Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

A ciascuno il suo – Leonardo Sciascia

“La lettera arrivò con la distribuzione del pomeriggio. Il postino posò prima sul banco, come al solito, il fascio versicolore delle stampe pubblicitarie; poi con precauzione, quasi ci fosse il pericolo di vederla esplodere, la lettera: busta gialla, indirizzo a stampa su un rettangolino bianco incollato alla busta.”

“La lettera – disse il notaio Pecorilla – è tipica di un delitto passionale: quale che sia il rischio, il vendicatore vuole che la vittima cominci a morire e insieme a rivivere la propria colpa fin dal momento che riceve l’avvertimento.”

“Perché a volte tra il perdere la pace in casa e il guadagnare la pace eterna uno sceglie la pace eterna, e non se ne parla più – intervenne il commendator Zerillo, con una faccia che diceva il rammarico di non essere stato capace, fino a quel momento, di fare la stessa scelta.

“Chi comanda fa legge.”

“Ma la Sicilia, forse l’Italia intera – si disse – è fatta di tanti personaggi simpatici cui bisognerebbe tagliare la testa.”

“Laurana aveva aperto il giornale, si era incantato sulla testata. Eccolo qui l’UNICUIQUE, tale e quale quello che era affiorato dal rovescio della lettera. UNICUIQUE SUUM, a ciascuno il suo.”

“Il termine curioso, nel giudizio dei figli e in quello dei padri, voleva indicare una stranezza che non arrivava alla bizzarria: opaca, greve, quasi mortificata.”

“Un uomo onesto, meticoloso, triste; non molto intelligente, e anzi con momenti di positiva ottusità; con scompensi e risentimenti che si conosceva e condannava; non privo di quella coscienza di sé, segreta presunzione e vanità, che gli veniva dall’ambiente della scuola in cui, per preparazione ed umanità, si sentiva ed era tanto diverso dai colleghi, e dall’isolamento in cui, come uomo, per così dire, di cultura, veniva a trovarsi.”

“Oltre il parapetto della terrazza, sotto i veli di scirocco, Palermo splendeva. Bella vista – disse il professore; e con sicurezza indicò San Giovanni degli eremiti, palazzo D’Orleans, palazzo reale.”

“Era cambiato: e non so precisamente da quando, non riesco a ricordare quand’è che per la prima volta ho avvertito in lui una certa stanchezza, un certo disamore; ed anche una durezza di giudizio che mi ha fatto pensare a sua madre…”

“Era una ragazzo, un uomo, di quelli che si dicono semplici: e invece sono maledettamente complicati… Perciò non mi è piaciuto che fosse andato a infilarsi in una famiglia di cattolici, col suo matrimonio… Dico cattolici per modo di dire, mai conosciuto in vita mia, qui, un cattolico vero: e sto per compiere novantadue anni… C’è gente che in vita sua ha mangiato magari una mezza salma di grano maiorchino fatto ad ostie: ed è sempre pronta a mettere la mano nella tasca degli altri, a tirare un calcio alla faccia di un moribondo e un colpo di lupara alle reni di uno in buona salute…”

“Il morto è morto, diamo aiuto al vivo. Se lei dice questo proverbio a uno del Nord, gli fa immaginare la scena di un incidente in cui c’è un morto e c’è un ferito: ed è ragionevole lasciare lì il morto e preoccuparsi di salvare il ferito. Un siciliano vede invece il morto ammazzato e l’assassino: e il vivo da aiutare è appunto l’assassino.”

“Ad un’età come la mia, uno che ha la ventura di arrivarci è disposto a credere che la morte è un atto di volontà.”

“A meno di non attribuirgli nascosta e sottile perfidia: la capacità, da quelle parti non rara, di nascondere accuratamente il malanimo nei riguardi di una persona nel tempo stesso che la si colpisce con i mezzi più vili.”

“Saliva le scale del palazzo di giustizia, dunque, masochisticamente svolgendo quelle apprensioni che sono tipiche dell’italiano che sta per entrare nel labirinto di un ufficio pubblico, e intitolato alla giustizia per di più.”

“Abbiamo rosicchiato per vent’anni a destra, ora è tempo di cominciare a rosicchiare a sinistra. Tanto, non cambia niente.”

“Quando si può, è bene fare un viaggio con due servizi.”

“Lei vota per il partito di Testaquadra?
Non per il partito… Cioè: per il partito, si capisce, ma in subordine… Come tutti, qui… C’è chi è legato ad un uomo politico da un sussidio, da un coppo di spaghetti, da un portodarme o da un passaporto; e chi, come me, è legato dalla stima personale, dal rispetto, dall’amicizia… E pensi al grande sacrificio, per me, di uscire di casa per andare a dargli il voto.”

“Ad un certo punto della mia vita ho fatto dei calcoli precisi: che se io esco di casa per trovare la compagnia di una persona intelligente, di una persona onesta, mi trovo ad affrontare, in media, il rischio di incontrare dodici ladri e sette imbecilli che stanno lì, pronti a comunicarmi le loro opinioni sull’umanità, sul governo, sull’amministrazione municipale, su Moravia… Le pare che valga la pena?”

“Mezzo milione di emigrati, vale a dire quasi tutta la popolazione valida; l’agricoltura completamente abbandonata; le zolfare chiuse e sul punto di chiudere le saline; il petrolio che è tutto uno scherzo; gli istituti regionali che folleggiano; il governo che ci lascia cuocere nel nostro brodo… Stiamo affondando, amico mio, stiamo affondando… Questa specie di nave corsara che è stata la Sicilia, col suo bel gattopardo che rampa a prua, coi colori di Guttuso nel suo gran pavese, coi suoi più decorativi pezzi da novanta cui i politici hanno delegato l’onore del sacrificio, coi suoi scrittori impegnati, coi suoi Malavoglia, coi suoi percolla, coi suoi loici cornuti, coi suoi folli, coi suoi demoni meridiani e notturni, con le sue arance, il suo zolfo e i suoi cadaveri nella stiva: affonda, amico mio, affonda…”

“Quando però c’era il padre, la sua entrata aveva un che di triste, di mortificato: poiché uno esaurito di nervi, quale il giovane si dichiarava a giustificare le sue diserzioni universitarie, il notaro Pecorilla ammetteva sì che avesse bisogno di briosa compagnia, ma non che diventasse il brio della compagnia.”

“E ci sono, si sa, dei casi in cui gli innocenti si comportano da colpevoli, e perciò si perdono; quasi sempre, anzi, sotto l’occhio della guardia municipale, del doganiere, del carabiniere, del giudice gli italiani prendono a comportarsi da colpevoli.”

“La sua era stata una curiosità umana, intellettuale, che non poteva né doveva confondersi con quella di coloro che la società, lo Stato, salariavano per raggiungere e consegnare alla vendetta della legge le persone che la trasgresdiscono o infrangono. E giuocavano in questo suo oscuro amor proprio i secoli d’infamia che un popolo oppresso, un popolo sempre vinto, aveva fatto pesare sulla legge e su coloro che ne erano strumenti; l’affermazione non ancora spenta che il miglior diritto e la più giusta giustizia, se proprio uno ci tiene, se non è disposto a confidarne l’esecuzione al destino o a Dio, soltanto possono uscire dalle canne di un fucile.”

“Che popolo, pensò con un disprezzo venato di gelosia: e che in qualunque posto del mondo, là dove l’orlo di una gonna saliva di qualche centimetro sul ginocchio, nel raggio di trenta metri c’era sicuramente un siciliano, almeno uno, a spiare il fenomeno.”

“E’ strano – pensò – come passeggiando per un cimitero ci si senta bestialmente vivi.”

“Tre c sono pericolose: cugini, cognati e compari.”

“Opera di carità rimettere assieme la roba?
E come no? Chiede carità anche la roba.”

“Risero tutti e tre- Poi Zerillo disse: ho saputo una cosa, una cosa che deve restare tra me e voi: mi raccomando… Riguarda il povero Laurana…
Era un cretino – disse Don Luigi.”

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