei contraenti è la più alta autorità spirituale, la Chiesa, qui certamente non mater ma cattiva magistra.”

“Chi meno conosce, più campa e più cresce – faceva un proverbio, ed è regola santa, soprattutto quando le cose che si vengono a conoscere diventano pubbliche, davanti a numerosa compagnia: allora uno non può più tirarsi solo il suo ma deve stare attento a quello che dicono gli altri.”

Il mondo di Sofia – Jostein Gaarder

“Sofia Amundsen stava tornando da scuola. Aveva percorso il primo tratto di strada insieme a Jorunn e avevano parlato di robot. Secondo Jorunn, il cervello degli esseri umani era paragonabile a un computer assai sofisticato: Sofia però non era molto d’accordo. Un uomo doveva essere qualcosa di più di una semplice macchina.”

“Sul pezzetto di carta c’era scritto: Chi sei tu?”

“Cera qualche forma di vita dopo la morte?”

“Non era ingiusto che la vita finisse?”

“Non era triste che la maggior parte delle persone si dovesse ammalare per rendersi conto che è bello vivere?”

“Da dove viene il mondo?”

“Ma poteva qualcosa esistere in eterno?”

“Esiste qualcosa che riguarda tutti gli esseri umani, indipendentemente da chi siano o in quale parte del mondo vivano?”

“Qual è la cosa più importante nella vita?”

“Tutti noi abbiamo la necessità di trovare una risposta a due domande: Chi siamo? e Perché viviamo?”

“Come dovremmo vivere?”

“Però, se vogliamo mettere a punto un nostro modo di vedere la vita, può esserci d’aiuto leggere quello che altri uomini hanno pensato.”

“Secondo un filosofo greco che visse più di duemila anni fa, la filosofia nacque grazie alla capacità, peculiare agli esseri umani, di stupirsi.”

“Ecco: per molte persone il mondo è incomprensibile nello stesso modo in cui è impossibile capire come il prestigiatore possa estrarre un coniglio da un cappello a cilindro che un attimo prima era assolutamente vuoto.”

“L’unica cosa di cui abbiamo bisogno per diventare buoni filosofi è la capacità di stupirci.”

“Sarà mio compito impedire che anche tu diventi una di quelle persone che danno il mondo per scontato, cara Sofia.”

“Piuttosto, non ti è mai capitato di pensare a te stessa come a un marziano?”

“Tu che ne pensi del mondo, Sofia? Credi che il mondo sia possibile?”

“Adesso devi scegliere, cara Sofia. Sei un bambino che non è ancora riuscito ad abituarsi al mondo? O sei un filosofo che giura di non abituarsi mai?
Se scuoti la testa e non ti senti né bambino né filosofo è perché il mondo ti è diventato così familiare che non ti stupisce più. In questo caso il pericolo è già in agguato. Per questo ti offro questo corso di filosofia: per sicurezza. Non voglio che tu appartenga alla categoria degli apatici e degli indifferenti. Voglio che tu viva la tua vita in modo consapevole.”

“Mamma, non credi che sia strano vivere?”

“Per Sofia la filosofia era terribilmente eccitante perché riusciva a seguire tutto con la propria testa, senza essere costretta a ricordare quello che aveva imparato a scuola. Giunse così alla conclusione che in realtà la filosofia non è qualcosa che si può imparare: si poteva invece imparare a pensare filosoficamente.”

“Perché i Lego sono il giocattolo più geniale del mondo?”

“Perché gli esseri umani smettono di giocare?”

“Le malattie sono una punizione di Dio?

“Credi al destino?”

“Su il sipario, Sofia! La storia del pensiero è simile a un dramma in più atti.”

“Sono sempre quelli che fanno domande a essere i più pericolosi. Rispondere non è altrettanto rischioso.”

“A scuola non impariamo niente…”

“Nell’erba la rugiada cadeva simile a piccole gocce di cristallo. Fu nuovamente colpita dall’idea che il mondo fosse un incomprensibile mistero.”

“Poteva essere vero che lei era già vissuta? La sua anima era esistita prima che trovasse un corpo in cui infilarsi? Era vero che dentro di lei c’era un minuscolo granello d’oro, un gioiello che il tempo non poteva distruggere, sì, un’anima che avrebbe continuato a vivere anche dopo la morte del suo corpo?”

“Che cosa è necessario perché un uomo viva felice la sua vita?”

“Hai mai pensato al motivo per cui viviamo, mamma?”

“Il poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe disse: Colui che non sa darsi conto di tremila anni rimane nel buio e vive alla giornata. Non voglio che tu sia così. Voglio che tu conosca le tue radici storiche. Soltanto in questo modo sarai qualcosa di più di una scimmia. Soltanto in questo modo eviterai di fluttuare nel vuoto.”

“Non tutti possono farsi trascinare dalla corrente della storia, Sofia. Alcuni devono fermarsi per raccogliere e conservare ciò che rimane incagliato sulle sponde del fiume.”

“Ma la vita è triste e solenne. Ci fanno entrare in un mondo meraviglioso, ci incontriamo, ci salutiamo e percorriamo la stessa strada per un pezzo, poi scompariamo nel medesimo modo assurdo e improvviso in cui siamo arrivati.”

“Dobbiamo ricevere un’educazione per diventare umani?”

“Lo so. Quasi tutto quello che conta viene dalla Grecia o dall’Italia.”

“Forse non era così stupido definire peccato originale il bisogno umano di conoscere.”

“Chi ha detto che non esistiamo? La questione non è se siamo, ma che cosa siamo e chi siamo.”

“Ma la storia mostrerà che gran parte di ciò che consideriamo ovvio non sopravviverà al giudizio della storia.”

“Ho detto che la filosofia è lo specchio dello spirito del mondo.”

“Noi siamo il pianeta vivente, Sofia! Noi siamo la grande nave che naviga intorno a un sole ardente nell’universo. Ma ognuno di noi è anche un’imbarcazione che attraversa la vita con un carico di geni. Quando lo abbiamo trasportato fino al prossimo porto, allora non abbiamo vissuto invano.”

“Che cos’è la coscienza? Non è forse il più grande mistero dell’universo? Che cos’è la memoria? Che cosa fa sì che noi ricordiamo tutto ciò che abbiamo visto e vissuto?”

“Facciamo parte di un’avventura meravigliosa. Davanti a noi c’è un capolavoro: la creazione. In piena luce, Sofia. Non è incredibile?”

Caro Scott Carissima Zelda – Le lettere d’amore di F. Scott e Zelda Fitzgerald

“Questo mondo è un gioco e finché sono certo del tuo amore tutto è possibile.”

“Non capisco come fai ad andare in giro portandoti addosso tutto l’amore che ti ho dato.”

“Ci sposeremo presto, e allora queste notti di solitudine saranno finite per sempre.”

“Non voglio vivere – voglio prima amare e vivere fra parentesi.”

“Voglio che tu mi indossi, come un talismano alla catena dell’orologio o come un fiore all’occhiello – davanti al mondo.”

“Io non riesco a dirtelo in dieci parole – o dieci volumi, o dieci anni. Non riesco nemmeno a dirtelo in un modo nuovo – Ma ti prego, Caro, cerca di non stancarti di quello vecchio.”

“Niente mi annoia più che vedere analizzate e spiegate le azioni più banali.”

“Ho provato tante volte a inventare una maniera nuova di dirlo – ma è sempre ti amo – ti amo – ti amo – Cuore mio.”

“…non voglio essere famosa e festeggiata – tutto quello che voglio è essere sempre molto giovane e molto irresponsabile e sentire che la mia vita mi appartiene – vivere ed essere felice e morire a modo mio – fare come piace a me.”

“Non sono assolutamente nulla senza di te.”

“Senza te, carissimo carissimo io non potrei vedere o udire o sentire o pensare – o vivere – ti amo tanto e mai in tutta la vita lascerò che stiamo lontani un’altra notte.”

“Nessuno ha diritto di vivere a parte noi – e loro sporcano il nostro mondo e non riesco a odiarli perché ti desidero tanto.”

“…ma tu stavi male e in casa non c’era la felicità.”

“…eri sempre in cura e io restavo tutto il tempo solo e dovevo ubriacarmi prima di poter uscire e lasciarti in quelle condizioni senza preoccuparmi e riuscivo a essere felice soltanto per un poco, prima di essere troppo ubriaco. Dopo c’era il solito scotto da pagare per essermi ubriacato.”

“…erano tutti tentativi di compensare da fuori il fatto che ora mancava nutrimento da dentro.”

“L’infelicità è meno acuta quando si vive con una certa sobria dignità.”

“Poi nuotare, essere giovani e abbronzati e stare in riva al mare.”

“Ci siamo rovinati da soli – non ho mai pensato onestamente che ci siamo rovinati a vicenda.”

“…sembravamo così giovani..”

“C’era Parigi e il caldo e il gelato che non si scioglieva e l’acquisto di vestiti – e Roma e i tuoi amici dell’ambasciata inglese e tu che bevevi, bevevi.”

“…bevevi tutto il tempo…”

“Tu mio odiavi perché ti chiedevo di non bere.”

“Ho appena cominciato a rendermi conto che il sesso e il sentimento hanno poco a che fare tra loro.”

“Non mi sono mai resa conto prima di quanto ero orribilmente dipendente da te.”

“Cerca di capire che una persona non sempre è ragionevole quando il mondo è instabile e vacillante come può renderlo una testa malata – che per mesi ho vissuto in luoghi popolati da figure unidimensionali e da edifici tremanti finché non riuscivo più a distinguere un’illusione ottica dalla realtà – che la testa e le orecchie pulsano di continuo e le strade scompaiono, finché all’ultimo ho perso ogni controllo e capacità di giudizio e quando sono arrivata qui ero semi-imbecille.”

“Ti sei divertito a Parigi? Chi hai visto là e la Madeleine era rosa alle cinque e le fontane cadevano con vuota delicatezza nello spazio inquadrato da Place de la Concorde e l’azzurro sbucava da dietro il colonnato di rue de Rivoli attraverso le cancellate delle Tuileries e il Louvre era grigio e metallico nel sole e gli alberi incombevano cupi sui caffè e la sera c’erano le luci e l’acciottolio delle stoviglie e i clacson delle auto che suonano de Bussey?
Io amo Parigi. Com’era?”

“E’ tanto meglio amare le cose che si sono sempre amate purché si riesca a ricordarle.”

“Ti prego, aiutami. Ogni giorno muore una parte di me in questa punizione crudele e incessante.”

“Odori ancora di matite e a volte di tweed?”

“Era molto più bello tanto tempo fa quando avevamo noi due e lo spazio del mondo intorno a noi era caldo – Non possiamo riaverlo indietro in qualche modo – anche solo con l’immaginazione?”

“…vivere è una cosa fredda e tecnica senza di te, una maschera mortuaria della vita.”

“Non so come possiamo fare rovesciare il tempo, tu e io; cancellarlo e ricominciare.”

“Ti sei mai sentito tanto solo da provare un rimorso eterno – come se ti mancasse una parte dei vestiti – io ti amo così, e stare senza di te è come essere uscita lasciando il gas acceso, o aver chiuso il bambino nel bidone dei panni sporchi.”

“Hai camminato in punta di piedi nella nebbia?”

“E poi sono piuttosto arrabbiata perché la gente non mi lascia essere matta. E vorrei che tu mi accettassi senza quel tuo sentimento di volerti disimpegnare bene in una situazione sociale e poi uscire a ubriacarti appena è finita.”

“Smetti di cercare consolazione: non ce n’è, e se ci fosse la vita sarebbe una faccenda da bambini.”

“Siamo come un mucchio di personaggi secondari seduti a tavola che aspettano l’entrata del protagonista.”

“Non credo di conoscerti davvero molto bene – ma so che odori come la deliziosa erba umida che cresce vicino ai vecchi muri e che le tue mani sono belle quando si aprono fuori dalle maniche e che il dietro della tua testa è una grotta muschiosa e protetta quando il vento si agita e che la mia guancia sta giusta giusta nell’incavo della tua spalla.”

“Fuori carri dei pompieri lacerano la notte con fragori e stridori spietati come una sarta arrabbiata che strappa una pezza di seta e sul marciapiede corrono passi come all’uscita d’un teatro e piccoli suoni qua e là – questo e come sono fatte le cose è tutto quello che ho da scriverti.”

“Ti amo tanto caro. La nebbia gocciola lenta e le cose cadono come rugiada primaverile.”

“Non ho commenti da fare su una vita così monotona: l’inverno dondola la culla con piede stanco, e la primavera inforcherà stancamente la campagna e stancamente l’estate sonnecchierà nelle strade di argilla e l’autunno di nuovo sarà stanco.”

“Le persone abbandonano con difficoltà il fuoco sacro una volta che ne hanno posseduto la luce ustionante.”

“Non vorrei mai vivere di nuovo due settimane dove non ci sono uomini, perché la prima cosa che si perde è la concisione, e loro ti danno qualcosa dove puntellare la tua vitalità così non si sparpaglia per aria come un getto di dinamite.”

“Qui fa freddo e questi cieli nubili sono deprimenti. C’è una freddezza piatta e priva di curiosità nel vento che si aggira come un esule scuotendo con petulanza boschi e cespugli morti.”

“Carissimo – immagino che passerò il resto della vita dilaniata fra il desiderio di padroneggiare la vita e la sensazione che essa sia, au fond, un nemico sprezzante.”

“Comunque, non c’è niente di più squallido che essere rinchiusi – Quando l’uomo non è più padrone di sé, custode delle proprie sciocche vanità e puerili soddisfazioni non è più niente – essendo in primo luogo solo un agente di uno stadio molto sperimentale di libero arbitrio organico.”

“La vita si muove sopra di me in un’enorme ombra nera e io divoro con gusto qualunque cosa lasci cadere.”

“Allora: è facile farsi amare quando si vive di amore.”

“Voglio far volare un aquilone e mangiare mele verdi e avere un mal di stomaco di cui conosco la causa e sentire il fango del ruscello tra le dita dei piedi in un canneto e solleticarti il lobo dell’orecchio con la punta della lingua.”

“I posti dove la vita traspare sotto una nube di sospetto sono i più eccitanti.”

“Sei stato così buono con me – e tutto quello che posso dire è che c’è stata sempre quella corrente più profonda che mi attraversava il cuore: la mia vita – tu.”

“Il muro era umido e muschioso quando abbiamo attraversato la strada e abbiamo detto che amavamo il Sud. Io pensavo al Sud e a un passato felice che non avevo mai avuto e sentivo di appartenere al Sud. Dicesti che amavi questa amabile terra. Il glicine sulla palizzata era verde e l’ombra era fresca e la vita era antica.”

“E’ triste ricapitolare l’eterna speranza cui è appesa la vita, ondeggiare nella brezza felice della sua sicurezza, o appassire nel dolce vento caldo dei sogni umani.”

“Ho vinto il torneo di tennis e ora sono una campionessa: è un gioco così bello che mi dispiacerà quando non lo potrò più giocare. La velocità nei ritmi interdipendenti; il gioco di un insieme di riflessi scaricato contro un altro in una raffica prolungata sono avvincenti come la partita in sé. Artisticamente il gioco è inesauribile.”

“…grazie per il viaggio piacevolissimo: è stata una bella cosa guidare su quelle lunghe strade tristi, fermarsi a prendere cose non indispensabili, e bello arrivare la notte nell’odore dolce di polvere e di benzina ritrovando la sensazione di non sapere mai con certezza dove si è.”

“…è così bella la vita quando si può avere qualcuno.”

“Mi riempie di spavento assistere al passaggio di così tanto tempo: un’altra estate è gia mezza andata, e forse non ci saranno più scottature di sole e meriggi torridi.”

“Il tennis echeggia in questi crepuscoli estivi, e le mattine calano fresche dai pini. La solitudine dei monti selvaggi mi tiene in balia, e comincio ad amare le lunghe strade che portano a rimpiante nostalgie dimenticate.”

“New York è una beatitudine, ancora una volta. I negozi vendono aspirazioni d’ogni genere e possibilità d’ogni genere e stare qui in una terra di tale promessa – e di tante promesse – è come vivere in un sogno.”

“Una visita renderà felice la mamma. Vedere le persone che ama in casa sua dove può dispensare ospitalità e felicità è, forse, la cosa più gratificante che la vita le può offrire; e so che esulterà per il pranzo di Natale.”

“Mi piace accumulare enormi quantità di cose in abbonamento; così posso vederle andare in pezzi pian piano per il disuso.”

“E’ il mio equipaggiamento preferito per essere felice: avere 35 anni, per sempre in piena estate.”

“Niente avrebbe potuto sopravvivere a una vita come la nostra.”

“Ci sono così poche persone della nostra epoca che abbiano dato un contributo originale alla vita intorno a noi, e non tanti che sanno essere così affascinanti, e quasi nessuno più capace di godimento.”

“….ricordare che la vita non è un deposito inesauribile di Sforzi senza alcuno scopo più profondo di quello migliorare le circostanze immediate.”

“Caro D.O:
piove; e nevischia; e davvero è un tempo maligno come non mai. Le colline sono immerse in rimpianti cosmici e le valli sono invase da una fanghiglia tetra e senza scopo.”

“Quanto mi piacerebbe per una volta svegliarmi una mattina e dire: Oggi niente preoccupazioni, niente debiti, niente prestiti, niente prostituzione mentale, nulla fra me e la tela salvo la mia mano – sana, non rotta – mentre scrivo il mignolo si trascina sul foglio.”

“…mi piacerebbe scoprire un minimo di fondamento dell’accusa che mi fa la tua famiglia di averti fatta diventare pazza. Eri pazza nel senso corrente della parola prima che ti conoscessi. Io razionalizzai le tue eccentricità e feci di te una sorta di creazione.”

“Vivi e impara.”

“I soldi mi offrono la possibilità di vagabondare e fantasticare a mio piacimento per la città – le possibilità speculative della scena urbana sono enormemente ampliate dai soldi. Il diritto di passeggiare per vetrine sta, immagino, nella possibilità di comprare, e allora c’è più divertimento a promener con questa garanzia sociale che senza.”

“Spero che tu sia felice. Vorrei che leggessi dei libri (hai presente quelle cose che sembrano mattoni ma da una parte si aprono) – intendo un sacco di libri e non solo antica metafisica ebrea.”

“Caro Scott
grazie per i soldi: una delle cose migliori che ci si comprano è la tranquillità mentale; e sono sempre felice di avere un momento di sollievo.”

“C’è tanto dolore e sofferenza intorno a noi che è bene anzi spiritualmente indispensabile sentire di essere di casa da qualche parte e che c’è ancora, almeno, il calore del rapporto genitoriale.”

“La mamma e io troviamo divertentissimo il libro di Gertrude Stein e, per me, è pieno di reminiscenze strazianti. Non è tragico pensare che la Francia non c’è più?”

“La casetta della mamma è così piena di sole e di grazia; le mattine cinte da un fossato mi ricordano venticinque anni fa quando la vita era tanto piena di promesse come ora di ricordi. C’erano guerre allora, e ancora adesso e, immagino, il Tempo era in attesa della propria utilizzazione allora come sempre: ma la razza umana aveva più spirito cavalleresco e la maniera più romantica che avevamo di prendere la vita ci aiutava ad andare avanti.”

La conquista della felicità – Bertrand Russell

“Fintanto che godono di buona salute e hanno di che nutrirsi sufficientemente, gli animali sono felici. Gli esseri umani dovrebbero esserlo, parrebbe, ma nel mondo odierno non lo sono, per lo meno nella grande maggioranza dei casi.”

“E l’infelicità la incontrerete ovunque…”

“Nella folla delle ore di lavoro riconoscerete l’ansietà, un’eccessiva concentrazione, la dispepsia, la mancanza d’interesse per tutto quanto non sia la lotta per la vita, l’incapacità di divertirsi e di rendersi conto dell’esistenza dei propri simili.”

“O ancora, osservate il vostro prossimo ad un trattenimento. Tutti arrivano decisi a divertirsi, ma si tratta di quella stessa rabbiosa risolutezza con la quale uno si propone di non perdere il controllo di sé dal dentista. E’ opinione comune che bere e fare la corte a una ragazza siano i passaggi obbligati per arrivare all’allegria, così la gente si affretta a ubriacarsi, e cerca di non avvertire il disgusto che i suoi compagni le ispirano.”

“Il solo effetto che l’alcool abbia su di loro è di far salire alla superficie il senso della colpa, che in condizioni più normali viene soppresso dalla ragione.”

“Che cosa può fare un uomo, o una donna, qui e al momento attuale, nella nostra nostalgica società, per conquistarsi la felicità?”

“Il mio intento è di suggerire un rimedio contro quel quotidiano, comune scontento del quale soffre la maggior parte della gente nei paesi civili e che è tanto più insopportabile in quanto, non avendo alcuna causa esterna evidente, sembra inevitabile.”

“Se chiedete a qualsiasi uomo in America, o a qualsiasi uomo d’affari in Inghilterra, che cos’è che più gli impedisce di godere l’esistenza, vi risponderà: La lotta per la vita.”

“Quindi, ciò che la gente intende per la lotta per la vita, è in realtà la lotta per il successo. Ciò che la gente teme, quando si impegna nella lotta, non è di non poter mangiare il giorno dopo, ma di non riuscire a farsi invidiare dai propri vicini.”

“Fintanto che egli, non soltanto desidera il successo, ma è profondamente persuaso che sia un dovere dell’uomo inseguire il successo, e che un uomo che non si comporta così è un miserabile, la sua vita sarà troppo affannosa e troppo concentrata per essere felice.”

“Per parte mia, quello che vorrei ricavare dal denaro sarebbe una vita agiata su basi sicure.”

“Per di più, l’aver fatto denaro sta a dimostrare, per comune riconoscimento, che si ha del cervello. Un uomo che fa molto denaro è un uomo abile; un uomo che non ne fa, non lo è.”

“Una continua accelerazione diventa fatale, e la sua conclusione sono le droghe e il collasso. Il rimedio a questo stato di cose sta nell’ammettere una parte di svago sano e tranquillo in un equilibrato ideale di vita.”

“Alla noia, quale uno dei fattori del comportamento umano è stata data, a parer mio, molto meno attenzione di quanta essa ne meriti. Essa è stata, credo, una delle grandi forze motrici attraverso la storia, e tale è più che mai ai nostri tempi.”

“Una certa capacità di sopportare la noia è quindi indispensabile per avere una vita felice, ed è una delle cose che si dovrebbero insegnare ai giovani.”

“La capacità di sopportare una vita più o meno monotona dovrebbe essere acquisita nell’infanzia. I genitori moderni sono molto da biasimare a questo riguardo; essi offrono ai loro figli troppi divertimenti passivi, come  gli spettacoli e i dolciumi, senza rendersi conto dell’importanza che ha per un bambino il trascorrere un giorno uguale all’altro, ad eccezione, naturalmente, di qualche rara occasione.”

“Il ritmo della vita della terra è lento; l’autunno e l’inverno le sono indispensabili quanto la primavera e l’estate, e il riposo è essenziale come il moto. Per il bambino, ancor più che per l’uomo, è necessario conservare qualche contatto con il flusso e il riflusso della vita terrestre.”

“Per essere felici, la vita deve trascorrere per lo più tranquilla, poiché la vera gioia può vivere soltanto in un’atmosfera di tranquillità.”

“La specie di fatica più nociva, al giorno d’oggi, nelle comunità progredite, è la fatica nervosa. Questa specie di fatica è, abbastanza stranamente, più pronunciata tra gli abbienti, e tende ad essere molto minore tra chi lavora di braccia che non tra gli uomini d’affari e gli intellettuali.”

“Un’altra cosa che ci affatica senza che ce ne rendiamo conto è la presenza costante di estranei.”

“Gli uomini si portano a letto le loro preoccupazioni, e nelle ore notturne, quando dovrebbe ricuperare nuove energie per affrontare i fastidi del giorno seguente, continuano a rimuginare problemi per i quali al momento non possono fare nulla, considerandoli non con quella lucidità atta a suggerire loro una sana linea di condotta per il giorno dopo, ma in preda a quell’irragionevole agitazione mentale che, nelle ore di insonnia, intorbidisce il cervello.”

“L’uomo saggio medita sui suoi crucci soltanto quando è di qualche utilità il farlo; in altri momenti pensa ad altre cose o, se è notte, a niente.”

“Ma è possibilissimo allontanare da sè i piccoli problemi di ogni giorno, eccetto che nel momento in cui si deve risolverli. E’ sorprendente vedere come, sia la felicità che il rendimento d’una persona possano aumentare quando si educhi la mente all’ordine, la si abitui a pensare adeguatamente a una cosa al momento giusto, anziché inadeguatamente in qualsiasi momento.”

“Quando occorre prendere una decisione grave o difficile, non appena disporrete di tutti i dati concentratevi del vostro meglio sulla questione e decidete; una volta presa la decisione, non tornatevi più sopra, a meno che veniate a conoscenza di qualche fatto nuovo. Nulla stanza quanto l’indecisione, e nulla è altrettanto sterile.”

“Uno dei sintomi di un prossimo collasso nervoso è la convinzione che il proprio lavoro sia tremendamente importante, e che concedersi un pò di vacanza sarebbe causa di chissà quali disastri. Se fossi medico prescriverei una vacanza a tutti quei pazienti che considerano importante il loro lavoro.”

“Ho constatato, per esempio, che, se devo scrivere su qualche argomento piuttosto difficile, la cosa migliore è che io mi concentri su di esso per poche ore o pochi giorni molto intensamente, il più intensamente possibile, e poi dia ordine, per così dire, che il lavoro proceda per suo conto. Dopo qualche mese ritorno consciamente sull’argomento e trovo che il lavoro è stato fatto.”

“Se vi fosse più coraggio, vi sarebbe meno ansietà, e quindi meno fatica, poiché le stanchezze nervose cui vanno soggetti oggidì gli uomini e le donne sono in grandissima parte dovute a paure, siano esse coscienti od incoscienti.”

“Dopo l’ansietà, una delle più forti cause di infelicità è probabilmente l’invidia. L’invidia è, direi, una delle passioni umane più radicate e universali.”

“Una giustizia distributiva rigida, assoluta ed invariabile, deve essere osservata da chiunque debba occuparsi di bambini.”

“Ci si può liberare dell’invidia gustando le gioie che si trovano sul proprio cammino, svolgendo il lavoro che si deve svolgere, ed evitando di fare confronti con coloro che reputiamo, forse erroneamente, molto più fortunati di noi.
Un’inutile modestia è molto simile all’invidia.”

“L’instabilità del mondo moderno e le dottrine egualitarie della democrazia e del socialismo hanno enormemente esteso il campo dell’invidia.”

“Perché la propaganda è tanto più efficace quando incita all’odio, di quando tenta di incitare a sentimenti d’amicizia? La ragione sta evidentemente nel fatto che il cuore umano, quale la civiltà moderna lo ha fatto, è più propenso all’odio che all’amicizia. Ed è propenso all’odio perché è insoddisfatto, perché nel profondo sente, forse anche inconsciamente, di aver perduto il senso della vita; sente che forse gli altri, ma non noi, si sono assicurati le belle cose che la natura offre per la gioia dell’uomo.”

“La felicità veramente soddisfacente si accompagna al pieno esercizio delle nostre facoltà e alla completa comprensione del mondo nel quale viviamo.”

“Se ci fosse dato per magia il potere di leggere nel pensiero altrui, suppongo che la prima conseguenza sarebbe la fine di tutte le amicizie.”

“I motivi che ci spingono a fare del bene raramente sono puri come ci immaginiamo…”

“Tutto quello che si deve fare può essere fatto bene soltanto con l’aiuto di un certo entusiasmo, e provare entusiasmo per qualche cosa è difficile se non vi è un motivo egoistico.”

“Riconoscere che il proprio merito non è così grande come si sperava può essere doloroso momentaneamente, ma si tratta di un dolore che ha una fine, oltre la quale diventa di nuovo possibile godere di una vita felice.”

“Poche persone possono essere felici se, nel complesso, il loro modo di vivere e il loro concetto del mondo non sono approvati da coloro con i quali esse hanno dei rapporti sociali, e più particolarmente da coloro con i quali vivono.”

“Ma se il suo lavoro lo costringe a vivere in un luogo più piccolo, e più particolarmente se gli è necessario conservare il rispetto della gente mediocre, come è il caso, ad esempio, per un dottore o un avvocato, egli può trovarsi costretto, praticamente per tutta la vita, a nascondere i suoi veri gusti e le sue vere convinzioni alla maggior parte della gente che incontra nel corso della giornata.”

“Gli argomenti dei genitori non dovrebbero essere una ragione sufficiente per rinunciare a tentare.”

“Il segreto della felicità è questo: fate in modo che i vostri interessi siano il più possibile numerosi e che le vostre reazioni alle cose e alle persone che vi interessano siano il più possibile cordiali anziché ostili.”

“La vita è troppo breve per potersi interessare a tutto, ma è bene interessarsi a tutte quelle cose che sono necessarie per riempire la nostra giornata.”

“Nel caso dell’alcoolizzato la cosa è chiara: gli uomini bevono per dimenticare. Se nelle loro vite non vi fossero spettri, l’ubriachezza non sarebbe per loro più piacevole della sobrietà. Come dice il leggendario cinese: Io non bevo per bere, bevo per ubriacarmi. Ciò è tipico di tutte le passioni eccessive e unilaterali. Non è il piacere nell’oggetto in sé che si cerca, ma l’oblio.”

“Di tutte le forme di prudenza, la prudenza nell’amore è forse la più fatale alla vera felicità.”

“La paternità che un tempo era trionfante esercizio del potere, è diventata timida, ansiosa e piena di scrupoli di coscienza.”

“E’ quindi importante, nell’interesse del bambino quanto in quello della madre, che la maternità non le precluda tutti i suoi altri interessi e le sue altre attività.”

“La creazione di una organizzazione può essere un lavoro di importanza estrema. E tale è il lavoro di quei pochi uomini che hanno dedicato la loro vita a creare l’ordine dal caos, e di questi, nella nostra epoca, Lenin è il tipo supremo.”

“Senza il rispetto di se stessi, la vera felicità difficilmente è possibile. E l’uomo che si vergogna del suo lavoro non può avere rispetto di se stesso.”

“La fermezza dei propositi non è sufficiente per rendere felice la vita, ma è una condizione quasi indispensabile per una vita felice. E la fermezza dei propositi si manifesta soprattutto nel lavoro.”

“Una delle fonti di infelicità, di stanchezza e di tensione nervosa, è l’incapacità a interessarsi a nulla che non abbia una importanza pratica nella propria vita.”

“L’uomo che riesce a dimenticare il suo lavoro quando è finito, e a non ricordarlo fino a quando, il giorno dopo, ricomincerà, farà probabilmente il suo lavoro molto meglio dell’uomo che ci pensa di continuo anche nelle ore intermedie.”

“Per l’uomo amante dei libri una lettura che non abbia a che fare con le sue attività professionali è molto soddisfacente.”

“…l’uomo che non fa nulla per distrarre la mente e si lascia dominare completamente dal suo turbamento, non è saggio e si rende meno atto ad affrontare le difficoltà, quando verrà il momento dell’azione.”

“Non serve a nulla abbandonarsi senza ritegno al proprio dolore in occasioni simili. Il dolore è inevitabile e lo si deve aspettare, ma si deve fare tutto quanto è possibile per minimizzarlo.”

“Il lasciarsi abbattere da una perdita, o persino da parecchie perdite, non è cosa da ammirarsi come prova di sensibilità, bensì da deplorarsi come difetto di vitalità. Tutti i nostri affetti sono alla mercé della morte, che può colpire coloro che amiamo in qualsiasi momento. E’ quindi necessario che la nostra vita non abbia quella limitata intensità che pone tutto il significato e lo scopo della vita stessa alla mercé di un incidente.”

“Felice è l’uomo che vive obbiettivamente, che ha affetti liberi e vasti interessi, che si assicura la felicità mediante questi interessi e questi affetti e mediante il fatto che essi, a loro volta, fanno di lui un oggetto di interesse e di affetto per molti altri.”

“Indubbiamente dobbiamo desiderare la felicità di coloro che amiamo, ma non quale alternativa alla nostra felicità.”

“L’uomo felice è colui che non soffre di alcuna di queste mancanze di unità e la cui personalità non è né in contrasto con se stessa, né in contrasto col mondo. Un uomo siffatto si sente cittadino dell’universo, gode liberamente dello spettacolo che offre e delle gioie che arreca, non turbato dal pensiero della morte, perché non si sente realmente separato da coloro che verranno dopo di lui. E’ in questa profonda unione istintiva con la corrente della vita che si trova la massima gioia.”

Cose di Cosa Nostra – Giovanni Falcone

“Cosa Nostra ha a sua disposizione un arsenale completo di strumenti di morte. Per il fallito attentato del 21 giugno 1989 alla villa che avevo affittato all’Addaura, vicino a Palermo, erano stati piazzati tra gli scogli cinquanta candelotti di esplosivo.
La lupara ormai sta passando di moda.”

“In genere si ritiene che la mafia privilegi certe tecniche di omicidio rispetto ad altre. E’ un errore. La mafia sceglie sempre la via più breve e meno rischiosa. E’ questa la sua unica regola. Non ha alcuna preferenza di tipo feticistico per una tecnica o per un’altra.
Il metodo migliore resta la lupara bianca, la scomparsa pura e semplice della vittima designata senza tracce del cadavere e neppure di sangue.”

“Dall’interno di una organizzazione come Cosa Nostra si giudicano le cose in maniera diversa che dall’esterno.”

“Cosa Nostra si fonda sulla regola dell’obbedienza. Chi sa obbedire, eseguendo gli ordini con il minimo di costi, ha la carriera assicurata.”

“Partecipare a un’azione violenta risponde generalmente a una logica rigorosa, quella che fa di Cosa Nostra l’organizzazione temibile che è. Sottolineo spesso questo concetto perché soltanto affrontando la mafia per quello che è – un’associazione criminale seria e perfettamente organizzata – saremo in grado di combatterla.”

“Impariamo a riflettere in modo sereno e laico sui metodi di Cosa Nostra: prima di sferrare l’attacco, l’organizzazione compie sempre uno studio serio e approfondito. Per questo è molto difficile prendere un mafioso con le mani nel sacco.”

“Quando Buscetta, per giustificare il suo pentimento, mi ha detto che i suoi compagni avevano “violato le regole più elementari di Cosa Nostra e che con il loro comportamento avrebbero portato l’organizzazione alla rovina”, ho avuto la sensazione di vivere un grande momento, un momento storico. Una cosa che nel profondo del cuore speravo da lungo tempo.”

“Devo dire che fin da bambino avevo respirato giorno dopo giorno aria di mafia, violenza, estorsioni, assassini. C’erano stati poi i grandi processi che si erano conclusi regolarmente con un nulla di fatto. La mia cultura progressista mi faceva inorridire di fronte alla brutalità, agli attentati, alle aggressioni; guardavo a Cosa Nostra come all’idra dalle sette teste: qualcosa di magmatico, di onnipresente e invincibile, responsabile di tutti i mali del mondo.”

“Ho sempre saputo che per dare battaglia bisogna lavorare a più non posso e non mi erano necessarie particolari illuminazioni per capire che la mafia era una organizzazione criminale.”

“Conoscevo Cosa Nostra nelle sue grandi linee. Ero in grado di capire Buscetta e quindi pronto a interrogarlo.
Prima di lui, non avevo – non avevamo – che un’idea superficiale del fenomeno mafioso. Con lui abbiamo cominciato a guardarvi dentro. Ci ha fornito numerose conferme sulla struttura, sulle tecniche di reclutamento, sulle funzioni di Cosa Nostra. Ma soprattutto ci ha dato una visione globale, ampia, a largo raggio del fenomeno. Ci ha dato una chiave di lettura essenziale, un linguaggio, un codice. E’ stato per noi come un professore di lingue che ti permette di andare dai turchi senza parlare con i gesti.”

“Buscetta mi ha fornito le coordinate che mi hanno permesso di mettere a punto un metodo di lavoro.”

“Tutti all’epoca parlavano di enormi quantità di droga che partivano dalla Sicilia per gli Stati Uniti. Allora mi sono detto: Se hanno venduto droga in America del Nord, nelle banche siciliane saranno rimaste tracce delle operazioni realizzate. Così hanno avuto inizio le prime indagini bancarie. Fruttuose per il processo Spatola come per gli altri.”

“Occuparsi di indagini di mafia significa procedere su un terreno minato: mai fare un passo prima di essere sicuri di non andare a posare il piede su una mina antiuomo.”

“Al tribunale di Palermo sono stato oggetto di una serie di microsismi, fattisi via via più intensi con il passare del tempo. Davo fastidio.”

“L’interpretazione dei segni, dei gesti, dei messaggi e dei silenzi costituisce una delle attività principali dell’uomo d’onore. E di conseguenza del magistrato.”

“Nei miei rapporti con i mafiosi mi sono sempre mosso con estrema cautela, evitando false complicità e atteggiamenti autoritari o arroganti, esprimendo il mio rispetto ed esigendo il loro. E’ inutile andare a trovare un boss in carcere se non si hanno domande precise da porgli su indagini che riguardano la mafia, se non si è bene informati o se si pensa di poterlo trattare come un qualsiasi criminale comune.”

“Quando saltano le regole ancestrali, quando lo Stato decide di combattere sul serio la magia, quando forze dell’ordine e magistrati fanno realmente e fino in fondo il proprio dovere, i comportamenti degli imputati cambiano.”

“Nessuno forse si è mai dato la briga di capire come mai il “traditore” Buscetta al maxiprocesso di Palermo abbia potuto deporre nel silenzio assoluto delle gabbie piene di un centinaio di mafiosi. Il fatto è che Buscetta godeva di grande prestigio personale in seno all’organizzazione, ma soprattutto che, benché pentito e quindi infame, egli era stato vittima di un torto inammissibile da parte dei suoi compagni di un tempo. Avevano ucciso due dei suoi figli che non erano neppure uomini d’onore.”

“Così, in Sicilia, è buona regola non girare armati, a meno di essere pronti a servirsi dell’arma. Se uno porta con sé la pistola, sa che deve usarla, perché sa che colui che gli sta di fronte, lui, lo farà. Il concetto di arma dissuasiva non esiste da queste parti. La pistola si porta perché serva a sparare e non a intimidire.”

“Questa è la Sicilia, l’isola del potere e della patologia del potere.”

“E’ accettabile dunque che per la collaborazione prestata Contorno abbia dovuto perdere trentacinque parenti e Buscetta dieci?”

“Per tre mesi abbiamo parlato in tutta tranquillità (col pentito Mannoia). Poi, diffusasi la notizia della sua collaborazione, Cosa Nostra gli uccide in un colpo solo la madre, la sorella e la zia. Il pentito reagisce da uomo e porta a termine le sue confessioni.”

“La domanda da porsi dovrebbe essere un’altra: perché questi uomini d’onore hanno mostrato di fidarsi di me? Credo perché sanno quale rispetto io abbia per i loro tormenti, perché sono sicuri che non li inganno, che non interpreto la mia parte di magistrato in modo burocratico, e che non provo timore reverenziale nei confronti di nessuno. E soprattutto perché sanno che, quando parlano con me, hanno di fronte un interlocutore che ha respirato la stessa aria di cui loro si nutrono.”

“Questa avventura ha anche reso più autentico il senso dello Stato. Confrontandomi con lo Stato-mafia mi sono reso conto di quanto esso sia più funzionale ed efficiente del nostro Stato e quanto, proprio per questa ragione, sia indispensabile impegnarsi al massimo per conoscerlo a fondo allo scopo di combatterlo.”

“Io credo nello Stato, e ritengo che sia proprio la mancanza di senso dello Stato, di Stato come valore interiorizzato, a generare quelle distorsioni presenti nell’animo siciliano: il dualismo tra società e Stato; il ripiegamento sulla famiglia, sul gruppo, sul clan; la ricerca di un alibi che permetta a ciascuno di vivere e lavorare in perfetta armonia, senza alcun riferimento a regole di vita collettiva. Che cosa se non il miscuglio di armonia e di violenza primitiva è all’origine della mafia? Quella mafia che essenzialmente, a pensarci bene, non è altro che espressione di un bisogno di ordine e quindi di Stato.”

“Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale.
Quanto alla doppia morale, o doppiezza nell’anima siciliana, è un retaggio della storia, dei tempi in cui la Sicilia doveva difendersi dal mondo esterno, inventandosi un modo di essere che permettesse di resistere all’occupante e di sopravvivere. Gli invasori qui sono arrivati da ogni dove, e ogni volta ci si è dovuti adattare, o almeno far finta di adattarsi, in attesa che andassero via. Alla fine se ne sono andati, lasciandoci però un temperamento che definirei misoneista, fatto di apparente sottomissione e di fedeltà alle tradizioni, unite ad un orgoglio delirante.”

“E quanto più lo Stato si disinteresserà della Sicilia e le istituzioni faranno marcia indietro, tanto più aumenterà il potere dell’organizzazione.”

“Ma se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci assomiglia.”

“La cultura della morte non appartiene solamente alla mafia: tutta la Sicilia ne è impregnata. Da noi il giorno dei morti è festa grande: offriamo dolci che si chiamano teste di morti, fatti di zucchero duro come pietra. Solitudine, pessimismo, morte sono i temi della nostra letteratura, da Pirandello a Sciascia.”

“In Sicilia è del tutto fuori luogo mostra in pubblico quello che proviamo dentro di noi.”

“Ragionamento tipicamente mafioso e tipicamente siciliano: mai mettersi nella condizione di dover mostrare apertamente la propria forza e il proprio potere.
Altra abitudine: i regali.”

“E nella Palermo liberty le ultime splendide ville erano state demolite per far posto a brutti casermoni. Ho trovato quindi una città deturpata, involgarita, che in parte aveva perso la propria identità.”

“In ogni caso non è ammissibile sostenere che versare una percentuale sia un atto innocente: implica, nella migliore delle ipotesi, il riconoscimento dell’autorità mafiosa.”

“Ma la mafia non è una società di servizi che opera a favore della collettività, bensì un’associazione di mutuo soccorso che agisce a spese della società civile e a vantaggio solo dei suoi membri.”

“Si può sorridere all’idea di un criminale, dal volto duro come la pietra, già macchiatosi di numerosi delitti, che prende in mano un’immagine sacra, giura solennemente su di essa di difendere i deboli e di non desiderare la donna altrui. Si può sorriderne, come di un cerimoniale arcaico, o considerarla una vera e propria presa in giro. Si tratta invece di un fatto estremamente serio, che impegna quell’individuo per tutta la vita. Entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi a una religione. Non si cessa mai di essere preti. Né mafiosi.”

“E’ necessario studiare strategie differenziate a seconda del tipo di mafia che si deve affrontare. Più un’organizzazione è centralizzata e clandestina più è temibile, perché dispone dei mezzi per controllare efficacemente il mercato e mantenere l’ordine sul suo territorio, con un intervallo brevissimo tra processo decisionale ed entrata in azione. Le cose vanno valutate diversamente in un’organizzazione frazionata in più centri di potere. Il ragionamento vale anche a livello internazionale.”

“La mia grande preoccupazione è che la mafia riesca sempre a mantenere un vantaggio su di noi.”

“In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a sopravvivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile, in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l’amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E la mafia, che esprime sempre l’esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino.”

“La Sicilia è una terra dove, purtroppo, la struttura statale è deficitaria.”

“Se chimici francesi di riconosciuta competenza hanno accettato di raffinare morfina-base a Palermo è certamente perché erano pagati profumatamente e sapevano di non correre grossi rischi, ma soprattutto perché i siciliani erano gli unici ad avere il pieno controllo del mercato della produzione e del commercio della droga.”

“Contrariamente a quanto si pensa, la Svizzera è uno dei paesi che prestano più collaborazione, perché ha compreso che è finita l’epoca in cui era possibile tenere il denaro sporco e lasciare i mafiosi fuori dalla porta. Il denaro della mafia comporta necessariamente, prima o poi, la presenza degli uomini e dei metodi mafiosi.”

“Chiunque si occupi di lavori pubblici, in Sicilia e nel Mezzogiorno in genere, sa benissimo di dover acquistare il materiale dal tale fornitore e non dal talaltro.”

“All’estero si chiedono sbalorditi come mai lo Stato italiano non è ancora riuscito a debellare la mafia. Se lo chiedono e ce lo chiedono.”

“Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto.”

“Certo dovremo ancora per lungo tempo confrontarci con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Per lungo tempo, non per l’eternità: perché la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.
Ma con quali strumenti affrontiamo oggi la mafia? In un modo tipicamente italiano, attraverso una proliferazione incontrollata di leggi ispirate alla logica dell’emergenza.”

“Solo il rigore professionale di magistrati e investigatori darà alla mafia la misura che la Sicilia non è più il cortile di casa sua e quindi servirà a smontare l’insolenza e l’arroganza del mafioso che non si inchina all’autorità dello Stato.”

“L’avere dimostrato la vulnerabilità della mafia costituisce una forza anche per gli investigatori nella misura in cui dà la consapevolezza che i mafiosi sono uomini come gli altri, criminali come gli altri, e che possono essere combattuti con una efficace repressione.”

“Quello che per noi è una professione, per gli uomini di Cosa Nostra è una questione di vita o di morte: se i mafiosi commettono degli errori, li pagano; se li commettiamo noi, ce li fanno pagare.”

“Conosco i rischi che corro facendo il mestiere che faccio e non credo di dover fare un regalo alla mafia offrendomi come facile bersaglio.”

“Professionalità nella lotta alla mafia significa anche avere la consapevolezza che le indagini non possono essere monopolio di un’unica persona, ma frutto di un lavoro di gruppo.”

“Credo che Cosa Nostra sia coinvolta in tutti gli avvenimenti importanti della vita siciliana, a cominciare dallo sbarco alleato in Sicilia durante la seconda guerra mondiale e dalla nomina di sindaci mafiosi dopo la Liberazione.”

“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno.
In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.”

Il bambino capovolto – Massimo Ammaniti

“Di questi tempi, un docente universitario non dovrebbe arrischiarsi a scrivere un libro.”

“Ma costoro, quale bambino hanno in mente?
La mia tesi è che, a ridosso del secolo che finalmente ci ha fatto scoprire il bambino e che tanta ricchezza di prospettiva sull’infanzia e le sue caratteristiche ci ha messo a disposizione, si stia diffondendo una sua visione distorta.
Chiamo il bambino capovolto il risultato di questa distorsione.
Un bambino tanto in apparenza celebrato quanto occultato nella sua reale natura, in un momento di dittatura della gerontocrazia in cui non c’è spazio perché la forza vitale dell’infanzia possa esprimersi in modo compiuto.”

“Prendete una persona vecchia e fate un semplice esercizio di immaginazione: qual è l’oggetto che più probabilmente le vedrete accanto? Avete ragione: la busta delle sue medicine. (…)
Ora prendere un “giovane di mezza età”, e fate lo stesso esercizio. Avete di nuovo ragione: il suo smartphone. Nell’epoca dell’always on, del sempre connessi, anche questo gruppo umano appare perlopiù abitare un altrove in cui, volente o nolente, finisce per isolarsi dal mondo reale e girare attorno a se stesso.”

“Insomma: bambini non se ne fanno praticamente più. E quelli che nascono tendiamo a fraintenderli, capovolgendo nel loro contrario le verità fondamentali del loro sviluppo nella misura in cui facciamo di noi adulti dei (grotteschi) bambini, dimenticando di far diventare loro degli adulti.”

“Giacché, innanzitutto, la maternità surrogata è la più evidente espressione di quel “Progetto” (di vita, di genitorialità, di famiglia) di cui ci convinciamo di essere artefici: sono io a decidere quando, sono io a decidere come, sono io a decidere chi. E quindi sono (D)io – la nuova religione, appunto.”

“Il bene del bambino è il vero che sappiamo di lui.”

“Ecco il ribaltamento completo di una visione adultomorfa del bambino: non più un adulto difettuale, bensì un essere costruttivista che, approcciando il proprio ambiente in modo attivo e competente, agisce sul mondo sviluppando la propria intelligenza nell’intero arco della sua vita.”

“…l’insofferenza degli adulti che non sono genitori verso i bambini e i loro genitori. Che vi troviate in una pizzeria o in museo; ospiti a casa di amici; su una spiaggia d’agosto o in metropolitana, fateci caso: difficilmente vi sfuggirà quel misto di fastidio, biasimo e a volte aperta ostilità che infuoca lo sguardo di adulti non genitori rivolto al nucleo genitore/i e figlio.”

“Un’attenzione spasmodica dei genitori avvolge, e quasi soffoca, quei bambini.”

“Non ci troviamo, infatti, nel territorio della generosità educativa, di quel darsi a e dare al bambino perché cresca e affronti il mondo con autonomia e interesse per gli altri. Piuttosto, siamo spesso di fronte a una continua ipervigilanza, che nasce dalla paura di pericoli o minacce imminenti che potrebbero colpire il proprio bambino.”

“Ed è tutto un Non fare questo! Non fare quello!, un querulo e cantilenante cordone sanitario steso attorno a un piccolo ritenuto in stato di imminente pericolo. Con il risultato che questi genitori appaiono esausti, sfiniti da un reiterato spendersi e perdersi e, di fatto, annullarsi nel tentativo di mettere in sicurezza un bambino così tanto più importante di loro e della loro stessa esistenza.”

“Negli anni, ho compreso come le più grandi paure dei genitori crescano, in realtà, sotto l’ombrello di una paura madre: quella che il piccolo non ce la faccia, che non resista alle circostanze.”

“Senza stress, o meglio senza la nostra attivazione adattativa nei confronti di questo, non possiamo sviluppare le nostre capacità, o in altre parole evolvere. Più semplicemente, senza stress non c’è vita.”

“Il cosiddetto “dominio di sé” è scomparso dalle priorità educative delle ultime generazioni di genitori ed educatori, sostituito dal mantra della “realizzazione di sé”.”

“Specchiandoci e rispecchiandoci nella felicità infantile e cercando di farla anche un pò nostra, dunque, di fatto annulliamo la differenza intergenerazionale.”

“In questo senso, il frutto di un legame di attaccamento sicuro è la credibilità di un genitore che si è guadagnato sul campo la stima del proprio bambino. Tale credibilità diviene il principale attivatore dello sviluppo di una coscienza morale: il genitore dà indicazioni di comportamento e indica divieti e norme da rispettare che il piccolo tenderà ad accettare, giacché si fida.”

“Sostenere, favorire e indirizzare lo sviluppo morale di un bambino dovrebbe avere quantomeno la stessa importanza che riveste il fornirgli cibo a sufficienza.”

“Dalla dittatura del figlio del desiderio, insomma, al desiderio dell’educazione che rende umano il figlio.”

“I bambini sono pronti per le cose grandi, dunque, ma hanno bisogno che ci sia uno più grande di loro a mostrargliele.”

“E’ il bambino che deve volere essere come il suo modello, non viceversa. Una volta interiorizzato, in parte lo terrà, in parte lo rifiuterà, in parte lo sottoporrà a profonda revisione. Ma la direzione è dal bambino al genitore, non viceversa.”

“In ultima analisi, educare alle virtù è la migliore occasione che un genitore possa avere per sapere esattamente qual è il suo posto e la sua funzione: non appropriandosi del bambino, mostrandogli con la presenza e con l’esempio che i valori morali universali che ci rendono davvero umani sono desiderabili. Che vale la pena perseguirli, adottarli come stella polare delle proprie scelte e delle proprie azioni.
E che così facendo, il suo diverrà il vero volto che da qualche parte lo attende.”

Perle ai porci – Kurt Vonnegut

“Uno dei protagonisti di questa storia, storia di uomini e donne, è una grossa somma di denaro, proprio come una grossa quantità di miele potrebbe essere, correttamente, uno dei protagonisti di una storia di api.”

“Mushari ricordava ciò che una volta gli aveva detto il suo insegnante preferito, Leonard Leech, parlando di come farsi strada nel campo del diritto. Leech aveva detto che, proprio come un buon pilota d’aereo dovrebbe sempre cercare un posto dove atterrare, così un avvocato dovrebbe individuare quelle situazioni nelle quali ingenti somme di denaro stanno per cambiare di mano.”

“E pluribus unum è senz’altro un motto ironico da iscrivere sulla moneta corrente di questa fallita Utopia, perché ogni americano grottescamente ricco rappresenta proprietà, privilegi e piaceri che sono stati negati ai più.”

“Io non voglio essere come me – rispose Eliot.”

“Voglio amare questi americani di scarto, anche se sono inutili e brutti. Questa sarà la mia opera d’arte.”

“Se volete essere amati e non essere dimenticati, siate ragionevoli.”

“Alludo a quel suo insistere sul fatto che bisognava dire la verità sul conto di questa nostra malandata società, e che le parole per dirla si potevano trovare sui muri dei gabinetti.”

“Posso farti una domanda molto personale?
E’ quello che ti fa in continuazione la vita.”

“…ma per amore del cielo, papà, nessuno può lavorare con i poveri senza inciampare di tanto in tanto in Karl Marx o senza inciampare nella Bibbia, se è per questo. Mi sembra terribile il modo in cui la gente, in questo paese, rifiuta di spartirsi equamente le ricchezze. Io trovo che è un governo senza cuore quello che permette a un bebè di nascere essendo già il padrone di una grossa fetta del paese, come sono nato io, e di lasciare che un altro bebè venga al mondo nudo e crudo.”

“Posso forse far a meno di essere umano?”

“E c’è solo una regola che conosco, piccini… Maledizione, dovete essere buoni.”

“Una delle principali attività di questo studio consiste nel prevenire l’esercizio della santità da parte dei nostri clienti.”

“Ecco qua, le piaccia o no: la sua fortuna è l’elemento singolarmente più importante per determinare cosa lei pensa di se stesso e cosa gli altri pensano di lei. Grazie al suo denaro, lei è una persona fuori dal comune. Senza, tanto per fare un esempio, lei ora non starebbe facendo perdere del tempo prezioso a un socio anziano dello studio McAllister, Robjent, Reed e McGee.”

“Mi faccia vedere che sorride! Mi faccia vedere che comincia già a capire ciò che a Harvard non le insegneranno fino all’anno prossimo: che nascere ricchi e rimanerlo non è un delitto.”

“Forse è uno di quei casi in cui si danno le perle ai porci, ma non mi pare.”

“Come amare la gente che non serve a nulla?”

“Anche gli avvocati pensano in modo simile, elaborando spiegazioni prodigiose per situazioni disperate. ma per un motivo o per l’altro quello che dicono non ha mai il suono giusto. Da loro sembra sempre di sentire l’Ouverture 1812 suonata con un kazoo.”

Come cavalli che dormono in piedi – Paolo Rumiz

“Succede una sera d’autunno con pioggia leggera, tra il Carso e l’Isonzo, fuori da un’osteria in una zona poco illuminata di case sparse, ultimo lembo di pianura prima della pietraia dell’altopiano. Fa già buio, da un tavolo del locale si leva una canzone di frontiera.”

“Ma so anche che nulla, su quel terreno, rammenta l’immensità del dolore. Dovrei calpestare bossoli, immondizie, sangue, stracci, membra umane, gavette, resti di cibo, zoccoli, ferri, escrementi, suole di scarpe, ma l’uomo e la natura hanno cancellato ogni cosa. La notte profuma di erba, e interi paesi dormono, banchettano e fanno l’amore sui resti di un immane sacrificio umano.”

“Mi chiedo che futuro possa avere, un paese che non rispetta i suoi morti.”

“I giorni dei Morti si avvicinano, aprono una finestra sull’aldilà.”

“Non si doveva sapere che migliaia di italiani avevano combattuto per l’Austria con onore.”

“Dopo essere stati troppo italiani per i tedeschi, erano diventati troppo tedeschi per gli italiani.”

“Picio mio, noi de Trieste semo ndai in guera nel Quatordici.”

“Come ti amo Trieste al mattino, con la luce pulita, il mare zincato e gli scogli color rame nella luce radente.”

“C’erano ancora i segni degli Shtetl, là sotto, e c’era Pinsk, la città da cui il futuro reporter Ryszard Kapuscinski era partito scalzo per Varsavia. Non sapevo che da quelle parti, qualche chilometro più a sud, c’era il cimitero dei triestini.”

“La Galizia è uno degli orrori del secolo, eppure resta lì, rimossa dagli austriaci, non calcolata da russi e polacchi, guardata con spocchia dai francesi, snobbata da inglesi e belgi. Figurarsi dagli italiani. Digito d’istinto sul computer le parole die vergessene front, il fronte dimenticato, e cosa ne esce? La Galizia.”

“E’ una cosa balcanica, si dice. Ma certo, l’Europa è un’altra cosa, è distante dalla barbarie. E così, come nel 14, sempre a Sarajevo la macchina si mette in moto senza incontrare resistenze grazie all’incredulità dei benpensanti e al torpore degli intellettuali.”

“Cinquantasette passi dalla banchina ai palazzi sul fronte mare. Piazza Grande, 2 luglio 1914. Luogo e momento tremendo, avvio di una sequela di sciagure. La guerra, il fascismo, le leggi razziali proclamate in quello stesso luogo. Poi un altro conflitto, la Shoah, le vendette che seguono, i profughi, le foibe, la Guerra fredda, l’agonia del porto. Per un secolo, Trieste sconterà la fine del mondo di ieri.”

“E poi c’è che questa mia storia è un blues di traversine, binari, uomini e cavalli, e a me serve la giusta colonna sonora per narrarla.”

“Vado sui vecchi binari per nostalgia, perché il treno è un pezzo del mondo di ieri, solido di ferro di pietra e di legno. Ci vado perché un ponte ferroviario primo Novecento può avere le proporzioni sublimi di un Partenone. Ma ci vado anche per capire l’oggi, per sapere cosa pensa la gente, e per questo ho da frequentare stazioni, non aeroporti; dunque, viaggio per vedere esattamente quello che i politici – gente di scarpa lustra – non vedono, in quanto utenti fissi d’aeroporto.”

“…sui binari di Trieste la percezione di una decadenza iniziata dopo il 18 è lampante. Nelle vecchie stazioni nessuno può toglierti l’idea che dopo il Finis Austriae l’Europa sia diventata più lontana, la marineria meno importante, il paese meno ordinato, l’edilizia meno solida, la burocrazia meno onesta, l’istruzione meno capillare, il fisco meno equanime e la manutenzione della cosa pubblica più approssimativa.”

“Trieste è stata grande sui mari grazie agli Asburgo.”

“…fa una cosa nessuno fa più. Rimugina. E siccome legge, rimugina molto.”

“Cosa sono l’Ucraina, l’Iraq, i Balcani e la Palestina, se non vecchie cicatrici del 1914? Poveri imperi: non furono poi così male, se scontiamo ancora oggi la loro dissoluzione.”

“Dovrei ripetere per la centesima volta che mia nonna, senza muoversi da Trieste, è passata sotto sei bandiere: monarchia asburgica, Regno d’Italia, Germania, Jugoslavia, governo militare alleato, Repubblica italiana. Ma mi è passata la voglia.”

“Come sarebbe più facile vivere in un mondo che conferma i pregiudizi. Un mondo fatto di francesi supponenti, italiani corrotti, polacchi antisemiti, tedeschi filonazisti, serbi violenti eccetera. Ma il mondo è complesso, ti smentisce regolarmente, e c’è chi non lo tollera. Così c’è sempre qualcuno che vuole banalizzarti perché non regge la tua complessità. Qualcuno che ha bisogno di un nemico per esistere.”

“Galizia è la caduta dell’illusione, la scoperta dell’orrore del fronte, la disfatta, lo sbando, i morti a migliaia. Galizia è il treno che torna, stantuffa nella direzione contraria, pieno di feriti e mutilati, o di prigionieri russi, serbi, ucraini, montenegrini.”

“A Vienna, se hai fiuto, la respiri subito l’arietta mortuaria che si nasconde dietro i pasticcini e la cioccolata calda. Nella terra del caporale Hitler, hai il caffé Sacher con la torta più famosa del mondo e le Stube più gemutlich del Pianeta.”

“Ma è l’Europa tutta a buttarsi un stato di sonnambulismo in una voragine dove anche la guerra non è più tale, non più l’opposto della pace ma parte integrante di una pace fondata sulla sofferenza di altri, espressione di un mondo dove il mio benessere dipende dalla tua povertà, dove in Italia si va al mare e in Bosnia, negli stessi minuti, ci si taglia la gola, e magari poche miglia a sud della Sicilia centinaia di disperati sono inghiottiti dalle onde.
Una guerra che non è più assalto alla baionetta e nemmeno fischio di granata, ma qualcosa di peggio: sentirsi pupazzi in mano a un Mangiafuoco sconosciuto che accende e spegne focolai a macchia di leopardo, l’Afghanistan, poi l’Iraq, la Siria, poi la Libia, l’Ucraina. Posti dove, per carità, non c’è guerra – guai a nominarla, la guerra – solo uno stato di instabilità permanente. Aree di crisi, le chiamano. Peccato che nessuno, tantomeno l’Europa, è in grado di gestirle.”

“E i russi poi, quanti russi ammucchiati lì senza pietà, senza un fiore, contadini mandati al macello dallo zar e poi dimenticati anche dai bolscevichi… e ancora gli ebrei, e le vittime dei gulag… e i polacchi deportati da Stalin con l’operazione Vistola… e i morti della grande fame staliniana… Tu cammini e sembra natura… Invece è mattatoio.”

“Ma che vai a cercare Trieste, non capisci che non hai alternativa al destino marinaro scritto nella tua storia, una storia che Roma ha estirpato e coperto di cloroformio?”

“Tra l’Oder-Neisse e il Dnepr l’andirivieni dei confini, delle invasioni e delle dominazioni si misura a fiumi su una fascia di mille chilometri, con la Germania che spinge verso est, la Russia verso ovest e la Polonia che cerca di esistere in mezzo, in quella terra ondulata che non offre ostacoli né ai venti né alle armate. A nord dei Carpazi la gente ignora la rassicurante protezione di una catena montuosa.”

“Tu mi dirai: zombie, riti voodoo. No, qui è Polonia, e i milioni di morti di questo paese infelice disseminato di tombe di guerra sono un’altra cosa: cavalli che dormono in piedi, fermi con l’occhio semiaperto in radure nebbiose.”

“Adesso, Andrea, vado a nanna, che è stata una giornata lunga. Tu pensa al tuo vecchio al fronte, che un giorno avrà un bel pò da raccontare ai nipotini.”

“Ed ecco, discendevo giù dal colle masticando una frase che diceva:
Come cavalli che dormono in piedi.
Ma certo, eran cavalli i miei Caduti, cavalli tra betulle nella sera, a ruminare insieme tra le tombe…”

“I luoghi puoi capirli solamente se ci dormi e se cerchi di captare la voce che rilasciano col buio: e questo vale, credo, soprattutto sui campi di battaglia, dove è inutile, davvero inutile, andare di giorno.”

“Eccola, la mia pista nella notte. Qui c’è puzza di gente mia, signori, lasciatemi solo, voglio cercare in pace i miei dalmati, i miei istriani, goriziani, triestini; parlare ai miei sloveni e croati della costa, e soprattutto a loro, i miei italiani in divisa sbagliata, di cui per quasi un secolo non si è potuto parlare.”

“La memoria è un lavoro da contadini, non da scrittori. La si coltiva come si coltiva la terra. La si rivolta, la si concima. E’ una campagna che dà frutti boni de rosigar coi denti, un sostrato nel quale il gesto di piantare non a caso somiglia al gesto di seppellire, e ovviamente a quello di scavare una trincea.”

“I morti sono vivi, sono tra noi. Solo che noi non li sappiamo sentire, perché noi siamo i veri morti, ombre piegate sulle nostre miserie, i nostri cellulari, le nostre carriere.”

“Già, i papaveri, simbolo sfolgorante del Caduti sul fronte occidentale. Le tombe e le praterie nel vento sulla Somme, a Verdun o a Ypres sono inondati del loro colore vermiglio.”

“Eh si, caro Andrzej, non è più tempo di eroi. Ormai non ci resta che il mito. Più cerco, più sento che della Storia non mi importa più niente. Mi chiedo solo dove siano sepolti gli aviatori, e se per loto abbia senso un sepolcro diverso dall’aria. Chissà dov’è la tomba del mio indomito pilota di guerra.”

“Da allora, ti confesso, non potei mai più veder qualcuno rifiutare del cibo, e quand’ebbi dei nipoti, un giorno che li vidi schizzinosi davanti a una scodella che fumava, gli rovesciai la ministra sul capo, perché il rifiuto pareva bestemmia.”

“Che grande popolo i russi! Li amai… mai ci guardarono come nemici.”

“O almeno io credo finisca lì con quel vino che – mi appare improvvisamente chiaro – non serve a consolarci della caducità delle cose umane, ma al contrario a cantare la magnificenza dell’effimero dopo il viaggio tra le ombre.
In sere così, il dio dell’ebbrezza e quello della morte diventano assolutamente la stessa cosa.”

“E già allora mi ero chiesto come avrei fatto a scrivere di ruscelli e foreste mormoranti, o a far sentire la voce dei Caduti, a un popolo di cinici aggrappati al cellulare.”

“Il treno era la mia immersione nel mondo, l’estrema occasione di incontro con gli altri, la garanzia di anonimato, la tregua da una tempesta di segnali che mi frastornava, il silenzio sabbatico dagli sms, pin, mail bic, cin, da tutti i maledetti monosillabi che mi complicavano la vita.”

“Novosibirsk, Lago Aral, Bukhara, Taskent, il Caspio, Samarcanda. Che viaggi! Storie da Michele Strogoff.”

“Quando una guerra totale finisce, nessuno parla volentieri di chi è stato in prigionia, perché colui che torna rappresenta la sconfitta e va nascosto come una vergogna; per lo Stato che lo riaccoglie sarebbe quasi meglio fosse morto, perché ha infranto un tabù, ha visto cosa c’è oltre la linea d’ombra, è venuto pacificamente a contatto del nemico e ora rischia di riabilitarlo sbugiardando il senso stesso della guerra.”

“Ricordo che da bambino, mia nonna mi mostrò un muro presso una caserma di periferia, il quale nei mesi caldi, a decenni di distanza, ancora percolava residui organici. Erano i resti dei soldati d’Italia. Non lo dissi nemmeno a mio padre, che era ufficiale. L’odore, specialmente, mi fece una tremenda impressione. Fu davanti a quella parete, prima ancora di sapere dei Lager e dei gulag, che intuii per la prima volta cosa significasse lo spregio per la vita degli uomini.”

“Ripeto: c’è meno Europa oggi che nel 1914. Persino meno che nel 1918, quando almeno la nausea del massacro compiuto accomunava le nazioni. Vedi: uno parte per cercare la guerra di ieri, e trova l’Europa di oggi. Il nostro male è vecchio di un secolo.”

“La neve assorbiva ogni voce e ogni rumore. E se è vero che l’eco è l’ultima cosa che rimane di un uomo, io ero solo davanti al silenzio dei morti.”

“Maledetti Balcani, quante volte vi ho percorso come inviato di guerra.”

“Come nel 14 e nel 92, Sarajevo non è un detonatore ma un rivelatore. Mostra senza pietà il sonnambulismo dell’Occidente. A Sarajevo inizia e finisce il Novecento, la Bosnia è la metafora del fallimento dell’Unione.”

“Come ti amo ancora, Belgrado. Ti amo per il tuo mostrarti senza finzioni e ipocrisie, madre stanca di stupri e comizi, sempre a due passi dal crollo eppure ancora vitale, generosa di storie, di affetti e di autoironia. In te leggo il destino d’Europa più che nei palazzi di vetro di Bruxelles.”

“Nella Gare de l’Est capisci che non si combatte più con le armi solo perché alla guerra fra nazioni si è sostituita una guerra fra individui, un marasma di turisti smarriti, donne in carriera, impiegati in ansia, funzionari irascibili, giovani digitali, immigrati attaccabrighe, ladri e poliziotti armati fino ai denti.”

“Pensai al viaggio concluso. Ero partito per cercare i miei triestini con addosso la divisa dell’Impero sconfitto. Ma quando avevo trovato le loro tombe sui Carpazi polacchi e in Ucraina, e con esse quelle di altri italiani “sbagliati” come i triestini, non mi ero più potuto fermare. Mi ero spinto fin sotto le nubi delle Argonne e nel fango delle Fiandre, con l’idea di scrivere anche di loro. E ora mi ritrovavo, senza volerlo, di nuovo sul fronte italiano. Il cerchio si chiudeva alla perfezione. Me l’avevano detto i Centomila di Redipuglia: vai a cercare la guerra degli altri, per capire che uomini eravamo noi, cresciuti a polenta e niente.”

“Poi ho deposto cinque bottiglie, e di ciascuna ho assaggiato un sorso. Un vino rosso bulgaro denso come la pece, di quelli che fanno buon sangue. Un bianco Vitovska spremuto da pietra di trincea sul Carso sloveno, e poi, in successione alcolica, uno champagne Grand Cru de la Vallée de la Marne, una slivolica distillata dalle prugne di Obrenovac e una grappa di albicocche del Monte Ararat. Un menù come si deve, rubato ai campi di battaglia. Eccolo, il mio regalo. Non c’è più bisogno di parole.”

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