Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Archivio per la categoria “Letteratura straniera, 82 libri”

La mia Africa – Karen Blixen

“In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong. A un centocinquanta chilometri più a nord su quegli altipiani passava l’equatore; eravamo a milleottocento metri sul livello del mare. Di giorno si sentiva di essere in alto, vicino al sole, ma i mattini, come la sera, erano limpidi e calmi, e di notte faceva freddo.”

“Il respiro del panorama era immenso.”

“Non esiste vita, per noi, senza una città; anche se ne pensiamo più male che bene, attira per forza i nostri pensieri, per una specie di legge di gravità. L’alone luminoso che, da certi punti della fattoria, si vedeva sovrastare Nairobi, la notte, mi ricordava le grandi città d’Europa facendomi fantasticare.”

“I luoghi dove ci siamo accampati restano vivi nella memoria come se ci fossimo vissuti per tanto tempo: un solco lasciato in mezzo all’erba della pianura dalle ruote del carro spicca chiaro nel ricordo come i lineamenti del viso di un amico.”

“Quando si riesce a cogliere il ritmo dell’Africa, ci si accorge che è identico in tutta la sua musica: quello che avevo imparato andando a caccia mi servì poi nei miei rapporti con gli indigeni.”

“I kikuyu sono preparati all’imprevisto e abituati all’inaspettato. In questo sono diversi dai bianchi, che di solito cercano in tutti i modi di proteggersi dall’ignoto e dagli assalti del fato. L’indigeno, invece, considera il destino un amico, perchè è nelle sue mani da sempre.”

“Quando gli africani parlano della natura di Dio ne parlano come le Mille e una Notte, o come gli ultimi capitoli del libro di Giobbe: è la stessa qualità, il suo infinito potere di immaginazione, che li colpisce.”

“Stranamente, dovunque si trovi, la Chiesa Cattolica Romana porta con sé la propria atmosfera.”

“Un anno le grandi piogge non vennero.
E’ un’esperienza tremenda, spaventosa: il coltivatore che l’ha vissuta non la dimentica.”

“Ma quando la terra rispondeva con un ruggito fertile e profondo, come una cassa armonica, e il mondo cantava intorno a noi in tutte le sue dimensioni, in alto e in basso – quella era la pioggia. Era come tornare al mare dopo tanto tempo, come l’abbraccio di un amante.”

“Cominciai, la sera, a scrivere racconti, fiabe e novelle, per non pensare più ai miei guai ma spaziare con la mente in altri paesi e in altri tempi.”

“Perché mai i kikuyu temano così poco la morte e poi si spaventino tanto al pensiero di toccare un morto, mentre i bianchi hanno paura di morire ma non di toccare un cadavere, non lo so. E’ questo un altro tratto per cui ci si accorge che la loro realtà è diversa dalla nostra.”

“Ma bruciava in lui una fiamma inestinguibile che nessuna cenere poteva nascondere. Nato da una razza di pescatori danesi, aveva fatto il marinaio per poi diventare uno dei primi pionieri dell’Africa. Chissà quale vento l’aveva portato lì.”

“La notte tropicale ha la cordialità della chiesa cattolica romana di fronte alle chiese protestanti del nord, dove è permesso entrare solo per le funzioni religiose.”

“Tornando per un breve periodo in Europa sembra strano che in città la gente viva senza tener conto delle fasi della luna e quasi senza notarle.”

“Chi di notte, dormendo, sogna, conosce un genere di felicità ignota nel mondo della veglia: una placida estasi e un riposo del cuore che sono come il miele sulla lingua.”

“La cosa più vicina al sogno, nel mondo della veglia, è la notte in una grande città, dove tutti sono sconosciuti per tutti, o la notte in Africa. Anche lì c’è libertà infinita; le cose vanno avanti per conto loro, destini si intrecciano intorno a noi, dappertutto c’è vita e movimento, ma tutto questo non ci riguarda.”

“In Africa, quando si trova un libro che ci piace, fra l’ammasso di letteratura nefasta che le povere navi sono costrette a portare fin laggiù dall’Europa, lo si legge come ogni scrittore vorrebbe si leggessero i suoi libri: pregando Dio che possa essere fino in fondo bello come al principio. L’immaginazione corre con entusiasmo su un sentiero, fresco, verde, profondo.”

“L’Africa e l’Europa hanno della giustizia due idee diverse, incompatibili fra loro. per l’africano c’è un solo modo di controbilanciare le catastrofi dell’esistenza: dare qualcosa in cambio. I moventi di un atto non contano, per lui.”

“Il passato, che era stato tanto difficile rievocare e che probabilmente, nella memoria, appariva ogni volta diverso, ora era afferrato, riconquistato, inchiodato davanti ai suoi occhi. Era diventato Storia: quel documento aveva vinto il fluttuare e l’ombra del mutamento.”

“Venivano molti visitatori, alla fattoria. Nei paesi di pionieri l’ospitalità è una necessità di vita, non solo per chi viaggia ma anche per i coloni. Un visitatore è un amico, porta notizie, buone o cattive, e nei posti solitari le notizie sono un nutrimento per le anime affamate. Un vero amico che arriva a casa tua è un messaggero celeste, reca il panis angelorum.”

“Quando , a tavola, gli riempirono il bicchiere, Emmanuelson, vuotandolo per metà, lo alzò verso la lampada e lo contemplò a lungo: pareva stesse ascoltando una musica. “Fameaux” – disse – “fameaux. E’ un Chambertin 1906″. Aveva indovinato; subito provai per lui un certo rispetto.”

“Solo i veri aristocratici e i veri proletari del mondo capiscono la tragedia. Per loro è il principio fondamentale di Dio, e la chiave – minore – dell’esistenza. In questo sono diversi dai borghesi di tutte le categorie, che non solo negano la tragedia ma sono incapaci di sopportarla; la parola stessa, per loro, significa qualcosa di tristo.”

“V’era un tratto del suo carattere per me veramente prezioso: amava sentir raccontare.”

“L’aria, in Africa, ha un significato ignoro in Europa: piena di apparizioni e miraggi, è, in un certo senso, il vero palcoscenico di ogni evento.”

“In colonia i libri hanno una funzione diversa che in Europa: essi soltanto possono soddisfare un certo aspetto della nostra vita laggiù; se sono belli ci si commuove e se son brutti ci si indigna con una foga ignota nei paesi civili.”

“Tutto ciò non può essere, pensavo, solo quell’insieme di circostanze che la gente chiama un periodo di sfortuna; deve celare un principio, un centro: se lo scopro, sono salva. Se trovo la prospettiva giusta, mi dicevo, le cose mi appariranno tutte chiare e coerenti. Devo alzarmi, conclusi, e cercare un segno.”

“Quando una donna mostra all’amica i vestiti di un figlio perduto, sa che l’altra pensa in cuor suo: Grazie a Dio non è toccato a me, e a gli occhi d’entrambe non v’è in questo nulla di strano o di innaturale.”

!A sud-ovest, scorgevo le colline del Ngong. L’onda nobile della montagna si ergeva sulla terra piatta, tutt’intorno azzurro cielo. Ma a quella distanza le quattro vette parevano insignificanti, appena distinguibili, diverse da come si vedevano alla fattoria. Il contorno della montagna veniva lentamente ammorbidito e livellato dalla mano della lontananza.”

Il condominio – James Graham Ballard

“Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell’immenso condominio nei tre mesi precedenti.”

“A paragone con la quieta e sgombra geometria dell’auditorium e degli studi televisivi sotto di lui, l’orizzonte sfilacciato della città assomigliava all’encefalogramma di una crisi mentale irrisolta.”

“I duemila inquilini formavano una collezione sostanzialmente omogenea di ricchi professionisti: avvocati, medici, fiscalisti, docenti universitari e pubblicitari, insieme a un piccolo gruppo di piloti d’aereo, tecnici cinematografici e terzetti di hostess che si dividevano l’appartamento.”

“Il grattacielo era un’immensa macchina progettata per servire non la collettività degli inquilini, ma il residente individuale e isolato.”

“…poco sotto la schiuma del pettegolezzo professionale si stendeva una dura cappa di rivalità personali.”

“Per quanto di malavoglia, doveva ormai riconoscere qualcosa che aveva sempre cercato di reprimere dentro di sé: che i sei mesi precedenti erano stati un periodo di litigi continui fra i suoi vicini, di scontri volgari per gli ascensori difettosi e l’aria condizionata mal funzionante, per gli inspiegabili guasti elettrici, per il rumore e le contese sugli spazi di parcheggio; in breve, riguardo alla moltitudine di piccoli difetti che gli architetti sarebbero stati specificamente tenuti a eliminare da appartamenti tanto cari.”

“Laing non cessò mai di pensare al suo condominio, un vaso di Pandora i cui mille coperchi si stavano aprendo, a uno a uno, verso l’interno.”

“Il grattacielo aveva creato una nuova tipologia sociale, una personalità fredda e antiemozionale, insensibile alle pressioni psicologiche della vita di condominio, con esigenze minimali in fatto di privacy e capace di prosperare, come una macchina di nuova generazione, nell’atmosfera neutra.”

“Erano le prime persone che riuscivano a dominare il nuovo modello di vita di fine secolo. Prosperavano proprio sul rapido coinvolgimento con gli altri, sulla totale autosufficienza di una vita che, non avendo bisogno di nulla, non poteva patire delusioni.”

“Di fatto il grattacielo si era già diviso nei tre gruppi sociali classici, la classe inferiore, la classe media, la classe superiore.”

“In un certo senso, erano le avanguardie degli agiati e colti proletari del futuro, inscatolati in quegli appartamenti carissimi con i loro arredamenti eleganti, le loro intelligenti sensibilità e nessuna possibilità di fuga.”

“La corretta tenuta da combattimento era: gessato da finanziere, ventiquattrore e Homburg.”

“Stavano invece entrando in una nuova era, quella dell’assenza di ogni struttura sociale.”

“Ogni nuovo episodio li avvicinava alla meta finale a cui tutto il grattacielo puntava, la costituzione di un regno in cui i loro impulsi più devianti fossero finalmente liberi di manifestarsi, in qualsiasi modo. A quel punto la violenza fisica sarebbe finalmente cessata.”

“C’è una sola regola nella vita – mormorò a se stesso – Finchè senti il profumo dell’aglio, va tutto bene.”

“Laing guardò il grattacielo vicino, a quattrocento metri di distanza. C’era un temporaneo guasto all’impianto elettrico e al settimo piano tutte le luci erano spente. Già si vedevano i raggi luminosi delle torce elettriche che scrutavano il buio, e gli inquilini facevano i primi, confusi tentativi di capire dove si trovavano. Laing li guardava soddisfatto, pronto a dargli il benvenuto nel loro nuovo mondo.”

Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini

“Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. E’ stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente.”

“Improvvisamente sentii la voce di Hassan che mi sussurrava: Per te qualsiasi cosa. Hassan, il cacciatore di aquiloni.”

“Il problema era che mio padre vedeva il mondo in bianco e nero. Ed era lui a decidere cos’era bianco e cos’era nero. Non si può amare una persona così senza temerla. Forse nemmeno senza odiarla un pò.”

“I figli non sono album da colorare come piace a noi.”

“Dopo tutto io ero un pashtun e lui un hazara. Io ero sunnita e lui sciita, e niente al mondo avrebbe potuto cambiare questi dati di fatto. Niente.”

“Era l’inizio della fine. Quella ufficiale sarebbe arrivata nell’aprile 1978, con il colpo di stato comunista, e poi nel dicembre 1979, quando i carri armati russi avrebbero invaso le strade dove Hassan e io avevamo giocato da bambini, decretando la morte dell’Afghanistan che avevamo conosciuto e dando inizio a un’era di massacri che non è ancora terminata.”

“…ma è meglio essere feriti dalla verità che consolati da una menzogna.”

“Avere qualcuno che in ogni momento sapeva di cosa avevo bisogno, era fastidioso, ma anche rassicurante.”

“Hassan non lottava, non si muoveva neppure. Girò la testa leggermente di lato e io colsi sul suo viso la rassegnazione. Era un’espressione che conoscevo. L’avevo vista negli occhi degli agnelli.”

“…alla fine vince sempre il mondo.”

“Qualche volta, mi sedevo nella mia Ford e guidavo per ore. Strade costeggiate da platani neri dove persone che non avevano mai stretto la mano a un re vivevano in squallidi edifici a un piano con sbarre alle finestre, cortili circondati da grigie reti metalliche e prati ingombri di giochi, pneumatici lisci, bottiglie di birra.”

“La prima volta che vidi il Pacifico mi venne da piangere: era davvero immenso e azzurro come al cinema.”

“L’America era diversa. L’America era un fiume che scorreva tumultuoso, immemore del passato. Potevo immergermi in questo fiume lasciando che i miei peccati venissero trascinati verso il fondo, lasciandomi trasportare lontano. In qualche luogo senza spettri, senza ricordi, senza peccati.
Se non per altro, almeno per questo io abbraccia l’America.”

“La guardai sorpreso e affascinato. Aveva capelli di velluto nero carbone e sopracciglia folte che si toccavano al centro, simili alle ali arcuate di un uccello in volo. L’elegante naso aquilino ricordava quello di un’antica principessa persiana. i suoi occhi castani, ombreggiati da lunghe ciglia, incontrarono i miei per un attimo, poi volarono via.”

“Sono le storie tristi che rendono buoni i libri.”

“Conoscemmo la routine e le piccole meraviglie della vita matrimoniale. Ci scambiavamo lo spazzolino da denti e i calzini, di passavamo il giornale. Soraya dormiva sul lato destro del letto, io preferivo il sinistro. A lei piacevano i cuscini morbidi, a me quelli duri.”

“Quelle notti, ci rannicchiavamo dalla nostra parte del letto e ognuno si affidava al proprio salvatore. per Soraya il sonno. Per me, come sempre, un libro.”

“E’ straziante, Amir jan, il lamento di una madre. Che Allah ti conceda di non udirlo mai.”

“Sogno che i fiori lawla torneranno a fiorire per le strade di Kabul, che nelle sale da tè potremo di nuovo ascoltare la musica del rubab e che in cielo voleranno ancora gli aquiloni. E sogno che un giorno tornerai a Kabul a rivedere la terra della tua infanzia. Se lo farai, troverai ad aspettarti un vecchio amico fedele.”

“L’erba del deserto resiste, ma il fiore di primavera sboccia e appassisce.”

“Vorrei gridare. Vorrei strapparmi da questo posto, da questa realtà. Vorrei evaporare come una nuvola,. fluttuare nell’ari, sciogliermi nell’umidità della notte estiva e dissolvermi in un luogo lontano, oltre le colline.”

“Correvo. Ero un uomo adulto che correva con uno sciame di bambini vocianti. Ma non mi importava. Correvo con il vento che mi soffiava in viso e sulle labbra un sorriso ampio come la valle del Panshir.”

Il sorriso dell’agnello – David Grossman

“No, no, Khilmi, credimi, li ho inventati io, li ho inventati tutti io: Shosh, la donna che ho amato, la donna da cui mi sono separato tre giorni fa; e Katzman, che non è qui, è rimasto lontano, in Italia; e quel ragazzo morto d’amore, di cui non ho mai saputo il nome; e anche te, Khilmi. Sarà meglio per te, vedrai, essere solo un frutto della mia fantasia. Qui potrai essere sicuro che tutto è davvero quello che sembra. Senza sorprese.”

“…c’era una volta una ragazza piccolina, con un volto chiaro e aperto, un nasetto all’insù, i capelli biondi legati sulla nuca e un paio di occhiali con una montatura rotonda. La ragazza si chiamava Shosh.”

“Ho guardato meglio: gli uccelli saltellavano tranquilli lungo la fila di costole scarnite, vicinissimi ai denti dei cani, ma non ne avevano affatto paura. Nessuna delle due parti voleva la guerra.”

“Mi sono lasciato coccolare, nel nido di famiglia che mi hanno offerto, da quell’amore meravigliosamente semplice, e ho lasciato da parte ogni cautela.”

“Mi sono lasciato coccolare, nel nido di famiglia che mi hanno offerto, da quell’amore meravigliosamente semplice, e ho lasciato da parte ogni cautela.”

“Noi tutti siamo solo e soltanto un kan-ya-ma-kan, un c’era-e-non-c’era, e l’unica cosa reale di noi è il dolore che provochiamo.”

“E geme. Quel gemito mi prende in pieno, mi spezza, mi taglia in due. No, non è un gemito. E’ una perforazione cieca. La ricerca confusa e disperata di un’apertura dalla quale potrà finalmente sgorgare il dolore.”

“Sulla faccia gli fioriva quel sorriso caldo e sciocco, il sorriso dell’agnello, come Shosh incollerita l’aveva chiamato una volta.”

“La luce è così dolce. Soffi d’aria fredda e calda s’intrecciano come serpenti in amore che si allacciano e si respingono. E’ l’alba, l’ora di grazia in cui il mondo ancora non ci disprezza troppo e si lascia penetrare.”

“Yazdi sussurrava alle mie dita la storia di una rinascita, di una guerra contro la tirannia che ci opprimeva; parlava dello sdegno sciolto in una lacrima.”

“Noi siamo solo una lettera, solo notizie e domande scritte da una mano ignora e ficcate in una crepa fra cielo e terra… siamo solo lettere morte e non potremo mai comprendere a fondo il dolore e la gioia che ci generiamo a vicenda.”

“Sarà una guerra diversa. Lunga e dura. E le armi di cui dovremo servirci saranno l’ostinazione, la pazienza e una debolezza infinita. Non potranno resisterci.”

“Già da tanto tempo sono al mondo, ho visto la ruota delle cose girarsi e rigirarsi troppe volte.”

“Kan-ya-ma-kan: chi tesse un sogno ne diventa schiavo.”

“Avevo sempre sentito il bisogno di ridurre tutte le cose in un’intricatissima matassa per poi buttarla rabbioso in faccia a qualcuno, il colpevole del fatto che le cose andassero come andavano. Pigliatela tu, questa matassa! Arrangiati tu! Districala!”

“Passò le dita sulle costole dei libri. Nella condizione di vulnerabilità in cui si trovava, anche i titoli più semplici lo facevano sussultare, come malevole grida: Lo straniero, La volte, Lo schiavo; e La peste di Camus, il suo libro preferito.”

“La strada che porta dalla verità alla menzogna è lo stesso sentiero polveroso che percorri ogni giorno, dove ogni pietra ha un nome e persino i cespugli spinosi ti salutano. Ci puoi camminare a occhi chiusi. Ma se vieni dalla direzione opposta, scopri, stupita, che il sentiero non esiste.”

“Silenzio. Certo, di parole se ne dicono sempre, ma non sempre sono riscaldate dalla verità, e allora sono come sentinelle senza faccia che mi sbarrano la strada. Dirò dunque la verità che non ho mai osato dire a voce alta: ho bisogno di amore.”

“Allora descrivi solo il piacere che provavi quando la tua penna scivolava sulla carta come un astronauta ebbro.”

“Camminano l’uno accanto all’altro da oltre vent’anni, rassegnati, come portando fra loro un carico invisibile. Non ho mai chiesto cosa sia questo carico.”

“Più beve e più la sua mente si fa lucida. La sua penna scrive le frasi più illuminanti, i saggi più profondi, che penetrano come una lama dentro le illusioni e le millanterie.”

“Io sputo ancora fuoco ma è già un fuoco freddo. Sul fondo sono posati resti di argomentazioni e bucce di vecchi sentimenti.”

“Ci sono tanti modi di eludere la verità, e uno di essi, Shosh, è fingere amore per un ragazzo che non ami e lasciarlo morire in silenzio quando ti stanchi le tuo gioco.”

“Un’atmosfera così quieta, la possibilità di risolvere i problemi parlandone, senza improperi e grida. Tutto in modo ragionevole, nel rispetto reciproco. Non ce ne sono molte, di coppie così, Shosh.”

“Com’era miserabile, quel mio uomo, quanto bisogno avevo di lui in quel momento, ma è corso via, è fuggito di casa dimenticandosi di chiudere la porta, e mi sembra di vederlo camminare stupefatto, cieco a tutto; e il gelo mi invade.”

“Si erano detti sempre le stesse cose, sempre nel medesimo tono di voce. Erano come due torri piazzate su una scacchiera vuota: potevano fare solo una mossa, in linea retta, senza mai toccarsi, senza mai battersi.”

“L’uomo che vuol restare per sempre un idiota ha bisogno di tanta saggezza per poter cancellare dal suo occhio, con un batter di palpebra, tutto il proprio mondo, e stendere davanti a sè un mondo nuovo e fuggente, e ridere di tutto.”

“Perché ci disprezzano tanto, al punto da permettersi di gironzolare in paese da soli o al massimo in due, e quasi disarmati? E a noi, cosa è successo? Perché quel loro disprezzo di abbatte così, perché quella loro tristezza ci avviluppa come se fosse fatta di ragnatele appiccicose, e ci muoviamo in mezzo a loro come marionette?”

“In ognuno di noi c’è un nucleo indivisibile, un nocciolo d’amore.”

“Anche quando facevano l’amore e pareva che l’avessero dimenticato, si scontravano sempre con la falsità e la disperazione, e col sorriso dell’agnello.”

“Uri non litigava mai veramente con me, la collera, lui la risospinge dentro di sè, al pari di un’affilata lama di coltello a serramanico, ma si deprime ed è come se io non c’entrassi, come se tutto si svolgesse solo dentro di lui.”

“Le parole sono diverse quando si scrivono; non sono come le parole detto, sono esseri viventi che ci aleggiano intorno arrecandoci disturbo. E’ una lotta dura, ma com’è dolce la vittoria, se la si raggiunge.”

“Voglio solo che le truppe d’occupazione vadano via. Voglio dimenticarvi.”

“Quant’è lunga la strada che dobbiamo ancora fare, Uri?”

“Avevo tanti programmi. Dovevo cambiare tutto, In questi paesi vige un Regime d’Occupazione Militare: un’espressione che la gente pronuncia senza capire e senza sentire. E’ come una storia che se si racconta troppe volte non si sa più se è vera o no. Anche per me, prima che venissi a Djunni, era solo un’accozzaglia di parole: Regime – Occupazione – Militare. ma ci sono degli sbarramenti, si perquisisce la gente, si fruga addosso a uomini e donne, si prendono le persone nel cuore della notte per sottoporle a un interrogatorio, e c’è la prigione e ci sono gli arresti domiciliari, c’è il coprifuoco, le dimostrazioni vengono disperse con la forza e con i gas lacrimogeni, di notte si fanno saltare in aria le case, e si effettuano le perquisizioni, non c’è neppure un attimo di atmosfera amichevole. E’ come se i due popoli si mostrassero l’un l’altro la loro faccia più buia. E quel ch’è peggio, tutte queste misure sono giustificate. C’è sempre un mucchio di giustificazioni…”

“Katzman aveva ragione, anche gli altri avevano ragione, e io mi prendevo la testa tra le mani e sentivo che stavo per scoppiare. perciò un bel giorno ho deciso di mandare al diavolo Katzman e di ascoltare solo la chiara voce di quell’ormone del mio cervello che mi diceva che si stava commettendo una grossa ingiustizia contro quella gente; e non m’importava proprio niente di sapere che erano stati loro a cominciare e che non la volevano smettere di odiarci; me ne infischiavo del fatto che la nostra fosse un’occupazione illuminata, umana, liberale, e che si verificassero solo rari casi di aperta violenza; perché tutt’e due le parti avevano le loro brave ragioni, e dunque io mi sarei ciecamente attenuto solo a quello che la voce del mio ormone mi diceva di fare, perché a volte, per poter fare qualcosa, bisogna essere un pò ciechi. E così avevo di nuovo saputo cosa volevo, avevo di nuovo saputo chi ero.”

“Non temere coloro che vogliono uccidere il corpo, perché essi non possono uccidere lo spirito.”

“Perché io e te siamo freddi e taciturni come i pesci.”

 

L’uomo duplicato – José Saramago

“L’uomo che è appena entrato nel negozio per noleggiare una videocassetta ha nella sua carta d’identità un nome tutt’altro che comune, di un sapore classico che il tempo ha reso stantio, niente di meno che Terutliano Maximo Afonso.”

“In verità Tertuliano Maximo Afonso ha un gran bisogno di stimoli che lo distraggano, vive da solo e si annoia, o, per dirla con la precisione clinica che l’attualità richiede, si è arreso alla temporale debolezza d’animo comunemente nota come depressione.”

“…è stato sposato e non si ricorda di cosa lo abbia portato al matrimoni, ha divorziato e ora non vuole neanche ricordarsi dei motivi per cui si è separato.”

“…è gente che subisce con pazienza il pignolo scrutinio della solitudine…”

“…della mania che ha certa gente di dare consigli senza che nessuno glieli abbia chiesti.”

“Non giocarti mai le pere col destino, ché si mangia le mature e a te da le verdi.”

“Quanto al padre, non avrà altra soluzione se non quella di andare a trovarlo al cimitero, questa merda di vita è così, ci fa sempre fuori.”

“Sarò davvero un errore, si domandò, e, supponendo che io lo sia effettivamente, quale significato, quali conseguenze avrà per un essere umano sapersi errato.”

“La notte era ancora lì, aggrappata ai tetti della città, i lampioni della strada erano accesi, ma il primo e impercettibile acquerello del mattino aveva già cominciato a tingere di trasparenze l’atmosfera lassù.”

“Sappiamo tutti che ogni giorno che nasce è il primo per alcuni e sarà l’ultimo per altri, e che, per la maggioranza, è solo un giorno in più.”

“…sorge l’impeto cieco e devastante dell’ira dei miti.”

“Per molta gente, perciò, la preghiera più fervida al momento di andare a letto, non è l’arcinoto padrenostro o la sempiterna avemaria, bensì questa, Liberaci, Signore, da tutto il male, e in particolare dall’ira dei miti.”

“Dopo pranzo, Tertuliano Maximo Afonso partecipò, con la maggior parte dei colleghi, a una riunione che era stata convocata dal preside al fine di analizzare l’ultima proposta di aggiornamento pedagogico emanata dal Ministero, fra le mille e tante che fanno della vita degli infelici docenti un tormentato viaggio a Marte attraverso un’interminabile pioggia di minacciosi asteroidi che, con troppa frequenza, colpiscono in pieno il bersaglio.”

“Il vino è stato servito e a suo tempo assaporato, ora bisogna bere il resto dell’aceto rimasto in fondo al bicchiere.”

“..questo professore Tertuliano Maximo Afonso è uno dei cinque milioni e passa di esseri umani che, con differenze considerevoli di benessere e altre al di fuori della possibilità di reciproche comparazioni, vivono nella gigantesca metropoli che si estende là dove anticamente c’erano monti, valli e pianure, e ora è una successiva duplicazione orizzontale e verticale di un labirinto, all’inizio aggravata da componenti che designeremo come diagonali, ma che, tuttavia, con il trascorrere del tempo, si sono rivelate fino a un certo punto fattori di equilibrio nella caotica trama urbana, poiché hanno stabilito delle linee di frontiera che, paradossalmente, invece di separare, hanno avvicinato.”

“Probabilmente, anche leggere era una maniera di esserci.”

“La vita, caro Maximo, mi ha insegnato che nessuna cosa è semplice, che a volte lo sembra soltanto, e che tanto più ci converrà dubitare quanto più lo sembri.”

“E’ naturale, una delle forme secondarie della cecità di spirito è proprio la stupidaggine.”

“Dar tempo al tempo è sempre stato il miglior rimedio per tutto da che mondo è mondo.”

“Le capiterà la stessa cosa che capita a me, ogni volta che si guarderà in uno specchio non avrà mai la certezza se ciò che sta vedendo è la sua immagine virtuale, o la mia immagine reale.”

“Non mancano i motivi per pensare che quanto più sia nostra intenzione respingere le immaginazioni, tanto più quelle si divertiranno a cercare e ad attaccare i punti dell’armatura che consapevolmente o meno avevamo lasciato sguarniti.”

“Troverai ciò che ti serve se hai conservato ciò che non serviva.”

“Sa come sono le città, ci vuole tempo per uscirne, quando finiscono le strade iniziano le fabbriche, e quando le fabbriche finiscono iniziano le baracche, per non parlare di quei paesucoli che sono ormai dentro la città e ancora non lo sanno…”

“Come insegnavano gli antichi, non dire mai che di quest’acqua non berrai, soprattutto, aggiungiamo noi, se altra non ne hai…”

“Tertuliano Maximo Afonso non appartiene a quel numero di persone straordinarie che sono capaci di sorridere anche quando sono sole, la sua indole è piuttosto incline alla malinconia, al raccoglimento, a un’esagerata consapevolezza della transitorietà della vita, a un’inguaribile perplessità dinanzi a quegli autentici labirinti cretesi che sono i rapporti umani.”

“Noi non sappiamo tutto di quello che ci aspetta al di là di ogni nostra azione…”

“La morte viene sempre a proposito.”

“…certe persone sono fatte così, è gente che un perfetto senso della responsabilità mantiene perennemente inquiete, come se stessero continuamente venendo meno a un dovere e se ne accusassero.”

“Purtroppo, il senso comune non sempre compare quando è necessario, e non poche sono le volte in cui da una sua assenza momentanea sono derivate le più grandi tragedie e le catastrofi più terrificanti.”

“A volte mi metto a immaginare quanto sarebbe meraviglioso se mi telefonassi solo perché si, semplicemente come uno che ha avuto sete ed è andato a bere un bicchiere d’acqua, ma so già che sarebbe chiederti troppo, con me non dovrai fingere mai una sete che non senti…”

“Speriamo che lei ci sia ancora quando ti sveglierai…”

“…a volte ci domandiamo perché la felicità abbia tardato tanto ad arrivare, perché non sia venuta prima, ma se ci spunta davanti all’improvviso, come in questo caso, quando ormai non l’aspettavamo, allora è molto probabile che non sappiamo cosa farcene, e non è tanto questione di scelta fra il ridere e il piangere, è la segreta angoscia di pensare che forse non riusciamo a esserne all’altezza.”

“Al contrario di quanto in genere si pensa, prendere una decisione è una delle decisioni più facili di questo mondo, com’è pienamente dimostrato dal fatto che non facciamo nient’altro che moltiplicarle durante tutto il santissimo giorno, però, e qui ci scontriamo con il busillis della questione, loro, le decisioni, ci tornano sempre a posteriori coi loro problemucci privati, o, per intenderci, con le loro gatte da pelare, la prima delle quali è il nostro grado di volontà per attuarle.”

“Che lo si voglia o no, l’abito è quanto vi sia di meglio per fare il monaco.”

“Si suole dire, Diamo tempo al tempo, ma quello che ci dimentichiamo sempre di domandare è se ci sarà tempo da dare.”

“Di te non esiste un duplicato che possa sostituirti accanto a tua madre, tu sì, eri unica, come qualsiasi persona comune è unica, veramente unica.”

“Abbia pazienza, con il tempo il suo dispiacere passerà, è vero, con il tempo tutto passa, ma ci sono casi in cui il tempo si attarda a dar tempo al dolore di stancarsi, e altri casi ci sono stati e ci saranno, fortunatamente più rari, in cui il dolore non si è stancato e il tempo non è passato.”

Mondo senza fine – Ken Follett

“Gwenda aveva otto anni, ma il buio non le faceva paura. Quando aprì gli occhi non vide nulla, però non fu questo a spaventarla. Sapeva di trovarsi al priorato di Kingsbridge, nel lungo edificio di pietra chiamato ospitale, stesa a terra su un giaciglio di paglia.”

“La fame era ancora peggio delle frustate: faceva soffrire più a lungo.”

“In una famiglia in cui tutti erano capi, Rose era l’unica seguace. I suoi petali sembravano tanto più fragili in confronto ai rovi che la circondavano.”

“Quando muore un re, le dicerie abbondano.”

“Era pio e timido, il tipo d’uomo per il quale l’umiltà non è una virtù, perchè fa parte della sua natura.”

“Non convocare mai una riunione a meno che il risultato non sia sicuro.”

“Fino a quel momento aveva avuto la sensazione che la vita normale non esistesse più, che il mondo si fosse trasformato in un luogo di orrore e tragedia. Ma allora comprese che, come tutto, anche quello sarebbe passato. Sepolti i morti e guariti gli ultimi feriti, in qualche modo la città sarebbe faticosamente tornata alla normalità.”

“All’improvviso la prospettiva del problema si era capovolta. In tribunale succedeva in fretta, pensava Godwin, non come in convento, dove le discussioni potevano andare avanti per ore.”

“Anche in tempi difficili, qualcuno che prospera c’è sempre.”

“I pochi dubbi che nutriva erano tutti rivolti al suo avvocato, Francis Bookman. Era giovane e bene informato e, come la maggior parte degli avvocati, pensò Caris, sembrava molto sicuro di sè. Era un uomo piccolo con i capelli biondo rossiccio, svelto nei movimenti e sempre pronto a ribattere: le faceva venire in mente un uccellino impertinente sul davanzale di una finestra, intento a beccare briciole e a scacciare rivali con fare aggressivo. Aveva assicurato che il loro caso era incontrovertibile.”

“Non mi fido mai di chi proclama la propria moralità dal pulpito.”

“La fiducia di Caris cominciò a vacillare quando il giudice prese posto al suo banco appoggiato alla parete orientale. Era inquietante che un semplice mortale dovesse avere un tale potere.”

“Ralph rammentò che persino a quei tempi aveva adorato l’eccitazione della caccia: inseguire e colpire una creatura terrorizzata, finirla con un coltello o una mazza… l’estatica sensazione di potere che dava il prendersi una vita.”

“Ho imparato che di rado conviene dare spiegazioni.”

“La peste era arrivata a Kingsbridge.”

“Per chi è orgoglioso, l’orgoglio conta più del buonsenso.”

“Furono investiti da una raffica di vento. Caris abbracciò Merthin, che la tenne stretta a sè, rimanendo saldo in equilibrio sulle gambe divaricate. La ventata passò in fretta così com’era arrivata, ma Merthin e Caris rimasero avvinti lassù, in cima al mondo, ancora a lungo.”

Diari di viaggio in Italia e in Europa – Virginia Woolf

“Era ormai sera, la fioritura sulle colline emanava bagliori purpurei e il mare offriva il suo cuore più segreto alla luce; era un cuore del blu più profondo. Di fronte a noi c’era uno scudo di colline, ripide e inattese e incessanti, come se la terra non avesse niente di meglio da fare che dare alla luce monticelli impazienti.”

“C’è così tanto da cogliere ad Atene che non occorre tentarne alcuna descrizione.”

“Ma è il Partenone a sopraffarti; è così grande, e così forte, e così trionfante. Ti riscalda fin nelle ossa, come se passassi accanto al tepore di un caminetto.”

“La Grecia moderna è così inconsistente e precaria che, quando la si paragona ai frammenti più grezzi di quella antica, va completamente in frantumi.”

“Eppure, anche così, ci sono libri che ronzano in una tonalità diversa da altri; alcuni ti fanno correre persino un saltuario brivido di oblio lungo la schiena, e ti lasciano sognare di essere libera di seguirli ovunque ti chiamino.”

“Dopo averci riflettuto due minuti, non mi sembra che le leggi dell’ospitalità impongano di parlar bene del proprio albergo o di tacerne. Poiché, sebbene l’idea di offendere un uomo sotto il suo stesso tetto sia un pò cinica, quando si paga abbondantemente  per ogni minuto di quel riparo, il portamonete ha il diritto di precedenza sulla carità.”

“Per quel che mi riguarda – io scrivo. L’istinto zampilla come linfa in un albero.”

“”Firenze mi sembra un posto molto felice. Anche la madre più povera può lasciar giocare i figli nell’erba alta, e il glicine è in fiore.”

“…uno scrittore dovrebbe essere la fornace che forgia le sue stesse parole – e le persone tiepide, timide e troppo virtuose non coniano mai parole vere.”

“E mentre ascoltavo quelle umili parole che esprimevano l’affetto provato da una donna per un’altra, ho pensato che nessun elogio al mondo avrebbe potuto essere più dolce o significativo.”

“Il profilo di queste Baie fa pensare che a volte la natura possieda una certa consapevole felicità, e ci colpisce con forza particolare ogni volta che pare plasmare la propria materia in modo così sapiente.”

“E poi la nostra fragile casetta, che in qualche modo crediamo così solida, con il suo occhio di luce, come tante altre; no, qui non facciamo entrare il mondo. Ciascuno ha trovato il proprio posto e lasciamo fuori un’infinità di cose.”

“Su di me è calata la spaventosa fatica di essere sempre le stesse persone, negli stessi corpi, a vagare in quella luce pallida, non del tutto vive, ma non ancora disposte a morire. Il sonno e la notte, ho pensato, dovrebbero cancellarci per un pò; ma eccoci qui, limitati come sempre. Questo è tuttavia l’effetto di una notte che non è notte; il processo sembra continuare all’infinito, infinitamente penoso.”

“La gente incide il proprio nome dappertutto.”

“L’Arno scorre veloce con la sua solita schiuma color caffè. Abbiamo camminato nei Chiostri; questa è la vera Italia, con quel suo antico odore di polvere; la gente che sciama nelle strade; sotto il – come si dice? – credo che la parola giusta per definire una strada con le colonne sia Loggiato.”

“Scrivere non è per niente un’arte semplice. Pensare a che cosa scrivere sembra facile; ma il pensiero evapora, scappa di qua e di là.”

“Adesso il richiamo di casa, e della libertà, e del non dover fare le valigie comincia a farsi sentire – ah, sedersi su una poltrona, e leggere, e non dover chiedere dell’Eau Minerale per lavarci i denti!”

“Qui me ne sto seduta sul letto dell’albergo sul lungomare ventoso e aspetto la cena, con la consueta sensazione che i vari periodi di tempo si sovrappongano e che la vita diventi irreale, per poi svanire presto, mentre il mondo continuerà per milioni e milioni di anni.”

“Ricopiare la conversazione non è molto interessante. La gente ripete continuamente le stesse cose.”

“Il cavallo domina l’Inghilterra, così come il salmone domina l’Irlanda.”

“L’atmosfera hitleriana è un pò mitigata, anche se ogni paese ha un’insegna dipinta: Die Juden sin hier unwunscht. Ma sembra che sia stata messa su a forza. Alla fine è arrivata la vera Austria; e adesso siamo quasi fuori dalla portata delle voci.”

“E’ strano il ruolo che il vino ha avuto nella vita dell’essere umano.”

“Quando si legge, la mente è come un’elica di aeroplano, invisibilmente rapida e inconsapevole – uno stato che si raggiunge di rado.”

Viaggio in Portogallo – José Saramago

“Mal gliene incoglie all’opera se le richiedono una prefazione che la spieghi, mal gliene incoglie alla prefazione se presume tanto.”

“Questo Viaggio in Portogallo è una storia. Storia di un viaggiatore all’interno del viaggio da lui compiuto, storia di un viaggio che in se stesso ha trasportato un viaggiatore, storia di un viaggio e di un viaggiatore riuniti nella fusione ricercata di chi vede e di ciò che è visto, un incontro non sempre pacifico tra soggettività e oggettività.”

“Nessun viaggio è definitivo.”

“E’ il difetto del viaggiatore: vuole avere di più delle belle cose che ha già.”

“In che paese mi trovo, domanda il viaggiatore al bicchiere di vino, che non risponde e, benevolo, si lascia bere.”

“Certe cose si desiderano tanto, ma poi, quando le otteniamo, non di rado ci lasciano smarriti.”

“Diciamo prima, per capire meglio, che il viaggiatore ha un gusto probabilmente considerato morboso da chi si vanti di essere normale e comune, e cioè quello, quando ne ha voglia e disposizione d’animo, di andare a visitare i cimiteri, ammirare la funebre coreografia dei ricordi, delle statue, delle lapidi e commemorazioni varie, e trarne la conclusione che l’uomo è vanitoso anche quando non ha più alcuna ragione per continuare a esserlo.”

“E’ un modo di vivere antico, ma sopra i tetti fioriscono rigogliose le antenne televisive, una nuova ragnatela che si è posata sul mondo, bene e male, verità e menzogna.”

“Ci sono davvero momenti felici nella vita.”

“Le grandi lastre di granito risuonano, il viaggiatore vi sente il grande mistero delle case degli uomini.”

“Ci fu un tempo, antichissimo, in cui queste montagne di scisto dovevano essere irte e spaventose rocce, riarse dal sole dell’estate, o spazzate dai rovesci d’acqua dei grandi temporali, immense solitudini minerali inadatte persino per l’esilio. Poi venne l’uomo e si mise a fabbricare terra. Smembrò, percosse e tornò a percuotere, come se sbriciolasse le pietre fra le robuste palme delle mani, usò il maglio e il piccone, ammonticchiò, costruì i muri, chilometri di muri, e dire chilometri è dir poco, migliaia di chilometri se contiamo quanti ne sono stati costruiti in terra portoghese per sostenere la vigna, l’orto, l’uliveto. Qui, tra Vila Real e Peso da Regua, l’arte del terrazzamento raggiunge la massima perfezione, ed è un lavoro che non finisce mai, bisogna puntellare, stare attenti alla terra che smotta, alla lastra che è scivolata, alla radice che ha fatto leva e minaccia di precipitare il muro a fondo valle. Visti da lontano, questi uomini e queste donne sembrano dei nani, appartenenti al regno di Lilliput, ma in fondo sfidano in forza le montagne e le mantengono addomesticate. Sono dei giganti, ma queste sono solo le fantasie del viaggiatore, ce ne ha tante, quando poi ci si accorge che gli uomini hanno invece la loro solita dimensione naturale, e basta.”

“E’ facile capire come il viaggiatore si muova fra i ricordi della propria infanzia trascorsa in altri luoghi, e da questa divagazione si ridesta all’altezza di Lobrigos: ancora una volta stupito davanti ai vigneti, è senza dubbio questa l’ottava meraviglia del mondo.”

“E ci sono i boschi. Di nuovo il viaggiatore si dichiara fortunato di viaggiare in autunno. Non è possibile descrivere un albero. Come si può descrivere un bosco?”

“Si perde molto non parlando con la gente.”

“Quando il viaggiatore si allontana dalle strade principali, ne ottiene sempre grandi ricompense.”

“Visto che il viaggiatore va alla scoperta di quello che non conosce, deve correre i suoi rischi.”

“Ormai si sa come vanno queste cose: il viaggiatore viaggia e desidera che tutto sia riservato esclusivamente a lui, si offende se qualcuno l’ha preceduto nella vista e nel piacere.”

“Non si è viaggiatori se non si è curiosi. Quel portone socchiuso, il silenzio, il luogo deserto, se non se ne approfittasse sarebbe stupido o male avviato.”

“…apre di colpo la prima finestra, che dà sul mare, riceve in pieno viso e sul corpo l’aria fredda del mattino e resta li, illuminato di piacere e di stupore davanti allo splendore delle acque, la costa brumosa, l’incontro del fiume con l’oceano, il cordone di spuma delle onde che provengono dal largo e si dissolvono sulla spiaggia.”

“Il viaggiatore non è di buon umore. Tuttavia si conosce abbastanza per sospettare che il proprio malessere nasca dall’impossibilità di conciliare due volontà opposte: quella di trattenersi in ogni luogo, quella di arrivare in ogni luogo.”

“Porto è uno stile di colore, un’armonia fra il granito e i colori della terra che il granito accetta, a eccezione dell’azzurro se con il bianco trova un equilibrio nell’azulejo.”

“In questo versante di Gaia sfociano i grandi affluenti delle uve schiacciate e del mosto, qui si filtrano, decantano e dormono gli spiriti sottili del vino, caverne dove gli uomini vengono a conservare il sole.”

“Di quello che ha mangiato si dimenticherà nel giro di ventiquattr’ore, ma non di quel dolce vino verde di Casteloes, creato sulle beate sponde del fiume Caima, al riparo delle vicine serras da Freita e de Arestal. Questo vino, che il viaggiatore beve in puro stato di grazia, alla giusta temperatura, non rispetta la fisiologia del corpo umano. Appena entra in bocca si spande immediatamente nel sangue, è assorbito per vera e propria osmosi, senza i grossolani processi della digestione.”

“In Portogallo non mancano i paesi che sembrano rimasti ai margini del tempo ad assistere al trascorrere degli anni senza spostare una pietra da qua a là, e tuttavia li sentiamo vivificati da una vita interiore, caldi, vi si sente battere il cuore.”

“Finisce di bere il caffè, paga il conto, e si mette il sacco in spalla. Andiamo.”

“Il destino delle cittadine alte è quello di spegnersi a poco a poco con il tempo, di vedere i propri figli scendere a valle dove la vita è più facile e meglio si trova lavoro, ma la cosa incomprensibile è che si assista con cuore indifferente alla morte di qualcosa che è solo indebolito, invece di trovargli nuovi stimoli ed energie nuove. Un giorno bilanceremo la vita, ma non saremo più in tempo per recuperare quanto nel frattempo si è perduto.”

“Ha mangiato ma non ricorda più che cosa, e preferisce non dire dove. Sono incidenti ai quali è soggetto chi viaggia e perciò non bisogna volerne male alle terre dove accadono.”

“Ecco la buona filosofia: tutto è viaggio. E’ viaggio ciò che si vede e ciò che si nasconde, è viaggio ciò che si tocca e ciò che si immagina, è viaggio il fragore delle acque che cadono e questo impercettibile sopore che avviluppa i monti.”

“Ah questa vita preziosa che fugge, mite pomeriggio che domani non sarai lo stesso, che non sarai, soprattutto, quello che sei adesso!”

“La mano che aiuta fa peggio, se poi si ritrae.”

“Quando non riusciamo a vivere con i rimorsi, li dimentichiamo.”

“E’ ancora lungi dal venire il giorno in cui conosceremo tutto quello che possediamo.”

“Sono già terre del sud. Dalla finestra della sua camera il viaggiatore vede il Tago, riconosce quell’ampio fluire che, un pò qui, un pò lì, l’accompagna fin dall’infanzia, e teme di non sapere esprimere, né al fiume né alle terre che esso bagna, quanto affetto nutra verso di loro.”

“E’ un giro che rinfranca molto gli occhi, ampie vedute sulla frescura degli alberi, una luce delicata filtrata dai rami, non c’è bisogno di nient’altro per rendere felice un viaggiatore.”

“Che cosa è andato a fare il viaggiatore a Nazarè? Che cosa fa in tutti i paesi e i luoghi dove entra? Guarda e passa, passa e guarda.”

“Cammini ce ne sono tanti, e non conducono tutti alla stessa Roma.”

“Il viaggiatore non è un turista, è un viaggiatore. C’è una grande differenza. Viaggiare significa scoprire, il resto significa semplicemente trovare.”

“Tutto è più grande degli uomini, niente è grande quanto loro.”

“I fiumi, come gli uomini, solo in prossimità della fine vengono a sapere perché sono nati.”

“Il sole è tramontato, ma la pianura non si spegne. Ricopre la campagna un pulviscolo dorato, poi l’oro impallidisce, la notte si avvicina pian piano, accendendo le stelle. Più tardi sorgerà la luna, e i gufi si lanceranno i loro richiami. Il viaggiatore, davanti a quello che sta vedendo, ha voglia di piangere. Forse prova pena per se stesso, dispiacere di non essere capace di esprimere a parole che cosa sia questo paesaggio. E dice solo questo: è la notte in cui il mondo può cominciare.”

“Quando il viaggiatore si è svegliato e ha aperto la finestra della camera, il mondo era creato. Era presto, il sole ancora lontano. Nessun luogo può essere più serenamente bello, nessuno lo sarà con mezzi più comuni, terre vaste, alberi, silenzio. Il viaggiatore, dopo aver apprezzato queste cose con il proprio sapere fatto di grande esperienza, si è messo ad aspettare il sorgere del sole.”

“Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: Non c’è altro da vedere, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.”

“Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.”

Il settimo velo – Juan Manuel De Prada

“Arrivai nella città della mia infanzia che mia madre era morta da appena un’ora. Quando le persone che amiamo sono anziane e consumate da lunghe malattie, tendiamo a immaginarci in anticipo la loro morte in una sorta di allenamento alla dura prova che ci attende.”

“Morte bella parea nel suo bel viso”. Ricorso di aver sussurrato questo verso del Petrarca, che tante volte avevamo recitato insieme, quando la mattina seguente la vidi all’obitorio, privata per sempre del suo sguardo scanzonato e malizioso, quasi un monumento funebre di se stessa.”

“Il mondo era una notte senza spiragli. Sentivo intorno a me il pullulare del nulla, come una falena sul punto di deporre le uova.”

“Scoprì rughe che prima non esistevano, spigolosità che rivelavano gli scempi della convalescenza, ma anche altri scempi forse più indelebili che prefigurano l’età adulta, una barba lunga e, soprattutto, uno sguardo abbandonato ormai dall’entusiasmo giovanile, uno sguardo che aveva bevuto alla fonte dove ribolle l’orrore, taciturno e quasi disgustato dalla condizione umana.”

“Una delle magie più gratificanti offerteci dalla vita è spiare il sonno delle persone che amiamo: incoscienti e a occhi chiusi, lasciano che il nostro sguardo adorante se ne appropri per intero; nella loro fragilità totale e fiduciosa, si offrono alla nostra osservazione pure come bambini, invulnerabili come dei.”

“Come vede, Houdini perse la vita per un eccesso di gentilezza: non lasci che un eccesso di gentilezza rovini la sua.”

“I soldati tedeschi che combattevano nei boschi delle Ardenne, sulla neve impregnata di sangue, non erano più i ragazzi ottimisti e trionfanti entrati a Parigi quattro anni prima; erano animali braccati, con mille cicatrici ricucite, ridotti all’osso, che avevano bevuto alla fonte stessa dell’orrore.”

“Il buio stava calando sul cimitero di Montparnasse. L’aroma dolciastro dei crisantemi si fondeva con la scia di umidità autunnale della terra appena smossa.”

“Non aveva comunicato neppure la sua decisione ai genitori, che avevano dovuto accettarla quando ormai era troppo tardi, come si accettano tutte le stranezze dei figli: all’inizio con rabbia, poi con fastidio e infine con rassegnazione, con passiva rassegnazione.”

“Proviamo sempre nostalgia per quello che non abbiamo mai posseduto.”

“Madrid era una città assediata dalla paura e dalla delazione, odorosa d’incenso e frittura di agnello come un’immensa basilica di mendicanti. Era, soprattutto, una città inospitale per il forestiero, specialmente per il forestiero che non poteva vantare un passato al servizio del regime.”

“L’amore non sempre è felice, ma era stato il loro rifugio nei giorni bui come fogne, putridi come latrine, in cui entrambi si erano sentiti sul punto di soccombere, mentre la luna del terrore illuminava quel cimitero abitato da un milione di morti.”

“Era impossibile abbracciare con lo sguardo tutta quella enormità in continuo fermento, dove migliaia di uomini in tuta grigia brulicavano attorno alle catene di montaggio o sembravano quasi inghiottiti da macchinari mastodontici, pieni di ingranaggi labirintici, cinghie scorrevoli e ruote dentate che sbuffavano, gemevano, cigolavano in un frastuono orrendo, come se i loro intricati meccanismi sostenessero le fondamenta del mondo.”

“Abbiamo bisogno di colpevoli precisi, perchè la nostra vita non assomigli troppo a un sogno incoerente e febbrile.”

“Vide sfilare lungo gli Champs Elysees, con infinito sgomento e infinita pena, il più forte esercito del mondo. Le divisioni della Wermacht confluirono sotto l’Arco di Trionfo dalle avenue de Wagram e e Fridland, dopo che i loro generali avevano reso omaggio alla tomba del Milite ignoto, umiliata subito prima issando la bandiera rossa con la svastica.”

“Gli eventi straordinari, luttuosi o felici che siano, non trasformano la nostra anima, bensì la liberano da antichi retaggi e la rendono più nitida e spoglia, portano alla luce ciò che rimaneva oscuro o appena formulato, represso o sotterraneo, rivelandoci chi siamo davvero. E non chi vorremmo essere.”

“Quando questa guerra sarà finita, avremo bisogno che Dio ci perdoni per quello che abbiamo fatto, per poter continuare a vivere.”

“Quando si bussa a una porta che non si conosce, non si sa mai chi ci verrà ad aprire, né tanto meno come ci accoglierà: forse avrà in serbo per noi delle sorprese che avremmo preferito ignorare. Ma quando gli ingranaggi della curiosità si mettono in moto, non c’è porta a cui non bussino o campanello che si trattengano dal suonare.”

“Sin dai tempi di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, esiste in ogni uomo un desiderio di autodistruzione, un desiderio di provare quello che può far male.”

“La vita è un maledetto imbroglio. Prenditi tutto quello che puoi e lascia che siano i filosofi a strizzarsi le meningi per cercare di decifrarla. Io la penso così.”

Signor Malaussène – Daniel Pennac

“Il bambino era inchiodato alla porta come un uccello del malaugurio. I suoi occhi plenilunio erano quelli di una civetta.”

“Il seguito… il seguito… La cosa tragica, con gli sbarbati, è che pensano che tutto abbia sempre un seguito…”

“Che ne dici, tu che sei il prodotto di un lungo interrogativo procreatorio: “E’ giusto fare dei figli in un mondo come questo? Il Divino Paranoico merita che si accresca la sua opera? Ho io il diritto di mettere in moto un destino? Non so forse che avviare una vita significa metterle la morte alle calcagna? Cosa valgo io come padre e cosa varrà Julie come madre? Possiamo correre il rischio di assomigliarci?”

“Diciamo che in materia di esistenza l’ottimismo ha quasi sempre la meglio sulla saggezza del nulla.”

“Del resto, io non muoio, arrocco.”

“O voi che inforcate gli occhiali del pregiudizio, sempre pronti all’estasi imposta e allo scandalo d’obbligo…”

“Si ha un bel colmare, ma è sempre una sorpresa la vastità della nostra ignoranza.”

“L’amore è sempre stato di bocca buona riguardo ai suoi primi alimenti. Le prime conversazioni dell’amore assomigliano agli omogeneizzati dei bambini. Non importano gli ingredienti, tanto è di altro che si parla. L’amore sfida le leggi della dietetica, si nutre di tutto e un niente lo nutre. Si sono viste autentiche passioni nascere da conversazioni così povere di proteine da reggersi a stento in piedi.”

“Non ho svolto il mio ruolo di educatore, ecco l’unica spiegazione. Ho lasciato che fossero i tempi a parlare, ho pensato come tutti che non ci fosse più infanzia, che si nascesse già sgamati, ho creduto al peso delle parole e allo choc delle foto, non ho dato credito all’innocenza, vergogna su di me!”

“Quando si fanno certe domande, ci si espone a certe risposte.”

“In realtà si trattava dei tuoi, di esami. Non hai neanche il calibro di un fagiolo messicano e già ti tartassano? Tanto vale che ti ci abitui subito: sarai esaminato per tutta la vita. Bisogna rendere i conti, dall’inizio alla fine, e che siano giusti! Il medico legale farà il totale dell’addizione.”

“Bisogna che tu lo sappia: in questo basso mondo tutto comincia con l’immagine e prosegue con la metafora. Il significato, sta a te conquistarlo, con la forza del neurone!”

“Non c’è nulla di più deprimente che strapazzare un ragazzino che si aspetta la strapazzata.”

“Anche la doccia migliore non lava via tutti i nostri malumori.”

“Io voglio vederla occuparsi di te… fare la mamma di tutti i giorni… una piccola sosta nell’eroismo… qualche anno di naturalezza. Che si occupi di te e lasci perdere il mondo… Che tanto il mondo non si occupa dio niente, gira sul suo asse, gira in tondo, non va da nessuna parte… un’orbita… non ha bisogno di nessuno, il mondo…”

“Nulla si dimentica più in fretta di un edificio davanti al quale siamo passati per cinquant’anni senza prestargli attenzione. Una mattina c’è un buco e non sappiamo più cosa c’era prima. E’ ancora peggio di un ricordo.”

“L’elenco dei parametri è l’agonia della speranza. Niente può andar bene se si pensa a tutto quel che ci vuole perché vada bene.”

“La macchina della banalizzazione si è messa in moto.”

“Il suicidio è un’imprudenza.”

“Se esiste un Dio, Gervaise, non è per tutti. Oppure gli piace il gioco e noi siamo le sue carte. Un baro. Il re del gioco delle tre carte.”

“Il fatto che non si abbia niente da dirgli non significa che si possa fare a meno di un confessore.”

“Prendete un Malausséne, fategli del male, lui corre.

“Anche colui che corre verso la donna che ama fa girare il mondo.”

“Avviso agli amanti dei dispiaceri: sarebbe fuori luogo consolare. Al limite, esserci. Distendersi e aspettare.”

“Era uno di quei momenti in cui, malgrado i nostri tormenti interiori, siamo segretamente contenti di non essere l’altro. Così si sferruzzano i lutti. Piccoli istanti di gioia tra gli assalti della disperazione, un diritto e un rovescio, fino alla felicità ritrovata di essere se stessi… Sì, deve essere questa, dopo tutto, la felicità: la soddisfazione di non essere l’altro.”

“gli orologi non hanno mai fermato il tempo..”

“Cureremo il nostro dolore occupandoci di cose di cui non ci frega assolutamente niente.”

“Ho fatto ruotare il vino nel bicchiere, ho annusato, ho bevuto una goccia, ho gorgogliato e masticato, proprio come avevo visto fare. Poi ho alzato gli occhi al cielo, ho scosso la testa, ho aggrottato la fronte… mi è dispiaciuto di non saper muovere le orecchie.
Alla fine ho detto:
Non c’è malaccio.”

“Pregiato e celebre, il vino seguente. Lo bevemmo al di sopra di una vallata di Arbois che profumava di pace. Era il famoso vino di paglia.”

“Un evento non si ripete. Un film degno di rispetto si vede una volta sola. Ciò che fa il suo essere, Juliette, è il ricordo che ti lascia.”

“Noi bevevamo. Clairette Tradition. Un vinello di pianura con le spalle al muro. Un’uva molto vivace per un umore molto cupo.”

“Ma che dire? Che dire quando uno è lo sfortunato depositario della sacrosanta verità? L’uomo non si nutre di verità, l’uomo si nutre di risposte! E Legendre è un uomo. Giovani delle generazioni future, ascoltatemi: non sappiate niente, ma abbiate una risposta a tutto. Dio è nato da questa preferenza! Dio e la Statistica! Dio e la Statistica sono risposte che godono di ottima salute.”

“Si son visti paracadutisti distratti buttarsi senza paracadute e poi morire nel loro letto. Ogni giorno galeotti riescono a evadere di prigione e agenti immobiliari a non entrarci. Si sono visti persino degli assicurati riuscire a farsi rimborsare. Ma nessuno, mai, è uscito indenne dalle mani di un genero deciso a emanciparsi dal suocero.”

“Urla senza alzare la voce, l’avvocato Ragaud, e questo ha un nome: forza di persuasione.”

“No, no, no, non si racconta il proprio processo. Si racconta forse la propria agonia? Al massimo si registrano due o tre impressioni. Con il passare delle udienze ci si intorpidisce, si sente la propria innocenza scivolare via come la vita di un suicida nel calore della sua vasca da bagno. Ci si arrende confusamente a questa fine… una specie di stanchezza, uno stupore sereno di fronte alla varietà, alla molteplicità, all’originalità dei colpi inferti dalla parte avversa.”

“Quello che vogliono non è la verità, capite, è la coerenza.
Un errore giudiziario è sempre un capolavoro di coerenza.
E vorreste che vi raccontassi il mio processo?”

“E’ il momento del grande accattonaggio del politicume, la corsa ai mandati che riempiono le tasche. Ti toccherà scegliere tra gli imperituri, le facce di tolla, gli incalliti e gli spaventosamente inenarrabili, eppure ci vai, e scegli un nome tra i loro nomi, e la tua scheda esita sopra la fessura, ma poi finisci per lasciar cadere il tuo voto, la tua voce, che grida cadendo nella notte fonda dell’urna…”

“Allora dimmi, sinceramente, ti sarebbe piaciuto nascere in un mondo dove l’ambizione dei padri è quella di sopravvivere ai figli?”

“Non c’è mica solo la felicità nella vita, c’è la vita.”

“A nascere sono buoni tutti! Persino io sono nato! Ma poi bisogna divenire! divenire! crescere, aumentare, svilupparsi, ingrossare (senza gonfiare), accettare i mutamenti (ma non le mutazioni), maturare (senza avvizzire), evolvere (e valutare), progredire (senza rimbambire), durare (senza vegetare), invecchiare (senza troppo ringiovanire), e morire senza protestare, per finire… un programma enorme, una vigilanza continua…perché a ogni età l’età si ribella contro l’età, sai! E se fosse solo questione di età… ma c’è anche il contesto! E il contesto, piccolo mio…”

“… ma l’eternità è siffatta che i morti e quelli a venire non si parlano. Comunicano attraverso le preghiere dei vivi. Il dolore scavato da quelli che se ne vanno prepara il nido per quelli che arrivano nel cuore di quelli che sperano. Altrimenti la giostra avrebbe smesso di girare da un pezzo.”

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