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La noia – Alberto Moravia

“Ricordo benissimo come fu che cessai di dipingere.”

“…la noia aveva lentamente ma sicuramente accompagnato il mio lavoro durante gli ultimi sei mesi, fino a farlo cessare del tutto in quel pomeriggio in cui avevo lacerato la tela; un pò come il deposito calcareo di certe sorgenti finisce per ostruire un tubo e far cessare completamente il flusso d’acqua.”

“Per me, invece, la noia non è il contrario del divertimento; potrei dire, anzi, addirittura, che per certi aspetti essa rassomiglia al divertimento in quanto, appunto, provoca distrazione e dimenticanza, sia pure di un genere molto particolare. La noia, per me, è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà.”

“La realtà, quando mi annoio, mi ha sempre fatto l’effetto sconcertante che fa una coperta troppo corta, ad un dormiente, in una notte d’inverno: la tira sui piedi e ha freddo al petto, la tira sul petto e ha freddo ai piedi; e così non riesce mai a prender sonno veramente.”

“…la noia, la quale, in fin dei conti, è giunto il momento di dirlo, non è che incomunicabilità e incapacità di uscirne.”

“Dunque la noia, oltre alla incapacità di uscire da me stesso, è la consapevolezza teorica che potrei forse uscirne, grazie a non so quale miracolo.”

“Così il problema della noia si ripresentava immutato; e io allora presi a domandarmi quali ne potessero essere i motivi, e per via di esclusione, arrivai a concludere che forse mi annoiavo perché ero ricco e che se fossi stato povero non mi sarei annoiato.”

“…la sua noia, in altri termini, era la noia volgare, come la si intende normalmente, che non chiedeva di meglio che essere alleviata da sensazioni nuove.”

“Qualche volta pensavo al detto evangelico: E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un ricco entri nel regno di Dio; e mi domandavo che cosa volesse dire essere ricco.”

“…io fui per me stesso qualche cosa di molto simile ad un individuo per varie ragioni insopportabile, che un viaggiatore trovi nel suo scompartimento all’inizio di un lungo viaggio.”

“Ciò che mi colpiva, soprattutto, era che non volevo fare assolutamente niente, pur desiderando ardentemente fare qualche cosa.”

“Mia madre, come sapevo, non credeva a niente, salvo che al denaro. Ma credeva, tuttavia, come ho già detto, a quello che lei chiamava: “la forma”; la quale, tra l’altro, imponeva di essere “praticante” e, comunque, di rispettare le cose della religione.”

“La noi, per me, era simile a una specie di nebbia nella quale il mio pensiero si smarriva continuamente, intravedendo soltanto a intervalli qualche particolare della realtà; proprio come chi si trovi in un denso nebbione e intraveda ora un angolo di casa, ora la figura di un passante, ora qualche altro oggetto, ma solo per un istante e l’istante dopo sono già scomparsi.”

“…potevo sempre fare quel che fanno molti quando si trovano in una situazione insostenibile: accettarla e adattarmi.”

“In realtà ciò che mi faceva soffrire non era tanto la noia quanto l’idea che io potessi o dovessi non annoiarmi.”

“Mi stava adesso molto vicina, quasi incombente, con il busto piegato in avanti e gli occhi fissi su di me, dandomi un senso di squilibrio, per cui pensai di nuovo che era un recipiente, un bel vaso a due anse, snello e pettoruto, colmo di desiderio, che stesse per traboccarmi addosso e sommergermi.”

“E insomma: era possibile sottrarsi al proprio destino? E se no, a che cosa serviva sapere quello che si faceva? Possibile che non ci fosse alcuna differenza fra un destino accettato in stato di incoscienza e un altro vissuto con lucida consapevolezza?”

“Era un disordine donnesco e bellicoso; il quale discordava curiosamente con l’innocenza infantile e inespressiva del volto. Veramente, Cecilia pareva sempre duplice, ossia donna e bambina nello stesso tempo; e non soltanto nel corpo ma anche nell’espressione e nei gesti.”

“E capivo pure che con Cecilia non potevo che annoiarmi o soffrire: finora mi ero annoiato e avevo desiderato, di conseguenza, di lasciarla; adesso soffrivo e sentivo che non avrei potuto lasciarla finché non mi fossi di nuovo annoiato.”

“Mi accorsi che la guardavo con desiderio; e capii che la desideravo non già perché era nuda, bensì perché mentiva.”

“Pensai che lei “era tuta lì”, in quell’atto di abbassare la chiusura lampo, senza margini di autonomia e di mistero, tutta lì e per questo, appunto, inesistente; posseduta in anticipo prima ancora che il rapporto sessuale desse una conferma superflua a questo possesso del sentimento; posseduta e perciò noiosa.”

“Ma a partire dal momento che ebbi il sospetto d’essere tradito e questo sospetto mi ebbe improvvisamente trasformato Cecilia da irreale e noiosa in reale e desiderabile, fui preso dalla curiosità di sapere di più sulla sua vita familiare, quasi sperando, attraverso una conoscenza più approfondita, di giungere a quel possesso che il rapporto amoroso mi negava.”

“La malattia gli aveva stravolto il viso, qua gonfiandolo e là svuotandolo, qua arrossandolo e là sbiancandolo. E la morte, pensai, era già nei capelli neri, che, piatti ed esanimi, parevano incollati come da un sudore malsano sulle tempie e sulla fronte; nel colore violaceo delle labbra; e, soprattutto, negli occhi rotondi, dall’espressione intensamente sbigottita.”

“Cecilia stava nella sua famiglia allo stesso modo che una sonnambula tra i mobili della propria casa, ossia escludendola dalla propria coscienza.”

“Cecilia, nel caso fosse costretta a mentire, lo faceva costruendo l’edificio della menzogna con il materiale della verità.”

“Indiretto e astratto per sua natura, il telefono mi sembrava anzi, ormai, il simbolo stesso della mia situazione: un mezzo di comunicazione che mi impediva di comunicare; uno strumento di controllo che non permetteva di sapere niente di preciso; una macchina automatica e di uso facilissimo che, però, si rivelava quasi sempre infida e capricciosa.”

“Ma poiché cominciai a spiare anch’io, scoprii un fatto molto semplice che non avevo preveduto; ed era che un conto è spiare per mestiere come gli agenti, o per oziosa curiosità come le donnicciole e i monelli e un altro spiare, com’era il mio caso, per uno scopo preciso che ci riguardi direttamente.”

“Il tempo di Cecilia e del suo amante non era il mio. Il loro era il tempo calmo, sicuro, regolare dell’amore; il mio quello rabbioso e ineguale della gelosia.”

“Comunque, non ricordo di avere mai amato Cecilia con tanta violenza come in quei giorni in cui la spiavo e sospettavo che mi tradisse.”

“Naturalmente, subito dopo l’amplesso, mi accorgevo di non averla posseduta. Ma era troppo tardi: Cecilia se ne andava e io sapevo che il giorno dopo tutto sarebbe ricominciato: l’inutile sorveglianza, il possesso impossibile, la finale delusione.”

“…sorvegliare non è una cosa che vada fatta da chi è direttamente interessato ai risultati della sorveglianza.”

“…era un poco quello che è uno specchio per un malato: una testimonianza irrefragabile dei progressi della malattia.”

“Tutto si può prevedere, fuorché il sentimento che ci potrà ispirare ciò che prevediamo. Si può, per esempio, certamente prevedere che da sotto una roccia sbuchi un serpente; ma sarà difficile prevedere la qualità e intensità della paura che ci ispirerà la vista del rettile.”

“Ricordavo tutte le volte che avevo dato del denaro a delle prostitute e mi dicevo che se Cecilia era davvero venale, alla fine avrei provato per lei lo stesso sentimento che provavo per quelle donne dopo che le avevo pagate: un senso di possesso scontato e sovrabbondante, di riduzione della persona che aveva ricevuto il denaro ad oggetto inanimato, di svalutazione completa dovuta, appunto, alla valutazione mercenaria.”

“Sì, preferivo sapere Cecilia mercenaria piuttosto che misteriosa; poiché saperla mercenaria mi avrebbe dato un senso di possesso che il mistero mi negava.”

“…passato e futuro per lei non esistevano; soltanto il presente più immediato, anzi, addirittura il momento che fuggiva, le pareva degno di considerazione.”

“…la contraddizione costituisce il fondo mobile e imprevedibile dell’animo umano.”

“Mi venne in mente, ad un tratto, che quel prete indiscreto aveva voluto fare, in fondo, la stessa cosa che io avevo tentato tante volte: afferrare Cecilia, chiuderla in un peccato, inchiodarla ad un giudizio.”

“Sì, pensai, il denaro si era fatto, in questa folla, sangue e carne; guadagnato col lavoro onesto e fortunato oppure rubato con la furberia e la prepotenza, esso produceva sempre lo stesso risultato: una volgarità disumana riconoscibile così nelle più pasciute grassezze come nelle magrezze più rinsecchite.”

“E come per tutti i personaggi che gremivano i salotti della villa, anche per mia madre si poteva giurare che dietro lo scintillio di vetro dei suoi occhi azzurri, la vistosità dei suoi massicci gioielli, la nevrosità della sua magrezza, l’artificio eccessivo del suo belletto e la sgradevolezza della sua voce, ci fosse il conformismo del denaro proprio alla società di cui lei faceva parte piuttosto che l’originalità di una esperienza solitaria.”

“L’umanità si divide in due grandi categorie: coloro che di fronte ad una difficoltà insormontabile provano l’impulso di uccidere e coloro che invece provano l’impulso di uccidersi.”

 

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