Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

L’esclusa – Luigi Pirandello

“Antonio Pentàgora s’era già seduto a tavola tranquillamente per cenare, come se non fosse accaduto nulla.
Illuminato dalla lampada che pendeva dal soffitto basso, il suo volto tarmato pareva quasi una maschera sotto il bianco roseo della cotenna rasa, ridondante sulla nuca.”

“Fece con una mano le corna e le agitò in aria.
Caro mio, vedi queste? Per noi, stemma di famiglia!”

“La gente pigliamo moglie, come si piglia in mano la fisarmonica, che pare chiunque debba saperla suonare. Si, a stendere e a stringere il mantice, non ci vuol molto; ma a muover le dita di quella maniera per pigiare su i tasti, lì ti voglio!”

“Ci sono però di questi tali, che quando possono dir male di uno, pare che ingrassino.”

“Chi vuol morire, muoja. Io m’ingegno di campare.”

“Si sa, per altro, che le mogli è il loro mestiere d’ingannare i mariti.”

“Ognuno vuol farne esperienza da sé.”

“Ora la casa paterna, lasciata da circa due anni, lo riprendeva, con tutte le reminiscenze, con l’oppressione antica.”

“E domani? Che sarebbe stato domani, quando tutto il paese avrebbe saputo ch’egli aveva scacciato di casa la moglie infedele.”

“La vita, eh? che miseria…”

“In tanti anni di matrimonio, ella era riuscita con le dolci maniere ad ammansarlo un po’, perdonandogli anche, spesso, torti non lievi, senza mai venir meno tuttavia alla propria dignità e pur senza fargli pesare il perdono.”

“Così passavano lentissimamente i giorni della triste attesa.”

“La chiesa, deserta, aveva un silenzio misterioso, assorbente, nella cruda immobile frescura insaporata d’incenso. La solenne vacuità dell’interno sacro, quasi sospeso agli immani pilastri, alle ampie arcate, dava all’anima, in quella penombra, un senso d’oppressione.”

“Vedeva addensarsi, concretarsi intorno a lei una sorte iniqua, ch’era ombra prima, vana ombra, nebbia che con un soffio si sarebbe potuta disperdere: diventava macigno e la schiacciava, schiacciava la casa, tutto; e lei non poteva più far nulla contro di essa. Il fatto. C’era un fatto. Qualcosa ch’ella non poteva più rimuovere; enorme per tutti, per lei stessa enorme, che pur lo sentiva nella propria coscienza inconsistente, ombra, nebbia, divenuta macigno: e il padre che avrebbe potuto scrollarlo con fiero disprezzo, se n’era lasciato invece schiacciare per primo. Era forse un’altra, lei, dopo quel fatto?”

“Non è affar mio, lo sai. Noialtri, di corna negoziamo.”

“La Giustizia comanda, noi portiamo il gamellino.”

“L’invidia da un canto, dall’altro gl’intrighi spezzati, le aspirazioni deluse trassero agevolmente dalla calunnia una scusa alla loro sconfitta.”

“Ora, ora intendeva lo stupore doloroso della madre e della sorella all’annunzio della sua animosa determinazione. E ancora non le era arrivata agli orecchi la calunnia di cui la gente onesta si armava per osteggiarla, per ricacciarla bene addentro nel fango da cui smaniava d’uscire!”

“E pur nondimeno ritengo che, se la gente sparla, non ha tutti i torti… Che vuole che si capisca d’esami fatti più o meno bene” Si pensa all’intrigo, si pensa!”

“Io ho tentato di alzare la testa, è vero? ebbene, e lui, giù! vorrebbe farmela riabbassare, giù! giù! nel fango in cui m’ha gettata! Questo vuole! Io non debbo più respirare; non debbo cancellarmi dalla fronte, qua, il marchio, il marchio con cui ha creduto di bollarmi.”

“Tu m’intendi! Abbiamo la disgrazia di vivere in un piccola città, dove certe cose non si sanno perdonare, ne dimenticare….”

“Meglio, meglio chiudersi in un sogno continuo, sopra le volgarità e le comuni miserie dell’esistenza quotidiana, sopra il giogo livellatore delle leggi a un palmo dal fango, rete protettrice dei nani, ostacolo e pastoja a ogni ascensione verso un’idealità!”

“Ma sa, signora mia, la maldicenza com’è? dove non può mettere i piedi, mette le scale…”

“Una profonda malinconia le stringeva la gola. Non pensava a nulla, e piangeva. Perché? Vago, ignoto dolore, pena d’indefiniti desiderii… Si sentiva un po’ stanca, non di ispirito, ma nnel corpo: stanca…”

“Le opinioni sono false? Le credere ingiuste e dannose? Ribellatevi, perdio, invece di scherzarci su, di farvi su sgambetti e smorfie, camuffando l’anima da pagliaccio! No: voi da un canto piegate il collo al giogo, e deridete dall’altro la vostra supinità. E’ arte da tristi buffoni.”

“Un altro pugno di fango. La persecuzione ancora, da lontano. Calunnie ancora e villanie.”

“Innocente, per essersi difesa con inesperienza da una tentazione non onostante la prova della sua fedeltà: in compenso l’infamia; in compenso, la condanna cieca del padre! e tutte le conseguenze di essa aggiudicate poi come colpe a lei: il dissesto la rovina, la miseria, l’avvenire spezzato della sorella; e poi l’infamia ancora, il pubblico oltraggio d’una folla intera senza pietà ad una donna sola, malata, vestita di nero.”

“Da umile, oltraggiata; da altera, lapidata di calunnie.”

“Non era venuto anche per lei il tempo di rivivere?”

“Un’ora breve di dolore c’impressiona lungamente; un giorno sereno passa e non lascia traccia.”

“Quanto imminente e fosco era dalla parte dei monti lo spettacolo, tanto vasto e lucente si spalancava dalla parte opposta. Tutta la città, distesa immensa di tetti, di cupole, di campanili, tra cui, gigantesca, la mole del Teatro Massimo, si offerse a gli occhi di Marta, e il mare sterminato in fondo, riscintillante al sole, sotto i cui raggi Monte Pellegrino rossigno pareva sdrajato beatamente.”

“Oh, mia cara, quando io dico: La coscienza non me lo permette – io dico: Gli altri non me lo permettono, il mondo non me lo permette. La mia coscienza! Che cosa credi che sia questa coscienza? E’ la gente in me, mia cara! Essa mi ripete ciò che gli altri le dicono.”

“Se tu amassi più, penseresti meno.”

“Ah! Non bisogna trattenersi mai tanto nel sogno, caro mio, che l’urto della realtà sopravvenga! Quante volte non me lo sono ripetuto…”

“Pensaci! Innocente, ti hanno punita, scacciata, infamata; e ora che tu, spinta da tutti, perseguitata, non per tua passione, non per tua volontà, hai commesso il fallo – per te è tale! – il fallo di cui t’accusarono innocente, ora ti riprendono, ora ti rivogliono! Vacci! Li avrai punti tutti quanti, come si meritavano!”

“il compianto… poi, con l’andar dei giorni, la calma desolata in cui il cordoglio s’assopisce; e man mano le strane piccole sorprese nel vedere, nel sentire che la vita ha seguito e segue tuttavia il suo corso, e noi… noi con essa. I morti? I morti sono lontani…”

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