Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

La scomparsa di Majorana – Leonardo Sciascia

“La scienza, come la poesia, si sa che sta ad un passo dalla follia: e il giovane professore quel passo lo aveva fatto, buttandosi in mare o nel Vesuvio o scegliendo un più elucubrato genere di morte.”

“Il colloquio trovò, sotto la penna del segretario di Sua Eccellenza, sintesi ed esito. Sintesi mirabile, come in tutti i carteggi della nostra polizia: dove quel che a noi può sembrare – a filo di grammatica, di sintassi, di logica – fuori di regola o di coerenza, è invece linguaggio che allude o indica o prescrive.”

“Il cittadino che nulla ha mai fatto contro le leggi né da altri ha subito dei torti per cui invocarle; il cittadino che vive come se la polizia soltanto esistesse per degli atti amministrativi come il rilascio del passaporto o del portodarme (per la caccia), se i casi della vita improvvisamente lo portano ad avervi a che fare, ad averne bisogno per quel che istituzionalmente è, un senso di sgomento lo prende, di impazienza, di furore in cui la convinzione si radica che la sicurezza pubblica, per quel tanto che se ne gode, più poggia sulla poca e sporadica tendenza a delinquere degli uomini che sull’impegno l’efficienza e l’acume di essa polizia.”

“Mi ci riesce impossibile immaginare che il dramma di un uomo intelligente, la sua volontà di scomparire, le sue ragioni, possano aver avuto altro riflesso, negli occhiali di un commissario di polizia, negli occhiali dello stesso Bocchini, che quello del dissenno, della pazzia.”

“Si sente in queste poche righe come una costrizione, una forzatura: il dover rispondere alle premure e sollecitazioni degli amici, il dover fare quel che gli altri facevano o quel che gli altri da lui si aspettavano, e insomma il dover adattarsi di un uomo inadatto.”

“Come tutti i siciliani “buoni”, come tutti i siciliani migliori, Majorana non era portato a far gruppo, a stabilire solidarietà e a stabilirvisi (sono i siciliani peggiori quelli che hanno il genio del gruppo, della cosca).”

“In quanto agli scacchi, Majorana ne era, fin da bambino, campione: a sette anni scacchista lo troviamo nella cronaca di un giornale catanese.”

“Heisenberg viveva il problema della fisica, la sua ricerca di fisico, dentro un vasto e drammatico contesto di pensiero. Era, per dirla banalmente, un filosofo.”

“Chi, sia pure sommariamente (come noi: tanto per mettere le mani avanti), conosce la storia dell’atomica, della bomba atomica, è in grado di fare questa semplice e penosa constatazione: che si comportarono liberamente, cioè da uomini liberi, gli scienziati che per condizioni oggettive non lo erano; e si comportarono da schiavi, e furono schiavi, coloro che invece godevano di una oggettiva condizione di libertà. Furono liberi coloro che la fecero. Schiavi coloro che la fecero.”

“…gli schiavi ne ebbero preoccupazione, paura, angoscia; mentre i liberi senza alcuna remora, e persino con punte di allegria, la proposero, vi lavorarono, la misero a punto e, senza porre condizioni o chiedere impegni, la consegnarono ai politici e ai militari. E che gli schiavi l’avrebbero consegnata a Hitler, a un dittatore di fredda e atroce follia, mentre i liberi la consegnarono a Truman, uomo di “senso comune” che rappresentava il “senso comune” della democrazia americana, non fa differenza: dal momento che Hitler avrebbe deciso esattamente come Truman decise, e cioè di fare esplodere le bombe disponibili su città accuratamente, scientificamente scelte fra quelle raggiungibili di un paese nemico; città della cui totale distruzione si era potuto fare calcolo.”

“Ma Heisenberg non solo non aveva avviato il progetto della bomba atomica (lasciamo stare se poteva o no arrivare a farla: progettarla sicuramente poteva), ma aveva passato gli anni della guerra nella dolorosa apprensione che gli altri, dall’altra parte, stessero per farla. Non infondata apprensione, purtroppo.”

“Comunque, in un mondo più umano, più attento e più giusto nella scelta dei suoi valori, dei suoi miti, la figura di Heisenberg più dovrebbe e nobilmente aver spicco di altre che nel campo della fisica nucleare operarono negli stessi suoi anni – più di coloro che la bomba la fecero, la consegnarono, con esultanza accolsero la notizia degli effetti e soltanto dopo (ma non tutti) ne ebbero smarrimento e rimorso.”

“Quando si lascia andare a un giudizio, è di generica ammirazione per la Germania, per la sua efficienza.”

“Ettore Majorana era religioso. Il suo è stato un dramma religioso, e diremmo pascaliano. E che abbia precorso lo sgomento religioso cui vedremo arrivare la scienza, se già non c’è arrivata, è la ragione per cui stiamo scrivendo queste pagine sulla sua vita.”

“Preparandosi a “una” morte o “alla” morte, preparandosi a una condizione in cui dimenticare, dimenticarsi ed essere dimenticato, preparando dunque la propria scomparsa, organizzandola, calcolandola, crediamo baluginasse in Majorana – in contraddizione, in controparte, in contrappunto – la coscienza che i dati della sua breve vita, messi in relazione al mistero della sua scomparsa, potessero costituirsi in mito.”

“Nato in questa Sicilia che per più di due millenni non aveva dato uno scienziato, in cui l’assenza se non il rifiuto della scienza era diventata forma di vita, il suo essere scienziato era già come una dissonanza.”

Buskashì – Gino Strada

“Devo aver dormito profondamente, perchè Koko Jalil mi scuote nel letto per svegliarmi, alle cinque e un quarto del mattino.
Maris ast, ci sono feriti.”

“Gafur. Un civile? Un talebano? Un terrorista? Un mujaheddin?
Soltanto un uomo.
Che probabilmente morirà oggi, 13 novembre, prima vittima nella Kabul “liberata”, una delle tante vittime di questa storia cominciata il 9 settembre 2001.”

“Il fumo, le fiamme, la polvere che ricopre la città, il panico sui volti dei sopravvissuti, il crollo. Il World Trade Center non c’è più, migliaia di persone spariscono tra le macerie, mescolate ai mobili degli uffici, ai documenti bancari, alle macchine fotografiche dei turisti.”

“Quanti innocenti sono morti a Sarajevo e a Belgrado, a Mogadiscio e a Baghdad, a Tel Aviv e a Gaza e in tutti gli altri luoghi di guerra del pianeta?”

“La pietà per le vittime si mescola alla rabbia quando iniziano i commenti televisivi.
Non sopporto le chiacchiere di molti politici che hanno già capito tutto, individuato buoni e cattivi, e pontificano sul da farsi. So benissimo, tra l’altro, che per molti di loro Osama fino a stamattina poteva essere indifferentemente una città del Giappone o una marca di preservativi.”

“Non c’è tempo per rivedere Peshawar, che resta per me una delle più straordinarie città del pianeta. Ci ho vissuto troppo poco, solo alcuni mesi, in diverse occasioni. A Peshawar non c’è mai sosta, c’è troppo da vedere.”

“Molto meglio non aprire la discussione sulle missioni di peacekeeping dell’Onu, meno che mai su quella in Somalia.”

“Il passo di Dorah è in cima a uno stretto pianoro, le cime dell’Hindukush sono tutt’intorno a noi.
Altitudine 4825 metri, è come essere a cavallo in cima al Monte Bianco, anche se non se ne ha l’impressione, a guardare le vette lì a fianco che salgono altissime.
E in faccia a noi, e sotto gli zoccoli, la terra degli afgani.
E’ il confine, ce l’abbiamo fatta. Ci guardiamo felici, senza dire una parola. E’ il confine tra il Pakistan e l’Afganistan.”

“E viverla?
Come si sta a viverla? Che cosa si pensa, quando la si vive? Che cosa si prova, dentro la guerra? Quali miserie, quali angosce, come si trema durante la guerra?”

“Questo è il vero confine, quello più difficile da attraversare. Fare propria, rispettare l’esperienza degli altri, quello che stanno provando, non ignorarla solo perché riguarda altri anziché noi stessi.”

“Odio la guerra, che sia fatta dai russi o dagli americani, da Osama o da chicchessia.”

“In Afganistan molti esseri umani sono morti, perchè a molti è stato utile, e perchè molti si sono sentiti nel giusto.”

“Razzi talebani o bombe americane: il risultato non cambia, Idriss o Ahmad Froh, otto anni in due.
E’ questa in fondo – mi dico – la maledetta realtà della guerra, la sua mostruosità.
E’ tutto qui. Scorro il registro dei ricoveri: ventiquattro feriti a Charikar, otto ragazzi, sette feriti a Kapisa, quattro bambini. Tutti e trentuno civili. Come fa qualcuno a non capire che questa è la guerra, nient’altro.”

“Davanti a noi la piana dello Shomali, uno dei giardini abbandonati dell’Afganistan, migliaia di alberi da frutta nei campi pieni di mine, tra case contadine devastate, bombardate e bruciate che si perdono in una lontana nebbia in direzione di Kabul.”

“Cucinare resta per me tra le attività più rilassanti, in certi situazioni, Forse perché sento di fare una cosa positiva, preparare il cibo, e cerco anche di farlo in modo gentile, che faccia piacere a chi lo dividerà con me.”

“In Kurdistan avevo imparato – e lo avevo detto a Marco – a non dare retta alle mille notizie di attacchi imminenti. La mia ricetta era quella di osservare le scarpe dei peshmerga, i guerriglieri curdi.
Quando se ne vedevano in giro a frotte con le scarpe da tennis nuove fiammanti, era ora di preparare fleboclisi e barelle.”

“Jalil vuole conoscere il mondo, ed è stanco di guerra.”

“Nella macchina della guerra, c’è posto anche per il mondo umanitario. Anzi, un posto importante, una specie di nuovo reparto Cosmesi della guerra.
Far vedere quanti aiuti arrivano con la guerra, quante belle cose si possono fare per questa povera gente. Per i sopravvissuti, naturalmente.”

“E’ normale che qualcuno si arrabbi, stiamo disturbando la televendita della favoletta della guerra bella e giusta.
Opinionisti, politologi, studiosi hanno sfilato nei salotti televisivi per l’omaggio di rito alla guerra, abbiamo persino visto generali in pensione e qualche esperto militare lanciarsi in previsioni di tattica e strategia, i Bernacca dei botti.”

“Davvero strana l’informazione, in tempo di guerra.”

“Ci hanno raccontato la favola della guerra e le sue virtù, mentendo deliberatamente su tutto, sulle sue ragioni e sulla sua realtà.”

“Tutti i giornalisti presenti in Afganistan durante questa guerra sanno delle chiare direttive del Pentagono ai mezzi di informazione perchè non si parlasse di certi argomenti, primo fra tutti le vittime civili.
Se il mondo umanitario si è trasformato nel reparto Cosmesi della guerra, l’informazione, salvo rarissime eccezioni, ne è diventata l’ufficio pubblicità e pubbliche relazioni.”

“Sono quindici anni che vedo atrocità e carneficine compiute da vari signori della guerra, chi si diceva di destra e chi di sinistra, e non ci ho mai trovato grandi differenze. Ho visto, ovunque, la stessa schifezza, il macello di esseri umani. Ho visto la brutalità e la violenza, il godimento nell’uccidere un nemico indifeso.”

“Non credere una parola, quando diranno che hanno sconfitto il terrorismo. Sono bugie, enormi bugie che difenderanno con i denti per coprire i propri crimini e i propri interessi.”

Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello

“Che fai? – mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.
Niente, – le risposi, – mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino.
Mia moglie sorrise e disse:
Credevo ti guardassi da che parte ti pende.
Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda:
Mi pende? A me? Il naso?
E mia moglie, placidamente:
Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.”

“Sfido a non irritarsi, ricevendo come generosa concessione ciò che come diritto ci è stato prima negato.”

“E non si sa, le mogli? Fatte apposta per scoprire i difetti del marito.”

“Ero rimasto così, fermo ai primi passi di tante vie, con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini, che fa lo stesso. Ma non mi pareva affatto che quelli che m’erano passati avanti e avevano percorso tutta la via, ne sapessero in sostanza più di me. M’erano passati avanti, non si mette in dubbio, e tutti braveggiando come tanti cavallini; ma poi, in fondo alla via, avevano trovato un carro: il loro carro; vi erano stati attaccati con molta pazienza, e ora se lo tiravano dietro. Non tiravo nessun carro, io; e non avevo perciò né briglie né paraocchi; vedevo certamente più di loro; ma andare, non sapevo dove andare.”

“Cominciò da questo il mio male. Quel male che doveva ridurmi in breve in condizioni di spirito e di corpo così misere e disperate che certo ne sarei morto o impazzito, ove in esso medesimo non avessi trovato (come dirò) il rimedio che doveva guarirmene.”

“Già subito mi figurai che tutti, avendone fatta mia moglie la scoperta, dovessero accorgersi di quei miei difetti corporali e altro non notare in me.”

“Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato di essere.”

“Per voi, esser soli, che vuol dire?”

“La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sè e che per voi non ha traccia nè voce, e dove dunque l’estraneo siete voi.
Così io volevo esser solo. Senza me.”

“Se per gli altri non ero quel che finora avevo creduto d’essere per me, chi ero io?”

“Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione, che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo per la sua forma molto buffo, si metterebbero a ridere.”

“Quando mi ponevo davanti a uno specchio, avveniva come un arresto in me; ogni spontaneità era finita, ogni mio gesto appariva a me stesso fittizio o rifatto.
Io non potevo vedermi vivere.”

“Ripeto, credevo ancora che fosse uno solo questo estraneo: uno solo per tutti, come uno solo credevo d’esser io per me. Ma presto l’atroce mio dramma si complicò: con la scoperta dei centomila Moscarda ch’io ero non solo per gli altri ma anche per me, tutti con questo solo nome di Moscarda, brutto fino alla crudeltà, tutti dentro questo mio povero corpo ch’era uno anch’esso, uno e nessuno ahimè, se me lo mettevo davanti allo specchio e me lo guardavo fisso e immobile negli occhi, abolendo in esso ogni sentimento e ogni volontà.
Quando così il mio dramma si complicò, cominciarono le mie incredibili pazzie.”

“L’idea che gli altri vedevano in me uno che non ero io quale mi conoscevo; uno che essi soltanto potevano conoscere guardandomi da fuori con occhi che non erano i miei e che mi davano un aspetto destinato a restarmi sempre estraneo, pur essendo in me, pur essendo il mio per loro (un mio dunque che non era per me!); una vita nella quale, pur essendo la mia per loro, io non potevo penetrare, quest’idea non mi diede più requie.”

“Quando voi non volete assolutamente una cosa, che fa vostra moglie?”

“Siate sinceri: a voi non è mai passato per il capo di volervi veder vivere. Attendete a vivere per voi, e fate bene, senza darvi pensiero di ciò che intanto possiate essere per gli altri; non già perché dell’altrui giudizio non v’importi nulla, ché anzi ve ne importa moltissimo; ma perchè siete nella beata illusione che gli altri, da fuori, vi debbano rappresentare in sé come voi a voi stessi vi rappresentate.”

“Purtroppo, ci sono io, e ci siete voi. Purtroppo.”

“Sapete invece su che poggia tutto? Ve lo dico io. Su una presunzione che Dio vi conservi sempre. La presunzione che la realtà, qual’è per voi, debba essere e sia ugualmente per tutti gli altri.”

“Non poter sopportare la zanzariera, ch’io avrei seguitato sempre a usare anche se tutte le zanzare fossero sparite da Richieri, per la delizia che mi dava, tenuta alta di cielo com’io la tenevo e drizzata tutt’intorno al letto senza una piega. La camera che si vede e non si vede traverso a quella miriade di forellini del tulle lieve; il letto isolato; l’impressione d’esser come avvolto in una bianca nuvola.”

“C’è in me e per me una realtà mia: quella che io mi dò; una realtà vostra in voi e per voi; quella che voi vi date; le quali non saranno mai le stesse nè per voi nè per me.
E allora?
Allora, amico mio, bisogna consolarci con questo: che non è più vera la mia che la vostra, e che durano un momento così la vostra come la mia.”

“Forse s’intendono, con quel canto e con questo scricchiolio, l’uccello imprigionato e il noce ridotto seggiola.”

“Diciamo dunque che è in noi ciò che chiamiamo pace. Non vi pare? E sapete da che proviene? Dal semplicissimo fatto che siamo usciti or ora dalla città; cioè, sì, da un mondo costruito: case, vie, chiese, piazze; non per questo soltanto, però, costruito, ma anche perchè non ci si vive più così per vivere, come queste piante, senza saper di vivere; bensì per qualche cosa che non c’è e che vi mettiamo noi; per qualche cosa che dia senso e valore alla vita: un senso, un valore che qua, almeno in parte, riuscite a perdere, o di cui riconoscete l’affliggente vanità. E vi vien languore, ecco, e malinconia. Capisco,l capisco, Rilascio di nervi. Accorato bisogno d’abbandonarvi. Vi sentite sciogliere, vi abbandonate.”

“Qui, cari miei, avete veduto l’uccellino vero, che vola davvero, e avete smarrito il senso e il valore delle ali finte e del volo meccanico. Lo riacquisterete subito là, dove tutto è finto e meccanico, riduzione e costruzione: un altro mondo nel mondo: mondo manifatturato, combinato, congegnato; mondo d’artificio, di stortura, d’adattamento, di finzione, di vanità; mondo che ha senso e valore soltanto per l’uomo che ne è l’artefice.”

“Beati loro che hanno le ali e possono scappare!”

“Ci vorrebbe un pò più d’intesa tra l’uomo e la natura. Troppo spesso la natura si diverte a buttare all’aria tutte le nostre ingegnose costruzioni. Cicloni, terremoti… Ma l’uomo non si dà per vinto. Ricostruisce, ricostruisce, bestiolina pervicace. E tutto è per lui materia di ricostruzione. Perché ha in sè quella tal cosa che non si sa che sia, per cui deve per forza costruire, trasformare a suo modo la materia che gli offre la natura ignara, forse e, almeno quando vuole, paziente.”

“L’uomo piglia a materia anche se stesso, e si costruisce, sissignori, come una casa.
Voi credete di conoscervi se non vi costruite in qualche modo?
E ch’io possa conoscervi, se non vi costruisco a modo mio?”

“Ah che scoperta! Mio padre… La vita di mio padre..”

“Fu un attimo, ma l’eternità. Vi sentii dentro tutto lo sgomento delle necessità cieche, delle cose che non si possono mutare: la prigione del tempo; il nascere ora, e non prima e non poi; il nome e il corpo che ci è dato; la catena delle cause; il seme gettato da quell’uomo: mio padre senza volerlo; il mio venire al mondo, da quel seme; involontario frutto di quell’uomo; legato a quel ramo; espresso da quelle radici.”

“A tutti i figli forse sarà avvenuto. Notare com’alcunché d’osceno che ci mortifica, laddove è il padre per noi che si rispetta. Notare, dico, che gli altri non dànno e non possono dare a questo padre quella stessa realtà che noi gli diamo.”

“Quando un atto è compiuto, è quello; non si cangia più. Quando uno, comunque, abbia agito, anche senza che poi si senta e si ritrovi negli atti compiuti, ciò che ha fatto, resta: come una prigione per lui.”

“…l’essere agisce necessariamente per forme, che sono le apparenze ch’esso si crea, e a cui noi diamo valore di realtà. Un valore che cangia, naturalmente, secondo l’essere in quella forma e in quell’atto ci appare.”

“Perché avevo voluto dimostrare, che potevo, anche per gli altri, non essere quello che mi si credeva.”

“Perché, quand’uno pensa d’uccidersi, s’immagina morto, non più per sé, ma per gli altri?”

“Sempre che ci avvenga di scoprire qualcosa che gli altri supponiamo non abbiano mai veduta, non corriamo a chiamare qualcuno perché subito la veda con noi?”

“Ma che altro avevo io dentro, se non questo tormento che mi scopriva nessuno e centomila?”

“Ho la parola facile: potrei anche, volendo, far l’avvocato.”

“Il dolore ti salva, figliuolo.”

“Nella penombra della cameretta rosea in disordine, il silenzio pareva consapevole dell’attesa vana d’una vita che i desideriii momentanei di quella bizzarra creatura non avrebbero potuto mai far nascere né consistere in qualche modo.”

“Perché bisogna che lei fermi un attimo in sé la vita, per vedersi. Come davanti a una macchina fotografica. Lei s’atteggia. E atteggiarsi è come diventare statua per un momento. La vita si muove di continuo, e non può mai veramente vedere se stessa.”

“Lei non può conoscersi che atteggiata: statua: non viva. Quando uno vive, vive e non si vede. Conoscersi è morire. Lei sta tanto a mirarsi in codesto specchio, in tutti gli specchi, perché non vive; non sa, non può o non vuol vivere. Vuole troppo conoscersi, e non vive.”

“Ah, perdersi là, distendersi e abbandonarsi, così tra l’erba, al silenzio dei cieli; empirsi l’anima di tutta quella vana azzurrità facendovi naufragare ogni pensiero, ogni memoria!”

“Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti. A chi ha concluso. Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremùlo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo.”

“Pensare alla morte, pregare. C’è pure chi ha ancora questo bisogno, perché muojo ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori.”

A ciascuno il suo – Leonardo Sciascia

“La lettera arrivò con la distribuzione del pomeriggio. Il postino posò prima sul banco, come al solito, il fascio versicolore delle stampe pubblicitarie; poi con precauzione, quasi ci fosse il pericolo di vederla esplodere, la lettera: busta gialla, indirizzo a stampa su un rettangolino bianco incollato alla busta.”

“La lettera – disse il notaio Pecorilla – è tipica di un delitto passionale: quale che sia il rischio, il vendicatore vuole che la vittima cominci a morire e insieme a rivivere la propria colpa fin dal momento che riceve l’avvertimento.”

“Perché a volte tra il perdere la pace in casa e il guadagnare la pace eterna uno sceglie la pace eterna, e non se ne parla più – intervenne il commendator Zerillo, con una faccia che diceva il rammarico di non essere stato capace, fino a quel momento, di fare la stessa scelta.

“Chi comanda fa legge.”

“Ma la Sicilia, forse l’Italia intera – si disse – è fatta di tanti personaggi simpatici cui bisognerebbe tagliare la testa.”

“Laurana aveva aperto il giornale, si era incantato sulla testata. Eccolo qui l’UNICUIQUE, tale e quale quello che era affiorato dal rovescio della lettera. UNICUIQUE SUUM, a ciascuno il suo.”

“Il termine curioso, nel giudizio dei figli e in quello dei padri, voleva indicare una stranezza che non arrivava alla bizzarria: opaca, greve, quasi mortificata.”

“Un uomo onesto, meticoloso, triste; non molto intelligente, e anzi con momenti di positiva ottusità; con scompensi e risentimenti che si conosceva e condannava; non privo di quella coscienza di sé, segreta presunzione e vanità, che gli veniva dall’ambiente della scuola in cui, per preparazione ed umanità, si sentiva ed era tanto diverso dai colleghi, e dall’isolamento in cui, come uomo, per così dire, di cultura, veniva a trovarsi.”

“Oltre il parapetto della terrazza, sotto i veli di scirocco, Palermo splendeva. Bella vista – disse il professore; e con sicurezza indicò San Giovanni degli eremiti, palazzo D’Orleans, palazzo reale.”

“Era cambiato: e non so precisamente da quando, non riesco a ricordare quand’è che per la prima volta ho avvertito in lui una certa stanchezza, un certo disamore; ed anche una durezza di giudizio che mi ha fatto pensare a sua madre…”

“Era una ragazzo, un uomo, di quelli che si dicono semplici: e invece sono maledettamente complicati… Perciò non mi è piaciuto che fosse andato a infilarsi in una famiglia di cattolici, col suo matrimonio… Dico cattolici per modo di dire, mai conosciuto in vita mia, qui, un cattolico vero: e sto per compiere novantadue anni… C’è gente che in vita sua ha mangiato magari una mezza salma di grano maiorchino fatto ad ostie: ed è sempre pronta a mettere la mano nella tasca degli altri, a tirare un calcio alla faccia di un moribondo e un colpo di lupara alle reni di uno in buona salute…”

“Il morto è morto, diamo aiuto al vivo. Se lei dice questo proverbio a uno del Nord, gli fa immaginare la scena di un incidente in cui c’è un morto e c’è un ferito: ed è ragionevole lasciare lì il morto e preoccuparsi di salvare il ferito. Un siciliano vede invece il morto ammazzato e l’assassino: e il vivo da aiutare è appunto l’assassino.”

“Ad un’età come la mia, uno che ha la ventura di arrivarci è disposto a credere che la morte è un atto di volontà.”

“A meno di non attribuirgli nascosta e sottile perfidia: la capacità, da quelle parti non rara, di nascondere accuratamente il malanimo nei riguardi di una persona nel tempo stesso che la si colpisce con i mezzi più vili.”

“Saliva le scale del palazzo di giustizia, dunque, masochisticamente svolgendo quelle apprensioni che sono tipiche dell’italiano che sta per entrare nel labirinto di un ufficio pubblico, e intitolato alla giustizia per di più.”

“Abbiamo rosicchiato per vent’anni a destra, ora è tempo di cominciare a rosicchiare a sinistra. Tanto, non cambia niente.”

“Quando si può, è bene fare un viaggio con due servizi.”

“Lei vota per il partito di Testaquadra?
Non per il partito… Cioè: per il partito, si capisce, ma in subordine… Come tutti, qui… C’è chi è legato ad un uomo politico da un sussidio, da un coppo di spaghetti, da un portodarme o da un passaporto; e chi, come me, è legato dalla stima personale, dal rispetto, dall’amicizia… E pensi al grande sacrificio, per me, di uscire di casa per andare a dargli il voto.”

“Ad un certo punto della mia vita ho fatto dei calcoli precisi: che se io esco di casa per trovare la compagnia di una persona intelligente, di una persona onesta, mi trovo ad affrontare, in media, il rischio di incontrare dodici ladri e sette imbecilli che stanno lì, pronti a comunicarmi le loro opinioni sull’umanità, sul governo, sull’amministrazione municipale, su Moravia… Le pare che valga la pena?”

“Mezzo milione di emigrati, vale a dire quasi tutta la popolazione valida; l’agricoltura completamente abbandonata; le zolfare chiuse e sul punto di chiudere le saline; il petrolio che è tutto uno scherzo; gli istituti regionali che folleggiano; il governo che ci lascia cuocere nel nostro brodo… Stiamo affondando, amico mio, stiamo affondando… Questa specie di nave corsara che è stata la Sicilia, col suo bel gattopardo che rampa a prua, coi colori di Guttuso nel suo gran pavese, coi suoi più decorativi pezzi da novanta cui i politici hanno delegato l’onore del sacrificio, coi suoi scrittori impegnati, coi suoi Malavoglia, coi suoi percolla, coi suoi loici cornuti, coi suoi folli, coi suoi demoni meridiani e notturni, con le sue arance, il suo zolfo e i suoi cadaveri nella stiva: affonda, amico mio, affonda…”

“Quando però c’era il padre, la sua entrata aveva un che di triste, di mortificato: poiché uno esaurito di nervi, quale il giovane si dichiarava a giustificare le sue diserzioni universitarie, il notaro Pecorilla ammetteva sì che avesse bisogno di briosa compagnia, ma non che diventasse il brio della compagnia.”

“E ci sono, si sa, dei casi in cui gli innocenti si comportano da colpevoli, e perciò si perdono; quasi sempre, anzi, sotto l’occhio della guardia municipale, del doganiere, del carabiniere, del giudice gli italiani prendono a comportarsi da colpevoli.”

“La sua era stata una curiosità umana, intellettuale, che non poteva né doveva confondersi con quella di coloro che la società, lo Stato, salariavano per raggiungere e consegnare alla vendetta della legge le persone che la trasgresdiscono o infrangono. E giuocavano in questo suo oscuro amor proprio i secoli d’infamia che un popolo oppresso, un popolo sempre vinto, aveva fatto pesare sulla legge e su coloro che ne erano strumenti; l’affermazione non ancora spenta che il miglior diritto e la più giusta giustizia, se proprio uno ci tiene, se non è disposto a confidarne l’esecuzione al destino o a Dio, soltanto possono uscire dalle canne di un fucile.”

“Che popolo, pensò con un disprezzo venato di gelosia: e che in qualunque posto del mondo, là dove l’orlo di una gonna saliva di qualche centimetro sul ginocchio, nel raggio di trenta metri c’era sicuramente un siciliano, almeno uno, a spiare il fenomeno.”

“E’ strano – pensò – come passeggiando per un cimitero ci si senta bestialmente vivi.”

“Tre c sono pericolose: cugini, cognati e compari.”

“Opera di carità rimettere assieme la roba?
E come no? Chiede carità anche la roba.”

“Risero tutti e tre- Poi Zerillo disse: ho saputo una cosa, una cosa che deve restare tra me e voi: mi raccomando… Riguarda il povero Laurana…
Era un cretino – disse Don Luigi.”

Limonov – Emmanuel Carrère

“Prima che Anna Politkovskaja venisse ammazzata sulle scale del palazzo in cui abitava, il 7 ottobre 2006, soltanto chi si interessava da vicino alle guerre cecene conosceva il nome di questa giornalista coraggiosa, dichiarata avversaria della politica di Vladimir Putin. Da un giorno all’altro, il suo volto dall’aria triste e decisa è diventato in Occidente un’icona della libertà d’espressione.”

“In un paese in cui nessuno bada granché alle libertà formali, purché gli sia garantito il diritto di arricchirsi, la loro era una battaglia persa in partenza.”

“Che la polizia o l’esercito siano corrotti rientra nell’ordine delle cose. Che la vita umana valga poco rientra nella tradizione russa. Ma l’arroganza e la brutalità dei rappresentanti del potere di fronte a semplici cittadini che si azzardavano a chiedere spiegazioni, e la certezza che avevano di restare impuniti: ecco quello che non potevano sopportare le madri dei soldati, né le madri dei bambini massacrati nella scuola di Beslan, nel Caucaso, né i familiari delle vittime del teatro della Dubrovka.”

“L’uomo ha girato la testa, come se nonostante la distanza l’avesse sentita. La fiamma della candela ne ha scolpito i lineamenti.
Ho riconosciuto Limonov.”

“”I russi stravedono per Putin e non capiscono perché una costituzione del cazzo impedisca loro di eleggere per tre volte di fila un presidente così in gamba. E non dimentichi un piccolo particolare: la costituzione vieta tre mandati consecutivi, non di stare fermi un giro, lasciando un uomo di paglia a tenere in caldo la propria poltrona, e ripresentarsi al giro successivo.”

“Fatico a conciliare queste immagini: lo scrittore teppista che ho conosciuto un tempo, il guerrigliero braccato, l’uomo politico responsabile, la star a cui le rubriche di gossip dedicano articoli entusiastici.”

“Non che questo sia un male o limiti le possibilità di arricchimento dell’esperienza umana, ma, insomma, dal punto di vista geografico e socioculturale non si può dire che la vita mi abbia condotto molto lontano dal mio punto di partenza, e lo stesso vale per la maggior parte dei miei amici.”

“La verità, non dimenticarlo mai, Edicka, è che gli uomini sono dei vigliacchi, delle carogne, e che se non vuoi finire ammazzato devi essere pronto a colpire per primo.”

“Si vedono ovunque bande di ragazzini abbandonati a se stessi, ragazzini i cui genitori sono morti in guerra o diventati nemici del popolo, ragazzini affamati, ragazzini ladri, ragazzini assassini, regrediti allo stato selvatico, che si spostano in orde pericolose, e per i quali è stata abbassata a dodici anni l’età in cui si diventa responsabili di fronte alla legge, vale a dire l’età in cui si può essere condannati a morte.”

“La guerra, scriverà più tardi il figlio, li ha morsi fra i propri denti come quando si saggia una moneta, e loro, che non si sono mai piegati, sanno di non essere moneta falsa.”

“Agisci con coraggio e decisione, senza aspettare che ci siano tutte le condizioni ideali, perché le condizioni ideali non esistono.”

“Non è meglio morire da vivi che vivere da morti?”

“…si sono trovate faccia a faccia due Russie: quella che denunciato e quella che è stata denunciata.”

“Passare da Mosca a New York è come passare da un film in bianco e nero a un film a colori.”

“In due ore di guerra, pensa Eduard, si impara sulla vita e sugli uomini più che in quattro decenni di pace. La guerra è sporca, è vero, la guerra non ha senso, ma, cazzo! neanche la vita civile ha senso, per quanto è tetra e ragionevole a forza di frenare gli istinti.”

“Il piacere della guerra, della guerra vera, è innato negli uomini con quello della pace, ed è un’idiozia volerli mutilare di questo piacere ripetendo virtuosamente: la pace è buona, la guerra è cattiva. In realtà, pace e guerra sono come l’uomo e la donna, lo yin e lo yang: sono necessarie entrambe.”

“Erano giovani, intelligenti, pieni di energia, non disonesti per vocazione – soltanto, erano cresciuti in un mondo in cui era vietato fare affari, attività per la quale avevano un vero talento, e da un giorno all’altro si erano sentiti dire: fatevi sotto. Senza regole del gioco, senza leggi, senza sistema bancario e fiscale.”

“Il più grande complimento che si possa rivolgere ad una persona è dirle che sa stare al proprio posto.”

“Ma la domanda che tutti si fanno è: nel 2012, Putin riprenderà in mano il volante, come gli consente la costituzione che vieta tre mandati solo se consecutivi? Oppure il docile Medvedev ci avrà preso gusto, sfiderà il suo mentore e forse lo annienterà, come Putin ha annientato quello che lo hanno fatto re?”

“Putin fa quello che dice, dice quello che fa, e quando mente è così spudorato che non ci casca nessuno.”

“E’ proprio la vecchiaia che mi auguro per noi, per me e Helene. Immagino grandi librerie, comodi divani, grida di nipotini in giardino, marmellate di frutti di bosco, lunghe conversazioni sulle sdraio. Le ombre che si allungano, la morte che si avvicina piano piano. La vita è stata bella perché ci siamo amati. Forse non finirà così, ma, dipendesse solo da me, così mi piacerebbe che finisse.”

Mondo senza fine – Ken Follett

“Gwenda aveva otto anni, ma il buio non le faceva paura. Quando aprì gli occhi non vide nulla, però non fu questo a spaventarla. Sapeva di trovarsi al priorato di Kingsbridge, nel lungo edificio di pietra chiamato ospitale, stesa a terra su un giaciglio di paglia.”

“La fame era ancora peggio delle frustate: faceva soffrire più a lungo.”

“In una famiglia in cui tutti erano capi, Rose era l’unica seguace. I suoi petali sembravano tanto più fragili in confronto ai rovi che la circondavano.”

“Quando muore un re, le dicerie abbondano.”

“Era pio e timido, il tipo d’uomo per il quale l’umiltà non è una virtù, perchè fa parte della sua natura.”

“Non convocare mai una riunione a meno che il risultato non sia sicuro.”

“Fino a quel momento aveva avuto la sensazione che la vita normale non esistesse più, che il mondo si fosse trasformato in un luogo di orrore e tragedia. Ma allora comprese che, come tutto, anche quello sarebbe passato. Sepolti i morti e guariti gli ultimi feriti, in qualche modo la città sarebbe faticosamente tornata alla normalità.”

“All’improvviso la prospettiva del problema si era capovolta. In tribunale succedeva in fretta, pensava Godwin, non come in convento, dove le discussioni potevano andare avanti per ore.”

“Anche in tempi difficili, qualcuno che prospera c’è sempre.”

“I pochi dubbi che nutriva erano tutti rivolti al suo avvocato, Francis Bookman. Era giovane e bene informato e, come la maggior parte degli avvocati, pensò Caris, sembrava molto sicuro di sè. Era un uomo piccolo con i capelli biondo rossiccio, svelto nei movimenti e sempre pronto a ribattere: le faceva venire in mente un uccellino impertinente sul davanzale di una finestra, intento a beccare briciole e a scacciare rivali con fare aggressivo. Aveva assicurato che il loro caso era incontrovertibile.”

“Non mi fido mai di chi proclama la propria moralità dal pulpito.”

“La fiducia di Caris cominciò a vacillare quando il giudice prese posto al suo banco appoggiato alla parete orientale. Era inquietante che un semplice mortale dovesse avere un tale potere.”

“Ralph rammentò che persino a quei tempi aveva adorato l’eccitazione della caccia: inseguire e colpire una creatura terrorizzata, finirla con un coltello o una mazza… l’estatica sensazione di potere che dava il prendersi una vita.”

“Ho imparato che di rado conviene dare spiegazioni.”

“La peste era arrivata a Kingsbridge.”

“Per chi è orgoglioso, l’orgoglio conta più del buonsenso.”

“Furono investiti da una raffica di vento. Caris abbracciò Merthin, che la tenne stretta a sè, rimanendo saldo in equilibrio sulle gambe divaricate. La ventata passò in fretta così com’era arrivata, ma Merthin e Caris rimasero avvinti lassù, in cima al mondo, ancora a lungo.”

Diari di viaggio in Italia e in Europa – Virginia Woolf

“Era ormai sera, la fioritura sulle colline emanava bagliori purpurei e il mare offriva il suo cuore più segreto alla luce; era un cuore del blu più profondo. Di fronte a noi c’era uno scudo di colline, ripide e inattese e incessanti, come se la terra non avesse niente di meglio da fare che dare alla luce monticelli impazienti.”

“C’è così tanto da cogliere ad Atene che non occorre tentarne alcuna descrizione.”

“Ma è il Partenone a sopraffarti; è così grande, e così forte, e così trionfante. Ti riscalda fin nelle ossa, come se passassi accanto al tepore di un caminetto.”

“La Grecia moderna è così inconsistente e precaria che, quando la si paragona ai frammenti più grezzi di quella antica, va completamente in frantumi.”

“Eppure, anche così, ci sono libri che ronzano in una tonalità diversa da altri; alcuni ti fanno correre persino un saltuario brivido di oblio lungo la schiena, e ti lasciano sognare di essere libera di seguirli ovunque ti chiamino.”

“Dopo averci riflettuto due minuti, non mi sembra che le leggi dell’ospitalità impongano di parlar bene del proprio albergo o di tacerne. Poiché, sebbene l’idea di offendere un uomo sotto il suo stesso tetto sia un pò cinica, quando si paga abbondantemente  per ogni minuto di quel riparo, il portamonete ha il diritto di precedenza sulla carità.”

“Per quel che mi riguarda – io scrivo. L’istinto zampilla come linfa in un albero.”

“”Firenze mi sembra un posto molto felice. Anche la madre più povera può lasciar giocare i figli nell’erba alta, e il glicine è in fiore.”

“…uno scrittore dovrebbe essere la fornace che forgia le sue stesse parole – e le persone tiepide, timide e troppo virtuose non coniano mai parole vere.”

“E mentre ascoltavo quelle umili parole che esprimevano l’affetto provato da una donna per un’altra, ho pensato che nessun elogio al mondo avrebbe potuto essere più dolce o significativo.”

“Il profilo di queste Baie fa pensare che a volte la natura possieda una certa consapevole felicità, e ci colpisce con forza particolare ogni volta che pare plasmare la propria materia in modo così sapiente.”

“E poi la nostra fragile casetta, che in qualche modo crediamo così solida, con il suo occhio di luce, come tante altre; no, qui non facciamo entrare il mondo. Ciascuno ha trovato il proprio posto e lasciamo fuori un’infinità di cose.”

“Su di me è calata la spaventosa fatica di essere sempre le stesse persone, negli stessi corpi, a vagare in quella luce pallida, non del tutto vive, ma non ancora disposte a morire. Il sonno e la notte, ho pensato, dovrebbero cancellarci per un pò; ma eccoci qui, limitati come sempre. Questo è tuttavia l’effetto di una notte che non è notte; il processo sembra continuare all’infinito, infinitamente penoso.”

“La gente incide il proprio nome dappertutto.”

“L’Arno scorre veloce con la sua solita schiuma color caffè. Abbiamo camminato nei Chiostri; questa è la vera Italia, con quel suo antico odore di polvere; la gente che sciama nelle strade; sotto il – come si dice? – credo che la parola giusta per definire una strada con le colonne sia Loggiato.”

“Scrivere non è per niente un’arte semplice. Pensare a che cosa scrivere sembra facile; ma il pensiero evapora, scappa di qua e di là.”

“Adesso il richiamo di casa, e della libertà, e del non dover fare le valigie comincia a farsi sentire – ah, sedersi su una poltrona, e leggere, e non dover chiedere dell’Eau Minerale per lavarci i denti!”

“Qui me ne sto seduta sul letto dell’albergo sul lungomare ventoso e aspetto la cena, con la consueta sensazione che i vari periodi di tempo si sovrappongano e che la vita diventi irreale, per poi svanire presto, mentre il mondo continuerà per milioni e milioni di anni.”

“Ricopiare la conversazione non è molto interessante. La gente ripete continuamente le stesse cose.”

“Il cavallo domina l’Inghilterra, così come il salmone domina l’Irlanda.”

“L’atmosfera hitleriana è un pò mitigata, anche se ogni paese ha un’insegna dipinta: Die Juden sin hier unwunscht. Ma sembra che sia stata messa su a forza. Alla fine è arrivata la vera Austria; e adesso siamo quasi fuori dalla portata delle voci.”

“E’ strano il ruolo che il vino ha avuto nella vita dell’essere umano.”

“Quando si legge, la mente è come un’elica di aeroplano, invisibilmente rapida e inconsapevole – uno stato che si raggiunge di rado.”

La polvere del Messico – Pino Cacucci

“Un ricordo, in modo particolare, riaffiora ogni volta che penso a come sia cominciato il coinvolgimento vero, l’inizio di una vaga intuizione, divenuta poi consapevolezza che nulla sarebbe più stato come prima.”

“Senza pretendere di trarne una regola universale, credo comunque che il contatto con “l’altro”, a qualsiasi latitudine, inizi con un gesto di resa incondizionata: la rinuncia a propri schemi e abitudini, liberandosi dell’inconfessata certezza che la realtà sia univoca e unidimensionale, e che tutto possa venire interpretato da un solo modo di guardare. L’ingrediente più nefasto della cultura occidentale credo sia proprio questa nostra ormai istintiva consuetudine ad analizzare e giudicare, filtrando i comportamenti altrui attraverso una rete di convenzioni che ci illudiamo siano assolute e scontate.”

“Il bere è un rito collettivo. Nessun vero messicano si ubriacherebbe mai da solo, dice don Venustiano arrotolando un altro taquito de carnitas, il mignolo abilissimo a sostenere l’involtino di tortilla senza perdere una sola goccia di salsa.”

“La sua lunga tradizione dell’offrire un rifugio agli sconfitti dipende certamente da una storia in cui i veri eroi, i miti tramandati, sono sempre dei vinti. Da Moctezuma e Cuauhtemoc a Villa e Zapata, i chilangos hanno sempre dimostrato un grande rispetto per la nobiltà degli sconfitti e un disprezzo viscerale per l’arroganza dei vincitori.”

“Ma la vera Mexico, intanto, pulsa lenta e priva di inutile fretta nelle cantinas coi tavolini di lamiera e i muri scrostati, dove trovi immancabilmente qualcuno disposto a raccontarti una storia che può ancora stupire.”

“Poi arriva la tappa obbligata davanti al monumento che segna il passaggio del Tropico del Cancro. Qualche minuto di contemplazione, finchè non ti assale la domanda sul motivo che fa stare ferma la gente sotto il sole a guardare due blocchi di cemento e una linea immaginaria. Riparto di corsa, boccheggiando.”

“Per innumerevoli registi, scrittori, artisti, fotografi e giornalisti, i tremiladuecento chilometri che si estendono da Tijuana a Matamoros, da San Diego a Brownsville, dal Pacifico all’Atlantico, sono stati e continuano a essere un’inesauribile fonte d’ispirazione. Perché questa è la Frontiera per eccellenza, la linea che separa non solo due grandi paesi, ma anche due mondi contrapposti eppure ineluttabilmente attratti l’uno dall’altro, due filosofie del vivere, due diverse concezioni dell’esistente. L’opulenza consumistica e la penuria dignitosa. Il trionfo delle merci e il desiderio di ottenerle. La modernità che non conserva memoria del passato e l’accanita difesa delle proprie antiche radici e tradizioni ancestrali.”

“Città emblema della frontiera è Tijuana, record mondiale di transiti legali e traffici illegali, metropoli apparentemente senz’anima eppure profondamente avvinghiata al concetto di messicanità.”

“Rio Bravo, Rio Grande: ha dato vita a più leggende di quanta acqua abbia trasportato fino al Golfo, nei suoi oltre millecinquecento chilometri di frontiera.”

“Nuevo Laredo, Messico: aria che odora di tacos, fritangas ed enchiladas. Cantinas fumose, taxi Volkswagen e vecchi ronzini attaccati a calessi per turisti grassi e chiassosi. Facce di chi non ha più niente da perdere ma ti regala egualmente un sorriso. Laredo, Usa: grattacieli asettici e vetrine traboccanti di oggetti costosi, fast food e chiese protestanti dalle guglie candide, uomini d’affari dallo sguardo impenetrabile, cravattino di cuoio con fermaglio d’argento e pick-up superaccessoriato con motore che, per eguagliarne la cilindrata, non basterebbero cinque taxi messicani fermi di là dal ponte. Due mondi contrapposti, che si guardano dalla sponda e non si sa cosa vedano realmente.”

“Aveva un aspetto da piccolo burocrate di provincia, che contrastava con l’espressione da viaggiatore stanco, lo sguardo di uno che non spera più di vedere qualche novità nel tutto già visto.”

“Il deserto è vivo, pulsante, percorso da fremiti impercettibili. Ma non ha suoni, né odori, né sapori. Tutto è apparentemente immobile, da millenni, sotto questo sole perpendicolare e calcinante.”

“Le leggende affascinano anche per questo: si diffondono, si accavallano, si confondono tra loro, e alla fine ognuno le racconta come gli pare, perché la principale qualità delle leggende è permettere a chi le tramanda di aggiungere qualcosa in base alla propria fantasia, alla partecipazione con cui le narra, all’amore per la propria terra.”

“Per tentare di scalfire quella crosta impalpabile, quel velo che la messicanità mantiene per difendersi da chi non potrebbe capirla, c’è solo un modo: cominciare dalle cantinas. E più il locale è sgangherato, piccolo, umido di alcol sudato e col pavimento scivoloso per l’impasto di polvere e bicchieri perduti a metà strada, più sarà facile sentirsi accettato. Per cogliere il sabor di un luogo, non c’è altro modo che trascorrere un pomeriggio in una cantina a parlare di niente e di tutto con chiunque.”

“Panamericana: basta nominarla per evocare l’idea stessa del viaggio, giorni, settimane o mesi di strada – spesso interrotta o malandata – che dalla Patagonia arriva in Alaska, 25,600 chilometri, con il tratto messicano che risulta uno dei più agevoli e sicuri.”

“Quando ti si sgretola il pavimento sotto, resistere o arrenderti sono due facce della stessa voglia di distruggerti. Per un pò ho resistito, e poi mi sono arreso… Finché non ho pensato che c’era anche una terza strada: fuggire, andarsene per sempre, smettere di prendersi in giro con la speranza che domani qualcosa possa cambiare.”

Stoner – John Williams

“William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un nitido ricordo.”

“A trent’anni, suo padre ne dimostrava già cinquanta; piegato dalla fatica, fissava disperato l’arido pezzo di terra che di anno in anno dava da campare alla sua famiglia. Sua madre sopportava la vita con pazienza, come una lunga disgrazia destinata a finire.”

“A diciassette anni le sue spalle avevano già iniziato a curvarsi sotto il peso delle cose da fare.”

“Il professore era un uomo di mezza età, poco più che cinquantenne. Si chiamava Archer Sloane e svolgeva il suo incarico di insegnante con un’aria di apparente sdegno e disprezzo, come se avvertisse, tra il suo sapere e la possibilità di trasmetterlo. un abisso così profondo che era inutile tentare di colmarlo.”

“Vagava per i corridoi della biblioteca dell’università, in mezzo a migliaia di libri, inalando l’odore stantio del cuoio e della tela delle vecchie pagine, come se fosse un incenso esotico.”

“Certe volte, immerso nelle sue letture, lo assaliva la coscienza di quante cose ancora non sapeva, di quanti libri non aveva ancora letto. E la serenità tanto agognata andava in mille pezzi appena realizzava quanto poco tempo aveva per leggere tutte quelle cose e imparare quello che doveva sapere.”

“Così Stoner cominciò da dove aveva iniziato, e l’uomo alto, magro e ricurvo che ormai era diventato si sedette in cattedra nella stessa aula dove il ragazzo alto, magro e ricurvo che era stato sedeva dietro a un banco, ascoltando le parole che l’avrebbero condotto fin lì.”

“Come molti uomini che ritengono di aver avuto solo in parte il successo che meritavano, era straordinariamente vanesio e roso dall’affermazione della propria importanza. Ogni dieci o quindici minuti sfilava dal taschino del panciotto un grande orologio d’oro, lo guardava e annuiva tra sè.”

“Nel giro di un mese, Stoner realizzò che il suo matrimonio era un fallimento. Di lì a un anno smise di sperare che le cose sarebbero migliorate. Imparò il silenzio e mise da parte il suo amore.”

“Ma appena gli ospiti se ne andavano, la facciata crollava su se stessa svelando la devastazione.”

“La festa fu come molte altre. La conversazione cominciò in modo frammentario, acquistò una rapida ma debole energia e si disperse in discorsi occasionali.”

“Pensò al prezzo che avevano pagato, anno dopo anno, a quella terra che rimaneva com’era sempre stata, un pò più arida, forse, e un pò più parca di frutti. Nulla era cambiato. Le loro vite erano state consumate da quel triste lavoro, le loro volontà spezzate, le loro intelligenze spente. Adesso erano lì, in quella terra a cui avevano donato la vita, e lentamente, anno dopo anno, la terra se li sarebbe presi. Lentamente l’umidità e la putrefazione avrebbero infestato le bare di pino che raccoglievano i loro corpi, e lentamente avrebbero lambito la loro carne, consumando le ultime vestigia della loro sostanza. In ultimo sarebbero diventati una parte insignificante di quella terra ingrata a cui si erano consegnati tanto tempo addietro.”

“Era arrivato a un’età in cui, con intensità crescente, gli si presentava sempre la stessa domanda, di una semplicità così disarmante che non aveva gli strumenti per affrontarla. Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta. Se mai lo fosse stata. Sospettava che alla stessa domanda, prima o poi, dovessero rispondere tutti gli uomini.”

“Arrivato a quarantadue anni, William Stoner non vedeva nulla di emozionante nel proprio futuro. Del suo passato, poco gli interessava ricordare.”

“A quarantatre anni compiuti, William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra.”

“Quell’estate invecchiò rapidamente, tanto che in autunno, quando tornò in classe, quasi tutti si stupirono del suo aspetto. Il suo viso, divenuto scarno e ossuto, era solcato da profonde rughe. Molti ciuffi bianchi gli spuntavano tra i capelli ed era sempre più curvo, come se portasse sulle spalle un fardello invisibile.”

“Immaginò gli anni a venire e sentì che il peggio doveva ancora arrivare.”

“Non desiderava morire, ma vi furono dei momenti, dopo la partenza di Grace, in cui l’attesa lo rendeva impaziente, come chi sta per intraprendere un viaggio che non ha molta voglia di fare. E come ogni viaggiatore, sentiva di dover fare molte cose prima di partire, ma non riusciva a ricordare quali fossero.”

“Le dita si allentarono e il libro che tenevano si mosse piano e poi rapidamente lungo il corpo immobile, cadendo infine nel silenzio della stanza.”

Il simpatizzante – Viet Thanh Nguyen

“Sono una spia, un dormiente, un fantasma, un uomo con due facce. E un uomo con due menti diverse, anche se questo probabilmente non stupirà nessuno.”

“Il mese in questione era aprile, il mese più crudele. Il mese nel quale una guerra che andava avanti da tempo immemorabile cominciò a perdere i pezzi, come succede regolarmente a tutte le guerre.”

“Era povera, come lo ero stato io, suo figlio, e nessuno chiede alla povera gente se vuole la guerra.”

“Non esiste niente di più costoso di quello che ti viene regalato, brontolava il Generale.”

“La verità, però, era che almeno un milione di persone lavorava o aveva lavorato per gli americani in una veste o nell’altra: lucidandogli le scarpe, combattendo in un esercito creato a loro immagine e somiglianza, offrendo fellatio ai soldati per il prezzo che, a Peoria o Poughkeepsie, avrebbero pagato per un hamburger.”

“Agli americani piace guardarti negli occhi, mi aveva detto una volta, soprattutto mentre ti fottono.”

“Ogni uomo dovrebbe avere un doppio fondo nel suo bagaglio.”

“Non eravamo un popolo che si lanciava in guerra al primo squillo di tromba. No. Noi combattevamo accompagnati da canzoni d’amore, perché eravamo gli italiani dell’Asia.”

“Era un uomo sincero che credeva in tutto quello che diceva, anche quando mentiva, il che non lo rende poi tanto diverso dalla maggior parte delle persone.”

“Eravamo stati costretti a adattarci a una bolla economica di dieci anni, alimentata esclusivamente grazie alle importazioni dagli Stati Uniti; a tre decenni costellati di guerre, inclusa la divisione del paese in due metà perfette, nel 54, grazie al colpo di bacchetta di qualche potenza straniera, e al breve interregno giapponese durante la Seconda guerra mondiale; a un secolo di molestie continue da parte dei coloni francesi.”

“Usava le parole come se fossero pallottole, alternando lunghi silenzi a esplosioni improvvise, brevi e controllate.”

“Avevo sempre avuto un profondo rispetto per la professionalità delle prostitute, che esibivano la propria disonestà con una chiarezza molto maggiore rispetto agli avvocati, un’altra categoria che si fa pagare a ore.”

“Mi limito a notare che la creazione di un esercito di prostitute locali al servizio di soldati stranieri è l’esito inevitabile di qualunque guerra di occupazione, uno dei piccoli e sgradevoli effetti collaterali della difesa della libertà che tutte le mogli, le sorelle, le fidanzate, le madri e tutti i pastori e gli uomini politici di Smallville, USA, fingono di ignorare e nascondono dietro un muro di denti bianchi e lucidi, quando salutano il ritorno a casa dei loro soldati, pronti a curare qualunque innominabile afflizione con la penicillina della bontà americana.”

“I passeggeri tacevano, ipnotizzati dall’ansia e dall’attesa del decollo. Stavano sicuramente pensando le mie stesse cose. Addio, Vietnam. Au revoir, Saigon.”

“Persino i poveri, in America, avevano il frigorifero, per non parlare dell’acqua corrente, dello scarico nel bagno e dell’elettricità ventiquattr’ore su ventiquattro, tutte comodità che, in patria, erano solo un sogno anche per diversi rappresentanti delle classi medie. Perché, allora, mi sentivo povero?”

“Speriamo che la storia si dimentichi di tutto il bordello che abbiamo combinato.”

“Come uno squalo che deve nuotare per sopravvivere, un uomo politico – in questo si era trasformato il Generale – doveva tenere le labbra in costante movimento.”

“Marcivano nell’aria stantia e polverosa degli appartamenti forniti dal governo, mentre i loro testicoli avvizzivano ogni giorno di più, consumati dalle metastasi di un cancro che si chiamava assimilazione, e facili vittime dell’ipocondria dell’esilio.”

“Tanto Gesù quanto lo zio Ho (HO Chi Minh) erano stati chiari sul fatto che il denaro corrompe.”

“Non importa da quanto tempo sei qui, disse Ms Mori. I bianchi ti tratteranno sempre da straniero.”

“Era invece il miglior tipo di verità: quella che può significare come minimo due cose diverse.”

“Il giorno è nostro, ma la notte appartiene a CHARLIE. Non dimenticarlo mai.”

“Nella mia ingenuità, avevo creduto di poter distogliere Hollywood da quello che era il suo obiettivo dichiarato: lobotomizzare e insieme derubare le platee di tutto il mondo. Il beneficio secondario dell’operazione consisteva nel trasformare la storia in una sorta di miniera a cielo aperto, lasciando i fatti veri nelle profondità dei tunnel sotterranei, accanto ai morti, ed estraendo solo qualche diamante scelto, per lo stupore e l’emozione del pubblico.”

“Compativo i francesi, per la loro ingenuità nel credere di dover visitare un paese, prima di poterlo sfruttare. Hollywood era molto più efficiente: per sfruttare un paese, le era sufficiente immaginarlo a modo suo.”

“La sua arroganza segnava una novità assoluta: per la prima volta, a scrivere la storia sarebbero stati gli sconfitti anziché i vincitori, grazie alla più efficiente macchina propagandistica che fosse mai stata creata.”

“Facevo quindi attenzione a presentare me stesso come un immigrato qualunque, lieto di trovarmi in una terra nella quale la ricerca della felicità era un diritto sancito per iscritto, cosa che, a pensarci bene, non era poi così esaltante. La certezza della felicità: quella si, che sarebbe stata una gran cosa. Ma sentirsi garantire la possibilità di accedere al montepremi della felicità era come avere il permesso di comprate un biglietto della lotteria. Qualcuno sarebbe diventato milionario, certo, ma sempre e solo a spese di migliaia di altre persone.”

“…forse l’unico contributo americano all’architettura mondiale: un parcheggio.”

“La carta con la quale l’Occidente si puliva il culo era più morbida di quella con cui il resto del mondo si soffiava il naso, anche se il paragone poteva valere solo come metafora. In realtà, il resto del mondo sarebbe rimasto stupefatto alla semplice idea di usare un qualunque tipo di carta, per soffiarsi il naso.”

“E ricordi che non esiste cura migliore di un sano relativismo. Per quanto male possa sentirsi, la conforterà sapere che c’è gente in condizioni ben peggiori delle sue.”

“Potevo sopravvivere tranquillamente senza televisione, ma non senza libri.”

“Perciò, per un profugo, la prima domanda riguardava sempre i tempi: Quando potrò tornare a casa?”

“La vodka era uno dei tre prodotti sovietici adatti all’esportazione, senza contare esuli e dissidenti; gli altri due erano le armi e i romanzi.”

“Un romanzo russo dell’Ottocento e la vodka si accompagnano alla perfezione. Leggere un romanzo mentre si sorseggia un bicchiere di vodka legittima il drink, mentre il drink fa sembrare il romanzo molto più breve di quanto non sia in realtà.”

“Ogni bottiglia di liquore ancora intatta contiene un messaggio, una sorpresa che può essere svelata solo bevendo.”

“La vodka era l’ideale per stimolare la sincerità, specie se bevuta col ghiaccio, come la mia. La vodka col ghiaccio era così trasparente, limpida e forte, che ispirava chiunque la bevesse a imitarla.”

“Disarmare un idealista era facile. Era sufficiente chiedergli perché non fosse in prima linea nella battaglia particolare che andava scegliendo di volta in volta.”

“Ma quello che ho imparato, anche se controvoglia, è che non è possibile vivere in un paese straniero senza che quel paese ti cambi.”

“Dopo tutto, non c’era nulla di più americano che imbracciare un fucile e prepararsi a morire per la libertà e l’indipendenza, a parte forse imbracciare quello stesso fucile per portar via la libertà e l’indipendenza a qualcuno.”

“Era questo il potere occulto dell’uniforme, e del fare massa: uomini che non avrebbero mai neppure sognato di sacrificarsi nel corso della loro quotidiana esistenza di camerieri si dichiaravano pronti a farlo, in piedi sotto un sole cocente.”

“Se falliranno, potremo chiamarli folli. Ma se non falliranno diverranno eroi e visionari, che sopravvivano o che muoiano.”

“Se esiste qualcosa per cui vale la pena morire, allora hai anche un motivo per vivere.”

“I cinesi potevano anche aver inventato la polvere da sparo e gli spaghetti, ma l’Occidente aveva inventato la scollatura, con effetti profondi quanto sottovalutati.”

“La cosa più importante da capire è che mentre noi corteggiamo le nostre donne, gli americani fissano un appuntamento: un sistema pragmatico in base al quale un maschio e una femmina stabiliscono un orario e un luogo dove incontrarsi, come se dovessero discutere di affari. Gli americani preferiscono parlare di appuntamenti perchè ragionano in termini di investimenti e profitti, a breve o lungo termine, mentre noi per il corteggiamento e l’amore hanno a che fare soprattutto con il rischio di perdere.”

“L’unico problema, nel rinunciare a parlare tra sè, è che non esiste al mondo un interlocutore migliore di se stessi. Nessuno è altrettanto paziente nell’ascoltare, nessuno ti conosce meglio, eppure con nessuno esiste una percentuale più alta di incomprensioni.”

“Quando il Deputato si alzò in piedi, dovetti fare uno sforzo per placare le fitte allo stomaco. Mi trovavo di fronte ad alcuni tra i campioni più rappresentativi della creatura più pericolosa nella storia dell’umanità: l’uomo bianco in giacca e cravatta.”

“Intendevo dire, signori, che per noi la vita è solo preziosa… – e feci un’altra pausa, lasciando che il pubblico allungasse impercettibilmente il collo verso di me -, mentre per gli occidentali è un valore irrinunciabile.”

“Un altro modo praticabile per restituire al mondo un pizzico di gradevolezza era non cercare di cambiarlo, e modificare invece il proprio modo di vederlo.”

“L’amore è questo, in fondo: poter parlare con un’altra persona senza il minimo sforzo e senza dover nascondere nulla, e al tempo stesso sentirsi perfettamente a proprio agio anche senza dire una sola parola. O meglio, per quanto mi riguarda, questo è uno dei modi in si può descrivere l’amore.”

“Le possibilità di tornare in America erano molto scarse, e pensai con rimpianto a tutte le cose che mi sarebbero mancate: le cene davanti alla televisione; l’aria condizionata; un sistema di controllo del traffico ben regolato, che la gente rispettava veramente; una percentuale relativamente bassa di morti per colpi d’arma da fuoco, almeno se paragonata alla nostra madrepatria; il romanzo modernista; la libertà di parola, che, anche se non assoluta come piaceva pensare agli americani, era comunque molto maggiore che in Vietnam; la liberazione sessuale; ma soprattutto, forse più di ogni altra cosa, quell’onnipresente narcotico che si chiamava ottimismo, e che si riversava in modo sistematico nella mente di ogni americano, cancellando i graffiti della disperazione, della rabbia, dell’odio e del nichilismo con i quali l’inconscio insisteva a lordare ogni cosa.”

“Alcuni animali potevano vedere anche al buio, ma gli uomini erano gli unici esseri viventi che cercassero deliberatamente ogni possibile strada per esplorare l’oscurità della propria anima. Come specie, non ci siamo mai imbattuti in una caverna, una porta o un ingresso di qualunque tipo nel quale non volessimo entrare. E non ci accontentiamo mai della prima entrata che troviamo: vogliamo sempre sperimentare ogni possibilità, perfino i passaggi più oscuri o difficili, o comunque era questo che ero stato indotto a pensare…”

“Non capisci che gli americani hanno bisogno degli antiamericani?”

“Ora che abbiamo il potere, non abbiamo più bisogno che i francesi o gli americani ci fottano. Possiamo farlo benissimo da soli.”

“Il tempo non faceva che ripetersi all’infinito, come un nastro che ripartisse ogni volta da capo; il tempo mi ululava nelle orecchie, ridendo come un pazzo all’idea che potessimo controllarlo con orologi da polso, sveglie da comodino, rivoluzioni, o attraverso la storia.”

“Aveva scelto il lato giusto o sbagliato della storia?”

“…avevo finito per comprendere come la nostra rivoluzione si fosse trasformata dall’avanguardia di un progetto politico in una retroguardia preoccupata solo di accumulare potere. In questo processo rappresentavamo più la regola che l’eccezione. I francesi e gli americani non avevano fatto esattamente lo stesso? Un tempo rivoluzionari a loro volta, erano diventati imperialisti, colonizzando e occupando la nostra piccola terra ribelle e togliendoci la libertà con la scusa di volerci salvare.”

“Che cosa fanno le persone che lottano contro il potere, quando lo conquistano? Che cosa fa un rivoluzionario, quando la rivoluzione trionfa?”

“Rimaniamo esempi viventi della più fiduciosa tra le creature: il rivoluzionario in cerca di una rivoluzione, anche se non troveremmo niente da obiettare se qualcuno ci definisse sognatori, resi ciechi da un’illusione.”

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: