Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

I dieci giorni che sconvolsero il mondo – John Reed

“Questo libro è un piccolo brano di storia intensa, di storia che si è svolta sotto i miei occhi. Non pretende di essere altro che un resoconto dettagliato della Rivoluzione di Novembre (Ottobre), cioè delle giornate in cui i bolscevichi, alla testa degli operai e dei soldati, si impadronirono del potere dello Stato in Russia e lo consegnarono ai soviet.” (prefazione autore)

“E’ ancora di moda, dopo un anno intero di governo sovietico di parlare dell’insurrezione bolscevica come di un’avventura. E fu un’avventura, in effetti, una delle più meravigliose avventure in cui l’umanità si sia mai imbarcata, entrando nella storia alla testa delle masse sfruttate e puntando tutto sui loro grandi e semplici desideri.” (prefazione autore)

“Verso la fine del settembre 1917 un professore di sociologia straniero che visitava la Russia venne a trovarmi a Pietrogrado. Uomini d’affari e intellettuali lo avevano informato che la rivoluzione stava perdendo colpi.”

“I socialisti “moderati” avevano una sola risposta alle molte ragioni di scontento del popolo: attendete l’Assemblea costituente che si riunirà in dicembre.
Alle masse però questo non bastava.”

“Il popolo li abbandonò rapidamente passando dalla parte dei bolscevichi che erano per la pace, la distribuzione della terra, il controllo dei lavoratori sull’industria e che volevano un governo operaio.”

“I bolscevichi sollevarono di nuovo lo slogan tanto caro alle masse: Tutto il potere ai soviet!”

“L’inverno, il terribile inverno russo, andava avvicinandosi.”

“In quest’atmosfera di corruzione, di mostruose mezze verità, giorno dopo giorno risonava una nota limpida, il coro sempre più profondo dei bolscevichi: Tutto il potere ai soviet!”

“In Russia i mesi di settembre e di ottobre sono i peggiori dell’anno, specialmente a Pietrogrado. Sotto un cielo uniformemente grigio, mentre le giornate diventano sempre più brevi, la pioggia cadeva fitta, incessante. nelle strade, fango spesso, sdrucciolevole e tenace, impronte di pesanti stivali dappertutto.”

“Intorno a loro la grande Russia, in travaglio, stava per dare alla luce un nuovo mondo.”

“Che spettacolo meraviglioso vedere dalle Officine Putilov riversarsi fuori quarantamila operai per ascoltare i socialdemocratici, i socialisti rivoluzionari, gli anarchici, chiunque, qualunque cosa avevano da dire, fino a quando volevano parlare! Per mesi a Pietrogrado, in tutta la Russia, ogni angolo di strada fu una tribuna pubblica. Nei treni, nei tram, dovunque, nascevano discussioni e dibattiti…”

“Lungo migliaia di chilometri di fronte, milioni di soldati delle armate russe si agitavano come il mare sul quale sta per scoppiare la tempesta, riversando nella capitale centinaia e centinaia di delegazioni che gridavano: Pace! Pace!”

“Al tempo del vecchio regime l’Istituto Smol’nyj era un famoso collegio per le figlie della nobiltà russa, e godeva del patrocinio della zarina. Ora vi si erano installate organizzazioni rivoluzionarie degli operai e dei soldati.”

“Il fondo della Russia era stato agitato ed era il fondo che ora saliva alla superficie.”

“…tutti sapevano che qualcosa sarebbe accaduto ma nessuno sapeva con precisione che cosa.”

“In quei giorni Pietrogrado offriva uno spettacolo strano. Nelle fabbriche, le stanze dei comitati erano piene di fucili; corrieri andavano e venivano; la Guardia rossa si addestrava… In tutte le caserme, riunioni ogni sera, e per tutto il giorno discussioni accese e interminabili. Nelle strade la folla verso sera si faceva più fitta, spandendosi in lente ondate su e giù per il Nevskij prospekt, contendendosi i giornali…”

“Nei club si giocava freneticamente dal tramonto all’alba, lo champagne correva, le puntate raggiungevano i ventimila rubli. Di notte, nel centro della città, prostitute ingioiellate e impellicciate camminavano avanti e indietro, affollavano i caffè…
Complotti monarchici, spie tedesche, contrabbandieri che progettavano i loro traffici…
E sotto la pioggia, nel gelo, la grande città che sussultava sotto un cielo grigio, correva sempre più in fretta verso… verso dove?”

“Fuori, da occidente, soffiava un vento freddo e umido; il fango gelido sotto i piedi filtrava attraverso le suole. Due compagnie di junker marciavano lungo la Morskaja, rigidi nei loro lunghi cappotti, cantando uno di quei vecchi cori possenti che i soldati erano soliti cantare sotto lo zar… Al primo crocevia notai che gli uomini della milizia cittadina erano a cavallo e armati di rivoltelle in lustre fondine nuove; un gruppetto di persone li fissava in silenzio. All’angolo del Nevskij comperai un opuscolo di Lenin intitolato “Manterranno i bolscevichi  il potere statale?” Lo piegai con uno dei francobolli che servivano da spiccioli. I tram arrancavamo come al solito con grappoli di cittadini e di soldati aggrappati all’esterno, in pose che avrebbero reso verde d’invidia l’acrobata Theodore p. Shonts… Lungo il marciapiedi una fila di disertori in uniforme vendevano sigarette e semi di girasole…”

“Un’autoblindo andava e veniva lentamente con la sirena ululante. A ogni incrocio, in ogni spazio aperto, si raccoglievano fitti gruppi di persone: soldati e studenti che discutevano. La notte cadeva rapidamente, i lampioni situati a grandi intervalli l’uno dall’altro si accendevano, le ondate di folla fluivano senza sosta… è sempre così a Pietrogrado, immediatamente prima delle agitazioni…”

“Il soviet di Pietrogrado era in seduta permanente allo Smol’nyj, uno dei centri della tempesta; i delegati cadevano addormentati sul pavimento, poi si rialzavano per prendere parte al dibattito. Trockij, Kamenev, Volodarnskij parlavano sei, otto, dodici ore al giorno…”

“Poi, per i bolscevichi salì alla tribuna Trockij, accompagnato da un’ondata di applausi che si tramutarono in saluti di incoraggiamento; la gente si alzava in piedi rumoreggiando. Il suo volto sottile e aguzzo dall’espressione di maliziosa ironia era davvero mefistofelico.”

“Sui gradini dello Smol’nyj, nell’oscurità gelida, vedemmo per la prima volta le guardie rosse, un gruppo di ragazzi vestiti da operai che reggevano fucili con la baionetta innestata e discutevano nervosamente tra di loro.
Lontano, da sopra i tetti, in direzione ovest, si sentivano provenire colpi di fucile, dove gli junker cercavano di aprire i ponti sulla Neva per impedire agli operai e ai soldati del quartiere di Vyborg di unirsi alle forze sovietiche nel centro della città. I marinai di Kronstadt li stavano richiudendo…
Alle nostre spalle, il grande edificio dell’istituto Smol’nyj, tutto illuminato, ronzava come un gigantesco alveare…”

“All’angolo della Morskaja mi imbattei nel capitano Gomberg, un menscevico oboronec, segretario della sezione militare del suo partito. Quando gli domandai se l’insurrezione era veramente scoppiata alzò stancamente le spalle e rispose: “Cert ego znaet! E chi lo sa! Bè, forse i bolscevichi  possono prendere il potere ma non potranno tenerlo più di tre giorni. Non hanno uomini in grado di far funzionare un governo. Forse è una buona cosa lasciarli provare: ne usciranno distrutti…”

“Quindi il vecchio CIK scese dal palco e ai loro posti apparvero Trockij, Kamenev, Lunacarskij, la Kollontaj, Nogin… La sala balzò in piedi in un uragano di applausi.
Quanto erano andati lontani, questi bolscevichi che, da una setta disprezzata e inseguita meno di quattro mesi prima erano giunti al potere supremo, alla guida della grande Russia nel pieno dell’insurrezione!”

“I colpi attutiti del cannone continuavano ad arrivare e con regolarità attraverso le finestre, mentre i delegati continuavano a insultarsi… Così, tra gli schianti dell’artiglieria, nell’oscurità, con odio, paura e con un’audacia temeraria, nasceva la nuova Russia.”

“Ecco. Lenin e gli operai di Pietrogrado avevano deciso l’insurrezione. Il soviet di Pietrogrado aveva rovesciato il Governo Provvisorio, messo il congresso dei soviet di fronte al fatto compiuto del colpo di stato. Ora, bisognava conquistare tutta la grande Russia, e poi il mondo! La Russia li avrebbe seguiti nella sollevazione? E il mondo… che cosa avrebbe fatto? I popoli avrebbero risposto e si sarebbero sollevati, la marea rossa avrebbe invaso il mondo?
Nonostante fossero le sei del mattino, la notte era buia e gelata. C’era solo un debole chiarore quasi lunare che schiariva le strade silenziose, attenuando il bagliore dei fuochi, l’ombra di una terribile alba grigia che si levava sulla Russia…”

“La complessa routine della vita di ogni giorno, monotona e regolare anche in tempo di guerra, procedeva come al solito. Nulla è tanto stupefacente quanto la vitalità dell’organismo sociale, di come continui a nutrirsi, a vestirsi, a divertirsi nel pieno delle peggiori calamità…”

“Nessuno pensava che i bolscevichi rimanessero al potere per più di tre giorni… salvo forse Lenin, Trockij, gli operai di Pietrogrado, e i soldati…”

“Il morale dei partecipanti era altissimo. “Questi bolscevichi vogliono cercare di imporsi all’intelligencija? Gliela faremo vedere noi!”… Nulla colpiva più del contrasto tra questa assemblea raffazzonata e il Congresso dei soviet. Là, grandi masse di soldati cenciosi, di operai sudici, di contadini: tutti poveri, curvi e segnati dalla lotta brutale per l’esistenza; qui i capi menscevichi e rivoluzionari, gli Avksent’ev, i Dan, i Liber, gli ex ministri socialisti, gli Skobolev, i Cernov, gomito a gomito con i cadetti come l’untuoso Sackij, il mellifluo Vinaver; con giornalisti, studenti, intellettuali di quasi tutti i campi. Questa gente della duma era ben nutrita e ben vestita, tra di loro non vidi più di tre proletari…”

“Uomini letteralmente fuori di sé, prodigi viventi di lavoro e di resistenza alla fatica – uomini non rasati, sporchi con gli occhi arrossati che mossi dall’esaltazione filavano verso lo scopo prefisso a tutta velocità. Avevano tante, tantissime, cose da fare! Impadronirsi degli organi di governo, organizzare la città, conservare la lealtà della guarnigione, lottare contro la duma e il Comitato per la salvezza, tenere lontano i tedeschi, prepararsi a lottare contro Kerenskij, informare le provincie di ciò che era successo, diffondere la propaganda da Arcangelo a Vladivostok…”

“Lenin invece, e Trockij accanto a lui, rimaneva fermo come una roccia.”

“Erano le otto e quaranta quando una tempesta d’applausi annunciò l’ingresso del presidium, con Lenin, il grande Lenin. Piccolo e tarchiato, con una grossa testa calva direttamente attaccata alle spalle, gli occhi piccoli, il naso camuso, la bocca larga e generosa e il mento pesante. Era completamente rasato ma la sua famosa barba stava ricominciando a crescere. Indossava degli abiti consunti, i calzoni erano troppo lunghi. Nient’affatto adatto per essere l’idolo della folla, fu amato e venerato come pochi capi nella storia lo sono stati. Uno strano capo popolare, capo per le sue sole doti intellettuali. Incolore, privo di umorismo, intransigente e distaccato, senza idiosincrasie pittoresche – ma dotato della capacità di spiegare idee profonde in termini semplici, di analizzare le situazioni concrete. Il tutto combinato con l’acutezza e con una grandissima audacia intellettuale.”

“Infine fu il turno di Lenin, che si afferrava al parapetto della tribuna, muovendo sugli astanti i piccoli occhi socchiusi, fermo, in attesa, apparentemente insensibile alla lunga ovazione che si prolungò per diversi minuti. Quando fu finita disse semplicemente: “Ora procederemo all’edificazione dell’ordine socialista!”
Di nuovo questo schiacciante boato umano.”

“La bocca larga, che pareva sorridere, si apriva tutta mentre parlava; la voce rauca, ma non spiacevole, era come indurita da anni e anni di discorsi: scorreva monotona e dava l’impressione di poter continuare indefinitamente… Quando voleva sottolineare qualcosa si chinava leggermente in avanti. Nessun Gesto. Di fronte a lui mille visi semplici che lo guardavano con una specie di adorazione intensa.”

“C’era in tutto questo qualche cosa di tranquillo e di potente, che scuoteva l’animo degli uomini. Si capiva perché la gente credeva quando Lenin parlava…”

“All’improvviso, spinti da un impulso comune ci trovammo in piedi, mormorando insieme il lento crescendo dell’Internazionale. Un vecchio soldato dai capelli e dalla barba grigi singhiozzava come un bambino. Aleksandra Kollontaj tratteneva le lacrime. Il canto, possente, si diffondeva in tutta la sala, usciva dalle porte e dalle finestre e si perdeva nel cielo tranquillo.”

“La rivoluzione non era venuta come essi si aspettavano né come la desideravano gli intellettuali; ma era venuta: rude, forte, insofferente di formule e di sentimentalismi; reale e autentica…”

“Poi salì sulla tribuna Trockij, calmo e velenoso, cosciente del suo potere, accolto da un boato.”

“Se mai vi furono degli uomini isolati essi erano certamente quel pugno di bolscevichi, in quel freddo mattino grigio nel quale la tempesta infuriava su di loro.”

“Lungo al linea dell’orizzonte scintillavano le luci brillanti della capitale, che, di notte, simile a un argine di gioielli che divide in due una pianura vuota, appariva incomparabilmente più bella che di giorno.
Il vecchio operaio guidava con una sola mano, mentre con l’altra indicava con un largo gesto esultante la capitale che brillava lontano.
“E’ mia” esclamò, con il viso illuminato. “E’ tutta mia adesso! La mia Pietrogrado!”

“Uomini e donne marciavano nel gelo della sera, le lunghe baionette ondeggianti, passando per strade viscide debolmente illuminate, tra folle silenziose di borghesi sprezzanti ma terrorizzati…
Tutti erano contro di loro: uomini d’affari, speculatori, possidenti, grandi agrari, ufficiali, politicanti, professori, studenti, professionisti, bottegai, impiegati, agenti. Gli altri partiti socialisti odiavano i bolscevichi di un odio implacabile. Dalla parte dei soviet c’erano solo la massa degli operai e dei marinai, c’erano tutti i soldati non demoralizzati, i contadini senza terra e pochi – molto pochi – intellettuali.”

“Pietrogrado dopotutto, nonostante da un secolo sia sede del governo rimane una città artificiale. Mosca è la vera Russia, la Russia com’era e come sarà; a Mosca avremmo saputo quali erano i sentimenti del popolo russo nei confronti della rivoluzione. la vita laggiù era più intensa.”

“Si alzò Bucharin, aggressivo, logico, con una voce che assestava colpo su colpo. Gli operai lo ascoltavano con occhi brillanti. Mozione di appoggio al Consiglio dei commissari del popolo: votata a maggioranza schiacciante. Così parlava Mosca.”

“Da tutte le strade si riversavano nella Piazza Rossa torrenti di folla: migliaia e migliaia di persone, tutte segnate dalla fatica e dalla povertà. Arrivò a passo di marcia una banda che suonava l’Internazionale e il canto, spontaneamente, si accese e si diffuse come un fremito sul mare, lento e solenne.”

“Apparvero delle luci. Le ultime bandiere passarono e le ultime donne singhiozzanti che si guardavano indietro con un’intensità impressionate si allontanarono. Lentamente l’onda proletaria rifluì dalla Piazza Rossa…
Improvvisamente mi resi conto che il devoto popolo russo non aveva più bisogno di preti per salire verso il cielo. Sulla terra stava costruendo un regno più luminoso di quello offerto da qualunque paradiso, un regno per il quale era glorioso morire…”

“Era il turno di Lenin: calmo, impassibile, la fronte corrugata parlò lentamente, scegliendo le parole. Ogni frase cadeva come un colpo di martello.”

“Con il decreto sulla nazionalizzazione delle banche, la creazione del consiglio supremo dell’economia del popolo, l’applicazione effettiva del decreto sulla terra, la riorganizzazione democratica dell’esercito, con i cambiamenti radicali in tutti i settori del governo e della vita, con tutti questi provvedimenti resi possibili solo dalla volontà delle masse degli operai, dei soldati e dei contadini, lentamente, tra errori e resistenze, cominciò a formarsi la Russia proletaria.”

“L’unica ragione di successo dei bolscevichi sta nel fatto che essi realizzavano i grandi ed elementari desideri degli strati più profondi del popolo, chiamandoli al compito di abbattere e di distruggere il passato e poi, tra le rovine fumanti, cooperando con loro per erigere la struttura del mondo nuovo…”

“Alla fine dei conti tutto infatti dipendeva dai contadini. Per quanto politicamente fossero arretrati, avevano pur sempre le proprie idee e costituivano più dell’80% della popolazione. Nelle campagne, i bolscevichi avevano un seguito relativamente poco consistente e una dittatura permanente da parte degli operai dell’industria era impossibile…”

 

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Il linguaggio segreto dei neonati – Tracy Hogg

“Fatemi chiarire subito una cosa: non ho coniato io il soprannome “la donna che sussurra ai bambini”.”

“La verità è che per me è davvero facile perché entro in contatto con i neonati. Li tratto come qualsiasi altro essere umano: con rispetto. E’ questa l’essenza del mio lavoro.”

“Anche scoprire ciò che gli piace e ciò che non gli piace è un segno di rispetto.”

“Ricordate anche che essere genitori è un processo che dura tutta la vita e che, in quanto tali, siete dei modelli di comportamento.”

“Essere informati ci rende più forti.”

“La fiducia in voi stessi in quanto genitori sarà quella più utile.”

“Avere un figlio è di gran lunga l’evento che più cambierà le vostre vite.”

“Nessun evento nella vita di una persona adulta provoca tanta gioia e allo stesso tempo tanto terrore come diventare genitori per la prima volta.”

“Il primo consiglio che do – e che continuo a dare – ai neogenitori è di calmarsi. Ci vuole tempo per conoscere il proprio bambino. Ci vogliono pazienza e un’atmosfera tranquilla. Ci vogliono forza e resistenza. Ci vogliono rispetto e gentilezza. Ci vogliono responsabilità e disciplina. Ci vogliono attenzione e capacità di osservazione. Ci vogliono tempo e pratica. Occorre sbagliare molto. prima di far bene. E bisogna ascoltare il proprio intuito.”

“Avrete giorni buoni e giorni meno buoni: siate preparati in entrambi i casi e non mirate alla perfezione.”

“E’ lui che fa parte della vostra vita, non il contrario.”

“I genitori non devono far altro che stare fermi e guardarli fiorire, aiutandoli ma non correndo in soccorso ogni volta che qualcosa di banale va storto.”

“I bambini assorbono le emozioni degli adulti che hanno intorno, in particolare quelle della madre.”

“Ma a prescindere da quello che state facendo con o per il vostro piccolino, fatelo lentamente e con molta calma.”

“Consiglio anche di frequentare un corso dove si possa vedere come avviene l’allattamento.”

“Allattare non è mai una questione di tempo o di grammi: è un’occasione unica per diventare consapevoli di voi stesse e del vostro bambino.”

“Per i neonati ogni nuovo giorno è qualcosa di meraviglioso.”

“Quando il vostro bambino ha un giocattolo in mano, state a osservare invece di intervenire.”

“Osservatelo: cercate di capire chi sia da quello che fa invece di confrontarlo con un modello che avete in mente. Finché si sentirà sicuro, supportato, e amato, diventerà una persona splendida e unica.”

“I neonati hanno bisogno dell’aiuto dei genitori per imparare a dormire nel modo giusto.”

“I bambini hanno bisogno di imparare a addormentarsi da soli; hanno bisogno di sentirsi tranquilli e al sicuro nella propria culla. D’altro canto, hanno anche bisogno del nostro conforto quando sono in difficoltà; non raggiungeremo il primo scopo se non terremo presente anche il secondo.”

“Spesso dico ai genitori di liberarsi di quei maledetti interfono che esagerano qualsiasi minimo versetto o debole pianto, rendendoli degli allarmisti patologici!”

“Il senso di colpa è la maledizione di tutte le madri. Come diceva mio nonno: la vita non è una recita. Non ci sono tasche nei sudari. – In altre parole, non puoi portartela dietro, quindi sentirsi in colpa significa sprecare il tempo prezioso che ci è concesso sulla terra.”

“E quando siete a casa, cercate di esserci con la testa invece di pensare all’ufficio. Anche i bambini sentono quando non siete davvero presenti.”

“Sapere cosa vi aspetta può aiutarvi a evitare le insidie maggiori.”

“Se vi scoprite a parlare di vostro figlio come del “bambino”, potrebbe essere segno che non lo state vedendo come un essere umano.”

“Non importa quello che vi capita nella vita, ma come lo affrontate.”

“La mia sensazione è che quando le madri prolungano eccessivamente l’allattamento al seno è quasi sempre per se stesse e non per il bambino: le donne spesso amano questo ruolo, la vicinanza e la segreta consapevolezza di essere le uniche in grado di calmare il proprio bambino.”

“Desidero terminare questo libro con una raccomandazione molto importante: divertitevi. Tutti i consigli di questo mondo sono inutili se non provate piacere nell’essere genitori. Certo, so che può essere dura, specialmente nei primi mesi e specialmente quando siete esausti. Ma dovete sempre ricordare quale dono speciale sia avere dei figli.”

“Siete responsabili della guida e della formazione di un altro essere umano, e non c’è nulla di più importante di questo.”

 

La rivoluzione russa – Stephen A. Smith

“Come Tolstoj riesce meravigliosamente a rendere nella scena iniziale del suo capolavoro, Guerra e pace, il significato storico della Rivoluzione francese fu oggetto di aspre polemiche durante tutto il XIX secolo e, di fatto, per buona parte del XX. (…) Che altrettanto si possa dire della Rivoluzione russa nell’anno del suo centenario rimane dubbio, pur tenendo conto del fatto che il regime che da essa ebbe origine è ormai defunto da oltre venticinque anni. La presa del potere dei bolscevichi nell’ottobre 1917 rappresentò una sfida al capitalismo globale e, in maniera più pertinente, anche alla concezione occidentale contemporanea della politica come di un’arte delimitata dalle idee di libero mercato, diritti umani e governo democratico.”

“Ovviamente, non esiste alcuno scritto storico che sia privo di risonanza politica: l’interpretazione storica implica sempre una presa di posizione e lo scrivere di storia è esso stesso parte della storia e pertanto soggetto a costante revisione.”

“I grandi magazzini divennero il simbolo per eccellenza della cultura del consumo, utilizzando merci e immagini promozionali per educare i consumatori, soprattutto donne, nella moda e nel buon gusto, e per promuovere il desiderio – nonché stimolare le fantasie – di ricchezza.”

“I bolscevichi erano più duri, decisi, disciplinati, intolleranti, pieni di fiducia in sé stessi, più amorali e con meno remore nell’uso della violenza e di mezzi antidemocratici rispetto ai rivali; questi erano più circospetti, più inclini all’esitazione, impegnati nella democrazia e più intolleranti nei confronti dell’uso primitivo degli slogan.”

“Nel gennaio 1912 diciotto bolscevichi si riunirono a Praga per creare il proprio Comitato centrale (uno dei cui membri, Roman Malinovskij, teneva l’Ochrana costantemente informata sulle sue attività), e tale evento viene convenzionalmente considerato come la nascita di un partito bolscevico separato; nel maggio successivo i bolscevichi russi iniziarono a pubblicare la Pravda, che si rivelò piuttosto efficace nell’attrarre i lettori della classe operaia.”

“Il 3 marzo 1917 la trisecolare dinastia dei Romanov giunse a una fine ingloriosa.”

“Nacquero in tal modo i due centri di potere, un meccanismo istituzionale in base al quale il Governo provvisorio esercitava un’autorità formale ma il vero potere era nelle mani del Comitato esecutivo dei soviet, dal momento che quest’ultimo godeva dell’appoggio della guarnigione e in generale della popolazione urbana, oltre a controllare i trasporti e le comunicazioni attraverso la sua influenza sugli operai ferroviari.”

“Il 3 aprile Lenin tornò in Russia dalla Svizzera, attraversando la Germania in un vagone piombato.”

“Il bolscevismo fu sempre un movimento ben più ampio di quanto non riflettessero le opinioni del suo leader, ma la figura gigantesca di Lenin impose al partito il suo punto di vista: era un uomo di grande intelletto e inesauribile operosità, dalla volontà di ferro e dalla grande autodisciplina, fiducioso in sé stesso e intollerante nei confronti degli avversari.”

“…il suo disprezzo per liberalismo e parlamentarismo, la sua convinzione che il Governo provvisorio non sarebbe riuscito a soddisfare le richieste della popolazione, la sua implacabile opposizione alla guerra imperialista e la sua valutazione del potenziale dei soviet servirono a orientarlo correttamente in una situazione politica in cui la società si stava polarizzando lungo delle linee di classe.”

“….ma alla fine del 1917 il saccheggio dei palazzi e il rogo dei simboli dei privilegi dell’aristocrazia – come ad esempio i pianoforti – divennero più diffusi.”

“…nemici di classe erano i proprietari terrieri, i datori di lavoro, gli ufficiali, i funzionari di governo, la polizia e a volte anche i sacerdoti, gli anziani del villaggio o i capireparto nella fabbrica.”

“Nell’autunno del 1917 si registrò un mutamento nell’opinione pubblica: all’euforia della primavera fece seguito l’ansietà, un senso di catastrofe incombente che i bolscevichi seppero sfruttare abilmente per suggerire che la loro era la sola forza in grado di scongiurarla.”

“Nonostante il diffuso entusiasmo attorno al nuovo governo, divenne chiaro fin dall’inizio che per mantenere il nuovo ordine i bolscevichi sarebbero stati costretti a combattere: su quando ebbe effettivamente inizio la guerra civile le opinioni degli studiosi divergono, ma sembra ragionevole considerarne il graduale emergere a partire dalla ribellione di Kornilov, con un’intensificazione dopo quella che molti ritenevano l’illegale presa del potere da parte bolscevica.”

“Vennero creati dei nuovi simboli, come la falce e il martello e la stessa rossa, emblema dell’Armata rossa: il rosso era un colore sacro nella cultura popolare e dunque in grado di infondere alla classe lavoratrice e al Partito bolscevico un’aura quasi religiosa.”

“Il Comitato centrale era controllato da un’oligarchia formata da Lenin, Trockij, Kamenev, Zinov’ev, Stalin e Bucharin, ma non vi fu mai alcun dubbio sul fatto che Lenin fosse primus inter pares: godeva della massima autorità morale e fu il suo straordinario talento di leader politico – e in particolare la sua capacità di alternare l’intransigenza al compromesso – a tenere insieme l’oligarchia.”

“La vita si riduceva alla ricerca costante di cibo, combustibile, rifugio e abiti pesanti, e a evitare le malattie e i criminali; per effetto della coscrizione militare e della chiusura delle fabbriche la popolazione urbana femminile arrivò a superare quella maschile.”

“L’ostilità nei confronti del mercato, la tendenza al centralismo e l’equiparazione fra proprietà e regolamentazione statali e progresso del socialismo furono tutti fattori assai potenti nel plasmare quelle politiche che simboleggiarono il comunismo di guerra, e nonostante il suo abbandono e il relativo sistema di comando e di amministrazione e l’ideologia militarizzata che ne era stata l’ispirazione si sarebbero rivelati elementi duraturi del sistema sovietico.”

“Un aspetto del collasso del vecchio ordine sociale fu la maniera incredibilmente rapida con cui scomparvero le èlite privilegiate.”

“La lotta di Lenin contro il “magnifico georgiano”, che egli aveva fatto così tanto per promuovere, sebbene lungimirante, arrivò troppo tardi: il 10 marzo venne colpito da una massiccia emorragia celebrale che lo lasciò paralizzato e incapace di parlare, e morì il 2 gennaio 1924.”

“Stalin presentò la nuova dottrina del socialismo in un solo paese, avviando così un processo che terminò negli anni Trenta con al riabilitazione della storia e delle tradizioni imperiali della Russia.”

“La Rivoluzione russa portò con sé un enorme cambiamento politico e sociale: una dinastia regnante da tre secoli venne distrutta, sostituita da uno Stato monopartitico di ispirazione marxista-leninista; un impero dinastico venne rimpiazzato da una federazione di repubbliche socialiste sovietiche; settori fondamentali dell’economia passarono da mani private allo Stato, gestiti da una complessa burocrazia di commissariati, trust e consorzi. La nascente borghesia industriale e commerciale svanì con una rapidità e una irreversibilità mai eguagliata dalle rivoluzioni socialiste successive; e il ceto dell’aristocrazia terriera – che era stato il principale seppur mai completamente affidabile, sostegno sociale dell’autocrazia – venne spazzato via con uguale celerità da una spontanea rivoluzione agraria.”

“…il desiderio bruciante di pace, il profondo risentimento nei confronti di un ordine sociale diviso fra chi aveva e chi no, la rabbia per le ingiustizie che caratterizzavano la società russa. Questi sono i motivi per i quali milioni di persone in tutto il mondo – che non potevano prevedere gli orrori del futuro – abbracciarono la Rivoluzione del 1917 come la possibilità di creare un mondo nuovo di giustizia, uguaglianza e libertà.”

La guerra che non si può vincere – David Grossman

“Rumore. E’ questa la prima parola che mi viene in mente quando penso agli ultimi dieci anni. Rumore, tanto rumore. Spari e urla, parole infuocate e gemiti, esplosioni, manifestazioni, e un’infinità di frasi fatte, collegamenti in diretta col luogo dell’attentato, grida di vendetta, rombo di elicotteri, sirene d’ambulanza; e gli squilli del telefono dopo ogni sciagura.”

“Devo ammetterlo, spesso ho la sensazione che sia ormai impossibile penetrare con le parole la cortina dell’orrore.”

“nella situazione attuale la lotta non è più tra israeliani e palestinesi ma tra chi non vuole più scendere a patti con la disperazione e chi cerca di trasformarla in un modo di vita.”

“Noi tutti, israeliani e palestinesi, siamo figli di questo conflitto che ci ha lasciato in eredità odio e violenza.”

“Per quanto mi riguarda, quando penso all’olocausto mi rendo conto che il sentimento prevalente in me è l’offesa. Non provo rabbia, odio o desiderio di vendetta, ma solo un amaro senso di offesa perché è stata fatta una cosa simile a degli esseri umani. Niente come l’offesa ha il potere di intrappolarmi in una sorta di rancore puerile, impotente e umiliante.”

“Dialogare è utile anche per ricordarci quello di cui a volte non si ha la certezza: che  ancora possibile credere negli esseri umani.”

“Di volta in volta scopriamo che, per quanto lo si rifiuti, siamo quasi tutti dei piccioni viaggiatori della Shoah.”

“Chissà cosa si prova ad essere un animale braccato in mezzo a tutta questa bellezza?”

“Tre colpi di pistola hanno messo fine alla vita di Yitzhak Rabin e a tutto ciò che quest’uomo ha rappresentato nel corso della sua esistenza. E’ come se l’immagine di un’intera generazione si fosse frantumata e l’era del sabra, l’ebreo nuovo nato in Israele, fosse finita.”

“…studi presso una prestigiosa scuola agraria, periodo di addestramento in kibbutz, arruolamento nel Palmach, frequentazione del corso per comandanti di tale unità, presenza nei convogli diretti a Gerusalemme assediata nel 48. E poi combattente nella battaglia per la liberazione del Negev, capo di stato maggiore dell’esercito durante la guerra dei sei giorni… Questo è il Dna dell’identità israeliana.”

“Questa mattina, al suo risveglio, mio figlio di undici anni mi ha domandato: C’è già stato l’attentato di oggi? Mio figlio ha paura. E come lui anche la maggior parte degli israeliani.”

“Noi israeliani siamo abituati a convivere con la morte.”

“Non c’è alcuna possibilità che Israele riesca a controllare la frustrazione e la rabbia dei palestinesi.”

“Quanti in Israele, oggi, conducono davvero la vita che averebbero voluto?”

“Chi torna in Israele dopo una lunga assenza rimane sbalordito dall’imponente sviluppo di città, strade e centri commerciali; ma rimane anche colpito dalla gente, dalla violenza, dalla volgarità e dalla rozzezza. Chi vive qui, invece, ha smesso di stupirsi.”

“Mi auguro di risvegliarci presto, per smettere di vagare dentro questo incubo che non è il sogno di nessuno. Shana Tova, buon anno.”

“Queste terre sono al centro di una contesa, lo so, ed è in corso un negoziato per stabilire dei confini, siamo d’accordo. Ma c’è anche la questione dei confini che un individuo pone a se stesso, dei limiti oltre i quali un essere umano – o un intero popolo – perde la propria dignità, e alla fine anche la propria identità.”

“Non accettiamo il fatto che non esiste una soluzione militare al problema, ci è molto più facile trasformare l’umiliazione e la frustrazione in un pugno che colpisce con forza.”

“Dobbiamo andarcene perché occupiamo una terra altrui e nella storia nessun esercito di occupazione, imprigionato in avamposti e trincee, è mai riuscito a lottare contro forze mobili e invisibili, anche se più deboli numericamente e militarmente.”

“Dobbiamo andarcene perché l’esercito di un paese democratico, le cui azioni sono vincolate dalla legge e dalla morale, non potrà mai sconfiggere un’armata di guerriglieri che lottano per liberare la loro terra con l’appoggio della popolazione civile, certi di essere nel giusto.”

“Dobbiamo andarcene. Ingoiare il nostro vuoto orgoglio. Smettere di alimentare il fuoco della patetica arroganza che brucia in noi e che si nutre di sempre più giovani soldati.”

“Riguardano l’animo umano che così facilmente può essere indotto a cessare di parlare al singolare per cominciare a ruggire al plurale.”

“Nessuno può chiedere perdono per la Shoah a nome di altri, e nessuno è autorizzato a perdonare in nome delle vittime.”

“Perché questa è forse la grande tragedia del popolo ebreo: per migliaia di anni è stato considerato dagli altri, soprattutto dai cristiani, un simbolo, un’allegoria o una metafora di qualcos’altro, un’entità eccezionale, dotata di poteri sovrannaturali o inferiori al normale.”

“Gerusalemme è una città dura, come ben sa chi ci vive. Qui la sotira si concentra a tal punto che ciascuno si sente, contro la propria volontà, un attore su un immenso palcoscenico, sorvegliato da un grande occhio nascosto.”

“Il muro del pianto, più di ogni altro simbolo nazionale e religioso, è il monumento alla continuità del popolo ebraico. Il fatto che non si sia preservato integralmente, che sia solo un residuo del tempio distrutto, lo ha trasformato in ciò che è nella coscienza di ogni ebreo in qualunque parte del mondo.”

“Mi rendo conto di quanto sia debole la ragione di fronte alla realtà degli scontri e dell’odio sfrenato.”

“Io e te, l’israeliano e il palestinese, siamo una coppia di attori condannati a recitare, generazione dopo generazione, una tragedia grottesca e violenta di cui nessuno riesce a scrivere l’atto finale, la scena che può recare sollievo e spezzare la maledizione.”

“Non si può sgominare un popolo dotato di una salda coscienza nazionale, animato da forti motivazioni, pieno di speranze e, al tempo stesso, disperato.”

“Agli israeliani sta accadendo una cosa terribile: si sono abituati. Si sono abituati ad alzarsi la mattina e venire a sapere dell’attentato avvenuto all’alba. Si sono abituati alla vista di morti e feriti. Si sono abituati alle frasi di circostanza che descrivono la situazione, alle immagini e al reportage che si ripetono.”

“Ogni giorno sempre nuovi nomi si aggiungono all’elenco delle vittime, dei disperati e di chi odia. Giorno dopo giorno cresce la voglia di vendetta.”

“Noi tutti, israeliani e palestinesi, siamo nati nella guerra e la nostra identità si forma, in non poca misura, sull’ostilità, la paura, la sopravvivenza, la morte.”

“Quando ho visto le prime immagini dal luogo dell’attentato, un pensiero mi ha attraversato la mente: questo è l’inferno e qui io vivo.”

“Da israeliano che ha trascorso tutta la vita nella paura degli attentati terroristici, posso affermare con molta semplicità: il terrorismo rovina l’esistenza. Impone uno stile di vita militarizzato e crea una tensione costante che, a poco a poco, pervade e inquina tutti gli ambiti dell’esistenza.”

“Poche settimane di vita all’ombra del terrore faranno scoprire anche ai popoli più illuminati quanto poco occorra perché l’ansia cominci a dettare le regole di vita e le necessità si trasformino in valori. Il terrore umilia.”

“Ormai abbiamo capito che la nostra vita non sarà più come prima dell’11 settembre.”

“E’ così stimolante e ritemprante liberarsi, grazie alla scrittura, della fatica di vivere in un luogo disgraziato. E’ così bello tornare a sentirsi vivi.

“Quando scrivo, immagino o compongo una frase, è come se riuscissi ad avere la meglio – anche se per poco – sull’arbitrarietà e sulla tirannia di questo stato di cose. Per un istante non sono più una vittima.”

“Talvolta si ha la sensazione che la maggior parte delle energie venga impegnata nel preservare la vita e troppo poca ne resta per vivere veramente.”

“Quando eravamo noi a compierle, quelle azioni non erano terrorismo. Erano la legittima lotta di un popolo per la propria indipendenza. Ma quando a compierle sono i palestinesi, diventano quel che da anni cerchiamo ansiosamente di provare.”

“Chi ha oggi la forza di ricordare gli inizi, l’origine di tutto, il fatto che qui si tratta di occupazione e oppressione, di rappresaglia e controrappresaglia, di un circolo vizioso di sangue, di due popoli sempre più degradati, violenti e folli di disperazione?”

“Israele è oggi un pugno chiuso e, al tempo stesso, una mano aperta con le dita allargate in segno di disperazione.”

“Non c’è naturalmente simmetria nei rapporti di forza tra palestinesi e israeliani. Ma c’è simmetria nella paura che hanno gli uni degli altri, nella capacità di sprofondare e di spingersi a vicenda nell’abisso.”

Febbre a 90 – Nick Hornby

“E’ sempre là dentro, in cerca di una via d’uscita.”

“Febbre a 90 è il tentativo di acquisire un qualche punto di vista sulla mia ossessione. Perché una relazione iniziata come una cotta da scolaro è resistita per quasi un quarto di secolo, più a lungo di ogni altro legame da me liberamente scelto?”

“Il modo in cui il calcio è vissuto dalla gente sembra offrire ogni genere di informazione sulla nostra società e sulla nostra cultura.”

“Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé.”

“La condizione naturale del tifoso di calcio è l’amara delusione, indipendentemente dal risultato.”

“…erano i tempi in cui i cronisti televisivi incoraggiavano i disordini piuttosto che invocare con magniloquenza la reintroduzione del servizio militare.”

“La paternità, come direbbe l’allenatore George Graham, è una maratona, non uno sprint.”

“La vita non è, non è mai stata, una vittoria in casa per 2-0 contro i primi in classifica con la pancia piena di patatine fritte.”

“Durante la prima metà degli anni Settanta, però, a ogni partita dell’Arsenal che andavo a vedere c’era uno scontro.”

“La questione fondamentale sulla morte, metaforicamente parlando, è che è destinata ad arrivare prima che siano stati assegnati i trofei più importanti.”

“Ma a volte la sento ancora dentro di me quella rabbia, alle partite fuori casa, quando siamo circondati dai tifosi avversari e l’arbitro non ci concede niente e noi resistiamo e resistiamo e teniamo duro e poi Adams scivola e il loro centravanti è lì pronto e poi c’è quel muggito terribile e irritante tutt’intorno…”

“Ti piace il calcio? Allora ti piacciono anche il soul, la birra, pestare la gente, palpare le tette alle donne, e i soldi. Sei un tipo da rugby o cricket? Allora ti piacciono i Dire Straits o Mozart, pizzicare il sedere alle donne, e i soldi.”

“A quell’epoca il calcio era la vita, e non sto parlando metaforicamente…”

“…e all’improvviso la vita si riempì di alcol e fumo e letteratura europea e dischi di Van Morrison.”

“Ma di chi è il calcio, alla fin fine?”

“Il calcio, com’è noto, è il gioco del popolo, e come tale cade nelle grinfie di tutta quella gente che non è, insomma, il popolo.”

“Una volta credevo, anche se adesso non lo credo più, che crescere e diventare adulti fossero due cose analoghe, due processi inevitabili e incontrollabili entrambi. Adesso penso che diventare adulti sia una cosa dominata dalla volontà, che si possa scegliere di diventare adulti, ma solo in determinati momenti.”

“In verità quel luogo mi spaventava, e il calcio, la mia consolazione dell’infanzia, la mia coperta di Linus, fu un modo per far fronte a tutto questo.”

“Non mi era mai venuto in mente, prima, che il calcio fosse davvero un gioco buffo, e che come la maggior parte delle cose che funzionano solo se uno ci crede, la visione da dietro è ridicola, come la visione dietro le quinte di un set cinematografico a Hollywood.”

“Le camere delle ragazze fornivano innumerevoli indizi sui loro caratteri, sul loro passato e sui loro gusti; i ragazzi, invece, erano intercambiabili e informi quanto dei feti, e le loro stanze, a parte qualche poster occasione dell’Athena qua e là, erano spoglie come casse da morto.”

“A volte mi accorgo che nel mio gruppo di amici tifosi dell’Arsenal c’è una sorta di rivalità tra le righe: nessuno di noi ama sentirsi raccontare da chiunque altro qualcosa che riguardi il club e che non sapeva: un infortunio a una delle riserve, per esempio, o un’imminente modifica alla maglia, insomma, cose di importanza cruciale come queste.”

“Così mi ha ridotto il calcio. Mi ha trasformato in una persona che non presterebbe aiuto se la sua fidanzata avesse le doglie in un momento impossibile; e per tutta la durata di una partita sono un dodicenne. Quando descrivo il calcio come ritardante, era questo che volevo dire.”

“Credo siano molti i padri, in giro per il mondo, ad aver sperimentato il rifiuto più crudele, più spietato di tutti: i loro figli sono diventati tifosi della squadra sbagliata.”

“Pochi di noi hanno scelto i loro club, ci sono stati semplicemente appioppati; e così, mentre scivolano dalla Seconda alla Terza divisione, o vendono i loro giocatori migliori, o comprano giocatori notoriamente incapaci, o scaraventano la palla per la settecentesima volta verso un centravanti spilungone, noi non facciamo altro che imprecare, andarcene a casa, preoccuparci per una quindicina di giorni e poi ritornare un’altra volta a soffrire.”

“Per quanto mi riguarda, io sono prima di tutto un tifoso dell’Arsenal, e poi un tifoso di calcio.”

“Guarderò qualsiasi partita di calcio, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, sotto qualsiasi tempo.”

“Parte del fascino del calcio non professionistico è il pubblico: alcune delle persone che vengono a vedere le partite, anche se non tutte, sono completamente fuori di testa, forse ridotte così dalla qualità del football che hanno visto per anni.”

“Per noi il consumo è tutto: la qualità del prodotto non ha alcuna importanza.”

“Quella sera smisi di essere un pazzo dell?Arsenal e imparai di nuovo a essere tifoso, sempre svitato, e sempre pericolosamente ossessionato, ma ciò nonostante solo un tifoso.”

“Il calcio è un contesto in cui guardare diventa fare.”

“Alla fine, indipendentemente dal numero di microfoni che metteranno tra il pubblico, non riusciranno a creare alcun tipo di atmosfera, perché non ci sarà più nessuno: saremo tutti a casa davanti alla tv. E quando succederà spero che gli allenatori e i presidenti ci risparmino il discorsetto ampolloso e amaro in cui si lamentano della nostra incostanza.”

“E’ straordinario sapere che tu hai un ruolo in tutto questo, che la serata non sarebbe stata la stessa senza di te e senza migliaia di persone come te.”

“I gol hanno quel valore di rarità che i punti e i set non hanno, e quindi ci sarà sempre quel fremito, il fremito di vedere qualcuno fare qualcosa che può essere fatto tre o quattro volte in tutta una partita se sei fortunato, neanche una se non lo sei.”

“…ma quando sono ad Highbury a vedere partite come queste, è come se il resto del mondo si fosse fermato e fosse accorso fuori dallo stadio, ad aspettare di sentire il risultato finale.”

“Il numero dei morti (Hillsborough) aumentava di minuto in minuto – sette, poi venti, poi una cinquantina e infine novantacinque – e fu chiaro, a tutti quelli che avevano ancora un briciolo di buon senso, che niente sarebbe più stato come prima.”

“Non importa mai niente, a parte il calcio.”

“Il fatto è che ti stufi. Mi ero stufato di stare in coda, di venire schiacciato, e di venir spinto giù a metà gradinata ogni volta che l’Arsenal segnava, e di non vedere mai perfettamente la porta alle grandi partite, e mi sembrò una gran bella cosa poter arrivare allo stadio due minuti prima del calcio d’inizio senza essere per niente svantaggiato.”

Castelli di rabbia – Alessandro Baricco

“Allora, non c’è nessuno qui?… BRATH! … Ma che canchero, sono diventati tutti sordi quaggiù… BRATH!”

“La bocca di Jun Rail non ti lasciava in pace. Ti trapanava la fantasia, semplicemente. Ti impiastricciava i pensieri.”

“Di tanto in tanto il signor Rail tornava.”

“Meno facile da capire era perché lui, di tanto in tanto, partisse. Non c’era mai una vera, plausibile ragione perché lo facesse, né una stagione o un giorno o una circostanza particolari. Lui, semplicemente, partiva.”

“Così fa il destino: potrebbe filar via invisibile e invece brucia dietro di sé, qua e là, alcuni istanti, fra i mille di una vita. Nella notte del ricordo, ardono quelli, disegnando la via di fuga della sorte. Fuochi solitari, buoni per darsi una ragione, una qualsiasi.”

“Gli erano entrate negli occhi, quelle due immagini, come l’istantanea percezione di una felicità assoluta e incondizionata. Se le sarebbe portate dietro per sempre. Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più.”

“Così erano il signore e la signora Rail.
Così strani da pensare che li tenesse insieme chissà quale segreto.
E infatti era così.
Il signore e la signora Rail
Vivevano la vita.
Poi un giorno, arrivò Elisabeth.”

“Erano le tre del mattino e la città se ne stava affogata nel bitume della propria notte. Nella schiuma dei propri sogni. Nella merda della propria insonnia. Eccetera.”

“Mettiamola così. Uno si alza al mattino, fa quel che deve fare e poi la sera va a dormire. E lì i casi sono due: o è in pace con se stesso, e dorme, o non è in pace con se stesse e allora non dorme. Capisci?
Si.
Dunque bisogna arrivare alla sera in pace con se stessi. Questo è il problema. E per risolverlo c’è una strada molto semplice: restare puliti.”

“Così, alle volte, vale la pena di non dormire pur di star dietro a un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi la si paga. E solo questo è davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante.”

“Il sesso cancella fette di vita che uno nemmeno si immagina. Sarà anche uno stupido, ma la gente si stringe con quello strano furore un pò panico e la vita se ne esce stropicciata come un bigliettino stretto in un pugno, nascosto con una mossa nervosa di paura.”

“Nel senso che forse, sempre, e per tutti, altro non è mai, leggere, che fissare un punto per non essere sedotti, e rovinati, dall’incontrollabile strisciare via del mondo.”

“Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità. Un libro aperto è sempre la certificazione della presenza di un vile – gli occhi inchiodati su quelle righe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo – le parole che a una ad una stringono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamano libri – la più raffinata delle ritirate, questa è la verità. Una sporcheria. Però: dolcissima.”

“Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura – un libro che inizia.”

“Caro ingegner Bonetti, l’unico vero senso di un treno è quello di correre sulla superficie della terra con una velocità che nessun’altra persona o cosa è in grado di avere. L’unico vero senso di un treno è che l’uomo ci sale sopra e vede il mondo come non l’ha mai visto prima, e ne vede così tanto, in una volta sola, come non ne ha mai visto in mille viaggi in carrozza.”

“La vita è un bicchiere da bere fino in fondo.”

“Però quando la gente ti dirà che hai sbagliato… e avrai errori dappertutto dietro la schiena, fottitene. Ricordatene. Devi fottertene. Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita… non sono quelli gli errori… quella è vita… e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca…”

“Una vita si può ben incagliare in una faccia qualunque.”

“Uscirono insieme dal negozio. Non lo sapevano, ma stavano, simultaneamente, entrando in otto anni di tragedie, strazianti felicità, ripicche crudeli, pazienti vendette, silenti disperazioni. Insomma, stavano per fidanzarsi.”

“La ragnatela che era la sua anima era tornata ad essere una trappola per quelle strane mosche che sono le idee.”

“dev’essere così questa cosa dei figli, pensò Horeau: nascono con dentro quello che, nei padri, la vita ha lasciato a metà.”

“Alla fine c’è poi sempre un mare dove sfociare, per qualsiasi fiume.”

“Andavano e venivano, i treni, come matti. E tutta la gente, a scendere e a salire, ognuno a cucire la sua storia, con l’ago della propria vita, lavoro maledetto e bello, compito l’infinito.”

“…meravigliosa, davvero meravigliosa. Io nemmeno mi immaginavo come potesse essere, e adesso sto lì a guardarlo, per ore e non mi sembra vero che quella roba così piccola sia mio figlio, è da non crederci, l’ho fatto io.”

“Accadono cose che sono come domande. passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.”

Il mondo nuovo – Aldous Huxley

“Un edificio grigio e pesante di soli trentaquattro piani. Sopra l’entrata principale le parole: “Centro di incubazione e di condizionamento di londra Centrale” e in uno stemma il motto della Stato mondiale: “Comunità, Identità, Stabilità.”

“Non i filosofi, ma i taglialegna e i collezionisti di francobolli compongono l’ossatura della società.”

“Far crescere novantasei esseri umani dove prima ne cresceva uno solo. Progresso.”

“E questo – aggiunse il Direttore sentenziosamente – questo è il segreto della felicità e della virtù: amare ciò che si deve amare. Ogni condizionamento mira a ciò: fare in modo che la gente ami la sua inevitabile destinazione sociale.”

“Vi rendete conto della pazzia che rappresenta il permettere alla gente di fare dei giochi complicati che non aiutano in alcun modo il consumo?”

“Coloro che si sentono disprezzati fanno bene ad assumere un’aria sprezzante.”

“Ma ognuno appartiene a tutti gli altri.”

“Nessuno di voi ha mai incontrato un ostacolo insormontabile?”

“Non si può consumare molto se si resta seduti a legger libri.”

“E’ meglio buttare che aggiustare.”

“C’era anche una cosa chiamata Dio.”

“Lentamente, maestosamente, con un leggero ronzio di macchine, i nastri avanzavano, trentatrè centimetri all’ora.
Nella rossa oscurità scintillavano innumerevoli rubini.”

“Non hai mai provato la sensazione – chiese – d’avere qualcosa dentro di te che attende per uscire soltanto l’occasione che tu stesso potresti fornirle?”

“Tutti sono felici adesso.”

“La mania, per esempio, di fare le cose in privato. Che equivale, in pratica, a non far nulla.”

“Quando l’individuo sente, la Comunità è in pericolo.”

“Più le qualità di un uomo sono notevoli, più grande è il suo potere di traviare gli altri. Meglio il sacrificio di uno solo che la corruzione di molti.”

“Il successo salì come spumante alla testa di Bernard, e in progresso di tempo lo riconciliò completamente (come deve fare ogni buon prodotto inebriante) con un mondo che, fino ad allora, aveva trovato davvero insoddisfacente.”

“Distruggere così tutto il loro buon condizionamento alla morte, con quella disgustosa scenata, come se la morte fosse qualche cosa di terribile, come se uno di noi valesse più di tutti gli altri!”

“Ma vi piace essere schiavi?”

“Non si possono fare delle macchine senza acciaio, e non si possono fare delle tragedie senza instabilità sociale. Adesso il mondo è stabile. La gente è felice; ottiene ciò che vuole, e non vuole mai ciò che non può ottenere. Sta bene; è al sicuro; non è mai malata; non ha paura della morte; è serenamente ignorante della passione e della vecchiaia; non è ingombrata né da padri né da madri; non ha spose, figli o amanti che procurino loro emozioni violente; è condizionata in tal modo che praticamente non può fare a meno di comportarsi come si deve. E se per caso qualche cosa non va, c’è il soma… che lei getta via, fuori dalle finestre, in nome della libertà, signor Selvaggio. Libertà!”

“La felicità effettiva sembra molto squallida in confronto ai grandi compensi che la miseria trova. E si capisce anche che la stabilità non è neppure emozionante come l’instabilità. E l’essere contenti non ha nulla d’affascinante al paragone di una buona lotta contro la sfortuna, nulla del pittoresco di una lotta contro la tentazione, o di una fatale sconfitta a causa della passione o del dubbio. La felicità non è mai grandiosa.”

“La popolazione ottima – disse ancora Mustafà Mond – è modellata come un iceberg; otto noni al di sotto della linea d’acqua, un nono sopra.”

“Noi non vogliamo cambiare. ogni cambiamento è una minaccia per la stabilità.”

“Il sapere era il Dio più alto, la verità il valore supremo; tutto il resto era secondario e subordinato.”

“La felicità universale mantiene in ordine gli ingranaggi; la verità e la bellezza non lo possono.”

“Non si può avere nulla per nulla. la felicità bisogna pagarla.”

“Bisogna fare la propria scelta.”

“Si credono le cose perché si è stati condizionati a crederle.”

“La gente crede in Dio perché è stata condizionata a credere in Dio.”

“Ma la gente non è mai sola al giorno d’oggi.”

“Ma la civiltà industriale è possibile soltanto quando non ci sia rinuncia. Concedersi tutto sino ai limiti estremi dell’igiene e delle leggi economiche. Altrimenti le ruote cessano di girare.”

“Il Cristianesimo senza lacrime, ecco che cos’è il soma.”

“Ve ne siete sbarazzati, già è il vostro sistema. Sbarazzarsi di tutto ciò che non è gradito, invece di imparare a sopportarlo.”

“Io reclamo il diritto di essere infelice.”

 

Storia di una capinera – Giovanni Verga

“Aveva visto una povera capinera chiusa in gabbia: era timida, triste, malaticcia; ci guardava con occhio spaventato; si rifuggiva in un angolo della sua gabbia, e allorché udiva il canto allegro degli altri uccelletti che cinguettavano sul verde del prato o nell’azzurro del cielo, li seguiva con uno sguardo che avrebbe potuto dirsi pieno di lagrime.”

“Era morta, povera capinera! Eppure il suo scodellino era pieno. Era morta perché in quel corpicino c’era qualche cosa che non si nutriva soltanto di miglio, e che soffriva qualche cosa oltre la fame e la sete.”

“Se vedessi come è bello da vicino il nostro Etna! Dal Belvedere del convento si vedeva come un gran monte isolato, colla cima sempre coperta di neve; adesso io conto le vette di tutti codesti monticelli che gli fanno corona, scorgo le sue valli profonde, le sue pendici boschive, la sua vetta superba, su cui la neve, diramandosi per burroni, disegna immensi solchi bruni.”

“Mio Dio! bisogna che io sia ben disgraziata se non devo esser felice che allorquando tutti gli altri soffrono!”

“…la vetta superba dell’Etna che si slancia verso il cielo, e le sue vallate che sono già tutte nere, e le sue nevi che risplendono degli ultimi raggi del sole, e i suoi boschi che fremono, che mormorano, che si agitano.”

“Qual mistero c’è dentro di noi, Marianna?”

“Siamo degli umili fiorellini avvezzi alla dolce tutela della stufa, che l’aria libera uccide.”

“Perché adunque allorché ascolto la sua voce mi confondo? Perché quando incontro il suo sguardo fisso su di me sento a un tratto una vampa al viso e come un brivido al cuore?”

“Marianna! Marianna!… io lo amo! io lo amo! Pietà! pietà di me! Non mi disprezzare! son molto infelice! perdonami.”

“Il peccato è più forte di me. Ho tentato di sfuggirgli, esso mi ha abbrancato, mi tiene il ginocchio sul petto, mi calpesta la faccia nel sangue.”

“Oh la mia povera mamma! che dorme laggiù nel Camposanto! … Come mi sarei buttata fra le sue braccia, e le avrei domandato perdono sfogandomi in lagrime!…”

“Marianna! Marianna! piangi con me! ridi con me! abbracciamo! Egli mi ama! nol sai?… mi ama! intendi?… Non posso dirti dippiù! Tu comprenderai tutto quello che vogliamo dire queste due sole parole: mi ama.”

“Sì, voi siete la vittima della vostra posizione, della cattiveria di vostra matrigna, della debolezza di vostro padre, del destino!”

“Com’è dolce ritornare alla vita dopo essere stati sul punto di abbandonarla!”

“Come tutto era lieto e mi sorrideva! Il cielo splendente di un azzurro purissimo, il sole che indorava la neve di cui l’Etna era tutto coperto, il mare ceruleo, i campanili di quei villaggi che biancheggiavano fra fli alberi, quei campi in cui il verde dell’erba contrastava col bianco della neve, quel bosco che taceva perché non c’era vento e non aveva più foglie da lasciar cadere…”

“Dio sia benedetto! Dio sia lodato della gioia, della felicità che accorda all’uccello che canta, alla foglia che nasce, al rettile che si scalda, al sole che brilla, alla madre che si tiene al seno il bimbo, alla povera anima mia che esulta e lo ringrazia.”

“Com’è mesto il silenzio del tramonto in inverno!”

“Non ho più lagrime e l’angoscia mi divora come un cane rabbioso!”

“Ogni cosa qui serve a rinchiudere l’anima in sè stessa, a circoscriverla, a renderla muta, cieca, sorda per tutto quello che non è Dio.”

“Quest’immenso sepolcreto di anima soltanto allorché si spalanca per un’altra vittima.”

“Fra me e tutta questa vita che mi circonda, domani, fra poche ore, si leverà un muro insormontabile, un abisso, una parola, un voto.”

“Tu, benedetta dal Signore, che vedi il sole, che respiri l’aria libera a pieni polmoni, non puoi farti un’idea di quel senso di tenerezza che può recare la vista di una farfalla, il profumo di un fiore, all’anima di un’inferma!”

“Non ti pare che le lagrime abbiano anch’esse il loro pudore?”

“Il pensiero è il nostro male, la nostra tentazione.”

“Vedi per quali vie questo demonio tentatore che si chiama pensiero s’insinua a tradimento in noi da tutti i pori e s’infigge ferocemente nel cervello!”

“Poi volse appena il capo dall’altra parte e sospirò lievemente… Parve che si addormentasse… e si addormentò per sempre.
Povera suor Maria!”

La caduta – Albert Camus

“Potrei, egregio signore, senza rischiare d’importunarla, offrirle i miei servizi? Temo che lei non sappia farsi intendere dall’esimio gorilla che presiede ai destini di questo locale. In effetti, egli parla soltanto olandese. Se non mi autorizza a patrocinare la sua causa, non indovinerà che lei desidera del ginepro.”

“Il suo mestiere è di accogliere marinai di ogni nazione in questo bar di Amsterdam ch’egli d’altronde, non si sa perché, ha chiamato Mexico-City.”

“Quando uno, di mestiere o per vocazione, ha meditato a lungo sull’uomo, gli accade di provar nostalgia per i primati. Quelli non hanno pensieri reconditi.”

“Parigi è un artifizio perfetto, una scena stupenda, popolata da quattro milioni di figurine…”

“Talvolta penso a quel che diranno di noi gli storici futuri. Per l’uomo moderno, basterà una frase: fornicava e leggeva giornali. Dopo questa definizione lapidaria, l’argomento, direi, sarà esaurito.”

“Del resto, io non sono medico. prima di venire qui ero avvocato, se vuole saperlo. Adesso sono giudice-penitente.
Mi permetta che mi presenti: Jean-Baptiste Clamence, per servirla.”

“Qualunque cosa siamo, la siamo sempre più o meno.”

“Mi piace camminare per la città, di sera, nel calore del ginepro. Cammino per notti intere, fantasticando, o discorrendo senza fine tra me e me.”

“Perché siamo al fondo, ha notato che i canali di Amsterdam assomigliano ai gironi dell’inferno? L’inferno borghese, naturalmente, popolato di brutti sogni. Quando si arriva da fuori, man mano che ci si addentra, la vita, e quindi i suoi delitti, diventano più densi, più oscuri.”

“Le donne dietro quei vetri? I sogni, caro signore, sogni a buon mercato, il viaggio nelle Indie! Si profumano con spezie. Lei entra, tirano le tendine e la navigazione comincia. Gli dei scendono sui corpi nudi e le isole vanno alla deriva, dementi, con una chioma di palme in testa, arruffata sotto il vento. Provi.”

“Inoltre ero sorretto da due sentimenti sinceri: la soddisfazione di trovarmi dalla parte del giusto ed un istintivo disprezzo per i giudici in genere.”

“L’avidità, che in questa nostra società sostituisce l’ambizione, mi ha sempre fatto ridere.”

“E’ vero che mi trovavo a mio agio in tutto, ma nello stesso tempo non ero soddisfatto di niente. Ogni gioia mi spingeva a desiderarne un’altra.”

“Correvo così, sempre appagato e mai sazio, senza sapere dove fermarmi, fino al giorno, o meglio la sera, in cui la musica cessò, e le luci si spensero.”

“Caro signore, ci salvi il cielo dall’essere collocati troppo in alto dai nostri amici!”

“L’uomo è fatto così, caro signore, ha due facce: non può amare senza amarsi.”

“Bisogna che accada qualcosa, è questa la spiegazione della maggior parte degli impegni che gli uomini assumono. Bisogna che qualcosa accada, anche la servitù senza amore, anche la guerra, o la morte. E dunque, viva i funerali.”

“Se ladri e sfruttatori di donne fossero sempre e ovunque condannati, le persone perbene si crederebbero tutte e continuamente innocenti, caro signore.”

“Più di tutto a me piace la Sicilia, ma solo dall’alto dell’Etna, nella luce, a patto di dominare l’isola e il mare.”

“Lei sa che cos’è il fascino: un modo di sentirsi rispondere di si senza aver fatto chiaramente nessuna domanda.”

“Le donne infatti hanno una cosa in comune con Bonaparte: pensano sempre di riuscire dove gli altri sono falliti.”

“Mi creda, per certe persone almeno, non prendere quello che non si desidera è la cosa più difficile al mondo.”

“Ma la terra è scura, caso amico, il legno è spesso ed opaco il sudario. Gli occhi dell’anima, sì, certo, se c’è un’anima e supposto che abbia occhi! Ma il fatto è che non si è sicuri, non si è mai sicuri.”

“Caro amico, i mariti debbono scegliere fra l’essere dimenticati, scherniti o utilizzati. Capiti, mai.”

“No, si tratta invece di sfuggire al giudizio, di evitare d’esser sempre giudicati senza che mai venga pronunciata la sentenza.”

“Oggi, noi siamo sempre pronti a giudicare, come a fornicare.”

“Caro amico, non offriamo loro il destro di giudicarci, nemmeno un poco! Altrimenti ci sbranano.”

“Dal momento in cui cominciai a temere che ci fosse in me qualcosa da giudicare, ho capito che c’era in loro un’irresistibile vocazione a intentar giudizio.”

“La sola difesa è nella cattiveria. Allora per non essere giudicati tutti si affrettano a giudicare.”

“Siamo tutti casi eccezionali.”

“…la ricchezza sottrae al giudizio immediato, ti libera dalla folla della metropolitana per chiuderti in una carrozzeria nichelata, isola in vasti parchi, vetture letto, cabine di lusso. La ricchezza, caro amico, non è ancora l’assoluzione, è la condizionale, che fa sempre comodo.”

“Soprattutto non creda agli amici quando le chiederanno di essere sincero. Sperano soltanto di essere mantenuti nella buona opinione che hanno di sè forniti di una certezza supplementare che desumeranno dalla sua promessa di essere sincero. Come potrebbe la sincerità essere una condizione dell’amicizia? Il gusto della verità ad ogni costo è una passione che non risparmia nulla e a cui nulla resiste.”

“Tant’è vero che raramente ci confidiamo con chi è migliore di noi. Preferiamo schivarne la compagnia. Il più delle volte invece ci confessiamo con chi ci somiglia e condivide le nostre debolezze.”

“Aspiriamo soltanto ad essere compianti e incoraggiati nel nostro cammino.”

“Come a farlo apposta, intorno a me le le lodi crescevano. E fu quello il male.”

“Non è un navigare, è un sogno.”

“Non è forse la donna tutto quello che ci rimane del paradiso terrestre?”

“Uno gioca a fare l’immortale, e in capo a qualche settimana non sa nemmeno più se potrà strascicarsi fino al giorno dopo.”

“Il piacere, contrariamente a quanto si dice, non ha niente di frenetico. Non è altro che un lungo sonno.”

“…certi matrimoni, che sono orge burocratizzate, diventano in pari tempo il monotono carro funebre dell’audacia e dell’inventiva. Sì, caro amico, il matrimonio borghese ha ridotto il nostro paese in pantofole, e presto alle soglie della morte.”

“D’altronde non possiamo affermare l’innocenza di nessuno mentre possiamo affermare con sicurezza che tutti sono colpevoli.”

“Le dirò un grosso segreto, mio caro, non aspetti il giudizio universale. Avviene ogni giorno.”

“Ci sono sempre ragioni per assassinare un uomo. Mentre è impossibile giustificare il fatto che rimane in vita. Perciò il delitto trova sempre avvocati e l’innocenza solo a tratti.”

“Ma adesso troppa gente si arrampica sulla croce soltanto per essere vista da lontano, anche se per questo si deve calpestare un pò colui che vi si trova da tanto tempo. Troppa gente per praticare la carità ha deciso di fare a meno della generosità. Oh, l’ingiustizia, l’ingiustizia che gli han fatta e che mi stringe il cuore!”

“Ma oggi, stia tranquillo, il loro Signore non è più né in soffitta né in cantina. L’hanno installato su un tribunale, nel fondo di loro stessi, e picchiano, e giudicano, soprattutto giudicano in nome suo.”

“Quindi, essendo tutti giudici, siamo tutti colpevoli, gli uni per gli altri, tutti cristi, a nostro brutto modo, crocifissi a uno a uno, e sempre senza sapere.”

“Chi accetta una legge, non teme il giudizio che lo ristabilisce entro un ordine in cui crede. Ma il più grande tormento umano è quello d’esser giudicati senza legge.”

“Io sono la fine e il principio, annunzio la legge. In una parola, sono giudice-penitente.”

“Amico, sa lei che cosa sia una creatura solitaria vagante nelle grandi città?”

“Talvolta si vede più chiaro in chi mente che in chi dice il vero. La verità, come la luce, acceca. Invece, la menzogna è un bel crepuscolo che dà risalto ad ogni oggetto.”

“Quando pretendono di far confessioni, è il momento di diffidare, ci si prepara a imbellettare il cadavere.”

“Visto che non si potevano condannare gli altri senza giudicare immediatamente se stessi, bisognava incolpare se stessi per aver diritto di giudicare gli altri.”

“Io sono come loro, certo, siamo nella stessa broda. Io però ho una superiorità, quella di sapere, il che mi dà diritto di parlare.”

“Ah caro mio, siamo strane, miserabili creature e per poco che rivanghiamo le nostre vite, non mancano occasioni di stupirci e di scandalizzarci.”

“Oh, sole, spiagge, ed isole sotto gli alisei, giovinezza, ricordo disperante!”

“Come si fa a essere un altro? Impossibile. Bisognerebbe non esser più nessuno, abbandonarsi completamente in qualcuno, almeno una volta.”

“Lei esercita a Parigi la bella professione di avvocato! Lo sapevo che eravamo della stessa razza. Non ci assomigliamo un pò tutti, gente che parla senza tregua a nessuno, sempre dinanzi alle stesse domande, benché conosciamo in anticipo le risposte?”

“Ma rassicuriamoci! Adesso è troppo tardi, e sarà sempre troppo tardi, per fortuna!”

Corinna o L’Italia – Madame de Stael

“Lord Oswald Nelvil, pari di Scozia, partì da Edimburgo per recarsi in Italia nell’inverno fra il 1794 e il 1795. Aveva un aspetto nobile e bello, era brillante, con un nome importante e un patrimonio considerevole, ma la sua salute era alterata da un profondo senso di sofferenza, tanto che i medici, temendo che ne venissero colpiti i polmoni, gli avevano ordinato l’aria del sud.”

“Quando si soffre, ci si persuade con facilità di essere colpevoli, e i violenti dispiaceri portano il turbamento fino alla coscienza.”

“Costa maggiormente lasciare la patria quando per allontanarsene bisogna attraversare il mare; tutto è solenne in un viaggio i cui primi passi sono segnati dall’oceano; sembra che un abisso si scavi dietro di voi e che il ritorno potrebbe divenire impossibile per sempre. D’altra parte, lo spettacolo del mare produce sempre una profonda impressione: è l’immagine di quell’infinito che attira senza sosta il pensiero e in cui senza sosta il pensiero si perde.”

“La salute malferma di Lord Nelvil lo aveva costretto a fermarsi qualche giorno ad Ancona. Le montagne e il mare rendono molto bella la posizione di questa città, e la folla di Greci che lavorano davanti alle loro botteghe, seduti all’orientale, la stravaganza dei costumi levantini che si incontrano per le strade, le danno un aspetto originale e interessante.”

“…allo spettacolo di questo mare superbo, su cui l’uomo non riesce mai a lasciare la sua impronta. La terra è lavorata da lui, la montagna è solcata dalle sue strade, i fiumi sono incanalati per trasportare le sue merci, ma anche se le navi tracciano per un momento un solco nell’acqua, l’onda viene subito a cancellare questo leggero marchio di servitù e il mare riappare come fu il primo giorno della creazione.”

“Oswald si risvegliò a Roma. Un fulgido sole, un sole d’Italia, colpì i suoi primi sguardi e la sua anima fu invasa da un sentimento d’amore e di riconoscenza per il Cielo che sembrava manifestarsi con quei bei raggi.”

“L’italiano ha un fascino musicale che fa trovare il piacere nel suono delle parole quasi indipendentemente dal loro significato.”

“Quando i nostri siciliani, mentre conducono i viaggiatori nelle loro banche, rivolgono loro delle amabili felicitazioni nel loro grazioso dialetto e recitano in versi un lungo e dolce addio, si direbbe che il soffio puro del cielo e del mare agisca sull’immaginazione degli uomini come il vento sulle arpe eolie, e che la poesia, come gli accordi, sia l’eco della natura.”

“Dovunque in Italia il cattolicesimo ha ereditato dal paganesimo.”

“I pagani hanno divinizzato la vita e i cristiani la morte: questo è lo spirito dei due culti…”

“L’essere umano si sente così passeggero, che prova sempre emozione in presenza di ciò che è immutabile.”

“Ma tra tanti adoratori entusiasti c’è almeno un amico coraggioso e sicuro? C’è chi possa proteggervi per la vita? E il vano baccano degli applausi può bastare a un’anima come la vostra?”

“La religione greca non era affatto la consolazione delle disgrazie, la ricchezza della miseria, l’avvenire dei moribondi com’è invece il Cristianesimo. Essa voleva la gloria e il trionfo. In un certo senso faceva l’apoteosi dell’uomo.”

“Si fanno improvvise scoperte di ogni genere sul carattere degli Italiani, cosa che contribuisce alla loro reputazione di gente furba. Senza dubbio in questo Paese, che ha sopportato tanti gioghi diversi c’è una grande abitudine a fingere, ma non bisogna attribuire sempre alla dissimulazione il rapido passaggio da una maniera di essere a un’altra.”

“La musica evoca i ricordi che ci si è sforzati di lenire.”

“Chi non ha mai sentito il canto italiano non sa che cosa sia la musica. Le voci in Italia hanno una morbidezza e una dolcezza che ricordano sia il profumo dei fiori che la purezza del cielo.”

“Ah che illusione è la felicità! E’ solo un momento rubato al tempo inflessibile, che veglia incessantemente sulla sua preda.”

“Ah senza dubbio, nei misteri della nostra natura, amare e ancora amare è ciò che ci resta della nostra eredità celeste!”

“Roma non è ancora veramente sud: se ne pregustano già le delizie, ma l’incantesimo meridionale comincia davvero solo dal Napoletano.”

“Nulla nei nostri climi assomiglia all’afrore meridionale dei limoni in piena terra: esso produce sull’immaginazione quasi lo stesso effetto di una melodia; favorisce una disposizione poetica, eccita il talento e lo inebria di natura.”

“Poiché a Napoli è così facile per il popolo trovare sostentamento, esso può infischiarsene di industriarsi, come invece è necessario fare altrove per guadagnarsi da vivere.”

“In nessun altro luogo (Pompei) si può vedere un’immagine così impressionante dell’interruzione improvvisa della vita.”

“La terra che si trova ai piedi del Vesuvio è la più fertile e la meglio coltivata del regno di Napoli, ovvero della regione europea più benedetta dal cielo. Il famoso vitigno denominato Lacrima Christi si coltiva qui, di fianco ai campi devastati dalla lava.”

“Il fuoco del torrente lavico è di un colore funereo, però quando incendia le vigne e gli alberi ne fuoriesce una fiamma chiara e brillante. E un fiume infernale che scorre lentamente, come una sabbia che durante il giorno è nera e di notte diventa rossa.”

“Spegnersi intellettualmente non equivale a suicidarsi?”

“Come sembra deserta Roma tornando da Napoli!”

“Non si ricava la giusta impressione se si vede il Colosseo solo di giorno, perché nel sole italiano c’è uno splendore che dà a tutto un’aria di festa. ma il vero astro delle rovine è la luna.”

“L’aspetto di Venezia è più strabiliante che gradevole: a tutta prima si crede di vedere una città sommersa, e occorre fermarsi a riflettere per ammirare il genio degli uomini che hanno concepito la loro dimora sospesa sulle acque.”

“Oh destino umano – si diceva piangendo – che volete da noi? Tanta vita per poi morire, tanti pensieri perché tutto finisca!”

“Non è la vendetta che bisogna cercare nella morte, ma il riposo.”

“A volte le diceva: Ve l’avevo detto io! – Singolare modo di consolare; soddisfazione che la vanità si concede a spese del dolore.”

Lucile e lord Nelvil ne approfittarono per andare a visitare il duomo di Milano, che è il capolavoro dell’architettura gotica in Italia, come San Pietro lo è di quella moderna. Quella chiesa, costruita a forma di croce, è una bella immagine di dolore che si eleva al di sopra della ricca e gioiosa città di Milano.”

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