Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Oliver Twist – Charles Dickens

“Tra gli edifici pubblici in una certa cittadina che per svariati motivi sarà il caso di non menzionare, e alla quale non verrà neppure attribuito un nome fittizio, ne esiste uno di un tipo un tempo comune alla maggior parte delle città, grandi e piccole: un ospizio; in questo ospizio nacque – in un giorno mese e anno che non vedo l’a necessità di specificare in quanto l’informazione, almeno a questo stadio degli eventi, non sarebbe di alcuna utilità per il lettore – l’esemplare di umanità il cui nome compare nel titolo di questo capitolo.”

“Il medico glielo depose tra le braccia. Lei gli premette appassionatamente sulla fronte le labbra fredde ed esangui; gli sfiorò il viso con le mani; rivolse intorno a sé uno sguardo allucinato; rabbrividì; ricadde all’indietro – e spirò.”

“Ma ora che era avviluppato nelle vecchie fasce di tela che nel corso della loro sempre uguale funzione erano diventate giallastre, era ormai catalogato ed etichettato, e rientrò di colpo nel suo posto – il trovatello del Comune – l’orfano dell’ospizio – l’umile bestia da soma mezzo morta di fame – destinato a transitare per il mondo a sberle e scapaccioni – disprezzato da tutti, compatito da nessuno.”

“Vorrei tanto che uno di quei filosofi bel pasciuti, nel cui corpo carne e bevande si trasformano in bile, che hanno sangue di ghiaccio e cuore di ferro, avesse potuto vedere Oliver Twist trangugiare quelle fini vivande che in cane aveva disdegnato. Mi piacerebbe che avesse potuto assistere alla spaventosa avidità con cui Oliver sbranò quei bocconi con tutta la ferocia della fame. C’è una sola cosa che mi piacerebbe più di questo: vedere il filosofo consumare lui stesso lo stesso genere di pasto, con il medesimo godimento.”

“Al primo raggio di luce che si insinuò tra le fenditure delle imposte, Oliver si alzò e aprì nuovamente la porta. Un timido sguardo in giro – la pausa di un’esitazione – e la rinchiuse dietro di sé, ritrovandosi sulla via.”

“La pietra presso la quale s’era seduto recava scritta a grandi lettere l’informazione che la distanza tra quel punto e Londra era esattamente di settanta miglia. Quel nome suscitò una nuova catena di pensieri nella mente del ragazzo. Londra! Grande immenso luogo! Lì nessuno, neppure il signor Bumble, sarebbe mai riuscito a scovarlo!”

“In un tegame che stava sul fuoco ed era assicurato alla mensola con un pezzo di spago, cuocevano alcune salsicce; davanti a queste, con un forchettone in mano, c’era un ebreo raggrinzito molto vecchio, la cui faccia perfida e repellente era seminascosta da un’arruffata capigliatura rossa. Indossava un’unta palandrana di flanella, che gli lasciava scoperta la gola, e sembrava stesse dividendo l’attenzione tra il tegame e uno stendibiancheria dal quale pendevano un gran numero di fazzoletti di seta.”

“Al ladro! Al ladro! Il grido venne raccolto da cento voci, e la folla si infoltisce a ogni cantone svoltato. Volano via, sguazzando nel fango, martellando con i tacchi i marciapiedi; su vanno le finestre, fuori sciama la gente; avanti procede la calca; un’intera platea abbandona lo spiazzo antistante la baracca dei burattini nel più fitto della trama e, mescolandosi alla massa impetuosa, gonfia il clamore e dà nuovo vigore al grido. Al ladro! Al ladro!
Al ladro! Al ladro! C’è una smania di dar la caccia a qualcosa profondamente radicata nel cuore umano.”

“A poco a poco cadde in quel profondo sonno tranquillo che solo la sortita da una recente sofferenza concede, quel riposo sereno e quieto da cui fa male risvegliarsi. Chi, se questa fosse la morte, vorrebbe ridestarsi a tutte le lotte e i tumulti della vita, a tutte le preoccupazioni per il presente, alle ansie per il futuro; e, più di ogni altra cosa, alle logoranti memorie del passato.”

“C’è qualcosa in una donna infuriata – specialmente se aggiunge alle sue altre forti passioni gli impulsi spietati della temerarietà e della disperazione – qualcosa che a pochi uomini piace risvegliare.”

“In breve, lo scaltro vecchio ebreo aveva in pugno il ragazzo; e avendo con la solitudine e la cupezza preparato la sua mente a preferire qualsiasi compagnia a quella dei propri tristi pensieri, e in un luogo così deprimente, ora stava goccia a goccia instillando nella sua anima il veleno con cui contava di annerirla, cambiandone per sempre il colorito.”

“Mentre avanzava furtivo rasentando muri e androni, l’orribile vecchio sembrava un rettile repellente che, nato dalla fanghiglia e dal buio in cui si muoveva, strisciava nottetempo in cerca di qualche ricco resto di carcassa con cui banchettare.”

“Fino a che punto un’inezia può disturbare la serenità delle nostre fragili menti.”

“Oh, se quando opprimiamo e schiacciamo i nostri simili dedicassimo un solo pensiero alle oscure prove dell’errare umano che, come nuvole dense e pesanti, salgono, lente sì, ma non meno inarrestabili, al cielo, per scaricare sul nostro capo la vendetta; se udissimo per un solo istante, nell’immaginazione, la profonda testimonianza delle voci dei defunti, che nessun potere può soffocare e nessuna arroganza zittire, dove finirebbero il male e l’ingiustizia, la sofferenza, il patimento, la crudeltà e i torti, che la vita quotidiana porta con sé.”

“Quelli che guardando la natura e i loro simili dichiarano che tutto è buio e cupo, potranno anche dire il vero; però quelle tinte scure sono il riflesso dei loro occhi e dei loro cuori maldisposti.”

“C’è un genere di sonno che si insinua talvolta dentro di noi, un sonno che pur tenendo il corpo prigioniero non libera la mente dal senso delle cose che la circondano, e le consente di vagare a suo piacimento.”

“Togliete la veste al vescovo o il cappello e i galloni al messo: che cosa diventano? Uomini. Semplici uomini. L’autorità, persino la santità, talvolta, sono questione di giacca e panciotto più di quanto qualcuno immagini.”

“Aveva una decisa propensione per la prepotenza; ricavava un piacere non indifferente dall’esercizio della piccola crudeltà; e di conseguenza era (inutile dirlo) afferro da codardia.”

“Tutta la pioggia che è mai caduta o che mai cadrà non potrà mai spegnere il fuoco dell’inferno che un uomo è capace di portarsi dentro.”

“Maledizione, sono sfinito come un avvocato…”

“Ringraziate il cielo in ginocchio, cara signorina – esclamò la ragazza – perché avete avuto persone care che vi hanno seguito e curato quando eravate bambina, e perché non vi siete mai trovata preda del freddo e della fame, in mezzo alle risse e all’ubriachezza – e a qualcosa di ancora peggio – come è accaduto a me fin dalla culla: posso usare questa parola perché tale sono stati per me vicoli e bassifondi, così come saranno il mio letto di morte.”

“la forca – continuò Fagin – la forca, mio caro, è un gran brutto cartello indicatore, perché mostra una svolta molto rapida e brusca che sulla via maestra ha interrotto tante carriere di gente di fegato.”

“Si trovò in mezzo a una folla, soprattutto donne, stipata in uno stanzone sudicio che puzzava di chiuso, in fondo al quale c’era una piattaforma rialzata cinta da una ringhiera che la separava dal resto, con la gabbia per gli imputati a sinistra contro il muro, un banco per i testimoni nel mezzo, e lo scranno dei magistrati sulla destra: q quest’ultimo terribile sito era schermato da un tramezzo che nascondeva il seggio alla vista comune, lasciando al volgo il compito di raffigurarsi con l’immaginazione (qualora ne fosse capace) la piena maestà della giustizia.”

“La mezzanotte era giunta sopra la moltitudine della città. Il palazzo, la bettola notturna, la galera, il manicomio – le sedi della vita e della morte, della salute e della malattia – il volto irrigidito della salma e il sonno quieto del bambino – la mezzanotte era su tutti loro.”

“Un turco volge il viso a Oriente, dopo esserselo ben lavato, quando recita le sue preghiere; queste persone perbene, dopo essersi strofinate la faccia contro il mondo per cancellarne il sorriso, si rivolgono, non meno regolarmente, verso il lato più oscuro del cielo. Tra il musulmano e il fariseo, sto col primo.”

“In quell’ora immobile e muta l’ebreo vegliava in attesa nella sua vecchia tana, con un volto così stravolto e pallido, e due occhi così arrossati e iniettati di sangue, che più che un uomo sembrava un orribile spettro, ancora umido della fossa e tormentato da uno spirito maligno.”

“E’ una storia vera di dolore e tribolazioni e pena, giovanotto – rispose il signor Brownlow, – e lunghe sono di solito le storie di questo genere; se fosse di letizia e felicità incontaminate, sarebbe brevissima.”

“Di tutte le urla spaventose che mai caddero su orecchio mortale, nessuna poté superare la collera della folla furibonda.”

“Il grido del cancelliere impose il silenzio, e con il fiat sospeso tutti volsero lo sguardo alla porta. La giuria rientrò, passandogli vicino. Non riuscì a ricavare nulla da quelle facce; sembravano fatte di pietra. Seguì un silenzio assoluto – non un fruscio – non un respiro – Colpevole.”

“Appeso per il collo fino a che morte non sopraggiunga – finiva così. Appeso per il collo fino a che morte non sopraggiunga.”

“Con quale schianto sferragliante si apriva la botola; e quanto repentinamente si mutavano da uomini forti e vigorosi in penzolanti mucchietti di indumenti!”

“Quando uscirono albeggiava. Una grande moltitudine s’era già radunata; le finestre erano gremite di gente che fumava e giocava a carte per ingannare il tempo; la folla spingeva, litigava, scherzava. Ogni cosa parlava di vita e di animazione, tranne un solo gruppo di oggetti nel centro stesso di tutto ciò – il nero palco, le travi incrociate, la corda, tutto l’orrendo apparato di morte.”

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