Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Archivio per la categoria “Storia e politica, 56 libri”

Buskashì – Gino Strada

“Devo aver dormito profondamente, perchè Koko Jalil mi scuote nel letto per svegliarmi, alle cinque e un quarto del mattino.
Maris ast, ci sono feriti.”

“Gafur. Un civile? Un talebano? Un terrorista? Un mujaheddin?
Soltanto un uomo.
Che probabilmente morirà oggi, 13 novembre, prima vittima nella Kabul “liberata”, una delle tante vittime di questa storia cominciata il 9 settembre 2001.”

“Il fumo, le fiamme, la polvere che ricopre la città, il panico sui volti dei sopravvissuti, il crollo. Il World Trade Center non c’è più, migliaia di persone spariscono tra le macerie, mescolate ai mobili degli uffici, ai documenti bancari, alle macchine fotografiche dei turisti.”

“Quanti innocenti sono morti a Sarajevo e a Belgrado, a Mogadiscio e a Baghdad, a Tel Aviv e a Gaza e in tutti gli altri luoghi di guerra del pianeta?”

“La pietà per le vittime si mescola alla rabbia quando iniziano i commenti televisivi.
Non sopporto le chiacchiere di molti politici che hanno già capito tutto, individuato buoni e cattivi, e pontificano sul da farsi. So benissimo, tra l’altro, che per molti di loro Osama fino a stamattina poteva essere indifferentemente una città del Giappone o una marca di preservativi.”

“Non c’è tempo per rivedere Peshawar, che resta per me una delle più straordinarie città del pianeta. Ci ho vissuto troppo poco, solo alcuni mesi, in diverse occasioni. A Peshawar non c’è mai sosta, c’è troppo da vedere.”

“Molto meglio non aprire la discussione sulle missioni di peacekeeping dell’Onu, meno che mai su quella in Somalia.”

“Il passo di Dorah è in cima a uno stretto pianoro, le cime dell’Hindukush sono tutt’intorno a noi.
Altitudine 4825 metri, è come essere a cavallo in cima al Monte Bianco, anche se non se ne ha l’impressione, a guardare le vette lì a fianco che salgono altissime.
E in faccia a noi, e sotto gli zoccoli, la terra degli afgani.
E’ il confine, ce l’abbiamo fatta. Ci guardiamo felici, senza dire una parola. E’ il confine tra il Pakistan e l’Afganistan.”

“E viverla?
Come si sta a viverla? Che cosa si pensa, quando la si vive? Che cosa si prova, dentro la guerra? Quali miserie, quali angosce, come si trema durante la guerra?”

“Questo è il vero confine, quello più difficile da attraversare. Fare propria, rispettare l’esperienza degli altri, quello che stanno provando, non ignorarla solo perché riguarda altri anziché noi stessi.”

“Odio la guerra, che sia fatta dai russi o dagli americani, da Osama o da chicchessia.”

“In Afganistan molti esseri umani sono morti, perchè a molti è stato utile, e perchè molti si sono sentiti nel giusto.”

“Razzi talebani o bombe americane: il risultato non cambia, Idriss o Ahmad Froh, otto anni in due.
E’ questa in fondo – mi dico – la maledetta realtà della guerra, la sua mostruosità.
E’ tutto qui. Scorro il registro dei ricoveri: ventiquattro feriti a Charikar, otto ragazzi, sette feriti a Kapisa, quattro bambini. Tutti e trentuno civili. Come fa qualcuno a non capire che questa è la guerra, nient’altro.”

“Davanti a noi la piana dello Shomali, uno dei giardini abbandonati dell’Afganistan, migliaia di alberi da frutta nei campi pieni di mine, tra case contadine devastate, bombardate e bruciate che si perdono in una lontana nebbia in direzione di Kabul.”

“Cucinare resta per me tra le attività più rilassanti, in certi situazioni, Forse perché sento di fare una cosa positiva, preparare il cibo, e cerco anche di farlo in modo gentile, che faccia piacere a chi lo dividerà con me.”

“In Kurdistan avevo imparato – e lo avevo detto a Marco – a non dare retta alle mille notizie di attacchi imminenti. La mia ricetta era quella di osservare le scarpe dei peshmerga, i guerriglieri curdi.
Quando se ne vedevano in giro a frotte con le scarpe da tennis nuove fiammanti, era ora di preparare fleboclisi e barelle.”

“Jalil vuole conoscere il mondo, ed è stanco di guerra.”

“Nella macchina della guerra, c’è posto anche per il mondo umanitario. Anzi, un posto importante, una specie di nuovo reparto Cosmesi della guerra.
Far vedere quanti aiuti arrivano con la guerra, quante belle cose si possono fare per questa povera gente. Per i sopravvissuti, naturalmente.”

“E’ normale che qualcuno si arrabbi, stiamo disturbando la televendita della favoletta della guerra bella e giusta.
Opinionisti, politologi, studiosi hanno sfilato nei salotti televisivi per l’omaggio di rito alla guerra, abbiamo persino visto generali in pensione e qualche esperto militare lanciarsi in previsioni di tattica e strategia, i Bernacca dei botti.”

“Davvero strana l’informazione, in tempo di guerra.”

“Ci hanno raccontato la favola della guerra e le sue virtù, mentendo deliberatamente su tutto, sulle sue ragioni e sulla sua realtà.”

“Tutti i giornalisti presenti in Afganistan durante questa guerra sanno delle chiare direttive del Pentagono ai mezzi di informazione perchè non si parlasse di certi argomenti, primo fra tutti le vittime civili.
Se il mondo umanitario si è trasformato nel reparto Cosmesi della guerra, l’informazione, salvo rarissime eccezioni, ne è diventata l’ufficio pubblicità e pubbliche relazioni.”

“Sono quindici anni che vedo atrocità e carneficine compiute da vari signori della guerra, chi si diceva di destra e chi di sinistra, e non ci ho mai trovato grandi differenze. Ho visto, ovunque, la stessa schifezza, il macello di esseri umani. Ho visto la brutalità e la violenza, il godimento nell’uccidere un nemico indifeso.”

“Non credere una parola, quando diranno che hanno sconfitto il terrorismo. Sono bugie, enormi bugie che difenderanno con i denti per coprire i propri crimini e i propri interessi.”

L’imperialismo – Vladimir Ilicic Lenin

“Come è penoso rileggere ora, in questi giorni di libertà, quei passi dell’opuscolo che per riguardo alla censura zarista sono contorti, compressi, serrati in una morsa! Solo con la lingua dello schiavo potevo scrivere che l’imperialismo è la vigilia della rivoluzione socialista, che il socialsciovinismo (socialismo a parole, sciovinismo nei fatti) equivale a un completo tradimento del socialismo, al passaggio con armi e bagagli nel campo borghese, che questa scissione in seno al movimento operaio è legata alle condizioni oggettive dell’imperialismo, ecc…”

“Prima la pace di Brest, imposta dalla monarchica Germania, poi la pace di Versailles, di gran lunga più brutale e infame, dettata dalle repubbliche “democratiche” di Francia e di America in combutta con la “libera” Inghilterra, hanno reso all’umanità un preziosissimo servigio. Hanno smascherato i pennivendoli salariati dell’imperialismo e i piccoli borghesi reazionari, ancorché sedicenti pacifisti e socialisti, che inneggiavano al “wilsonismo”, e s’affaccendavano per dimostrare che pace e riforme sono possibili sotto l’imperialismo.”

“Il capitale monetario e le banche rendono ancora più opprimente, nel senso letterale della parola, questa preponderanza di un piccolo gruppo di grandi aziende; cioè milioni di piccoli, medi e, in parte, perfino alcuni dei grandi padroni si trovano interamente alle dipendenze di poche centinaia di milionari dell’alta finanza.”

“La fondamentale e originaria funzione delle banche consiste nel servire da intermediario nei pagamenti; quindi le banche trasformano il capitale liquido inattivo in capitale attivo, cioè produttore di profitto, raccogliendo tutte le rendite in denaro e mettendole a disposizione dei capitalisti”

“Il gruppo della Deutsche Bank è tra i più grandi gruppi bancari, se non addirittura il più grande.”

“L’ultima parola dello sviluppo del sistema bancario è sempre il monopolio.”

“Ma precisamente nell’intimo nesso tra le banche e l’industria appare, nel modo più evidente, la nuova funzione delle banche. Quando la banca sconta le cambiali di un dato industriale, gli apre un conto corrente, ecc., queste operazioni, considerate isolatamente, non scemano in nulla l’indipendenza di quell’industriale, e la banca resta nei limiti di una modesta agenzia di mediazione. Ma non appena tali operazioni diventano frequenti e si consolidano, non appena la banca accumula capitali enormi, non appena la tenuta di un conto corrente di un  dato imprenditore mette la banca in grado di conoscere, sempre più esattamente e completamente, la situazione economica del suo cliente – e questo appunto si va verificando – allora ne risulta una sempre più completa dipendenza del capitalista-industriale dalla banca.”

“Pertanto l’inizio del secolo XX segna il punto critico del passaggio dall’antico al nuovo capitalismo, dal dominio del capitale in generale al dominio del capitale finanziario.”

“Concentrazione della produzione; conseguenti monopoli; fusione e simbiosi delle banche con l’industria: in ciò si compendia la storia della formazione del capitale finanziario e il contenuto del relativo concetto.”

“Una delle più redditizie operazione del capitale finanziario è costituita dalla speculazione fondiaria sui terreni posti nelle vicinanze di città in rapido sviluppo.”

“Per il vecchio capitalismo, sotto il pieno dominio della libera concorrenza, era caratteristica l’esportazione di merci; per il più recente capitalismo, sotto il dominio dei monopoli, è diventata caratteristica l’esportazione di capitale.”

“Il mondo per la prima volta appare completamente ripartito, sicché in avvenire sarà possibile soltanto una nuova spartizione, cioè il passaggio da un padrone a un altro, ma non dallo stato di non occupazione a quello di appartenenza a un padrone.”

“Se si volesse dare la definizione più concisa possibile dell’imperialismo, si dovrebbe dire che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitalismo.”

“Il mondo si divide in un piccolo gruppo di Stati usurai e in una immensa massa di Stati debitori.”

“Lo Stato rentier è lo Stato del capitalismo parassitario in putrefazione.”

“Monopoli, oligarchia, tendenza al dominio anziché alla libertà, sfruttamento di un numero sempre maggiore di nazioni piccole e deboli per opera di un numero sempre maggiori di nazioni più ricche o potenti: sono le caratteristiche dell’imperialismo, che ne fanno un capitalismo parassitario e putrescente. Sempre più netta appare la tendenza dell’imperialismo a creare lo Stato rentier, lo Stato usuraio, la cui borghesia vive esportando capitali e tagliando cedole.”

La notte dei lunghi coltelli – Lorrain Noel Kemski

“I camion sono arrivati da cinque minuti, seminando nella viuzza una fiumana di tipacci muscolosi e schiamazzanti, berretto a sottogola, camicia bruna, bracciale con la svastica. Ordini brevi, grida, risate, vetri che cadono e si frantumando: il clamore di un assalto vittorioso che si trasforma in sagra.”

“Braun ha diciannove anni. Lavava automobili in una autorimessa. Il giorno stesso in cui fu licenziato, senza preavviso né compenso, nel 1932, il suo padrone, l’ebreo Wiellesmann, presiedeva un concorso di bellezza su una spiaggia della riviera italiana. Braun non è facile a intenerirsi; non basterebbero i lamenti di Geremia.”

“Quando si vuol colpire – dice Voegel – bisogna colpire come il fulmine.”

“Parlavate di legalità? Appunto questa è la nostra legalità, e per me si riassume in una parola: fedeltà.”

“Lentamente, venendo su dal fondo del ventre, la sua risata si arrampica, su su a scarponi impanati, riempie la gola, straripa fuori scuotendo le spalle massicce, beata, pacifica, inquietante per la sua potenza, si spande senza alcun ritegno, senza carità cristiana: a cogliere frutti da tutti i rami e a volerne ancora.”

“Ho sentito accennare a quella che chiamano la notte dei lunghi coltelli – disse Chartier – Che cosa significa esattamente?”

“Hitler non dà del tu né a Goring né a Goebbels né ad alcun altro dirigente nazista; dà del tu a Roehm.”

“Non ho fiducia negli italiani – disse Kovalski – quel popolo di sciacalli e di poltroni, quei vigliacchi che ti sparano alla schiena.”

“Gioco soltanto a scacchi – disse il grosso bavarese.”

“E il capitalismo? Trovi naturale, tu, stare al chiuso nove ore al giorno, correre il pericolo di essere mutilato da una macchina o scotennato da una cinghia di trasmissione, essere ingiuriato da sorveglianti brutali, non poter respirare a tuo agio tanto è il fetore, uscire di lì sfinito da crepare, la sera, appena capace di vuotare il piatto in fretta e in furia e di andare a letto alla svelta, per ricominciare il giorno dopo? Trovi naturale, tu, passare la vita a sgobbare per gli azionisti, gente che non conosci, che non ami, che non vedrai mai, e che si paga le prostitute con il tuo denaro?”

“Con una mitragliatrice è più facile che con un fucile. Con un cannone è più facile che con una mitragliatrice. E così di seguito. Più l’arma è complicata, più l’atto di uccidere è distaccato da te. Tutti possono uccidere con un’arma complicata. Con un coltello o con un badile, no. Con un coltello o con un badile, bisogna che ci si trovi gusto a farlo, o che si abbia una gran paura. Se vuoi uccidere, prova a farlo con un badile, come ho fatto io una volta, in una trincea delle Argonne. Allora ti renderai conto.”

“A quel tempo non avevamo ancora vinto e molti, anzi, dicevano che non avremmo mai vinto, quei fessi del cavolo.”

“Risposta di Hitler: Le SA stanno per essere congedate, non avranno più esercitazioni né adunate da fare.”

“L’immensa maggioranza dei bipedi che ingombra le strade è assolutamente priva di qualsiasi specie di personalità: copiano e odiano. E quando dico odiano, voglio dire che hanno paura di quello che non riescono a copiare…”

“Ti perdoneranno di violare le poppanti al seno della madre, di derubare i paralitici e di lasciare crepare di fame la tua vecchia, ma questo, di sputare nel piatto dove mangi, non te lo perdoneranno.”

“Che il gregge mangi due volte al giorno, abbia a sua disposizione teatri, bordelli e confessionali, e gli altri si riservino i posticini tranquilli accanto al fuoco, questa è la civica armonia. Dare panem et circenses è stato è e resterà il primo adagio della politica. Divertili, inventa qualcosa per distrarli (non è difficile), risparmia loro la fatica di dover pensare e di te faranno un dio, si affideranno a te completamente, a occhi bendati…”

“E vuoi sapere chi ho visto scarrozzarsi in lussuose automobili con facce trionfanti, quando sono ritornato? Quella sporca razza! I giudei! Quei vampiri! Quei cani! quei becchi maledetti! E Dio sa quanto sono arroganti i giudei quando stanno al timone… Ora tengono chiuso il becco, si fanno piccoli piccoli, camminano con la coda tra le gambe, ma bisognava vederla nel 19 quella sporca razza.”

“Alcuni autocarri sono passati, lontano. E’ sempre con quelli che si incomincia. Poi briciole di rumori: voci perentorie, botto di stivali, tramestio di armi.”

“Parlavi dell’Europa, di eredità e di patrimonio – riprese Von Hacken – se lasciamo a Hitler e alle sue bande la cura di difendere i valori della nostra civiltà che cosa ne resterà? e che posto potremo rivendicare in seguito?”

“Dall’èra della pietra è sempre esistita la propaganda, ma la tecnica moderna al servizio della propaganda è pericolosissima, perché anche se i regimi di forza hanno sempre incominciato bene, ci si può legittimamente preoccupare dei risultati, a lungo andare, in modo particolare dopo una generazione o due di intossicati, se la faccenda dovesse continuare. Certo è facile provocare l’abbrutimento delle masse.”

“L’albergo Hanslbauer è invaso. I capi SA dormivano. Li svegliano. Insulti, imprecazioni, crisi di nervi del Fuhrer, con la schiuma alla bocca: Tu!… Tu!. Roehm scrolla le spalle, protesta appena. Docilmente si lascia portare via e così pure il suo aiutante di campo, lo Sturmfuhrer conte von S., efebo di una bellezza affascinante, e tutto il suo stato maggiore.
In tutta la Germania cominciano le fucilazioni.”

“Se dovessimo ricominciare – dice Linke – ricominceresti, Martin?
Berwald indugia a rispondere. Riflette. Si ricorda la sua indignazione di un tempo e la prima sera quando è andato a quella riunione: l’uomo che parlava su uno sfondo di bandiere, la gente, gente modesta, gente come lui, la fede immensa, quel calore gomito a gomito. Si ricorda tutto.”

“Quanto a me, io oggi muoio. Domani vi saranno tram per la strada, odore di frittura dinanzi alle trattorie e nessuno si sarà accorto di nulla. Nessuno.”

Il mediterraneo – Fernand Braudel

“In questo libro, le imbarcazioni navigano; le onde ripetono la loro canzone; i vignaioli discendono dalle colline delle Cinque Terre, sulla Riviera genovese; in Provenza e in Grecia si bacchiano le olive; i pescatori tirano le reti sulla laguna di Venezia; i carpentieri costruiscono barche, uguali oggi a quelle di ieri… E ancora una volta, guardandole, ci ritroviamo fuori dal tempo.”

“La storia non è altro che una continua serie di interrogativi rivolti al passato in nome dei problemi e delle curiosità – nonché delle inquietudini e delle angosce – del presente che ci circonda e ci assedia. Più di ogni altro universo umano ne è prova il Mediterraneo, che ancora si racconta e si rivive senza posa. Per gusto, certo, ma anche per necessità. Essere stati è una condizione per essere.”

“Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Iugoslavia.”

“Ed ecco il re delle fucine, l’Etna, che si erge, sempre attivo, sulla meravigliosa piana di Catania. Luogo di leggende, l’Etna: i Ciclopi, fabbricanti delle folgori celesti, vi manovrano, nelle forge di Vulcano, i loro enormi mantici di pelle di toro; il filosofo Empedocle si sarebbe gettato nel suo cratere, che ne restituì, si dice, soltanto un sandalo.”

“Ancora una volta, dunque, come in tanti altri casi, siamo di fronte a due Mediterranei: il nostro e l’altrui. Da una parte vi è la transumanza, dall’altra il nomadismo.”

“Il Mediterraneo realizza il proprio equilibrio vitale a partire dalla triade ulivo-vite-grano.”

“Guardate ancora oggi, a Napoli o a Palermo, gli operai che durante l’ora di pausa mangiano all’ombra di un albero o di muretto: si accontentano del “companatico”, un condimento di cipolle o di pomodori sul pane innaffiato di olio, e lo accompagnano con un bicchiere di vino. Qui la trinità mediterranea si dà appuntamento al gran completo: l’olio d’oliva, il pane di frumento e il vino dei vicini vigneti. Tutto questo, ma non molto di più.”

“Il mare. Bisogna cercare di immaginarlo, di vederlo con gli occhi di un uomo del passato: come un limite, una barriera che si estende fino all’orizzonte, come un’immensità ossessiva, onnipresente, meravigliosa, enigmatica.”

“La conquista sarà alla fine compiuta e imposta dalla curiosità, dallo spirito di avventura, dalle politiche ambiziose e sfrenate degli stati. Con gli stati e con le civiltà bellicose, infatti, la grande storia si ostina ad attraversare il mare, a soggiogarlo, a impadronirsi delle rotte perché l’avversario non possa sfruttarle e controllarle.”

“Il Mediterraneo è un insieme di vie marittime e terrestri collegate tra loro, e quindi di città che, dalle più modeste alle medie, alle maggiori si tengono tutte per mano. Strade e ancora strade, ovvero tutto un sistema di circolazione.

“Le città tedesche – Norimberga, Ulm, Francoforte sul Meno e soprattutto Augusta – sono allieve, emule dell’Italia. A Bruges e a Londra, a partire dal secolo XIV, trionfa il banchiere mercante italiano, e con lui trionfa il mare, lontano ed esigente.”

“Il lusso che riscopriamo oggi, in spirito e oggettivamente, lungo il Canal Grande, la più bella strada del mondo, o in piazza San Marco, che del mondo è la più bella piazza, si spiega soltanto con l’altrui sfruttamento, messo in atto a distanza.”

“Quando, nel corso della festa della Sensa, il giorno dell’Ascensione, il doge di Venezia celebra le proprie nozze con il mare, davanti alla chiesa di San Nicolò dei Mendicoli, non si tratta soltanto di un bello, grande spettacolo, oppure un simbolo, ma di una realtà: attraverso il mare egli sposa il più vasto Mediterraneo, fonte perenne di ricchezze.”

“Chi oserebbe, però, negare al primo alfabeto o al primo esemplare di moneta la qualifica di rivoluzionari?”

“Le civiltà sono dunque intrise di guerra e di odio, una immensa zona d’ombra che le divora quasi per metà. L’odio se lo fabbricano, se ne nutrono, ne vivono.”

“Non si entra al caffè per bere, ma per rivestire il proprio ruolo in una società di uomini.”

“Nata su un suolo povero, dove colline di tufo si ergevano al disopra di terreni paludosi, tra un’aspra montagna e una costa priva di rilievo, Roma offre un esempio unico del passaggio da un villaggio di poche capanne a un impero che arrivò a credersi universale.”

“Ciascuno di noi ha il suo modo di amare Venezia, che non è quello del vicino, e di racchiudervisi a piacer suo, di trovarvi ciò che vuole, la gioia di vivere, la decrepitezza della morte, un attimo di tregua, un alibi, una stravaganza o il semplice intermezzo di una vita diversa.”

Per tutti i gusti – Zygmunt Bauman

“…come degli onnivori: nel repertorio del loro consumo culturale c’è spazio tanto per l’opera quanto per l’heavy metal o il punk, per l’arte alta come per la televisione popolare, per Samuel Beckett come per Terry Pratchett. Un boccone di qua, un morso di là, oggi questo e domani qualcos’altro..:”

“Non è tanto questione di scontro tra un gusto (raffinato) ed un altro (volgare), quanto tra l’essere onnivori e l’essere univori, tra la disponibilità a consumare tutto e la selettività schizzinosa.”

“Ciò che rende liquida la modernità, e giustifica quindi la scelta del termine, è la sua “modernizzazione” compulsiva e ossessiva, che si autoalimenta e cresce su sé stessa, in conseguenza della quale, come nei liquidi, nessuna delle successive forme di vita sociale è in grado di mantenere a lungo la propria forma”

“La cultura oggi è costituita da offerte, non da proibizioni; da proposte, non da norme”

“La nostra è una società di consumatori in cui la cultura, al pari del resto del mondo sperimentato dai consumatori, si presenta come un magazzino di beni concepiti per il consumo, tutti in competizione per accapararsi l’attenzione insopportabilmente fugace e distratta dei potenziali clienti, e tutti in cerca di mantenere quell’attenzione per più di un battito di ciglia.”

“L’economia liquido-moderna, orientata al consumo, si basa su un surplus di offerte, sul loro rapido deperimento e sul prematuro appassimento dei loro poteri di seduzione.”

“In parole povere il progresso si è spostato da un discorso di miglioramento di vita condiviso a un discorso di sopravvivenza personale.”

“Il tempo scorre per davvero, e il segreto è tenerne il passo. Se non vuoi annegare, devi continuare a navigare: vale a dire, devi continuare a cambiare, più spesso che puoi, il tuo guardaroba, i mobili, la carta da parati, l’aspetto e le abitudini.”

“Le persone che rimangono attaccate ai vestiti, al computer e ai telefonini di ieri significano catastrofe per un’economia la cui principale preoccupazione, e conditio sine qua non di sopravvivenza, è che i beni comprati e acquisiti vengano velocemente, e sempre più velocemente, buttati nel cassonetto dell’immondizia: un’economia che ha come sua colonna vertebrale lo smaltimento dei rifiuti.”

“La fuga è considerata l’occupazione più popolare (e in realtà inevitabile). Gli eserciti non insistono più sul servizio militare obbligatorio, anzi lo rifuggono; eppure il dovere comune del cittadino-consumatore, un dovere sanzionato con la pena capitale (sociale) in caso di inadempienza, è di restare fedeli alla moda e continuare ad essere alla moda.”

“La caccia è come una droga: una volta assaggiata, si trasforma in abitudine, necessità interiore e ossessione.”

“In una società di cacciatori, la prospettiva della fine della caccia non è allettante, ma orripilante: sarebbe, in fondo, un momento di fallimento personale.”

“Non è la fine del viaggio a sostenere lo sforzo, ma la sua infinitezza.”

“In pratica gli immigrati non hanno altra scelta che accettare il destino di essere l’ennesima “minoranza etnia” nel paese dove sono giunti; ai nativi, non rimane che prepararsi a passare la vita circondati da diaspore. Dagli uni e dagli altri ci si aspetta che trovino il modo di far fronte a realtà disagevoli su cui non hanno controllo.”

“La stretta contiguità di agglomerati “etnicamente stranieri” innesca umori tribali nella popolazione del luogo, e l’obiettivo delle strategie suggerite da questi umori è l’isolamento forzato, ghettizzante, degli elementi stranieri, isolamento che a sua volta amplifica gli impulsi difensivi delle popolazioni immigrate, ossia la loro inclinazione ad estraniarsi e a chiudersi nella loro cerchia.”

“Da entrambe le parti compaiono tendenze alla separazione e all’innalzamento di barriere, il che aggiunge contestazioni e passione.”

“Fin tanto che i proletari verranno distratti dalla loro disperazione grazie a pseudoeventi creati dai media, comprese occasionali guerre, tanto brevi quanto sanguinose, i super ricchi avranno poco da temere.” (Rorty)

“Quando i poveri si scornano tra di loro, i ricchi hanno tutte le ragioni per fregarsi contenti le mani.

“Oggi i poteri globali utilizzano la strategia della distanza e del disimpegno.”

“Il nuovo culturalismo, come il razzismo prima di esso, si affanna a reprimere la coscienza morale e ad accettare la diseguaglianza tra gli uomini considerando che essa sia al di là delle capacità di intervento umano (nel caso del razzismo) o che sia una condizione con cui non si deve interferire, in omaggio ai suoi venerabili valori culturali.”

“Ma il coraggio è una qualità che gli intellettuali – un tempo noti per il loro ardimento, o la loro davvero eroica audacia – hanno perso, nella loro corsa verso nuovi ruoli e “nicchie” in qualità di esperti, guru accademici e celebrità mediatiche.”

“…consumatori che si preoccupano delle dimensioni della loro fetta di pane più che di quelle dell’intera pagnotta.”

“Le colonne in marcia lasciano il passo agli sciami”

“Giovanni Pico della Mirandola, il codificatore delle audaci ambizioni del Rinascimento.”

“per quanto sappiamo dell’opinione popolare – ossia il giudizio più vicino a quello della società – è che essa non resta mai a lungo davvero popolare, e non si sa quale opinione o quali opinioni la sostituiranno il giorno seguente.”

“L’Unione Europea non indebolisce le identità dei paesi in essa riuniti. Al contrario, essa è una paladina dell’identità. Di più, è la migliore assicurazione per la sua sicurezza, poichè le offre la migliore probabilità di sopravvivenza, e anche di sviluppo.”

“Dominare equivale ad avere il diritto e i mezzi di cambiare a proprio piacimento la mente altrui, e ad essere di conseguenza una fonte di costante e incurabile incertezza per i dominati.”

“Di fronte a mezzi inadeguati per pareggiare i propri bilanci, o per praticare politiche sociali indipendenti, ai governi non resta di fatto altra strategia che la cosiddetta deregulation: la cessione del controllo sui processi economici e culturali alle forze del mercato, forze che sono essenzialmente extraterritoriali e quindi svincolate dal controllo politico.”

“In Europa, come in nessun altro luogo, un Altro ha sempre vissuto molto vicino, sempre all’orizzonte o spalla a spalla; di certo metaforicamente, perchè sempre vicino in spirito, ma spesso anche in senso letterale, fisicamente.”

“Nelle esperienze scritte in dialetti stranieri si cela un’enorme sapienza umana inaccessibile.”

Shah-in-shah – Ryszard Kapuscinski

“Lettere rimaste a metà e mai spedite. Vecchio mio, ne avrei di cose da raccontare su quel che ho visto e vissuto da queste parti, ma non riesco a riordinare le impressioni.”

“La verità è che quando sto in albergo (cosa che mi accade spesso) avere la camera in disordine mi piace, mi dà un senso di vitalità, un surrogato d’intimità e di calore; è la prova (poco importa se illusoria= che un luogo per definizione estraneo e poco accogliente come una camera d’albergo sia stato almeno in parte addomesticato e reso familiare.”

“Nel nostro mondo sovraffollato e aggressivo il debole, per difendersi e restare a galla, non può che fare parte a sè, appartarsi. La gente ha paura di essere inglobata, spogliata, ridotta ad assumere lo stesso passo, le stesse facce, lo stesso modo di guardare e parlare degli altri; teme di essere costretta a pensare e a reagire in modo non suo, a versare il sangue per una causa altrui e poi venire definitivamente annientata.”

“Ma lo scià non capiva. Non capiva che si può distruggere fisicamente un uomo senza che quello smetta di esistere. Anzi, se così posso dire, esisteva due volte tanto. Sono paradossi contro cui nessun despota riesce ad averla vinta.”

“Mi chiede se Mossadeq fosse destinato a perdere. Tanto per cominciare, non ha perso, lui ha vinto. Gente come quella si misura con il metro della storia, non con quello della carica: due cose molto diverse. Un uomo così lo si può destituire dalla carica, ma non dalla storia perchè nessuno riuscirà a cancellarlo dalla memoria degli uomini. La memoria è una proprietà privata su cui il potere non ha accesso.”

“Il petrolio scatena emozioni e passioni straordinarie, perchè è innanzitutto una grande tentazione. La tentazione di acquistare con poca fatica fortune colossali, forza, successo e potere. E’ un liquido sporco e maleodorante che sgorga zampillante verso l’alto e poi ricade sotto forma di una frusciante pioggia di soldi.”

“L’idea del petrolio esprime perfettamente l’eterna aspirazione dell’umanità alla ricchezza ottenuta per caso, per un colpo di fortuna anzichè con il lavoro, la fatica, il sudore e le tribolazioni. In questo senso il petrolio è una favola e, come ogni favola, una menzogna.”

“In quel periodo lo scià aveva concesso l’immunità diplomatica a tutti i militari americani e alle loro famiglie. Il nostro esercito annoverava già numerosi esperti americani. I mullah protestarono, sostenendo che l’immunità era incompatibile con il principio di sovranità. Fu allora che l’Iran udì per la prima volta la voce di Khomeini.”

“Al momento opportuno la gente si ricordò le parole di Khomeini e lo seguì”

“La gente alle fermate è uguale in tutto il mondo: stessa espressione apatica e stanca, stesso atteggiamento intorpidito e rassegnato, stesso sguardo spento e scostante.”

“L’Iran era lo stato della Savak, ma la Savak vi agiva come un’organizzazione clandestina: appariva e spariva, cancellava le sue tracce, non aveva indirizzo.”

“Una dittatura che annienta l’intelligencija e la cultura si lascia dietro terre deserte e sterili, dove l’albero del pensiero faticherà molto a rinascere.”

“Ma quanto erano ingannevoli quegli incontri, quanto era lontano da quelle ville il vero Iran, quell’Iran che stava per prendere la parole e sorprendere il mondo!”

“Lo sciita è innanzitutto un accanito oppositore.”

“Esistono popolazioni alle quali da secoli tutto va male, tutto si sbriciola tra le mani, che hanno sempre il vento contrario, che non fanno in tempo a intravedere un barlume di speranza senza che questo subito si spenga: popoli che si direbbero marchiati da un fato avverso.”

“Dal momento in cui il bazar dichiara sciopero e chiude i cancelli, la gente muore di fame e non ha neanche il conforto spirituale di un luogo di culto: il che spiega perchè l’alleanza tra moschea e bazar formi una forza capce di sconfiggere qualunque autorità. Così è stato anche nel caso dell’ultimo Scià. Quando il bazar emanò il suo verdetto, la sorte del monarca fu segnata.”

“Più la lotta s’intensificava, più gli sciiti si sentivano a loro agio. Il talento dello sciita si manifesta nella lotta, non nel lavoro. Contestatori nati, sempre scontenti e all’opposizione, dotati di un forte senso della dignità e dell’onore, appena scoccò l’ora di dare battaglia si sentirono di nuovo nel loro elemento.”

“Ci vogliono le parole e il pensiero chiarificatore. Per questo i tiranni, più che bombe e pugnali, temono le parole sulle quali non hanno controllo, le parole che girano libere, clandestine, ribelli, senza uniformi di gala nè timbri ufficiali.”

“Occorre distinguere la rivoluzione dalla rivolta, dal colo di stato e dal rovescio di palazzo. Colpo di stato e rovescio di palazzo si possono programmare, la rivoluzione mai.”

“Il successo della rivoluzione per assedio viene deciso dalla determinazione dei rivoltosi. Dalla loro forza di volontà e dalla perseveranza. Ancora un altro giorno! Ancora uno sforzo! Alla fine i cancelli cedono, la folla irrompe all’interno e celebra il suo trionfo.”

“C’è un periodo, infatti, in cui sembra che i membri dell’elitè siano onnipotenti. Per quanti scandali e illegalità commettano, la passano sempre liscia. Il popolo tace, pazienta, è prudente. Ha paura, non si rende ancora conto della propria forza. Al tempo stesso, però, segna uno per uno i torti subiti e, al momento opportuno, tirerà le somme. La scelta di questo famoso momento è uno dei massimi enigmi della storia.”

“Dice un proverbio iraniano: le promesse valgono per quelli che ci credono.”

“Non sappiamo se il poliziotto e l’uomo della folla si siano resi conto di quello che è successo: che l’uomo della folla ha smesso di avere paura e che questo è appunto l’inizio della rivoluzione.”

“LA paura, una vorace bestia da preda annidata dentro di noi che non ci permette di dimenticarla. Ci spossessa e ci tortura senza posa. Chiede continuamente cibo, e noi dobbiamo nutrirla.”

“L’uomo si sbarazza della paura, si sente libero. Senza questo processo, la rivoluzione non avverrebbe.”

“Aveva dimenticato di stare vivendo in un’epoca in cui i popoli volevano diritti e non favori.”

“La folla attira folla, ha detto Elias Canetti. La gente qui ama trovarcisi in mezzo, la folla rafforza, conferisce valore, permette di esprimersi. Evidentemente il singolo si porta dentro un qualcosa che lo mette a disagio, un qualcosa di cui la folla gli permette di liberarsi.”

“Una rivoluzione è sempre lo scontro fra due forze: la struttura e il movimento.”

“Quella iraniana era la ventisettesima rivoluzione del terzo mondo alla quale assistevo. Fra fumo e boati cambiavano i sovrani, cadevano i governi e nuova gente occupava le poltrone. Un dato però restava immutato, indistruttibile e – tremo nel dirlo – eterno: il non sapere che fare.”

Mossad – Michael Bar Zohar / Nissim Mishal

“Eppure quando il Mossad ha messo in guardia l’Occidente annunciando che la cosiddetta Primavera arava rischiava di trasformarsi in un Inverno arabo, quasi nessuno ha dato retta alle sue ammonizioni.”

“Il Mossad è l’ultima risorsa prima del ricorso alla guerra aperta.”

“Per i guerrieri solitari del Mossad, invece, non ci sono scambi di prigionieri o ponti avvolti nella nebbia: pagano la loro audacia con la vita.”

“Il suo ragionamento era semplice e lineare: abbiamo dei nemici, ci sono arabi cattivi che vogliono ammazzarci, per cui è nostro dovere ammazzare loro per primi.”

“La tragica storia della sua famiglia e le sofferenze patite dagli ebrei durante l’Olocausto lo ossessionarono fin da bambino, tanto da indurlo a consacrare la sua stessa vita alla difesa del neonato stato di Israele.”

“Il primo giugno 1962, nel crepuscolo che precede l’alba, una spedita lancia della guardia costiera israeliana uscì dalle acque territoriali del paese. Il motore venne spento, e mentre lo scafo andava silenziosamente alla deriva un uomo della polizia rovesciò le ceneri di Eichmann nel Mediterraneo.”

“Fin dal 1948 la Siria era stata afflitta da una lunga sequela di colpi di stato militari. Era molto raro, ormai, che un dittatore siriano avesse il privilegio di morire nel proprio letto. Di solito gli ex presidenti finivano i loro giorni sul patibolo o di fronte a un plotone di esecuzione, quando non cadevano per mano di un sicario. Era un paese instabile, in costante subbuglio.”

“Nel giro di pochi istanti il lamento delle sirene antiaeree lacerava il silenzio dello Yom Kippur: Israele era in guerra.”

“Il solo pensiero del pericolo che un Iran accecato dal fanatismo e in possesso di bombe nucleari rappresenterebbe per Israele basta a richiamare alla mente l’adagio talmudico: Se qualcuno sta venendo a ucciderti, insorgi e uccidilo tu per primo.
Ancora una volta Israele si è sentito solo. Come nel 1948, l’anno della sua creazione, e come nel 1967, alla vigilia della Guerra dei sei giorni, il paese deve affrontare la più grave decisione della sua storia.”

Imperium – Ryszard Kapuscinski

“Questo libro non è una storia della Russia e dell’ex Urss, nè un resoconto dell’ascesa e della caduta del comunismo in questo stato e neanche un compendio scolastico di nozioni sull’impero.
E’ la relazione personale del viaggio che ho compiuto nelle sconfinate distese di questo paese (o meglio di questa parte del mondo), cercando di arrivare fin dove me lo consentivano il tempo, le forze e le possibilità.”

“Il mio primo incontro con l’Impero avviene accanto al ponte che collega la cittadina di Pinsk al sud del mondo. E’ la fine del settembre 1939. Guerra ovunque. Villaggi in fiamme, gente che si rifugia nei boschi e nei fossati per proteggersi dalle incursioni.”

“Chiedo alla mamma perchè portino via quelle persone. Mi risponde tutta nervosa che è cominciata la deportazione. Deportazione? Strana parola. Che cosa significa? Ma la mamma non vuole rispondermi, non vuole parlarmi, piange.”

“L’avvicinarsi di una frontiera aumenta la tensione, produce una certa emozione. La gente non è fatta per vivere in situazioni di frontiera, e infatti cerca di sfuggirle o di liberarsene il prima possibile. E tuttavia ci si imbatte continuamente, le vede e le sente ovunque.”

“Quante vittime, quanto sangue, quanto dolore legati alla questione delle frontiere! Non si contano i cimiteri dei caduti in difesa delle frontiere. Non meno sterminati sono i cimiteri degli audaci che tentarono di allargare le loro.”

“Jeanne prova la stessa sensazione che pervade chiunque si addentri nella bianca infinità della Siberia: l’impressione di scivolare nella non esistenza, di svanire nel nulla.”

“Ammesso che esista il cosiddetto genio di un popolo, il genio del popolo russo si esprime tra l’altro in questo detto: Eh! E’ la vita!”

“La Russia è, da un lato, uno spazio vasto e sconfinato; dall’altro, una grandezza talmente schiacciante da mozzare il fiato e impedire il respiro.”

“Un popolo che non ha un suo stato cerca la salvezza nei simboli. La difesa del simbolo equivale alla difesa delle frontiere. Il culto del simbolo diviene una forma di culto della paura, un atto di patriottismo.”

“Il fatto è che il fiore, da solo, non profuma: bisogna toccargli il gambo e allora, sentendo che ci si interessa a lui, il fiore si mette a profumare. I fiori non profumano per se stessi, ma per gli altri. Appena un fiore si sente toccare, reagisce profumando: è frivolo e leggero, vuol piacere a tutti.”

“Un turkmeno dalla barba bianca, come lui, sa tutto. La sua testa è piena di saggezza, i suoi occhi hanno letto il libro della vita. Quando ha posseduto il primo cammello ha conosciuto il sapore della ricchezza, quando gli è morto il gregge di pecore ha conosciuto la disgrazia della miseria. Ha visto i pozzi prosciugati, e sa che cosa sia la disperazione; ha visto i pozzi colmi d’acqua e sa che cosa sia la felicità. Sa che il sole dà la vita, ma anche la morte, cosa di cui nessun europeo si rende conto.”

“L’acqua è il principio di tutto. E’ il primo nutrimento. Il sangue della terra. Gli uomini raffiguravano l’acqua con tre linee ondulate, sulle quali disegnavano un pesce, simbolo della fortuna. Tre linee, più il pesce, significavano la vita.”

“La gente ama contemplare le proprie disgrazie.”

“Nel deserto la causa della guerra è il desiderio di vivere, l’uomo viene al mondo già prigioniero di questa contraddizione e qui sta il suo dramma. Ecco perchè i turkmeni non hanno mai conosciuto l’unità: a dividerli c’è sempre stato un aryk prosciugato.”

“Il colore di Bukhara è il bruno, il colore dell’argilla essiccata al sole. Quello di Samarcanda è l’azzurro carico, il colore del cielo e della terra.”

“Primavera 1989. Leggendo le notizie in arrivo da Mosca mi dicevo che forse avrei fatto bene ad andarci. Anche da altre parti mi giungevano spinte in quella direzione, nel senso che la Russia, quando decide di svegliarsi, comincia a interessare un pò tutti.”

“I tedeschi dicono Zeitgeist, lo spirito del tempo. C’è un momento, quanto mai affascinante, promettente e fecondo, in cui lo spirito del tempo, finora sonnecchiante, spento e apatico come un uccello bagnato sul ramo, improvvisamente, senza una ragione apparente (o perlomeno senza una ragione spiegabile in modo puramente razionale) spicca un volo ardito e gioioso. Il fruscio di quel volo arriva a utti. Sveglia la nostra immaginazione, ci dà energia: cominciamo ad agire.”

“Autunno 1989. Il primo contatto con l’Impero dopo tanti anni. L’ultima volta c’ero venuto vent’anni fa, all’inizio dell’era brezneviana. L’era di Stalin, l’era di Chruscev, l’era di Breznev. E prima ancora: l’era di Pietro I, di Caterina II, di Alessandro III. In quale altra parte del mondo la persona del sovrano, la natura del suo carattere, le sue manie e le sue fobie imprimono un marchio così forte sulla storia del paese, sul suo corso, sui suoi slanci verso l’alto e sulle sue cadute.”

“La Mosca vista da Napoleone in quell’assolato pomeriggio del settembre 1812 non esiste più.”

“L’uomo dietro al bancone fu rimpiazzato dall’uomo dietro la scrivania e la rivoluzione trionfò.”

“Perchè la natura diabolica di ogni male è quella di riuscire, a nostra insaputa e senza il nostro consenso, ad accecarci e irretirci.”

“In sostanza, il sit-in consiste nello stare seduti esponendo pubblicamente le proprie richieste. Tutto qui. Nient’altro.”

“Come i contadini che, in ogni parte del mondo, attaccano sempre discorso parlando del raccolto, mentre gli inglesi parlano del tempo, così nell’Impero la conoscenza tra due persone prende sempre avvio dalla dichiarazione della propria nazionalità. E’ un’informazione da cui dipenderanno molte cose.”

“Dice bene l’Ecclesiaste: Colui che aumenta la conoscenza non fa altro che aumentare il dolore.”

“Tra il russo e il suo Impero esiste una forte e vitale simbiosi, le sorti del potere sono un fatto di cui il russo si preoccupa in modo profondo e sincero. Anche oggi!”

“Dovunque il nazionalismo di un popolo si manifesti, ecco sorgere d’incanto i nemici di quel popolo e crearsi lo spunto per conflitti e guerre.”

“In Siberia la natura non conosce mezze misure, qui tutto è sempre violento e radicale.”

“La vecchia si raddrizzò, appoggiò le mani sul manico della scopa, mi guardò, fece persino un sorriso e disse una frase che riassumeva l’essenza della filosofia di vita russa: – Kaz zivem? – (come viviamo?) ripetè pensierosa e, con una voce in cui vibravano orgoglio, determinazione, sofferenza e gioia, aggiunse – Dysym! – (Respiriamo!)”

“Soto le ali dell’aereo si snoda una pianura candida, immota, punteggiata qua e là dalle macchie scure dei boschi. Spazi deserti e monotoni, dolci rilievi in forma id basse colline acquattate: nulla su cui soffermare lo sguardo, nulla che attiri l’attenzione. E’ la Kolyma.”

“Cos’era, lei? Una vittima o un carnefice?”

“Questo desiderio di far giungere agli altri la propria voce è tipico dei prigionieri, attaccati alla fede nella giustizia come a un salvagente, convinti che essere uditi equivalga a essere capiti e quindi a dimostrare le proprie ragioni e a vincere la partita.”

“Tre piaghe, tre flagelli minacciano il mondo.
La prima è la piaga del nazionalismo.
La seconda, la piaga del razzismo.
La terza, la piaga del fondamentalismo religioso.
Le tre piaghe sono unite dalla stessa caratteristica, dallo stesso comun denominatore: la più totale, aggressiva e onnipotente irrazionalità. Impossibile penetrare in una mente contagiata da uno di questi tre mali. In quelle teste arde un sacro rogo in attesa delle sue vittime.”

“Ormai i tempi sono cambiari e Nedov fonde i Breznev per farne statuine di san Giorgio e si santo Stefano, il patrono locale.”

“La delegazione parte con alla testa il sostituto di Eltsin, Ruckoj, e il sindaco di Pietroburgo, Sobcak. Entrambi hanno avuto una parte principale nello sventare il putsch neostalinista, ma entrambi sono russi e sanno che cosa significhi la Russia senza l’Ucraina. – Senza l’Ucraina – scriveva ancora negli anni ttenta lo storico polacco J. Wasowicz – Mosca viene respinta nelle foreste del nord.”

“Il sovrano e il suo esercito: è forse per questo che l’aquila russa, stemma e simbolo dello stato, invece di una sola testa ne ha due?”

“Per le vie della vecchia Pietroburgo si può camminare all’infinito. Quanta architettura interessante, quanti canali, angoli, piazzette. Di qui Puskin partì per il fatale duello (angolo tra il Nevskij Prospekt e la Mojka); qui la Achmatova scrisse il suo sconvolgente Requiem; di qui passa in carrozza il protagonista del racconto Pietroburgo di Andrej Belyj, Apollon Apollonovic Ableuchov, che dice: All’infuori di Pietroburgo non c’è niente.”

“Nella storia contemporanea è la Russia ad aprire il XX secolo con la rivoluzione del 1905, ed è sempre la Russia a chiuderlo con la rivoluzione sfociata nella caduta dell’Urss del 1991.”

“Il ruolo crescente della televisione nella politica ha modificato in tutto il mondo la linea d’attacco dei vari golpisti: un tempo assalivano i palazzi dei presidenti, le sedi del governo e del parlamento; adesso cercano al più presto di occupare l’edificio della stazione televisiva.”

Il paese del male – Domenico Quirico e Pierre Piccinin

“Il Male. Maiuscolo, perchè si tratta di quel male inflessibile e senza rimedio che è mistero e stupore, che è incomprensibile e cieco dolore, ineffabile vergogna. Un male che non si colloca in un lontano passato, ma che è da sempre, e per sempre.”

“Si, lo ripeto: la Siria è il Paese del Male, perchè è diventata una tetra successione naturale da odio ad altro odio e da cattiveria ad altra cattiveria. Anche per colpa nostra.”

“E’ importante raggiungere ancora una volta la zona degli eventi e porsi, sotto le mitragliate e i bombardamenti, nel cuore della guerra in corso, per osservarne direttamente la realtà e decifrarne gli sviluppi.”

“Loro amici… -L’amico della rivoluzione! – Così mi chiamavano i comandanti dell’Armata quando eravamo ad Aleppo e mi stringevano tra le loro braccia. Amici che ora rubano alle nostre famiglie, alla nostra vita, che si preparano ad insudiciare la nostra libertà, quotidianamente, con i loro inganni beffardi, giocando senza sosta sulla nostra disperazione. per cinque mesi.”

“Ciò che il mondo conosce meglio di qualunque altra cosa – la speranza – qui ci si è abituati a perderla, a vederla svanire.”

“Seppellisci i morti e divora la vita! N avrai bisogno, il dolore è una cosa, la realtà un’altra. Solo a questa condizione si sopravvive. Ma oro so che non bisogna rassegnarsi a questa filosofia.”

“La prima notte. Sdraiato posso guardare solo il soffitto. presto morirò, penso, presto, presto.”

“Di lei mi pare di ricordare solo gli occhi, occhi dolcissimi pallidi, tristi, di un colore come quello della sabbia intrisa di pioggia.”

“Ma per noi che abbiamo accettato un tempo la spaventevole presenza del divino in ogni istante della nostra povera vita, che peso possono avere le probabilità?”

“L’umiliazione: non siamo abituati all’umiliazione, l’umiliazione che ti fa piangere, che non puoi condividere, che ti lascia solo. E’ un ferro rovente, un ruggito nelle viscere.”

“Non si avranno mai armi sufficienti contro la disperazione, non si apriranno mai abbastanza uscite di sicurezza per sfuggire a un mondo che soffoca, che uccide…”

“Io viaggio sempre con dei libri. Il mio è un mestiere che richiede pazienza, lunghe attese: aerei, guide, passaggi di frontiera, la fine di una battaglia… I libri aiutano, i libri sono frammenti della tua vita che ti porti dietro, non tacciono mai, ti parlano sempre. Non hanno fretta, non hanno paura, non ti deludono come troppi compagni di viaggio.”

“Con gli anni ho imparato che i libri vanno riletti, la prima volta non ti dicono tutto di sè…”

“E so perchè: per la prima volta io non guardo l’Altro, il sofferente, l’escluso, il condannato per raccontarlo con gli occhi del testimone a cui la compassione non basterà mai per colmare il fossato che lo divide da loro. Per la prima volta io sono l’Altro.”

“Che cosa può sorgere in un mondo dove non c’è cultura nè arte? L’Islam che io ho conosciuto è soltanto rito, gesti vuoti, un universo privo di compassione per l’altro, per chi soffre, soprattutto se è un infedele.”

“In un mondo senza giocattoli, la bambina gioca col sole, con la polvere, con il vento, con l’ombra delle foglie dei meli.”

“Noi viviamo giorni che non contano.”

“Non ci si abitua mai a morire.”

“L’0biettivo è l’instaurazione di uno Stato islamico in Siria. Poi, dopo, porteranno la jihad in tutti gli altri paesi del mondo arabo. E quando il mondo arabo “avrà ritrovato la fede”, aggiungono con convinzione e passione, partiranno alla conquista della Spagna, che considerano terra dell’Islam, l’al-Andalus medievale; e a partire i là porteranno la parola del profeta in tutta l’Europa e in tutto il pianeta…”

“Quanto a me, perdo talora la speranza e mi si stringe il cuore.
Rimpiango la rugiada di maggio che rallegra il contadino e il canto degli uccelli nei boschi.
E mi mancano crudelmente il sorriso di mio padre e la tenerezza di mia madre…”

“C’è dunque almeno un giusto nel regno di Gomorra.”

“Come posso spiegarle che sono nel Paese del male, dove una metà è fatta di gente che crede a tutto manovrata da alcuni che non credono a niente, e l’altra metà di gente che non crede a niente, manovrata da alcuni che credono a tutto?”

“Per un ostaggio il vuoto della giornata, le ore passate ad attendere di notte il giorno e di giorno la notte, è popolato della disperata ricerca di segni, segni di speranza o semplicemente dell’approssimarsi di qualche novità.”

“Com’è bravo l’uomo fragile a crearsi illusioni.”

“Quante volte fantastico su ciò che mi piacerebbe ritrovare come prima cosa al ritorno: il riso delle mie figlie, il sole calante sulle mie colline, una libreria stracolma, il trotto di cavalli, i muri, il cielo, Dio.”

“Non tornerò indenne da quest’avventura. La mia fede in Dio non resisterà a quest’odio che scopro così intenso dentro di me.
Nelle tenebre io lo chiamo, ma lui non risponde…Dio è svanito, evaporato, come una pozzanghera soto il sole cocente.
Qui, si, sto perdendo Dio e anche una parte del mio umanesimo, della mia umanità.”

“Gettano il cibo per terra e bisogna mangiarlo sporco, con le mani, senza lavarsi, oppure non mangiare. All’inizio è facile rifiutare. Dopo due giorni non si è più così riluttanti ad assaggiarlo. Dopo cinque è una delizia.”

“Conserva la fede! Nell’avidità dell’uomo.”

“Come posso urlare di gioia perchè me ne vado? Sono diventato anche io Siria, terra sciagurata, sono diventato una parte di essa al punto di preoccuparmi del mio posto in quell’altro mondo in cui sto tornando e che mi è diventato così lontano.”

“La vita non disillude, la vita ha una sola parola e la mantiene. Gli uomini, solo gli uomini deludono.”

“Quello che vedo nell’uomo, il materiale su cui lavoro, è principalmente la sua infelicità. Sì, l’infelicità umana è la meraviglia dell’universo.”

Giuliano – Gore Vidal

“La vecchiaia non ci risparmia nulla, amico mio. Come gli alberi secolari, cominciamo a morire dalla cima.”

“Cos’è infatti la filosofia, se non la preparazione a una morte serena.”

“E’ meraviglioso che i libri attraversino i mondi e i secoli, che sconfiggano l’ignoranza e, infine, perfino il tempo crudele.”

“In quanto a ferocia, al mondo non c’è nulla che eguagli un vescovo a caccia di eresie: è così che chiamano le opinioni diverse dalle loro, no?.”

“La follia degli intelligenti è sempre più pericolosa di quella degli sciocchi”

“Quando si tratta di una buona causa, l’ipocrisia si fa virtù.”

“Da Mardonio ho imparato a camminare con modestia, tenendo gli occhi bassi, senza ostentazione e senza mai studiare l’effetto che suscito negli altri.”

“Di tutti, volare è il sogno più bello.”

“Omousios riassume la perniciosa dottrina che afferma che il padre, il figlio e lo spirito santo sono una cosa sola.”

“…mentre analizzavano insieme Giovanni 14,25, il testo sul quale gli ariani basano le loro accuse agli atanasiani.”

“Allora per la prima volta, conobbi l’ambizione. Fu come una rivelazione.”

“Dicono che conoscere se stessi significa conoscere l’essenza dell’uomo. Ma conoscersi del tutto, naturalmente, è impossibile. La natura umana è sempre imprevedibile: siamo estranei perfino a noi stessi.”

“Si definisce un ellenista e preferisce Platone ai Vangeli, e Omero al Vecchio Testamento.”

“Con il culto dell’ebreo morto, la poesia è finita.”

“Perchè dovrebbe essere così importante continuare a vivere, dopo la morte? Noi non mettiamo mai in discussione il fatto, dimostrabilissimo, che prima della nascita non esistevamo: quindi perchè dovremmo aver paura di tornare all’inizio?”

“Da quel giorno divenni un ellenista o, come amano chiamarmi i galilei, un apostata.”

“Ma è più facile creare un Cesare che distruggerlo.”

“Oggi la potenza di Roma non si fonda più sull’onore, ma sul denaro. E quando il denaro finisce, finisce anche lo Stato.”

“Oggi qualsiasi giovanotto, che non abbia voglia nè di studiare nè di lavorare, si fa crescere una barba, prende a insultare gli déi e di definisce cinico.”

“Gregorio è uno di quelli che devono infiorettare i commenti altrui. Purtroppo ha il gusto dell’ovvio e dice quello che sanno tutti.”

“Lo conosco. Ma non bene – la famosa verità di Solone.”

“Di solito riesco a immaginare i giudizi spiacevoli, perchè noi siamo ciò che gli altri hanno bisogno di credere che siamo.”

“Nessun flagello ha mai colpito il mondo con la stessa violenza e con le stesse proporzioni del cristianesimo.”

“E perchè dovrei discutere? Io so quello che so. E gli altri hanno sempre fretta di dirmi quello che sanno, o che pensano di sapere. Quindi che bisogno c’è di discutere?”

“Quel che si dice semina sempre più rabbia di quel che si tace.”

“Gli uomini sono strani. Se non possono essere i primi, non gli dispiace affatto essere gli ultimi.”

“Era la metà di ottobre, quando giunsi a Milano. Il clima era asciutto e l’aria così trasparente da lasciar scorgere nitidamente le Alpi che, tinte d’azzurro, separano ,a civiltà dalla barbarie, il nostro mondo assolato da quella malinconica foresta verde dove si nasconde la Nemesi di Roma.”

“Vi sono in tutte le città individui del genere, la cui unica funzione, almeno in apparenza, è quella di radunarsi nei luoghi pubblici per guardare le celebrità. Non sono nè amichevoli nè ostili, semplicemente curiosi.”

“Non saprò mai se desideravo davvero il mio destino.
Tuttavia, quando arrivò, dentro di me si ruppe un segreto ormeggio, e il viaggio periglioso cominciò.”

“Nel bene o nel male, ormai anch’io facevo parte di quegli annali iniziati con Giulio Cesare, e di cui nessuno può prevedere la fine.”

“E’ curiosa la soddisfazione che proviamo nei rari momenti in cui, con un gesto pubblico, riusciamo a impressionare un vecchio amico.”

“ambitio – come dicono i romani – una parola che non esiste in nessun’altra lingua e designa quella particolare vanità mondana che nuoce all’equilibrio dello Stato.”

“I germani mancano di vero orgoglio, come altri hanno già notato. Quando vincono sono arroganti; quando perdono, si piegano servilmente.”

“Di avvocati, poi, ne abbiamo fin troppi.”

“E’ mai possibile dimostrare che un uomo è innocente, se a condannarlo basta un’accusa?”

“Siamo dei giocattoli. Un lattante divino ci prende nella mano, poi ci posa e, quando gli aggrada, ci rompe.”

“Poi, come in un sogno, la stanza cominciò a riempirsi di gente. Tutti sapevano cos’era accaduto. Tutti, in silenzio, mi rendevano omaggio. Miracolosamente – solo perchè il respiro di un uomo s’era fermato – ero diventato l’unico Augusto, l’imperatore di Roma, il signore del mondo.
Con mio grandissimo stupore, piansi.”

“Quando muore un uomo famoso, si tende a ricordarne solo l’effigie.”

“Era breve e preciso, assai diverso dai consueti scritti imperiali. Si capiva che a dettarlo era stato un uomo e non un avvocato.”

“Il popolo alla lunga si stanza di avere sempre lo stesso sovrano, per quanto buono possa essere.”

“Non esiste nulla, assolutamente nulla. Tutto avviene per caso.”

“Non c’è terrore pari a quello di un ignorante in un luogo sconosciuto.”

“E’ il miracolo della nostra epoca che questo ingenuo sacerdote di provincia sia stato incredibilmente trasformato in un dio da Paolo di Tarso, che ha superato in ingegno tutti i ciarlatani e gli imbroglioni di ogni tempo e luogo.”

“Bisogna forse credere che mille generazioni di uomini, tra i quali Platone e Omero, siano dannate solo perchè non hanno venerato un ebreo che dovrebbe essere un dio? Un uomo che non era nato quando il mondo ebbe inizio?”

“Avevo trascorso tre giorni in tribunale ad ascoltare uomini che si mentivano l’un l’altro. E’ stupefacente quali vette di creatività riesca a raggiungere l’efferatezza umana.”

“In un paese straniero, circondato da gente ostile, ci si aggrappa ai semplici conoscenti come se fossero fratelli.”

“Nulla si perde così in fretta come la memoria pubblica di una buona azione. Ecco perchè i grandi uomini continuano a erigere monumenti a se stessi, per registrare fedelmente le loro imprese.”

“Non mi sembra di essere avaro. Non desidero possedere nulla. No. A pensarci bene, sono avido solo di libri. Voglio possederne tanti. Credo che potrei commettere un delitto per procurarmi un libro.”

“E’ frustrante leggere un testo di storia perchè troppe volte l’autore sembra sul punto di spiegare un evento importante, ma poi evita sempre di farlo, per il timore di essere noioso”

“E’ un privilegio dei potenti, riscrivere il passato. Giuliano deve essere cancellato dalla storia, o almeno trasformato in un mostro, perchè possa nascere l’impero cristiano.”

“Noi, però, lo odiavamo tutti. Lui invece non odiava nessuno. Non ci considerava degni del suo disprezzo.”

“In una certa misura, tutti tendiamo ad assumere maschere diverse, a seconda delle persone che abbiamo davanti.”

“La storia non è altro che un inutile pettegolezzo su degli eventi che cessano di essere veri nel momento stesso in cui avvengono.”

“A volte ho l’impressione che la storia dell’impero romano sia un’unica, interminabile ripetizione delle stesse facce. in fondo si assomigliano tutti, questi uomini d’azione: solo Giuliano è stato diverso.”

“Nessuna delle cose inventate dall’uomo può durare in eterno. Nemmeno Cristo, la sua invenzione più pericolosa.”

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