Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

L’orologio – Carlo Levi

“La notte, a Roma, par di sentire ruggire leoni. Un mormorio indistinto è il respiro della città, fra le sue cupole e i colli lontani, nell’ombra qua e là scintillante; e a tratti un rumore roco di sirene, come se il mare fosse vicino, e dal porto partissero navi per chissà quali orizzonti. E poi quel suono, insieme vago e selvatico, crudele ma non privo di una strana dolcezza, il ruggito dei leoni, nel deserto notturno delle case.”

“Affittare le camere è, in un certo senso, una forma, sia pur larvata e simbolica, di prostituzione: un dare per denaro una parte di sé.”

“Quand’ero bambino piccolo, nei primissimi anni della mia vita, il mio maggior piacere era di andare nel letto di mia madre. Ci dormivo qualche volta, di rado, quando mio padre era in viaggio. Più spesso vi andavo al mattino, appena svegliato, e giocavo con quei cuscini immensi, e mi riaddormentavo quasi senza accorgermene. Era un piacere pieno di gloria.”

“Col gesto abituale di ogni sera, levai l’orologio dalla tasca: lo tenni un poco in mano, e lo avvicinai all’orecchio, prima di posarlo sul tavolino accanto al letto. Sentivo il suo ticchettio regolare, e pensavo che il tempo dell’orologio è del tutto l’opposto di quel tempo vero che stava dentro e attorno a me. E’ un tempo senza esitazioni, un tempo matematico, continuo moto materiale senza riposo e senza angoscia. Non fluisce, ma scatta in una serie di atti successivi, sempre uguali e monotoni.”

“Com’erano lunghi, senza fine, i giorni dell’infanzia!”

“Chi ci ha cacciati dal nostro paradiso? Quale peccato e quale angelo? Chi ci ha costretti a correre così, senza riposo, come gli affaccendati passanti di un marciapiede di Manhattan?”

“La sabbia correva nelle clessidre, con un fruscio sottile, come di conchiglie leggere levate dal vento. E a quel fruscio mi addormentai!”

“”In quel tepore tenebroso navigavo verso il mattino. E’ questa l’ora dei sogni: l’ora invisibile dove sappiamo che il mondo si svolge e lavora, e altri vivono, e il sole già splende sulle case e sui camini fumanti, e suonano le fanfare nei cortili delle caserme, e le sirene chiamano gli operai al lavoro e alla noia quotidiana, e tu forse ti guardi per la prima volta allo specchio: è l’ora in cui nelle prigioni cominciano rumori e squille e il monotono cadere delle ore. Gli orologi segnano tuttavia le ore e le campane squillano e le lancette girano lente sulle torri: ma in quest’ora dei sogni noi siamo su una riva sicura, in un letto morbido, fuori del tempo, degli orologi e delle campane, e vediamo cose che non avvengono.”

“Il cielo di Roma non è così alto come quello delle città del Nord, come quello grigio-azzurro di Parigi, che pare stendersi per infinite migliaia di leghe visibili in prospettiva sulle nostre teste, o come quello stranamente colorato di Londra o quelli esotici e tempestosi d’America; ma è ricco, denso, popoloso, gremito di nubi barocche, pieno di curve mutevoli, appoggiato sulle case, sulle chiese e sui palazzi come una cupola fantastica, che il vento fa girare ed avvolge, spaziando qua e là, seguendo bizzarro, come un cane che segue una pista, una sua aerea geometria, un suo mobile ritmo.”

“Dentro a Regina Coeli, c’è uno scalino; chi non la ha salito non è romano.”

“…ed è la più vana delle abitudini il vezzo italiano di accusare, piangendo, i nemici, delle proprie sconfitte.”

“Erano giorni di attesa, e, nel frastuono quotidiano, di silenzio.”

“Il male è venuto dopo, quando dicendo io non si è più inteso altro che la propria piccola persona, sola al mondo, e divisa in mille pezzi, e astratta, e morta, e senza niente attorno; e si è scritto e dipinto il romanzo astratto in un tempo astratto che comincia e finisce, tagliato ad arbitrio dal mondo. C’è l’individuo e c’è la massa, non ci sono rapporti umani.”

“L’arte di interpretare i sogni, qualunque tecnica adoperi, dalla più popolare e rozza alla più raffinata, sia essa avvolta nel mistero di un rito sacro, o ridotta a un grazioso gioco di società, o volgarizzata in una cabala per scoprire i numeri del gioco del lotto, è troppo antica, troppo legata alla memoria del mondo, perché nessuno possa sottrarsi del tutto al suo incanto.”

“Ed essi stessi, tutti insieme, erano un’avventura; un fiume indifferente, fatto di mille onde sempre nuove, tra rive rocciose e isole fiorite.”

“Seguivo la corrente, lasciandomi portare dal movimento, in quella agitazione brulicante, giù per la strada in discesa.”

“Gli americani, certo, erano tutt’altra cosa. Erano giovani, e ricchi, e allegri, e venivano dall’altro mondo, dal mondo di là dal mare, dal paese sognato della fortuna. La fortuna, portavano con sé. Ce la portavano qui, e non c’era che da allungare la mano.”

“…e del resto, è difficile salvarsi dai discorsi dei barbieri e dei camerieri, e di tanti altri, le cui vane parole si spandono, innocue parti del tempo, elementi della natura, nell’aria delle città, come, in quella dei boschi, il ronzio degli insetti.”

“Il Ministero è una specie di tempio, dove si adorano e perfezionano i vizi più abbietti, i tre più desolati peccati mortali: la pigrizia, l’avarizia e l’invidia. Sono i tre vizi propri di quella piccola borghesia incapace, che cerca, insieme, sicurezza e dominio, che è pigra perché non sa far nulla, non sa adoperare le mani, e neppure la mente, e qualunque lavoro le è difficile e perciò sgradevole, faticoso, impossibile; che è avara perché è povera e pretenziosa; che trova nell’invidia il solo compenso alla propria miseria: nell’invidia più totale, penetrata dappertutto, come un veleno che circoli nel sangue. Tutto questo è tenuto insieme da un potente spirito di casta, da un legame stretto come quello della camorra e della mafia.”

“Sono sempre quelli di prima, e altri perfettamente simili a loro. La loro sola attività è di impedire che qualcosa di nuovo avvenga. I ministri sono impotenti di fronte a loro: gli uscieri, gli ultimi uscieri li guardano dall’alto in basso.”

“…carri esotici di guerrieri sconosciuti, bighe senza cavalli di mitologici eroi che masticavano la gomma e parlavano allegri lingue incomprensibili.”

“…riaprì i giornali e tornò a guardarli, e a contemplarli per ozio, senza leggerli…”

“Tutta la città si apriva davanti a me, in una successione infinita di tetti, di terrazze, di finestre, di cupole, in una distesa chiara di grigi aerei, di gialli leggeri, di rosa dorati, di intonaci trasparenti di vecchiaia, appena un pò viola nelle ombre.

“Rimasi a lungo a guardare, seguendo quei giri silenziosi, finché il mio occhio si perse, incantato, in quel nero e azzurro turbinio.”

“Era una delle scale di servizio, più bella forse dello scalone, ma, naturalmente, più scomoda. Non era possibile, qui, l’andatura di parata, a cui si era quasi forzati nell’altra scala; ma invece un passo veloce e guardingo, il passo affrettato e attento dei servi.”

“Parlava a scatti, con voce metallica, nervosa e impaziente, come annoiato dal tempo fisico della parola, troppo lento per la rapidità della sua immaginazione, che ne sentiva l’impaccio, e della lentezza di comprensione degli ascoltatori, della loro ignoranza, dei loro pregiudizi sentimentali: verso tutte queste cose non sapeva nascondere (per quanto se ne sforzasse) un fin troppo evidente disprezzo.”

“Chi si ricorda dei piccoli? Chi si ricorda dei giorni veri, dei vivi e dei morti veri, delle idee vere e pensate?”

“Ecco: i due veri partiti che, come direbbero nel Mezzogiorno, si lottano, le due civiltà che stanno di fronte, le due Italie, sono quella dei Contadini e quella dei Luigini. Contadi e Luigini, gridò, alzando le braccia, nel frastuono della caverna, – ecco i due movimenti, nemici e impenetrabili; ecco le due sole Categorie della nostra storia. Contadini e Luigini, Luigini e Contadini.”

“Sono Contadini tutti quelli che fanno le cose, che le creano, che le amano, che se ne contentano.”

“E i Luigini, chi sono? Sono gli altri. La grande maggioranza della sterminata, informe, ameboide piccola borghesia, con tutte le sue specie, sottospecie e varianti, con tutte le sue miserie, i suoi complessi d’inferiorità, i suoi moralismi e immoralismi, e ambizioni sbagliate, e idolatriche paure. Sono quelli che dipendono e comandano; e amano e odiano le gerarchie, e servono e imperano. Sono la folla dei burocrati, degli statali, dei bancari, degli impiegati di concetto, dei militari, dei magistrati, degli avvocati, dei poliziotti, dei laureati, dei procaccianti, degli studenti, dei parassiti. Ecco i Luigini.”

“…perché ogni Luigino ha bisogno di un Contadino per vivere, per succhiarlo e nutrirsene.”

“La via americana, sarebbe, dicono, quella della Libertà, la via russa quella della Giustizia: ma la via italiana è un’altra, è quella della Carità.”

“Lo Stato è l’incarnazione della Carità, il suo dispensatore; e la sparge sui propri membri, sui funzionari, sui parenti, sugli amici, su coloro che direttamente o indirettamente ne vivono.”

“Erano usciti dal chiuso degli anni giovanili, della giovanile servitù, e avevano imparato, come tutti, in quei tempi di guerra, a guardare gli uomini; avevano scoperto la confidenza, e anche la diffidenza, sua ragionevole compagna, e ci credevano tanto da non saper fare a meno di coprirla con l’involontario rossore del volto, con un pudore che chiamavano ironia e autocritica.”

“E’ l’arma segreta della città di Roma: chi arriva qui pieno di vitalità e di volontà di fare, un pò che ci rimanga, con quel vino, gli passa la voglia, si trova un cantuccio al fresco, ben riparato, si accontenta di un impiego, case in letargo e diventa romano.”

“Dovevo scrivere ancora il mio articolo: ma ho, per natura, la cattiva abitudine di aspettare sempre l’ultimo momento possibile per cominciare le cose, quando ho le spalle al muro, e non c’ più modo di sfuggire.”

“Anche se conoscevamo i limiti di quella politica e di quelle idee, e ne eravamo insoddisfatti, c’era tuttavia nel giornale qualcosa di un oggetto d’arte, ogni giorno diversi, che aveva in sè un valore, qualcosa della sorpresa che è nelle cose che si fanno con le mani: nelle case, nelle pitture, nei libri. Quando, a notte alta, vedevamo uscire i fogli dalla rotativa, come colombe bianche che prendono il volo, con un gran sbattere d’ali, dalla colombaia, ci pare ancora di assistere, come la prima volta, a un piccolo miracolo quotidiano.”

“Perché si nascondono i morti, gli si chiudono gli occhi, si avvolgono in sudari, in lenzuola, in coperte, si coprono, prima di celarli per sempre sotto la terra, con un’ansia che viene chiamata pietà, e che forse è un terrore magico dei loro sguardi spenti, del loro potere?”

“Quanti altri morti, dappertutto, in numero incalcolabile, erano rimasti sulle terre d’Europa, scoperti e nudi, al sole e al gelo, a guardare il cielo, fino a ridursi a poco a poco a pezzi di carne putrefatta, preda dei cani randagi e delle piogge! Tutti li avevano visti o era come se li avessero visti; si affrettavano ora a dimenticarli, per vivere, anche se l’aria era forse ancora gremita delle loro presenze.”

“Il mondo ci tiene con mille legami, di abitudini, di lavoro, di inerzia, di affetti: staccarsi è difficile e doloroso: ma, appena posato il piede sul treno, sull’aeroplano o sull’automobile che ci porterà via, tutto scompare, il passato si allontana e sprofonda, un tempo nuovo ci avvolge colmo di promesse ignote, e, liberissimi e sconosciuti, ci guardiamo attorno, in cerca di nuovi compagni.”

“Addio, Roma; addio, tempo non tempo, luogo non luogo.”

“…si vedeva che era timido: un figlio di famiglia della piccola borghesia; educato di modi, pieno di formalismi, di maniere, di idee ricevute, cortese nel parlare, e del tutto insignificante.”

“Eravamo nei Castelli, un paese seguiva all’altro; dappertutto macerie, case sventrate, muri pericolanti, in quelle terre dai nomi famosi di allegria, di feste e di vino.”

“Quante volte avevo visto quello stesso spettacolo di macchine rotte e abbandonate, sulle strade d’Europa percorse dalla fretta, dall’angoscia e dal terrore?”

“E già, in quella illusoria Arcadia di sole, di prati e di boschetti ombrosi, ci incrociavano, lanciati come saette su motociclette nere, uomini vestiti di nero, con caschi neri, e gambali e guanti neri, i visi come teschi seminascosti da maschere nere, inaudite apparizioni, i primi eroici e mostruosi annunciatori delle lontane armate avanzanti.”

“Il ragazzo era di quella pasta, di quel sangue: nella sua mente giovanile era già in gran parte avvenuto quel fenomeno di coagulazione e di disseccamento, per cui ogni idea si riduce a convenzione, a luogo comune, a avida abitudine, in un desolato deserto di noia e di boriosa sufficienza.”

“Avvolto nel mio mantello, chiuso nei miei pensieri, mi lasciavo trasportare, indifferente alle cose di fuori, come un ramo nella corrente di un fiume.”

“Era la Vicaria.
Seguendo, senza pensarci, quella specie di invito, e il movimento della gente, feci qualche passo verso il cortile, e fui subito avvolto da un tumulto di voci, di grida, di richiami, di contese, di pianti. Uomini e donne inseguivano uscieri e avvocati, brandivano fogli di carta bollata, discutevano, altercavano. Giovani procuratori fendevano la calca, tirati per le falde da mani imploranti. Gruppi numerosi di parenti, di ragazzi, di donne seguivano i litigiosi, con urla, lamenti, interiezioni e discorsi a voce spiegata, cercando forse di svegliare col frastuono la Giustizia, e di rendersela favorevole. Testimoni e oziosi si affannavano alla ricerca delle aule d’udienza, bambini correvano qua e là: il grande cortile pareva una gabbia di galline schiamazzanti.”

“Aveva appena messo piede a terra, che la folla lo circondò. Alcuni si buttarono in ginocchio, altri si chinarono a baciargli le mani: tutti gridavano: Il Salvatore! Don Luigino! Il Salvatore nostro! – Il grande penalista lasciava che gli baciassero le mani, che lo toccassero piangendo come una reliquia, mentre incedeva solenne e lento, tutto sorriso, saluto e benedizione. Tra applausi, lacrime e baci fece, a piccoli passi, il suo ingresso nel Tribunale.”

“Era Cola Pesce, il marinaio mitologico, che vive nel fondo del mare, coi mostri marini, scaglioso egli stesso come un pesce; una sirena maschio, che richiama gli altri marinai negli abissi e li divora.”

“Ripresa del Mezzogiorno, bonifiche, riforma agraria, questione meridionale, eterne formule, eterni discorsi, parlarono di tutto.”

“In fondo, contro il chiarore lunare del cielo, si stagliava irsuta una montagna coperta di strane rocce, di fessure, di scoscendimenti, di strappi, di ferite, traforata come un alveare di vespe maligne, o una grande catasta di ossa insepolte. Eravamo a Cassino.”

“Tutto si era inabissato in quell’ombra immobile, quello che avevo lasciato dietro di me, quello che non avrei più trovato davanti a me; il viso fermo di Luca, la luce vulcanica di Porta Capuana, la fanciulla segata e ricostituita per miracolo d’arte, la stanza ribaltata, i pezzenti e il loro re, il brigante appiattato nell’erba come un serpe, i santi tutelari, il Presidente solitario, i Luigini e i Contadini, il giornale, Fede e Rosselli, Casorin e Moneta, e i topi della Garbatella, e Marco, Giacinto e Teresa; il morto sulle scale e il suo cane; e il brillare del sole e il cadere lento delle piogge, e gli arcani rapporti delle cose, e l’amore, e il coraggio di vivere, sul volto degli uomini.”

“La città si stendeva, e viveva, e respirava, nel vago della luna, con il brusio indistinto di una foresta d’alberi antichi, appena mossi dal fiato leggero del vento. Rimasi a ascoltare, con l’orecchio teso, quel silenzio appena mormorante, e sentii venire di lontano, dalle strade o dal fondo della memoria? l’arcano rumore della notte, il ruggito dei leoni, come l’eco del mare in una conchiglia abbandonata.”

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I soldi devono restare in famiglia – Alain Elkann

“Isaia Levi, ancora assonnato, camminava di fretta sotto i portici di corso Vittorio. Aveva al collo una sciarpa grigia, l’aria gli pungeva il viso. La città cominciava a svegliarsi, i rumori del traffico crescevano.”

“Colette ed Edmond volevano solo vivere nel lusso e dimenticare gli orrori del mondo. C’era la guerra, ma avevano scelto di allontanarne il ricordo tra orchidee, cioccolatini e conversazioni nei salotti.”

“Qui c’è gente che pensa, che prepara l’Italia di domani. A New York ci sono persone come Salvemini, Max Ascoli, Chiaromonte.”

“In realtà le leggi razziali avevano creato in tutti un enorme disorientamento; la maggior parte degli ebrei italiani erano fascisti per cui si ritrovarono impreparati di fronte al tradimento di Mussolini.”

“In America gli italiani erano considerati tutti mafiosi e fascisti.”

“Non fu una passione, ma una lunga storia di profondo affetto e di amicizia. Si tradirono, litigarono, ma non si lasciarono mai.”

“I figli devono fare la loro strada, i loro sbagli, le loro scelte da soli.”

“Che vita la nostra… Due guerre mondiali in pochi anni e la giovinezza è volata. Chi avrebbe mai detto che saremmo finiti qui!”

“Capisco, i soldi devono restare in famiglia.”

“…entrambi sentivano il bisogno di attraversare la vita battendosi per una causa.”

“Non ci si ama più come quando si è giovani.”

“Quando si prega ci si sente tutti uguali.”

“Cosa vuoi, da quando ho perso mia figlia, che adesso avrebbe la tua età, non ho più desiderato niente, sono solo andato avanti, senza troppe domande, ma con un peso, un dolore che neppure le preghiere riescono a farmi dimenticare.”

“Non voglio diventare un borghese contento della sua piccola vita protetta e bene organizzata. Non mi interessa poter spendere sempre più denaro. Ho bisogno di poco e voglio sentirmi il più libero possibile.”

“Per la prima volta capì che il tempo non permetteva di tornare indietro. I momenti belli sono già l’anticamera dell’incertezza futura. Per tutta la vita avrebbe sofferto di veder finire le stagioni e gli amori.”

“Era contenta di stare su quel terrazzo che si affacciava sulle mura di Gerusalemme. Trovava straordinario quello stato ebraico, nato dalle rovine di Auschwitz. Ma non aveva dubbi, lei preferiva vivere in albergo, a Parigi.”

“Il destino di noi ebrei assomiglia a un’altalena: la sua base è fissa, rigida, immobile, ma chi vi si dondola può oscillare in su e in giù. Siamo gente che si perde e si ritrova.”

“Tornati a Val Salice David e Rebecca trovarono Alberto, Alex e Isaia che pregavano lassù in salotto. La vista di quei tre uomini uniti nelle preghiere li rassicurò.”

“In Europa rinascono idee totalitarie, integralismi, il razzismo.”

“Una vita frivola, inutile, dedita solo a un ininterrotto cicaleccio mondano. Vivere per far passare il tempo, per sentirsi belle.”

“Anche Alberto aveva avuto con suo padre un rapporto distante. Erano due uomini che si rispettavano e si parlavano poco. Un legame senza passione, senza sofferenza. Un padre senza figlio, un figlio senza padre.”

“Di fronte al Muro sostavano gli ebrei ortodossi con il cappotto nero e il cappello di velluto del medesimo colore che pregavano tutti insieme. Alcuni venivano dal quartiere ortodosso, altri erano americani. Nello stesso tempo si sentiva la voce del Muezzin che chiamava i fedeli musulmani alla preghiera serale e intanto le campane dei monasteri e delle chiese scandivano le ore del giorno. L’atmosfera di quel luogo faceva pensare che comunque Gerusalemme era la città di Dio.”

“Non bisogna parlare di Dio, ma pregarlo senza aspettarti nulla in cambio, senza porsi troppe domande.”

“La cosa affascinante, lo dico perché è il mio mestiere, è che conosciamo la storia e ne siamo rassicurati proprio perché non conosciamo il futuro. Il fascismo nasce, si consolida, crolla, vincono gli americani, i russi, il mondo si divide in due blocchi, e uno si sgretola in poco tempo. Ma quale dei due è crollato? Il bene ha vinto sul male. Ma quale dei due rappresenta il bene?”

“Le regole servono a qualcosa, per semplificare il percorso, per permettere di avanzare nell’ignoto.”

“Silvia sorrideva, guardava New York dal finestrino, vedeva il fumo che usciva dai tombini, sentiva il continuo rumore delle sirene delle automobili.”

“Anche a me, quando sono altrove, capita di desiderare Parigi. Il metrò, le donne con le calze nere, l’odore di vino e di tabacco.”

“Lui non era un lottatore. Era viziato dalla vita.”

“La vita scorre e noi cerchiamo di agire, di capire, di fare del bene, di sopravvivere finché non giunge la nostra ora.”

“Capisco bene che a un certo punto della propria vita si senta il bisogno di cercarsi. Anch’io sono stato molto infelice. E voglio raccontarti come ho capito chi sono.”

“La bugia dell’amore vuole che ci si dica: per tutta la vita.”

“I soldi devono restare in famiglia. Questo è il concetto.”

Il partigiano Johnny – Beppe Fenoglio

“Johnny stava osservando la sua città dalla finestra della villetta collinare che la sua famiglia s’era precipitata ad affittargli per imboscarlo dopo il suo imprevisto, insperato rientro dalla lontana, tragica Roma fra le settemplici maglie tedesche.”

“Non poteva più sopportare l’incubosa solitudine e la fissa visione della terra sfacentesi nell’umido buio come un pugno d’arena sotto una tacita acqua inesorabile.”

“E’ terribile ora avere dei figli della vostra età! – Ogni suo passo parlava di angoscia e di abnegazione, ed il figlio alto e lontano sentiva che non avrebbe mai potuto ripagarlo, nemmeno in parte centesimale, nemmeno col conservarsi vivo. L’unica maniera di ripagarlo, pensava ora, sarebbe stata d’amare suo figlio come il padre aveva amato lui: a lui non ne verrà niente, ma il conto sarà pareggiato nel libro mastro della vita.”

“Non sarebbe più sceso in città, pensava salendo alla collina nella notte violetta, se lascerò quella collina sarà soltanto per salire su una più alta, nell’arcangelico regno dei partigiani.”

“Nell’ombra incrociò un vigile urbano, così miserabile nella sua inutile divisa, e così cosciente di ciò, nel suo passo unofficial, quasi furtivo tutta la consapevolezza della sua miserabile inutilità.”

“Partì verso le somme colline, la terra ancestrale che l’avrebbe aiutato nel suo immoto possibile, nel vortice del vento nero, sentendo com’è grande un uomo quando è nella sua normale dimensione umana. E nel momento in cui partì si sentì investito – nor death itself would have been divestiture – in nome dell’autentico popolo d’Italia, ad opporsi in ogni modo al fascismo, a giudicare ed eseguire, a decidere militarmente e civilmente. Era inebriante tanta somma di potere, ma infinitamente più inebriante la coscienza dell’uso legittimo che ne avrebbe fatto. Ed anche fisicamente non era mai stato così uomo, piegava erculeo il vento e la terra.”

“Questi erano partigiani, and sunshine reshone over all the dusk-dommed world.”

“E tosto, contro il buio, contro il gelo, contro il mestiere di partigiano, gli uomini a bordo intonarono Bandiera Rossa. Un coro violento e disjected, le strofe non bene note ed egualmente a tutti, zeppo pertanto di interpolazioni individuali, che pure concorrevano ad aumentare la terribilità del canto. Erano comunisti, ecco che erano: ma erano partigiani, e questo poteva e doveva bastargli.”

“Dappertutto, dalla neve, non rispondeva che il muto grido della inviolata natura.”

“E fuori, fischiava eternamente un vento nero, come originantesi dalla radice stessa del cuore folle dell’umanità.”

“Era metà febbraio, e l’azione venne, ma nello stile più squallido, meno poetico e meno incoraggiante per il futuro.”

“Due, tre raffiche di mitragliatrice suonarono a valle, a giudizio acustico due versanti avanti. Il crepitio era delizioso all’origine, ma come l’aperto spazio ne sollevava l’eco alle creste, al paese e sopra ed oltre, il rumore si faceva stracciante e dirompente, tigresco. Erano finalmente i fascisti: era già tanto sentirli, anche se il miglior rimedio all’orgasmo sarebbe stato vederli.”

“Johnny sedeva e fumava al limite della pioggia. Fare il partigiano era tutto qui: sedere, per lo più su terra o pietra, fumare (ad averne), poi vedere uno o più fascisti, alzarsi senza spazzolarsi il dietro, e muovere a uccidere o essere uccisi, a infliggere o ricevere una tomba mezzostimata, mezzoamata.”

“Grattò via il fango dall’orologio e lesse 11,10 ed ancora una volta si astrasse completamente nella brevità e nell’interminabilità del tempo di guerra.”

“Gli diede lo sten nel solar plexus, il rosso rinculò e cadde, Johnny gli fu addosso e lo coperse tutto. Lo picchiava con lucida cecità, esattissimamente sugli occhi e sulla bocca. Mai si era sentito così furioso e distruttivo, così necessitante dell’odio e del sangue, bisognoso di altro sangue e di altre deformazioni, proprio mentre il sangue spicciava e la deformazione si delineava.”

“Allora pianse: tutto il pianto che aveva dentro per mille tragedie sgorgava ora per questa inezia dello sviamente, pianse sfrenatamente e amaramente, coi piedi immoti sul suolo inaiutante.”

“Ma egli amò tutto quello, notte e vento, buio e ghiaccio, e la lontananza e la meschinità della sua destinazione, perché tutti erano i vitali e solenni attributi della libertà.”

Anonima Avvocati – Jeremy Blachman

“Ti vedo. Ti vedo passare davanti al mio ufficio, facendo finta di avere un motivo per essere lì. Ma non ce l’hai. Ti leggo in faccia l’aria colpevole. Cerchi di evitare il mio sguardo. Cerchi di passarmi davanti di corsa come se stessi andando in bagno. Ma il bagno è dall’altra parte del corridoio.”

“Ricorda: posso fare la tua fortuna o la tua rovina. Il tuo futuro è nelle mie mani. Sarò io a decidere se avrai la vista sull’oceano o sui cassonetti della spazzatura.”

“Siamo uno studio legale. Il tempo è fatturabile. Il cliente non paga le chiacchiere. Ogni minuto che passi lontano dalla scrivania è un minuto in cui lo studio non trae guadagno dalla tua presenza, anche se continui a usare le forniture dell’ufficio, mangiare i muffin, bere il caffè, consumare ossigeno, e contribuire al logoramento dei tappeti. Fai parte delle spese generali. E se non ti guadagni il tuo mantenimento, non dovresti essere qui.”

“Il padre è un avvocato fiscalista, quindi il figlio è probabilmente uno svitato.”

“Almeno quelli che si uccidono ammettono la verità. Quando capisci che non reggi in un posto simile – che non sei in gamba come pensavi, o che ti manca la disciplina per i sacrifici necessari a riuscire – allora è ovvio che non vale la pena di continuare la farsa.”

“Sono una frana in molte cose, per esempio comportarmi da essere umano corretto, ma sono bravo a ricordare il compleanno delle persone. Così si illudono che io abbia un cuore.”

“E’ una sensazione fantastica sapere che se devo fare una ricerca alle tre del mattino, posso mandare una mail a un associato e aspettarmi una risposta nel giro di pochi minuti.”

“A scuola, i ragazzi sprecano tempo a pensare alla giustizia e alla correttezza, e non ne dedicano abbastanza all’apprendimento di quello che è importante. Arrivano qui senza sapere niente di come si strutturano le transazioni al fine di minimizzare l’assoggettamento all’imposta e di come si gustano prelibati tranci di tonno da quindici dollari. E’ qui che subentriamo noi.”

“Nella vita ci sono i vincenti e i perdenti.”

“Metti le persone in un ambiente in cui qualcuno provvede a tutte le loro esigenze e di colpo diventano incapaci di fare qualsiasi cosa da soli.”

“La realtà è che chiunque avverta il richiamo di altri interessi non è tagliato per questo lavoro. Non puoi passare centodieci ore in ufficio se il tuo cuore è altrove. Questo mestiere ti assorbe troppo per lasciare spazio alle passioni.”

“Fare lo studente è semplice.”

“Credo che debba ancora maturare molto. Non tutto è finalizzato a fare del bene. Non tutti possono fare del bene. Qualcuno di noi preferisce avere delle belle cose. Qualcuno di noi preferisce poter pagare le bollette.”

“Non capisce che non sempre il mondo ti lascia fare quello che vuoi. Ci sono sacrifici e compromessi. Non puoi sempre seguire il tuo cuore.”

“Il denaro non è tutto, ma è pur sempre il modo con cui la società riconosce l’importanza di qualcosa.”

“Se vuoi guadagnare uno stipendio da studio legale, e vivere una vita da studio legale, devi fare il lavoro da studio legale.”

“Molti vengono in un posto come questo pensando che avranno modo di disquisire in tribunale. Secondo me, è la televisione la causa dell’equivoco. In tivù, gli avvocati sono sempre in tribunale.”

“Non puoi aspettarti di non superare l’esame di abilitazione ed essere rispettato in ufficio.”

“La verità è che non sai mai quando ti può capitare di passare la notte in studio.”

“Mentore. Odio quella parola. E’ così che ci manipolano per costringerci a prenderci cura di loro. Se sono il tuo capo, posso renderti la vita un inferno senza passare un singolo istante a preoccuparmi di cosa ne ricaverai o di come influirà sul tuo sviluppo professionale. Ma chiamami mentore ed ecco che mi ritrovo con il fardello di dover pensare a te.”

“Odio dover parlare con la gente.”

“Andiamo a trovarli il Giorno del Ringraziamento e parlano dei loro lavori nella media e dei loro hobby nella media e dei loro figli nella media e per me è molto frustrante che essere nella media sia la massima aspirazione di una persona.”

“Forse parte del diventare adulti è proprio rendersi conto che magari non sei veramente geniale come pensavi. Ma dovrebbe accadere a quarant’anni, non a otto. A otto dovresti sentirti invincibile.”

“Quando compi 30, 32, 35, 38 anni, cominci a capire che le persone che fanno la differenza sono di un’altra generazione.”

“Non possono svignarsela quando il gioco si fa dure. Tutti sentono lo stress. L’importante è come lo reggi, quanto sei bravo a nascondere i tuoi sentimenti, per il bene dello studio.”

“Ogni scelta che fai ti porta via un altro pezzo d’anima. Saboti il lavoro di un altro associato per accaparrarti i meriti. Ti perdi il tuo anniversario per mostrare dedizione. Mandi a puttane tutto il resto della vita perché il lavoro deve venire al primo posto. Rimani un passo indietro, non lo è. Ma chi hai mai tempo per un passo indietro?”

“Ho iniziato a lavorare e questo posto ha iniziato ad assorbirmi sempre più energie finché… non è diventato TUTTO.”

“Non mi rendevo conto che anche molti altri avvocati si sentono così, che è frustrante per loro come lo è certe volte per me.”

“Non è coraggioso inseguire sogni impossibili. E’ coraggioso mettere da parte quei sogni e fare buon viso a cattivo gioco e scegliere invece un lavoro vero. E’ coraggioso lottare per superare un’immaginaria “crisi dell’anima” e capire che la maggior parte delle persone che ama il proprio lavoro, ma lo fa comunque.”

La fine è il mio inizio – Tiziano Terzani

“E se io e te ci sedessimo ogni giorno per un’ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto che mi sta a cuore, dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita? Un dialogo tra padre e figlio, così diversi e così eguali, un libro testamento che toccherà a te mettere assieme.”

“Che gioia, figlio mio. Ho sessantasei anni e questo grande viaggio della mia vita è arrivato alla fine. Sono al capolinea. Ma ci sono senza alcuna tristezza, anzi, quasi con un pò di divertimento.”

“Che cos’è che ci fa così spavento della morte?
Quello che ci fa paura, che ci congela davanti a quel momento è l’idea che scomparirà in quell’attimo tutto quello a cui noi siamo tanto attaccati. Prima di tutto il corpo.”

“Perché ovviamente tu non sei il tuo nome, non sei la tua professione, non sei la casetta al mare che possiedi.”

“La si prova nella vita quando muore il padre. Io ricordo che, quando morì il mio, quello che mi colpì era che ora ero in prima fila io. Sai, alla guerra c’è sempre uno che è avanti a te, c’è una prima linea, come nella Prima guerra mondiale, una prima trincea. E morto tuo padre non c’è più quella trincea, tocca a te.”

“Allora questa è la fine, ma è anche l’inizio di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato, c’è un senso.”

“Quello che voglio che tu capisca era questo mondo in cui io sono cresciuto: una strada sulla quale non c’era alcun traffico, su cui passava solo il tram tirato dai cavalli, che dopo la guerra andava a elettricità e girava proprio davanti a casa mia.”

“Andavo a guardare i ricchi che mangiavano il gelato. Questa è una delle cose che mi ricorderò per tutta la vita.”

“Ora, voglio dire, noi si partiva da casa per guardare i signori che mangiavano il gelato! Per voi questo è inconcepibile, ma questa è stata la mia infanzia.”

“Queste sono state le prime grandi emozioni della mia infanzia, l’umiliazione di dover andare al Monte di Pietà, il senso di questa mia famiglia carina, meravigliosa con me, ma in fondo debole, vulnerabile.”

“Mia madre era estremamente protettiva e in verità devo confessare che dopo è stata tutta una gran fuga da lei.”

“Era la prima volta che avevo passato la frontiera e capii che la mia strada era di andare a guardare.”

“Con la Vespa del nonno seguivo le corse e scrivevo dei pezzi per il giornale Il Mattino. Mi ricordo la gioia, il senso di potere che mi veniva dall’avere al collo quel cartellino su cui era scritto GIORNALISTA.”

“A quell’epoca c’erano due grandi alternative ideologiche: Gandhi e Mao.”

“Devi capire, Folco, che questa è anche una storia di riscatto. Io sono nato povero e ho dovuto riscattare questa povertà. Non economicamente ma socialmente, con un impegno sociale. E questa è la storia della mia vita.”

“Una strada c’è nella vita, e la cosa buffa è che te ne accorgi solo quando è finita.”

“Ci vuole tempo e ci vogliono un gran buon senso e una tua cultura indipendente per sapere cos’è vero. Se no prendi tutto per oro colato.”

“Una cosa che devi capire è che il mio modo di operare è di leggere tanto, leggere tanta storia.”

“Se non capisci la storia, non capisci l’oggi.”

“Bisogna capire cosa c’è dietro ai fatti per poterli rappresentare.”

“Quando i giornali dipendono dalla pubblicità, come succede in Italia, e la pubblicità è in mano a chi ha il potere politico, come puoi essere libero?”

“E’ il solito problema: non voler essere l’altro, non voler essere un intruso, non voler essere un paracadutista. Non voler essere un turista che arriva, pilucca, fa la fotografia, porta il regalino e scompare. Bisogna entrare!”

“Perché, come ci insegna Kurosawa nel film Rashomon, la stessa storia vista da sei persone diverse sono sei storie diverse. Perché il modo stesso in cui guardi un episodio, i dettagli che scegli, gli odori che senti sono la tua scelta personale che influisce moltissimo sul tuo giudizio.”

“Viaggiare per il mondo alla ricerca della verità.
Questo è il giornalismo.”

“…quella grande lezione che ti ho insegnato, che se uno ti punta un fucile in faccia, sorridi!”

“I comunisti, i vietcong cominciavano a entrare a Saigon. Pattuglie segrete si nascondevano nei quartieri di periferia. Gli americani scappavano con quegli elicotteri con i fari, la gente ci si attaccava e veniva ributtata di sotto. All’ambasciata americana c’era il caos.
Quella notte sentivi la Storia. La Storia, Folco.”

“Solo gli sciocchi e i miopi e i cretini non vedono il legame che c’è tra la fine del comunismo come ideologia di rivolta degli oppressi e l’Islam fondamentalista di oggi.”

“Questi sono stati i momenti più immensi della mia vita. Quando senti quella cosa che proprio ti emoziona e ti perdi e che d’un tratto ti fa vivere.”

“Vincere le guerre è abbastanza facile, ma creare la pace che fa risorgere il paese è molto più difficile.”

“Volevano creare un uomo nuovo. Questa è una storia importante, va ripetuta. Va capito il suo orrore, ma va capito anche cosa c’era dietro l’orrore.”

“Bisogna capire, vedi, quando ti dicono che questi dittatori sono folli che non è mai vero. Hitler non era pazzo. Mao non era pazzo. Pol Pot non era pazzo, c’era una grande logica in quello che lui faceva e bisogna capirla se si vuol capire cosa è stato questo fenomeno. Pol Pot costruiva l’uomo nuovo.”

“E lì ebbi quest’altra bella visione, che mi piaceva: che la vita non si ferma. Tu puoi buttare il napalm, il sale, ammazzare tutti. Per un pò non vedi niente. Poi – paff! spunta una piantina, si riapre un mercatino, due fanno l’amore e la vita ritorna con questa sua avidità di vivere! Forte la si sentiva, forte.”

“Devo confessare che c’è stato un momento in cui, con quello che era in ballo, la vita e la morte continua, la guerra aveva un fascino. Non lo si può negare. Perché dopotutto c’è, in fondo all’animo umano, qualcosa che ha bisogno anche di questa violenza.”

“Viaggiare per me è stato importantissimo. Importantissimo, questo senso della scoperta.”

“Il primo passo di ogni guerra è la disumanizzazione del nemico. Il nemico non è un uomo come te, quindi non ha gli stessi diritti.”

“Invece ci sono stati, nel passato, viaggiatori straordinari. E io ho sempre viaggiato con loro. I libri erano i miei migliori compagni di viaggio. Stavano zitti quando volevo che stessero zitti, mi parlavano quando avevo bisogno che mi parlassero. Un compagno di viaggio invece è difficile perché impone la sua presenza, le sue esigenze. Un libro no, tace. Ma è pieno di tante belle cose.”

“I libri. Sono stati i miei grandi amici, perché non c’è di meglio che viaggiare con qualcuno che ha fatto già la stessa strada, che ti racconta com’era per poter paragonare, per sentire un odore che non c’è più, o che c’è ancora.”

“Uno è com’è non solo per come nasce, ma per la vita che fa.”

“Noi abbiamo venduto loro il cristianesimo, il colonialismo, tutte queste balle; e per ultimo abbiamo venduto loro l’idea che la modernità può essere solo del nostro tipo, per cui questo modello, esportato attraverso i mezzi di comunicazione di massa come la televisione, si è imposto nell’Asia intera.”

“Piccoli negozi che chiudono per lasciar posto ai supermercati; fabbriche che scompaiono perché cambia l’economia; gente che viene sottoposta a ritmi di lavoro spaventosi, che vive in cubicoli sempre più piccoli, sempre più sola, sempre più alienata. oggi è così, qui in Italia.”

“E se domani, sotto pressioni occidentali, questo regime, come avverrà, cadrà, e la signora Aung San Suu Kyi prenderà il potere, la Birmania diventerà come la Thailandia: le troie, i bordelli, il profitto – tum-tum-tum! Marlboro, Coca-Cola, blue jeans.”

“Il viaggio è la destinazione, come tutti i grandi viaggiatori hanno sempre saputo.”

“Dov’è la soluzione? Di nuovo io mi chiedo: è possibile salvare la bellezza del mondo che sta nella sua diversità? Questo è un punto che per me è vitale. Mi capisci o no?”

“…il Potere. Perché è quello che determina le sorti del mondo e tu che sei lì a descriverle devi andare dal Potere a chiedergli come stanno le cose.”

“Perché il potere corrompe, il potere ti fagocita, il potere ti tira dentro di sé!”

“Mai avere soggezione di nessuno. Quando ci sono quelli pieni di prosopopea, quelli che fanno la parte dei generali, tu immaginati che la mattina vanno al gabinetto come tutti gli altri.”

“Ogni diea, se si istituzionalizza, s’incancrenisce, diventa morta. Le religioni sono così. Le religioni nascono come grandi ispirazioni. C’è un profeta, ci sono i seguaci, c’è un senso di grande scoperta e di euforia. Poi arriva uno che dice “Bèh allora la Chiesa la si fa così. Quelli che vogliono entrare si mettano il cappello giallo…” E perdono tutta la loro freschezza, tutta la loro originalità.”

“Facciamo una cosa molto semplice, viviamo vite troppo di corsa, troppo piene di stimoli, continuamente distratti dal lavoro, dal telefono, la televisione, i giornali, da quelli che ci vengono a trovare. Siamo sempre di corsa, sempre di corsa, non ci fermiamo. Chi si prende più degli spazi vuoti, del tempo per il silenzio?”

“Se sei spinto a studiare non per capire la vita, ma per avere un mestiere, per guadagnare dei soldi, è molto difficile che ti si apra la mente.”

“L’India è mille cose. E’ la liberazione e la dannazione, è la distruzione e la creazione. Per cui l’India è anche un pozzo senza fondo in cui una persona che non è perfettamente preparata perde la bussola.”

“Chi può giudicare le vite altrui?”

“Spegni la televisione e guadagni la libertà.
Libertà. Non ce n’è più. Io lo continuo a ripetere: non siamo mai stati così poco liberi, pur nella apparente enorme libertà di comprare, di scopare, di scegliere tra vari dentifrici, fra le quarantamila automobili, fra i telefonini che fanno anche la fotografia. Non c’è più libertà di essere chi sei. Perché tutto è già previsto, tutto è già incanalato e uscirne non è facile, crea conflitti.”

“Tu non vuoi certe cose ma il sistema del consumismo ti convince, ti seduce a volerle.”

“Ci sono due forme di immortalità, una sono i libri, l’altra sono i figli.”

“No, perché l’andare sulla luna appartiene a un’altra categoria dell’uomo, appartiene al suo ingegno, alla sua fantasia, al suo desiderio di grandi mondi. Questo della guerra invece appartiene alle sue viscere. Deve ammazzare, deve trovare dei nemici, scorticarli, farli a pezzi.”

“I pensieri sono corti come uno spot televisivo. E il silenzio non esiste più.”

“Mamma mia, quante parti ho fatto, quante maschere ti metti che alla fine ti soffocano.”

“Tu mi chiedi chi sono. Bene, sono stato innanzitutto tante maschere, ognuno vera, ognuna falsa perché cambia col tempo e diventa altra.”

“Folco, è meraviglioso che sei qui. Proprio ti sono così grato di questa passeggiata che mi hai fatto fare oggi, è un regalo. Vedi come la vita è sempre un cerchio. Pensa alle passeggiate che ti ho fatto fare io su per quelle montagne.”

“Ho sempre visto il mio ruolo di padre non come di qualcuno che faceva ZiZiZi ai bambini, che li portava in piscina o a giocare a pallone. Per niente, non ero io. Per me il ruolo del padre era quello di uno che seminava ricordi, che seminava esperienze, odori, immagini di bellezza e misure di grandezza che vi avrebbero aiutato. Anche il mio portarvi a giro aveva questo scopo. Non ho mai preteso di essere più che un seminatore di bei ricordi.”

“Se allora mi devo chiedere che cosa per te io ho sognato, te lo dico semplicemente: volevo che tu fossi un uomo libero.”

“C’è un mondo lì fuori, aperto a chi lo vuole scoprire. Si tratta solo di non andarci con le Vacanze Grande Viaggio.”

“La mia ossessione era vivere, vivere a modo mio, vivere come mi piaceva, vivere con queste grandi piccole gioie.”

“Fare una vita, una vita. Una vera vita, una vita in cui sei tu. Una vita in cui ti riconosci.”

“Io sono stato tante cose, ma alla fine non sono nessuno.”

Il bambino è competente – Jesper Juul

“Quando avevo vent’anni ero convinto, come molti miei coetanei, che c’era qualcosa di sbagliato nel modo in cui la generazione dei miei genitori (e quelli della generazione precedente) intendevano la struttura della famiglia e l’educazione dei figli.”

“Dicendo che i nostri figli sono competenti intendo dire che sono in grado di insegnarci ciò di cui abbiamo bisogno.”

“Quello che abbiamo veramente insegnato ai figli per anni è il rispetto del potere, dell’autorità e della violenza, non il rispetto per gli altri esseri umani.”

“Definire un bambino ribelle è solo uno stratagemma di chi detiene il potere per poterlo mantenere subordinato a sè.”

“Il fissare limiti per gli altri è tra le prima e più importanti espressioni di potere.”

“Non si pensava che potessero essere se stessi. Ci si aspettava che recitassero, esattamente come in una commedia. E ci si aspettava che imparassero la loro parte, proprio come dei veri attori.”

“Nella famiglia e nella società c’è una grandissima differenza tra l’ottenere ciò che si vuole e ciò di cui si ha bisogno.”

“Cadendo i vecchi pregiudizi, altri ne presero il posto.”

“Una relazione di amore tra un uomo e una donna, o tra genitori e figli, è un dono e un privilegio, non qualcosa da pretendere.”

“I figli smettono di collaborare perché l’hanno fatto troppo e per troppo tempo, oppure perché la loro integrità è stata ferita. Mai perché non sono collaborativi.”

“I bambini collaborano quando copiano gli adulti più importanti che hanno intorno.”

“Hanno confuso la collaborazione con il comportarsi bene. Hanno preferito porre l’attenzione sull’obbedienza piuttosto che instaurare una relazione basata su uguale dignità.”

“Non è etico giustificare l’uso della violenza per il solo fatto che, sul momento, funziona.”

“La madre di Sarah è stata presa da quella che è una delle ossessioni più comuni tra i genitori di fresca data: che un buon appetito sia la prova della capacità dei genitori.”

“Per quanto amiamo i nostri figli, potremo fare del nostro meglio per prepararli ad affrontare la vita, ma non per proteggerli dalla realtà dell’esistenza.”

“L’interazione tra genitori e figli è un processo di mutuo apprendimento, e quanto più trattiamo gli altri con dignità, tanto più ne otteniamo un vantaggio reciproco.”

“L’autostima è la conoscenza e l’esperienza di quello che siamo.”

“Sapere cosa siamo capaci di fare non migliora il giudizio su chi siamo.”

“I bambini ammettono senza difficoltà il loro bisogno di essere visti.”

“I figli hanno bisogno di essere visti per quello che sono, e non di essere giudicati.”

“In altre parole ogni cultura ha i suoi termini per giustificare il fenomeno. Ma nessun eufemismo può nascondere il fatto che la violenza non è altro che violenza, e distrugge l’autostima e la dignità della vittima e di colui che la pratica.”

“Qualunque sia l’atteggiamento dei genitori, la violenza sui figli ha esattamente le stesse conseguenze di quella esercitata sugli adulti: a breve termine crea ansietà, sfiducia e senso di colpa; poi calo di autostima, rabbia e violenza a sua volta.”

“Molti di noi, di fronte alla morte, modificano nel giro di un secondo l’ordine di tutte le loro priorità fondamentali. Passiamo dall’essere controllati dall’esterno a un controllo interiore.”

“Le istruzioni che i miei amici e io abbiamo ricevuto quando siamo stati mandati in giro per il mondo erano tali che non dovevamo avere cura di noi, né essere onesti con noi stessi, ma piuttosto comportarci come attori in un monologo. E come attori abbiamo imparato, con l’aiuto di dotti consigli, a ripetere a memoria le stesse identiche cose. Chi fossimo e come ci sentissimo non sembrava avere grande importanza.”

“Gli adulti che sono di esempio con loro comportamento ottengono risultati decisamente migliori di quelli che si limitano a istruzioni verbali.”

“I bambini si sentono colpevoli quando i genitori hanno problemi coniugali o personali, quando li trattano male o li trascurano. In queste situazioni, arrivano sempre alla stessa conclusione emotiva: che a essere in torto sono loro.”

“Più una madre è appagata della propria vita, più il figlio è tranquillo e può concentrarsi sulla propria adolescenza.”

“Questo è il potere che abbiamo sui figli. Qualunque siano le loro qualità innate, noi abbiamo il potere sui processi interattivi che determinano il loro sviluppo e la qualità della loro vita, fino a quando non diventano a loro volta adulti per assumerla su di sé.”

“Spesso è impossibile capire chi sono i nostri figli e chi siamo stati noi fino a quando loro non vanno a vivere fuori casa.”

“Il controllo genera irresponsabilità, e la distanza incoraggia l’indifferenza.”

“Né gli adulti né i ragazzi possono emanciparsi quando un adulto condanna le manifestazioni spontanee del loro essere. L’unica differenza è che i ragazzi, per i primi anni di vita, sono convinti che il mondo sia stato creato per loro, e che i genitori siano onnipotenti e perfetti. Impareranno presto che le cose non stanno esattamente così, ma nel frattempo non c’è bisogno di umiliarli.”

“Gli adulti devono esercitare l’autorità personale, non il potere autoritario.”

“Quante volte ho detto ai miei figli delle cose che a suo tempo mi facevano male quando venivano dette dai miei genitori?”

“Facciamo un cattivo servizio ai nostri figli se cerchiamo di consolarli superficialmente.”

“Per creare una famiglia dove tutti i membri possano crescere e svilupparsi bene, è necessario focalizzarsi sul dialogo, non sul permesso.”

“Rammentiamo che la qualità musicale della conversazione è più importante, per il benessere della famiglia, che non raggiungere una conclusione, o un accordo.”

“Quando i genitori formano una famiglia, è responsabilità loro elevarsi rispetto al passato.”

“Ma la vera minaccia del matrimonio è la mancata consapevolezza delle mille possibilità di dare ispirazione al rapporto di coppia.”

“Dobbiamo ascoltare i nostri figli, riconoscerne la competenza, imparare da loro, diventando per loro quel valore che vorremmo essere.”

“I figli non cercano di insegnarci nulla, e non praticano teorie educative. Semplicemente vivono con noi, e ci comunicano le loro esperienze.”

Fuoco e sangue – George Martin

“I maestri della Cittadella che custodiscono le storie del continente occidentale hanno guardato alla Conquista di Aegon come al loro punto di riferimento negli ultimi trecento anni. Nascite, morti, battaglie e altri eventi sono datati DC (dopo la Conquista) o PC (Prima della Conquista).”

“Recavano tutti lo stesso messaggio: da quel giorno in avanti il continente occidentale avrebbe conosciuto un solo re.”

“La pietra non brucia – si era vantato Harren, ma il suo castello non era solo di pietra: legno e lana, stoppa e paglia, pane e carne salata e grano, presero tutti fuoco. E neppure gli uomini di ferro di Harren lo erano.”

“Il mattino seguente Torrhen Stark stesso varcò il Tridente. Lì, sulla sponda meridionale, si inginocchiò, depose l’antica corona dei re di Grande Inverno ai piedi di Aegon e giurò di essere un suo uomo. Si rialzò che non era più re, bensì lord di Grande Inverno e Protettore del Nord. Da quel giorno in poi Torrhen Stark è ricordato come il Re in ginocchio.”

“Così i Sette Regni furono forgiati insieme in un unico grande reame dalla volontà di Aegon il Conquistatore e delle sue sorelle.”

“Approdo del Re: sarebbe stato questo il nome della nuova città. Da lì Aegon il Drago avrebbe governato sul reame, tenendo corte assiso su un grande scranno di metallo ricavato dalle spade fuse, distorte, ammaccate e spezzate di tutti i suoi nemici caduti. Un seggio pericoloso che ben presto sarebbe diventato noto in tutto il mondo come il Trono di Spade del continente occidentale.”

“Molti sovrani possedevano dei campioni a loro difesa. Aegon era lord dei Sette Regni, perciò, decise la regina Visenya, avrebbe avuto sette campioni. Così nacque la Guardia reale: una confraternita di sette cavalieri, i migliori del reame, dai mantelli e dalle corazze di un bianco immacolato, il cui unico scopo era difendere il re, e disposti a sacrificare la propria vita se necessario.”

“Fu un periodo splendido, un autunno dorato, un tempo di pace e ricchezza. Ma l’inverno stava arrivando.”

“La Strada del Re, fu così che il popolo la chiamò: la più lunga e costosa delle strade di Jaehaerys, la prima a essere cominciata, la prima a essere completata.”

“I semi della guerra vengono spesso piantati in tempo di pace.”

“A quel punto si scatenò la tempesta, e i draghi danzarono.”

“I troni si conquistano con le spade, non con le penne d’oca. Voglio fiumi di sangue, non d’inchiostro.”

“Ma i piani degli uomini altro non sono se non trastullo degli dèi.”

“Il Trono di Spade l’aveva rifiutata, e troppo pochi sarebbero stati i suoi giorni su di esso.”

“L’inverno è qui. E’ tempo di andare. Non c’è modo migliore di morire se non impugnando una spada.”

“Era il ventiduesimo giorno del quinto ciclo di luna dell’anno 130 DC quando i draghi danzarono e morirono sopra l’Occhio degli Dei.”

“Il Nord ricorda – dichiarò lord Stark.”

“La preghiera ebbe finalmente termine, e lord Cregan Stark sfoderò Ghiaccio, lo spadone valyriano che era l’orgoglio della sua casata, perché è brutale tradizione del Nord che l’uomo che emette la sentenza debba anche impugnare la spada, e che il sangue dei condannata ricada solo sulle sue mani.”

“Ogni volta che vedo un uomo messo a morte, poi mi piace avere un fiasco di vino e una donna accanto, per ricordarmi che sono ancora vivo.”

L’amica geniale – Elena Ferrante

“Stamattina mi ha telefonato Rino, ho creduto che volesse ancora soldi e mi sono preparata a negarglieli. Invece il motivo della telefonata era un altro: sua madre non si trovava più.”

“La madre di Rino si chiama Raffaella Cerullo, ma tutti l’hanno sempre chiamata Lina. Io no, non ho mai usato né il primo nome né il secondo. Da più di sessant’anni per me è Lila.”

“La volta che Lila e io decidemmo di salire per le scale buie che portavano, gradino dietro gradino, rampa dietro rampa, fino alla porta dell’appartamento di don Achille cominciò la nostra amicizia.”

“I grandi, in attesa di domani, si muovono in un presente dietro al quale c’è ieri o l’altro ieri o al massimo la settimana scorsa: al resto non vogliono pensare. I piccoli non sanno il significato di ieri, dell’altro ieri, e nemmeno di domani, tutto è questo, ora.”

“Non ho nostalgia della nostra infanzia, è piena di violenza. CI succedeva di tutto, in casa e fuori, ogni giorno, ma non ricordo di aver mai pensato che la vita che c’era capitata fosse particolarmente brutta. La vita era così e basta, crescevamo con l’obbligo di renderla difficile agli altri prima che gli altri la rendessero difficile a noi.”

“E se uno vuole restare plebe, lui, i suoi figli, i figli dei suoi figli, non si merita niente. Lascia perdere Cerullo e pensa a te.”

“Decidemmo di non andare a scuola e passammo i confini del rione.”

“A sinistra c’era un tunnel a tre bocche, ma se ci si arrampicava su fino ai binari della ferrovia, nelle belle giornate si vedeva, al di là di certe case basse e muri di tufo e una fitta vegetazione, una montagna celeste con una vetta più bassa e una un pò più alta, che si chiamava Vesuvio ed era un vulcano.”

“Poi gli uomini tornavano a casa inaspriti dalle perdite al gioco, dall’alcol, dai debiti, dalle scadenze, dalle botte, e alla prima parola storta picchiavano i familiari, una catena di torti che generava torti.”

“Non sapevo più chi ero.”

“C’era qualcosa di insostenibile nelle cose, nelle persone, nelle palazzine, nelle strade, che solo reinventando tutto come in un gioco diventava accettabile.”

“Se uno non prova, non cambia niente.”

“Napoli, secondo lui, era così da sempre: si taglia, si spacca e poi si rifà, e i soldi corrono e si crea fatica.”

“Il Vesuvio era una forma delicata color pastello ai piedi della quale si ammucchiavano i ciottoli biancastri della città, il taglio color terra di Castel dell’Ovo, il mare. Ma che mare.”

“Mi sfuggiva quando la inseguivo e intanto mi tallonava per scavalcarmi?”

“…le andavo incontro come a una fatalità.”

“Disse: se non c’è amore, non solo inaridisce la vita delle persone, ma anche quella delle città. Non mi ricordo come si espresse di preciso, ma il concetto era quello, e io lo associai alle nostre strade sporche, ai giardinetti polverosi, alla campagna scempiata dai palazzi nuovi, alla violenza in ogni casa, in ogni famiglia.”

“Non sapevano niente, non volevano parlare di niente. Niente fascismo, niente re. Niente soprusi, niente angherie, niente sfruttamento.”

“Come mi era potuto succedere di vivere in una città come Napoli e non pensare mai, nemmeno una volta, di fare un bagno di mare?”

“Provai una sensazione che poi nella mia vita si è ripetuta spesso: la gioia del nuovo.”

“Era un timore vecchio, un timore che non mi era mai passato: la paura che, perdendomi pezzi della sua vita, perdesse intensità e centralità la mia.”

“Era bravissima, non si riusciva a starle dietro, mi appannava la testa.”

“Quali segni avevo addosso, quale destino? Pensai al rione come a una voragine dalla quale era illusorio tentare di uscire.”

“Lila sapeva parlare attraverso la scrittura….”

“Lei era così, rompeva equilibri solo per vedere in quale altro modo poteva ricomporli.”

“E’ stato sempre così, fin da quando eravamo piccole: tutti credono che lei sia cattiva e io buona.”

“Eravamo nate e vissute in case piccole, senza una stanza nostra, senza un posto dove studiare.”

“…tu sei la mia amica geniale.”

“La plebe eravamo noi. La plebe era quel contendersi il cibo insieme al vino, quel litigare per chi veniva servito per primo e meglio, quel pavimento lurido su cui passavano e ripassavano i camerieri, quei brindisi sempre più volgari. La plebe era mia madre, che aveva bevuto e ora si lasciava andare con la schiena contro la spalla di mio padre, serio, e rideva a bocca spalancata per le allusioni sessuali del commerciante di metalli.”

La versione di Barney – Mordecai Richler

“Tutta colpa di Terry. E’ lui il mio sassolino nella scarpa. E se proprio devo essere sincero, è per togliermelo che ho deciso di cacciarmi in questo casino, cioè di raccontare la vera storia della mia vita dissipata.”

“Leggevo dalla mattina alla sera, questo sì, ma prendereste una bella toppa se lo consideraste un segno di spessore umano. O peggio, di sensibilità.”

“Sono sopravvissuto alla scarlattina, agli orecchioni, a due rapine a mano armata, alle piattole, all’estrazione di tutti i denti, a un’operazione all’anca, a un processo per omicidio e a tre mogli.”

“Dentro di me continuo a avere venticinque anni, massimo trentatrè, tò. Certo non sessantasette, con quel che ne segue – la puzza di stantio e di sogni infranti, l’alito cattivo, le gambe ce avrebbero un disperato bisogno di una bella lubrificata.”

“E a Parigi si viveva nell’anarchia. Nell’anarchia più assoluta.”

“Ma il Dio toccato in sorte a noi ebrei è famoso per essere crudele e vendicativo. Secondo me Geova è stato anche il primo cabarettista giudeo, e Abramo la sua spalla.”

“Parlo di tutto, tranne di quello di cui dovrei. Ma questa è la vera storia della mia vita dissipata, che è fatta essenzialmente di oltraggi da vendicare e ferite da rimarginare.”

“Giurai, e rimasi con lui finché non smise di tremare, scivolando in un sonno profondo. Ma lo avevo visto andare in pezzi davanti ai miei occhi, e questo, caro lettore, è un modo sicuro per farsi un nemico.”

“Seduto al mio secrétaire, mentre fuori Montreal è un deserto di ghiaccio, mi fumo un Montecristo e butto giù queste righe sperando di dare un senso al mio incomprensibile passato: senza giustificare i miei peccati con la giovinezza o l’innocenza, cerco di salvare i momenti con Clara che ancora oggi mi sembrano belli.”

“Date le premesse c’era da aspettarsi un disastro, e quindi prima di sedermi a tavola cercai conforto nella bottiglia.”

“Eccomi qui, a sessantasette anni, sempre più rinsecchito, con l’uccello che sgocciola, a cercare una spiegazione purchessia del mio secondo matrimonio, che oggi mi costa diecimila dollari al mese al netto dell’inflazione; e pensare che secondo quel vecchio trombone insopportabile del mio ex suocero il cacciatore di dote ero io.”

“Io sono un tipo impulsivo, preferisco gli errori ai rimpianti.”

“I giovani d’oggi. Cristo santo. Con tutti i privilegi che hanno. Nati troppo tardi per ricordarsi la battaglia di Stalingrado, lo sbarco in Normandia, Rita Hayworth che si sfila i guanti lunghi fino al gomito in Gilda, Maurice Richard che dribbla tutti e segna, l’assedio di Gerusalemme, Jackie Robinson che allena i Montreal Roals, Brando in Un tram che si chiama desiderio, o il sorriso a trentadue denti di Harry Truman sulla prima del Chicago Tribune, subito dopo il titolo Dewey fa a pezzi Truman”.

“Non so raccontare una storia senza distorcerla. Per dirla tutta, sono un contaballe nato. Ma del resto cos’altro è uno scrittore, anche se alle prime armi come me?”

“Già, la carta carbone, ammesso che qualcuno di voi sia abbastanza vecchio per sapere cos’è. Eh si, a quei tempi usavamo la carta carbone, e non solo, quando telefonavamo a qualcuno ci rispondeva una voce umana, anziché il bip di una segreteria. In quell’età dell’oro non ci voleva una laurea in astrofisica per far funzionare l’aggeggio che accende e spegne la televisione, quel ridicolo marchingegno che oggi ha almeno venti pulsanti di cui non si capisce l’uso. I dottori visitavano a domicilio. I rabbini erano persone come tutte le altre. I bambini venivano allevati dalle madri, e non in appositi recinti come tanti porcelli. La roba si scaricava dai camion, non dai computer. Non c’era un dentista diverso per gengive, molari, otturazioni ed estrazioni – un solo, povero sfigato si occupava di tutto. Se un cameriere sporcava di minestra la tua ragazza, il padrone del ristorante era disposto a pagare il conto della tintoria e ti offriva subito da bere. In cambio, lei, la ragazza, non gli chiedeva fantastilioni di dollari per oltraggio alla sua qualità della vita. E se il ristorante era italiano serviva una cosa che si chiamava spaghetti, spesso con le polpettine, e non, come ora, pasta al salmone, linguine di tutti i colori dell’arcobaleno, o penne con un frullato di verdure al vapore tale e quale al vomito di cane. Mi sto di nuovo perdendo. Divago. Scusate.”

“E forse non avrei dovuto fermarmi ad ammirare l’Alfa Romeo nuova di zecca parcheggiata davanti a un antiquario, dato che il legittimo proprietario si precipitò fuori con aria truce.”

“Un Bellini all’Harry’s Bar. Il carpaccio. Il fegato alla veneta. Il tiramisù. Piazza San Marco, Rialto. Scendiamo al Gritti, ci prendiamo un motoscafo e andiamo a pranzo da Cipriani, a Torcello.”

“Mai dire la verità. Anche se ti colgono sul fatto, negare, negare sempre.”

“Ti comportavi come se tutto ti fosse dovuto.”

“Oh, dio mio, se fossi un angelo del Signore segnerei con una croce le porte di casa dei miei figli, in modo da tenere lontane le sventure e la malattia.”

Serotonina – Michel Houellebecq

“E’ una piccola compressa bianca, ovale, divisibile.
Verso le cinque o a vole le sei di mattina mi sveglio, il bisogno è al culmine, è il momento più doloroso della giornata.”

“Il sollievo che mi dà la prima boccata è immediato, di una violenza stupefacente. La nicotina è una droga perfetta, una droga semplice e dura, che non dà nessuna gioia, che si definisce interamente con l’astinenza, e con la cessazione dell’astinenza.”

“…col passare dei giorni mi rassegnai a passarci tutti i pomeriggi, quel lasso di tempo commercialmente informe ma socialmente incomprimibile che in Europa separa il pranzo dalla cena.”

“In realtà quei ristoranti sarebbero stati sopportabili se i camerieri non avessero recentemente acquisito la mania di declamare la composizione anche del minimo stuzzichino, con il tono carico di un’enfasi a metà tra il gastronomico e il letterario, spiando nel cliente segni di complicità o quantomeno d’interesse al fine, immagino, di fare del pasto un’esperienza conviviale condivisa, quando invece già solo il mondo in cui dicevano “buona degustazione” alla fine della loro concione culinaria bastava di solito a togliermi l’appetito.”

“…il desiderio di vita sociale diminuisce con la maturità, si finisce per dirsi che ormai la faccenda la si è vista da tutti i lati…”

“…il consumatore è una piccola creatura impulsiva…”

“Avevo frequentato molte puttane, sia da solo sia con le donne che avevano condiviso la mia vita, e a lei mancava la qualità essenziale di quello splendido mestiere: la generosità. La puttana non seleziona i propri clienti, è proprio quello il principio, l’assioma, la puttana dà piacere a tutti, senza distinzione, ed è grazie a questo che accede alla grandezza.”

“Il mio progetto di scomparsa volontaria era riuscito alla perfezione, e adesso eccomi lì, uomo occidentale nella sua età di mezzo, al riparo dal bisogno per qualche anno, senza parenti né amici, privo sia di progetti personali sia di veri interessi, profondamente deluso dalla sua vita professionale precedente, avendo affrontato sul piano sentimentale esperienze diverse ma che avevano in comune il fatto di interrompersi, privo in fondo sia di motivi per vivere sia di motivi per morire.”

“Ero capace di essere felice nella solitudine? Pensavo di no. Ero capace di essere felice in generale? E’ il tipo di domanda che credo sia meglio non farsi.”

“E’ sbagliato che due persone che si amano parlino la stessa lingua, è sbagliato che possano davvero capirsi, che possano comunicare con le parole, perché la vocazione della parola non è creare amore bensì divisione e odio, la parola separa man mano che avviene, laddove un informe balbettio amoroso, semilinguistico, il parlare alla propria donna o al proprio uomo come si parlerebbe al proprio cane, crea la condizione di un amore incondizionato e duraturo.”

“In Occidente nessuno sarà più felice…”

“Qualunque cosa si possa immaginare in materia di pornografia esisteva già abbondantemente nell’antichità greca o romana.”

“Che la vita sia amara e deludente lo sapevamo bene entrambi, era proprio necessario pagare un taxi e un conto di ristorante per ottenere un’ulteriore conferma?”

“…e per la madre non ci sono vie di mezzo con i figli, o si dedica totalmente a loro, dimentica la propria felicità per consacrarsi a loro, o fa l’esatto contrario, e i figli diventano solo una presenza immediatamente fastidiosa e ben presto ostile.”

“…e in fondo eravamo tutti quanti nella stessa situazione, gli anni degli studi sono gli unici anni felici, gli unici anni in cui il futuro sembra aperto, in cui tutto sembra possibile, poi la vita adulta, la vita professionale, è solo un lento e progressivo impantanarsi, dev’essere senz’altro per questo che le amicizie di gioventù, quelle che si stringono quando si è ancora studenti e che in fondo sono le uniche amicizie autentiche, non sopravvivono mai all’ingresso nella vita adulta, si evita di rivedere i propri amici di gioventù per non trovarsi di fronte ai testimoni delle proprie speranze deluse, all’evidenza del proprio annientamento.”

“…una civiltà muore semplicemente per stanchezza, per disgusto di sè…”

“Di solito gli uomini non sanno vivere, non hanno nessuna vera familiarità con la vita, non si sentono mai del tutto a proprio agio, perciò perseguono progetti diversi, più o meno ambiziosi, più o meno grandiosi, dipende, e ovviamente di solito falliscono e arrivano alla conclusione che avrebbero fatto meglio, molto semplicemente, a vivere, ma di solito, anche lì, è troppo tardi.”

“…Parigi come tutte le città era fatta per produrre solitudine…”

“Tutte le coppie hanno i loro piccoli riti, riti insignificanti, perfino un pò ridicoli, di cui non parlano con nessuno.”

“Il mondo esterno era duro, spietato con i deboli, non manteneva quasi mai le promesse, e l’amore restava l’unica cosa in cui si potesse ancora, forse, avere fiducia.”

“Dio è uno sceneggiatore mediocre.”

“…ormai avevo paura delle mie notti, di lasciare che la mente si muovesse senza controllo, perché la mente era consapevole di quanto la mia esistenza stesse ormai indirizzandosi verso la morte, e non perdeva occasione per ricordarmelo.”

“…è incredibile la rapidità con cui gli uomini si lasciano andare.”

“La mattina del 1° gennaio si levò, come tutte le mattine del mondo, sulle nostre esistenze problematiche.”

“Qualcuno ha mai scelta?”

“Privo sia di desideri sia di motivi per vivere, mantenevo la disperazione a un livello accettabile, si può vivere essendo disperati, in fondo la maggior parte delle persone vive così, magari ogni tanto si chiede se può lasciarsi andare a una ventata di speranza, o meglio si pone l’interrogativo per poi rispondere negativamente. Tuttavia insistono, ed è uno spettacolo toccante.”

“Insomma, quello che sta accedendo in Francia con l’agricoltura è un enorme piano sociale, il più grande piano sociale in atto al momento, ma è un piano sociale segreto, invisibile, in cui le persone scompaiono individualmente, nel loro angolino, senza mai dare materia per un servizio su BFM.”

“Le persone non ascoltano mai i consigli che diamo loro, e quando chiedono consigli lo fanno proprio e soltanto per non seguirli, per farsi confermare, da una voce esterna, che sono prese in una spirale di annientamento e di morte, per loro i nostri consigli hanno esattamente il ruolo del coro tragico, confermando all’eroe che ha imboccato la strada della distruzione e del caos.”

“A quel punto sul suo viso passò qualcosa di diverso, come un dolore generalizzato; rigirò il fucile, si mise la canna sotto il mento e premette il grilletto.”

“…i ricordi tornavano senza tregua, a ucciderti non è il futuro bensì il passato, che torna, ti tormenta, ti scava ed effettivamente finisce per ucciderti.”

“…me ne tornai a letto quasi rasserenato a dimostrazione di quanto ci rassicuri, in mezzo ai nostri drammi, l’esistenza di altri drammi che ci siano stati risparmiati.”

“Le atmosfere di catastrofe generale alleviano sempre un pò le catastrofi individuali.”

“…ci vuole un pò di piacere per riuscire a vivere, per mettere un piede davanti all’altro come si suol dire…”

“…capii che adesso la mia vita si sarebbe riassunta in quello: scusarmi per il disturbo.”

“Ero dunque al punto in cui l’animale ormai avanti con gli anni, logorato e sentendosi mortalmente colpito, si cerca una tana per andarvi a concludere la propria vita.”

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