Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Diari di viaggio in Italia e in Europa – Virginia Woolf

“Era ormai sera, la fioritura sulle colline emanava bagliori purpurei e il mare offriva il suo cuore più segreto alla luce; era un cuore del blu più profondo. Di fronte a noi c’era uno scudo di colline, ripide e inattese e incessanti, come se la terra non avesse niente di meglio da fare che dare alla luce monticelli impazienti.”

“C’è così tanto da cogliere ad Atene che non occorre tentarne alcuna descrizione.”

“Ma è il Partenone a sopraffarti; è così grande, e così forte, e così trionfante. Ti riscalda fin nelle ossa, come se passassi accanto al tepore di un caminetto.”

“La Grecia moderna è così inconsistente e precaria che, quando la si paragona ai frammenti più grezzi di quella antica, va completamente in frantumi.”

“Eppure, anche così, ci sono libri che ronzano in una tonalità diversa da altri; alcuni ti fanno correre persino un saltuario brivido di oblio lungo la schiena, e ti lasciano sognare di essere libera di seguirli ovunque ti chiamino.”

“Dopo averci riflettuto due minuti, non mi sembra che le leggi dell’ospitalità impongano di parlar bene del proprio albergo o di tacerne. Poiché, sebbene l’idea di offendere un uomo sotto il suo stesso tetto sia un pò cinica, quando si paga abbondantemente  per ogni minuto di quel riparo, il portamonete ha il diritto di precedenza sulla carità.”

“Per quel che mi riguarda – io scrivo. L’istinto zampilla come linfa in un albero.”

“”Firenze mi sembra un posto molto felice. Anche la madre più povera può lasciar giocare i figli nell’erba alta, e il glicine è in fiore.”

“…uno scrittore dovrebbe essere la fornace che forgia le sue stesse parole – e le persone tiepide, timide e troppo virtuose non coniano mai parole vere.”

“E mentre ascoltavo quelle umili parole che esprimevano l’affetto provato da una donna per un’altra, ho pensato che nessun elogio al mondo avrebbe potuto essere più dolce o significativo.”

“Il profilo di queste Baie fa pensare che a volte la natura possieda una certa consapevole felicità, e ci colpisce con forza particolare ogni volta che pare plasmare la propria materia in modo così sapiente.”

“E poi la nostra fragile casetta, che in qualche modo crediamo così solida, con il suo occhio di luce, come tante altre; no, qui non facciamo entrare il mondo. Ciascuno ha trovato il proprio posto e lasciamo fuori un’infinità di cose.”

“Su di me è calata la spaventosa fatica di essere sempre le stesse persone, negli stessi corpi, a vagare in quella luce pallida, non del tutto vive, ma non ancora disposte a morire. Il sonno e la notte, ho pensato, dovrebbero cancellarci per un pò; ma eccoci qui, limitati come sempre. Questo è tuttavia l’effetto di una notte che non è notte; il processo sembra continuare all’infinito, infinitamente penoso.”

“La gente incide il proprio nome dappertutto.”

“L’Arno scorre veloce con la sua solita schiuma color caffè. Abbiamo camminato nei Chiostri; questa è la vera Italia, con quel suo antico odore di polvere; la gente che sciama nelle strade; sotto il – come si dice? – credo che la parola giusta per definire una strada con le colonne sia Loggiato.”

“Scrivere non è per niente un’arte semplice. Pensare a che cosa scrivere sembra facile; ma il pensiero evapora, scappa di qua e di là.”

“Adesso il richiamo di casa, e della libertà, e del non dover fare le valigie comincia a farsi sentire – ah, sedersi su una poltrona, e leggere, e non dover chiedere dell’Eau Minerale per lavarci i denti!”

“Qui me ne sto seduta sul letto dell’albergo sul lungomare ventoso e aspetto la cena, con la consueta sensazione che i vari periodi di tempo si sovrappongano e che la vita diventi irreale, per poi svanire presto, mentre il mondo continuerà per milioni e milioni di anni.”

“Ricopiare la conversazione non è molto interessante. La gente ripete continuamente le stesse cose.”

“Il cavallo domina l’Inghilterra, così come il salmone domina l’Irlanda.”

“L’atmosfera hitleriana è un pò mitigata, anche se ogni paese ha un’insegna dipinta: Die Juden sin hier unwunscht. Ma sembra che sia stata messa su a forza. Alla fine è arrivata la vera Austria; e adesso siamo quasi fuori dalla portata delle voci.”

“E’ strano il ruolo che il vino ha avuto nella vita dell’essere umano.”

“Quando si legge, la mente è come un’elica di aeroplano, invisibilmente rapida e inconsapevole – uno stato che si raggiunge di rado.”

La polvere del Messico – Pino Cacucci

“Un ricordo, in modo particolare, riaffiora ogni volta che penso a come sia cominciato il coinvolgimento vero, l’inizio di una vaga intuizione, divenuta poi consapevolezza che nulla sarebbe più stato come prima.”

“Senza pretendere di trarne una regola universale, credo comunque che il contatto con “l’altro”, a qualsiasi latitudine, inizi con un gesto di resa incondizionata: la rinuncia a propri schemi e abitudini, liberandosi dell’inconfessata certezza che la realtà sia univoca e unidimensionale, e che tutto possa venire interpretato da un solo modo di guardare. L’ingrediente più nefasto della cultura occidentale credo sia proprio questa nostra ormai istintiva consuetudine ad analizzare e giudicare, filtrando i comportamenti altrui attraverso una rete di convenzioni che ci illudiamo siano assolute e scontate.”

“Il bere è un rito collettivo. Nessun vero messicano si ubriacherebbe mai da solo, dice don Venustiano arrotolando un altro taquito de carnitas, il mignolo abilissimo a sostenere l’involtino di tortilla senza perdere una sola goccia di salsa.”

“La sua lunga tradizione dell’offrire un rifugio agli sconfitti dipende certamente da una storia in cui i veri eroi, i miti tramandati, sono sempre dei vinti. Da Moctezuma e Cuauhtemoc a Villa e Zapata, i chilangos hanno sempre dimostrato un grande rispetto per la nobiltà degli sconfitti e un disprezzo viscerale per l’arroganza dei vincitori.”

“Ma la vera Mexico, intanto, pulsa lenta e priva di inutile fretta nelle cantinas coi tavolini di lamiera e i muri scrostati, dove trovi immancabilmente qualcuno disposto a raccontarti una storia che può ancora stupire.”

“Poi arriva la tappa obbligata davanti al monumento che segna il passaggio del Tropico del Cancro. Qualche minuto di contemplazione, finchè non ti assale la domanda sul motivo che fa stare ferma la gente sotto il sole a guardare due blocchi di cemento e una linea immaginaria. Riparto di corsa, boccheggiando.”

“Per innumerevoli registi, scrittori, artisti, fotografi e giornalisti, i tremiladuecento chilometri che si estendono da Tijuana a Matamoros, da San Diego a Brownsville, dal Pacifico all’Atlantico, sono stati e continuano a essere un’inesauribile fonte d’ispirazione. Perché questa è la Frontiera per eccellenza, la linea che separa non solo due grandi paesi, ma anche due mondi contrapposti eppure ineluttabilmente attratti l’uno dall’altro, due filosofie del vivere, due diverse concezioni dell’esistente. L’opulenza consumistica e la penuria dignitosa. Il trionfo delle merci e il desiderio di ottenerle. La modernità che non conserva memoria del passato e l’accanita difesa delle proprie antiche radici e tradizioni ancestrali.”

“Città emblema della frontiera è Tijuana, record mondiale di transiti legali e traffici illegali, metropoli apparentemente senz’anima eppure profondamente avvinghiata al concetto di messicanità.”

“Rio Bravo, Rio Grande: ha dato vita a più leggende di quanta acqua abbia trasportato fino al Golfo, nei suoi oltre millecinquecento chilometri di frontiera.”

“Nuevo Laredo, Messico: aria che odora di tacos, fritangas ed enchiladas. Cantinas fumose, taxi Volkswagen e vecchi ronzini attaccati a calessi per turisti grassi e chiassosi. Facce di chi non ha più niente da perdere ma ti regala egualmente un sorriso. Laredo, Usa: grattacieli asettici e vetrine traboccanti di oggetti costosi, fast food e chiese protestanti dalle guglie candide, uomini d’affari dallo sguardo impenetrabile, cravattino di cuoio con fermaglio d’argento e pick-up superaccessoriato con motore che, per eguagliarne la cilindrata, non basterebbero cinque taxi messicani fermi di là dal ponte. Due mondi contrapposti, che si guardano dalla sponda e non si sa cosa vedano realmente.”

“Aveva un aspetto da piccolo burocrate di provincia, che contrastava con l’espressione da viaggiatore stanco, lo sguardo di uno che non spera più di vedere qualche novità nel tutto già visto.”

“Il deserto è vivo, pulsante, percorso da fremiti impercettibili. Ma non ha suoni, né odori, né sapori. Tutto è apparentemente immobile, da millenni, sotto questo sole perpendicolare e calcinante.”

“Le leggende affascinano anche per questo: si diffondono, si accavallano, si confondono tra loro, e alla fine ognuno le racconta come gli pare, perché la principale qualità delle leggende è permettere a chi le tramanda di aggiungere qualcosa in base alla propria fantasia, alla partecipazione con cui le narra, all’amore per la propria terra.”

“Per tentare di scalfire quella crosta impalpabile, quel velo che la messicanità mantiene per difendersi da chi non potrebbe capirla, c’è solo un modo: cominciare dalle cantinas. E più il locale è sgangherato, piccolo, umido di alcol sudato e col pavimento scivoloso per l’impasto di polvere e bicchieri perduti a metà strada, più sarà facile sentirsi accettato. Per cogliere il sabor di un luogo, non c’è altro modo che trascorrere un pomeriggio in una cantina a parlare di niente e di tutto con chiunque.”

“Panamericana: basta nominarla per evocare l’idea stessa del viaggio, giorni, settimane o mesi di strada – spesso interrotta o malandata – che dalla Patagonia arriva in Alaska, 25,600 chilometri, con il tratto messicano che risulta uno dei più agevoli e sicuri.”

“Quando ti si sgretola il pavimento sotto, resistere o arrenderti sono due facce della stessa voglia di distruggerti. Per un pò ho resistito, e poi mi sono arreso… Finché non ho pensato che c’era anche una terza strada: fuggire, andarsene per sempre, smettere di prendersi in giro con la speranza che domani qualcosa possa cambiare.”

Stoner – John Williams

“William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un nitido ricordo.”

“A trent’anni, suo padre ne dimostrava già cinquanta; piegato dalla fatica, fissava disperato l’arido pezzo di terra che di anno in anno dava da campare alla sua famiglia. Sua madre sopportava la vita con pazienza, come una lunga disgrazia destinata a finire.”

“A diciassette anni le sue spalle avevano già iniziato a curvarsi sotto il peso delle cose da fare.”

“Il professore era un uomo di mezza età, poco più che cinquantenne. Si chiamava Archer Sloane e svolgeva il suo incarico di insegnante con un’aria di apparente sdegno e disprezzo, come se avvertisse, tra il suo sapere e la possibilità di trasmetterlo. un abisso così profondo che era inutile tentare di colmarlo.”

“Vagava per i corridoi della biblioteca dell’università, in mezzo a migliaia di libri, inalando l’odore stantio del cuoio e della tela delle vecchie pagine, come se fosse un incenso esotico.”

“Certe volte, immerso nelle sue letture, lo assaliva la coscienza di quante cose ancora non sapeva, di quanti libri non aveva ancora letto. E la serenità tanto agognata andava in mille pezzi appena realizzava quanto poco tempo aveva per leggere tutte quelle cose e imparare quello che doveva sapere.”

“Così Stoner cominciò da dove aveva iniziato, e l’uomo alto, magro e ricurvo che ormai era diventato si sedette in cattedra nella stessa aula dove il ragazzo alto, magro e ricurvo che era stato sedeva dietro a un banco, ascoltando le parole che l’avrebbero condotto fin lì.”

“Come molti uomini che ritengono di aver avuto solo in parte il successo che meritavano, era straordinariamente vanesio e roso dall’affermazione della propria importanza. Ogni dieci o quindici minuti sfilava dal taschino del panciotto un grande orologio d’oro, lo guardava e annuiva tra sè.”

“Nel giro di un mese, Stoner realizzò che il suo matrimonio era un fallimento. Di lì a un anno smise di sperare che le cose sarebbero migliorate. Imparò il silenzio e mise da parte il suo amore.”

“Ma appena gli ospiti se ne andavano, la facciata crollava su se stessa svelando la devastazione.”

“La festa fu come molte altre. La conversazione cominciò in modo frammentario, acquistò una rapida ma debole energia e si disperse in discorsi occasionali.”

“Pensò al prezzo che avevano pagato, anno dopo anno, a quella terra che rimaneva com’era sempre stata, un pò più arida, forse, e un pò più parca di frutti. Nulla era cambiato. Le loro vite erano state consumate da quel triste lavoro, le loro volontà spezzate, le loro intelligenze spente. Adesso erano lì, in quella terra a cui avevano donato la vita, e lentamente, anno dopo anno, la terra se li sarebbe presi. Lentamente l’umidità e la putrefazione avrebbero infestato le bare di pino che raccoglievano i loro corpi, e lentamente avrebbero lambito la loro carne, consumando le ultime vestigia della loro sostanza. In ultimo sarebbero diventati una parte insignificante di quella terra ingrata a cui si erano consegnati tanto tempo addietro.”

“Era arrivato a un’età in cui, con intensità crescente, gli si presentava sempre la stessa domanda, di una semplicità così disarmante che non aveva gli strumenti per affrontarla. Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta. Se mai lo fosse stata. Sospettava che alla stessa domanda, prima o poi, dovessero rispondere tutti gli uomini.”

“Arrivato a quarantadue anni, William Stoner non vedeva nulla di emozionante nel proprio futuro. Del suo passato, poco gli interessava ricordare.”

“A quarantatre anni compiuti, William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra.”

“Quell’estate invecchiò rapidamente, tanto che in autunno, quando tornò in classe, quasi tutti si stupirono del suo aspetto. Il suo viso, divenuto scarno e ossuto, era solcato da profonde rughe. Molti ciuffi bianchi gli spuntavano tra i capelli ed era sempre più curvo, come se portasse sulle spalle un fardello invisibile.”

“Immaginò gli anni a venire e sentì che il peggio doveva ancora arrivare.”

“Non desiderava morire, ma vi furono dei momenti, dopo la partenza di Grace, in cui l’attesa lo rendeva impaziente, come chi sta per intraprendere un viaggio che non ha molta voglia di fare. E come ogni viaggiatore, sentiva di dover fare molte cose prima di partire, ma non riusciva a ricordare quali fossero.”

“Le dita si allentarono e il libro che tenevano si mosse piano e poi rapidamente lungo il corpo immobile, cadendo infine nel silenzio della stanza.”

Il simpatizzante – Viet Thanh Nguyen

“Sono una spia, un dormiente, un fantasma, un uomo con due facce. E un uomo con due menti diverse, anche se questo probabilmente non stupirà nessuno.”

“Il mese in questione era aprile, il mese più crudele. Il mese nel quale una guerra che andava avanti da tempo immemorabile cominciò a perdere i pezzi, come succede regolarmente a tutte le guerre.”

“Era povera, come lo ero stato io, suo figlio, e nessuno chiede alla povera gente se vuole la guerra.”

“Non esiste niente di più costoso di quello che ti viene regalato, brontolava il Generale.”

“La verità, però, era che almeno un milione di persone lavorava o aveva lavorato per gli americani in una veste o nell’altra: lucidandogli le scarpe, combattendo in un esercito creato a loro immagine e somiglianza, offrendo fellatio ai soldati per il prezzo che, a Peoria o Poughkeepsie, avrebbero pagato per un hamburger.”

“Agli americani piace guardarti negli occhi, mi aveva detto una volta, soprattutto mentre ti fottono.”

“Ogni uomo dovrebbe avere un doppio fondo nel suo bagaglio.”

“Non eravamo un popolo che si lanciava in guerra al primo squillo di tromba. No. Noi combattevamo accompagnati da canzoni d’amore, perché eravamo gli italiani dell’Asia.”

“Era un uomo sincero che credeva in tutto quello che diceva, anche quando mentiva, il che non lo rende poi tanto diverso dalla maggior parte delle persone.”

“Eravamo stati costretti a adattarci a una bolla economica di dieci anni, alimentata esclusivamente grazie alle importazioni dagli Stati Uniti; a tre decenni costellati di guerre, inclusa la divisione del paese in due metà perfette, nel 54, grazie al colpo di bacchetta di qualche potenza straniera, e al breve interregno giapponese durante la Seconda guerra mondiale; a un secolo di molestie continue da parte dei coloni francesi.”

“Usava le parole come se fossero pallottole, alternando lunghi silenzi a esplosioni improvvise, brevi e controllate.”

“Avevo sempre avuto un profondo rispetto per la professionalità delle prostitute, che esibivano la propria disonestà con una chiarezza molto maggiore rispetto agli avvocati, un’altra categoria che si fa pagare a ore.”

“Mi limito a notare che la creazione di un esercito di prostitute locali al servizio di soldati stranieri è l’esito inevitabile di qualunque guerra di occupazione, uno dei piccoli e sgradevoli effetti collaterali della difesa della libertà che tutte le mogli, le sorelle, le fidanzate, le madri e tutti i pastori e gli uomini politici di Smallville, USA, fingono di ignorare e nascondono dietro un muro di denti bianchi e lucidi, quando salutano il ritorno a casa dei loro soldati, pronti a curare qualunque innominabile afflizione con la penicillina della bontà americana.”

“I passeggeri tacevano, ipnotizzati dall’ansia e dall’attesa del decollo. Stavano sicuramente pensando le mie stesse cose. Addio, Vietnam. Au revoir, Saigon.”

“Persino i poveri, in America, avevano il frigorifero, per non parlare dell’acqua corrente, dello scarico nel bagno e dell’elettricità ventiquattr’ore su ventiquattro, tutte comodità che, in patria, erano solo un sogno anche per diversi rappresentanti delle classi medie. Perché, allora, mi sentivo povero?”

“Speriamo che la storia si dimentichi di tutto il bordello che abbiamo combinato.”

“Come uno squalo che deve nuotare per sopravvivere, un uomo politico – in questo si era trasformato il Generale – doveva tenere le labbra in costante movimento.”

“Marcivano nell’aria stantia e polverosa degli appartamenti forniti dal governo, mentre i loro testicoli avvizzivano ogni giorno di più, consumati dalle metastasi di un cancro che si chiamava assimilazione, e facili vittime dell’ipocondria dell’esilio.”

“Tanto Gesù quanto lo zio Ho (HO Chi Minh) erano stati chiari sul fatto che il denaro corrompe.”

“Non importa da quanto tempo sei qui, disse Ms Mori. I bianchi ti tratteranno sempre da straniero.”

“Era invece il miglior tipo di verità: quella che può significare come minimo due cose diverse.”

“Il giorno è nostro, ma la notte appartiene a CHARLIE. Non dimenticarlo mai.”

“Nella mia ingenuità, avevo creduto di poter distogliere Hollywood da quello che era il suo obiettivo dichiarato: lobotomizzare e insieme derubare le platee di tutto il mondo. Il beneficio secondario dell’operazione consisteva nel trasformare la storia in una sorta di miniera a cielo aperto, lasciando i fatti veri nelle profondità dei tunnel sotterranei, accanto ai morti, ed estraendo solo qualche diamante scelto, per lo stupore e l’emozione del pubblico.”

“Compativo i francesi, per la loro ingenuità nel credere di dover visitare un paese, prima di poterlo sfruttare. Hollywood era molto più efficiente: per sfruttare un paese, le era sufficiente immaginarlo a modo suo.”

“La sua arroganza segnava una novità assoluta: per la prima volta, a scrivere la storia sarebbero stati gli sconfitti anziché i vincitori, grazie alla più efficiente macchina propagandistica che fosse mai stata creata.”

“Facevo quindi attenzione a presentare me stesso come un immigrato qualunque, lieto di trovarmi in una terra nella quale la ricerca della felicità era un diritto sancito per iscritto, cosa che, a pensarci bene, non era poi così esaltante. La certezza della felicità: quella si, che sarebbe stata una gran cosa. Ma sentirsi garantire la possibilità di accedere al montepremi della felicità era come avere il permesso di comprate un biglietto della lotteria. Qualcuno sarebbe diventato milionario, certo, ma sempre e solo a spese di migliaia di altre persone.”

“…forse l’unico contributo americano all’architettura mondiale: un parcheggio.”

“La carta con la quale l’Occidente si puliva il culo era più morbida di quella con cui il resto del mondo si soffiava il naso, anche se il paragone poteva valere solo come metafora. In realtà, il resto del mondo sarebbe rimasto stupefatto alla semplice idea di usare un qualunque tipo di carta, per soffiarsi il naso.”

“E ricordi che non esiste cura migliore di un sano relativismo. Per quanto male possa sentirsi, la conforterà sapere che c’è gente in condizioni ben peggiori delle sue.”

“Potevo sopravvivere tranquillamente senza televisione, ma non senza libri.”

“Perciò, per un profugo, la prima domanda riguardava sempre i tempi: Quando potrò tornare a casa?”

“La vodka era uno dei tre prodotti sovietici adatti all’esportazione, senza contare esuli e dissidenti; gli altri due erano le armi e i romanzi.”

“Un romanzo russo dell’Ottocento e la vodka si accompagnano alla perfezione. Leggere un romanzo mentre si sorseggia un bicchiere di vodka legittima il drink, mentre il drink fa sembrare il romanzo molto più breve di quanto non sia in realtà.”

“Ogni bottiglia di liquore ancora intatta contiene un messaggio, una sorpresa che può essere svelata solo bevendo.”

“La vodka era l’ideale per stimolare la sincerità, specie se bevuta col ghiaccio, come la mia. La vodka col ghiaccio era così trasparente, limpida e forte, che ispirava chiunque la bevesse a imitarla.”

“Disarmare un idealista era facile. Era sufficiente chiedergli perché non fosse in prima linea nella battaglia particolare che andava scegliendo di volta in volta.”

“Ma quello che ho imparato, anche se controvoglia, è che non è possibile vivere in un paese straniero senza che quel paese ti cambi.”

“Dopo tutto, non c’era nulla di più americano che imbracciare un fucile e prepararsi a morire per la libertà e l’indipendenza, a parte forse imbracciare quello stesso fucile per portar via la libertà e l’indipendenza a qualcuno.”

“Era questo il potere occulto dell’uniforme, e del fare massa: uomini che non avrebbero mai neppure sognato di sacrificarsi nel corso della loro quotidiana esistenza di camerieri si dichiaravano pronti a farlo, in piedi sotto un sole cocente.”

“Se falliranno, potremo chiamarli folli. Ma se non falliranno diverranno eroi e visionari, che sopravvivano o che muoiano.”

“Se esiste qualcosa per cui vale la pena morire, allora hai anche un motivo per vivere.”

“I cinesi potevano anche aver inventato la polvere da sparo e gli spaghetti, ma l’Occidente aveva inventato la scollatura, con effetti profondi quanto sottovalutati.”

“La cosa più importante da capire è che mentre noi corteggiamo le nostre donne, gli americani fissano un appuntamento: un sistema pragmatico in base al quale un maschio e una femmina stabiliscono un orario e un luogo dove incontrarsi, come se dovessero discutere di affari. Gli americani preferiscono parlare di appuntamenti perchè ragionano in termini di investimenti e profitti, a breve o lungo termine, mentre noi per il corteggiamento e l’amore hanno a che fare soprattutto con il rischio di perdere.”

“L’unico problema, nel rinunciare a parlare tra sè, è che non esiste al mondo un interlocutore migliore di se stessi. Nessuno è altrettanto paziente nell’ascoltare, nessuno ti conosce meglio, eppure con nessuno esiste una percentuale più alta di incomprensioni.”

“Quando il Deputato si alzò in piedi, dovetti fare uno sforzo per placare le fitte allo stomaco. Mi trovavo di fronte ad alcuni tra i campioni più rappresentativi della creatura più pericolosa nella storia dell’umanità: l’uomo bianco in giacca e cravatta.”

“Intendevo dire, signori, che per noi la vita è solo preziosa… – e feci un’altra pausa, lasciando che il pubblico allungasse impercettibilmente il collo verso di me -, mentre per gli occidentali è un valore irrinunciabile.”

“Un altro modo praticabile per restituire al mondo un pizzico di gradevolezza era non cercare di cambiarlo, e modificare invece il proprio modo di vederlo.”

“L’amore è questo, in fondo: poter parlare con un’altra persona senza il minimo sforzo e senza dover nascondere nulla, e al tempo stesso sentirsi perfettamente a proprio agio anche senza dire una sola parola. O meglio, per quanto mi riguarda, questo è uno dei modi in si può descrivere l’amore.”

“Le possibilità di tornare in America erano molto scarse, e pensai con rimpianto a tutte le cose che mi sarebbero mancate: le cene davanti alla televisione; l’aria condizionata; un sistema di controllo del traffico ben regolato, che la gente rispettava veramente; una percentuale relativamente bassa di morti per colpi d’arma da fuoco, almeno se paragonata alla nostra madrepatria; il romanzo modernista; la libertà di parola, che, anche se non assoluta come piaceva pensare agli americani, era comunque molto maggiore che in Vietnam; la liberazione sessuale; ma soprattutto, forse più di ogni altra cosa, quell’onnipresente narcotico che si chiamava ottimismo, e che si riversava in modo sistematico nella mente di ogni americano, cancellando i graffiti della disperazione, della rabbia, dell’odio e del nichilismo con i quali l’inconscio insisteva a lordare ogni cosa.”

“Alcuni animali potevano vedere anche al buio, ma gli uomini erano gli unici esseri viventi che cercassero deliberatamente ogni possibile strada per esplorare l’oscurità della propria anima. Come specie, non ci siamo mai imbattuti in una caverna, una porta o un ingresso di qualunque tipo nel quale non volessimo entrare. E non ci accontentiamo mai della prima entrata che troviamo: vogliamo sempre sperimentare ogni possibilità, perfino i passaggi più oscuri o difficili, o comunque era questo che ero stato indotto a pensare…”

“Non capisci che gli americani hanno bisogno degli antiamericani?”

“Ora che abbiamo il potere, non abbiamo più bisogno che i francesi o gli americani ci fottano. Possiamo farlo benissimo da soli.”

“Il tempo non faceva che ripetersi all’infinito, come un nastro che ripartisse ogni volta da capo; il tempo mi ululava nelle orecchie, ridendo come un pazzo all’idea che potessimo controllarlo con orologi da polso, sveglie da comodino, rivoluzioni, o attraverso la storia.”

“Aveva scelto il lato giusto o sbagliato della storia?”

“…avevo finito per comprendere come la nostra rivoluzione si fosse trasformata dall’avanguardia di un progetto politico in una retroguardia preoccupata solo di accumulare potere. In questo processo rappresentavamo più la regola che l’eccezione. I francesi e gli americani non avevano fatto esattamente lo stesso? Un tempo rivoluzionari a loro volta, erano diventati imperialisti, colonizzando e occupando la nostra piccola terra ribelle e togliendoci la libertà con la scusa di volerci salvare.”

“Che cosa fanno le persone che lottano contro il potere, quando lo conquistano? Che cosa fa un rivoluzionario, quando la rivoluzione trionfa?”

“Rimaniamo esempi viventi della più fiduciosa tra le creature: il rivoluzionario in cerca di una rivoluzione, anche se non troveremmo niente da obiettare se qualcuno ci definisse sognatori, resi ciechi da un’illusione.”

Cartongesso – Francesco Maino

“Il mio lavoro principale, il mio primo lavoro, quello ufficiale, qui a Insaponata, un lavoro non retribuito, quello per il quale mi trovo impiegato ventiquattro (24) ore su ventiquattro (24), ogni giorno, senza soste, quello che svolgo da sempre, vale a dire dal momento in cui ho raggiunto la cosiddetta capacità naturale, più o meno dai sedici (16) anni in avanti, è quello che mi vede pedissequamente impegnato nell’impedire alle salme mobili che occupano la mia vita biologica di annientarmi definitivamente colla loro biologica visione delle cose…”

“Chi l’avrebbe mai detto che dopo questa micidiale esperienza di morte avrei dovuto affrontare il ben più micidiale meccanismo della pratica forense, frequentando i peggiori inculatori del mondo moderno, le più pure carogne del mondo giurisperito?”

“La vita in venero è in offerta speciale, non verità millenaria sotto il sole, nel caigo, in barchin, la vita è offerta lancio come la more, vivi e morti non si distinguono perché non hanno più faccia, vivi e morti si includono nella lista delle cose che si devono consumare.
Vivi e morti si producono.”

“…il diritto di voto non è esattamente la democrazia, il diritto di voto è esattamente il diritto di voto; vuol dire che una mandria di cinghiali mette la crose colla matita copiativa sulla faccia del candidato pantagruele che ha la stessa faccia insaponificata dell’elettore gargantuà, la stessa famanza, lo stesso odore, stessi vestiti, uguali le scarpe a punta lucidata, morirà della stessa cirrosi epatica o dello stesso bruto mal, in poche parole parla la stessa lingua, vuole le stesse cose, a qualunque costo, lenzuola di seta, cerchioni in lega, smartphone, russarsi il culo cogli scartonzi di panoccia, mangiare lo stracotto di musso colle mani, pulirsi sulle braghe.”

“…si sa come sono gli uomini dopo l’asta del Fantacalcio: con plurimi giri di medie già bene assorbite dai tessuti periferici, giri di Averna, con tonica e limone, e una voglia matta di rapporto al culo, il culo non refrattario della morosa storica, ovviamente non connettono più, non sanno neanche di venire, di esistere.”

“All’interno, di fronte ai box, Suv con leasing in sofferenza dai vetri oscurati e cerchioni abnormi stanno parcheggiati come monumenti ai mutilati di guerra di fronte al cancello automatizzato, ai lati del giardinetto euclideo, dove non manca mai l’erbetta rasa bene idratata dalla pompetta sincronizzata, l’ulivo bonsai della grecia salentina, il mosaico veneziano, ombreon e il set di careghe da giardino sotto la pompeiana egizia.”

“…la moglie spinge per un erede, avendo oltre trent’anni (30), si è rotta di arrotondare nel week-end, vuol far la madre, santoddio, allattare full-time, pigliare il caffè con le altre madri parificate a metà mattina, e discutere di ferie, pediatri e omogeneizzati, confrontare le questioni comuni senza rotture di cojoni, cucinare, stare in casa col cinquanta (50) pollici novo de bain che propaga, a tutta parete, le notizie analgesiche sulle ricette vegetariane, aspirare la polvere dagli angoletti colla nuova aspirapolvere, pulire la vetrata della veranda, spruzzare l’argentil sul servizio da caffè, comprare le piantine grasse al mercato, portare il bociazza dall’oculista, insomma non rompersi mai più i cojoni.”

“…lo spritz è la risposta, la nuova eucaristia, 1/3 vinello bianco, amabile, 1/3 aperol ovvero campari, 1/3 selz, fettina di limone, ghiaccio, due euro, bevetene tutti, questo è il nuovo sangue arancione versato per la rimozione dei peccati, nelle trentacinque (35) basiliche-bar del centro d’Insaponata, tra la via dei Trattoristi e piassa I. Balbo, dove si trascinano nel week-end senza speranza, per fare l’aperitivo, per fare la comunione, i mostri acefali: si potrebbe dire il prodotto umano della funzione meccanica che va esaurendosi all’interno del capannone.”

“Poi rimangono i bar, la presenza dell’uomo è legata alla mescita alcolica. Dove c’è mescita c’è umanità, dove non c’è mescita non c’è nulla. Il nuovo umanesimo è l’umanesimo della mescita, il rinascimento dell’aperitivo.”

“Per quanto riguarda me, lo dicevo prima, mi devo difendere dai clienti, accettando la stupida regola aurea di ogni leguleio: il cliente è il tuo peggior nemico. I clienti ti si ritorcono contro in un secondo, prima erano amighi, compari di briscola, apostoli, gli hai fatta salva la vita per una fattura recuperata, hai ridato loro la libertà nova pur sapendo che dovevano morire impiccati al pennone del tribunale, e giurano gratitudine eterna; un momento dopo, ti pagano con l’assegno cabriolet, ti giri appena, ti piantano il corteazz sulla schiena, minacciano d’andare alla finanza per una foglia da cento presa in black, non c’è mai sosta a questa solfa, il citofono trilla in studio che è una meraviglia, già a meno un quarto alle tre, a ritmo di battaglia…”

“Vorrei dire a mia nonna che mi guarda dal cielo, perdonami nonna, io non sono per niente diventato l’avvocato del paese, come auspicavi in buona fede che diventassi, facendomi un pò la punta come solo tu sapevi fare a novant’anni. Sono uno in bilico, dalla mattina alla sera, tutti i giorni dell’anno, da dieci (10) anni, o forse da sempre, in tribunale, in questura, in studio, a letto, con o senza toga, con o senza titolo, in attesa che mi vengano a prendere alla fine della notte, sin da quando ho imboccato la strada della libera professione, una strada chiusa, un binario morto, che finisce a perpendicolo sul canale di bonifica, dove ghiacciano le rane, lavorano le nutrie e gira qualche cadavere.”

“Esco e affronto spettinato, disarmato, il mondo violento di insaponata di Piave, il mondo violento della professione dentro l’Italia schiantata, più pallido del nebbione, con mani inutili e occhi disossati, la valigetta piena di carte cancare, una bic, le marche da bollo, un codice penale, e ciò che resta delle vite della gente sciolte nei fascicoli.”

“A vent’anni devi prenderti il mondo col badile, invece! Te lo devi prendere a sprangate, coi morsi, se non lo fai, se ti fidi, a quaranta sarai sagoma di cartapesta, ammasso d’ossa contributive, e noi il mondo non ce lo siamo preso, io mi sono fidato, come voi, anche con idealità se è per questo, come un coglione, ma il mondo non è degli stolti, non appartiene all’Inps, almeno non questo mondo qui, e questo è il risultato, che fare ora?”

“Ho partecipato a udienze senza senso, ho discusso ricorsi senza senso davanti a collegi i cui giudici, il più delle volte, non capiscono un accidente di niente, poi, terminate queste cosiddette incombenze, con i quarti che mi sudano dentro i pantaloni da non-avvocato, ho ordinato al volo un bianco al banco, ai Rusteghi, e sono tornato indrìo in macchina, nella Clio surriscaldatissima, parcheggiata in una laterale di via Piave, col volante che mi cola tra le dita, duecento gradi, e un prosciuttiefunghi nello stomaco, na polpetta di piovra.”

“Far viaggi significa non aver terrore dei luoghi e dei corpi che li consumano, non temere i luoghi e, sopra ogni altra cosa, non temere le persone dentro quei luoghi consumati. Andare spinti dal vento di fiducia. Farsi strada con le pupille nuove.”

“…non mi sono iscritto alle camere civili degli avvocati di insaponata di Piave, non la faccio, la comunione, non le faccio le cene di fine anno con i colleghi della camera insaponatese, poi mi toccherebbe questionare, star lì a scornarmi, rovinandomi le corna, col collega civilista – topo di campagna meganoide, vegetariano, eppur obeso, che si occupa di cetrioli e società di intermediazione finanziaria, fattura come san Luigi, e gira colla papa-mobile, ordina una margherita alla farina di kamut senza origano e un biccer di acqua di rubinetto mentre io gli ordino sul muso una pizza con sopra un porcello affumicato, mi faccio quattro (4) medie, provo una sete estrema, ho bisogno di alzaleccarmi per non sentire i discorsi penosissimi sulla necessità della riforma della giustizia, sulla posta certificata, la firma digitale, la formazione continua, e le contribuzioni per la cassa forense, la nostra irraggiungibile pensione…”

“Poi c’è la trilogia: e il lavoro? ti sei sposato? figli? Tutte domande che suonano come affermazioni, tutte domande che auspicano sempre risposte catastrofiche, almeno così mi par di intuire. Io rispondo bene, rispondo solo e sempre bene, grazie; dico che va sempre tutto bene, che sto bene, che non potrebbe andarmi meglio, a questa gente pericolosa…”

“Non è per superbia, ma io non voglio avere nulla a che fare con i miei vicini. Solo dire buongiorno, buonasera. Non mi hanno fatto nulla di male, sia chiaro, né io a loro, semplicemente voglio non aver bisogno di chieder un dado vegetale per la minestra, o del sale grosso, o la carbonella per arrostire la selvaggina o i cefali de Piave, sul terrazzino, rischiando di incendiare il sottotetto, come fanno loro, voglio tenere le distanze, ma sono certo che, prima o poi, scopriranno che sono un avvocato, e mi coinvolgeranno, lo so.”

“Il mio quinto lavoro, quello più o meno retribuito dal punto di vista monetario, consiste nel fare l’avvocato. Io faccio l’avvocato pur sapendo, come scriveva Luigi Tenco, di non aver trovato ancora il mio posto nel mondo. Io non sono un avvocato e non voglio neppure che lo si dica troppo in giro. E’ semplicemente il mio mestiere, o meglio, ciò che ho imparato a fare dopo la laurea, io faccio l’avvocato, non sono un avvocato, faccio un lavoro per nulla intellettuale, anzi concretissimo e assai manuale, fatto per gente che ha fisico, pazienza.”

“Io sono quello con la faccia e i vestiti da non-avvocato, la camicia che esce dalle braghe, la cravatta mollata, gli occhiali pieni di ditate e puntini d’unto di piadina, gli occhi sfitti, i capelli spettinati, un pò lunghi, la barba rada, un pò bianca sulla punta del mento, non ci si può sbagliare.”

“io mi devo convincere che non ci son parapetti dai quali sporgersi a mirar mare spumante, e prue che tagliano marosi, e delfini che fanno le capriole all’apice dell’onda, ma solo e sempre queste pareti bianche di cartongesso.”

“Noi ci siamo estinti, come umanisti, e non lo comprendiamo. E’ estinta la funzione che abbiamo sempre difeso. E’ estinta la nostra vita professionale. La toga è un’icona del passato, puro simbolismo, o folklore pacchiano. Nulla di più ridicolo.”

“Mi porto i dadi a casa, ma non serve a niente, tiro i dadi ma non serve. Allora li faccio tirare al cliente, mi lavo le mani. Se avessi ragione in diritto, a rigore, perderei; le cause temerarie non le faccio, tanto vale tirar dadi e sperare.”

“I praticanti-avvocati-servi sono i minatori autentici, senza alcuna tutela, senza uno straccio di obolo, senza niente di niente, solo fare la pratica, terminarla senza intoppi, a testa bassa, e sperare di oltrepassare la barriera fessa degli esami di stato, trittico di scritti alla fiera di Patavia, orali a palazzo Grimani, per poi iniziare tutto daccapo alla caccia di clienti da rapinare in proprio; rapina non è la parola giusta, ma in questo momento non mi viene in mente nulla di più appropriato per rendere l’idea che voglio esattamente rendere.”

“La carta che aveva ricevuto era semplicemente la garanzia che offre la democrazia statale al cittadino, ogni cittadino senza distinzione, allorquando si radichi nei suoi confronti un procedimento penale. Questo cittadino cessa di essere un uomo normale e diventa l’indagato. A chi non tiene paura manco di Dio, la cosa non fa nè caldo nè freddo, per chi invece in vita propria teme di andar in galera anche per il divieto di sosta del furgone ovviamente le cose cambiano.”

“…si sa che il collaboratori dello studio, di tutti gli studi legali del mondo, sono quasi sempre degli infedeli potenziali, quasi sempre inclini a cjavare il nero dal cassetto del capo, quasi sempre propensi a distrarre i clienti dello studio, insomma la segretaria è minaccia continua, per gli ovvi motivi che non si sta qui a dire, oltre al terrificante rischio di gravidanza sempre incombente.”

“Non ho molta fiducia nei giudici, io, non riesco a scommettere un cent su gente che nasce con un testone pazzesco, passa un esame mostruoso e pazzesco, l’esame di magistratura, sceglie la propria condanna, la propria punizione irretrattabile: vivere tutta la vita scrivendo sentenze, un lavoro inuma no e aberrante. Piano piano questi giudicanti perdono il senso della realtà, fanno domande da fessi col tono stizzito dei maestrini, sembra che vivano su Marte o su altra dimensione extraterrestre, riempiono pagine e pagine di uso-bollo, citando massime di cassazioni fatte per essere smentite cinque secondi dopo la pubblicazione.”

“Per paura o per indolenza patologica nella vita non sono decollato, non ho elevato, pur prendendo rincorse lunghissime su ottime rampe venete, avendo mille buoni propositi, buoni talenti; oppure per una combinazione micidiale di questi due fattori, paura e indolenza, che hanno agito sulla mia psiche sempre con scrupolo e determinazione onnivori.”

“Ho fatto l’assicurazione professionale e mi sento tranquillo: se sbaglio e un figlio di troia vorrà farmi causa, e di sicuro succederà, con un atto di citazione che si sarà fatto preparare dal peggior leguleio panteganesco di Insaponata, ebbene io non muoverò un dito, non mi curerò di niente, lascerò che sia, assaggerò un pezzo di montasio avvelenato.”

“Oggi penso che queste persone mi abbiano imprigionato dentro i loro ambienti mentali di cartongesso. Hanno fatto di me un complice debole. Ecco quello che hanno fatto di me: un complice debole.”

“Altri esempi di cose semplici che imparo in ritardo: contattare la cassa forense col codice privato, il mio pin, il mio puk, le infinite password, per pagare i contributi della cassa forense, garantire la pensione ai colleghi che non muoiono mai, che non moriranno mai, penso, che quando muoiono resuscitano come Lazzaro, e ritornano a fare gli avvocati più cancheri di prima, la cui vita media è incredibilmente più lunga della vita media di qualunque altro lavoratore terrestre, che non si ammalano mai, non si ammaleranno mai, e quando si ammalano di malattie croniche che dovrebbero portare a morte certa, guariscono miracolosamente, io non posso ammalarmi, diceva fiero, tronfio e allucinato Coledan, sfidando la morte, la sorte, io non ho il tempo di ammalarmi, io muoio di professione, invece, i topitoga non muoiono, son drogati di professione, la droga connessa al titolo.”

Viaggio in Portogallo – José Saramago

“Mal gliene incoglie all’opera se le richiedono una prefazione che la spieghi, mal gliene incoglie alla prefazione se presume tanto.”

“Questo Viaggio in Portogallo è una storia. Storia di un viaggiatore all’interno del viaggio da lui compiuto, storia di un viaggio che in se stesso ha trasportato un viaggiatore, storia di un viaggio e di un viaggiatore riuniti nella fusione ricercata di chi vede e di ciò che è visto, un incontro non sempre pacifico tra soggettività e oggettività.”

“Nessun viaggio è definitivo.”

“E’ il difetto del viaggiatore: vuole avere di più delle belle cose che ha già.”

“In che paese mi trovo, domanda il viaggiatore al bicchiere di vino, che non risponde e, benevolo, si lascia bere.”

“Certe cose si desiderano tanto, ma poi, quando le otteniamo, non di rado ci lasciano smarriti.”

“Diciamo prima, per capire meglio, che il viaggiatore ha un gusto probabilmente considerato morboso da chi si vanti di essere normale e comune, e cioè quello, quando ne ha voglia e disposizione d’animo, di andare a visitare i cimiteri, ammirare la funebre coreografia dei ricordi, delle statue, delle lapidi e commemorazioni varie, e trarne la conclusione che l’uomo è vanitoso anche quando non ha più alcuna ragione per continuare a esserlo.”

“E’ un modo di vivere antico, ma sopra i tetti fioriscono rigogliose le antenne televisive, una nuova ragnatela che si è posata sul mondo, bene e male, verità e menzogna.”

“Ci sono davvero momenti felici nella vita.”

“Le grandi lastre di granito risuonano, il viaggiatore vi sente il grande mistero delle case degli uomini.”

“Ci fu un tempo, antichissimo, in cui queste montagne di scisto dovevano essere irte e spaventose rocce, riarse dal sole dell’estate, o spazzate dai rovesci d’acqua dei grandi temporali, immense solitudini minerali inadatte persino per l’esilio. Poi venne l’uomo e si mise a fabbricare terra. Smembrò, percosse e tornò a percuotere, come se sbriciolasse le pietre fra le robuste palme delle mani, usò il maglio e il piccone, ammonticchiò, costruì i muri, chilometri di muri, e dire chilometri è dir poco, migliaia di chilometri se contiamo quanti ne sono stati costruiti in terra portoghese per sostenere la vigna, l’orto, l’uliveto. Qui, tra Vila Real e Peso da Regua, l’arte del terrazzamento raggiunge la massima perfezione, ed è un lavoro che non finisce mai, bisogna puntellare, stare attenti alla terra che smotta, alla lastra che è scivolata, alla radice che ha fatto leva e minaccia di precipitare il muro a fondo valle. Visti da lontano, questi uomini e queste donne sembrano dei nani, appartenenti al regno di Lilliput, ma in fondo sfidano in forza le montagne e le mantengono addomesticate. Sono dei giganti, ma queste sono solo le fantasie del viaggiatore, ce ne ha tante, quando poi ci si accorge che gli uomini hanno invece la loro solita dimensione naturale, e basta.”

“E’ facile capire come il viaggiatore si muova fra i ricordi della propria infanzia trascorsa in altri luoghi, e da questa divagazione si ridesta all’altezza di Lobrigos: ancora una volta stupito davanti ai vigneti, è senza dubbio questa l’ottava meraviglia del mondo.”

“E ci sono i boschi. Di nuovo il viaggiatore si dichiara fortunato di viaggiare in autunno. Non è possibile descrivere un albero. Come si può descrivere un bosco?”

“Si perde molto non parlando con la gente.”

“Quando il viaggiatore si allontana dalle strade principali, ne ottiene sempre grandi ricompense.”

“Visto che il viaggiatore va alla scoperta di quello che non conosce, deve correre i suoi rischi.”

“Ormai si sa come vanno queste cose: il viaggiatore viaggia e desidera che tutto sia riservato esclusivamente a lui, si offende se qualcuno l’ha preceduto nella vista e nel piacere.”

“Non si è viaggiatori se non si è curiosi. Quel portone socchiuso, il silenzio, il luogo deserto, se non se ne approfittasse sarebbe stupido o male avviato.”

“…apre di colpo la prima finestra, che dà sul mare, riceve in pieno viso e sul corpo l’aria fredda del mattino e resta li, illuminato di piacere e di stupore davanti allo splendore delle acque, la costa brumosa, l’incontro del fiume con l’oceano, il cordone di spuma delle onde che provengono dal largo e si dissolvono sulla spiaggia.”

“Il viaggiatore non è di buon umore. Tuttavia si conosce abbastanza per sospettare che il proprio malessere nasca dall’impossibilità di conciliare due volontà opposte: quella di trattenersi in ogni luogo, quella di arrivare in ogni luogo.”

“Porto è uno stile di colore, un’armonia fra il granito e i colori della terra che il granito accetta, a eccezione dell’azzurro se con il bianco trova un equilibrio nell’azulejo.”

“In questo versante di Gaia sfociano i grandi affluenti delle uve schiacciate e del mosto, qui si filtrano, decantano e dormono gli spiriti sottili del vino, caverne dove gli uomini vengono a conservare il sole.”

“Di quello che ha mangiato si dimenticherà nel giro di ventiquattr’ore, ma non di quel dolce vino verde di Casteloes, creato sulle beate sponde del fiume Caima, al riparo delle vicine serras da Freita e de Arestal. Questo vino, che il viaggiatore beve in puro stato di grazia, alla giusta temperatura, non rispetta la fisiologia del corpo umano. Appena entra in bocca si spande immediatamente nel sangue, è assorbito per vera e propria osmosi, senza i grossolani processi della digestione.”

“In Portogallo non mancano i paesi che sembrano rimasti ai margini del tempo ad assistere al trascorrere degli anni senza spostare una pietra da qua a là, e tuttavia li sentiamo vivificati da una vita interiore, caldi, vi si sente battere il cuore.”

“Finisce di bere il caffè, paga il conto, e si mette il sacco in spalla. Andiamo.”

“Il destino delle cittadine alte è quello di spegnersi a poco a poco con il tempo, di vedere i propri figli scendere a valle dove la vita è più facile e meglio si trova lavoro, ma la cosa incomprensibile è che si assista con cuore indifferente alla morte di qualcosa che è solo indebolito, invece di trovargli nuovi stimoli ed energie nuove. Un giorno bilanceremo la vita, ma non saremo più in tempo per recuperare quanto nel frattempo si è perduto.”

“Ha mangiato ma non ricorda più che cosa, e preferisce non dire dove. Sono incidenti ai quali è soggetto chi viaggia e perciò non bisogna volerne male alle terre dove accadono.”

“Ecco la buona filosofia: tutto è viaggio. E’ viaggio ciò che si vede e ciò che si nasconde, è viaggio ciò che si tocca e ciò che si immagina, è viaggio il fragore delle acque che cadono e questo impercettibile sopore che avviluppa i monti.”

“Ah questa vita preziosa che fugge, mite pomeriggio che domani non sarai lo stesso, che non sarai, soprattutto, quello che sei adesso!”

“La mano che aiuta fa peggio, se poi si ritrae.”

“Quando non riusciamo a vivere con i rimorsi, li dimentichiamo.”

“E’ ancora lungi dal venire il giorno in cui conosceremo tutto quello che possediamo.”

“Sono già terre del sud. Dalla finestra della sua camera il viaggiatore vede il Tago, riconosce quell’ampio fluire che, un pò qui, un pò lì, l’accompagna fin dall’infanzia, e teme di non sapere esprimere, né al fiume né alle terre che esso bagna, quanto affetto nutra verso di loro.”

“E’ un giro che rinfranca molto gli occhi, ampie vedute sulla frescura degli alberi, una luce delicata filtrata dai rami, non c’è bisogno di nient’altro per rendere felice un viaggiatore.”

“Che cosa è andato a fare il viaggiatore a Nazarè? Che cosa fa in tutti i paesi e i luoghi dove entra? Guarda e passa, passa e guarda.”

“Cammini ce ne sono tanti, e non conducono tutti alla stessa Roma.”

“Il viaggiatore non è un turista, è un viaggiatore. C’è una grande differenza. Viaggiare significa scoprire, il resto significa semplicemente trovare.”

“Tutto è più grande degli uomini, niente è grande quanto loro.”

“I fiumi, come gli uomini, solo in prossimità della fine vengono a sapere perché sono nati.”

“Il sole è tramontato, ma la pianura non si spegne. Ricopre la campagna un pulviscolo dorato, poi l’oro impallidisce, la notte si avvicina pian piano, accendendo le stelle. Più tardi sorgerà la luna, e i gufi si lanceranno i loro richiami. Il viaggiatore, davanti a quello che sta vedendo, ha voglia di piangere. Forse prova pena per se stesso, dispiacere di non essere capace di esprimere a parole che cosa sia questo paesaggio. E dice solo questo: è la notte in cui il mondo può cominciare.”

“Quando il viaggiatore si è svegliato e ha aperto la finestra della camera, il mondo era creato. Era presto, il sole ancora lontano. Nessun luogo può essere più serenamente bello, nessuno lo sarà con mezzi più comuni, terre vaste, alberi, silenzio. Il viaggiatore, dopo aver apprezzato queste cose con il proprio sapere fatto di grande esperienza, si è messo ad aspettare il sorgere del sole.”

“Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: Non c’è altro da vedere, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.”

“Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.”

Ninna nanna – Chuck Palahniuk

“All’inizio i nuovi proprietari dicono di non aver mai fatto caso al pavimento del salotto. L’hanno visto mille volte, certo, ma non ci hanno mai fatto caso. Non la prima volta che hanno visitato la casa. Non quando quello dell’agenzia gli ha fatto fare il giro.”

“Questa è la storia di Helen Hoover Boyle. Di come mi possiede. Di come una canzone ti entra in testa e non se ne va più. Di come uno pensa che dovrebbe essere la vita. Di come le cose catturano la tua attenzione. Di come il passato ti insegue in ogni singolo giorno del futuro.”

“Ognuno di noi possiede qualcuno, e al tempo stesso è posseduto da qualcun altro.”

“Il problema delle storie è che le racconti a giochi fatti.”

“Questa gente che ha bisogno di tenere accesa la televisione o la radio sempre e comunque. Questa gente terrorizzata dal silenzio. Eccoli, sono i miei vicini. Questi suono-dipendenti. Questi silenziofobi.”

“Nessuno è disposto ad ammettere che abbiamo sviluppato una dipendenza dalla musica. Impossibile. Nessuno sviluppa una dipendenza dalla musica e dalla TV e dalla radio. E’ solo che ne vogliamo sempre un pò di più. Più canali, uno schermo più grande, il volume più alto. Non possiamo farne a meno, ma per carità: dipendente io?”

“Il vecchio George Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio. Il Grande Fratello non ci osserva. Il Grande Fratello canta e balla. Tira fuori conigli dal cappello. Il Grande Fratello si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia. Fa in modo che tu possa sempre distrarti. Che sia completamente assorbito.”

“Oggigiorno, nessuno è più padrone della propria mente. Non puoi concentrarti. Non puoi pensare. C’è sempre qualche rumore che si intromette. Cantanti che strillano. Gente morta che ride. Attori che piangono. Emozioni in piccole dosi.”

“La sua pelle è già talmente esfoliata, depilata, purificata, idratata e truccata che sembra un mobile laccato. Rifoderato di stoffa rosa. Un restauro. Qualcosa di ristrutturato.”

“Alla scuola di giornalismo ti insegnano che bisogna partire dal fatto principale. Piramide capovolta, la chiamano. Il chi, il cosa, il dove, il quando e il perché vanno messi all’inizio dell’articolo. Tutti gli altri dettagli a seguire, in ordine decrescente di importanza. Così il redattore può tagliare l’articolo in qualsiasi punto senza perdere niente di troppo importante.”

“Alcuni sono ancora convinti che sapere equivalga a potere.”

“Il potere corrompe. E un potere assoluto corrompe in maniera assoluta.”

“In effetti sì, il mondo sarebbe un posto migliore se alcune persone non ci fossero. Anzi, potrebbe addirittura essere perfetto. Basterebbe una sfoltita qua e là. Un pò di pulizia. Di selezione innaturale.”

“In effetti sì, il mondo sarebbe un posto migliore se alcune persone non ci fossero. Anzi, potrebbe addirittura essere perfetto. Basterebbe una sfoltita qua e là. Un pò di pulizia. Di selezione innaturale.”

“In un mondo in cui le promesse non hanno valore. In cui giurare non significa niente. In cui si promette solo per poi non mantenere, non sarebbe male veder rinascere il potere della parola.”

“Non è questione di una notte sola. E’ una sensazione costante. Ogni notte, attraverso il Texas e l’Arizona, e poi nel Nevada, tagliando per la California e risalendo nell’Oregon, nello stato di Washington, nell’Idaho, nel Montana. Viaggiare di notte in macchina è sempre uguale. Ovunque.”

“Uccidere una persona a cui si vuole bene non è la cosa peggiore ce le si possa fare.”

“Forse gli esseri umani sono solo cuccioli di coccodrillo che Dio ha buttato nel cesso.”

“Ogni giorno la tua stessa esistenza implica la sofferenza e la morte di piante e animali. E a volte anche di persone.”

“Dopo aver ascoltato Ostrica, un bicchiere di latte non è più una deliziosa bevanda in cui inzuppare biscotti al cioccolato. Sono vacche costrette con la forza a farsi ingravidare e imbottire di ormoni. Sono gli inevitabili vitellini destinati a vivere pochi terribili mesi schiacciati in box grandi come una scatola.”

“Helen, dice Ostrica, vuole un mondo assolutamente identico al mio, in cui però a comandare è lei. Ogni generazione vorrebbe essere l’ultima. Ogni generazione vorrebbe essere l’ultima. Ogni generazione odia la nuova tendenza musicale che non riesce a capire. Ci dà fastidio mollare le redini della cultura. Sentire la musica che piace a noi usata come sottofondo negli ascensori. Le ballate della nostra rivoluzione trasformate in jingle pubblicitari. Scoprire che gli abiti e le acconciature della nostra giovinezza di colpo sono diventati retrò.”

“E forse non finiamo all’inferno per quello che facciamo. Forse finiamo all’inferno per quello che non facciamo.”

“Non so più cos’è che voglio e cos’è che sono addestrato a volere.
Non so più cos’è che voglio e cos’è che mi si costringe a volere con l’inganno.
Mi riferisco al libero arbitrio. Esiste davvero oppure è Dio a stabilire e imporre tutto ciò che diciamo e desideriamo? Possediamo il libero arbitrio o sono i mass media e la cultura che ci controllano, che controllano i nostri desideri e le nostre azioni fin dal giorno in cui veniamo al mondo?”

“Potere, denaro, cibo, sesso, amore. Ne avremo mai abbastanza? o il fatto di averne un pò ci spinge a desiderarne sempre di più?”

“Qualsiasi cosa vuole che intenda dire. E’ lei che manovra i fili. E’ lei che pianta i suoi semini. Che mi colonizza. Che mi possiede. I mass media, la cultura, ogni cosa mi innesta le sue uova sottopelle. Il Grande Fratello mi riempie di bisogni.
Davvero voglio una bella casa, un’auto veloce, mille amanti bellissime? Davvero voglio tutto questo? O sono semplicemente addestrato a volerlo?
Davvero tutto questo è meglio di ciò che possiedo già? O sono semplicemente addestrato a essere insoddisfatto? Che io sia vittima di un incantesimo per cui niente è mai abbastanza?”

“Viviamo in una vacillante Torre di Blabla-bele. Un’instabile realtà fatta di parole. Un brodo di Dna destinato alla catastrofe. Avendo devastato la natura, non ci resta che quest’accozzaglia di parole.
Il Grande Fratello canta e balla, e noi lo stiamo a guardare. Pietre e bastoni ti rompono le ossa, ma il nostro unico ruolo è di essere un pubblico obbediente. Di prestare attenzione in attesa della prossima catastrofe.”

“C’è sempre qualcosa di estraneo che vive attraverso di te. La tua vita  il veicolo attraverso il quale qualcosa giunge su questa terra. Uno spirito malvagio. Una teoria. Una campagna di marketing. Una strategia politica. Una dottrina religiosa.”

L’imperialismo – Vladimir Ilicic Lenin

“Come è penoso rileggere ora, in questi giorni di libertà, quei passi dell’opuscolo che per riguardo alla censura zarista sono contorti, compressi, serrati in una morsa! Solo con la lingua dello schiavo potevo scrivere che l’imperialismo è la vigilia della rivoluzione socialista, che il socialsciovinismo (socialismo a parole, sciovinismo nei fatti) equivale a un completo tradimento del socialismo, al passaggio con armi e bagagli nel campo borghese, che questa scissione in seno al movimento operaio è legata alle condizioni oggettive dell’imperialismo, ecc…”

“Prima la pace di Brest, imposta dalla monarchica Germania, poi la pace di Versailles, di gran lunga più brutale e infame, dettata dalle repubbliche “democratiche” di Francia e di America in combutta con la “libera” Inghilterra, hanno reso all’umanità un preziosissimo servigio. Hanno smascherato i pennivendoli salariati dell’imperialismo e i piccoli borghesi reazionari, ancorché sedicenti pacifisti e socialisti, che inneggiavano al “wilsonismo”, e s’affaccendavano per dimostrare che pace e riforme sono possibili sotto l’imperialismo.”

“Il capitale monetario e le banche rendono ancora più opprimente, nel senso letterale della parola, questa preponderanza di un piccolo gruppo di grandi aziende; cioè milioni di piccoli, medi e, in parte, perfino alcuni dei grandi padroni si trovano interamente alle dipendenze di poche centinaia di milionari dell’alta finanza.”

“La fondamentale e originaria funzione delle banche consiste nel servire da intermediario nei pagamenti; quindi le banche trasformano il capitale liquido inattivo in capitale attivo, cioè produttore di profitto, raccogliendo tutte le rendite in denaro e mettendole a disposizione dei capitalisti”

“Il gruppo della Deutsche Bank è tra i più grandi gruppi bancari, se non addirittura il più grande.”

“L’ultima parola dello sviluppo del sistema bancario è sempre il monopolio.”

“Ma precisamente nell’intimo nesso tra le banche e l’industria appare, nel modo più evidente, la nuova funzione delle banche. Quando la banca sconta le cambiali di un dato industriale, gli apre un conto corrente, ecc., queste operazioni, considerate isolatamente, non scemano in nulla l’indipendenza di quell’industriale, e la banca resta nei limiti di una modesta agenzia di mediazione. Ma non appena tali operazioni diventano frequenti e si consolidano, non appena la banca accumula capitali enormi, non appena la tenuta di un conto corrente di un  dato imprenditore mette la banca in grado di conoscere, sempre più esattamente e completamente, la situazione economica del suo cliente – e questo appunto si va verificando – allora ne risulta una sempre più completa dipendenza del capitalista-industriale dalla banca.”

“Pertanto l’inizio del secolo XX segna il punto critico del passaggio dall’antico al nuovo capitalismo, dal dominio del capitale in generale al dominio del capitale finanziario.”

“Concentrazione della produzione; conseguenti monopoli; fusione e simbiosi delle banche con l’industria: in ciò si compendia la storia della formazione del capitale finanziario e il contenuto del relativo concetto.”

“Una delle più redditizie operazione del capitale finanziario è costituita dalla speculazione fondiaria sui terreni posti nelle vicinanze di città in rapido sviluppo.”

“Per il vecchio capitalismo, sotto il pieno dominio della libera concorrenza, era caratteristica l’esportazione di merci; per il più recente capitalismo, sotto il dominio dei monopoli, è diventata caratteristica l’esportazione di capitale.”

“Il mondo per la prima volta appare completamente ripartito, sicché in avvenire sarà possibile soltanto una nuova spartizione, cioè il passaggio da un padrone a un altro, ma non dallo stato di non occupazione a quello di appartenenza a un padrone.”

“Se si volesse dare la definizione più concisa possibile dell’imperialismo, si dovrebbe dire che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitalismo.”

“Il mondo si divide in un piccolo gruppo di Stati usurai e in una immensa massa di Stati debitori.”

“Lo Stato rentier è lo Stato del capitalismo parassitario in putrefazione.”

“Monopoli, oligarchia, tendenza al dominio anziché alla libertà, sfruttamento di un numero sempre maggiore di nazioni piccole e deboli per opera di un numero sempre maggiori di nazioni più ricche o potenti: sono le caratteristiche dell’imperialismo, che ne fanno un capitalismo parassitario e putrescente. Sempre più netta appare la tendenza dell’imperialismo a creare lo Stato rentier, lo Stato usuraio, la cui borghesia vive esportando capitali e tagliando cedole.”

La notte dei lunghi coltelli – Lorrain Noel Kemski

“I camion sono arrivati da cinque minuti, seminando nella viuzza una fiumana di tipacci muscolosi e schiamazzanti, berretto a sottogola, camicia bruna, bracciale con la svastica. Ordini brevi, grida, risate, vetri che cadono e si frantumando: il clamore di un assalto vittorioso che si trasforma in sagra.”

“Braun ha diciannove anni. Lavava automobili in una autorimessa. Il giorno stesso in cui fu licenziato, senza preavviso né compenso, nel 1932, il suo padrone, l’ebreo Wiellesmann, presiedeva un concorso di bellezza su una spiaggia della riviera italiana. Braun non è facile a intenerirsi; non basterebbero i lamenti di Geremia.”

“Quando si vuol colpire – dice Voegel – bisogna colpire come il fulmine.”

“Parlavate di legalità? Appunto questa è la nostra legalità, e per me si riassume in una parola: fedeltà.”

“Lentamente, venendo su dal fondo del ventre, la sua risata si arrampica, su su a scarponi impanati, riempie la gola, straripa fuori scuotendo le spalle massicce, beata, pacifica, inquietante per la sua potenza, si spande senza alcun ritegno, senza carità cristiana: a cogliere frutti da tutti i rami e a volerne ancora.”

“Ho sentito accennare a quella che chiamano la notte dei lunghi coltelli – disse Chartier – Che cosa significa esattamente?”

“Hitler non dà del tu né a Goring né a Goebbels né ad alcun altro dirigente nazista; dà del tu a Roehm.”

“Non ho fiducia negli italiani – disse Kovalski – quel popolo di sciacalli e di poltroni, quei vigliacchi che ti sparano alla schiena.”

“Gioco soltanto a scacchi – disse il grosso bavarese.”

“E il capitalismo? Trovi naturale, tu, stare al chiuso nove ore al giorno, correre il pericolo di essere mutilato da una macchina o scotennato da una cinghia di trasmissione, essere ingiuriato da sorveglianti brutali, non poter respirare a tuo agio tanto è il fetore, uscire di lì sfinito da crepare, la sera, appena capace di vuotare il piatto in fretta e in furia e di andare a letto alla svelta, per ricominciare il giorno dopo? Trovi naturale, tu, passare la vita a sgobbare per gli azionisti, gente che non conosci, che non ami, che non vedrai mai, e che si paga le prostitute con il tuo denaro?”

“Con una mitragliatrice è più facile che con un fucile. Con un cannone è più facile che con una mitragliatrice. E così di seguito. Più l’arma è complicata, più l’atto di uccidere è distaccato da te. Tutti possono uccidere con un’arma complicata. Con un coltello o con un badile, no. Con un coltello o con un badile, bisogna che ci si trovi gusto a farlo, o che si abbia una gran paura. Se vuoi uccidere, prova a farlo con un badile, come ho fatto io una volta, in una trincea delle Argonne. Allora ti renderai conto.”

“A quel tempo non avevamo ancora vinto e molti, anzi, dicevano che non avremmo mai vinto, quei fessi del cavolo.”

“Risposta di Hitler: Le SA stanno per essere congedate, non avranno più esercitazioni né adunate da fare.”

“L’immensa maggioranza dei bipedi che ingombra le strade è assolutamente priva di qualsiasi specie di personalità: copiano e odiano. E quando dico odiano, voglio dire che hanno paura di quello che non riescono a copiare…”

“Ti perdoneranno di violare le poppanti al seno della madre, di derubare i paralitici e di lasciare crepare di fame la tua vecchia, ma questo, di sputare nel piatto dove mangi, non te lo perdoneranno.”

“Che il gregge mangi due volte al giorno, abbia a sua disposizione teatri, bordelli e confessionali, e gli altri si riservino i posticini tranquilli accanto al fuoco, questa è la civica armonia. Dare panem et circenses è stato è e resterà il primo adagio della politica. Divertili, inventa qualcosa per distrarli (non è difficile), risparmia loro la fatica di dover pensare e di te faranno un dio, si affideranno a te completamente, a occhi bendati…”

“E vuoi sapere chi ho visto scarrozzarsi in lussuose automobili con facce trionfanti, quando sono ritornato? Quella sporca razza! I giudei! Quei vampiri! Quei cani! quei becchi maledetti! E Dio sa quanto sono arroganti i giudei quando stanno al timone… Ora tengono chiuso il becco, si fanno piccoli piccoli, camminano con la coda tra le gambe, ma bisognava vederla nel 19 quella sporca razza.”

“Alcuni autocarri sono passati, lontano. E’ sempre con quelli che si incomincia. Poi briciole di rumori: voci perentorie, botto di stivali, tramestio di armi.”

“Parlavi dell’Europa, di eredità e di patrimonio – riprese Von Hacken – se lasciamo a Hitler e alle sue bande la cura di difendere i valori della nostra civiltà che cosa ne resterà? e che posto potremo rivendicare in seguito?”

“Dall’èra della pietra è sempre esistita la propaganda, ma la tecnica moderna al servizio della propaganda è pericolosissima, perché anche se i regimi di forza hanno sempre incominciato bene, ci si può legittimamente preoccupare dei risultati, a lungo andare, in modo particolare dopo una generazione o due di intossicati, se la faccenda dovesse continuare. Certo è facile provocare l’abbrutimento delle masse.”

“L’albergo Hanslbauer è invaso. I capi SA dormivano. Li svegliano. Insulti, imprecazioni, crisi di nervi del Fuhrer, con la schiuma alla bocca: Tu!… Tu!. Roehm scrolla le spalle, protesta appena. Docilmente si lascia portare via e così pure il suo aiutante di campo, lo Sturmfuhrer conte von S., efebo di una bellezza affascinante, e tutto il suo stato maggiore.
In tutta la Germania cominciano le fucilazioni.”

“Se dovessimo ricominciare – dice Linke – ricominceresti, Martin?
Berwald indugia a rispondere. Riflette. Si ricorda la sua indignazione di un tempo e la prima sera quando è andato a quella riunione: l’uomo che parlava su uno sfondo di bandiere, la gente, gente modesta, gente come lui, la fede immensa, quel calore gomito a gomito. Si ricorda tutto.”

“Quanto a me, io oggi muoio. Domani vi saranno tram per la strada, odore di frittura dinanzi alle trattorie e nessuno si sarà accorto di nulla. Nessuno.”

Piccola America negra – Langston Hughes

“Dalla soglia di casa, zia Hager Williams guardava il sole. Ad occidente il cielo s’era tinto di colori gialli, come lo zolfo, e il sole che scompariva lento dietro gli alberi, dietro i tetti delle case, sembrava una grande boccia infuocata. Di lassù minacciavano le nubi.”

“Dice che è inutile studiare tanto se dopo laureata le tocca andare lo stesso nelle cucine dei bianchi.”

“Quando i negri diventano qualcosa, agiscono proprio come i bianchi, non ti guardano più in faccia.”

“Non è forse bianco anche il vostro vecchio Gesù? E’ bianco, severo e non gli garbano i negri”

“Non lasciarti importunare dalle donne, figlio mio – disse il padre a bassa voce al bambino, mentre raccoglievano i vermi viscidi che si contorcevano nella zolla rovesciata. – Trattale come polli, figlio mio. Getta loro un pò di grano e ti correranno dietro, ma non troppo. Se no, si viziano e aspettano di essere servite.”

“I bianchi sono un bel mistero! – Posò tre fette sottili sulla lastra della stufa. – Con i negri che li servono tutto il santo giorno, son delicati come passeri! Non so che cosa staranno a fare in cielo, perché credo che lassù ci andrò anch’io e mi siederò accanto a loro.”

“Ad un certo punto Annjee si volse al figlio: – La sera è l’unica cosa che abbiamo noi negri – disse – e ringraziamo Iddio che ce la dona… perché il giorno lo si dà tutto ai bianchi.”

“Ero una schiava, Harrie, e nella mia vita ho avuto modo di conoscerli bene, i bianchi: sono buoni fin dove ci vedono; purtroppo, quando si tratta di noi negri, non vedono mai molto lontano, ecco.”

“Li odio! – così disse a tutti gli altri che sedevano nell’oscurità – Tu, mamma, puoi pregare per loro se vuoi, ma io li odio!… Odio i bianchi! Tutti li odio!”

“La musica pareva un fiacco fiume fluente che scavava il suo letto tra i monti con flemma, senza fretta, senza violenza.”

“Crudeli, disperati, disadorni sono i suoni, come il corpo violato di una donna sulla terra arsa dal sole: aspri, arroganti come il gigante chinato sulla compagna che sanguina sotto il sole di fuoco. L’odore della carne, la tortura della carne e la completa vacuità dell’anima dopo che ogni energia è consumata.”

“Erano quattro negri senza importanza, senza tetto e senza denaro, suonavano vecchi, miseri, nostalgici blues nella sala piccola soffocante di una città del Kansas, un venerdi sera. E toccavano il cuore della tristezza con un maestro che aveva la bocca larga per cantare gli affanni di tutto il mondo sino a farli suoi.”

“Ma Sandy sapeva benissimo che il Bambino Gesù non si muoveva dal cielo! Ed era certo che erano zia Hager e sua madre a portargli i dono e che esse non avevano denaro. Erano povera gente. E lui doveva portare le scarpe di Annjee come una volta era toccato a Jimmy Lane. E suo padre ed Harriett, i soli a rallegrare la casa, erano lontani, chissà dove… Il Gesù Bambino quell’anno non esisteva per lui. – Non fa nulla – , disse mentre camminava verso casa sulla neve del crepuscolo.”

“Sandy passò davanti alle finestre di molte famiglie bianche che avevano le tende sollevate e lasciavano vedere le comode stanze inondate di calda e vivida luce. Anche nelle capanne dei negri c’era il confuso chiarore delle lampade a petrolio e brillavano le candele.”

“Ma non aveva intenzione di dormire subito. Da gran tempo aveva scoperto che molto si poteva udire e vedere quando gli altri credevano che si fosse addormentato e quella sera rimase sveglio. Tese l’orecchio in ascolto.”

“Era bello rimanere al caldo sotto le pesanti coperte mentre i pensieri non erano chiari e sembravano ancora sogni. Erano molti, bizzarri e fantastici i pensieri e parevano navigare attraverso la sua mente.”

“Mio caro, quando diventerai vecchio, capirai che non c’è senso a fare come loro, a inasprirsi l’anima odiando la gente. I bianchi son bianchi e i negri son negri e nessuna delle due razze è malvagia come l’altra vorrebbe far credere. Per quasi settant’anni ho avuto modo di conoscerle, queste due razze e non c’è mai stato posto nel mio cuore per odiare o l’una o l’altra.”

“Ho visto abbastanza, Sandy caro, per sapere che il mondo è stato creato soltanto per l’amore. Davvero, bambino mio, ogni altra cosa che non sia amore lascia ruggine dentro all’anima.”

“Questo fa l’odio: chiude le dolci porte della vita, rende ogni cosa piccola e meschina e sporca.”

“Voglio che diventi un uomo di valore per la gloria d’Iddio e della razza negra. Voglio che diventi qualcuno, capisci?”

“Il ragazzo che prima d’allora non aveva mai veduto piangere a quel modo un adulto provò un tremendo timore. Non sapeva che gli adulti piangessero, tranne che ai funerali, quando il motivo era comprensibile. Non sapeva che piangessero, soli, nelle loro case.”

“La gente di colore aveva il dovere di incoraggiare tutte le persone che potevano riuscire nella vita perchè i bianchi si convincessero che i negri sapevan fare qualcosa di più che suonare la chitarra o strofinare i pavimenti.”

“I bianchi si affannavano a raffigurare la gente di colore con grosse fette di cocomero in mano.”

“Fu allora che cominciò a leggere altri libri oltre quelli sui quali studiava le sue lezioni.”

“Poteva essere utile ai negri ciò che adesso stava studiando? Il francese, il latino e Shakespeare rendevano gli uomini più saggi e più felici? Jap Logan non era mai arrivato oltre la terza, eppure era felice. E Jinboy non aveva certo frequentato le classi superiori. Forse la scuola non serviva a nulla. Ma per avere un buon impiego bisognava essere istruiti… e bianchi, per di più. Ecco il guaio: bisognava esser bianchi!”

“Nascere negri è come nascere nella cantina della vita con la porta sbarrata alla luce, mentre i bianchi vivono ai piani superiori. Essi non ci vogliono lassù con loro, nemmeno se diventiamo per bene come il dottor Mitchell o istruiti come il dottor Du Bois.”

“Dopo due mesi, Sandy qualche volta pensava che non avrebbe sopportato più a lungo quella vita, donne eleganti, ufficiali, uomini d’affari, sempre l’aria pesante dell’ascensore, le stesse porte e centinaia di volte nei giorni innumerevoli e monotoni. La ferrovia sopraelevata al mattino, la ferrovia sopraelevata la sera. La strada o il portico per respirare una boccata d’aria, poi il letto. E il giorno dopo ricominciare da capo.”

“Ma era dunque questa la ragione della loro povertà, perché i negri erano allegri e amavano il jazz e ballavano sempre? … No, al contrario, ballavano perché poveri, cantavano perché soffrivano, ridevano sempre per dimenticare.”

“Non facevano che ballare… ballavano i negri prigionieri in un mondo di bianchi … ballavano anche con il loro spirito perché i sogni dei negri naufragavano sempre e le loro anime erano in balia di fantasmi…”

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