Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Quando eravamo orfani – Kazuo Ishiguro

“Era l’estate del 1923, l’estate del mio addio a Cambridge, la stessa in cui, a dispetto del desiderio di mia zia che mi rivoleva nello Shropshire, decisi che il mio futuro sarebbe stato nella capitale e affittai un piccolo appartamento al numero 14b di Bedford Gardens a Kensigton.”

“Semore in questo periodo, incominciai ad analizzare la vita professionale dei vari investigatori che avevano lasciato traccia delle loro imprese, scoprendo di essere in grado di fare un distinguo tra coloro che si erano guadagnati una reputazione grazie a successi consolidati e chi invece doveva il proprio nome essenzialmente alla posizione di cui godeva in certi ambienti; arrivai a capire che c’erano due modi per diventare qualcuno nella mia professione, uno vero e uno falso.”

“Ma ci sarà sempre il male acquattato dietro l’angolo pronto a sorprenderci.”

“Non intendo guardare alla mia vita quando sarò veccia e scoprire che è stata vuota. Voglio vedere qualcosa di cui poter essere fiera. Vede, Christopher, io sono ambiziosa.”

“…si portavano appresso l’atmosfera dei viottoli e della campagna inglese come la conoscevo dalla lettura de Il vento tra i salici o delle strade nebbiose dei gialli di Conan Doyle.”

“La gente ha bisogno di sentirsi parte di un gruppo.”

“E’ tutto a posto. Non sono sconvolta. In fondo, erano solo delle cose. Quando uno perde padre e madre, non può prendersela troppo per delle cose, non credi?”

“Bisogna guardare avanti nella vita.”

“Quando sei a scuola, ogni tanto, dimentichi. Solo ogni tanto. Conti i giorni che mancano alle vacanze come fanno tutte, e pensi che rivedrai Mamma e Papà.”

“Ed eccola lì, dunque, la cosiddetta élite di Shanghai, pronta a trattare con assoluto disprezzo la sofferenza dei propri vicini di casa cinese residenti al di là del canale.”

“Si cambia, non si fa altro che cambiare.”

“E’ raro trovare persone tanto pronte a comprendere.”

“Quando un uomo ha vissuto tanto quanto me, attraversando il caos di questi anni, vuol dire che conosce molte gioie e altrettante tristezze.”

“Tu sei quel che io definisco un autentico idiota. E vuoi sapere perché? Te lo dico subito. Perché fingi di sapere un mucchio di cose che non sai. Sei troppo orgoglioso per ammettere che hai fallito. Questa è esattamente la mia definizione di un autentico idiota. Un cretino! Mi senti? Un vero e proprio cretino.”

“Erano talmente identici i loro lamenti penosi, il modo in cui le grida si trasformavano in suppliche disperate per poi fondersi ancora nell’urlo, da farmi pensare che quel tormento fosse ciò a cui ciascuno di noi sarebbe andato incontro nel cammino verso la morte – che quei rumori terribili fossero universali come il pianto di ogni neonato.”

“Abbiamo avuto dei giorni meravigliosi, – dissi. – Allora non sapevamo, ovviamente, quanto fossero meravigliosi. Nessun bambino lo sa mai, immagino.”

“Akira non parlò per un pezzo. Poi disse: – Quando mio figlio. Quando lui scopre mondo non bello. Io voglio… – Si interruppe, forse per il dolore o forse perché non riusciva a trovare la parola per dirlo. Disse qualcosa in giapponese, e poi proseguì: – Voglio io insieme a lui. Per aiutare. Quando lui scopre.”

“Scrisse che quando cresciamo, la nostra infanzia si trasforma in una terra straniera.”

“Ma lui l’adorava. Voleva disperatamente essere alla sua altezza, e quando ha scoperto che non ce l’avrebbe fatta, bè, se n’è andato. Con qualcuno al quale stava bene che lui fosse com’era. Secondo me, cercava solo un pò di riposo.”

“A lei importava soltanto una cosa: che io avessi una vita felice.”

“Non hanno mai avuto molto denaro, il che significa che non potevano vivere con la spensieratezza che avrebbero desiderato.”

“Forse esiste qualcuno in grado di attraversare l’esistenza libero da tali pensieri. Ma per quelli come noi, il destino è affrontare il mondo da orfani, e inseguire per anni i fantasmi di genitori scomparsi. E non possiamo fare altro che sforzarci di concludere la missione, quanto meglio è possibile, perché fino a quando non l’avremo fatto, non ci verrà concessa mai pace.”

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Il canto di Natale – Charles Dickens

“Tanto per cominciare, Marley era morto. Sul fatto non c’era il minimo dubbio.”

“Ma nella metafora c’è la saggezza dei nostri antenati, e la mia mano profana non oserà disturbarla, altrimenti potremmo dire addio al nostro Paese.”

“Ma, oh! Con che pugno di ferro sapeva far girare la macina, quello Scrooge! Come serrava, agguantava, arraffava, abbrancava quel vecchio avido peccatore! Duro e affilato come pietra focaia, dalla quale tuttavia mai pezzo d’acciaio aveva fatto scaturire una fiamma generosa; appartato e chiuso in sé e solitario come un’ostrica. Il freddo dentro di lui gelava i suoi tratti di vecchio, mordeva il suo naso puntuto, ne scavava le guance, ne irrigidiva il passo; gli face va rossi gli occhi e bluastre le labbra; e si faceva udire subdolamente nella sua voce roca.”

“Non c’era calore capace di riscaldarlo, non gelido inverno che lo raffreddasse. Nessun vento poteva essere più tagliente di lui, nessuna nevicata più indefessa nel realizzare il suo scopo, nessuna pioggia battente meno disponibile a lasciarsi convincere dalle preghiere.”

“Sono tante le cose che avrebbero potuto farmi del bene, e da cui non ho visto arrivare alcun vantaggio, direi – rispose il nipote. – E tra queste il Natale. Ma posso assicurarvi che ho sempre pensato a questa festa, ogni volta che è arrivata, a parte la venerazione dovuta al suo sacro nome e alle sue sacre origini, ammesso che di qualcosa che lo riguarda si possa mai dire “a parte questo”, come a una cosa bella; un momento di benevolenza, di perdono, di carità, di dolcezza; l’unico momento che io conosca, nel lungo calendario dell’anno, in cui uomini e donne mostrano una pari disponibilità ad aprire liberamente i propri cuori serrati, e a vedere quelli che sono al di sotto di loro davvero come compagni di viaggio verso la tomba, e non come esseri di una diversa razza impegnata in percorsi di altro genere. per questo, zio, anche se non mi ha mai messo in tasca una briciola di oro o di argento, sono convinto che mi abbia fatto del bene, e che mi farà del bene; e quindi dico, Dio lo benedica!”

“Porto la catena che mi sono forgiata nella vita.”

“…perchè è sempre la persona che non si trova coinvolta a sapere che cosa bisognerebbe fare, e a non aver dubbi che l’avrebbe fatto.”

“Verso il mare. Con suo grande orrore, volgendo lo sguardo Scrooge vide dietro di loro le ultime tracce della terraferma, una paurosa schiera di scogli; e si sentì assordare dal rombo dell’acqua, che si avventava ruggendo furiosa contro le temibili grotte che aveva essa stessa scavato, cercando ferocemente di smantellare la terra.”

“E’ una giusta, equilibrata. nobile disposizione delle cose che se da una parte esiste il contagio di malattie e tristezza, non c’è nulla al mondo di così irresistibilmente contagioso dell’ilarità e del buonumore.”

“Qualcuno rideva della trasformazione che vedeva in lui, ma lui li lasciava ridere e ben poco se ne curava, perché era abbastanza saggio per sapere che nulla mai accade di buono su questo pianeta di cui certa gente all’inizio non rida; e sapendo che questi sarebbero stati ciechi in ogni caso pensava che era meglio che strizzassero gli occhi per una risata che non per motivi più spiacevoli come una reale cecità. A ridere era anche il suo stesso cuore; e questo per lui era più che sufficiente.”

L’Arminuta – Donatella Di Pietrantonio

“A tredici anni non conoscevo più l’altra mia madre.”

“Domani vediamo, aveva detto il padre, ma poi si è dimenticato. Io e Adriana non gli abbiamo chiesto niente. Ogni sera mi prestava una pianta del piede da tenere sulla guancia. Non avevo altro, in quel buio popolato di fiati.”

“Non l’ho mai chiamata, per anni. Da quando le sono stata restituita, la parola mamma si è annidata nella mia gola come un rospo che non è più saltato fuori.”

“Lui si è avvicinato e mi ha guardata in silenzio negli occhi, luccicando con i suoi. Ero stata coraggiosa. Ho sistemato il vestito che era rimasto scomposto dal vento. Si è acceso una sigaretta e mi ha soffiato sulla faccia la prima boccata di fumo.”

“Gli anni da figlia unica non mi avevano insegnato a difendermi, subivo gli attacchi, impotente e rabbiosa.”

“Era piacevole il rumore della spazzola sulla testa, la vibrazione leggera dei denti di ferro.”

“Ho chiuso gli occhi, perduta nell’abbraccio della camicia di lino bianco finché è durato.”

“Con la luce dell’alba è filtrata attraverso le tende l’angoscia sottile di un altro giorno, è venuta a infilarsi nel letto degli ospiti.”

“Qualcuno aveva attaccato al banco dove stavo per sedermi un’etichetta invisibile con il soprannome che in paese usavano dopo il mio rientro in famiglia. Ero l’Arminuta, la ritornata.”

“A volte basta poco e la vita cambia all’improvviso.”

“Ero troppo giovane e sospinta dalla corrente per vedere il fiume in cui mi trovavo gettata.”

“Sul cuscino mi aspetta ogni sera lo stesso grumo di fantasmi, oscuri terrori.”

“Il mondo che avevo conosciuto precipitava intorno, pezzi di cielo si abbattevano su di me come scenografie leggere.”

“Non hai colpa se dici la verità. E’ la verità che è sbagliata.”

“Ci siamo fermate una di fronte all’altra, così sole e vicine, io immersa fino al petto e lei al collo. Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. Da lei ho appreso la resistenza. Ora ci somigliamo meno nei tratti, ma è lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettate nel mondo. Nella complicità ci siamo salvate.
Ci guardavamo sopra il tremolio leggero della superficie, i riflessi accecanti del sole. Alle nostre spalle il limite acque sicure. Stringendo un poco le palpebre l’ho presa prigioniera tra le ciglia.”

Alta fedeltà – Nick Hornby

“Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:
1) Alison Ashworth
2) Penny Hardwick
3) Jackie Allen
d) CHarlie Nicholson
5) Sarah Kendrew.”

“Quei tempi son passati, e che liberazione, cazzo; l’infelicità significava davvero qualcosa, allora. Adesso è solo una seccatura, un po’ come avere il raffreddore o essere al verde.”

“Avevamo dodici o tredici anni e avevamo da poco scoperto l’ironia…”

“So solo che, volendo, si potrebbero trovare le risposte a un mucchio di domande difficili scavando0 nel bellicoso e tormentato interregno fra i primi peli pubici e il primo preservativo usato.”

“Cosa è venuto prima, la musica o la sofferenza? Ascoltavo la musica perché soffrivo? O soffrivo perché ascoltavo la musica? Sono tutti quei dischi che ci fanno diventare malinconici?”

“Se piaccio alle donne non è per le virtù che ho, ma per i vizi che non ho.”

“E’ una cosa che si vede ovunque: giovani della media borghesia, che cominciano a essere delusi dalla vita, e fanno cagnare nei ristoranti, nei club, nei bar. “Guardami! Non sono mica così annoiato come pensi tu! Io lo so come ci si diverte!”

“In questo mondo imprevedibile e ostile, noi facciamo assegnamento l’uno sull’altro per darci reciprocamente qualcosa su cui contare.”

“Per me le mutandine delle donne furono una delusione terribile, quando cominciai la mia carriera di convivente. Non mi sono mai veramente ripreso dallo shock di scoprire che le donne fanno esattamente quello che facciamo noi: tengono il paio migliore di slip per le sere in cui sanno che andranno a letto con qualcuno.”

“Martedì sera riordino la mia collezione di dischi; mi capita spesso di farlo nei momenti di stress emotivo. Certi lo considererebbero un modo stupidissimo di passare una serata, ma io non sono fra quelli. Questa è la mia vita, ed è bello sguazzarci in mezzo, immergerci dentro le braccia, toccarla.”

“Accetto e capisco che non si può essere bravi in tutto, e io sono tragicamente inabile in diverse, importantissime aree. Ma il sesso è un’altra cosa; sapere che il tuo successore, a letto, è meglio di te è un pensiero assolutamente intollerabile, e non so come mai.”

“E’ forte essere depressi; ti puoi comportare male quanto ti pare.”

“E’ così sbagliato se voglio essere a casa in mezzo alla mia collezione di dischi? Collezionare dischi non è mica come collezionare francobolli, o sottobicchieri di carta, o bussole antiche. C’è tutto un mondo, qui, un mondo più bello, più sporco, più violento, più pacifico, più colorato, più aereo, più pericoloso, più amoroso di quello in cui vico; qui ci sono la storia, e la geografia, e la poesia, e le innumerevoli altre cose che avrei dovuto studiare a scuola, musica compresa”

“Sapete qual è la cosa peggiore nell’essere mollati? La mancanza di controllo. Se solo potessimo controllare il come e il quando veniamo scaricati, non sarebbe così brutto.”

“Ma perché nessuno scrive mai canzoni su come sia possibile fuggire e marcire? Perché nessuno dice che la fuga può risolversi in un buco nell’acqua, e puoi lasciare il sobborgo per la città, ma finire col fare lo stesso una scialba vita suburbana? Questo è quello che è capitato a me; questo è quello che capita alla maggior parte della gente.”

“Ci sono uomini che telefonano, e uomini che non telefonano, e preferirei tanto, tanto, essere uno di questi ultimi. Loro sono veri uomini, il genere di uomini che le donne hanno in mente quando si lamentano.”

“Sembra quasi che se metti la musica (e i libri, probabilmente, e i film, e il teatro, e qualsiasi cosa procuri emozioni) al primo posto, non riuscirai mai a chiarire la tua vita amorosa, e non arriverai mai a considerarla come un prodotto finito. Ci troverai sempre qualcosa da ridire, starai sempre in subbuglio, e continuerai a criticare e a cercare di dipanare la matassa finché non va tutto a rotoli e devi ricominciare daccapo.”

“Beh mi ha telefonato qualche mese fa, e non sapevo proprio cosa dirgli. Credo che fosse in uno di quei periodi in cui, sai, vuoi tirare le somme e trovare un senso alle cose, e voleva vedermi, per parlare di questo e di quello, e sentire come mi andavano le cose, ma io non me la sono proprio sentita. Dimmi, tutti gli uomini attraversano un periodo così?”

“Dovrebbero sospenderli i compleanni in anni come questo: dovrebbe esserci una legge, civile se non di natura, che consentisse di compiere gli anni solo quando le cose filano lisce.”

“Se per il compleanno non ricevi nemmeno gli auguri dei tuoi, allora sei veramente nei guai.”

“Devi sempre trovare qualcosa, quando uno muore, in modo da sentirti pieno di rimorsi, e torturarti per i tuoi errori e le tue mancanze, e io ci sto provando, sul serio.”

“Beh, non c’è niente di strano se siamo tutti così incasinati, no? Noi siamo un po’ come Tom Hanks in Big. Siamo dei ragazzini e delle ragazzine intrappolati in corpi di adulti.”

“Ma più credi di lasciarti aperte tutte le strade, più te le chiudi.”

“E’ più facile avere i genitori se hai la fidanzata. Non so perché, ma è così”

“Dalle locandine si ricava lo spirito di un’epoca, no?”

“Quando Laura sente le prime battute della canzone fa una piroetta, mi lancia un sorriso e alza diverse volte il pollice per dire evvica, e io comincio a compilare nella mia testa un nastro per lei, in cui ci saranno un mucchio di canzoni che conosce già e che sarà contenta di sentire. Stasera, per la prima volta, mi sembra di capire cosa devo metterci.”

I dieci giorni che sconvolsero il mondo – John Reed

“Questo libro è un piccolo brano di storia intensa, di storia che si è svolta sotto i miei occhi. Non pretende di essere altro che un resoconto dettagliato della Rivoluzione di Novembre (Ottobre), cioè delle giornate in cui i bolscevichi, alla testa degli operai e dei soldati, si impadronirono del potere dello Stato in Russia e lo consegnarono ai soviet.” (prefazione autore)

“E’ ancora di moda, dopo un anno intero di governo sovietico di parlare dell’insurrezione bolscevica come di un’avventura. E fu un’avventura, in effetti, una delle più meravigliose avventure in cui l’umanità si sia mai imbarcata, entrando nella storia alla testa delle masse sfruttate e puntando tutto sui loro grandi e semplici desideri.” (prefazione autore)

“Verso la fine del settembre 1917 un professore di sociologia straniero che visitava la Russia venne a trovarmi a Pietrogrado. Uomini d’affari e intellettuali lo avevano informato che la rivoluzione stava perdendo colpi.”

“I socialisti “moderati” avevano una sola risposta alle molte ragioni di scontento del popolo: attendete l’Assemblea costituente che si riunirà in dicembre.
Alle masse però questo non bastava.”

“Il popolo li abbandonò rapidamente passando dalla parte dei bolscevichi che erano per la pace, la distribuzione della terra, il controllo dei lavoratori sull’industria e che volevano un governo operaio.”

“I bolscevichi sollevarono di nuovo lo slogan tanto caro alle masse: Tutto il potere ai soviet!”

“L’inverno, il terribile inverno russo, andava avvicinandosi.”

“In quest’atmosfera di corruzione, di mostruose mezze verità, giorno dopo giorno risonava una nota limpida, il coro sempre più profondo dei bolscevichi: Tutto il potere ai soviet!”

“In Russia i mesi di settembre e di ottobre sono i peggiori dell’anno, specialmente a Pietrogrado. Sotto un cielo uniformemente grigio, mentre le giornate diventano sempre più brevi, la pioggia cadeva fitta, incessante. nelle strade, fango spesso, sdrucciolevole e tenace, impronte di pesanti stivali dappertutto.”

“Intorno a loro la grande Russia, in travaglio, stava per dare alla luce un nuovo mondo.”

“Che spettacolo meraviglioso vedere dalle Officine Putilov riversarsi fuori quarantamila operai per ascoltare i socialdemocratici, i socialisti rivoluzionari, gli anarchici, chiunque, qualunque cosa avevano da dire, fino a quando volevano parlare! Per mesi a Pietrogrado, in tutta la Russia, ogni angolo di strada fu una tribuna pubblica. Nei treni, nei tram, dovunque, nascevano discussioni e dibattiti…”

“Lungo migliaia di chilometri di fronte, milioni di soldati delle armate russe si agitavano come il mare sul quale sta per scoppiare la tempesta, riversando nella capitale centinaia e centinaia di delegazioni che gridavano: Pace! Pace!”

“Al tempo del vecchio regime l’Istituto Smol’nyj era un famoso collegio per le figlie della nobiltà russa, e godeva del patrocinio della zarina. Ora vi si erano installate organizzazioni rivoluzionarie degli operai e dei soldati.”

“Il fondo della Russia era stato agitato ed era il fondo che ora saliva alla superficie.”

“…tutti sapevano che qualcosa sarebbe accaduto ma nessuno sapeva con precisione che cosa.”

“In quei giorni Pietrogrado offriva uno spettacolo strano. Nelle fabbriche, le stanze dei comitati erano piene di fucili; corrieri andavano e venivano; la Guardia rossa si addestrava… In tutte le caserme, riunioni ogni sera, e per tutto il giorno discussioni accese e interminabili. Nelle strade la folla verso sera si faceva più fitta, spandendosi in lente ondate su e giù per il Nevskij prospekt, contendendosi i giornali…”

“Nei club si giocava freneticamente dal tramonto all’alba, lo champagne correva, le puntate raggiungevano i ventimila rubli. Di notte, nel centro della città, prostitute ingioiellate e impellicciate camminavano avanti e indietro, affollavano i caffè…
Complotti monarchici, spie tedesche, contrabbandieri che progettavano i loro traffici…
E sotto la pioggia, nel gelo, la grande città che sussultava sotto un cielo grigio, correva sempre più in fretta verso… verso dove?”

“Fuori, da occidente, soffiava un vento freddo e umido; il fango gelido sotto i piedi filtrava attraverso le suole. Due compagnie di junker marciavano lungo la Morskaja, rigidi nei loro lunghi cappotti, cantando uno di quei vecchi cori possenti che i soldati erano soliti cantare sotto lo zar… Al primo crocevia notai che gli uomini della milizia cittadina erano a cavallo e armati di rivoltelle in lustre fondine nuove; un gruppetto di persone li fissava in silenzio. All’angolo del Nevskij comperai un opuscolo di Lenin intitolato “Manterranno i bolscevichi  il potere statale?” Lo piegai con uno dei francobolli che servivano da spiccioli. I tram arrancavamo come al solito con grappoli di cittadini e di soldati aggrappati all’esterno, in pose che avrebbero reso verde d’invidia l’acrobata Theodore p. Shonts… Lungo il marciapiedi una fila di disertori in uniforme vendevano sigarette e semi di girasole…”

“Un’autoblindo andava e veniva lentamente con la sirena ululante. A ogni incrocio, in ogni spazio aperto, si raccoglievano fitti gruppi di persone: soldati e studenti che discutevano. La notte cadeva rapidamente, i lampioni situati a grandi intervalli l’uno dall’altro si accendevano, le ondate di folla fluivano senza sosta… è sempre così a Pietrogrado, immediatamente prima delle agitazioni…”

“Il soviet di Pietrogrado era in seduta permanente allo Smol’nyj, uno dei centri della tempesta; i delegati cadevano addormentati sul pavimento, poi si rialzavano per prendere parte al dibattito. Trockij, Kamenev, Volodarnskij parlavano sei, otto, dodici ore al giorno…”

“Poi, per i bolscevichi salì alla tribuna Trockij, accompagnato da un’ondata di applausi che si tramutarono in saluti di incoraggiamento; la gente si alzava in piedi rumoreggiando. Il suo volto sottile e aguzzo dall’espressione di maliziosa ironia era davvero mefistofelico.”

“Sui gradini dello Smol’nyj, nell’oscurità gelida, vedemmo per la prima volta le guardie rosse, un gruppo di ragazzi vestiti da operai che reggevano fucili con la baionetta innestata e discutevano nervosamente tra di loro.
Lontano, da sopra i tetti, in direzione ovest, si sentivano provenire colpi di fucile, dove gli junker cercavano di aprire i ponti sulla Neva per impedire agli operai e ai soldati del quartiere di Vyborg di unirsi alle forze sovietiche nel centro della città. I marinai di Kronstadt li stavano richiudendo…
Alle nostre spalle, il grande edificio dell’istituto Smol’nyj, tutto illuminato, ronzava come un gigantesco alveare…”

“All’angolo della Morskaja mi imbattei nel capitano Gomberg, un menscevico oboronec, segretario della sezione militare del suo partito. Quando gli domandai se l’insurrezione era veramente scoppiata alzò stancamente le spalle e rispose: “Cert ego znaet! E chi lo sa! Bè, forse i bolscevichi  possono prendere il potere ma non potranno tenerlo più di tre giorni. Non hanno uomini in grado di far funzionare un governo. Forse è una buona cosa lasciarli provare: ne usciranno distrutti…”

“Quindi il vecchio CIK scese dal palco e ai loro posti apparvero Trockij, Kamenev, Lunacarskij, la Kollontaj, Nogin… La sala balzò in piedi in un uragano di applausi.
Quanto erano andati lontani, questi bolscevichi che, da una setta disprezzata e inseguita meno di quattro mesi prima erano giunti al potere supremo, alla guida della grande Russia nel pieno dell’insurrezione!”

“I colpi attutiti del cannone continuavano ad arrivare e con regolarità attraverso le finestre, mentre i delegati continuavano a insultarsi… Così, tra gli schianti dell’artiglieria, nell’oscurità, con odio, paura e con un’audacia temeraria, nasceva la nuova Russia.”

“Ecco. Lenin e gli operai di Pietrogrado avevano deciso l’insurrezione. Il soviet di Pietrogrado aveva rovesciato il Governo Provvisorio, messo il congresso dei soviet di fronte al fatto compiuto del colpo di stato. Ora, bisognava conquistare tutta la grande Russia, e poi il mondo! La Russia li avrebbe seguiti nella sollevazione? E il mondo… che cosa avrebbe fatto? I popoli avrebbero risposto e si sarebbero sollevati, la marea rossa avrebbe invaso il mondo?
Nonostante fossero le sei del mattino, la notte era buia e gelata. C’era solo un debole chiarore quasi lunare che schiariva le strade silenziose, attenuando il bagliore dei fuochi, l’ombra di una terribile alba grigia che si levava sulla Russia…”

“La complessa routine della vita di ogni giorno, monotona e regolare anche in tempo di guerra, procedeva come al solito. Nulla è tanto stupefacente quanto la vitalità dell’organismo sociale, di come continui a nutrirsi, a vestirsi, a divertirsi nel pieno delle peggiori calamità…”

“Nessuno pensava che i bolscevichi rimanessero al potere per più di tre giorni… salvo forse Lenin, Trockij, gli operai di Pietrogrado, e i soldati…”

“Il morale dei partecipanti era altissimo. “Questi bolscevichi vogliono cercare di imporsi all’intelligencija? Gliela faremo vedere noi!”… Nulla colpiva più del contrasto tra questa assemblea raffazzonata e il Congresso dei soviet. Là, grandi masse di soldati cenciosi, di operai sudici, di contadini: tutti poveri, curvi e segnati dalla lotta brutale per l’esistenza; qui i capi menscevichi e rivoluzionari, gli Avksent’ev, i Dan, i Liber, gli ex ministri socialisti, gli Skobolev, i Cernov, gomito a gomito con i cadetti come l’untuoso Sackij, il mellifluo Vinaver; con giornalisti, studenti, intellettuali di quasi tutti i campi. Questa gente della duma era ben nutrita e ben vestita, tra di loro non vidi più di tre proletari…”

“Uomini letteralmente fuori di sé, prodigi viventi di lavoro e di resistenza alla fatica – uomini non rasati, sporchi con gli occhi arrossati che mossi dall’esaltazione filavano verso lo scopo prefisso a tutta velocità. Avevano tante, tantissime, cose da fare! Impadronirsi degli organi di governo, organizzare la città, conservare la lealtà della guarnigione, lottare contro la duma e il Comitato per la salvezza, tenere lontano i tedeschi, prepararsi a lottare contro Kerenskij, informare le provincie di ciò che era successo, diffondere la propaganda da Arcangelo a Vladivostok…”

“Lenin invece, e Trockij accanto a lui, rimaneva fermo come una roccia.”

“Erano le otto e quaranta quando una tempesta d’applausi annunciò l’ingresso del presidium, con Lenin, il grande Lenin. Piccolo e tarchiato, con una grossa testa calva direttamente attaccata alle spalle, gli occhi piccoli, il naso camuso, la bocca larga e generosa e il mento pesante. Era completamente rasato ma la sua famosa barba stava ricominciando a crescere. Indossava degli abiti consunti, i calzoni erano troppo lunghi. Nient’affatto adatto per essere l’idolo della folla, fu amato e venerato come pochi capi nella storia lo sono stati. Uno strano capo popolare, capo per le sue sole doti intellettuali. Incolore, privo di umorismo, intransigente e distaccato, senza idiosincrasie pittoresche – ma dotato della capacità di spiegare idee profonde in termini semplici, di analizzare le situazioni concrete. Il tutto combinato con l’acutezza e con una grandissima audacia intellettuale.”

“Infine fu il turno di Lenin, che si afferrava al parapetto della tribuna, muovendo sugli astanti i piccoli occhi socchiusi, fermo, in attesa, apparentemente insensibile alla lunga ovazione che si prolungò per diversi minuti. Quando fu finita disse semplicemente: “Ora procederemo all’edificazione dell’ordine socialista!”
Di nuovo questo schiacciante boato umano.”

“La bocca larga, che pareva sorridere, si apriva tutta mentre parlava; la voce rauca, ma non spiacevole, era come indurita da anni e anni di discorsi: scorreva monotona e dava l’impressione di poter continuare indefinitamente… Quando voleva sottolineare qualcosa si chinava leggermente in avanti. Nessun Gesto. Di fronte a lui mille visi semplici che lo guardavano con una specie di adorazione intensa.”

“C’era in tutto questo qualche cosa di tranquillo e di potente, che scuoteva l’animo degli uomini. Si capiva perché la gente credeva quando Lenin parlava…”

“All’improvviso, spinti da un impulso comune ci trovammo in piedi, mormorando insieme il lento crescendo dell’Internazionale. Un vecchio soldato dai capelli e dalla barba grigi singhiozzava come un bambino. Aleksandra Kollontaj tratteneva le lacrime. Il canto, possente, si diffondeva in tutta la sala, usciva dalle porte e dalle finestre e si perdeva nel cielo tranquillo.”

“La rivoluzione non era venuta come essi si aspettavano né come la desideravano gli intellettuali; ma era venuta: rude, forte, insofferente di formule e di sentimentalismi; reale e autentica…”

“Poi salì sulla tribuna Trockij, calmo e velenoso, cosciente del suo potere, accolto da un boato.”

“Se mai vi furono degli uomini isolati essi erano certamente quel pugno di bolscevichi, in quel freddo mattino grigio nel quale la tempesta infuriava su di loro.”

“Lungo al linea dell’orizzonte scintillavano le luci brillanti della capitale, che, di notte, simile a un argine di gioielli che divide in due una pianura vuota, appariva incomparabilmente più bella che di giorno.
Il vecchio operaio guidava con una sola mano, mentre con l’altra indicava con un largo gesto esultante la capitale che brillava lontano.
“E’ mia” esclamò, con il viso illuminato. “E’ tutta mia adesso! La mia Pietrogrado!”

“Uomini e donne marciavano nel gelo della sera, le lunghe baionette ondeggianti, passando per strade viscide debolmente illuminate, tra folle silenziose di borghesi sprezzanti ma terrorizzati…
Tutti erano contro di loro: uomini d’affari, speculatori, possidenti, grandi agrari, ufficiali, politicanti, professori, studenti, professionisti, bottegai, impiegati, agenti. Gli altri partiti socialisti odiavano i bolscevichi di un odio implacabile. Dalla parte dei soviet c’erano solo la massa degli operai e dei marinai, c’erano tutti i soldati non demoralizzati, i contadini senza terra e pochi – molto pochi – intellettuali.”

“Pietrogrado dopotutto, nonostante da un secolo sia sede del governo rimane una città artificiale. Mosca è la vera Russia, la Russia com’era e come sarà; a Mosca avremmo saputo quali erano i sentimenti del popolo russo nei confronti della rivoluzione. la vita laggiù era più intensa.”

“Si alzò Bucharin, aggressivo, logico, con una voce che assestava colpo su colpo. Gli operai lo ascoltavano con occhi brillanti. Mozione di appoggio al Consiglio dei commissari del popolo: votata a maggioranza schiacciante. Così parlava Mosca.”

“Da tutte le strade si riversavano nella Piazza Rossa torrenti di folla: migliaia e migliaia di persone, tutte segnate dalla fatica e dalla povertà. Arrivò a passo di marcia una banda che suonava l’Internazionale e il canto, spontaneamente, si accese e si diffuse come un fremito sul mare, lento e solenne.”

“Apparvero delle luci. Le ultime bandiere passarono e le ultime donne singhiozzanti che si guardavano indietro con un’intensità impressionate si allontanarono. Lentamente l’onda proletaria rifluì dalla Piazza Rossa…
Improvvisamente mi resi conto che il devoto popolo russo non aveva più bisogno di preti per salire verso il cielo. Sulla terra stava costruendo un regno più luminoso di quello offerto da qualunque paradiso, un regno per il quale era glorioso morire…”

“Era il turno di Lenin: calmo, impassibile, la fronte corrugata parlò lentamente, scegliendo le parole. Ogni frase cadeva come un colpo di martello.”

“Con il decreto sulla nazionalizzazione delle banche, la creazione del consiglio supremo dell’economia del popolo, l’applicazione effettiva del decreto sulla terra, la riorganizzazione democratica dell’esercito, con i cambiamenti radicali in tutti i settori del governo e della vita, con tutti questi provvedimenti resi possibili solo dalla volontà delle masse degli operai, dei soldati e dei contadini, lentamente, tra errori e resistenze, cominciò a formarsi la Russia proletaria.”

“L’unica ragione di successo dei bolscevichi sta nel fatto che essi realizzavano i grandi ed elementari desideri degli strati più profondi del popolo, chiamandoli al compito di abbattere e di distruggere il passato e poi, tra le rovine fumanti, cooperando con loro per erigere la struttura del mondo nuovo…”

“Alla fine dei conti tutto infatti dipendeva dai contadini. Per quanto politicamente fossero arretrati, avevano pur sempre le proprie idee e costituivano più dell’80% della popolazione. Nelle campagne, i bolscevichi avevano un seguito relativamente poco consistente e una dittatura permanente da parte degli operai dell’industria era impossibile…”

 

Il linguaggio segreto dei neonati – Tracy Hogg

“Fatemi chiarire subito una cosa: non ho coniato io il soprannome “la donna che sussurra ai bambini”.”

“La verità è che per me è davvero facile perché entro in contatto con i neonati. Li tratto come qualsiasi altro essere umano: con rispetto. E’ questa l’essenza del mio lavoro.”

“Anche scoprire ciò che gli piace e ciò che non gli piace è un segno di rispetto.”

“Ricordate anche che essere genitori è un processo che dura tutta la vita e che, in quanto tali, siete dei modelli di comportamento.”

“Essere informati ci rende più forti.”

“La fiducia in voi stessi in quanto genitori sarà quella più utile.”

“Avere un figlio è di gran lunga l’evento che più cambierà le vostre vite.”

“Nessun evento nella vita di una persona adulta provoca tanta gioia e allo stesso tempo tanto terrore come diventare genitori per la prima volta.”

“Il primo consiglio che do – e che continuo a dare – ai neogenitori è di calmarsi. Ci vuole tempo per conoscere il proprio bambino. Ci vogliono pazienza e un’atmosfera tranquilla. Ci vogliono forza e resistenza. Ci vogliono rispetto e gentilezza. Ci vogliono responsabilità e disciplina. Ci vogliono attenzione e capacità di osservazione. Ci vogliono tempo e pratica. Occorre sbagliare molto. prima di far bene. E bisogna ascoltare il proprio intuito.”

“Avrete giorni buoni e giorni meno buoni: siate preparati in entrambi i casi e non mirate alla perfezione.”

“E’ lui che fa parte della vostra vita, non il contrario.”

“I genitori non devono far altro che stare fermi e guardarli fiorire, aiutandoli ma non correndo in soccorso ogni volta che qualcosa di banale va storto.”

“I bambini assorbono le emozioni degli adulti che hanno intorno, in particolare quelle della madre.”

“Ma a prescindere da quello che state facendo con o per il vostro piccolino, fatelo lentamente e con molta calma.”

“Consiglio anche di frequentare un corso dove si possa vedere come avviene l’allattamento.”

“Allattare non è mai una questione di tempo o di grammi: è un’occasione unica per diventare consapevoli di voi stesse e del vostro bambino.”

“Per i neonati ogni nuovo giorno è qualcosa di meraviglioso.”

“Quando il vostro bambino ha un giocattolo in mano, state a osservare invece di intervenire.”

“Osservatelo: cercate di capire chi sia da quello che fa invece di confrontarlo con un modello che avete in mente. Finché si sentirà sicuro, supportato, e amato, diventerà una persona splendida e unica.”

“I neonati hanno bisogno dell’aiuto dei genitori per imparare a dormire nel modo giusto.”

“I bambini hanno bisogno di imparare a addormentarsi da soli; hanno bisogno di sentirsi tranquilli e al sicuro nella propria culla. D’altro canto, hanno anche bisogno del nostro conforto quando sono in difficoltà; non raggiungeremo il primo scopo se non terremo presente anche il secondo.”

“Spesso dico ai genitori di liberarsi di quei maledetti interfono che esagerano qualsiasi minimo versetto o debole pianto, rendendoli degli allarmisti patologici!”

“Il senso di colpa è la maledizione di tutte le madri. Come diceva mio nonno: la vita non è una recita. Non ci sono tasche nei sudari. – In altre parole, non puoi portartela dietro, quindi sentirsi in colpa significa sprecare il tempo prezioso che ci è concesso sulla terra.”

“E quando siete a casa, cercate di esserci con la testa invece di pensare all’ufficio. Anche i bambini sentono quando non siete davvero presenti.”

“Sapere cosa vi aspetta può aiutarvi a evitare le insidie maggiori.”

“Se vi scoprite a parlare di vostro figlio come del “bambino”, potrebbe essere segno che non lo state vedendo come un essere umano.”

“Non importa quello che vi capita nella vita, ma come lo affrontate.”

“La mia sensazione è che quando le madri prolungano eccessivamente l’allattamento al seno è quasi sempre per se stesse e non per il bambino: le donne spesso amano questo ruolo, la vicinanza e la segreta consapevolezza di essere le uniche in grado di calmare il proprio bambino.”

“Desidero terminare questo libro con una raccomandazione molto importante: divertitevi. Tutti i consigli di questo mondo sono inutili se non provate piacere nell’essere genitori. Certo, so che può essere dura, specialmente nei primi mesi e specialmente quando siete esausti. Ma dovete sempre ricordare quale dono speciale sia avere dei figli.”

“Siete responsabili della guida e della formazione di un altro essere umano, e non c’è nulla di più importante di questo.”

 

La rivoluzione russa – Stephen A. Smith

“Come Tolstoj riesce meravigliosamente a rendere nella scena iniziale del suo capolavoro, Guerra e pace, il significato storico della Rivoluzione francese fu oggetto di aspre polemiche durante tutto il XIX secolo e, di fatto, per buona parte del XX. (…) Che altrettanto si possa dire della Rivoluzione russa nell’anno del suo centenario rimane dubbio, pur tenendo conto del fatto che il regime che da essa ebbe origine è ormai defunto da oltre venticinque anni. La presa del potere dei bolscevichi nell’ottobre 1917 rappresentò una sfida al capitalismo globale e, in maniera più pertinente, anche alla concezione occidentale contemporanea della politica come di un’arte delimitata dalle idee di libero mercato, diritti umani e governo democratico.”

“Ovviamente, non esiste alcuno scritto storico che sia privo di risonanza politica: l’interpretazione storica implica sempre una presa di posizione e lo scrivere di storia è esso stesso parte della storia e pertanto soggetto a costante revisione.”

“I grandi magazzini divennero il simbolo per eccellenza della cultura del consumo, utilizzando merci e immagini promozionali per educare i consumatori, soprattutto donne, nella moda e nel buon gusto, e per promuovere il desiderio – nonché stimolare le fantasie – di ricchezza.”

“I bolscevichi erano più duri, decisi, disciplinati, intolleranti, pieni di fiducia in sé stessi, più amorali e con meno remore nell’uso della violenza e di mezzi antidemocratici rispetto ai rivali; questi erano più circospetti, più inclini all’esitazione, impegnati nella democrazia e più intolleranti nei confronti dell’uso primitivo degli slogan.”

“Nel gennaio 1912 diciotto bolscevichi si riunirono a Praga per creare il proprio Comitato centrale (uno dei cui membri, Roman Malinovskij, teneva l’Ochrana costantemente informata sulle sue attività), e tale evento viene convenzionalmente considerato come la nascita di un partito bolscevico separato; nel maggio successivo i bolscevichi russi iniziarono a pubblicare la Pravda, che si rivelò piuttosto efficace nell’attrarre i lettori della classe operaia.”

“Il 3 marzo 1917 la trisecolare dinastia dei Romanov giunse a una fine ingloriosa.”

“Nacquero in tal modo i due centri di potere, un meccanismo istituzionale in base al quale il Governo provvisorio esercitava un’autorità formale ma il vero potere era nelle mani del Comitato esecutivo dei soviet, dal momento che quest’ultimo godeva dell’appoggio della guarnigione e in generale della popolazione urbana, oltre a controllare i trasporti e le comunicazioni attraverso la sua influenza sugli operai ferroviari.”

“Il 3 aprile Lenin tornò in Russia dalla Svizzera, attraversando la Germania in un vagone piombato.”

“Il bolscevismo fu sempre un movimento ben più ampio di quanto non riflettessero le opinioni del suo leader, ma la figura gigantesca di Lenin impose al partito il suo punto di vista: era un uomo di grande intelletto e inesauribile operosità, dalla volontà di ferro e dalla grande autodisciplina, fiducioso in sé stesso e intollerante nei confronti degli avversari.”

“…il suo disprezzo per liberalismo e parlamentarismo, la sua convinzione che il Governo provvisorio non sarebbe riuscito a soddisfare le richieste della popolazione, la sua implacabile opposizione alla guerra imperialista e la sua valutazione del potenziale dei soviet servirono a orientarlo correttamente in una situazione politica in cui la società si stava polarizzando lungo delle linee di classe.”

“….ma alla fine del 1917 il saccheggio dei palazzi e il rogo dei simboli dei privilegi dell’aristocrazia – come ad esempio i pianoforti – divennero più diffusi.”

“…nemici di classe erano i proprietari terrieri, i datori di lavoro, gli ufficiali, i funzionari di governo, la polizia e a volte anche i sacerdoti, gli anziani del villaggio o i capireparto nella fabbrica.”

“Nell’autunno del 1917 si registrò un mutamento nell’opinione pubblica: all’euforia della primavera fece seguito l’ansietà, un senso di catastrofe incombente che i bolscevichi seppero sfruttare abilmente per suggerire che la loro era la sola forza in grado di scongiurarla.”

“Nonostante il diffuso entusiasmo attorno al nuovo governo, divenne chiaro fin dall’inizio che per mantenere il nuovo ordine i bolscevichi sarebbero stati costretti a combattere: su quando ebbe effettivamente inizio la guerra civile le opinioni degli studiosi divergono, ma sembra ragionevole considerarne il graduale emergere a partire dalla ribellione di Kornilov, con un’intensificazione dopo quella che molti ritenevano l’illegale presa del potere da parte bolscevica.”

“Vennero creati dei nuovi simboli, come la falce e il martello e la stessa rossa, emblema dell’Armata rossa: il rosso era un colore sacro nella cultura popolare e dunque in grado di infondere alla classe lavoratrice e al Partito bolscevico un’aura quasi religiosa.”

“Il Comitato centrale era controllato da un’oligarchia formata da Lenin, Trockij, Kamenev, Zinov’ev, Stalin e Bucharin, ma non vi fu mai alcun dubbio sul fatto che Lenin fosse primus inter pares: godeva della massima autorità morale e fu il suo straordinario talento di leader politico – e in particolare la sua capacità di alternare l’intransigenza al compromesso – a tenere insieme l’oligarchia.”

“La vita si riduceva alla ricerca costante di cibo, combustibile, rifugio e abiti pesanti, e a evitare le malattie e i criminali; per effetto della coscrizione militare e della chiusura delle fabbriche la popolazione urbana femminile arrivò a superare quella maschile.”

“L’ostilità nei confronti del mercato, la tendenza al centralismo e l’equiparazione fra proprietà e regolamentazione statali e progresso del socialismo furono tutti fattori assai potenti nel plasmare quelle politiche che simboleggiarono il comunismo di guerra, e nonostante il suo abbandono e il relativo sistema di comando e di amministrazione e l’ideologia militarizzata che ne era stata l’ispirazione si sarebbero rivelati elementi duraturi del sistema sovietico.”

“Un aspetto del collasso del vecchio ordine sociale fu la maniera incredibilmente rapida con cui scomparvero le èlite privilegiate.”

“La lotta di Lenin contro il “magnifico georgiano”, che egli aveva fatto così tanto per promuovere, sebbene lungimirante, arrivò troppo tardi: il 10 marzo venne colpito da una massiccia emorragia celebrale che lo lasciò paralizzato e incapace di parlare, e morì il 2 gennaio 1924.”

“Stalin presentò la nuova dottrina del socialismo in un solo paese, avviando così un processo che terminò negli anni Trenta con al riabilitazione della storia e delle tradizioni imperiali della Russia.”

“La Rivoluzione russa portò con sé un enorme cambiamento politico e sociale: una dinastia regnante da tre secoli venne distrutta, sostituita da uno Stato monopartitico di ispirazione marxista-leninista; un impero dinastico venne rimpiazzato da una federazione di repubbliche socialiste sovietiche; settori fondamentali dell’economia passarono da mani private allo Stato, gestiti da una complessa burocrazia di commissariati, trust e consorzi. La nascente borghesia industriale e commerciale svanì con una rapidità e una irreversibilità mai eguagliata dalle rivoluzioni socialiste successive; e il ceto dell’aristocrazia terriera – che era stato il principale seppur mai completamente affidabile, sostegno sociale dell’autocrazia – venne spazzato via con uguale celerità da una spontanea rivoluzione agraria.”

“…il desiderio bruciante di pace, il profondo risentimento nei confronti di un ordine sociale diviso fra chi aveva e chi no, la rabbia per le ingiustizie che caratterizzavano la società russa. Questi sono i motivi per i quali milioni di persone in tutto il mondo – che non potevano prevedere gli orrori del futuro – abbracciarono la Rivoluzione del 1917 come la possibilità di creare un mondo nuovo di giustizia, uguaglianza e libertà.”

La guerra che non si può vincere – David Grossman

“Rumore. E’ questa la prima parola che mi viene in mente quando penso agli ultimi dieci anni. Rumore, tanto rumore. Spari e urla, parole infuocate e gemiti, esplosioni, manifestazioni, e un’infinità di frasi fatte, collegamenti in diretta col luogo dell’attentato, grida di vendetta, rombo di elicotteri, sirene d’ambulanza; e gli squilli del telefono dopo ogni sciagura.”

“Devo ammetterlo, spesso ho la sensazione che sia ormai impossibile penetrare con le parole la cortina dell’orrore.”

“nella situazione attuale la lotta non è più tra israeliani e palestinesi ma tra chi non vuole più scendere a patti con la disperazione e chi cerca di trasformarla in un modo di vita.”

“Noi tutti, israeliani e palestinesi, siamo figli di questo conflitto che ci ha lasciato in eredità odio e violenza.”

“Per quanto mi riguarda, quando penso all’olocausto mi rendo conto che il sentimento prevalente in me è l’offesa. Non provo rabbia, odio o desiderio di vendetta, ma solo un amaro senso di offesa perché è stata fatta una cosa simile a degli esseri umani. Niente come l’offesa ha il potere di intrappolarmi in una sorta di rancore puerile, impotente e umiliante.”

“Dialogare è utile anche per ricordarci quello di cui a volte non si ha la certezza: che  ancora possibile credere negli esseri umani.”

“Di volta in volta scopriamo che, per quanto lo si rifiuti, siamo quasi tutti dei piccioni viaggiatori della Shoah.”

“Chissà cosa si prova ad essere un animale braccato in mezzo a tutta questa bellezza?”

“Tre colpi di pistola hanno messo fine alla vita di Yitzhak Rabin e a tutto ciò che quest’uomo ha rappresentato nel corso della sua esistenza. E’ come se l’immagine di un’intera generazione si fosse frantumata e l’era del sabra, l’ebreo nuovo nato in Israele, fosse finita.”

“…studi presso una prestigiosa scuola agraria, periodo di addestramento in kibbutz, arruolamento nel Palmach, frequentazione del corso per comandanti di tale unità, presenza nei convogli diretti a Gerusalemme assediata nel 48. E poi combattente nella battaglia per la liberazione del Negev, capo di stato maggiore dell’esercito durante la guerra dei sei giorni… Questo è il Dna dell’identità israeliana.”

“Questa mattina, al suo risveglio, mio figlio di undici anni mi ha domandato: C’è già stato l’attentato di oggi? Mio figlio ha paura. E come lui anche la maggior parte degli israeliani.”

“Noi israeliani siamo abituati a convivere con la morte.”

“Non c’è alcuna possibilità che Israele riesca a controllare la frustrazione e la rabbia dei palestinesi.”

“Quanti in Israele, oggi, conducono davvero la vita che averebbero voluto?”

“Chi torna in Israele dopo una lunga assenza rimane sbalordito dall’imponente sviluppo di città, strade e centri commerciali; ma rimane anche colpito dalla gente, dalla violenza, dalla volgarità e dalla rozzezza. Chi vive qui, invece, ha smesso di stupirsi.”

“Mi auguro di risvegliarci presto, per smettere di vagare dentro questo incubo che non è il sogno di nessuno. Shana Tova, buon anno.”

“Queste terre sono al centro di una contesa, lo so, ed è in corso un negoziato per stabilire dei confini, siamo d’accordo. Ma c’è anche la questione dei confini che un individuo pone a se stesso, dei limiti oltre i quali un essere umano – o un intero popolo – perde la propria dignità, e alla fine anche la propria identità.”

“Non accettiamo il fatto che non esiste una soluzione militare al problema, ci è molto più facile trasformare l’umiliazione e la frustrazione in un pugno che colpisce con forza.”

“Dobbiamo andarcene perché occupiamo una terra altrui e nella storia nessun esercito di occupazione, imprigionato in avamposti e trincee, è mai riuscito a lottare contro forze mobili e invisibili, anche se più deboli numericamente e militarmente.”

“Dobbiamo andarcene perché l’esercito di un paese democratico, le cui azioni sono vincolate dalla legge e dalla morale, non potrà mai sconfiggere un’armata di guerriglieri che lottano per liberare la loro terra con l’appoggio della popolazione civile, certi di essere nel giusto.”

“Dobbiamo andarcene. Ingoiare il nostro vuoto orgoglio. Smettere di alimentare il fuoco della patetica arroganza che brucia in noi e che si nutre di sempre più giovani soldati.”

“Riguardano l’animo umano che così facilmente può essere indotto a cessare di parlare al singolare per cominciare a ruggire al plurale.”

“Nessuno può chiedere perdono per la Shoah a nome di altri, e nessuno è autorizzato a perdonare in nome delle vittime.”

“Perché questa è forse la grande tragedia del popolo ebreo: per migliaia di anni è stato considerato dagli altri, soprattutto dai cristiani, un simbolo, un’allegoria o una metafora di qualcos’altro, un’entità eccezionale, dotata di poteri sovrannaturali o inferiori al normale.”

“Gerusalemme è una città dura, come ben sa chi ci vive. Qui la sotira si concentra a tal punto che ciascuno si sente, contro la propria volontà, un attore su un immenso palcoscenico, sorvegliato da un grande occhio nascosto.”

“Il muro del pianto, più di ogni altro simbolo nazionale e religioso, è il monumento alla continuità del popolo ebraico. Il fatto che non si sia preservato integralmente, che sia solo un residuo del tempio distrutto, lo ha trasformato in ciò che è nella coscienza di ogni ebreo in qualunque parte del mondo.”

“Mi rendo conto di quanto sia debole la ragione di fronte alla realtà degli scontri e dell’odio sfrenato.”

“Io e te, l’israeliano e il palestinese, siamo una coppia di attori condannati a recitare, generazione dopo generazione, una tragedia grottesca e violenta di cui nessuno riesce a scrivere l’atto finale, la scena che può recare sollievo e spezzare la maledizione.”

“Non si può sgominare un popolo dotato di una salda coscienza nazionale, animato da forti motivazioni, pieno di speranze e, al tempo stesso, disperato.”

“Agli israeliani sta accadendo una cosa terribile: si sono abituati. Si sono abituati ad alzarsi la mattina e venire a sapere dell’attentato avvenuto all’alba. Si sono abituati alla vista di morti e feriti. Si sono abituati alle frasi di circostanza che descrivono la situazione, alle immagini e al reportage che si ripetono.”

“Ogni giorno sempre nuovi nomi si aggiungono all’elenco delle vittime, dei disperati e di chi odia. Giorno dopo giorno cresce la voglia di vendetta.”

“Noi tutti, israeliani e palestinesi, siamo nati nella guerra e la nostra identità si forma, in non poca misura, sull’ostilità, la paura, la sopravvivenza, la morte.”

“Quando ho visto le prime immagini dal luogo dell’attentato, un pensiero mi ha attraversato la mente: questo è l’inferno e qui io vivo.”

“Da israeliano che ha trascorso tutta la vita nella paura degli attentati terroristici, posso affermare con molta semplicità: il terrorismo rovina l’esistenza. Impone uno stile di vita militarizzato e crea una tensione costante che, a poco a poco, pervade e inquina tutti gli ambiti dell’esistenza.”

“Poche settimane di vita all’ombra del terrore faranno scoprire anche ai popoli più illuminati quanto poco occorra perché l’ansia cominci a dettare le regole di vita e le necessità si trasformino in valori. Il terrore umilia.”

“Ormai abbiamo capito che la nostra vita non sarà più come prima dell’11 settembre.”

“E’ così stimolante e ritemprante liberarsi, grazie alla scrittura, della fatica di vivere in un luogo disgraziato. E’ così bello tornare a sentirsi vivi.

“Quando scrivo, immagino o compongo una frase, è come se riuscissi ad avere la meglio – anche se per poco – sull’arbitrarietà e sulla tirannia di questo stato di cose. Per un istante non sono più una vittima.”

“Talvolta si ha la sensazione che la maggior parte delle energie venga impegnata nel preservare la vita e troppo poca ne resta per vivere veramente.”

“Quando eravamo noi a compierle, quelle azioni non erano terrorismo. Erano la legittima lotta di un popolo per la propria indipendenza. Ma quando a compierle sono i palestinesi, diventano quel che da anni cerchiamo ansiosamente di provare.”

“Chi ha oggi la forza di ricordare gli inizi, l’origine di tutto, il fatto che qui si tratta di occupazione e oppressione, di rappresaglia e controrappresaglia, di un circolo vizioso di sangue, di due popoli sempre più degradati, violenti e folli di disperazione?”

“Israele è oggi un pugno chiuso e, al tempo stesso, una mano aperta con le dita allargate in segno di disperazione.”

“Non c’è naturalmente simmetria nei rapporti di forza tra palestinesi e israeliani. Ma c’è simmetria nella paura che hanno gli uni degli altri, nella capacità di sprofondare e di spingersi a vicenda nell’abisso.”

Febbre a 90 – Nick Hornby

“E’ sempre là dentro, in cerca di una via d’uscita.”

“Febbre a 90 è il tentativo di acquisire un qualche punto di vista sulla mia ossessione. Perché una relazione iniziata come una cotta da scolaro è resistita per quasi un quarto di secolo, più a lungo di ogni altro legame da me liberamente scelto?”

“Il modo in cui il calcio è vissuto dalla gente sembra offrire ogni genere di informazione sulla nostra società e sulla nostra cultura.”

“Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé.”

“La condizione naturale del tifoso di calcio è l’amara delusione, indipendentemente dal risultato.”

“…erano i tempi in cui i cronisti televisivi incoraggiavano i disordini piuttosto che invocare con magniloquenza la reintroduzione del servizio militare.”

“La paternità, come direbbe l’allenatore George Graham, è una maratona, non uno sprint.”

“La vita non è, non è mai stata, una vittoria in casa per 2-0 contro i primi in classifica con la pancia piena di patatine fritte.”

“Durante la prima metà degli anni Settanta, però, a ogni partita dell’Arsenal che andavo a vedere c’era uno scontro.”

“La questione fondamentale sulla morte, metaforicamente parlando, è che è destinata ad arrivare prima che siano stati assegnati i trofei più importanti.”

“Ma a volte la sento ancora dentro di me quella rabbia, alle partite fuori casa, quando siamo circondati dai tifosi avversari e l’arbitro non ci concede niente e noi resistiamo e resistiamo e teniamo duro e poi Adams scivola e il loro centravanti è lì pronto e poi c’è quel muggito terribile e irritante tutt’intorno…”

“Ti piace il calcio? Allora ti piacciono anche il soul, la birra, pestare la gente, palpare le tette alle donne, e i soldi. Sei un tipo da rugby o cricket? Allora ti piacciono i Dire Straits o Mozart, pizzicare il sedere alle donne, e i soldi.”

“A quell’epoca il calcio era la vita, e non sto parlando metaforicamente…”

“…e all’improvviso la vita si riempì di alcol e fumo e letteratura europea e dischi di Van Morrison.”

“Ma di chi è il calcio, alla fin fine?”

“Il calcio, com’è noto, è il gioco del popolo, e come tale cade nelle grinfie di tutta quella gente che non è, insomma, il popolo.”

“Una volta credevo, anche se adesso non lo credo più, che crescere e diventare adulti fossero due cose analoghe, due processi inevitabili e incontrollabili entrambi. Adesso penso che diventare adulti sia una cosa dominata dalla volontà, che si possa scegliere di diventare adulti, ma solo in determinati momenti.”

“In verità quel luogo mi spaventava, e il calcio, la mia consolazione dell’infanzia, la mia coperta di Linus, fu un modo per far fronte a tutto questo.”

“Non mi era mai venuto in mente, prima, che il calcio fosse davvero un gioco buffo, e che come la maggior parte delle cose che funzionano solo se uno ci crede, la visione da dietro è ridicola, come la visione dietro le quinte di un set cinematografico a Hollywood.”

“Le camere delle ragazze fornivano innumerevoli indizi sui loro caratteri, sul loro passato e sui loro gusti; i ragazzi, invece, erano intercambiabili e informi quanto dei feti, e le loro stanze, a parte qualche poster occasione dell’Athena qua e là, erano spoglie come casse da morto.”

“A volte mi accorgo che nel mio gruppo di amici tifosi dell’Arsenal c’è una sorta di rivalità tra le righe: nessuno di noi ama sentirsi raccontare da chiunque altro qualcosa che riguardi il club e che non sapeva: un infortunio a una delle riserve, per esempio, o un’imminente modifica alla maglia, insomma, cose di importanza cruciale come queste.”

“Così mi ha ridotto il calcio. Mi ha trasformato in una persona che non presterebbe aiuto se la sua fidanzata avesse le doglie in un momento impossibile; e per tutta la durata di una partita sono un dodicenne. Quando descrivo il calcio come ritardante, era questo che volevo dire.”

“Credo siano molti i padri, in giro per il mondo, ad aver sperimentato il rifiuto più crudele, più spietato di tutti: i loro figli sono diventati tifosi della squadra sbagliata.”

“Pochi di noi hanno scelto i loro club, ci sono stati semplicemente appioppati; e così, mentre scivolano dalla Seconda alla Terza divisione, o vendono i loro giocatori migliori, o comprano giocatori notoriamente incapaci, o scaraventano la palla per la settecentesima volta verso un centravanti spilungone, noi non facciamo altro che imprecare, andarcene a casa, preoccuparci per una quindicina di giorni e poi ritornare un’altra volta a soffrire.”

“Per quanto mi riguarda, io sono prima di tutto un tifoso dell’Arsenal, e poi un tifoso di calcio.”

“Guarderò qualsiasi partita di calcio, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, sotto qualsiasi tempo.”

“Parte del fascino del calcio non professionistico è il pubblico: alcune delle persone che vengono a vedere le partite, anche se non tutte, sono completamente fuori di testa, forse ridotte così dalla qualità del football che hanno visto per anni.”

“Per noi il consumo è tutto: la qualità del prodotto non ha alcuna importanza.”

“Quella sera smisi di essere un pazzo dell?Arsenal e imparai di nuovo a essere tifoso, sempre svitato, e sempre pericolosamente ossessionato, ma ciò nonostante solo un tifoso.”

“Il calcio è un contesto in cui guardare diventa fare.”

“Alla fine, indipendentemente dal numero di microfoni che metteranno tra il pubblico, non riusciranno a creare alcun tipo di atmosfera, perché non ci sarà più nessuno: saremo tutti a casa davanti alla tv. E quando succederà spero che gli allenatori e i presidenti ci risparmino il discorsetto ampolloso e amaro in cui si lamentano della nostra incostanza.”

“E’ straordinario sapere che tu hai un ruolo in tutto questo, che la serata non sarebbe stata la stessa senza di te e senza migliaia di persone come te.”

“I gol hanno quel valore di rarità che i punti e i set non hanno, e quindi ci sarà sempre quel fremito, il fremito di vedere qualcuno fare qualcosa che può essere fatto tre o quattro volte in tutta una partita se sei fortunato, neanche una se non lo sei.”

“…ma quando sono ad Highbury a vedere partite come queste, è come se il resto del mondo si fosse fermato e fosse accorso fuori dallo stadio, ad aspettare di sentire il risultato finale.”

“Il numero dei morti (Hillsborough) aumentava di minuto in minuto – sette, poi venti, poi una cinquantina e infine novantacinque – e fu chiaro, a tutti quelli che avevano ancora un briciolo di buon senso, che niente sarebbe più stato come prima.”

“Non importa mai niente, a parte il calcio.”

“Il fatto è che ti stufi. Mi ero stufato di stare in coda, di venire schiacciato, e di venir spinto giù a metà gradinata ogni volta che l’Arsenal segnava, e di non vedere mai perfettamente la porta alle grandi partite, e mi sembrò una gran bella cosa poter arrivare allo stadio due minuti prima del calcio d’inizio senza essere per niente svantaggiato.”

Castelli di rabbia – Alessandro Baricco

“Allora, non c’è nessuno qui?… BRATH! … Ma che canchero, sono diventati tutti sordi quaggiù… BRATH!”

“La bocca di Jun Rail non ti lasciava in pace. Ti trapanava la fantasia, semplicemente. Ti impiastricciava i pensieri.”

“Di tanto in tanto il signor Rail tornava.”

“Meno facile da capire era perché lui, di tanto in tanto, partisse. Non c’era mai una vera, plausibile ragione perché lo facesse, né una stagione o un giorno o una circostanza particolari. Lui, semplicemente, partiva.”

“Così fa il destino: potrebbe filar via invisibile e invece brucia dietro di sé, qua e là, alcuni istanti, fra i mille di una vita. Nella notte del ricordo, ardono quelli, disegnando la via di fuga della sorte. Fuochi solitari, buoni per darsi una ragione, una qualsiasi.”

“Gli erano entrate negli occhi, quelle due immagini, come l’istantanea percezione di una felicità assoluta e incondizionata. Se le sarebbe portate dietro per sempre. Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più.”

“Così erano il signore e la signora Rail.
Così strani da pensare che li tenesse insieme chissà quale segreto.
E infatti era così.
Il signore e la signora Rail
Vivevano la vita.
Poi un giorno, arrivò Elisabeth.”

“Erano le tre del mattino e la città se ne stava affogata nel bitume della propria notte. Nella schiuma dei propri sogni. Nella merda della propria insonnia. Eccetera.”

“Mettiamola così. Uno si alza al mattino, fa quel che deve fare e poi la sera va a dormire. E lì i casi sono due: o è in pace con se stesso, e dorme, o non è in pace con se stesse e allora non dorme. Capisci?
Si.
Dunque bisogna arrivare alla sera in pace con se stessi. Questo è il problema. E per risolverlo c’è una strada molto semplice: restare puliti.”

“Così, alle volte, vale la pena di non dormire pur di star dietro a un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi la si paga. E solo questo è davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante.”

“Il sesso cancella fette di vita che uno nemmeno si immagina. Sarà anche uno stupido, ma la gente si stringe con quello strano furore un pò panico e la vita se ne esce stropicciata come un bigliettino stretto in un pugno, nascosto con una mossa nervosa di paura.”

“Nel senso che forse, sempre, e per tutti, altro non è mai, leggere, che fissare un punto per non essere sedotti, e rovinati, dall’incontrollabile strisciare via del mondo.”

“Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità. Un libro aperto è sempre la certificazione della presenza di un vile – gli occhi inchiodati su quelle righe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo – le parole che a una ad una stringono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamano libri – la più raffinata delle ritirate, questa è la verità. Una sporcheria. Però: dolcissima.”

“Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura – un libro che inizia.”

“Caro ingegner Bonetti, l’unico vero senso di un treno è quello di correre sulla superficie della terra con una velocità che nessun’altra persona o cosa è in grado di avere. L’unico vero senso di un treno è che l’uomo ci sale sopra e vede il mondo come non l’ha mai visto prima, e ne vede così tanto, in una volta sola, come non ne ha mai visto in mille viaggi in carrozza.”

“La vita è un bicchiere da bere fino in fondo.”

“Però quando la gente ti dirà che hai sbagliato… e avrai errori dappertutto dietro la schiena, fottitene. Ricordatene. Devi fottertene. Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita… non sono quelli gli errori… quella è vita… e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca…”

“Una vita si può ben incagliare in una faccia qualunque.”

“Uscirono insieme dal negozio. Non lo sapevano, ma stavano, simultaneamente, entrando in otto anni di tragedie, strazianti felicità, ripicche crudeli, pazienti vendette, silenti disperazioni. Insomma, stavano per fidanzarsi.”

“La ragnatela che era la sua anima era tornata ad essere una trappola per quelle strane mosche che sono le idee.”

“dev’essere così questa cosa dei figli, pensò Horeau: nascono con dentro quello che, nei padri, la vita ha lasciato a metà.”

“Alla fine c’è poi sempre un mare dove sfociare, per qualsiasi fiume.”

“Andavano e venivano, i treni, come matti. E tutta la gente, a scendere e a salire, ognuno a cucire la sua storia, con l’ago della propria vita, lavoro maledetto e bello, compito l’infinito.”

“…meravigliosa, davvero meravigliosa. Io nemmeno mi immaginavo come potesse essere, e adesso sto lì a guardarlo, per ore e non mi sembra vero che quella roba così piccola sia mio figlio, è da non crederci, l’ho fatto io.”

“Accadono cose che sono come domande. passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.”

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