Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Cartongesso – Francesco Maino

“Il mio lavoro principale, il mio primo lavoro, quello ufficiale, qui a Insaponata, un lavoro non retribuito, quello per il quale mi trovo impiegato ventiquattro (24) ore su ventiquattro (24), ogni giorno, senza soste, quello che svolgo da sempre, vale a dire dal momento in cui ho raggiunto la cosiddetta capacità naturale, più o meno dai sedici (16) anni in avanti, è quello che mi vede pedissequamente impegnato nell’impedire alle salme mobili che occupano la mia vita biologica di annientarmi definitivamente colla loro biologica visione delle cose…”

“Chi l’avrebbe mai detto che dopo questa micidiale esperienza di morte avrei dovuto affrontare il ben più micidiale meccanismo della pratica forense, frequentando i peggiori inculatori del mondo moderno, le più pure carogne del mondo giurisperito?”

“La vita in venero è in offerta speciale, non verità millenaria sotto il sole, nel caigo, in barchin, la vita è offerta lancio come la more, vivi e morti non si distinguono perché non hanno più faccia, vivi e morti si includono nella lista delle cose che si devono consumare.
Vivi e morti si producono.”

“…il diritto di voto non è esattamente la democrazia, il diritto di voto è esattamente il diritto di voto; vuol dire che una mandria di cinghiali mette la crose colla matita copiativa sulla faccia del candidato pantagruele che ha la stessa faccia insaponificata dell’elettore gargantuà, la stessa famanza, lo stesso odore, stessi vestiti, uguali le scarpe a punta lucidata, morirà della stessa cirrosi epatica o dello stesso bruto mal, in poche parole parla la stessa lingua, vuole le stesse cose, a qualunque costo, lenzuola di seta, cerchioni in lega, smartphone, russarsi il culo cogli scartonzi di panoccia, mangiare lo stracotto di musso colle mani, pulirsi sulle braghe.”

“…si sa come sono gli uomini dopo l’asta del Fantacalcio: con plurimi giri di medie già bene assorbite dai tessuti periferici, giri di Averna, con tonica e limone, e una voglia matta di rapporto al culo, il culo non refrattario della morosa storica, ovviamente non connettono più, non sanno neanche di venire, di esistere.”

“All’interno, di fronte ai box, Suv con leasing in sofferenza dai vetri oscurati e cerchioni abnormi stanno parcheggiati come monumenti ai mutilati di guerra di fronte al cancello automatizzato, ai lati del giardinetto euclideo, dove non manca mai l’erbetta rasa bene idratata dalla pompetta sincronizzata, l’ulivo bonsai della grecia salentina, il mosaico veneziano, ombreon e il set di careghe da giardino sotto la pompeiana egizia.”

“…la moglie spinge per un erede, avendo oltre trent’anni (30), si è rotta di arrotondare nel week-end, vuol far la madre, santoddio, allattare full-time, pigliare il caffè con le altre madri parificate a metà mattina, e discutere di ferie, pediatri e omogeneizzati, confrontare le questioni comuni senza rotture di cojoni, cucinare, stare in casa col cinquanta (50) pollici novo de bain che propaga, a tutta parete, le notizie analgesiche sulle ricette vegetariane, aspirare la polvere dagli angoletti colla nuova aspirapolvere, pulire la vetrata della veranda, spruzzare l’argentil sul servizio da caffè, comprare le piantine grasse al mercato, portare il bociazza dall’oculista, insomma non rompersi mai più i cojoni.”

“…lo spritz è la risposta, la nuova eucaristia, 1/3 vinello bianco, amabile, 1/3 aperol ovvero campari, 1/3 selz, fettina di limone, ghiaccio, due euro, bevetene tutti, questo è il nuovo sangue arancione versato per la rimozione dei peccati, nelle trentacinque (35) basiliche-bar del centro d’Insaponata, tra la via dei Trattoristi e piassa I. Balbo, dove si trascinano nel week-end senza speranza, per fare l’aperitivo, per fare la comunione, i mostri acefali: si potrebbe dire il prodotto umano della funzione meccanica che va esaurendosi all’interno del capannone.”

“Poi rimangono i bar, la presenza dell’uomo è legata alla mescita alcolica. Dove c’è mescita c’è umanità, dove non c’è mescita non c’è nulla. Il nuovo umanesimo è l’umanesimo della mescita, il rinascimento dell’aperitivo.”

“Per quanto riguarda me, lo dicevo prima, mi devo difendere dai clienti, accettando la stupida regola aurea di ogni leguleio: il cliente è il tuo peggior nemico. I clienti ti si ritorcono contro in un secondo, prima erano amighi, compari di briscola, apostoli, gli hai fatta salva la vita per una fattura recuperata, hai ridato loro la libertà nova pur sapendo che dovevano morire impiccati al pennone del tribunale, e giurano gratitudine eterna; un momento dopo, ti pagano con l’assegno cabriolet, ti giri appena, ti piantano il corteazz sulla schiena, minacciano d’andare alla finanza per una foglia da cento presa in black, non c’è mai sosta a questa solfa, il citofono trilla in studio che è una meraviglia, già a meno un quarto alle tre, a ritmo di battaglia…”

“Vorrei dire a mia nonna che mi guarda dal cielo, perdonami nonna, io non sono per niente diventato l’avvocato del paese, come auspicavi in buona fede che diventassi, facendomi un pò la punta come solo tu sapevi fare a novant’anni. Sono uno in bilico, dalla mattina alla sera, tutti i giorni dell’anno, da dieci (10) anni, o forse da sempre, in tribunale, in questura, in studio, a letto, con o senza toga, con o senza titolo, in attesa che mi vengano a prendere alla fine della notte, sin da quando ho imboccato la strada della libera professione, una strada chiusa, un binario morto, che finisce a perpendicolo sul canale di bonifica, dove ghiacciano le rane, lavorano le nutrie e gira qualche cadavere.”

“Esco e affronto spettinato, disarmato, il mondo violento di insaponata di Piave, il mondo violento della professione dentro l’Italia schiantata, più pallido del nebbione, con mani inutili e occhi disossati, la valigetta piena di carte cancare, una bic, le marche da bollo, un codice penale, e ciò che resta delle vite della gente sciolte nei fascicoli.”

“A vent’anni devi prenderti il mondo col badile, invece! Te lo devi prendere a sprangate, coi morsi, se non lo fai, se ti fidi, a quaranta sarai sagoma di cartapesta, ammasso d’ossa contributive, e noi il mondo non ce lo siamo preso, io mi sono fidato, come voi, anche con idealità se è per questo, come un coglione, ma il mondo non è degli stolti, non appartiene all’Inps, almeno non questo mondo qui, e questo è il risultato, che fare ora?”

“Ho partecipato a udienze senza senso, ho discusso ricorsi senza senso davanti a collegi i cui giudici, il più delle volte, non capiscono un accidente di niente, poi, terminate queste cosiddette incombenze, con i quarti che mi sudano dentro i pantaloni da non-avvocato, ho ordinato al volo un bianco al banco, ai Rusteghi, e sono tornato indrìo in macchina, nella Clio surriscaldatissima, parcheggiata in una laterale di via Piave, col volante che mi cola tra le dita, duecento gradi, e un prosciuttiefunghi nello stomaco, na polpetta di piovra.”

“Far viaggi significa non aver terrore dei luoghi e dei corpi che li consumano, non temere i luoghi e, sopra ogni altra cosa, non temere le persone dentro quei luoghi consumati. Andare spinti dal vento di fiducia. Farsi strada con le pupille nuove.”

“…non mi sono iscritto alle camere civili degli avvocati di insaponata di Piave, non la faccio, la comunione, non le faccio le cene di fine anno con i colleghi della camera insaponatese, poi mi toccherebbe questionare, star lì a scornarmi, rovinandomi le corna, col collega civilista – topo di campagna meganoide, vegetariano, eppur obeso, che si occupa di cetrioli e società di intermediazione finanziaria, fattura come san Luigi, e gira colla papa-mobile, ordina una margherita alla farina di kamut senza origano e un biccer di acqua di rubinetto mentre io gli ordino sul muso una pizza con sopra un porcello affumicato, mi faccio quattro (4) medie, provo una sete estrema, ho bisogno di alzaleccarmi per non sentire i discorsi penosissimi sulla necessità della riforma della giustizia, sulla posta certificata, la firma digitale, la formazione continua, e le contribuzioni per la cassa forense, la nostra irraggiungibile pensione…”

“Poi c’è la trilogia: e il lavoro? ti sei sposato? figli? Tutte domande che suonano come affermazioni, tutte domande che auspicano sempre risposte catastrofiche, almeno così mi par di intuire. Io rispondo bene, rispondo solo e sempre bene, grazie; dico che va sempre tutto bene, che sto bene, che non potrebbe andarmi meglio, a questa gente pericolosa…”

“Non è per superbia, ma io non voglio avere nulla a che fare con i miei vicini. Solo dire buongiorno, buonasera. Non mi hanno fatto nulla di male, sia chiaro, né io a loro, semplicemente voglio non aver bisogno di chieder un dado vegetale per la minestra, o del sale grosso, o la carbonella per arrostire la selvaggina o i cefali de Piave, sul terrazzino, rischiando di incendiare il sottotetto, come fanno loro, voglio tenere le distanze, ma sono certo che, prima o poi, scopriranno che sono un avvocato, e mi coinvolgeranno, lo so.”

“Il mio quinto lavoro, quello più o meno retribuito dal punto di vista monetario, consiste nel fare l’avvocato. Io faccio l’avvocato pur sapendo, come scriveva Luigi Tenco, di non aver trovato ancora il mio posto nel mondo. Io non sono un avvocato e non voglio neppure che lo si dica troppo in giro. E’ semplicemente il mio mestiere, o meglio, ciò che ho imparato a fare dopo la laurea, io faccio l’avvocato, non sono un avvocato, faccio un lavoro per nulla intellettuale, anzi concretissimo e assai manuale, fatto per gente che ha fisico, pazienza.”

“Io sono quello con la faccia e i vestiti da non-avvocato, la camicia che esce dalle braghe, la cravatta mollata, gli occhiali pieni di ditate e puntini d’unto di piadina, gli occhi sfitti, i capelli spettinati, un pò lunghi, la barba rada, un pò bianca sulla punta del mento, non ci si può sbagliare.”

“io mi devo convincere che non ci son parapetti dai quali sporgersi a mirar mare spumante, e prue che tagliano marosi, e delfini che fanno le capriole all’apice dell’onda, ma solo e sempre queste pareti bianche di cartongesso.”

“Noi ci siamo estinti, come umanisti, e non lo comprendiamo. E’ estinta la funzione che abbiamo sempre difeso. E’ estinta la nostra vita professionale. La toga è un’icona del passato, puro simbolismo, o folklore pacchiano. Nulla di più ridicolo.”

“Mi porto i dadi a casa, ma non serve a niente, tiro i dadi ma non serve. Allora li faccio tirare al cliente, mi lavo le mani. Se avessi ragione in diritto, a rigore, perderei; le cause temerarie non le faccio, tanto vale tirar dadi e sperare.”

“I praticanti-avvocati-servi sono i minatori autentici, senza alcuna tutela, senza uno straccio di obolo, senza niente di niente, solo fare la pratica, terminarla senza intoppi, a testa bassa, e sperare di oltrepassare la barriera fessa degli esami di stato, trittico di scritti alla fiera di Patavia, orali a palazzo Grimani, per poi iniziare tutto daccapo alla caccia di clienti da rapinare in proprio; rapina non è la parola giusta, ma in questo momento non mi viene in mente nulla di più appropriato per rendere l’idea che voglio esattamente rendere.”

“La carta che aveva ricevuto era semplicemente la garanzia che offre la democrazia statale al cittadino, ogni cittadino senza distinzione, allorquando si radichi nei suoi confronti un procedimento penale. Questo cittadino cessa di essere un uomo normale e diventa l’indagato. A chi non tiene paura manco di Dio, la cosa non fa nè caldo nè freddo, per chi invece in vita propria teme di andar in galera anche per il divieto di sosta del furgone ovviamente le cose cambiano.”

“…si sa che il collaboratori dello studio, di tutti gli studi legali del mondo, sono quasi sempre degli infedeli potenziali, quasi sempre inclini a cjavare il nero dal cassetto del capo, quasi sempre propensi a distrarre i clienti dello studio, insomma la segretaria è minaccia continua, per gli ovvi motivi che non si sta qui a dire, oltre al terrificante rischio di gravidanza sempre incombente.”

“Non ho molta fiducia nei giudici, io, non riesco a scommettere un cent su gente che nasce con un testone pazzesco, passa un esame mostruoso e pazzesco, l’esame di magistratura, sceglie la propria condanna, la propria punizione irretrattabile: vivere tutta la vita scrivendo sentenze, un lavoro inuma no e aberrante. Piano piano questi giudicanti perdono il senso della realtà, fanno domande da fessi col tono stizzito dei maestrini, sembra che vivano su Marte o su altra dimensione extraterrestre, riempiono pagine e pagine di uso-bollo, citando massime di cassazioni fatte per essere smentite cinque secondi dopo la pubblicazione.”

“Per paura o per indolenza patologica nella vita non sono decollato, non ho elevato, pur prendendo rincorse lunghissime su ottime rampe venete, avendo mille buoni propositi, buoni talenti; oppure per una combinazione micidiale di questi due fattori, paura e indolenza, che hanno agito sulla mia psiche sempre con scrupolo e determinazione onnivori.”

“Ho fatto l’assicurazione professionale e mi sento tranquillo: se sbaglio e un figlio di troia vorrà farmi causa, e di sicuro succederà, con un atto di citazione che si sarà fatto preparare dal peggior leguleio panteganesco di Insaponata, ebbene io non muoverò un dito, non mi curerò di niente, lascerò che sia, assaggerò un pezzo di montasio avvelenato.”

“Oggi penso che queste persone mi abbiano imprigionato dentro i loro ambienti mentali di cartongesso. Hanno fatto di me un complice debole. Ecco quello che hanno fatto di me: un complice debole.”

“Altri esempi di cose semplici che imparo in ritardo: contattare la cassa forense col codice privato, il mio pin, il mio puk, le infinite password, per pagare i contributi della cassa forense, garantire la pensione ai colleghi che non muoiono mai, che non moriranno mai, penso, che quando muoiono resuscitano come Lazzaro, e ritornano a fare gli avvocati più cancheri di prima, la cui vita media è incredibilmente più lunga della vita media di qualunque altro lavoratore terrestre, che non si ammalano mai, non si ammaleranno mai, e quando si ammalano di malattie croniche che dovrebbero portare a morte certa, guariscono miracolosamente, io non posso ammalarmi, diceva fiero, tronfio e allucinato Coledan, sfidando la morte, la sorte, io non ho il tempo di ammalarmi, io muoio di professione, invece, i topitoga non muoiono, son drogati di professione, la droga connessa al titolo.”

Viaggio in Portogallo – José Saramago

“Mal gliene incoglie all’opera se le richiedono una prefazione che la spieghi, mal gliene incoglie alla prefazione se presume tanto.”

“Questo Viaggio in Portogallo è una storia. Storia di un viaggiatore all’interno del viaggio da lui compiuto, storia di un viaggio che in se stesso ha trasportato un viaggiatore, storia di un viaggio e di un viaggiatore riuniti nella fusione ricercata di chi vede e di ciò che è visto, un incontro non sempre pacifico tra soggettività e oggettività.”

“Nessun viaggio è definitivo.”

“E’ il difetto del viaggiatore: vuole avere di più delle belle cose che ha già.”

“In che paese mi trovo, domanda il viaggiatore al bicchiere di vino, che non risponde e, benevolo, si lascia bere.”

“Certe cose si desiderano tanto, ma poi, quando le otteniamo, non di rado ci lasciano smarriti.”

“Diciamo prima, per capire meglio, che il viaggiatore ha un gusto probabilmente considerato morboso da chi si vanti di essere normale e comune, e cioè quello, quando ne ha voglia e disposizione d’animo, di andare a visitare i cimiteri, ammirare la funebre coreografia dei ricordi, delle statue, delle lapidi e commemorazioni varie, e trarne la conclusione che l’uomo è vanitoso anche quando non ha più alcuna ragione per continuare a esserlo.”

“E’ un modo di vivere antico, ma sopra i tetti fioriscono rigogliose le antenne televisive, una nuova ragnatela che si è posata sul mondo, bene e male, verità e menzogna.”

“Ci sono davvero momenti felici nella vita.”

“Le grandi lastre di granito risuonano, il viaggiatore vi sente il grande mistero delle case degli uomini.”

“Ci fu un tempo, antichissimo, in cui queste montagne di scisto dovevano essere irte e spaventose rocce, riarse dal sole dell’estate, o spazzate dai rovesci d’acqua dei grandi temporali, immense solitudini minerali inadatte persino per l’esilio. Poi venne l’uomo e si mise a fabbricare terra. Smembrò, percosse e tornò a percuotere, come se sbriciolasse le pietre fra le robuste palme delle mani, usò il maglio e il piccone, ammonticchiò, costruì i muri, chilometri di muri, e dire chilometri è dir poco, migliaia di chilometri se contiamo quanti ne sono stati costruiti in terra portoghese per sostenere la vigna, l’orto, l’uliveto. Qui, tra Vila Real e Peso da Regua, l’arte del terrazzamento raggiunge la massima perfezione, ed è un lavoro che non finisce mai, bisogna puntellare, stare attenti alla terra che smotta, alla lastra che è scivolata, alla radice che ha fatto leva e minaccia di precipitare il muro a fondo valle. Visti da lontano, questi uomini e queste donne sembrano dei nani, appartenenti al regno di Lilliput, ma in fondo sfidano in forza le montagne e le mantengono addomesticate. Sono dei giganti, ma queste sono solo le fantasie del viaggiatore, ce ne ha tante, quando poi ci si accorge che gli uomini hanno invece la loro solita dimensione naturale, e basta.”

“E’ facile capire come il viaggiatore si muova fra i ricordi della propria infanzia trascorsa in altri luoghi, e da questa divagazione si ridesta all’altezza di Lobrigos: ancora una volta stupito davanti ai vigneti, è senza dubbio questa l’ottava meraviglia del mondo.”

“E ci sono i boschi. Di nuovo il viaggiatore si dichiara fortunato di viaggiare in autunno. Non è possibile descrivere un albero. Come si può descrivere un bosco?”

“Si perde molto non parlando con la gente.”

“Quando il viaggiatore si allontana dalle strade principali, ne ottiene sempre grandi ricompense.”

“Visto che il viaggiatore va alla scoperta di quello che non conosce, deve correre i suoi rischi.”

“Ormai si sa come vanno queste cose: il viaggiatore viaggia e desidera che tutto sia riservato esclusivamente a lui, si offende se qualcuno l’ha preceduto nella vista e nel piacere.”

“Non si è viaggiatori se non si è curiosi. Quel portone socchiuso, il silenzio, il luogo deserto, se non se ne approfittasse sarebbe stupido o male avviato.”

“…apre di colpo la prima finestra, che dà sul mare, riceve in pieno viso e sul corpo l’aria fredda del mattino e resta li, illuminato di piacere e di stupore davanti allo splendore delle acque, la costa brumosa, l’incontro del fiume con l’oceano, il cordone di spuma delle onde che provengono dal largo e si dissolvono sulla spiaggia.”

“Il viaggiatore non è di buon umore. Tuttavia si conosce abbastanza per sospettare che il proprio malessere nasca dall’impossibilità di conciliare due volontà opposte: quella di trattenersi in ogni luogo, quella di arrivare in ogni luogo.”

“Porto è uno stile di colore, un’armonia fra il granito e i colori della terra che il granito accetta, a eccezione dell’azzurro se con il bianco trova un equilibrio nell’azulejo.”

“In questo versante di Gaia sfociano i grandi affluenti delle uve schiacciate e del mosto, qui si filtrano, decantano e dormono gli spiriti sottili del vino, caverne dove gli uomini vengono a conservare il sole.”

“Di quello che ha mangiato si dimenticherà nel giro di ventiquattr’ore, ma non di quel dolce vino verde di Casteloes, creato sulle beate sponde del fiume Caima, al riparo delle vicine serras da Freita e de Arestal. Questo vino, che il viaggiatore beve in puro stato di grazia, alla giusta temperatura, non rispetta la fisiologia del corpo umano. Appena entra in bocca si spande immediatamente nel sangue, è assorbito per vera e propria osmosi, senza i grossolani processi della digestione.”

“In Portogallo non mancano i paesi che sembrano rimasti ai margini del tempo ad assistere al trascorrere degli anni senza spostare una pietra da qua a là, e tuttavia li sentiamo vivificati da una vita interiore, caldi, vi si sente battere il cuore.”

“Finisce di bere il caffè, paga il conto, e si mette il sacco in spalla. Andiamo.”

“Il destino delle cittadine alte è quello di spegnersi a poco a poco con il tempo, di vedere i propri figli scendere a valle dove la vita è più facile e meglio si trova lavoro, ma la cosa incomprensibile è che si assista con cuore indifferente alla morte di qualcosa che è solo indebolito, invece di trovargli nuovi stimoli ed energie nuove. Un giorno bilanceremo la vita, ma non saremo più in tempo per recuperare quanto nel frattempo si è perduto.”

“Ha mangiato ma non ricorda più che cosa, e preferisce non dire dove. Sono incidenti ai quali è soggetto chi viaggia e perciò non bisogna volerne male alle terre dove accadono.”

“Ecco la buona filosofia: tutto è viaggio. E’ viaggio ciò che si vede e ciò che si nasconde, è viaggio ciò che si tocca e ciò che si immagina, è viaggio il fragore delle acque che cadono e questo impercettibile sopore che avviluppa i monti.”

“Ah questa vita preziosa che fugge, mite pomeriggio che domani non sarai lo stesso, che non sarai, soprattutto, quello che sei adesso!”

“La mano che aiuta fa peggio, se poi si ritrae.”

“Quando non riusciamo a vivere con i rimorsi, li dimentichiamo.”

“E’ ancora lungi dal venire il giorno in cui conosceremo tutto quello che possediamo.”

“Sono già terre del sud. Dalla finestra della sua camera il viaggiatore vede il Tago, riconosce quell’ampio fluire che, un pò qui, un pò lì, l’accompagna fin dall’infanzia, e teme di non sapere esprimere, né al fiume né alle terre che esso bagna, quanto affetto nutra verso di loro.”

“E’ un giro che rinfranca molto gli occhi, ampie vedute sulla frescura degli alberi, una luce delicata filtrata dai rami, non c’è bisogno di nient’altro per rendere felice un viaggiatore.”

“Che cosa è andato a fare il viaggiatore a Nazarè? Che cosa fa in tutti i paesi e i luoghi dove entra? Guarda e passa, passa e guarda.”

“Cammini ce ne sono tanti, e non conducono tutti alla stessa Roma.”

“Il viaggiatore non è un turista, è un viaggiatore. C’è una grande differenza. Viaggiare significa scoprire, il resto significa semplicemente trovare.”

“Tutto è più grande degli uomini, niente è grande quanto loro.”

“I fiumi, come gli uomini, solo in prossimità della fine vengono a sapere perché sono nati.”

“Il sole è tramontato, ma la pianura non si spegne. Ricopre la campagna un pulviscolo dorato, poi l’oro impallidisce, la notte si avvicina pian piano, accendendo le stelle. Più tardi sorgerà la luna, e i gufi si lanceranno i loro richiami. Il viaggiatore, davanti a quello che sta vedendo, ha voglia di piangere. Forse prova pena per se stesso, dispiacere di non essere capace di esprimere a parole che cosa sia questo paesaggio. E dice solo questo: è la notte in cui il mondo può cominciare.”

“Quando il viaggiatore si è svegliato e ha aperto la finestra della camera, il mondo era creato. Era presto, il sole ancora lontano. Nessun luogo può essere più serenamente bello, nessuno lo sarà con mezzi più comuni, terre vaste, alberi, silenzio. Il viaggiatore, dopo aver apprezzato queste cose con il proprio sapere fatto di grande esperienza, si è messo ad aspettare il sorgere del sole.”

“Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: Non c’è altro da vedere, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.”

“Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.”

Ninna nanna – Chuck Palahniuk

“All’inizio i nuovi proprietari dicono di non aver mai fatto caso al pavimento del salotto. L’hanno visto mille volte, certo, ma non ci hanno mai fatto caso. Non la prima volta che hanno visitato la casa. Non quando quello dell’agenzia gli ha fatto fare il giro.”

“Questa è la storia di Helen Hoover Boyle. Di come mi possiede. Di come una canzone ti entra in testa e non se ne va più. Di come uno pensa che dovrebbe essere la vita. Di come le cose catturano la tua attenzione. Di come il passato ti insegue in ogni singolo giorno del futuro.”

“Ognuno di noi possiede qualcuno, e al tempo stesso è posseduto da qualcun altro.”

“Il problema delle storie è che le racconti a giochi fatti.”

“Questa gente che ha bisogno di tenere accesa la televisione o la radio sempre e comunque. Questa gente terrorizzata dal silenzio. Eccoli, sono i miei vicini. Questi suono-dipendenti. Questi silenziofobi.”

“Nessuno è disposto ad ammettere che abbiamo sviluppato una dipendenza dalla musica. Impossibile. Nessuno sviluppa una dipendenza dalla musica e dalla TV e dalla radio. E’ solo che ne vogliamo sempre un pò di più. Più canali, uno schermo più grande, il volume più alto. Non possiamo farne a meno, ma per carità: dipendente io?”

“Il vecchio George Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio. Il Grande Fratello non ci osserva. Il Grande Fratello canta e balla. Tira fuori conigli dal cappello. Il Grande Fratello si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia. Fa in modo che tu possa sempre distrarti. Che sia completamente assorbito.”

“Oggigiorno, nessuno è più padrone della propria mente. Non puoi concentrarti. Non puoi pensare. C’è sempre qualche rumore che si intromette. Cantanti che strillano. Gente morta che ride. Attori che piangono. Emozioni in piccole dosi.”

“La sua pelle è già talmente esfoliata, depilata, purificata, idratata e truccata che sembra un mobile laccato. Rifoderato di stoffa rosa. Un restauro. Qualcosa di ristrutturato.”

“Alla scuola di giornalismo ti insegnano che bisogna partire dal fatto principale. Piramide capovolta, la chiamano. Il chi, il cosa, il dove, il quando e il perché vanno messi all’inizio dell’articolo. Tutti gli altri dettagli a seguire, in ordine decrescente di importanza. Così il redattore può tagliare l’articolo in qualsiasi punto senza perdere niente di troppo importante.”

“Alcuni sono ancora convinti che sapere equivalga a potere.”

“Il potere corrompe. E un potere assoluto corrompe in maniera assoluta.”

“In effetti sì, il mondo sarebbe un posto migliore se alcune persone non ci fossero. Anzi, potrebbe addirittura essere perfetto. Basterebbe una sfoltita qua e là. Un pò di pulizia. Di selezione innaturale.”

“In effetti sì, il mondo sarebbe un posto migliore se alcune persone non ci fossero. Anzi, potrebbe addirittura essere perfetto. Basterebbe una sfoltita qua e là. Un pò di pulizia. Di selezione innaturale.”

“In un mondo in cui le promesse non hanno valore. In cui giurare non significa niente. In cui si promette solo per poi non mantenere, non sarebbe male veder rinascere il potere della parola.”

“Non è questione di una notte sola. E’ una sensazione costante. Ogni notte, attraverso il Texas e l’Arizona, e poi nel Nevada, tagliando per la California e risalendo nell’Oregon, nello stato di Washington, nell’Idaho, nel Montana. Viaggiare di notte in macchina è sempre uguale. Ovunque.”

“Uccidere una persona a cui si vuole bene non è la cosa peggiore ce le si possa fare.”

“Forse gli esseri umani sono solo cuccioli di coccodrillo che Dio ha buttato nel cesso.”

“Ogni giorno la tua stessa esistenza implica la sofferenza e la morte di piante e animali. E a volte anche di persone.”

“Dopo aver ascoltato Ostrica, un bicchiere di latte non è più una deliziosa bevanda in cui inzuppare biscotti al cioccolato. Sono vacche costrette con la forza a farsi ingravidare e imbottire di ormoni. Sono gli inevitabili vitellini destinati a vivere pochi terribili mesi schiacciati in box grandi come una scatola.”

“Helen, dice Ostrica, vuole un mondo assolutamente identico al mio, in cui però a comandare è lei. Ogni generazione vorrebbe essere l’ultima. Ogni generazione vorrebbe essere l’ultima. Ogni generazione odia la nuova tendenza musicale che non riesce a capire. Ci dà fastidio mollare le redini della cultura. Sentire la musica che piace a noi usata come sottofondo negli ascensori. Le ballate della nostra rivoluzione trasformate in jingle pubblicitari. Scoprire che gli abiti e le acconciature della nostra giovinezza di colpo sono diventati retrò.”

“E forse non finiamo all’inferno per quello che facciamo. Forse finiamo all’inferno per quello che non facciamo.”

“Non so più cos’è che voglio e cos’è che sono addestrato a volere.
Non so più cos’è che voglio e cos’è che mi si costringe a volere con l’inganno.
Mi riferisco al libero arbitrio. Esiste davvero oppure è Dio a stabilire e imporre tutto ciò che diciamo e desideriamo? Possediamo il libero arbitrio o sono i mass media e la cultura che ci controllano, che controllano i nostri desideri e le nostre azioni fin dal giorno in cui veniamo al mondo?”

“Potere, denaro, cibo, sesso, amore. Ne avremo mai abbastanza? o il fatto di averne un pò ci spinge a desiderarne sempre di più?”

“Qualsiasi cosa vuole che intenda dire. E’ lei che manovra i fili. E’ lei che pianta i suoi semini. Che mi colonizza. Che mi possiede. I mass media, la cultura, ogni cosa mi innesta le sue uova sottopelle. Il Grande Fratello mi riempie di bisogni.
Davvero voglio una bella casa, un’auto veloce, mille amanti bellissime? Davvero voglio tutto questo? O sono semplicemente addestrato a volerlo?
Davvero tutto questo è meglio di ciò che possiedo già? O sono semplicemente addestrato a essere insoddisfatto? Che io sia vittima di un incantesimo per cui niente è mai abbastanza?”

“Viviamo in una vacillante Torre di Blabla-bele. Un’instabile realtà fatta di parole. Un brodo di Dna destinato alla catastrofe. Avendo devastato la natura, non ci resta che quest’accozzaglia di parole.
Il Grande Fratello canta e balla, e noi lo stiamo a guardare. Pietre e bastoni ti rompono le ossa, ma il nostro unico ruolo è di essere un pubblico obbediente. Di prestare attenzione in attesa della prossima catastrofe.”

“C’è sempre qualcosa di estraneo che vive attraverso di te. La tua vita  il veicolo attraverso il quale qualcosa giunge su questa terra. Uno spirito malvagio. Una teoria. Una campagna di marketing. Una strategia politica. Una dottrina religiosa.”

L’imperialismo – Vladimir Ilicic Lenin

“Come è penoso rileggere ora, in questi giorni di libertà, quei passi dell’opuscolo che per riguardo alla censura zarista sono contorti, compressi, serrati in una morsa! Solo con la lingua dello schiavo potevo scrivere che l’imperialismo è la vigilia della rivoluzione socialista, che il socialsciovinismo (socialismo a parole, sciovinismo nei fatti) equivale a un completo tradimento del socialismo, al passaggio con armi e bagagli nel campo borghese, che questa scissione in seno al movimento operaio è legata alle condizioni oggettive dell’imperialismo, ecc…”

“Prima la pace di Brest, imposta dalla monarchica Germania, poi la pace di Versailles, di gran lunga più brutale e infame, dettata dalle repubbliche “democratiche” di Francia e di America in combutta con la “libera” Inghilterra, hanno reso all’umanità un preziosissimo servigio. Hanno smascherato i pennivendoli salariati dell’imperialismo e i piccoli borghesi reazionari, ancorché sedicenti pacifisti e socialisti, che inneggiavano al “wilsonismo”, e s’affaccendavano per dimostrare che pace e riforme sono possibili sotto l’imperialismo.”

“Il capitale monetario e le banche rendono ancora più opprimente, nel senso letterale della parola, questa preponderanza di un piccolo gruppo di grandi aziende; cioè milioni di piccoli, medi e, in parte, perfino alcuni dei grandi padroni si trovano interamente alle dipendenze di poche centinaia di milionari dell’alta finanza.”

“La fondamentale e originaria funzione delle banche consiste nel servire da intermediario nei pagamenti; quindi le banche trasformano il capitale liquido inattivo in capitale attivo, cioè produttore di profitto, raccogliendo tutte le rendite in denaro e mettendole a disposizione dei capitalisti”

“Il gruppo della Deutsche Bank è tra i più grandi gruppi bancari, se non addirittura il più grande.”

“L’ultima parola dello sviluppo del sistema bancario è sempre il monopolio.”

“Ma precisamente nell’intimo nesso tra le banche e l’industria appare, nel modo più evidente, la nuova funzione delle banche. Quando la banca sconta le cambiali di un dato industriale, gli apre un conto corrente, ecc., queste operazioni, considerate isolatamente, non scemano in nulla l’indipendenza di quell’industriale, e la banca resta nei limiti di una modesta agenzia di mediazione. Ma non appena tali operazioni diventano frequenti e si consolidano, non appena la banca accumula capitali enormi, non appena la tenuta di un conto corrente di un  dato imprenditore mette la banca in grado di conoscere, sempre più esattamente e completamente, la situazione economica del suo cliente – e questo appunto si va verificando – allora ne risulta una sempre più completa dipendenza del capitalista-industriale dalla banca.”

“Pertanto l’inizio del secolo XX segna il punto critico del passaggio dall’antico al nuovo capitalismo, dal dominio del capitale in generale al dominio del capitale finanziario.”

“Concentrazione della produzione; conseguenti monopoli; fusione e simbiosi delle banche con l’industria: in ciò si compendia la storia della formazione del capitale finanziario e il contenuto del relativo concetto.”

“Una delle più redditizie operazione del capitale finanziario è costituita dalla speculazione fondiaria sui terreni posti nelle vicinanze di città in rapido sviluppo.”

“Per il vecchio capitalismo, sotto il pieno dominio della libera concorrenza, era caratteristica l’esportazione di merci; per il più recente capitalismo, sotto il dominio dei monopoli, è diventata caratteristica l’esportazione di capitale.”

“Il mondo per la prima volta appare completamente ripartito, sicché in avvenire sarà possibile soltanto una nuova spartizione, cioè il passaggio da un padrone a un altro, ma non dallo stato di non occupazione a quello di appartenenza a un padrone.”

“Se si volesse dare la definizione più concisa possibile dell’imperialismo, si dovrebbe dire che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitalismo.”

“Il mondo si divide in un piccolo gruppo di Stati usurai e in una immensa massa di Stati debitori.”

“Lo Stato rentier è lo Stato del capitalismo parassitario in putrefazione.”

“Monopoli, oligarchia, tendenza al dominio anziché alla libertà, sfruttamento di un numero sempre maggiore di nazioni piccole e deboli per opera di un numero sempre maggiori di nazioni più ricche o potenti: sono le caratteristiche dell’imperialismo, che ne fanno un capitalismo parassitario e putrescente. Sempre più netta appare la tendenza dell’imperialismo a creare lo Stato rentier, lo Stato usuraio, la cui borghesia vive esportando capitali e tagliando cedole.”

La notte dei lunghi coltelli – Lorrain Noel Kemski

“I camion sono arrivati da cinque minuti, seminando nella viuzza una fiumana di tipacci muscolosi e schiamazzanti, berretto a sottogola, camicia bruna, bracciale con la svastica. Ordini brevi, grida, risate, vetri che cadono e si frantumando: il clamore di un assalto vittorioso che si trasforma in sagra.”

“Braun ha diciannove anni. Lavava automobili in una autorimessa. Il giorno stesso in cui fu licenziato, senza preavviso né compenso, nel 1932, il suo padrone, l’ebreo Wiellesmann, presiedeva un concorso di bellezza su una spiaggia della riviera italiana. Braun non è facile a intenerirsi; non basterebbero i lamenti di Geremia.”

“Quando si vuol colpire – dice Voegel – bisogna colpire come il fulmine.”

“Parlavate di legalità? Appunto questa è la nostra legalità, e per me si riassume in una parola: fedeltà.”

“Lentamente, venendo su dal fondo del ventre, la sua risata si arrampica, su su a scarponi impanati, riempie la gola, straripa fuori scuotendo le spalle massicce, beata, pacifica, inquietante per la sua potenza, si spande senza alcun ritegno, senza carità cristiana: a cogliere frutti da tutti i rami e a volerne ancora.”

“Ho sentito accennare a quella che chiamano la notte dei lunghi coltelli – disse Chartier – Che cosa significa esattamente?”

“Hitler non dà del tu né a Goring né a Goebbels né ad alcun altro dirigente nazista; dà del tu a Roehm.”

“Non ho fiducia negli italiani – disse Kovalski – quel popolo di sciacalli e di poltroni, quei vigliacchi che ti sparano alla schiena.”

“Gioco soltanto a scacchi – disse il grosso bavarese.”

“E il capitalismo? Trovi naturale, tu, stare al chiuso nove ore al giorno, correre il pericolo di essere mutilato da una macchina o scotennato da una cinghia di trasmissione, essere ingiuriato da sorveglianti brutali, non poter respirare a tuo agio tanto è il fetore, uscire di lì sfinito da crepare, la sera, appena capace di vuotare il piatto in fretta e in furia e di andare a letto alla svelta, per ricominciare il giorno dopo? Trovi naturale, tu, passare la vita a sgobbare per gli azionisti, gente che non conosci, che non ami, che non vedrai mai, e che si paga le prostitute con il tuo denaro?”

“Con una mitragliatrice è più facile che con un fucile. Con un cannone è più facile che con una mitragliatrice. E così di seguito. Più l’arma è complicata, più l’atto di uccidere è distaccato da te. Tutti possono uccidere con un’arma complicata. Con un coltello o con un badile, no. Con un coltello o con un badile, bisogna che ci si trovi gusto a farlo, o che si abbia una gran paura. Se vuoi uccidere, prova a farlo con un badile, come ho fatto io una volta, in una trincea delle Argonne. Allora ti renderai conto.”

“A quel tempo non avevamo ancora vinto e molti, anzi, dicevano che non avremmo mai vinto, quei fessi del cavolo.”

“Risposta di Hitler: Le SA stanno per essere congedate, non avranno più esercitazioni né adunate da fare.”

“L’immensa maggioranza dei bipedi che ingombra le strade è assolutamente priva di qualsiasi specie di personalità: copiano e odiano. E quando dico odiano, voglio dire che hanno paura di quello che non riescono a copiare…”

“Ti perdoneranno di violare le poppanti al seno della madre, di derubare i paralitici e di lasciare crepare di fame la tua vecchia, ma questo, di sputare nel piatto dove mangi, non te lo perdoneranno.”

“Che il gregge mangi due volte al giorno, abbia a sua disposizione teatri, bordelli e confessionali, e gli altri si riservino i posticini tranquilli accanto al fuoco, questa è la civica armonia. Dare panem et circenses è stato è e resterà il primo adagio della politica. Divertili, inventa qualcosa per distrarli (non è difficile), risparmia loro la fatica di dover pensare e di te faranno un dio, si affideranno a te completamente, a occhi bendati…”

“E vuoi sapere chi ho visto scarrozzarsi in lussuose automobili con facce trionfanti, quando sono ritornato? Quella sporca razza! I giudei! Quei vampiri! Quei cani! quei becchi maledetti! E Dio sa quanto sono arroganti i giudei quando stanno al timone… Ora tengono chiuso il becco, si fanno piccoli piccoli, camminano con la coda tra le gambe, ma bisognava vederla nel 19 quella sporca razza.”

“Alcuni autocarri sono passati, lontano. E’ sempre con quelli che si incomincia. Poi briciole di rumori: voci perentorie, botto di stivali, tramestio di armi.”

“Parlavi dell’Europa, di eredità e di patrimonio – riprese Von Hacken – se lasciamo a Hitler e alle sue bande la cura di difendere i valori della nostra civiltà che cosa ne resterà? e che posto potremo rivendicare in seguito?”

“Dall’èra della pietra è sempre esistita la propaganda, ma la tecnica moderna al servizio della propaganda è pericolosissima, perché anche se i regimi di forza hanno sempre incominciato bene, ci si può legittimamente preoccupare dei risultati, a lungo andare, in modo particolare dopo una generazione o due di intossicati, se la faccenda dovesse continuare. Certo è facile provocare l’abbrutimento delle masse.”

“L’albergo Hanslbauer è invaso. I capi SA dormivano. Li svegliano. Insulti, imprecazioni, crisi di nervi del Fuhrer, con la schiuma alla bocca: Tu!… Tu!. Roehm scrolla le spalle, protesta appena. Docilmente si lascia portare via e così pure il suo aiutante di campo, lo Sturmfuhrer conte von S., efebo di una bellezza affascinante, e tutto il suo stato maggiore.
In tutta la Germania cominciano le fucilazioni.”

“Se dovessimo ricominciare – dice Linke – ricominceresti, Martin?
Berwald indugia a rispondere. Riflette. Si ricorda la sua indignazione di un tempo e la prima sera quando è andato a quella riunione: l’uomo che parlava su uno sfondo di bandiere, la gente, gente modesta, gente come lui, la fede immensa, quel calore gomito a gomito. Si ricorda tutto.”

“Quanto a me, io oggi muoio. Domani vi saranno tram per la strada, odore di frittura dinanzi alle trattorie e nessuno si sarà accorto di nulla. Nessuno.”

Piccola America negra – Langston Hughes

“Dalla soglia di casa, zia Hager Williams guardava il sole. Ad occidente il cielo s’era tinto di colori gialli, come lo zolfo, e il sole che scompariva lento dietro gli alberi, dietro i tetti delle case, sembrava una grande boccia infuocata. Di lassù minacciavano le nubi.”

“Dice che è inutile studiare tanto se dopo laureata le tocca andare lo stesso nelle cucine dei bianchi.”

“Quando i negri diventano qualcosa, agiscono proprio come i bianchi, non ti guardano più in faccia.”

“Non è forse bianco anche il vostro vecchio Gesù? E’ bianco, severo e non gli garbano i negri”

“Non lasciarti importunare dalle donne, figlio mio – disse il padre a bassa voce al bambino, mentre raccoglievano i vermi viscidi che si contorcevano nella zolla rovesciata. – Trattale come polli, figlio mio. Getta loro un pò di grano e ti correranno dietro, ma non troppo. Se no, si viziano e aspettano di essere servite.”

“I bianchi sono un bel mistero! – Posò tre fette sottili sulla lastra della stufa. – Con i negri che li servono tutto il santo giorno, son delicati come passeri! Non so che cosa staranno a fare in cielo, perché credo che lassù ci andrò anch’io e mi siederò accanto a loro.”

“Ad un certo punto Annjee si volse al figlio: – La sera è l’unica cosa che abbiamo noi negri – disse – e ringraziamo Iddio che ce la dona… perché il giorno lo si dà tutto ai bianchi.”

“Ero una schiava, Harrie, e nella mia vita ho avuto modo di conoscerli bene, i bianchi: sono buoni fin dove ci vedono; purtroppo, quando si tratta di noi negri, non vedono mai molto lontano, ecco.”

“Li odio! – così disse a tutti gli altri che sedevano nell’oscurità – Tu, mamma, puoi pregare per loro se vuoi, ma io li odio!… Odio i bianchi! Tutti li odio!”

“La musica pareva un fiacco fiume fluente che scavava il suo letto tra i monti con flemma, senza fretta, senza violenza.”

“Crudeli, disperati, disadorni sono i suoni, come il corpo violato di una donna sulla terra arsa dal sole: aspri, arroganti come il gigante chinato sulla compagna che sanguina sotto il sole di fuoco. L’odore della carne, la tortura della carne e la completa vacuità dell’anima dopo che ogni energia è consumata.”

“Erano quattro negri senza importanza, senza tetto e senza denaro, suonavano vecchi, miseri, nostalgici blues nella sala piccola soffocante di una città del Kansas, un venerdi sera. E toccavano il cuore della tristezza con un maestro che aveva la bocca larga per cantare gli affanni di tutto il mondo sino a farli suoi.”

“Ma Sandy sapeva benissimo che il Bambino Gesù non si muoveva dal cielo! Ed era certo che erano zia Hager e sua madre a portargli i dono e che esse non avevano denaro. Erano povera gente. E lui doveva portare le scarpe di Annjee come una volta era toccato a Jimmy Lane. E suo padre ed Harriett, i soli a rallegrare la casa, erano lontani, chissà dove… Il Gesù Bambino quell’anno non esisteva per lui. – Non fa nulla – , disse mentre camminava verso casa sulla neve del crepuscolo.”

“Sandy passò davanti alle finestre di molte famiglie bianche che avevano le tende sollevate e lasciavano vedere le comode stanze inondate di calda e vivida luce. Anche nelle capanne dei negri c’era il confuso chiarore delle lampade a petrolio e brillavano le candele.”

“Ma non aveva intenzione di dormire subito. Da gran tempo aveva scoperto che molto si poteva udire e vedere quando gli altri credevano che si fosse addormentato e quella sera rimase sveglio. Tese l’orecchio in ascolto.”

“Era bello rimanere al caldo sotto le pesanti coperte mentre i pensieri non erano chiari e sembravano ancora sogni. Erano molti, bizzarri e fantastici i pensieri e parevano navigare attraverso la sua mente.”

“Mio caro, quando diventerai vecchio, capirai che non c’è senso a fare come loro, a inasprirsi l’anima odiando la gente. I bianchi son bianchi e i negri son negri e nessuna delle due razze è malvagia come l’altra vorrebbe far credere. Per quasi settant’anni ho avuto modo di conoscerle, queste due razze e non c’è mai stato posto nel mio cuore per odiare o l’una o l’altra.”

“Ho visto abbastanza, Sandy caro, per sapere che il mondo è stato creato soltanto per l’amore. Davvero, bambino mio, ogni altra cosa che non sia amore lascia ruggine dentro all’anima.”

“Questo fa l’odio: chiude le dolci porte della vita, rende ogni cosa piccola e meschina e sporca.”

“Voglio che diventi un uomo di valore per la gloria d’Iddio e della razza negra. Voglio che diventi qualcuno, capisci?”

“Il ragazzo che prima d’allora non aveva mai veduto piangere a quel modo un adulto provò un tremendo timore. Non sapeva che gli adulti piangessero, tranne che ai funerali, quando il motivo era comprensibile. Non sapeva che piangessero, soli, nelle loro case.”

“La gente di colore aveva il dovere di incoraggiare tutte le persone che potevano riuscire nella vita perchè i bianchi si convincessero che i negri sapevan fare qualcosa di più che suonare la chitarra o strofinare i pavimenti.”

“I bianchi si affannavano a raffigurare la gente di colore con grosse fette di cocomero in mano.”

“Fu allora che cominciò a leggere altri libri oltre quelli sui quali studiava le sue lezioni.”

“Poteva essere utile ai negri ciò che adesso stava studiando? Il francese, il latino e Shakespeare rendevano gli uomini più saggi e più felici? Jap Logan non era mai arrivato oltre la terza, eppure era felice. E Jinboy non aveva certo frequentato le classi superiori. Forse la scuola non serviva a nulla. Ma per avere un buon impiego bisognava essere istruiti… e bianchi, per di più. Ecco il guaio: bisognava esser bianchi!”

“Nascere negri è come nascere nella cantina della vita con la porta sbarrata alla luce, mentre i bianchi vivono ai piani superiori. Essi non ci vogliono lassù con loro, nemmeno se diventiamo per bene come il dottor Mitchell o istruiti come il dottor Du Bois.”

“Dopo due mesi, Sandy qualche volta pensava che non avrebbe sopportato più a lungo quella vita, donne eleganti, ufficiali, uomini d’affari, sempre l’aria pesante dell’ascensore, le stesse porte e centinaia di volte nei giorni innumerevoli e monotoni. La ferrovia sopraelevata al mattino, la ferrovia sopraelevata la sera. La strada o il portico per respirare una boccata d’aria, poi il letto. E il giorno dopo ricominciare da capo.”

“Ma era dunque questa la ragione della loro povertà, perché i negri erano allegri e amavano il jazz e ballavano sempre? … No, al contrario, ballavano perché poveri, cantavano perché soffrivano, ridevano sempre per dimenticare.”

“Non facevano che ballare… ballavano i negri prigionieri in un mondo di bianchi … ballavano anche con il loro spirito perché i sogni dei negri naufragavano sempre e le loro anime erano in balia di fantasmi…”

Beautiful you – Chuck Palahniuk

“Benché Penny stesse subendo un’aggressione, il giudice restò a guardare. La giuria indietreggiò. I giornalisti presenti si fecero piccoli piccoli. Nessuno in aula intervenne a difenderla.”

“L’ideale da lei perseguito era quello di una donna radicale di un secolo prima: diventare avvocato… competere alla pari con gli uomini. Come ogni sogno di seconda mano, però, per lei era un peso. Altri dieci milioni di donne lo avevano già realizzato. Penny voleva un sogno tutto suo.”

“Temeva di sprecare la vita perseguendo obiettivi stabiliti per lei da altri.”

“A New York ogni gesto era calcolato, finalizzato al dominio. Ogni dettaglio dell’aspetto di una donna era indicativo della sua condizione.”

“La dura verità era che lei, probabilmente, non avrebbe mai superato l’esame di avvocato. Aveva passato la vita ad archiviare documenti, a prendere e portare il caffè ad altri. Non le sarebbe mai accaduto nulla di meraviglioso.”

“Certo, stava esplodendo, letteralmente morendo dalla voglia di raccontarlo a qualcuno. Le belle notizie non paiono vere finché non le si è comunicate ad almeno una dozzina di persone.”

“Il futuro sa come spezzarti il cuore se esageri con le aspettative.”

“Per risparmiare tempo, di mattina, il padre di Penny beveva il caffè seduto sul gabinetto. Sua madre, invece, sognava un materasso ad acqua. A ogni compleanno, spediva alla figlia una Bibbia con una banconota da venti dollari infilata tra le pagine.” Questi, in sintesi, erano i suoi genitori.”

“Nessuno aveva mai mostrato interesse per le a New York. Lei che era il piccolo miracolo venerato dai genitori si era dovuta abituare all’anonimato e all’invisibilità.”

“Ho scelto te – le spiegava – perché non avevi mai provato un orgasmo. Un uomo lo capisce. Tu sei addormentata, e nessuno ti ha ancora risvegliato. Sei l’esemplare perfetto del tipo di donna che io sto cercando di aiutare.”

“C’era un che di claustrofobico nell’essere celebri.”

“Era come incagliata dentro il suo corpo, in quell’istante presente fatto di meravigliose sensazioni. Il passato non esisteva, il futuro neanche, e Max aveva il potere di tenerla in quello stato. Sotto le sue mani, il mondo crollava. Non c’era nulla al di là di Parigi, del letto, del suo clitoride pulsante.”

“Quando Max la stimolava era come ascoltare un grande tenore all’Opèra di Parigi, come cenare all’aperto in un delizioso ristorante italiano.”

Il mediterraneo – Fernand Braudel

“In questo libro, le imbarcazioni navigano; le onde ripetono la loro canzone; i vignaioli discendono dalle colline delle Cinque Terre, sulla Riviera genovese; in Provenza e in Grecia si bacchiano le olive; i pescatori tirano le reti sulla laguna di Venezia; i carpentieri costruiscono barche, uguali oggi a quelle di ieri… E ancora una volta, guardandole, ci ritroviamo fuori dal tempo.”

“La storia non è altro che una continua serie di interrogativi rivolti al passato in nome dei problemi e delle curiosità – nonché delle inquietudini e delle angosce – del presente che ci circonda e ci assedia. Più di ogni altro universo umano ne è prova il Mediterraneo, che ancora si racconta e si rivive senza posa. Per gusto, certo, ma anche per necessità. Essere stati è una condizione per essere.”

“Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Iugoslavia.”

“Ed ecco il re delle fucine, l’Etna, che si erge, sempre attivo, sulla meravigliosa piana di Catania. Luogo di leggende, l’Etna: i Ciclopi, fabbricanti delle folgori celesti, vi manovrano, nelle forge di Vulcano, i loro enormi mantici di pelle di toro; il filosofo Empedocle si sarebbe gettato nel suo cratere, che ne restituì, si dice, soltanto un sandalo.”

“Ancora una volta, dunque, come in tanti altri casi, siamo di fronte a due Mediterranei: il nostro e l’altrui. Da una parte vi è la transumanza, dall’altra il nomadismo.”

“Il Mediterraneo realizza il proprio equilibrio vitale a partire dalla triade ulivo-vite-grano.”

“Guardate ancora oggi, a Napoli o a Palermo, gli operai che durante l’ora di pausa mangiano all’ombra di un albero o di muretto: si accontentano del “companatico”, un condimento di cipolle o di pomodori sul pane innaffiato di olio, e lo accompagnano con un bicchiere di vino. Qui la trinità mediterranea si dà appuntamento al gran completo: l’olio d’oliva, il pane di frumento e il vino dei vicini vigneti. Tutto questo, ma non molto di più.”

“Il mare. Bisogna cercare di immaginarlo, di vederlo con gli occhi di un uomo del passato: come un limite, una barriera che si estende fino all’orizzonte, come un’immensità ossessiva, onnipresente, meravigliosa, enigmatica.”

“La conquista sarà alla fine compiuta e imposta dalla curiosità, dallo spirito di avventura, dalle politiche ambiziose e sfrenate degli stati. Con gli stati e con le civiltà bellicose, infatti, la grande storia si ostina ad attraversare il mare, a soggiogarlo, a impadronirsi delle rotte perché l’avversario non possa sfruttarle e controllarle.”

“Il Mediterraneo è un insieme di vie marittime e terrestri collegate tra loro, e quindi di città che, dalle più modeste alle medie, alle maggiori si tengono tutte per mano. Strade e ancora strade, ovvero tutto un sistema di circolazione.

“Le città tedesche – Norimberga, Ulm, Francoforte sul Meno e soprattutto Augusta – sono allieve, emule dell’Italia. A Bruges e a Londra, a partire dal secolo XIV, trionfa il banchiere mercante italiano, e con lui trionfa il mare, lontano ed esigente.”

“Il lusso che riscopriamo oggi, in spirito e oggettivamente, lungo il Canal Grande, la più bella strada del mondo, o in piazza San Marco, che del mondo è la più bella piazza, si spiega soltanto con l’altrui sfruttamento, messo in atto a distanza.”

“Quando, nel corso della festa della Sensa, il giorno dell’Ascensione, il doge di Venezia celebra le proprie nozze con il mare, davanti alla chiesa di San Nicolò dei Mendicoli, non si tratta soltanto di un bello, grande spettacolo, oppure un simbolo, ma di una realtà: attraverso il mare egli sposa il più vasto Mediterraneo, fonte perenne di ricchezze.”

“Chi oserebbe, però, negare al primo alfabeto o al primo esemplare di moneta la qualifica di rivoluzionari?”

“Le civiltà sono dunque intrise di guerra e di odio, una immensa zona d’ombra che le divora quasi per metà. L’odio se lo fabbricano, se ne nutrono, ne vivono.”

“Non si entra al caffè per bere, ma per rivestire il proprio ruolo in una società di uomini.”

“Nata su un suolo povero, dove colline di tufo si ergevano al disopra di terreni paludosi, tra un’aspra montagna e una costa priva di rilievo, Roma offre un esempio unico del passaggio da un villaggio di poche capanne a un impero che arrivò a credersi universale.”

“Ciascuno di noi ha il suo modo di amare Venezia, che non è quello del vicino, e di racchiudervisi a piacer suo, di trovarvi ciò che vuole, la gioia di vivere, la decrepitezza della morte, un attimo di tregua, un alibi, una stravaganza o il semplice intermezzo di una vita diversa.”

La favola delle api – Bernard Mandeville

“Un alveare ricco di api,
che viveva nel lusso e nell’agio,
e tuttavia era tanto famoso per leggi e armi,
quanto fecondo di grandi e precoci sciami
era considerato la grande culla
delle scienze e dell’industria.”

“Tutti i commerci e le cariche avevano qualche trucco,
nessuna professione era senza inganno.
Gli avvocati, il fondamento della cui arte
stava nel suscitare liti e trovare cavilli,
si opponevano a tutti i registri, in modo che gli imbrogli
con le proprietà ipotecate dessero più lavoro:
come se fosse illegittimo che uno sapesse
senza un processo che cosa gli apparteneva
Facevano rinviare apposta le udienze
per intascare una parcella supplementare;
e per sostenere una causa ingiusta,
esaminavano e sondavano le leggi,
come fanno gli scassinatori con le case e i negozi,
per trovare il punto migliore da cui entrare.”

“La stessa giustizia, famosa per l’equità, non aveva perduto la sensibilità a causa della cecità;
la mano sinistra, che avrebbe dovuto reggere la bilancia,
spesso l’aveva lasciata cadere, corrotta dall’oro”

“Così ogni parte era piena di vizio,
ma il tutto era un paradiso.”

“Come è vana la felicità dei mortali!
Se solo avessero conosciuto i limiti della contentezza,
e che quaggiù la perfezione
è più di ciò che gli dèi possono concedere,
gli animali scontenti sarebbero stati soddisfatti
dei ministri e del governo.”

“Smettetela dunque con i lamenti: soltanto gli sciocchi cercano
di rendere onesto un grande alveare.
Godere le comodità del mondo,
essere famosi in guerra e, anzi, vivere nell’agio
senza grandi vizi, è un’inutile
utopia nella nostra testa.
Frode, lusso e orgoglio devono vivere
finché ne riceviamo benefici.”

“Non dobbiamo il vino
alla vite secca, misera e contorta?
Fin quando i suoi germogli erano trascurati,
soffocava le altre piante, e non dava che legna,
ma ci allietò con il suo nobile frutto,
non appena fu potata e legata.
Così il vizio diviene benefico,
quando è sfrondato e contenuto dalla giustizia.”

“Tutti gli animali non domati sono per istinto attenti soltanto a soddisfare se stessi, e seguono naturalmente le loro inclinazioni senza considerare il bene o il danno che deriverà ad altri dalla loro soddisfazione.”

“Non vi è uomo, quale che sia la sua ampiezza o penetrazione mentale, che sia del tutto al riparo dell’incantesimo dell’adulazione, se è condotta accortamente ed è adatta alle sue capacità.”

“Di quali strane contraddizioni è fatto l’uomo!”

“La moltitudine stenterà a credere quale sia l’immensa forza dell’educazione, e ascriverà alla natura la differente modestia dell’uomo e della donna, che è invece dovuta per intero alla prima educazione. la signorina ha appena tre anni, ma già le si dice ogni giorno di nascondere le gambe, e la si rimprovera severamente se le mostra. Al padroncino, alla stessa età, si dice di tirare su il vestito e fare pipì come un uomo.”

“Questa lodevole qualità è comunemente nota con il nome di belle maniera e buona educazione e consiste in una elegante abitudine, acquisita con l’insegnamento e l’esempio, di adulare l’orgoglio e l’egoismo degli altri, e di nascondere il nostro, con abilità e con giudizio.”

“Un uomo bene educato può desiderare e addirittura essere avido della lode e della stima degli altri, ma essere lodato quando è presente offende la sua modestia.”

“La grande stima che abbiamo per noi stessi, e il poco valore che riconosciamo agli altri, ci rendono tutti come giudici molto parziali della nostra causa.”

“Temiamo sempre l’invidia, quando ci pensiamo più felici degli altri.”

“In nessun luogo il clero di questa chiesa è più sovrano che in Italia, e quindi in nessun luogo è più corrotto; e in nessun luogo è più ignorante che in Spagna, perchè lì la loro dottrina incontra meno opposizioni.”

“Se le cortigiane e le prostitute venissero perseguite con il rigore che vogliono alcuni sciocchi, quali sbarre o chiavistelli sarebbero in grado di salvare l’onore delle nostre mogli e figlie?”

“Dove, come spesso accade ad Amsterdam, sbarcano tutti insieme sei o settemila marinai, che per molti mesi non hanno visto altro che persone del loro sesso, come si può pensare che le donne oneste potrebbero camminare per strada senza essere molestate, se non vi fossero sgualdrine disponibili a prezzi ragionevoli?”

“La  moltitudine deve essere tenuta in soggezione, la coscienza di nessuno forzata, e al clero non si deve concedere negli affari di Stato una parte maggiore di quella lasciatagli dal nostro Salvatore nel suo testamento.”

“Finchè gli uomini avranno gli stessi appetiti, gli stessi vizi rimarranno. In tutte le grandi società ad alcuni piacerà andare a donne e ad altri bere.”

“L’orgoglio è la facoltà naturale per cui ogni mortale che abbia qualche intelligenza si sopravvaluta, e immagina riguardo a se stesso cose migliori di quelle che gli concederebbe un giudice imparziale, perfettamente a conoscenza delle sue qualità e condizioni.”

“Gli abiti furono fatti in origine per due scopi, nascondere le nostre nudità e difendere i nostri corpi dalle intemperie e da altre offese esterne. A questi il nostro orgoglio sconfinato ha aggiunto un terzo scopo: l’ornamento.”

“Dalla ricchezza dei vestiti giudichiamo della loro ricchezza, e dalla loro eleganza, della loro intelligenza.”

“L’invidia è quel tratto ignobile della nostra natura che ci fa soffrire e languire a causa di ciò che consideriamo essere una felicità per degli altri.”

“Tuttavia nessuno è così selvaggio da non poter essere mosso in nessun caso dalla compassione, e nessuno così buono da non avere mai provato il piacere della malizia. In che modo strano ci governano le nostre passioni! Invidiamo un uomo perchè è ricco, e lo odiamo. Ma se diveniamo suoi uguali, ci calmiamo, e alla sua minima apertura, ne diventiamo amici. E se poi finiamo con l’essere superiori a lui, possiamo avere pietà delle sue disgrazie.”

“Sarei pronto a gloriare la fortezza e il disprezzo delle ricchezze come Seneca, e scriverei in difesa della povertà il doppio di quello che lui ha scritto, per un decimo delle sue proprietà.”

“Soltanto l’uomo, l’uomo malvagio, può fare della morte un divertimento.”

“Quale animale non avete ucciso per soddisfare i capricci del vostro languido appetito? Dico languido, perché cos’è la fame dell’uomo in confronto a quella del leone?”

“Se mi dici che gli dèi hanno fatto l’uomo padrone di tutte le altre creature, che tirannide è ucciderle per capriccio? No, animale volubile e pauroso, gli dèi vi hanno fatto per la società, e hanno stabilito che milioni di voi, bene uniti insieme, compongano il forte Leviatano.”

“L’uomo si impegna soltanto quando è stimolato dai suoi desideri. Finché questi sono assopiti e non c’è nulla che li risvegli, la sua superiorità e le sue capacità restano ignote, e la sua macchina grande e grossa, senza l’influenza delle passioni, può essere opportunamente paragonata ad un mulino a vento senza un alito d’aria.”

“La sola cosa, dunque, che può rendere operoso il lavoratore, è una moderata quantità di denaro: troppo poco lo scoraggerà o lo renderà disperato, a seconda del suo temperamento, e troppo lo renderà insolente e pigro.”

“L’onore, in senso figurato, è una chimera senza verità o realtà, un’invenzione dei moralisti e dei politici, e significa un certo principio di virtù, senza rapporti con la religione, che si trova in alcuni uomini e li vincola al loro dovere e ai loro impegni, quali che siano.”

“Quindi la sola passione utile che l’uomo possiede per la pace e la tranquillità di una società, è la paura; e più operate su di essa, più sarà quieto e governabile, perché, per quanto utile possa essere l’ira per l’uomo quando è una creature singola e isolata, la società non ha nessun bisogno di essa.”

“Non appena le nozioni di onore e di vergogna sono accolte da una società diventa facile far combattere gli uomini.”

“In un esercito gli uomini si controllano l’un l’altro, e cento di loro, che se fossero soli e senza testimoni sarebbero tutti codardi, per il solo fatto di stare insieme sono resi valorosi dalla paura di incorrere nel disprezzo degli altri.”

“Infatti, rendere onore ai morti sarà sempre un metodo sicuro per raggirare i vivi.”

“L’uomo è una creatura così sciocca che, intossicato dai fumi della vanità, può rallegrarsi al pensiero delle lodi che saranno tributate alla sua memoria nelle età future, fino al punto di trascurare la vita presente, e anzi cercare e desiderare le morte, se immagina che questo si aggiungerà alla gloria che ha già acquistato.”

“Quando dico che le società non possono raggiungere ricchezza, potenza e il vertice della gloria terrena senza vizi, non credo di invitare gli uomini ad essere viziosi, più di quanto li inviti ad essere litigiosi o avidi, quando sostengo che la professione legale non potrebbe mantenere in modo così splendido tante persone, se non vi fosse abbondanza di gente troppo egoista e litigiosa.”

“Non scrivo per i molti, e cerco solo il consenso dei pochi che sanno pensare astrattamente e hanno una mente elevata.”

“Quanto a lui, è talmente padrone dei suoi appetiti che all’occorrenza può astenersi da qualsiasi cosa; se non può avere del vero Hermitage, si sa accontentare di semplice Bordeaux, purché corposo; parecchie mattine invece del St. Laurence, si è adattato a del Fronteniac, e dopo cena ha offerto vino di Cipro, e perfino del Madera, se aveva molti ospiti, e riteneva eccessivo offrire Tokay.”

“Così moltissimi danno del denaro ai mendicanti per la stessa ragione per cui pagano il callista: per poter camminare in pace.”

“Un avaro ricco ed egoista, che volesse ricevere gli interessi del suo denaro anche dopo la morte, non dovrebbe far altro che derubare i suoi parenti e lasciare la sua fortuna a qualche famosa Università: questi sono infatti i migliori mercati per acquistare l’immortalità con poco merito.”

“Il suono della parola direttore accarezza le orecchie e affascina la gente di bassa condizione; ognuno ammira l’autorità e la superiorità.”

“Chiunque si espone all’odio popolare si deve sempre aspettare di vedersi attribuire crimini di cui non è mai stato colpevole.”

“Se appena lo può evitare, nessuno vuol fare un lavoro sporco e umile.”

“…la necessità di una certa porzione d’ignoranza in una società ben ordinata…”

“Gli uomini sono schiavi di quello che hanno imparato fin dalla loro infanzia e la forza dell’abitudine piega la natura e allo stesso tempo la imita così bene, che è spesso difficile riconoscere da quale delle due siano influenzati.”

“Qual è la religione migliore? E’ una domanda che ha causato più mali di tutte le altre domande insieme. Chiedetelo a Pechino, a Costantinopoli e a Roma e riceverete tre risposte estremamente diverse l’una dall’altra, ma tutte e tre egualmente assolute e perentorie.”

“E’ certo che quanto minori sono i desideri di un uomo, tanto meno egli si dimostra avido e tanto più in pace con sè stesso.”

“Dopo quanto ho detto mi vanto di aver dimostrato che né le qualità amabili né i sentimenti che sono naturali nell’uomo né le reali virtù che egli è capace di acquisire con la ragione e la rinuncia sono il fondamento della società, ma che ciò che noi chiamiamo male, sia morale sia naturale, è il grande principio che ci rende creature socievoli, la solida base, la linfa vitale e il sostegno di ogni commercio e di ogni mestiere, senza eccezione alcuna; che è là che dobbiamo ricercare la vera origine di tutte le arti e di tutte le scienze e che nel momento in cui il male cessa, la società risulta impoverita, se non totalmente dissolta.”

L’isola sotto il mare – Isabel Allende

“Nei miei quarant’anni io, Zaritè Sedella, ho avuto miglior fortuna di altre schiave. Vivrò a lungo e la mia vecchiaia sarà gioiosa, perchè la mia stella – la mia z’etoile – brilla anche quando la notte è nuvolosa.”

“La musica è un vento che si trascina via gli anni, i ricordi e la paura, quell’animale acquattato che mi porto dentro.”

“Non fare domande e non pensare al futuro. Per gli schiavi conta solo l’oggi.”

“Ma non ti fare illusioni, Tetè, la stria d’amore di mia nonna capita molto raramente. Lo schiavo rimane schiavo. Se scappa e ha fortuna, muore nella fuga. Se non ce l’ha, lo acciuffano vivo. Togliti la libertà dal cuore, è il meglio che tu possa fare.”

“…le spazzolai i capelli castani cento volte…”

“Non può essere umano possedere e sfruttare un’altra persona.”

“Le concedo che in un aspetto la razza bianca è superiore: siamo più aggressivi e avidi. Ciò spiega il nostro potere e l’estensione dei nostri imperi.”

“Era una ragazza snella, dagli zigomi pronunciati, gli occhi allungati dalle palpebre socchiuse e le pupille dorate, con una grazia naturale e movimenti precisi e fluidi. Irradiava una potente energia, che il dottore sentì sulla pelle. Intuì che sotto l’aspetto austero si nascondeva la contenuta energia di un felino a riposo.”

“Quel bianco ignorante aveva commesso l’incredibile imprudenza di dare a suo figlio il nome di un nonno defunto, che essendo stato chiamato avrebbe potuto uscire dalla tomba e rapire il nipote per portarlo con sé nel mondo dei morti.”

“Volevo spiegargli come si fa per non provocare la mano che impegna la frusta, come si lavora e si obbedisce, mentre si alimenta la vendetta, quel fuoco che arde dentro.”

“La guaritrice diceva che alcuni bambini insistono per venire al mondo perché non immaginano cosa li aspetta.”

“Spaventata dalle possibili conseguenze di quella gravidanza Tetè credeva di aver dentro un tumore, ma al quarto mese sentì un battito d’ali di colomba, un soffio ostinato, la prima inconfondibile manifestazione di vita, e non potè evitare affetto e compassione per l’essere rannicchiato nel suo ventre.”

“Poi venne il peggio, ciò che lui non voleva ricordare, ma riviveva nei sogni: la nave.”

“La vita è scritta nella nostra z’etoile e non possiamo cambiarla.”

“Non c’è nulla di tanto pericoloso quanto l’impunità, amico mio, è allora che la gente impazzisce e si commettono le peggiori atrocità, non importa il colore della pelle, sono tutti uguali.”

“Non dimenticare che il futuro è nel cotone, cognato. Lo zucchero ha una cattiva fama – aveva detto a Valmorain, mettendolo in guardia.”

“Mi è sempre piaciuto il mercato, con le bancarelle di frutta e verdura, le friggitorie di cibo piccante, la rumorosa folla di compratori, predicatori e ciarlatani, indios sudici che vendevano cesti, mendicanti mutilati, pirati tatuati, frati e suore, musicisti di strada.”

“Il matrimonio è come camminare sulle uova: bisogna procedere con molta attenzione.”

“Non era nel suo carattere lamentarsi per quello che le mancava, ma piuttosto essere grata per quello che aveva.”

“Lo schiavo è privo d’incentivi, gli conviene lavorare lentamente e male, visto che il suo sforzo dà benefici solo al padrone, mentre la gente libera lavora per risparmiare e migliorare le condizioni di vita, questo è il loro incentivo.”

“Sono povero ma vivo da ricco. E’ più saggio che essere ricco e vivere da povero.”

“Credevano che gli americani fossero dei barbari coperti di pelli di bufalo che mangiavano con gli stivali sul tavolo, completamente privi di decenza, misura e onore. E non parliamo di classe! A loro interessava unicamente scommettere, bere, sparare o scazzottarsi, erano di un disordine diabolico, e per giunta protestanti.”

“Il loro difetto più notevole era considerare il lavoro come una cosa virtuosa, persino il lavoro manuale. Erano materialisti, ottimisti, e li animava un entusiasmo messianico per correggere chi non la pensava come loro, ma non rappresentavano un pericolo immediato per la civiltà.”

“Sarebbe dovuta andare in Francia e convincerlo a studiare per una professione più redditizia, l’avvocato, per esempio. Per incompetente che fosse, nessun avvocato finiva in povertà. Il fatto che Jean Martin non avesse mostrato alcun interesse per la giustizia non era importante, ben pochi avvocati l’avevano.”

“A Cuba, nipote. Non c’è miglior posto per un paio di imbroglioni come noi.”

“Non le si notava ancora la pancia, ma le donne intorno a lei avevano intuito il suo stato, perché la sua bellezza sembrava soprannaturale. Era rosea, con i capelli lucidi come il vetro, gli occhi più profondi e dolci, e irradiava calore e luce.”

“Quando prese la bambina in braccio, Tetè scoppio a piangere di felicità: poteva amarla senza paura che gliela togliessero. Era sua. Avrebbe dovuto difenderla da malattie, incidenti e altre disgrazie naturali, come tutti i bambini, ma non da un padrone con il diritto di disporre di lei a suo piacimento.”

“Alle tre di mattina, mentre la sostenevo cullandola con ballate africane, mi accorsi che mormorava qualcosa e mi chinai sulle sue labbra secche. Ti voglio bene, maman – mi disse, e subito dopo si spense con un sospiro. Sentii il suo corpo leggero tra le mie braccia e vidi il suo spirito separarsi dolcemente, come un filo di nebbia, e scivolare fuori attraverso la finestra aperta.”

“Alla sua età, nessuno muore per il cuore spezzato. Maurice ha solo bisogno di tempo per sfinirsi. Camminando e camminando per il mondo si consolerà poco alla volta e un giorno, quando la stanchezza gli impedirà di compiere un altro passo, si renderà conto che non si può scappare dal dolore; bisogna imparare a portarlo dentro di sé, perchè non sia d’impaccio.”

“Zacharie e io abbiamo già una storia, possiamo guardare al passato e contare i giorni in cui siamo stati insieme, sommare dolori e gioie; così si va costruendo l’amore, senza fretta, giorno per giorno.”

“Ballare e ballare. Di tanto in tanto arriva Erzuli, loa madre, loa dell’amore, e possiede Zarité. Allora ce ne andiamo insieme al galoppo a trovare i miei morti nell’isola sotto il mare. Così è.”

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