Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Buskashì – Gino Strada

“Devo aver dormito profondamente, perchè Koko Jalil mi scuote nel letto per svegliarmi, alle cinque e un quarto del mattino.
Maris ast, ci sono feriti.”

“Gafur. Un civile? Un talebano? Un terrorista? Un mujaheddin?
Soltanto un uomo.
Che probabilmente morirà oggi, 13 novembre, prima vittima nella Kabul “liberata”, una delle tante vittime di questa storia cominciata il 9 settembre 2001.”

“Il fumo, le fiamme, la polvere che ricopre la città, il panico sui volti dei sopravvissuti, il crollo. Il World Trade Center non c’è più, migliaia di persone spariscono tra le macerie, mescolate ai mobili degli uffici, ai documenti bancari, alle macchine fotografiche dei turisti.”

“Quanti innocenti sono morti a Sarajevo e a Belgrado, a Mogadiscio e a Baghdad, a Tel Aviv e a Gaza e in tutti gli altri luoghi di guerra del pianeta?”

“La pietà per le vittime si mescola alla rabbia quando iniziano i commenti televisivi.
Non sopporto le chiacchiere di molti politici che hanno già capito tutto, individuato buoni e cattivi, e pontificano sul da farsi. So benissimo, tra l’altro, che per molti di loro Osama fino a stamattina poteva essere indifferentemente una città del Giappone o una marca di preservativi.”

“Non c’è tempo per rivedere Peshawar, che resta per me una delle più straordinarie città del pianeta. Ci ho vissuto troppo poco, solo alcuni mesi, in diverse occasioni. A Peshawar non c’è mai sosta, c’è troppo da vedere.”

“Molto meglio non aprire la discussione sulle missioni di peacekeeping dell’Onu, meno che mai su quella in Somalia.”

“Il passo di Dorah è in cima a uno stretto pianoro, le cime dell’Hindukush sono tutt’intorno a noi.
Altitudine 4825 metri, è come essere a cavallo in cima al Monte Bianco, anche se non se ne ha l’impressione, a guardare le vette lì a fianco che salgono altissime.
E in faccia a noi, e sotto gli zoccoli, la terra degli afgani.
E’ il confine, ce l’abbiamo fatta. Ci guardiamo felici, senza dire una parola. E’ il confine tra il Pakistan e l’Afganistan.”

“E viverla?
Come si sta a viverla? Che cosa si pensa, quando la si vive? Che cosa si prova, dentro la guerra? Quali miserie, quali angosce, come si trema durante la guerra?”

“Questo è il vero confine, quello più difficile da attraversare. Fare propria, rispettare l’esperienza degli altri, quello che stanno provando, non ignorarla solo perché riguarda altri anziché noi stessi.”

“Odio la guerra, che sia fatta dai russi o dagli americani, da Osama o da chicchessia.”

“In Afganistan molti esseri umani sono morti, perchè a molti è stato utile, e perchè molti si sono sentiti nel giusto.”

“Razzi talebani o bombe americane: il risultato non cambia, Idriss o Ahmad Froh, otto anni in due.
E’ questa in fondo – mi dico – la maledetta realtà della guerra, la sua mostruosità.
E’ tutto qui. Scorro il registro dei ricoveri: ventiquattro feriti a Charikar, otto ragazzi, sette feriti a Kapisa, quattro bambini. Tutti e trentuno civili. Come fa qualcuno a non capire che questa è la guerra, nient’altro.”

“Davanti a noi la piana dello Shomali, uno dei giardini abbandonati dell’Afganistan, migliaia di alberi da frutta nei campi pieni di mine, tra case contadine devastate, bombardate e bruciate che si perdono in una lontana nebbia in direzione di Kabul.”

“Cucinare resta per me tra le attività più rilassanti, in certi situazioni, Forse perché sento di fare una cosa positiva, preparare il cibo, e cerco anche di farlo in modo gentile, che faccia piacere a chi lo dividerà con me.”

“In Kurdistan avevo imparato – e lo avevo detto a Marco – a non dare retta alle mille notizie di attacchi imminenti. La mia ricetta era quella di osservare le scarpe dei peshmerga, i guerriglieri curdi.
Quando se ne vedevano in giro a frotte con le scarpe da tennis nuove fiammanti, era ora di preparare fleboclisi e barelle.”

“Jalil vuole conoscere il mondo, ed è stanco di guerra.”

“Nella macchina della guerra, c’è posto anche per il mondo umanitario. Anzi, un posto importante, una specie di nuovo reparto Cosmesi della guerra.
Far vedere quanti aiuti arrivano con la guerra, quante belle cose si possono fare per questa povera gente. Per i sopravvissuti, naturalmente.”

“E’ normale che qualcuno si arrabbi, stiamo disturbando la televendita della favoletta della guerra bella e giusta.
Opinionisti, politologi, studiosi hanno sfilato nei salotti televisivi per l’omaggio di rito alla guerra, abbiamo persino visto generali in pensione e qualche esperto militare lanciarsi in previsioni di tattica e strategia, i Bernacca dei botti.”

“Davvero strana l’informazione, in tempo di guerra.”

“Ci hanno raccontato la favola della guerra e le sue virtù, mentendo deliberatamente su tutto, sulle sue ragioni e sulla sua realtà.”

“Tutti i giornalisti presenti in Afganistan durante questa guerra sanno delle chiare direttive del Pentagono ai mezzi di informazione perchè non si parlasse di certi argomenti, primo fra tutti le vittime civili.
Se il mondo umanitario si è trasformato nel reparto Cosmesi della guerra, l’informazione, salvo rarissime eccezioni, ne è diventata l’ufficio pubblicità e pubbliche relazioni.”

“Sono quindici anni che vedo atrocità e carneficine compiute da vari signori della guerra, chi si diceva di destra e chi di sinistra, e non ci ho mai trovato grandi differenze. Ho visto, ovunque, la stessa schifezza, il macello di esseri umani. Ho visto la brutalità e la violenza, il godimento nell’uccidere un nemico indifeso.”

“Non credere una parola, quando diranno che hanno sconfitto il terrorismo. Sono bugie, enormi bugie che difenderanno con i denti per coprire i propri crimini e i propri interessi.”

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