Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

L’arte della gioia – Goliarda Sapienza

“Ed eccovi me a quattro, cinque anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono né alberi né case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno.”

“Mi trovo ora nel buio della stanza dove si dormiva, si mangiava pane e olive, pane e cipolla. Si cucinava solo la domenica. Mia madre con gli occhi dilatati dal silenzio cuce in un cantone. Non parla mai, mia madre. O urla, o tace.”

“E dai cu stu mari! Cocciuta sei! Cento volte te lo spiegai, cento volte! Il mare è una distesa d’acqua fonda come l’acqua del pozzo che sta fra il nostro podere e quella catapecchia che è la vostra casa. Solo che è blu, e che per quanto giri l’occhi non puoi vedere dove finisce.”

“Che belli i nomi dei fiori: gerani, ortensie, gelsomino, che suoni meravigliosi!”

“Eh, la giovinezza, che cosa bella e raggiante che è!”

“Ieri sera, al tramonto, mi venga un colpo se non dico la verità, sembrava una rosa pallida indorata dal sole. E se fossi un’ape non avrei altro desiderio che di posarmi sul bocciolo di rosa che sono le tue labbruzze.”

“Una volta fui a Catania, una grande città che sta lontano, molto lontano da qui, giù vicino al mare. In questa città c’era – chissà se c’è ancora, io parlo di tanti anni fa – un giardino sterminato che chiamavano Villa Bellini.”

“Come si dice a Catania, sant’Agata prima l’hanno rubata e poi l’hanno incancellata…”

“La farsa, se si ride troppo, finisce sempre in grande amarezza.”

“Aprile lusinga col suo falso calore. T’accarezza con mani sicure, ma è pronto ad abbandonarti al veleno dell’umido appena l’ombra cala.”

“Allora il dolore, l’umiliazione, la paura non erano, come dicevano, una fonte di purificazione e beatitudine. Erano ladri viscidi che di notte, approfittando del sonno, scivolavano al capezzale per rubarti la gioia di essere viva.”

“Stanca la vista della giovinezza.”

“Lei era di Palermo, e ne era molto orgogliosa. Odiava Catania: catanisi soldu fausu, diceva sempre. E io mi divertivo a sfruculiarla.”

“Noi siamo di Catania. Là il Monte dà la vita con la neve e la morte con la lava.”

“Così, per la prima volta in vita mia, fui amata amando, come dice la romanza. Cosa così rara che ancora adesso ricordo la sensazione di leggerezza che mi faceva aprire gli occhi al mattino, sicura della nuova avventura che sarebbe nata da lei e me abbracciate.”

“Se vuoi saperlo: qua a Dio ci crediamo, ma ai preti e alle monache poco, molto poco.”

“Io le insegnerò a trattare con quei ladri di avvocati e notai…”

“C’era sempre qualche causa in corso. Il codice civile, la principessa me lo aveva dato dicendomi: – Guardatelo, è l’unico modo per non farsi rubare troppo da avvocati, sensali e notai.”

“Io povera sono, vero Mimmo? Povera, e devo farmi forte col leggere e studiare, cercando in me e negli altri la chiave per non soccombere. Ce ne erano stati tanti che, nati poveri, si erano salvati con l’ingegno e la forza che dà il sapere… Lì, davanti a me, in fila nell’immensa libreria, mostravano il loro nome luccicante sul dorso bruno e oro di quei volumi.”

“Col tempo scoprii che non solo quando cantavo o gli raccontavo le fiabe Ippolito era felice, ma anche quando leggevo ad alta voce (forse perchè sillabavo le parole). Lui ascoltava incantato e io imparavo di più.”

“Beatrice cara, perchè non cerchi di pensare anche ai lati positivi di quello che accade? Niente è completamente negativo nella vita.”

“Mai rifiutarsi di vedere i lati sgradevoli della vita; non conoscendoli la realtà li ingigantisce nella fantasia trasformandoli in incubi incontrollabili.”

“La paura e l’umiliazione sono il seme dell’odio e dell’inimicizia. E anche l’invidia, così era scritto.”

“Scusami, picciridda, di sta fretta, è che da tanto ti volevo e tu proprio niente sai fare. Piano piano, col tempo, t’insegno a venire anche a te. Niente vi insegnano le vostre madri, e tocca all’uomo poi…”

“…e non solo il mare Modesta: i negozi, il mercato, guarda quanto è grande Catania bella…”

“Ormai cominciavo a conoscere la belva-uomo e sapevo che a noi appare pazzia ogni volontà negli altri a noi contraria, e ragionevolezza quello che ci è favorevole e ci lascia comodi nel nostro modo di pensare.”

“Sì, doveva spingerlo a uscire quell’estraneo già forte di una sua volontà di vita autonoma. Lo sentiva che era deciso a vivere a costo di uccidere. E con un’ultima spinta, che dalle spalle la percosse fino a tagliare con un colpo secco il bassoventre, le cosce lo sentì cadere da sè con un tonfo muto, nel vuoto.
No. L’avevano afferrato. Mani lo alzavano, lo sbattevano contro il chiarore lattiginoso della finestra. Doveva essere l’alba, gli uccelli urlavano. Sempre all’alba urlano gli uccelli. E anche lì, sbattuto tra quelle mani, grida uscivano da quella parte mutilata del suo corpo affaticato.
Perché gridava così? Piangeva per la sua vita conquistata, o perché nel segreto di quell’atto carnale, quell’essere sapeva di aver quasi ucciso per la sua vita? Solo il mio corpo e il suo sapevano il significato segreto di quella lotta mortale e senza ostilità: ognuno per la propria vita.”

“Non ero vecchia. Ero solo uscita dalla primwa giovinezza e avevo già un passato. Quella stanchezza non era che la nostalgia per qualcosa che s’è avuto e si pensa che non tornerà più.”

“Catania! Catania! Guarda quanto è bella Modesta, guarda! E anche tu, Ediprando, guarda la tua città.”

“A che cosa si era sacrificata? Al dovere di un nome da tenere alto nella considerazione degli altri o ai propri occhi?”

“Avevano spalancato i battenti del Banco di Sicilia, ed ecco il primo impiegato attraversare la strada. Non era un piccolo impiegato, lo si vedeva dal taglio perfetto del vestito scuro e dal bastone agile e lucido. Quell’uomo aveva sicuramente lo stesso sguardo fisso e duro dell’avvocato Santangelo e si preparava alla sua giornata di superiore, lieto di dare ordini e umiliare. No, non sarei diventata l’impiegata del mio patrimonio.”

“Imparai a leggere i libri in un altro modo. man mano che incontravo una certa parola, un certo aggettivo, li tiravo fuori dal loro contesto e li analizzavo per vedere se si potevano usare nel mio contesto.”

“Ma perché non si può essere felici sempre? Perché c’è sempre qualcosa che intralcia la nostra felicità?”

“Bisogna rapidamente allontanarsi da qualsiasi luogo dove la consuetudine ha ucciso l’obiettività.”

“L’amore non è un miracolo, Carlo, è un’arte, un mestiere, un esercizio della mente e dei sensi come un altro.”

“E ora che la sua vita in onde sale fra la mia lingua e il palato, non lo posso lasciare e vengo con lui succhiando quel seme sconosciuto che dal profondo del suo essere viene a dissetare la bocca bruciata dall’arsura. Sapore aspro e dolce, resina d’albero, o quagliato latte d’uomo nato anche lui per allattare.”

“Soldi s’hanno a dare, certo, perché questo Mussolini è l’unico che l’ordine ci può assicurare – un vero Crispi è, giuraddio! – ma non l’anima… Ai giovani con arte fina s’è rivolto, e le loro fantasie ha infiammato contro i vecchi. Astuto è stato, perché da quando mondo è mondo i giovani fanno presto a prendere fuoco. Eh! date a un caruso un Orlando e un Rinaldo, fatelo sognare con parole nuove e divise nuove, fategli credere che sarà padrone, e schiavo ti diventa senza saperlo.”

“Facile è prendersi il lusso di fare l’agnello, quando la natura t’ha accordato il favore di nascere lupo.”

“Eh, tante cose si possono insegnare: andare a cavallo, fare all’amore, ma la propria esperienza a nessuno si può dare. Ognuno la propria, con gli anni, si deve fare, sbagliando e fermandosi, tornando indietro e ricominciando il cammino.”

“L’amore suca, come vetro fa diventare!”

“Chi muore ha torto, solo chi vive ha ragione.”

“Grida Mattia levandosi in piedi. Il suo corpo nudo nello specchio dell’alba stupisce le mie pupille. Non devo fissare la bellezza di quelle membra. Nei moti della sua schiena compatta, scorza d’albero giovane, scruto un futuro a me estraneo. E anche se il desiderio di chiamarlo e stringerlo a me è forte, chiudo gli occhi: non devo lasciare che la sua immagine si insinui nel mio essere.”

“Ho voglia di uscire, correre in quel sole gioioso che ripete: sei libera. Dolcezza di non aspettare più, di non dipendere più da un’altra volontà. Nessuno mi toglierà più questa dolcezza.”

“Le cose non dette marciscono dentro di noi.”

“Mi perdo nei tuoi occhi, non mi cacciare… hai nello sguardo come un vento che trascina.”

“Cancia la vita quannu u padri mori.”

“Forse non eravamo che pesci smorti in un acquario.”

“La guerra si sposta lenta, ma tutto cancella, tutto fa deserto: case, colture, sentimenti.”

“A volte sta vita mi pare tutta un’attesa in una trincea melmosa.”

“Si dice che se una femmina per prima ti nasce, altri due o tre ne chiama. E per avere un maschio s’ha da penare.”

“Capisco il tuo sorriso, Carlo, i morti non vogliono che si muoia con loro, ma che li si tenga in vita, nei pensieri, nella voce, nei gesti.”

“Chiunque abbia avuto l’avventura di doppiare il capo dei trent’anni, sa quanto sia stato fativoso, aspro ed eccitante scalare il monte che dalle pendici dell’infanzia sale sino alla cima della giovinezza, e quanto rapido, una cascata d’acqua, un volo geometrico d’ali nella luce, pochi attimi e… ieri avevo le guance integre dei vent’anni, oggi – in una notte? – le tre dita del tempi mi hanno sfiorato, preavviso del breve spazio che resta e del traguardo ultimo che inesorabile attende… Primo, menzognero terrore dei trent’anni.”

“I tempi cambiano e s’ha da essere cauti: osservarli e vedere come s’ha da agire.”

“Ci sono città ricche di ogni ben di Dio, porti grandi dove piroscafi vanno e vengono carichi di tesori. Ma dietro la facciata ben pitturata di palazzi sontuosi, le stesse strade contorte in spasimi di fame, la stessa misera litania di povertà e costrizione, solo appena appena più nascosta e più rassegnata.”

“Quannu dai gioia ai bambini, loro subito te la ridanno centuplicata.”

“E’ l’ambiente che fa l’uomo.”

“Oh, Modesta, mi insegni ad essere felice! Perchè lei ha scelto di essere felice.”

“I morti hanno torto se dopo la loro morte non c’è qualcuno che li difenda.”

“Non c’è niente da fare, come diceva mia madre, ogni dieci anni bisogna rileggere i libri che ci hanno formato se si vuol venire a capo di qualcosa.”

“Ritenersi indispensabili a degli esseri umani giovani, senza difesa, solo perché li nutri è il paternalismo più atroce.”

“Quando si ama è sempre la prima volta.”

“La corda dell’amore oscilla sempre legata fra l’albero dell’ansia e l’albero della paura. Come la vita, ha in sé il ricordo costante della morte da sconfiggere, e non questo vuoto verso di te che m’ha preso ora.”

“Le parole nutrono, e come il cibo vanno scelte bene prima di ingoiarle.”

“Perché non si può essere felici sempre?”

“Un buon avvocato sa quando la causa è perduta.”

“A volte, a me mediterraneo d’origine, è sembrato scorgere la fonte di questa nostalgia nell’assenza del mare: il mare come liberà, giovinezza, possibilità d’avventura.”

“C’è un limite preciso nell’aiutare gli altri. Oltre quel limite, a molti invisibile, non c’è che volontà di imporre il proprio modo d’essere.”

“La bontà, la non cattiveria è un lusso. I poveri, io sono stata povera e lo so, i poveri non hanno il tempo per essere buoni.”

“Ma per chi vive, ieri è solo servito come concime per questo oggi nuovo, tangibile, pieno di sole.”

“Stella mia, nella nostra epoca si parlava piano a tavola, le candele non facevano rumore, era come una mite luce rispettosa del pasto… Le lampadine scricchiolano nel cervello, la radio suona dall’altra parte del salone, dimenticata, il telefono squilla: forse altri invitati… Un aereo romba basso, da qualche notte quell’aereo fantasma puntuale gira intorno alla casa e loro non lo sentono. O sto invecchiando? Come comincia la vecchiaia? Con graffiature di punti acuminati nella testa?”

“Saltare o lasciarsi andare e dimenticare? Ecco il senso nascosto della parola vecchiaia: un disertare la vita che dà conforto, un lasciare il campo spazzato, mitragliato dal fuoco di voci giovani, di giovani emozioni. Il giovane ti ricorda che devi invecchiare, forse desidera la tua vecchiaia e forse anche la tua morte, e tu ti trovi a dirti: stancano, parola sciocca che nasconde invidia e paura. E la paura ti spinge a farti vecchia, incutere loro soggezione col fuoco della saggezza. E con la soggezione ricacciarli indietro: fuoco contro fuoco come in guerra.”

“Teorie di uccelli di ferro stanno solcando il cielo ignorando il misero quadrato di terra in mezzo al mare. Dove vanno a vomitare il loro fiato di morte? Certo in posti più attraenti, pieni di gente e di vita.”

“Può una gioia trapassarti come un fulmine e squarciarti il corpo? Inchiodata da quella gioia non faccio in tempo a vederlo e svengo fra le sue braccia.”

“Lo vedete come fa la mia mamma bambina? Manco le parlo ca già gira l’occhi scappannu pi banni e banni. Ma unni va? Ccà vicinu a mia hai a stari: madre mi sei e miniera mia!”

“…all’usciere che soddisfatto del suo misero potere mi fa entrare con inchini borbonici…”

“Il caffè, si sa, per noi che ne siamo stati privati per tanti anni è ancora un prodigio e colma il vuoto di smarrimento.”

“E’ incredibile ma non finirò mai di stupirmi davanti a un piccolo rubinetto che giri senza sforzo con due dita e puoi avere fiumi d’acqua calda a disposizione. Lo sai che un tempo si doveva scaldare l’acqua e riempire delle vasche piccole piccole? Sempre che l’acqua ci fosse! Che tempi orrendi, Prando! Puzza di sudore, cimici e pruriti.”

“Ora qui nell’isola grande con questi americani siamo pieni di sigarette… fa sognare la sigaretta e tiene compagnia.”

“Farsi e disfarsi delle abitudini, così si deve campare.”

“Il giovane serve, produce, sgrava i figli, fa la guerra prima di avere coscienza di se stesso. Ma a quarant’anni, a cinquanta, l’essere umano – se non è perito nella guerra sociale continua – diventa pericoloso, si pone dubbi, richiede libertà, riposo, gioia. Anche la parola vecchiaia mente, Modesta, è stata rimpinzata di fantasmi paurosi come la parola morte per farti stare calma, ossequiosa di tutte le leggi costituite. Chi sa cos’è la vecchiaia? Quando comincia? Al tempo di Stendhal una donna a trent’anni era vecchia. Io a trent’anni ho appena cominciato a capire e a vivere. Chi ha osato varcare la soglia di quella parola senza ascoltare pregiudizi, luoghi comuni? Forse più di quanti immagini se puoi incontrare nei cantoni visi sereni, sguardi calmi e sapienti. Ma nessuno ha osato mai parlare per timore – sempre l’eterno timore – di rovesciare i falsi equilibri stabiliti.”

“E’ ora di muoversi, di lottare con tutti i muscoli e i pensieri in quella partita a scacchi con la Certa che attende. E ogni anno rubato, vinto, ogni ora strappata alla maschera del tempo, si fa eterna in quella partita finale.”

“Come ridire quel pomeriggio d’estate sdraiata sullo scoglio, sfiorata dalle ultime carezze del sole che cala? come ridire la gioia di quella scoperta? come raccontarla agli altri? come comunicare la felicità di ogni atto semplice, di ogni passo, di ogni incontro nuovo… di visi, libri, tramonti e albe e pomeriggi domenicali sulle spiagge assolate?”

“Vecchio, mi chiami, e hai ragione. Perché mi hai messo al mondo se sapevi che dovevo diventare vecchio?”

“Dovevo scegliere te e cacciare la vita?”

“Sempre quando finisce una festa, uno spettacolo, ci si sente soli, qualcosa se ne va lasciando dentro tante piccole morti, piccole perle gelide e rosate come queste che porti al collo, Bambù.”

“Che vale fare esperienze se non si torna poi a raccontarle nella piazza del tuo paese, al bar, agli amici?”

“La lontananza insegna. Solo quello che s’è perduto si comprende fino in fondo.”

“Hitler fu tradito ma il suo sogno si avvererà: un’Europa unita con a capo il genio germanico.”

“La scoperta della poesia! Ecco cosa doveva fare: tornare nella sua stanza e riprendere a leggere. Voci nuove la chiamavano dalle copertine: Kerouac, Burroughs e quell’altro…”

“No, non rimpiango niente del passato, ma da tempo ho capito anche la menzogna che si maschera sotto la parola progresso, e mi consolo andando in giro a fotografare le cose che presto spariranno…. Le ultime trattorie di Roma, le ultime bettole… ho centinaia di fotografie della Civita… Hanno demolito vicolo per vicolo, casa per casa.”

“Tu sei uomo, Marco, e non sai nel tuo corpo, o sapevi e poi nella fretta di agire hai dimenticato, le metamorfosi della materia e tremi un pò a questa parola. Ma se ti stringi a me, io, donna, ti aiuterò a ricordare e a non temere quel che deve mutare per continuare a essere vivo.”

“…il silenzio bianco delle tonnare abbandonate, esiliate dal mare e dagli uomini ma sempre percorse dai fantasmi dei tonni che lì sostano a ricercare il perché della loro vita e della loro morte, le correnti eterne dei mari che intorno all’isola s’incontrano e ora la serrano, ora la liberano, mutando sempre d’intensità e colore…”

“No, non si può comunicare a nessuno questa gioia piena dell’eccitazione vitale di sfidare il tempo in due, d’essere compagni nel dilatarlo, vivendolo il più intensamente possibile prima che scatti l’ora dell’ultima avventura.”

“Racconta, Modesta, racconta.”

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