Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Archivio per la categoria “Letteratura straniera, 39 libri”

La mia Africa – Karen Blixen

“In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong. A un centocinquanta chilometri più a nord su quegli altipiani passava l’equatore; eravamo a milleottocento metri sul livello del mare. Di giorno si sentiva di essere in alto, vicino al sole, ma i mattini, come la sera, erano limpidi e calmi, e di notte faceva freddo.”

“Il respiro del panorama era immenso.”

“Non esiste vita, per noi, senza una città; anche se ne pensiamo più male che bene, attira per forza i nostri pensieri, per una specie di legge di gravità. L’alone luminoso che, da certi punti della fattoria, si vedeva sovrastare Nairobi, la notte, mi ricordava le grandi città d’Europa facendomi fantasticare.”

“I luoghi dove ci siamo accampati restano vivi nella memoria come se ci fossimo vissuti per tanto tempo: un solco lasciato in mezzo all’erba della pianura dalle ruote del carro spicca chiaro nel ricordo come i lineamenti del viso di un amico.”

“Quando si riesce a cogliere il ritmo dell’Africa, ci si accorge che è identico in tutta la sua musica: quello che avevo imparato andando a caccia mi servì poi nei miei rapporti con gli indigeni.”

“I kikuyu sono preparati all’imprevisto e abituati all’inaspettato. In questo sono diversi dai bianchi, che di solito cercano in tutti i modi di proteggersi dall’ignoto e dagli assalti del fato. L’indigeno, invece, considera il destino un amico, perchè è nelle sue mani da sempre.”

“Quando gli africani parlano della natura di Dio ne parlano come le Mille e una Notte, o come gli ultimi capitoli del libro di Giobbe: è la stessa qualità, il suo infinito potere di immaginazione, che li colpisce.”

“Stranamente, dovunque si trovi, la Chiesa Cattolica Romana porta con sé la propria atmosfera.”

“Un anno le grandi piogge non vennero.
E’ un’esperienza tremenda, spaventosa: il coltivatore che l’ha vissuta non la dimentica.”

“Ma quando la terra rispondeva con un ruggito fertile e profondo, come una cassa armonica, e il mondo cantava intorno a noi in tutte le sue dimensioni, in alto e in basso – quella era la pioggia. Era come tornare al mare dopo tanto tempo, come l’abbraccio di un amante.”

“Cominciai, la sera, a scrivere racconti, fiabe e novelle, per non pensare più ai miei guai ma spaziare con la mente in altri paesi e in altri tempi.”

“Perché mai i kikuyu temano così poco la morte e poi si spaventino tanto al pensiero di toccare un morto, mentre i bianchi hanno paura di morire ma non di toccare un cadavere, non lo so. E’ questo un altro tratto per cui ci si accorge che la loro realtà è diversa dalla nostra.”

“Ma bruciava in lui una fiamma inestinguibile che nessuna cenere poteva nascondere. Nato da una razza di pescatori danesi, aveva fatto il marinaio per poi diventare uno dei primi pionieri dell’Africa. Chissà quale vento l’aveva portato lì.”

“La notte tropicale ha la cordialità della chiesa cattolica romana di fronte alle chiese protestanti del nord, dove è permesso entrare solo per le funzioni religiose.”

“Tornando per un breve periodo in Europa sembra strano che in città la gente viva senza tener conto delle fasi della luna e quasi senza notarle.”

“Chi di notte, dormendo, sogna, conosce un genere di felicità ignota nel mondo della veglia: una placida estasi e un riposo del cuore che sono come il miele sulla lingua.”

“La cosa più vicina al sogno, nel mondo della veglia, è la notte in una grande città, dove tutti sono sconosciuti per tutti, o la notte in Africa. Anche lì c’è libertà infinita; le cose vanno avanti per conto loro, destini si intrecciano intorno a noi, dappertutto c’è vita e movimento, ma tutto questo non ci riguarda.”

“In Africa, quando si trova un libro che ci piace, fra l’ammasso di letteratura nefasta che le povere navi sono costrette a portare fin laggiù dall’Europa, lo si legge come ogni scrittore vorrebbe si leggessero i suoi libri: pregando Dio che possa essere fino in fondo bello come al principio. L’immaginazione corre con entusiasmo su un sentiero, fresco, verde, profondo.”

“L’Africa e l’Europa hanno della giustizia due idee diverse, incompatibili fra loro. per l’africano c’è un solo modo di controbilanciare le catastrofi dell’esistenza: dare qualcosa in cambio. I moventi di un atto non contano, per lui.”

“Il passato, che era stato tanto difficile rievocare e che probabilmente, nella memoria, appariva ogni volta diverso, ora era afferrato, riconquistato, inchiodato davanti ai suoi occhi. Era diventato Storia: quel documento aveva vinto il fluttuare e l’ombra del mutamento.”

“Venivano molti visitatori, alla fattoria. Nei paesi di pionieri l’ospitalità è una necessità di vita, non solo per chi viaggia ma anche per i coloni. Un visitatore è un amico, porta notizie, buone o cattive, e nei posti solitari le notizie sono un nutrimento per le anime affamate. Un vero amico che arriva a casa tua è un messaggero celeste, reca il panis angelorum.”

“Quando , a tavola, gli riempirono il bicchiere, Emmanuelson, vuotandolo per metà, lo alzò verso la lampada e lo contemplò a lungo: pareva stesse ascoltando una musica. “Fameaux” – disse – “fameaux. E’ un Chambertin 1906″. Aveva indovinato; subito provai per lui un certo rispetto.”

“Solo i veri aristocratici e i veri proletari del mondo capiscono la tragedia. Per loro è il principio fondamentale di Dio, e la chiave – minore – dell’esistenza. In questo sono diversi dai borghesi di tutte le categorie, che non solo negano la tragedia ma sono incapaci di sopportarla; la parola stessa, per loro, significa qualcosa di tristo.”

“V’era un tratto del suo carattere per me veramente prezioso: amava sentir raccontare.”

“L’aria, in Africa, ha un significato ignoro in Europa: piena di apparizioni e miraggi, è, in un certo senso, il vero palcoscenico di ogni evento.”

“In colonia i libri hanno una funzione diversa che in Europa: essi soltanto possono soddisfare un certo aspetto della nostra vita laggiù; se sono belli ci si commuove e se son brutti ci si indigna con una foga ignota nei paesi civili.”

“Tutto ciò non può essere, pensavo, solo quell’insieme di circostanze che la gente chiama un periodo di sfortuna; deve celare un principio, un centro: se lo scopro, sono salva. Se trovo la prospettiva giusta, mi dicevo, le cose mi appariranno tutte chiare e coerenti. Devo alzarmi, conclusi, e cercare un segno.”

“Quando una donna mostra all’amica i vestiti di un figlio perduto, sa che l’altra pensa in cuor suo: Grazie a Dio non è toccato a me, e a gli occhi d’entrambe non v’è in questo nulla di strano o di innaturale.”

!A sud-ovest, scorgevo le colline del Ngong. L’onda nobile della montagna si ergeva sulla terra piatta, tutt’intorno azzurro cielo. Ma a quella distanza le quattro vette parevano insignificanti, appena distinguibili, diverse da come si vedevano alla fattoria. Il contorno della montagna veniva lentamente ammorbidito e livellato dalla mano della lontananza.”

Annunci

Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini

“Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. E’ stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente.”

“Improvvisamente sentii la voce di Hassan che mi sussurrava: Per te qualsiasi cosa. Hassan, il cacciatore di aquiloni.”

“Il problema era che mio padre vedeva il mondo in bianco e nero. Ed era lui a decidere cos’era bianco e cos’era nero. Non si può amare una persona così senza temerla. Forse nemmeno senza odiarla un pò.”

“I figli non sono album da colorare come piace a noi.”

“Dopo tutto io ero un pashtun e lui un hazara. Io ero sunnita e lui sciita, e niente al mondo avrebbe potuto cambiare questi dati di fatto. Niente.”

“Era l’inizio della fine. Quella ufficiale sarebbe arrivata nell’aprile 1978, con il colpo di stato comunista, e poi nel dicembre 1979, quando i carri armati russi avrebbero invaso le strade dove Hassan e io avevamo giocato da bambini, decretando la morte dell’Afghanistan che avevamo conosciuto e dando inizio a un’era di massacri che non è ancora terminata.”

“…ma è meglio essere feriti dalla verità che consolati da una menzogna.”

“Avere qualcuno che in ogni momento sapeva di cosa avevo bisogno, era fastidioso, ma anche rassicurante.”

“Hassan non lottava, non si muoveva neppure. Girò la testa leggermente di lato e io colsi sul suo viso la rassegnazione. Era un’espressione che conoscevo. L’avevo vista negli occhi degli agnelli.”

“…alla fine vince sempre il mondo.”

“Qualche volta, mi sedevo nella mia Ford e guidavo per ore. Strade costeggiate da platani neri dove persone che non avevano mai stretto la mano a un re vivevano in squallidi edifici a un piano con sbarre alle finestre, cortili circondati da grigie reti metalliche e prati ingombri di giochi, pneumatici lisci, bottiglie di birra.”

“La prima volta che vidi il Pacifico mi venne da piangere: era davvero immenso e azzurro come al cinema.”

“L’America era diversa. L’America era un fiume che scorreva tumultuoso, immemore del passato. Potevo immergermi in questo fiume lasciando che i miei peccati venissero trascinati verso il fondo, lasciandomi trasportare lontano. In qualche luogo senza spettri, senza ricordi, senza peccati.
Se non per altro, almeno per questo io abbraccia l’America.”

“La guardai sorpreso e affascinato. Aveva capelli di velluto nero carbone e sopracciglia folte che si toccavano al centro, simili alle ali arcuate di un uccello in volo. L’elegante naso aquilino ricordava quello di un’antica principessa persiana. i suoi occhi castani, ombreggiati da lunghe ciglia, incontrarono i miei per un attimo, poi volarono via.”

“Sono le storie tristi che rendono buoni i libri.”

“Conoscemmo la routine e le piccole meraviglie della vita matrimoniale. Ci scambiavamo lo spazzolino da denti e i calzini, di passavamo il giornale. Soraya dormiva sul lato destro del letto, io preferivo il sinistro. A lei piacevano i cuscini morbidi, a me quelli duri.”

“Quelle notti, ci rannicchiavamo dalla nostra parte del letto e ognuno si affidava al proprio salvatore. per Soraya il sonno. Per me, come sempre, un libro.”

“E’ straziante, Amir jan, il lamento di una madre. Che Allah ti conceda di non udirlo mai.”

“Sogno che i fiori lawla torneranno a fiorire per le strade di Kabul, che nelle sale da tè potremo di nuovo ascoltare la musica del rubab e che in cielo voleranno ancora gli aquiloni. E sogno che un giorno tornerai a Kabul a rivedere la terra della tua infanzia. Se lo farai, troverai ad aspettarti un vecchio amico fedele.”

“L’erba del deserto resiste, ma il fiore di primavera sboccia e appassisce.”

“Vorrei gridare. Vorrei strapparmi da questo posto, da questa realtà. Vorrei evaporare come una nuvola,. fluttuare nell’ari, sciogliermi nell’umidità della notte estiva e dissolvermi in un luogo lontano, oltre le colline.”

“Correvo. Ero un uomo adulto che correva con uno sciame di bambini vocianti. Ma non mi importava. Correvo con il vento che mi soffiava in viso e sulle labbra un sorriso ampio come la valle del Panshir.”

Il sorriso dell’agnello – David Grossman

“No, no, Khilmi, credimi, li ho inventati io, li ho inventati tutti io: Shosh, la donna che ho amato, la donna da cui mi sono separato tre giorni fa; e Katzman, che non è qui, è rimasto lontano, in Italia; e quel ragazzo morto d’amore, di cui non ho mai saputo il nome; e anche te, Khilmi. Sarà meglio per te, vedrai, essere solo un frutto della mia fantasia. Qui potrai essere sicuro che tutto è davvero quello che sembra. Senza sorprese.”

“…c’era una volta una ragazza piccolina, con un volto chiaro e aperto, un nasetto all’insù, i capelli biondi legati sulla nuca e un paio di occhiali con una montatura rotonda. La ragazza si chiamava Shosh.”

“Ho guardato meglio: gli uccelli saltellavano tranquilli lungo la fila di costole scarnite, vicinissimi ai denti dei cani, ma non ne avevano affatto paura. Nessuna delle due parti voleva la guerra.”

“Mi sono lasciato coccolare, nel nido di famiglia che mi hanno offerto, da quell’amore meravigliosamente semplice, e ho lasciato da parte ogni cautela.”

“Mi sono lasciato coccolare, nel nido di famiglia che mi hanno offerto, da quell’amore meravigliosamente semplice, e ho lasciato da parte ogni cautela.”

“Noi tutti siamo solo e soltanto un kan-ya-ma-kan, un c’era-e-non-c’era, e l’unica cosa reale di noi è il dolore che provochiamo.”

“E geme. Quel gemito mi prende in pieno, mi spezza, mi taglia in due. No, non è un gemito. E’ una perforazione cieca. La ricerca confusa e disperata di un’apertura dalla quale potrà finalmente sgorgare il dolore.”

“Sulla faccia gli fioriva quel sorriso caldo e sciocco, il sorriso dell’agnello, come Shosh incollerita l’aveva chiamato una volta.”

“La luce è così dolce. Soffi d’aria fredda e calda s’intrecciano come serpenti in amore che si allacciano e si respingono. E’ l’alba, l’ora di grazia in cui il mondo ancora non ci disprezza troppo e si lascia penetrare.”

“Yazdi sussurrava alle mie dita la storia di una rinascita, di una guerra contro la tirannia che ci opprimeva; parlava dello sdegno sciolto in una lacrima.”

“Noi siamo solo una lettera, solo notizie e domande scritte da una mano ignora e ficcate in una crepa fra cielo e terra… siamo solo lettere morte e non potremo mai comprendere a fondo il dolore e la gioia che ci generiamo a vicenda.”

“Sarà una guerra diversa. Lunga e dura. E le armi di cui dovremo servirci saranno l’ostinazione, la pazienza e una debolezza infinita. Non potranno resisterci.”

“Già da tanto tempo sono al mondo, ho visto la ruota delle cose girarsi e rigirarsi troppe volte.”

“Kan-ya-ma-kan: chi tesse un sogno ne diventa schiavo.”

“Avevo sempre sentito il bisogno di ridurre tutte le cose in un’intricatissima matassa per poi buttarla rabbioso in faccia a qualcuno, il colpevole del fatto che le cose andassero come andavano. Pigliatela tu, questa matassa! Arrangiati tu! Districala!”

“Passò le dita sulle costole dei libri. Nella condizione di vulnerabilità in cui si trovava, anche i titoli più semplici lo facevano sussultare, come malevole grida: Lo straniero, La volte, Lo schiavo; e La peste di Camus, il suo libro preferito.”

“La strada che porta dalla verità alla menzogna è lo stesso sentiero polveroso che percorri ogni giorno, dove ogni pietra ha un nome e persino i cespugli spinosi ti salutano. Ci puoi camminare a occhi chiusi. Ma se vieni dalla direzione opposta, scopri, stupita, che il sentiero non esiste.”

“Silenzio. Certo, di parole se ne dicono sempre, ma non sempre sono riscaldate dalla verità, e allora sono come sentinelle senza faccia che mi sbarrano la strada. Dirò dunque la verità che non ho mai osato dire a voce alta: ho bisogno di amore.”

“Allora descrivi solo il piacere che provavi quando la tua penna scivolava sulla carta come un astronauta ebbro.”

“Camminano l’uno accanto all’altro da oltre vent’anni, rassegnati, come portando fra loro un carico invisibile. Non ho mai chiesto cosa sia questo carico.”

“Più beve e più la sua mente si fa lucida. La sua penna scrive le frasi più illuminanti, i saggi più profondi, che penetrano come una lama dentro le illusioni e le millanterie.”

“Io sputo ancora fuoco ma è già un fuoco freddo. Sul fondo sono posati resti di argomentazioni e bucce di vecchi sentimenti.”

“Ci sono tanti modi di eludere la verità, e uno di essi, Shosh, è fingere amore per un ragazzo che non ami e lasciarlo morire in silenzio quando ti stanchi le tuo gioco.”

“Un’atmosfera così quieta, la possibilità di risolvere i problemi parlandone, senza improperi e grida. Tutto in modo ragionevole, nel rispetto reciproco. Non ce ne sono molte, di coppie così, Shosh.”

“Com’era miserabile, quel mio uomo, quanto bisogno avevo di lui in quel momento, ma è corso via, è fuggito di casa dimenticandosi di chiudere la porta, e mi sembra di vederlo camminare stupefatto, cieco a tutto; e il gelo mi invade.”

“Si erano detti sempre le stesse cose, sempre nel medesimo tono di voce. Erano come due torri piazzate su una scacchiera vuota: potevano fare solo una mossa, in linea retta, senza mai toccarsi, senza mai battersi.”

“L’uomo che vuol restare per sempre un idiota ha bisogno di tanta saggezza per poter cancellare dal suo occhio, con un batter di palpebra, tutto il proprio mondo, e stendere davanti a sè un mondo nuovo e fuggente, e ridere di tutto.”

“Perché ci disprezzano tanto, al punto da permettersi di gironzolare in paese da soli o al massimo in due, e quasi disarmati? E a noi, cosa è successo? Perché quel loro disprezzo di abbatte così, perché quella loro tristezza ci avviluppa come se fosse fatta di ragnatele appiccicose, e ci muoviamo in mezzo a loro come marionette?”

“In ognuno di noi c’è un nucleo indivisibile, un nocciolo d’amore.”

“Anche quando facevano l’amore e pareva che l’avessero dimenticato, si scontravano sempre con la falsità e la disperazione, e col sorriso dell’agnello.”

“Uri non litigava mai veramente con me, la collera, lui la risospinge dentro di sè, al pari di un’affilata lama di coltello a serramanico, ma si deprime ed è come se io non c’entrassi, come se tutto si svolgesse solo dentro di lui.”

“Le parole sono diverse quando si scrivono; non sono come le parole detto, sono esseri viventi che ci aleggiano intorno arrecandoci disturbo. E’ una lotta dura, ma com’è dolce la vittoria, se la si raggiunge.”

“Voglio solo che le truppe d’occupazione vadano via. Voglio dimenticarvi.”

“Quant’è lunga la strada che dobbiamo ancora fare, Uri?”

“Avevo tanti programmi. Dovevo cambiare tutto, In questi paesi vige un Regime d’Occupazione Militare: un’espressione che la gente pronuncia senza capire e senza sentire. E’ come una storia che se si racconta troppe volte non si sa più se è vera o no. Anche per me, prima che venissi a Djunni, era solo un’accozzaglia di parole: Regime – Occupazione – Militare. ma ci sono degli sbarramenti, si perquisisce la gente, si fruga addosso a uomini e donne, si prendono le persone nel cuore della notte per sottoporle a un interrogatorio, e c’è la prigione e ci sono gli arresti domiciliari, c’è il coprifuoco, le dimostrazioni vengono disperse con la forza e con i gas lacrimogeni, di notte si fanno saltare in aria le case, e si effettuano le perquisizioni, non c’è neppure un attimo di atmosfera amichevole. E’ come se i due popoli si mostrassero l’un l’altro la loro faccia più buia. E quel ch’è peggio, tutte queste misure sono giustificate. C’è sempre un mucchio di giustificazioni…”

“Katzman aveva ragione, anche gli altri avevano ragione, e io mi prendevo la testa tra le mani e sentivo che stavo per scoppiare. perciò un bel giorno ho deciso di mandare al diavolo Katzman e di ascoltare solo la chiara voce di quell’ormone del mio cervello che mi diceva che si stava commettendo una grossa ingiustizia contro quella gente; e non m’importava proprio niente di sapere che erano stati loro a cominciare e che non la volevano smettere di odiarci; me ne infischiavo del fatto che la nostra fosse un’occupazione illuminata, umana, liberale, e che si verificassero solo rari casi di aperta violenza; perché tutt’e due le parti avevano le loro brave ragioni, e dunque io mi sarei ciecamente attenuto solo a quello che la voce del mio ormone mi diceva di fare, perché a volte, per poter fare qualcosa, bisogna essere un pò ciechi. E così avevo di nuovo saputo cosa volevo, avevo di nuovo saputo chi ero.”

“Non temere coloro che vogliono uccidere il corpo, perché essi non possono uccidere lo spirito.”

“Perché io e te siamo freddi e taciturni come i pesci.”

 

L’uomo duplicato – José Saramago

“L’uomo che è appena entrato nel negozio per noleggiare una videocassetta ha nella sua carta d’identità un nome tutt’altro che comune, di un sapore classico che il tempo ha reso stantio, niente di meno che Terutliano Maximo Afonso.”

“In verità Tertuliano Maximo Afonso ha un gran bisogno di stimoli che lo distraggano, vive da solo e si annoia, o, per dirla con la precisione clinica che l’attualità richiede, si è arreso alla temporale debolezza d’animo comunemente nota come depressione.”

“…è stato sposato e non si ricorda di cosa lo abbia portato al matrimoni, ha divorziato e ora non vuole neanche ricordarsi dei motivi per cui si è separato.”

“…è gente che subisce con pazienza il pignolo scrutinio della solitudine…”

“…della mania che ha certa gente di dare consigli senza che nessuno glieli abbia chiesti.”

“Non giocarti mai le pere col destino, ché si mangia le mature e a te da le verdi.”

“Quanto al padre, non avrà altra soluzione se non quella di andare a trovarlo al cimitero, questa merda di vita è così, ci fa sempre fuori.”

“Sarò davvero un errore, si domandò, e, supponendo che io lo sia effettivamente, quale significato, quali conseguenze avrà per un essere umano sapersi errato.”

“La notte era ancora lì, aggrappata ai tetti della città, i lampioni della strada erano accesi, ma il primo e impercettibile acquerello del mattino aveva già cominciato a tingere di trasparenze l’atmosfera lassù.”

“Sappiamo tutti che ogni giorno che nasce è il primo per alcuni e sarà l’ultimo per altri, e che, per la maggioranza, è solo un giorno in più.”

“…sorge l’impeto cieco e devastante dell’ira dei miti.”

“Per molta gente, perciò, la preghiera più fervida al momento di andare a letto, non è l’arcinoto padrenostro o la sempiterna avemaria, bensì questa, Liberaci, Signore, da tutto il male, e in particolare dall’ira dei miti.”

“Dopo pranzo, Tertuliano Maximo Afonso partecipò, con la maggior parte dei colleghi, a una riunione che era stata convocata dal preside al fine di analizzare l’ultima proposta di aggiornamento pedagogico emanata dal Ministero, fra le mille e tante che fanno della vita degli infelici docenti un tormentato viaggio a Marte attraverso un’interminabile pioggia di minacciosi asteroidi che, con troppa frequenza, colpiscono in pieno il bersaglio.”

“Il vino è stato servito e a suo tempo assaporato, ora bisogna bere il resto dell’aceto rimasto in fondo al bicchiere.”

“..questo professore Tertuliano Maximo Afonso è uno dei cinque milioni e passa di esseri umani che, con differenze considerevoli di benessere e altre al di fuori della possibilità di reciproche comparazioni, vivono nella gigantesca metropoli che si estende là dove anticamente c’erano monti, valli e pianure, e ora è una successiva duplicazione orizzontale e verticale di un labirinto, all’inizio aggravata da componenti che designeremo come diagonali, ma che, tuttavia, con il trascorrere del tempo, si sono rivelate fino a un certo punto fattori di equilibrio nella caotica trama urbana, poiché hanno stabilito delle linee di frontiera che, paradossalmente, invece di separare, hanno avvicinato.”

“Probabilmente, anche leggere era una maniera di esserci.”

“La vita, caro Maximo, mi ha insegnato che nessuna cosa è semplice, che a volte lo sembra soltanto, e che tanto più ci converrà dubitare quanto più lo sembri.”

“E’ naturale, una delle forme secondarie della cecità di spirito è proprio la stupidaggine.”

“Dar tempo al tempo è sempre stato il miglior rimedio per tutto da che mondo è mondo.”

“Le capiterà la stessa cosa che capita a me, ogni volta che si guarderà in uno specchio non avrà mai la certezza se ciò che sta vedendo è la sua immagine virtuale, o la mia immagine reale.”

“Non mancano i motivi per pensare che quanto più sia nostra intenzione respingere le immaginazioni, tanto più quelle si divertiranno a cercare e ad attaccare i punti dell’armatura che consapevolmente o meno avevamo lasciato sguarniti.”

“Troverai ciò che ti serve se hai conservato ciò che non serviva.”

“Sa come sono le città, ci vuole tempo per uscirne, quando finiscono le strade iniziano le fabbriche, e quando le fabbriche finiscono iniziano le baracche, per non parlare di quei paesucoli che sono ormai dentro la città e ancora non lo sanno…”

“Come insegnavano gli antichi, non dire mai che di quest’acqua non berrai, soprattutto, aggiungiamo noi, se altra non ne hai…”

“Tertuliano Maximo Afonso non appartiene a quel numero di persone straordinarie che sono capaci di sorridere anche quando sono sole, la sua indole è piuttosto incline alla malinconia, al raccoglimento, a un’esagerata consapevolezza della transitorietà della vita, a un’inguaribile perplessità dinanzi a quegli autentici labirinti cretesi che sono i rapporti umani.”

“Noi non sappiamo tutto di quello che ci aspetta al di là di ogni nostra azione…”

“La morte viene sempre a proposito.”

“…certe persone sono fatte così, è gente che un perfetto senso della responsabilità mantiene perennemente inquiete, come se stessero continuamente venendo meno a un dovere e se ne accusassero.”

“Purtroppo, il senso comune non sempre compare quando è necessario, e non poche sono le volte in cui da una sua assenza momentanea sono derivate le più grandi tragedie e le catastrofi più terrificanti.”

“A volte mi metto a immaginare quanto sarebbe meraviglioso se mi telefonassi solo perché si, semplicemente come uno che ha avuto sete ed è andato a bere un bicchiere d’acqua, ma so già che sarebbe chiederti troppo, con me non dovrai fingere mai una sete che non senti…”

“Speriamo che lei ci sia ancora quando ti sveglierai…”

“…a volte ci domandiamo perché la felicità abbia tardato tanto ad arrivare, perché non sia venuta prima, ma se ci spunta davanti all’improvviso, come in questo caso, quando ormai non l’aspettavamo, allora è molto probabile che non sappiamo cosa farcene, e non è tanto questione di scelta fra il ridere e il piangere, è la segreta angoscia di pensare che forse non riusciamo a esserne all’altezza.”

“Al contrario di quanto in genere si pensa, prendere una decisione è una delle decisioni più facili di questo mondo, com’è pienamente dimostrato dal fatto che non facciamo nient’altro che moltiplicarle durante tutto il santissimo giorno, però, e qui ci scontriamo con il busillis della questione, loro, le decisioni, ci tornano sempre a posteriori coi loro problemucci privati, o, per intenderci, con le loro gatte da pelare, la prima delle quali è il nostro grado di volontà per attuarle.”

“Che lo si voglia o no, l’abito è quanto vi sia di meglio per fare il monaco.”

“Si suole dire, Diamo tempo al tempo, ma quello che ci dimentichiamo sempre di domandare è se ci sarà tempo da dare.”

“Di te non esiste un duplicato che possa sostituirti accanto a tua madre, tu sì, eri unica, come qualsiasi persona comune è unica, veramente unica.”

“Abbia pazienza, con il tempo il suo dispiacere passerà, è vero, con il tempo tutto passa, ma ci sono casi in cui il tempo si attarda a dar tempo al dolore di stancarsi, e altri casi ci sono stati e ci saranno, fortunatamente più rari, in cui il dolore non si è stancato e il tempo non è passato.”

Viaggio in Portogallo – José Saramago

“Mal gliene incoglie all’opera se le richiedono una prefazione che la spieghi, mal gliene incoglie alla prefazione se presume tanto.”

“Questo Viaggio in Portogallo è una storia. Storia di un viaggiatore all’interno del viaggio da lui compiuto, storia di un viaggio che in se stesso ha trasportato un viaggiatore, storia di un viaggio e di un viaggiatore riuniti nella fusione ricercata di chi vede e di ciò che è visto, un incontro non sempre pacifico tra soggettività e oggettività.”

“Nessun viaggio è definitivo.”

“E’ il difetto del viaggiatore: vuole avere di più delle belle cose che ha già.”

“In che paese mi trovo, domanda il viaggiatore al bicchiere di vino, che non risponde e, benevolo, si lascia bere.”

“Certe cose si desiderano tanto, ma poi, quando le otteniamo, non di rado ci lasciano smarriti.”

“Diciamo prima, per capire meglio, che il viaggiatore ha un gusto probabilmente considerato morboso da chi si vanti di essere normale e comune, e cioè quello, quando ne ha voglia e disposizione d’animo, di andare a visitare i cimiteri, ammirare la funebre coreografia dei ricordi, delle statue, delle lapidi e commemorazioni varie, e trarne la conclusione che l’uomo è vanitoso anche quando non ha più alcuna ragione per continuare a esserlo.”

“E’ un modo di vivere antico, ma sopra i tetti fioriscono rigogliose le antenne televisive, una nuova ragnatela che si è posata sul mondo, bene e male, verità e menzogna.”

“Ci sono davvero momenti felici nella vita.”

“Le grandi lastre di granito risuonano, il viaggiatore vi sente il grande mistero delle case degli uomini.”

“Ci fu un tempo, antichissimo, in cui queste montagne di scisto dovevano essere irte e spaventose rocce, riarse dal sole dell’estate, o spazzate dai rovesci d’acqua dei grandi temporali, immense solitudini minerali inadatte persino per l’esilio. Poi venne l’uomo e si mise a fabbricare terra. Smembrò, percosse e tornò a percuotere, come se sbriciolasse le pietre fra le robuste palme delle mani, usò il maglio e il piccone, ammonticchiò, costruì i muri, chilometri di muri, e dire chilometri è dir poco, migliaia di chilometri se contiamo quanti ne sono stati costruiti in terra portoghese per sostenere la vigna, l’orto, l’uliveto. Qui, tra Vila Real e Peso da Regua, l’arte del terrazzamento raggiunge la massima perfezione, ed è un lavoro che non finisce mai, bisogna puntellare, stare attenti alla terra che smotta, alla lastra che è scivolata, alla radice che ha fatto leva e minaccia di precipitare il muro a fondo valle. Visti da lontano, questi uomini e queste donne sembrano dei nani, appartenenti al regno di Lilliput, ma in fondo sfidano in forza le montagne e le mantengono addomesticate. Sono dei giganti, ma queste sono solo le fantasie del viaggiatore, ce ne ha tante, quando poi ci si accorge che gli uomini hanno invece la loro solita dimensione naturale, e basta.”

“E’ facile capire come il viaggiatore si muova fra i ricordi della propria infanzia trascorsa in altri luoghi, e da questa divagazione si ridesta all’altezza di Lobrigos: ancora una volta stupito davanti ai vigneti, è senza dubbio questa l’ottava meraviglia del mondo.”

“E ci sono i boschi. Di nuovo il viaggiatore si dichiara fortunato di viaggiare in autunno. Non è possibile descrivere un albero. Come si può descrivere un bosco?”

“Si perde molto non parlando con la gente.”

“Quando il viaggiatore si allontana dalle strade principali, ne ottiene sempre grandi ricompense.”

“Visto che il viaggiatore va alla scoperta di quello che non conosce, deve correre i suoi rischi.”

“Ormai si sa come vanno queste cose: il viaggiatore viaggia e desidera che tutto sia riservato esclusivamente a lui, si offende se qualcuno l’ha preceduto nella vista e nel piacere.”

“Non si è viaggiatori se non si è curiosi. Quel portone socchiuso, il silenzio, il luogo deserto, se non se ne approfittasse sarebbe stupido o male avviato.”

“…apre di colpo la prima finestra, che dà sul mare, riceve in pieno viso e sul corpo l’aria fredda del mattino e resta li, illuminato di piacere e di stupore davanti allo splendore delle acque, la costa brumosa, l’incontro del fiume con l’oceano, il cordone di spuma delle onde che provengono dal largo e si dissolvono sulla spiaggia.”

“Il viaggiatore non è di buon umore. Tuttavia si conosce abbastanza per sospettare che il proprio malessere nasca dall’impossibilità di conciliare due volontà opposte: quella di trattenersi in ogni luogo, quella di arrivare in ogni luogo.”

“Porto è uno stile di colore, un’armonia fra il granito e i colori della terra che il granito accetta, a eccezione dell’azzurro se con il bianco trova un equilibrio nell’azulejo.”

“In questo versante di Gaia sfociano i grandi affluenti delle uve schiacciate e del mosto, qui si filtrano, decantano e dormono gli spiriti sottili del vino, caverne dove gli uomini vengono a conservare il sole.”

“Di quello che ha mangiato si dimenticherà nel giro di ventiquattr’ore, ma non di quel dolce vino verde di Casteloes, creato sulle beate sponde del fiume Caima, al riparo delle vicine serras da Freita e de Arestal. Questo vino, che il viaggiatore beve in puro stato di grazia, alla giusta temperatura, non rispetta la fisiologia del corpo umano. Appena entra in bocca si spande immediatamente nel sangue, è assorbito per vera e propria osmosi, senza i grossolani processi della digestione.”

“In Portogallo non mancano i paesi che sembrano rimasti ai margini del tempo ad assistere al trascorrere degli anni senza spostare una pietra da qua a là, e tuttavia li sentiamo vivificati da una vita interiore, caldi, vi si sente battere il cuore.”

“Finisce di bere il caffè, paga il conto, e si mette il sacco in spalla. Andiamo.”

“Il destino delle cittadine alte è quello di spegnersi a poco a poco con il tempo, di vedere i propri figli scendere a valle dove la vita è più facile e meglio si trova lavoro, ma la cosa incomprensibile è che si assista con cuore indifferente alla morte di qualcosa che è solo indebolito, invece di trovargli nuovi stimoli ed energie nuove. Un giorno bilanceremo la vita, ma non saremo più in tempo per recuperare quanto nel frattempo si è perduto.”

“Ha mangiato ma non ricorda più che cosa, e preferisce non dire dove. Sono incidenti ai quali è soggetto chi viaggia e perciò non bisogna volerne male alle terre dove accadono.”

“Ecco la buona filosofia: tutto è viaggio. E’ viaggio ciò che si vede e ciò che si nasconde, è viaggio ciò che si tocca e ciò che si immagina, è viaggio il fragore delle acque che cadono e questo impercettibile sopore che avviluppa i monti.”

“Ah questa vita preziosa che fugge, mite pomeriggio che domani non sarai lo stesso, che non sarai, soprattutto, quello che sei adesso!”

“La mano che aiuta fa peggio, se poi si ritrae.”

“Quando non riusciamo a vivere con i rimorsi, li dimentichiamo.”

“E’ ancora lungi dal venire il giorno in cui conosceremo tutto quello che possediamo.”

“Sono già terre del sud. Dalla finestra della sua camera il viaggiatore vede il Tago, riconosce quell’ampio fluire che, un pò qui, un pò lì, l’accompagna fin dall’infanzia, e teme di non sapere esprimere, né al fiume né alle terre che esso bagna, quanto affetto nutra verso di loro.”

“E’ un giro che rinfranca molto gli occhi, ampie vedute sulla frescura degli alberi, una luce delicata filtrata dai rami, non c’è bisogno di nient’altro per rendere felice un viaggiatore.”

“Che cosa è andato a fare il viaggiatore a Nazarè? Che cosa fa in tutti i paesi e i luoghi dove entra? Guarda e passa, passa e guarda.”

“Cammini ce ne sono tanti, e non conducono tutti alla stessa Roma.”

“Il viaggiatore non è un turista, è un viaggiatore. C’è una grande differenza. Viaggiare significa scoprire, il resto significa semplicemente trovare.”

“Tutto è più grande degli uomini, niente è grande quanto loro.”

“I fiumi, come gli uomini, solo in prossimità della fine vengono a sapere perché sono nati.”

“Il sole è tramontato, ma la pianura non si spegne. Ricopre la campagna un pulviscolo dorato, poi l’oro impallidisce, la notte si avvicina pian piano, accendendo le stelle. Più tardi sorgerà la luna, e i gufi si lanceranno i loro richiami. Il viaggiatore, davanti a quello che sta vedendo, ha voglia di piangere. Forse prova pena per se stesso, dispiacere di non essere capace di esprimere a parole che cosa sia questo paesaggio. E dice solo questo: è la notte in cui il mondo può cominciare.”

“Quando il viaggiatore si è svegliato e ha aperto la finestra della camera, il mondo era creato. Era presto, il sole ancora lontano. Nessun luogo può essere più serenamente bello, nessuno lo sarà con mezzi più comuni, terre vaste, alberi, silenzio. Il viaggiatore, dopo aver apprezzato queste cose con il proprio sapere fatto di grande esperienza, si è messo ad aspettare il sorgere del sole.”

“Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: Non c’è altro da vedere, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.”

“Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.”

Il settimo velo – Juan Manuel De Prada

“Arrivai nella città della mia infanzia che mia madre era morta da appena un’ora. Quando le persone che amiamo sono anziane e consumate da lunghe malattie, tendiamo a immaginarci in anticipo la loro morte in una sorta di allenamento alla dura prova che ci attende.”

“Morte bella parea nel suo bel viso”. Ricorso di aver sussurrato questo verso del Petrarca, che tante volte avevamo recitato insieme, quando la mattina seguente la vidi all’obitorio, privata per sempre del suo sguardo scanzonato e malizioso, quasi un monumento funebre di se stessa.”

“Il mondo era una notte senza spiragli. Sentivo intorno a me il pullulare del nulla, come una falena sul punto di deporre le uova.”

“Scoprì rughe che prima non esistevano, spigolosità che rivelavano gli scempi della convalescenza, ma anche altri scempi forse più indelebili che prefigurano l’età adulta, una barba lunga e, soprattutto, uno sguardo abbandonato ormai dall’entusiasmo giovanile, uno sguardo che aveva bevuto alla fonte dove ribolle l’orrore, taciturno e quasi disgustato dalla condizione umana.”

“Una delle magie più gratificanti offerteci dalla vita è spiare il sonno delle persone che amiamo: incoscienti e a occhi chiusi, lasciano che il nostro sguardo adorante se ne appropri per intero; nella loro fragilità totale e fiduciosa, si offrono alla nostra osservazione pure come bambini, invulnerabili come dei.”

“Come vede, Houdini perse la vita per un eccesso di gentilezza: non lasci che un eccesso di gentilezza rovini la sua.”

“I soldati tedeschi che combattevano nei boschi delle Ardenne, sulla neve impregnata di sangue, non erano più i ragazzi ottimisti e trionfanti entrati a Parigi quattro anni prima; erano animali braccati, con mille cicatrici ricucite, ridotti all’osso, che avevano bevuto alla fonte stessa dell’orrore.”

“Il buio stava calando sul cimitero di Montparnasse. L’aroma dolciastro dei crisantemi si fondeva con la scia di umidità autunnale della terra appena smossa.”

“Non aveva comunicato neppure la sua decisione ai genitori, che avevano dovuto accettarla quando ormai era troppo tardi, come si accettano tutte le stranezze dei figli: all’inizio con rabbia, poi con fastidio e infine con rassegnazione, con passiva rassegnazione.”

“Proviamo sempre nostalgia per quello che non abbiamo mai posseduto.”

“Madrid era una città assediata dalla paura e dalla delazione, odorosa d’incenso e frittura di agnello come un’immensa basilica di mendicanti. Era, soprattutto, una città inospitale per il forestiero, specialmente per il forestiero che non poteva vantare un passato al servizio del regime.”

“L’amore non sempre è felice, ma era stato il loro rifugio nei giorni bui come fogne, putridi come latrine, in cui entrambi si erano sentiti sul punto di soccombere, mentre la luna del terrore illuminava quel cimitero abitato da un milione di morti.”

“Era impossibile abbracciare con lo sguardo tutta quella enormità in continuo fermento, dove migliaia di uomini in tuta grigia brulicavano attorno alle catene di montaggio o sembravano quasi inghiottiti da macchinari mastodontici, pieni di ingranaggi labirintici, cinghie scorrevoli e ruote dentate che sbuffavano, gemevano, cigolavano in un frastuono orrendo, come se i loro intricati meccanismi sostenessero le fondamenta del mondo.”

“Abbiamo bisogno di colpevoli precisi, perchè la nostra vita non assomigli troppo a un sogno incoerente e febbrile.”

“Vide sfilare lungo gli Champs Elysees, con infinito sgomento e infinita pena, il più forte esercito del mondo. Le divisioni della Wermacht confluirono sotto l’Arco di Trionfo dalle avenue de Wagram e e Fridland, dopo che i loro generali avevano reso omaggio alla tomba del Milite ignoto, umiliata subito prima issando la bandiera rossa con la svastica.”

“Gli eventi straordinari, luttuosi o felici che siano, non trasformano la nostra anima, bensì la liberano da antichi retaggi e la rendono più nitida e spoglia, portano alla luce ciò che rimaneva oscuro o appena formulato, represso o sotterraneo, rivelandoci chi siamo davvero. E non chi vorremmo essere.”

“Quando questa guerra sarà finita, avremo bisogno che Dio ci perdoni per quello che abbiamo fatto, per poter continuare a vivere.”

“Quando si bussa a una porta che non si conosce, non si sa mai chi ci verrà ad aprire, né tanto meno come ci accoglierà: forse avrà in serbo per noi delle sorprese che avremmo preferito ignorare. Ma quando gli ingranaggi della curiosità si mettono in moto, non c’è porta a cui non bussino o campanello che si trattengano dal suonare.”

“Sin dai tempi di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, esiste in ogni uomo un desiderio di autodistruzione, un desiderio di provare quello che può far male.”

“La vita è un maledetto imbroglio. Prenditi tutto quello che puoi e lascia che siano i filosofi a strizzarsi le meningi per cercare di decifrarla. Io la penso così.”

Ogni mattina a Jenin – Susan Abulhawa

“Amal avrebbe voluto guardare meglio negli occhi del soldato, ma la bocca del fucile automatico contro la fronte non glielo permetteva.”

“In un tempo lontano, prima che la storia marciasse per le colline e annientasse presente e futuro, prima che il vento afferrasse la terra per un angolo e le scrollasse via nome e identità, prima della nascita di Amal, un paesino a est di Haifa viveva tranquillo di fichi e olive, di frontiere aperte e di sole.”

“Habibti, ormai non ci resta nient’altro che l’istruzione. Promettimi che studierai con tutte le tue forze.”

“Quindi questi immigrati mi permetteranno di restare nel mio paese?”

“Irgun, Haganah e Gruppo Stern. Gli inglesi li chiamavano terroristi. Gli arabi li chiamavano yahud, ebrei, sionisti, cani, figli di puttana, merde. La nuova popolazione ebraica li chiamava combattenti per la libertà, soldati di Dio, salvatori, padri, fratelli. Comunque li si chiamasse, erano armati fino ai denti, ben organizzati e ben addestrati.”

“Nel maggio del 1948 gli inglesi lasciarono la Palestina e i profughi ebrei che vi erano entrati a frotte si autoproclamarono stato ebraico, cambiando il nome del paese da Palestina a Israele.”

“Poco dopo Giordania, Iraq e Siria mandarono qualche tenda e a Jenin sorse un campo profughi, dalle cui colline gli abitanti di Ain Hod potevano guardare verso le case a cui non sarebbero mai tornati.”

“Nel dolore di una storia sepolta viva, in Palestina l’anno 1948 andò in esilio dal calendario, smise di tenere il conto di giorni, mesi e anni per diventare solo foschia infinita di un preciso momento storico.”

“Papà disse: possono portarti via la terra e tutto quello che c’è sopra, ma non potranno mai portarti via quello che sai o le cose che hai studiato.”

“Avevamo poche cose e pochissime necessità. Non ho mai visto un parco giochi e non ho mai nuotato nel mare, ma la mia infanzia è stata magica, sotto l’incanto della poesia e dell’alba.”

“Faccia a faccia, guardammo l’una nei pensieri dell’altra, riconoscendo il terrore dell’altra e capimmo che avevamo superato un limite invisibile e senza possibilità di ritorno. Il mondo che conoscevamo non c’era più. In qualche modo, lo sapevamo. Piangemmo in silenzio e ci stringemmo tra le esili braccia.”

“Il sorgere del sole apparteneva a me e papà, quando leggeva per me mentre il mondo tutt’attorno dormiva.”

“Ma la gente rimase titubante, perché vedevamo i soldati israeliani appollaiati sulle loro postazioni di guardia. Quegli arroganti conquistatori. Assassini e ladri. Li odiavo tanto quanto il mare di cenci bianchi che ondeggiava sopra le nostre case – simboli di una resa umiliante.”

“Ma nel nostro campo la sua storia era la storia di tutti, un unico racconto fatto di espropriazione, dell’essere denudati della propria umanità, essere buttati come spazzatura in campi profughi indegni dei topi. Dell’essere lasciati senza diritti, senza casa né nazione, mentre il mondo si voltava dall’altra parte a guardare e ad applaudire l’esultanza degli usurpatori che proclamavano il nuovo stato che chiamavano Israele.”

“La sua schiena si curva come l’arco del sole nascente, poi si tuffa, gemendo, tra le mie braccia.”

“Mamma è stoica, ma so che sta piangendo. Le sue lacrime cadono dalla parte sbagliata, nel pozzo senza fondo che c’è dentro di lei.”

“Trovò conforto nelle viscere della solitudine e si fece forte con la riflessione e il pensiero.”

“La durezza trovò un terreno fertile nei cuori dei palestinesi e i germi della resistenza si radicarono nella loro pelle.”

“Impararono a esaltare il martirio. Solo il martirio offriva la libertà. Solo nella morte potevano essere invulnerabili a Israele. Il martirio diventò il rifiuto supremo dell’occupazione israeliana. -Non fargli mai capire che ti hanno ferito- era il loro credo.”

“Imperialismo al millimetro, lo chiamava Hajj Salim. Oggi il sentiero sul quale le ragazzine portavano l’amore di Yussef e Fatima sfuma in una terra brulla e desolata, cosparsa delle macerie di vecchie case, pneumatici bruciati, involucri di proiettili e piccoli ulivi che si sforzano di crescere.”

“Finalmente riuscivo a vedere, attraverso lo scarno involucro di mia madre, la ragazza beduina colorata, coraggiosa e vivace il cui fuoco era stato soffocato da un ferro rovente e la cui mente era stata annebbiata dalle ceneri di troppe morti e troppe guerre.”

“Si sono presi tutto, Amal. E vogliono ancora di più.”

“Hanno scritto per noi delle vite che non sono altro che prolungate sentenze di morte, calvari. Io non vivrò questo copione.”

“Un mese dopo eravamo ancora sotto un rigido coprifuoco. Le nostre assurde liste di desideri di ragazzine erano ormai marcite come la spazzatura ammassata lungo le strade, quando una jeep militare venne a darci il permesso di uscire di casa.”

“La vita era mutevole e incostante, inaffidabile. Per un attimo mi aveva accarezzata con l’incanto di un’infatuazione adolescenziale, la mia prima cotta per un ragazzo, e mi aveva sedotta con la fantasia di ogni ragazzina di diventare finalmente donna. Poi, con crudeltà e indifferenza, mi aveva rivestita di una pelle menomata, intessuta di diffidenza e del cotone dell’abbandono.”

“Nasciamo tutti possedendo già i tesori più grandi che avremo nella vita. Uno di questi è la tua mente, un altro è il tuo cuore. E gli strumenti indispensabili di queste ricchezze sono il tempo e la salute. Il modo in cui userai i dono di Dio per aiutare te stesso e l’umanità sarà il modo in cui Gli renderai onore. Io ho cercato di usare la mente e il cuore per tenere il nostro popolo legato alla propria storia, perché non diventassimo creature senza memoria che vivono arbitrariamente in balia dell’ingiustizia.”

“Khaltu Bahiya aveva già disposto hummus, uova fritte, insalata e degli avanzi di kussa sul pavimento, sopra vecchi giornali. Mangiammo insieme, allungando le braccia e prendendo bocconi di cibo con dei pezzetti di pane. Accanto a noi, i polli beccavano briciole sparse sul pavimento. Non usavamo posate e ci servivamo degli stessi piatti. Molti anni dopo, abituatami ai pranzi di lavoro statunitensi, avrei sorriso immaginandomi cosa sarebbe successo se avessi intinto il mio pane nel piatto di qualcun altro.”

“La storia che mi raccontò mi arrivò alle orecchie come poesia, componendosi nella bellezza di Dalia e sprofondando nelle sabbie mobili di una Palestina che non sarebbe mai più stata la stessa.”

“Non c’è futuro in un campo profughi, Amal. L’aria è troppo pesante per la speranza. Ti viene data la possibilità di far fiorire la vita che giace addormentata in tutti noi. Coglila.”

“La Cupola della Roccia, al-Aqsa, da dove il profeta Muhammad era asceso al cielo durante il suo leggendario Viaggio notturno, era il punto in cui confluivano tutte le storie di Gerusalemme.”

“Ho sempre trovato difficile non commuovermi alla vista di Gerusalemme, anche quando la odiavo – e Dio sa quanto l’ho odiata, per il suo immenso costo di vite umane. Ma la sua visione, da lontano o da dentro il labirinto delle mura, mi trasmette sempre un senso di dolcezza. Ogni centimetro di questa città racchiude i segreti di civiltà antiche, le cui morti e tradizioni sono impresse nelle sue viscere e nelle macerie che la circondano. I glorificati e i condannati hanno lasciato le loro impronte sulla sua sabbia. E’ stata conquistata, distrutta e ricostruita così tante volte che le pietre sembrano possedere una vita donata loro dagli eterni bilanci di preghiere e sangue. Eppure, in qualche modo, Gerusalemme trasmette umiltà.”

“Sono figlia di questa terra, e Gerusalemme mi rassicura di questo titolo inalienabile molto più degli atti di proprietà ingialliti, dei registri catastali ottomani, delle chiavi di ferro delle nostre case rubate, di tutte le risoluzioni o i decreti che potranno emanare l’Onu o le superpotenze.”

“A Jenin non mi restavano altro che dei frammenti d’infanzia e le macerie di una famiglia perduta per sempre, il tutto calpestato dagli scarponi e dai carri armati dei soldati israeliani.”

“Tre carri armati israeliani erano appostati sulle colline affacciate sul campo. Una presenza continua. Un controllo continuo.”

“Ripenso a quegli anni con nostalgia. E’ vero che non avevamo stufe per riscaldare le notti fredde o l’acqua dei bagni settimanali, ma avevamo molte delle cose che riscaldano l’anima. Eravamo amiche che all’occorrenza si sdoppiavano in madri, sorelle, insegnanti, aiutanti e a volte perfino in coperte. Condividevamo tutto, dai vestiti alle angosce. Ridevamo insieme e scolpivamo i nostri nomi nelle antiche pietre di Gerusalemme.”

“Il legame che stringemmo si basava su un tacito impegno alla comune sopravvivenza. Abbracciava la storia, cavalcava i continenti, attraversava le guerre, e conteneva le nostre tragedie e le nostre vittorie collettive e individuali. Era un legame fatto di lettere adolescenziali, di pentole di foglie di vite ripiene. Era la Palestina. Era una lingua che smantellammo per costruirci una casa.”

“Un senso di inadeguatezza segnò i miei primi mesi in America. Mi dibattevo in un mondo senza limiti, cercando di adattarmi. Ma la mia diversità traspariva dalla mia pelle scura e dal mio accento. Mi portavo addosso la condizione di esule come un cattivo odore, e i dirottamenti aerei degli anni settanta scrivevano il mio cognome arabo nel cielo.”

“Nel mondo arabo, la gratitudine è di per se stessa un linguaggio.”

“Il ricordo più vivido della mia prima notte negli Stati Uniti fu l’aver dormito per la prima volta in un letto vero. Non una stuoia o una branda. Allungai braccia e gambe in un oceano bianco e soffice di lenzuola e piumino, che assorbì la stanchezza del mio corpo sfinito dal viaggio.”

“Attutii ogni sensibilità verso il mondo, nascondendomi in una nicchia americana senza passato. Per la prima volta, vivevo senza minacce e senza i sedimenti della guerra. Vivevo libera da soldati, libera da sogni ereditati da altri e da martiri che mi tiravano per le mani.”

“Quello che sapevo per certo era che la gente a West Philly mi trovava bella, non diversa, e che il mio accento non suscitava diffidenza. Le stesse cose che mi rendevano sospetta nel mondo dei bianchi erano dei lasciapassare nei quartieri della gente di colore.”

“Ma i toni serici e gutturali dell’arabo vibrarono dentro di me non appena sentii la melodia di benedizioni e complimenti della mia lingua. E’ una danza, davvero.”

“Amal, credo che la maggior parte degli americani non ami come amiamo noi. Non è questione di inferiorità o di superiorità. Vivono in sfere sicure e superficiali, e raramente spingono le emozioni umane nelle profondità in cui viviamo noi.”

“E’ un amore che puoi conoscere solo se hai provato la fame atroce che di notte ti rode il corpo. Un amore che puoi conoscere solo dopo che la vita ti ha salvato da una pioggia di bombe o dai proiettili che volevano attraversarti il corpo. E’ un amore che si tuffa nudo verso l’infinito. Verso il luogo dove vive Dio.”

“L’azzurro Mediterraneo lambiva i nostri piedi nudi e si perdeva all’orizzonte in un cielo senza nubi. Non si capiva dove finisse il mare e dove cominciasse il cielo e fu in quell’azzurro infinito che venni toccata dal sorprendente incantesimo dell’amore.”

“Tu, mia cara, non sei un fiore, qualcosa che fiorisce un giorno e appassisce quello dopo. Tu sei il battito del mio cuore.”

“La comunicazione fu interrotta. Mio fratello era irrimediabilmente perduto. Aveva attraversato l’abisso di fiamme davanti al quale io ancora esitavo, ed era atterrato sulla sponda placida e distaccata della vendetta. Aveva lasciato la sua anima a vagare per Sabra e Shatila, dove sua moglie e sua figlia giacevano in una fossa comune sotto a un mucchio di rifiuti, sotto l’impunità dei loro assassini, le promesse infrante delle super potenze e l’indifferenza del mondo verso il sangue versato dagli arabi.”

“Allungai una mano verso una pila di libri e, senza guardare, presi Il profeta di Khalil Gibran.”

“Poco tempo dopo, una sommossa sorse dalla terra nelle mani dei palestinesi, e le pietre che lanciarono ruppero la gloria morbosa della vittoria imperiale. Era un’intifada, una combustione spontanea dopo vent’anni di occupazione israeliana.”

“Ma loro continuavano comunque a tirare pietre contro i carri armati israeliani, perché i ragazzi sono fatti così e i giovani non rispetteranno mai il fragile soffio che li tiene in vita.”

“Vennero a Giaffa e trovarono arance grosse come angurie, e dissero: Guardate! Gli ebrei sono famosi per le loro arance. Ma quelle arance erano il risultato di secoli e secoli durante i quali i contadini palestinesi avevano perfezionato l’arte di coltivare agrumi.”

“Non c’è un senso o una logica. Avevo vent’anni e mi avevano dato un potere assoluto su altri esseri umani.”

“Ma anche questa storia, alla fine, si perse nel silenzio.”

“Ti hanno uccisa e sepolta nei titoli dei loro giornali, madre. Come posso perdonare, madre? Come può Jenin perdonare? Come si può portare questo fardello? Come si può vivere in un mondo che volta le spalle a questa ingiustizia da così tanto tempo? E’ questo che significa essere palestinesi, madre?”

“L’amore è tutto ciò che siamo, mio caro.”

 

 

Il canto dell’arena – Aminata Sow Fall

“Dall’arena, laggiù, la bella cadenza del tam-tam si diffonde sino a Nalla, penetra in Nalla, riempie Nalla di una dolce emozione, occupa tutto l’essere di Nalla che, in quest’istante, sente, come se stesse all’arena, gli accenti melodiosi delle cantatrici le cui strofe, esaltanti, infiammano i lottatori.”

“Diattu si è morsa il labbro. Avere un figlio, e subire l’umiliazione estrema, il dolore atroce di sentirsi dire che non è normale! Inconcepibile l’idea di aver messo al mondo un figlio che non è come gli altri.”

“Ndiogu non è un padre snaturato; è soltanto preso dal lavoro e sicuramente anche dalla stanchezza.”

“Si. Il tam-tam dell’arena. Quando inizia a battere lo sento da qui e mi fa venir voglia di andarci.”

“O mamma, se tu e papà poteste vedere cosa non è! Non l’avete mai visto? Se aveste potuto ammirare il mio amico Malaw mentre danzava sulla sabbia morbida dell’arena!”

“La sua storia è come un oceano: non si prosciuga mai.”

“L’uomo deve innanzitutto ringraziare il Creatore per avergli donato l’oblio, perché senza l’oblio nessuno potrebbe vivere la propria vita sino in fondo.”

“Hai tutta la vita davanti, figlia mia. Sappi soltanto che un soggiorno secolare nel fiume non farà mai di un bastone un coccodrillo”

“Anche i bambini hanno la loro sensibilità, che è diversa da quella dei genitori! Al posto di soffocare un’inclinazione che non ha nulla d’incompatibile con la morale, mi sembra che si dovrebbe aiutarlo a esprimersi meglio, permettendogli ad esempio di cristallizzare la sua visione in un’opera d’arte…”

“… forma di pensiero che rilega nella sfera del barbarismo tutte le manifestazioni attraverso le quali si esprime la vitalità dei popoli non ancora depredati dal tormento infernale della civilizzazione moderna.”

“L’alienazione è certamente la più grande mutilazione che un uomo possa subire.”

“L’uomo perde le proprie radici e un uomo senza radici è simile a un albero senza radici: si secca e muore.”

“I bambini di oggi imparano la vita a scuola. Invece io, mio padre era la mia scuola… anche mio nonno, e mio zio. Insomma, avevo molte scuole.”

“La grande soluzione: l’individualismo. Ognuno per sé, Dio per tutti.”

“Durante le loro discussioni, aveva visto in quella campagnola evoluta l’esempio riuscito del nuovo che avanza necessariamente lungo il corso della Storia.”

“Sa che i suoi genitori non potranno mai capirlo. Non potranno mai sapere cosa accade dentro di lui quando risuona il tam-tam e la voce limpida delle cantatrici celebra la forza, il coraggio e l’onore degli dei dell’arena. L’estasi dei suoni, dei colori e del movimento, non la sentiranno mai.”

“Il più grande sconvolgimento mai visto in una città ipersviluppata. la vita bloccata, e indovina un pò perché!… A causa di un guasto elettrico…in Fondo, mi sembra che siamo sempre schiavi di qualcosa: loro, della loro tecnologia, noi, della nostra povertà. Da mio padre, nessuna lampadina brilla di notte, ma laggiù se ne infischiano, dell’elettricità, e anche se non hanno tutte le comodità, vivono bene. Allora, chi è più felice? La questione merita di essere studiata… Se si potesse mettere le due cose sui piatti di una bilancia… Ovviamente, noi soffriamo molto più della penuria che loro del surplus… Ma nel complesso, chi è più felice? Da noi il fondo dell’uomo non è ancora morto… Chi è più felice?”

“Nalla ha trovato ingenua la proposta di suo padre. Si può forse vendere una passione?”

“Tu non sei la degna figlia di tua madre. il baobab ha generato una spina!”

“Una moto, un’automobile, che cosa sono per un essere a cui è stato rubato un sogno e che si ritrova imprigionato nella triste realtà, come in un vestito troppo stretto!”

“Vittima dell’era dei genitori che non hanno più tempo.”

“C’è sempre un posto per la terra nel cuore di chi è riuscito a preservare la propria anima.”

“Ndiogu ha cercato ancora tra la folla, e ha scorto Anthiu, avvocato generale alla Corte. Ha superato il concorso a cattedra in Lettere classiche prima di intraprendere lo studio del Diritto. La sua eloquenza fa affluire al Palazzo centinaia di persone che ci vanno soltanto per il piacere di ascoltarlo.”

Amica mia – Mariama Ba

“Aissatou,
ho ricevuto il tuo biglietto. A mò di risposta, apro questo quaderno, punto d’appoggio nel mio smarrimento: la nostra lunga amicizia mi ha insegnato che la confidenza annega il dolore.”

“Noi, poi, abbiamo consumato sandali e pagne sulla stessa strada ciottolosa della scuola coranica.”

“Se i sogni muoiono attraversando gli anni e le diverse realtà, io, però, conservo intatti i miei ricordi, sale della memoria.”

“Finalmente l’ospedale! Odore di suppurazioni ed etere. L’ospedale! Visi contratti, una scorta lacrimosa di conoscenti o sconosciuti, testimoni loro malgrado dell’atroce tragedia. Un corridoio che s’allunga, che non finisce più d’allungarsi. In fondo, una stanza.”

“La morte, passaggio obbligato tra due mondi opposti, uno tumultuoso, l’altro immobile.”

“E sale, riconfortante la lettura del Corano; parole divine, raccomandazioni celesti, impressionanti promesse di delizie o castighi, esortazioni al bene, ammonimenti contro il male, esaltazione dell’umiltà, della fede.”

“Signora, la morte è bella quanto la vita fu.”

“Per placare il mio rancore, penso al destino umano. Ogni vita nasconde in sé un briciolo d’eroismo, un eroismo oscuro fatto di abdicazioni, rinunce e acquiescenze sotto l’impietosa sferza della fatalità.”

“Pensandoci, rendo grazie a Dio per i miei occhi che tutti i giorni abbracciano il cielo e la terra. Se la stanchezza morale oggi mi paralizza, domani, però, diserterà il mio corpo. Allora, le mie gambe, liberate, mi porteranno lentamente e, di nuovo, avrò attorno a me lo iodio e l’azzurro del mare. Saranno mie la stella e la nuvola bianca. Il soffio del vento rinfrescherà ancora la mia fronte. Mi stenderò, mi rotolerò, vibrerò. O! Salute, abitami. O! salute…”

“Ti mancava l’ancheggiamento delle negre, lungo i marciapiedi, questa lentezza aggraziata propria dell’Africa, che affascinava i tuoi occhi.”

“E tornasti trionfante. Laureato in legge.”

“Quante speranze avevamo alimentato, disperatamente, speranze che si sarebbero potute concretizzare in felicità duratura ma che abbiamo deluso per abbracciarne altre, che sono miseramente scoppiate come bolle di sapone, lasciandoci la mano vuota?”

“Vai a spiegargli che una donna che lavora non è meno responsabile del proprio focolare di quella che non lavora.”

“Gli insegnanti – da quelli della scuola materna a quelli delle università – formano un nobile esercito dalle gesta quotidiane, mai cantate, mai decorate. Esercito sempre in marcia, sempre vigile. Quell’esercito, eludendo trappole e imboscate, pianta ovunque la bandiera del sapere e della virtù.”

“Ti assegnasti un compito difficile e, non furono tanto la mia presenza, il mio incoraggiamento, a salvarti, ma i libri. Diventati il tuo rifugio, ti sostennero.
Potenza dei libri, invenzione meravigliosa dell’astuta intelligenza umana.”

“Quando inizi a perdonare, c’è tutta una valanga di colpe che ti cade addosso e non ti resta altro che perdonare ancora, perdonare sempre.”

“Una donna è come una palla; chi lancia questa palla non può prevedere i suoi rimbalzi. Non controlla il luogo in cui rotola, ancor meno chi se ne impossessa. A volte a prenderla è una mano che non si immaginava neppure.”

“Per vincere lo sconforto quando vi assedia, ci vuole volontà. Quando si pensa che ogni secondo che passa accorci la vita, si deve profittare intensamente di questo secondo, perché è la somma di tutti i secondi persi o colti che fa fallire o riuscire una vita. Irrobustirsi per arginare i momenti di disperazione e ridimensionarli! Se ci si lascia invadere mollemente dall’amarezza, l’esaurimento nervoso è in agguato. Poco a poco, s’impossessa di tutto il vostro essere.”

“Che appassionante avventura fare di un neonato un uomo sano! Ma quante madri ci riescono?”

“Il cinema, che potente diversivo per combattere l’angoscia.”

“Il valzer satanico delle carte inghiotte il tempo, i beni, la coscienza e non s’arresta che con l’ultimo respiro di colui che è solito batterle”

“Ignori ciò che per me significa sposarsi; è un atto d’amore e di fede, un dono totale di sé all’essere che si è scelto e che ci ha scelto.”

“La sento ancora, con il suo tono persuasivo, consigliarmi: una donna deve sposare l’uomo che l’ama e non quello che lei ama; è il segreto per una felicità duratura.”

“Ah, la gioia d’avere di fronte a sé un’interlocutore, e per di più innamorato.”

“Le donne chiamate casalinghe hanno molti pregi. Il lavoro domestico di cui si fanno carico e che non è retribuito in monete sonanti, è essenziale in una casa. La ricompensa: la pila di biancheria profumata e ben stirata, il pavimento lucido sul quale il piede scivola, l’allegra cucina che odora di salsa. La loro muta azione si percepisce nei minimi dettagli, che hanno la loro utilità: un fiore sbocciato in un vaso, un quadro dai colori appropriati, appeso nel posto giusto.
Ci vuole arte nel sistemare una casa.”

“Il sapore della vita, è l’amore. Il sale della vita è ancora l’amore.”

“Quest’uomo è pieno di qualità. Ma che importanza hanno le qualità nell’incontrollabile legge dell’attrazione!”

“La vita è un eterno compromesso.”

“Il matrimonio non è una catena. E’ l’adesione reciproca a un programma di vita.”

“La vita è davanti, non dietro di te.”

“E poi, si è madri per comprendere l’inspiegabile. Si è madri per illuminare le tenebre. Si è madri per consolare, quando i fulmini squarciano il velo della notte, quando il tuono viola la terra, quando il fango sommerge. Si è madri per amare, senza inizio né fine.”

“Non aggiunsi altro a tutta questa organizzazione. Fu in quel preciso istante che sentii mia figlia staccarsi dal mio essere, come se la stessi mettendo al mondo di nuovo. Non era più sotto la mia protezione. Adesso apparteneva di più a suo marito. Una nuova famiglia stava nascendo sotto i miei occhi.”

“Sono sempre persuasa dell’inevitabile e necessaria complementarietà dell’uomo e della donna.
L’amore, per quanto possa essere imperfetto nel contenuto e nell’espressione, resta il naturale raccordo tra questi due esseri.”

“Sono tutte le famiglie, ricche o povere, unite o spezzate, consapevoli o irriflessive, a costituire la Nazione. La riuscita di una nazione passa quindi, irrimediabilmente, attraverso la famiglia.”

La fata carabina – Daniel Pennac

“Era inverno a Belleville e c’erano cinque personaggi. Sei, contando la lastra di ghiaccio. Sette, anzi, con il cane che aveva accompagnato il Piccolo da panettiere. Un cane epilettico, con la lingua che gli penzolava da un lato.”

“Era ormai a un passo da lei, tutto amore, e fu allora che la donna si voltò, rigida, con un braccio puntato verso di lui. Come se lo indicasse col dito. Solo che in luogo e al posto dell’indice, la vecchia signora brandiva una P38 d’epoca, quella dei tedeschi, un’arma che ha attraversato il secolo senza passare neanche un filino di moda, un’antichità sempre moderna, un arnese tradizionalmente omicida, dall’orifizio ipnotico.
E la vecchia premette il grilletto.”

“Un omicidio, dunque, e tre testimoni. Solo che, quando gli arabi non vogliono vedere, proprio non vedono. E’ una loro strana, tipica abitudine. Deve avere a che fare con la loro cultura o forse con qualcosa che hanno capito troppo bene della nostra.”

“Ma mi stia bene a sentire, Malaussene: non creda di smettere di essere capro espiatorio solo perché si prende una vacanza. Capro lei lo è fino al midollo. Guardi, se in questo istante stessero cercando in città il responsabile di una qualche grossa stronzata, lei avrebbe tutte le possibilità di essere scelto.”

“Ritagliava la musica nella notte con piccoli colpi affilati di archetto.”

“E il passaggio del suo archetto sulle corde produsse uno di quei suoni esitanti di cui solo il violino ha l’orribile segreto.”

“Uno crede di portare fuori il cane a fare pipì mezzogiorno e sera. Grave errore: sono i cani che ci invitano due volte al giorno alla meditazione.”

“Nel giornalismo come lo concepisco io, Benjamin, le ragioni di scrivere sono le mie uniche ragioni di vivere.”

“Come tutti i marinai, aveva una faccia da saltimbanco distrutto dalla noia e dal gioco dei dai.”

“Così è la vita: ci sono i conosciuti e gli sconosciuti. I conosciuti ci tengono a farsi riconoscere, gli sconosciuti vorrebbero rimanere tali, e a tutti e due va male.”

“Si può interrogare chiunque, in qualsiasi situazione. E’ raro che siano le risposte a dare la verità, più spesso è il concatenamento delle domande.”

“Il torrente è contro di me, ma niente può fermare l’uomo che corre quando non ha più meta.”

“Non si tratta di credere o non credere, Ben, si tratta di sapere quel che si vuole. E quello che si vuole non è altro che l’Eternità.”

“La felicità individuale ha il dovere di produrre delle ripercussioni collettive senza le quali la società è soltanto un sogno da predatori.”

“Lei è capro espiatorio, porco cane, se lo ficchi bene in testa una volta per tutte, lei è capro espiatorio fino al midollo, e in questo il suo talento è pari al mio nell’editoria! Lei sarà sempre agli occhi di tutti colpevole di tutto, eppure se la caverà strappando lacrime alle peggiori canaglie, sempre! Purché non metta mia in dubbio il suo ruolo. Lo metta in dubbio anche una sola volta e sarà lapidato!”

“Avviso a tutti gli apprendisti capri espiatori: un buon capro deve sempre andare incontro al cazziatone, battersi il petto ancor prima di essere accusato, è un principio fondamentale. Piazzarsi davanti al plotone, sempre, e sollevare su di esso uno sguardo da far inceppare i fucili.”

“L’ha portata a Venezia, al Danieli!”

“Io sono nato nel vino e vaffanculo!”

“Vi racconterò la storia della fata Carabina.”

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: