Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Todo Modo – Leonardo Sciascia

“Credevo di aver ripercorso, a rebours, tutta una catena di causalità; e di essere riapprodato, uomo solo, all’infinità possibilità musicale di certi momenti dell’infanzia, dell’adolescenza: quando nell’estate, in campagna, lungamente mi appartavo in un luogo, che mi fingevo remoto e inaccessibile, di alberi e d’acqua; e tutta la vita, il breve passato e il lunghissimo avvenire, musicalmente si fondevano, e infinitamente, alla libertà del presente.”

“…ed ero solo. Nessuna inquietudine, nessuna apprensione. Tranne quelle, oscure e irreprimibili, che ho sempre avute, del vivere e per il vivere; e vi si innestavano e diramavano l’inquietudine e l’apprensione per l’atto di libertà che dovevo pur fare…”

“L’eremo è luogo di solitudine; e non di quella solitudine oggettiva, di natura, che meglio di scopre e più si apprezza quando si è in compagnia: un bel posto solitario, come si suol dire; ma di quella solitudine che ne ha specchiato altra umana e si è intrisa di sentimento, di meditazione, magari di follia.”

“Guardo troppo spesso la televisione, perchè possa dirmi completamente immune della lebbra dell’imbecillità… Troppo spesso: e finirò, se già non ci sono finito, col contagiarmene… Perché, me ne confesso, la contemplazione dell’imbecillità è il mio vizio, il mio peccato…”

“Don Gaetano si risedette e, cominciando da me, versò il vino a tutti, lodandolo da intenditore, ma con quelle parole francesi che ora usano i non intenditori.”

“…ognuno a dire la sua senza minimamente far conto di quella degli altri…”

“Ma ad esser sincero, non mi importa poi molto della fama oltre la morte.”

“Ma le cose, dentro di noi, sono sempre maledettamente complicate; e tanto più inganniamo noi stessi, o tentiamo, quanto più evidente e immediato si prospetta il disinganno.”

“Non assistevo a una messa da almeno un quarto di secolo (e scrivere un quarto di secolo invece che venticinque anni s’appartiene alla mia civetteria d’invecchiare). E poichè era la prima volta che la sentivo in italiano, mi abbandonai a riflessioni sulla Chiesa, la sua storia, il suo destino. E cioè il suo passato splendore, il suo squallido presente, la sua inevitabile fine.”

“Non vivevo che ingannandomi, e facendomi ingannare.”

“…poichè quel che da valore a un quadro è la firma, appunto come ad un assegno.”

“A questo nome, Buttafuoco, si collega sempre, nella realtà come nella fantasia, qualcosa che ha ache fare col male, o almeno con l’imbroglio…”

“Già – io dissi – non si è mai dato il caso di un papa che per età, per arteriosclerosi, cominci a sragionare. Voglio dire: non si è mai saputo.
Non si è mai dato, appunto – disse il cardinale.
Non si è mai saputo – ribadii.
Le cose che non si sanno, non sono – disse don Gaetano.”

“E veniva facile pensare alla dantesca bolgia dei ladri.”

“Cominciai a sentirmi in disagio. Ho sempre evitato, accuratamente, l’incontro sia coi vecchi compagni di scuola sia con le donne amate nella giovinezza. L’incontro, dico, a distanza di anni.”

“Anche lui, dico, come: ha fatto un certo effetto anche a me, questo vino… E si sa: dove c’è prete c’è buona cantina.”

“Ecco che lei torna alle parole che decidono, alle parole che dividono: migliore, peggiore; giusto, ingiusto; bianco, nero. E tutto invece non  che una caduta, una lunga caduta, come nei sogni.”

“Come disse Orazio, promissio boni viri est obligatio…”

“Una volpe: e si è finalmente imbattuto in un lupo.”

“Era sì un ladro, uno che, in altri tempi, avrei rubricato mille volte per malversazione e peculato, per corruzione, per tutti quei reati che i legislatori hanno constatato o previsto in rapporto all’amministrazione del denaro pubblico; ma per la morale corrente, per la prassi oggi in uso, era considerato strenuamente onesto: e soltanto perchè pochissimo, o addirittura nulla, rubava per sè.”

“Il corrotto non può provocare rovina sul corruttore senza restare sepolto dalle stesse macerie.”

“Nessuno – disse don Gaetano con esasperata fermezza. E fissò Scalambri d’uno sguardo che lentamente, come un obiettivo, si restringeva a diventare, da spento che sembrava, acuto e rapido; e al mutamento dello sguardo si accompagnava un movimento della mano destra, a somiglianza della zampa di un gatto nel giuoco di tirar fuori le unghie e di ritrarle.”

“Ho pensato, ecco: siamo a tavola a spezzare lo stesso pane e a bere lo stesso vino; ma lui non dimentica di essere inquisitore e giudice come io non dimentico di essere prete… Che terribili missioni, le nostre! Terribili e necessarie: e direi che sono terribili nella misura in cui sono necessarie, e necessarie nella misura in cui sono terribili… Siamo i morti che seppelliamo altri morti… Dio mio!”

“Ma come mi spaventa l’essere prete, di più mi spaventerebbe l’essere giudice… le parole di Cristo sono tremende: “Non giudicate, affinché non siate giudicati”. Non proibisce il giudicare, ma lo pone in diretto e inevitabile rapporto con l’essere giudicati.”

“E possiamo anche fare a meno dell’adolescenza e della giovinezza: ma un uomo è quale i primi dieci anni di vita lo hanno fatto;: e nulla sappiamo di lui se nulla sappiamo di questi suoi dieci anni… naturalmente, la vita di Gesù non ha niente a che fare con la nostra: di lui ci bastano gli anni folgoranti, gli anni testimoniati; ma io sono stato sempre affascinato dai suoi anni oscuri, e sempre mi hanno dato alla fantasia.”

“C’è una netta demarcazione, per costoro, tra le donne da sposare e far prolificare e le donne con cui peccare: queste bisogna che emanino il senso del peccato a prima vista, a primo odore…”

“Nessuno merita di essere lodato per la sua bontà se non ha la forza di essere cattivo.”

“Pensi: la scienza… L’abbiamo combattuta tanto! E infine, che scruti la cellula, l’atomo, il cielo stellato; che ne carpisca qualche segreto; che divida, che faccia esplodere, che mandi l’uomo a passeggiare sulla luna: che fa se non moltiplicare lo spavento che Pascal sentiva di fronte all’universo?”

“Non c’è fuga, da Dio; non è possibile. L’esodo da Dio è una marcia verso Dio.”

“…il volto gli prese un’espressione di fragilità e lontananza da farmi pensare ad uno che fosse invecchiato in prigione e ricordasse che una volta aveva tentato di evadere.

“E forse si possono oggi riscrivere tutti i libri che sono stati scritti; e altro anzi non si fa, riaprendoli con chiavi false, grimaldelli e, mi consenta un doppio senso banale ma pertinente, piedi di porco. Tutti, tranne Candide.”

“Lei, mi scusi, non sa di che cosa è capace la gente casa e chiesa, la gente col libro da messa in mano, la gente che dice di amare il prossimo suo come se stessa.”

“Si fece silenzio: come tra gente educata che scopre nella compagnia un maleducato.”

“E sentivo quelli davanti a me chiedersi a respiro mozzo se don Gaetano era stato ucciso o era morto di morte naturale. Come se la morte, e don Gaetano avrebbe dovuto insegnarglielo, non fosse sempre e comunque naturale.”

“Io lo dico sempre, caro commissario, sempre: il movente, bisogna trovare, il movente…”

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