Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Archivio per il tag “citazioni Grossman”

Il sorriso dell’agnello – David Grossman

“No, no, Khilmi, credimi, li ho inventati io, li ho inventati tutti io: Shosh, la donna che ho amato, la donna da cui mi sono separato tre giorni fa; e Katzman, che non è qui, è rimasto lontano, in Italia; e quel ragazzo morto d’amore, di cui non ho mai saputo il nome; e anche te, Khilmi. Sarà meglio per te, vedrai, essere solo un frutto della mia fantasia. Qui potrai essere sicuro che tutto è davvero quello che sembra. Senza sorprese.”

“…c’era una volta una ragazza piccolina, con un volto chiaro e aperto, un nasetto all’insù, i capelli biondi legati sulla nuca e un paio di occhiali con una montatura rotonda. La ragazza si chiamava Shosh.”

“Ho guardato meglio: gli uccelli saltellavano tranquilli lungo la fila di costole scarnite, vicinissimi ai denti dei cani, ma non ne avevano affatto paura. Nessuna delle due parti voleva la guerra.”

“Mi sono lasciato coccolare, nel nido di famiglia che mi hanno offerto, da quell’amore meravigliosamente semplice, e ho lasciato da parte ogni cautela.”

“Mi sono lasciato coccolare, nel nido di famiglia che mi hanno offerto, da quell’amore meravigliosamente semplice, e ho lasciato da parte ogni cautela.”

“Noi tutti siamo solo e soltanto un kan-ya-ma-kan, un c’era-e-non-c’era, e l’unica cosa reale di noi è il dolore che provochiamo.”

“E geme. Quel gemito mi prende in pieno, mi spezza, mi taglia in due. No, non è un gemito. E’ una perforazione cieca. La ricerca confusa e disperata di un’apertura dalla quale potrà finalmente sgorgare il dolore.”

“Sulla faccia gli fioriva quel sorriso caldo e sciocco, il sorriso dell’agnello, come Shosh incollerita l’aveva chiamato una volta.”

“La luce è così dolce. Soffi d’aria fredda e calda s’intrecciano come serpenti in amore che si allacciano e si respingono. E’ l’alba, l’ora di grazia in cui il mondo ancora non ci disprezza troppo e si lascia penetrare.”

“Yazdi sussurrava alle mie dita la storia di una rinascita, di una guerra contro la tirannia che ci opprimeva; parlava dello sdegno sciolto in una lacrima.”

“Noi siamo solo una lettera, solo notizie e domande scritte da una mano ignora e ficcate in una crepa fra cielo e terra… siamo solo lettere morte e non potremo mai comprendere a fondo il dolore e la gioia che ci generiamo a vicenda.”

“Sarà una guerra diversa. Lunga e dura. E le armi di cui dovremo servirci saranno l’ostinazione, la pazienza e una debolezza infinita. Non potranno resisterci.”

“Già da tanto tempo sono al mondo, ho visto la ruota delle cose girarsi e rigirarsi troppe volte.”

“Kan-ya-ma-kan: chi tesse un sogno ne diventa schiavo.”

“Avevo sempre sentito il bisogno di ridurre tutte le cose in un’intricatissima matassa per poi buttarla rabbioso in faccia a qualcuno, il colpevole del fatto che le cose andassero come andavano. Pigliatela tu, questa matassa! Arrangiati tu! Districala!”

“Passò le dita sulle costole dei libri. Nella condizione di vulnerabilità in cui si trovava, anche i titoli più semplici lo facevano sussultare, come malevole grida: Lo straniero, La volte, Lo schiavo; e La peste di Camus, il suo libro preferito.”

“La strada che porta dalla verità alla menzogna è lo stesso sentiero polveroso che percorri ogni giorno, dove ogni pietra ha un nome e persino i cespugli spinosi ti salutano. Ci puoi camminare a occhi chiusi. Ma se vieni dalla direzione opposta, scopri, stupita, che il sentiero non esiste.”

“Silenzio. Certo, di parole se ne dicono sempre, ma non sempre sono riscaldate dalla verità, e allora sono come sentinelle senza faccia che mi sbarrano la strada. Dirò dunque la verità che non ho mai osato dire a voce alta: ho bisogno di amore.”

“Allora descrivi solo il piacere che provavi quando la tua penna scivolava sulla carta come un astronauta ebbro.”

“Camminano l’uno accanto all’altro da oltre vent’anni, rassegnati, come portando fra loro un carico invisibile. Non ho mai chiesto cosa sia questo carico.”

“Più beve e più la sua mente si fa lucida. La sua penna scrive le frasi più illuminanti, i saggi più profondi, che penetrano come una lama dentro le illusioni e le millanterie.”

“Io sputo ancora fuoco ma è già un fuoco freddo. Sul fondo sono posati resti di argomentazioni e bucce di vecchi sentimenti.”

“Ci sono tanti modi di eludere la verità, e uno di essi, Shosh, è fingere amore per un ragazzo che non ami e lasciarlo morire in silenzio quando ti stanchi le tuo gioco.”

“Un’atmosfera così quieta, la possibilità di risolvere i problemi parlandone, senza improperi e grida. Tutto in modo ragionevole, nel rispetto reciproco. Non ce ne sono molte, di coppie così, Shosh.”

“Com’era miserabile, quel mio uomo, quanto bisogno avevo di lui in quel momento, ma è corso via, è fuggito di casa dimenticandosi di chiudere la porta, e mi sembra di vederlo camminare stupefatto, cieco a tutto; e il gelo mi invade.”

“Si erano detti sempre le stesse cose, sempre nel medesimo tono di voce. Erano come due torri piazzate su una scacchiera vuota: potevano fare solo una mossa, in linea retta, senza mai toccarsi, senza mai battersi.”

“L’uomo che vuol restare per sempre un idiota ha bisogno di tanta saggezza per poter cancellare dal suo occhio, con un batter di palpebra, tutto il proprio mondo, e stendere davanti a sè un mondo nuovo e fuggente, e ridere di tutto.”

“Perché ci disprezzano tanto, al punto da permettersi di gironzolare in paese da soli o al massimo in due, e quasi disarmati? E a noi, cosa è successo? Perché quel loro disprezzo di abbatte così, perché quella loro tristezza ci avviluppa come se fosse fatta di ragnatele appiccicose, e ci muoviamo in mezzo a loro come marionette?”

“In ognuno di noi c’è un nucleo indivisibile, un nocciolo d’amore.”

“Anche quando facevano l’amore e pareva che l’avessero dimenticato, si scontravano sempre con la falsità e la disperazione, e col sorriso dell’agnello.”

“Uri non litigava mai veramente con me, la collera, lui la risospinge dentro di sè, al pari di un’affilata lama di coltello a serramanico, ma si deprime ed è come se io non c’entrassi, come se tutto si svolgesse solo dentro di lui.”

“Le parole sono diverse quando si scrivono; non sono come le parole detto, sono esseri viventi che ci aleggiano intorno arrecandoci disturbo. E’ una lotta dura, ma com’è dolce la vittoria, se la si raggiunge.”

“Voglio solo che le truppe d’occupazione vadano via. Voglio dimenticarvi.”

“Quant’è lunga la strada che dobbiamo ancora fare, Uri?”

“Avevo tanti programmi. Dovevo cambiare tutto, In questi paesi vige un Regime d’Occupazione Militare: un’espressione che la gente pronuncia senza capire e senza sentire. E’ come una storia che se si racconta troppe volte non si sa più se è vera o no. Anche per me, prima che venissi a Djunni, era solo un’accozzaglia di parole: Regime – Occupazione – Militare. ma ci sono degli sbarramenti, si perquisisce la gente, si fruga addosso a uomini e donne, si prendono le persone nel cuore della notte per sottoporle a un interrogatorio, e c’è la prigione e ci sono gli arresti domiciliari, c’è il coprifuoco, le dimostrazioni vengono disperse con la forza e con i gas lacrimogeni, di notte si fanno saltare in aria le case, e si effettuano le perquisizioni, non c’è neppure un attimo di atmosfera amichevole. E’ come se i due popoli si mostrassero l’un l’altro la loro faccia più buia. E quel ch’è peggio, tutte queste misure sono giustificate. C’è sempre un mucchio di giustificazioni…”

“Katzman aveva ragione, anche gli altri avevano ragione, e io mi prendevo la testa tra le mani e sentivo che stavo per scoppiare. perciò un bel giorno ho deciso di mandare al diavolo Katzman e di ascoltare solo la chiara voce di quell’ormone del mio cervello che mi diceva che si stava commettendo una grossa ingiustizia contro quella gente; e non m’importava proprio niente di sapere che erano stati loro a cominciare e che non la volevano smettere di odiarci; me ne infischiavo del fatto che la nostra fosse un’occupazione illuminata, umana, liberale, e che si verificassero solo rari casi di aperta violenza; perché tutt’e due le parti avevano le loro brave ragioni, e dunque io mi sarei ciecamente attenuto solo a quello che la voce del mio ormone mi diceva di fare, perché a volte, per poter fare qualcosa, bisogna essere un pò ciechi. E così avevo di nuovo saputo cosa volevo, avevo di nuovo saputo chi ero.”

“Non temere coloro che vogliono uccidere il corpo, perché essi non possono uccidere lo spirito.”

“Perché io e te siamo freddi e taciturni come i pesci.”

 

Annunci

Vedi alla voce: amore – David Grossman

“Era andata così, che qualche mese dopo che Nonna Heni fu morta e seppellita sottoterra, Momik ebbe un nuovo nonno.”

“In quel momento Momik vide che anche sul braccio del nuovo nonno c’era segnato un numero, come c’era anche sul braccio del babbo e della Zia Itka e di Bella…”

“Anche lei, come tutti i grandi che Momik ha conosciuto, è venuta da quel paese che si chiama Quel Paese Lì, di cui è proibito sempre parlare troppo, così, ed è permesso solo pensarci dentro e sospirare con un krekz lungo così, ohiiii, così fanno tutti quelli lì…”

“Allora, cioè quell’anno, momik aveva scoperto per la prima volta che i suoi genitori scappavano di casa e dalla città per via del Giorno dell’Olocausto.”

“Era una Singer di seconda mano, e quando la mamma la faceva andare e la ruota girava e strideva, Momik poteva sentire come la mamma facesse, o quasi, funzionare lei, da sola, il vento e la tempesta lì fuori.”

“Non lo sai che una donna si compra una pelliccia per scaldarsi lei e far bruciare d’invidia le vicine?”

“…e i due sacconi che erano pieni di scarpe di ogni sorta, perchè le scarpe vecchie non si buttano via e uno che ha camminato una volta scalzo per venti chilometri nella neve lo sa bene, questo l’aveva detto il babbo, e questa era stata l’unica allusione che il babbo aveva fatto a Quel Paese Lì, e Momik l’aveva annotata subito”

“Ma ha paura dei grandi fari che gli frugano nel corpo e cercano di incrociarsi là dentro in scintille concentrate e cocenti dell’essere-come-tutti. Di una vita prosaica grigia e meschina, che non sarà in suo potere redimere con un tocco di penna.”

“in ogni libro che leggeva provava a cercare la frase unica, perlacea, che aveva mosso lo scrittore a intraprendere quel suo viaggio di centinaia di pagine. Il morso di quella verità nella sua carne.Nella maggior parte dei libri quella frase non c’era affatto. Nei libri geniali se ne trovavano a volte due e anche tre. Bruno le copiava nel suo quaderno…”

“Ed ecco, dopo venti pagine avevo già dimenticato l’occasione e Ayalah, e ora leggevo il libro per se stesso. lo leggevo come si legge una lettera giunta a noi fortunosamente; come una frammentaria comunicazione pervenutaci da un fratello che avevamo pianto per morto per lunghi anni. Era il primo libro in vita mia che, quando ebbi finito di leggerlo, cominciai subito a rileggere, dalle prime pagine.”

“Sono capace di piangere dalla commozione quando penso a un momento in cui lei starà tanto male e io le salverò la vita donandole uno dei miei reni. Non posso immaginarmi un più alto e nobile atto di intimità. A volte me lo auguro proprio, che una cosa di questo genere avvenga.”

“E sulla faccia non bella di Ruth vedevo tutta la sua saggezza e la sua forza: vedevo che lei era così forte: che lei – come ogni essere umano, in fondo – portava in sè forze così grandi e pericolose, e perciò doveva agire con moderazione: che per non colpire troppo gli altri, doveva frenarsi e attendere: alludere e non gridare, proporre – e non fissare regole.”

“Non vivremo mai abbastanza da poter arrivare a risolvere tutti gli enigmi del mare.”

“E’ vero che io credo che ognuno di noi è in qualche modo responsabile delle proprie debolezze, e che solo sua è la responsabilità di non saper  trovare in sè la forza necessaria per combattere quelle debolezze…”

“per un attimo era stato degno della vita che cercava, e così era riuscito a liberarsi dalla continua sensazione di essere un vinto.”

“E quando ero piccolo sapevo queste cose con esattezza. ma sono cresciuto e tutto si è sciupato. Tutto si è fatto imprevisto e così pericoloso. E non si può mai sapere da chi bisogna guardarsi: sei tradito, all’improvviso, perfino da dentro di te”

“E ho cercato di essere un buon padre. Davvero ho cercato. Ma sapevo in anticipo che non ci sarei riuscito. Avevo sempre saputo che il rapporto tra genitori e figli è una cosa difficile, ma non sapevo quanto fosse difficile. I figli ti assomigliano sempre troppo o troppo poco.”

“Una volta, prima che lui nascesse, le avevo detto che se ci fosse nato un bambino, la prima cosa che avrei fatto ogni mattina sarebbe stata di andare a dargli uno schiaffo. Così. Che sapesse che nel mondo non c’è giustizia. Che c’è solo guerra.”

“La nostra vita, di noi due – e ora con Yariv – è la piccola e semplice opera che io mi scrivo giorno per giorno, ora per ora. Non è qualcosa di grande, di ardito. Non è molto originale. Milioni di uomini e di donne l’hanno già fatto prima di me, e certo anche meglio di me. ma questa è l’opera mia, e io la vivo con tutte le mie forze e con tutto il mio volere.”

“La gente mi suscita odio. Non la mia solita avversione, proprio odio. Non ho il coraggio di guardare in faccia la vita della gente. Cammino per la strada e mi sento sommergere dall’immensa corrente della vita di tutti.”

“E io mi volto dalla sua parte, e nel buio ci tocchiamo a vicenda il viso, solo il viso, piano, con tranquilla accettazione, come se rileggessimo delle vecchie lettere, e poi io scavo e mi trincero dentro di lei con tutta la mia forza,  per un momento ho pace, ho una casa, ho una persona che posso toccare senza averne paura e non ho più cautele, e tutt’e due ci muoviamo così stando attenti a non far del male alla tenerezza…”

“La malattia – come una bestia feroce dai sensi acuti – aveva isolato l’animale più debole del branco, circondandolo velocemente: gli altri animali avevano continuato a correre avanti, con gli occhi fissi all’orizzonte. Così va il mondo, mi dicevo, ma non era la verità: la verità è che avevo paura che le succedesse qualcosa di male.”

“Le donne hanno un senso più preciso della vita e di quello che si deve fare nella vita.”

“Perchè che altro resta da fare al debole se non decidere il proprio destino?”

“E davvero – mi domandavo con grande rabbia . davvero Roosevelt e Churchill erano stati i buoni?”

“…e io più non mi stupisco di nulla al mondo, perchè nulla c’è che non possa farsi, e chi ha appreso questo più non sarà preda di sorprese e di futili speranze e di delusioni, e ogni malanno che lo tocchi più non lo abbatterà.”

“Proprio così; lo sforzo che facciamo per avvicinarci proprio a quella certa donna, o a quel certo bambino. La scintilla passeggera che palpita tra noi due, anche noi passeggeri, e che mai palpiterà uguale, proprio così uguale tra due altri, ahi, quel continuo nostro uscire da noi stessi verso l’altro. E la chiamerò scelta. In così rari casi ci è dato di fare una scelta, e proprio per questo non dobbiamo rinunziare al diritto di scelta…”

“Quarant’anni di ostinata solitudine, per così dire volontaria, si erano infranti in un attimo quando vi si introdusse la radice di questa pianta frangirocce che è il sentir bisogno di un altro essere umano.”

“E a volte, Nonno, quando non ci sono più parole e non c’è più sapienza, quanto è grande la consolazione che due esseri umani possono darsi a vicenda con i loro corpi…”

“Autorità verso i subordinati; responsabilità verso i superiori. E così via, tanti stupidi slogan militari di questo genere, di cui è facile intuire l’influenza ipnotizzatrice su creature deboli di carattere, che in quelle risolute parole sentono l’eco di un arcaico richiamo del sangue, il rombare, come di tamburi, di un grande battito fisico, il rimbombo di mille piedi che marciano in fila, l’acre odore di sudore negli stadi, il ricordo di una passeggiata fatta da bambini sulle spalle del robusto papà, la botta cordiale che dà il calcio del fucile quando si spara, o l’estasi che afferra chiunque ascolti una banda che suona marce con dieci trombe e sei tamburi, quando all’improvviso si sente che qualunque musica si stia suonando, quello avrebbe potuto essere il nostro Inno.”

“Il medico ne fu attristato, perchè aveva sempre considerato l’infanzia come un periodo di speciale estatica ispirazione – e infatti così era stata la sua infanzia – mentre la crescita e l’adolescenza le considerava una condanna riducente tutti gli esseri umani ad essere somiglianti l’uno all’altro, offensivamente somiglianti.”

“E Fried rifletteva, stupito, che ciò che aveva sempre pensato – e cioè che il padre desse vita al figlio – forse era fondamentalmente falso; e che forse è il padre che ha tanto bisogno del figlio perchè solo il bambino può liberare l’adulto dalla sua prigione e ricordargli ciò che ha dimenticato.”

“E sapeva anche che c’è qualcosa in tutti i genitori – perfino nei genitori più buoni e più sensibili – che il bambino è obbligato a uccidere per potersi aprire la via verso l’aria e la luce, come nella guerra che si combatte nel bosco tra alberi giovani e alberi vecchi.”

“…ma una rivolta deve pur avere inizio da un simbolo”

“Imperocchè a volte triste è per noi perfino separarci dalle delusioni e dai ripetuti nostri fallimenti, ai quali già ci abituammo, e risaputa cosa ell’è che anche il cane da l’abitudine alle pulci che si porta addosso.”

“E sempre ci figuravamo l’inferno, lo sa? con lava bollente in grandi caldaie, ma poi siete venuti voi, con permesso parlando, e ci avete fatto vedere quanto povera era la nostra immaginazione.”

“Ahi, il senso dell’offesa, ben mi sembra, già ci scorreva in ogni vena e agiva su di noi come un sonnifero. L’offesa, cioè, insita nel fatto che se era possibile fare di queste cose a esseri umani creati a immagine divina, allora era segno che al mondo non c’era più nulla nel cui nome valesse la pena ribellarsi.”

“Ahi…non si sceglie di cominciare ad assassinare, Herr Neigel. Si continua solo a farlo… e lo stesso vale per quanto riguarda il cominciare a odiare il proprio prossimo, o a fargli del male… si continua soltanto. Invece si deve decidere e scegliere, coscientemente, di non assassinare… di non odiare… questa è la radice della diversità, io penso…”

“E noi tutti, insieme, facciamo questo voto: che viva tutta la sua vita fino alla fine senza saper nulla di cose di guerra. Capisce, Herr Neigel? Abbiamo chiesto così poco: che sia possibile che un uomo viva in questo mondo tutta la sua vita, dal principio alla fine, senza mai conoscere la guerra.”

“Per strada ho visto gruppi di tedeschi che non appena adocchiavano uno o più ebrei, aprivano il fuoco. Non era una di quelle retate in cui acciuffavano gli ebrei per spedirli via. Erano omicidi veri e propri. Cercavano ebrei e sparavano. Guardi, oggi ci chiamano eroi. Ma quali eroi… eravamo topi. La maggior parte di noi stava nascosta nel suo buco.”

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: