Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

La polvere del Messico – Pino Cacucci

“Un ricordo, in modo particolare, riaffiora ogni volta che penso a come sia cominciato il coinvolgimento vero, l’inizio di una vaga intuizione, divenuta poi consapevolezza che nulla sarebbe più stato come prima.”

“Senza pretendere di trarne una regola universale, credo comunque che il contatto con “l’altro”, a qualsiasi latitudine, inizi con un gesto di resa incondizionata: la rinuncia a propri schemi e abitudini, liberandosi dell’inconfessata certezza che la realtà sia univoca e unidimensionale, e che tutto possa venire interpretato da un solo modo di guardare. L’ingrediente più nefasto della cultura occidentale credo sia proprio questa nostra ormai istintiva consuetudine ad analizzare e giudicare, filtrando i comportamenti altrui attraverso una rete di convenzioni che ci illudiamo siano assolute e scontate.”

“Il bere è un rito collettivo. Nessun vero messicano si ubriacherebbe mai da solo, dice don Venustiano arrotolando un altro taquito de carnitas, il mignolo abilissimo a sostenere l’involtino di tortilla senza perdere una sola goccia di salsa.”

“La sua lunga tradizione dell’offrire un rifugio agli sconfitti dipende certamente da una storia in cui i veri eroi, i miti tramandati, sono sempre dei vinti. Da Moctezuma e Cuauhtemoc a Villa e Zapata, i chilangos hanno sempre dimostrato un grande rispetto per la nobiltà degli sconfitti e un disprezzo viscerale per l’arroganza dei vincitori.”

“Ma la vera Mexico, intanto, pulsa lenta e priva di inutile fretta nelle cantinas coi tavolini di lamiera e i muri scrostati, dove trovi immancabilmente qualcuno disposto a raccontarti una storia che può ancora stupire.”

“Poi arriva la tappa obbligata davanti al monumento che segna il passaggio del Tropico del Cancro. Qualche minuto di contemplazione, finchè non ti assale la domanda sul motivo che fa stare ferma la gente sotto il sole a guardare due blocchi di cemento e una linea immaginaria. Riparto di corsa, boccheggiando.”

“Per innumerevoli registi, scrittori, artisti, fotografi e giornalisti, i tremiladuecento chilometri che si estendono da Tijuana a Matamoros, da San Diego a Brownsville, dal Pacifico all’Atlantico, sono stati e continuano a essere un’inesauribile fonte d’ispirazione. Perché questa è la Frontiera per eccellenza, la linea che separa non solo due grandi paesi, ma anche due mondi contrapposti eppure ineluttabilmente attratti l’uno dall’altro, due filosofie del vivere, due diverse concezioni dell’esistente. L’opulenza consumistica e la penuria dignitosa. Il trionfo delle merci e il desiderio di ottenerle. La modernità che non conserva memoria del passato e l’accanita difesa delle proprie antiche radici e tradizioni ancestrali.”

“Città emblema della frontiera è Tijuana, record mondiale di transiti legali e traffici illegali, metropoli apparentemente senz’anima eppure profondamente avvinghiata al concetto di messicanità.”

“Rio Bravo, Rio Grande: ha dato vita a più leggende di quanta acqua abbia trasportato fino al Golfo, nei suoi oltre millecinquecento chilometri di frontiera.”

“Nuevo Laredo, Messico: aria che odora di tacos, fritangas ed enchiladas. Cantinas fumose, taxi Volkswagen e vecchi ronzini attaccati a calessi per turisti grassi e chiassosi. Facce di chi non ha più niente da perdere ma ti regala egualmente un sorriso. Laredo, Usa: grattacieli asettici e vetrine traboccanti di oggetti costosi, fast food e chiese protestanti dalle guglie candide, uomini d’affari dallo sguardo impenetrabile, cravattino di cuoio con fermaglio d’argento e pick-up superaccessoriato con motore che, per eguagliarne la cilindrata, non basterebbero cinque taxi messicani fermi di là dal ponte. Due mondi contrapposti, che si guardano dalla sponda e non si sa cosa vedano realmente.”

“Aveva un aspetto da piccolo burocrate di provincia, che contrastava con l’espressione da viaggiatore stanco, lo sguardo di uno che non spera più di vedere qualche novità nel tutto già visto.”

“Il deserto è vivo, pulsante, percorso da fremiti impercettibili. Ma non ha suoni, né odori, né sapori. Tutto è apparentemente immobile, da millenni, sotto questo sole perpendicolare e calcinante.”

“Le leggende affascinano anche per questo: si diffondono, si accavallano, si confondono tra loro, e alla fine ognuno le racconta come gli pare, perché la principale qualità delle leggende è permettere a chi le tramanda di aggiungere qualcosa in base alla propria fantasia, alla partecipazione con cui le narra, all’amore per la propria terra.”

“Per tentare di scalfire quella crosta impalpabile, quel velo che la messicanità mantiene per difendersi da chi non potrebbe capirla, c’è solo un modo: cominciare dalle cantinas. E più il locale è sgangherato, piccolo, umido di alcol sudato e col pavimento scivoloso per l’impasto di polvere e bicchieri perduti a metà strada, più sarà facile sentirsi accettato. Per cogliere il sabor di un luogo, non c’è altro modo che trascorrere un pomeriggio in una cantina a parlare di niente e di tutto con chiunque.”

“Panamericana: basta nominarla per evocare l’idea stessa del viaggio, giorni, settimane o mesi di strada – spesso interrotta o malandata – che dalla Patagonia arriva in Alaska, 25,600 chilometri, con il tratto messicano che risulta uno dei più agevoli e sicuri.”

“Quando ti si sgretola il pavimento sotto, resistere o arrenderti sono due facce della stessa voglia di distruggerti. Per un pò ho resistito, e poi mi sono arreso… Finché non ho pensato che c’era anche una terza strada: fuggire, andarsene per sempre, smettere di prendersi in giro con la speranza che domani qualcosa possa cambiare.”

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