Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

La zia marchesa – Simonetta Agnello Hornby

“Amalia Cuffaro aveva finito di imboccare Pinuzza con la poltiglia di pane duro e latte di capra.”

“Ma il colore… che meraviglia! Aveva i capelli rossi come l’oro da piccola, un sole di mezzogiorno erano, come lei cresceva cambiavano di colore, sempre più scuri, come lo zolfo raggrumato nelle pietre; e quando diventò fimmina passarono al rosso cupo del tramonto, con riflessi di rame. Quando il sole le batteva sulla testa, dalle tracce si sprigionavano bagliori come quelli delle braci dei ferri da stiro.”

“chi è diverso non piace, io il perchè non lo capisco, ma così è”.

“La baronessa girò la testa dal lato opposto con uno scatto. – Fimmina è, non la voglio, maschio doveva essere -, mormorò.
-Girati-. Il baronello aveva assunto ora il tono imperioso, freddo e distaccato dei Safamita. -Guardala-, incalzò- questa figlia che tu facesti mia è, capisci? figlia mia è. Io le voglio bene e tu devi volerle bene pure. Hai capito?-
Parlava a voce bassa per non farsi sentire dalle donne appiattite contro le pareti, timorose e imbarazzate ma tutte orecchie.”

“Ma i denari non curano i peccati e tutti, i ricchi come i poveri, prima o dopo devono pagarli.”

“Presto la bruttezza di Costanza Safamita fu canonizzata: divenne pietra di paragone nelle conversazioni della gente e si tramandò alle generazioni successive.
– Pilu russu, malu pilu-. Gli antichi la sapevano lunga.”

“Prima di tutto ricordati che hai sangue antichissimo, e poi che sei siciliano. Noi siamo fedeli alla Santa Madre Chiuesa e ai sovrani. Siciliani siamo, e ci restiamo, e il regno delle Due Sicilie deve continuare: e continuerà.”

“Il portamento dei nobili aveva una propria innata eleganza: gli uomini incedevano lentamente con controllata indolenza, si piegavano davanti alle signore a volte in impercettibili inchini, altre volte in ostentati baciamano, a seconda del messaggio da trasmettere; fra loro usavano la dialettica dei gesti e del portamento: dritti e con le braccia conserte quando erano d’accordo, con le mani nelle tasche quando si sentivano rilassati e a loro agio, carezzandosi barba e baffi quando volevano far intendere che stavano pensando, tutto secondo una rigida etichetta ormai diventata parte della vita di ogni giorni e dunque naturale.”

“Dall’alto, le crinoline dai tenui colori primaverili ricordavano a don Paolo le meduse che talvolta, quando il mare è calmo come l’olio, affiorano in superficie e galleggiano attorno alla nave, dondolandosi alle carezze delle onde, languide e bellissime, pronte a colpire come quelle dalla battuta letale.”

“Gli incipienti cambiamenti sociali si riflettevano nel fulgore dei gioielli delle fimmine burgisi, quasi alla pari con quelli delle nobili, e dagli sguardi che qualche nobile decaduto a caccia di dote rivolgeva senza parere alle ricche ereditiere.”

“Voscenza lo sa che io tengo orecchie e occhi aperti da tutti banni, per servirvi. Non mi deve chiedere nomi, sono cristiani fidati. Non mi deve chiedere nomi, sono cristiani fidati. Sta arrivando dal continente un bastimento di rivoluzionari armati. Speciali sono, questi: con chi parlano parlano, i picciotti dimenticano il loro dovere e li seguono: arrisvigghiano le pietre, questi.”

“E’ come quando la terra si rummulia prima del terremoto: questo bastimento ce lo porta in casa il terremoto, la rivoluzione. Stavolta vengono da fuori a dire la sola parola che capiscono tutti, viddani e paesani. Libertà, autonomia, costituzione, queste parole non le capiscono. Come scendono dal bastimento cominciano a dire: Terra, terra c’è per voialtri, venite con noi. I nostri puvirazzi, appena sentono terra, li seguono e non pensano ad altro.”

“La richiesta della carrozza è soltanto l’inizio. Non siamo più i veri padroni, lo resteremo solo fin tanto che fa comodo a quelli e non c’è che fare.”

“Dopo un poco cominciò ad avere nostalgia della madre. Tinta era, sua madre, ma sempre madre era. Assai desiderava vederla, e penava.”

“Il sole a picco dominava e folgorava ogni cosa, inesorabile.”

“Giorno e notte la campagna giaceva immobile, ma non infeconda: in quel silenzio impastato al frinire delle cicale il frumento delle messi ingrossava, chicco a chicco, e si arricchiva di amidi. La terra mangiata dal sole ripeteva il rito della fertilità, anno dopo anno. Da millenni. Terra, frumento e cielo. La roba. La famiglia. Quello, quello vedevano i Salamita a Malivinnitti. Era il loro modo di celebrare la vita e il tenace legame con la terra.”

“La badessa offriva dolci squisiti, preparati secondo antiche ricette segrete: conchiglie di pasta di mandorle ripiene di pistacchi e zuccata e coperte da una sottile velata di zucchero da cui si sprigionava uno squisito profumo di vaniglia; montagne di cuscus dolce – frammisto a pistacchi tritati, zucchero e cioccolato – odoroso di chiodi di garofano e cannella; biscotti di mandorle croccanti all’esterno ma dentro morbidi.”

“La povertà era inevitabile. Prima. Adesso è insopportabile. Altro che autonomia, altro che unione fra pari. Impongono i loro sistemi, i loro funzionari, il loro esercito. Questo ci hanno mandato. E credono di governare. Questo è uno stato d’assedio.”

“Il feudalesimo è morto. Ci sono soltanto i mafiosi. I campieri hanno rimpiazzato le birritte con le coppole.”

“…mi sono abituata alla passeggiata in carrozza al convento di Portulano e alle prelibatezze che mi offrono: c’è una vista magnifica da lassù e il cuscus dolce preparato dalle monache è squisito.”

“Ricordatevi che, fin quando il centro del potere resterà fuori dalla Sicilia, lo stato non si interesserà al nostro benessere, né sarà capace di darci protezione. Dobbiamo pensarci noi, da soli, a proteggerci.”

“Preparava lui stesso il pezzo forte della mangiata: un taganu che sfamava cento persone. Era questo un piatto popolare, tipico di Coppolo, il paese dei Lattuca. Consisteva in un timballo di maccheroni, ragù e salsicce, condito con formaggio, su cui si versavano cento uova sbattute. Era preparato in una pentola di coccio grande quanto due quartare, il taganu per l’appunto, che si usava esclusivamente per quello scopo.”

“Tinta era, ma sempre madre era.”

“Costanzina mia, ti ripeto quello che dico alle mie figlie: amore è volersi bene e avere figli. Quelli poi danno al padre e alla madre tutto l’amore che ci abbisogna!.”

“La vita è come una treccia, ogni ciocca è importante e ha un significato. La prima è quella del dovere, che abbiamo tutti e che significa obbedienza; la seconda è quella della roba – chi l’ha deve stare attento a non farsela arrubbare e chi non l’ha ha soltanto la fame nelle budella e la vulissi assai – e la terza è quella dell’amore. E se una ha tutte e tre le ciocche belle forti, la treccia è bellissima e vive felice. ma assai fimmine hanno la prima ciocca bella folta, mentre le altre due sono sottili. Se riescono a intrecciarsi la treccia bella non è, ma tiene, e la vita continua. Se invece la ciocca dell’amore addiventa troppo forte e quella del dovere è debole, la treccia non regge e si disfa: tre devono essere le ciocche, così è.”

“Amuri è cuntintizza.”

“Perchè i cristiani non sono mai contenti. Il conte si sente meglio del barone e il marchese meglio del conte e il duca meglio del marchese e il principe meglio del duca… e poi il re è meglio di tutti. Ma ognuno, persino un re, ha bisogno degli altri, e chi si sente cosa e tratta male i cristiani male va a finire, e così fu per la regina.”

“Amalia, devo spiegarti una cosa importante. A questo mondo c’è la legge per noi puvirazzi e la legge per i ricchi, e poi c’è anche la legge per i re. C’è il Dio nostro e quello loro, anche se sempre di Gesù Cristo si tratta. Se il re è innamurato di una fimmina nobilita lei, suo marito e pure i figli di quelli e sono tutti contenti.”

“Le corna sono sempre corna, ma quelle dei re, dei nobili e dei ricchi sono speciali, belle, dorate e piacciono a tutti, anche ai curnuti. Invece le corna che si fanno i poveri cristiani come noi sembrano torte e puzzolenti come quelle di un crasto e si debbono nascondere e negare.”

“Ci avissi a cadiri a’ lingua a quelli che dicono la parola diverso! esclamò Maria. Tutti uguali siamo, ricordatelo, a nessuno capita quello che non è già capitato agli altri, non c’è mai niente di nuovo a questo mondo vecchio assai, ma i cristiani non lo capiscono.”

“Prima che morì la buonanima di tua madre, ai primi sentori della firrara, tu chiedevi alle fimmine: Cos’è l’amore?, come fanno le figlie dei ricchi. A me non lo hai chiesto, e sbagliasti. Noi fimmine oneste ma puviredde non abbiamo bisogno di chiederlo, lo sappiamo. L’amore è cuntintarisi di quello che c’è, e fare cuntento tuo marito. Se poi addiventa magna cuntintizza è meglio assai, ma capita una vota ogni tanto. Questo vale per i ricchi e per i poveri. Cuntintati di quello che tuo marito vuole e non vuole.”

“L’amuri non ricambiato fa troppo male, ma essere schifiata da chi ti dice che ti vuole bene peggio ancora è.”

“Che c’entra sua madre?
Lu piru fa pira, questo c’entra. E ti dico un’altra cosa: gira vota e firria il mondo pare che cambia, ma i cristiani sono sempre gli stessi.”

“A Palermo anche le pietre sudano sensualità.”

“La contentezza bisogna cercarla, costruirla pietra su pietra.”

“Su un letto di papaveri schiacciati, all’ombra del frumento, Costanza conobbe il marito ripetutamente, e la felicità, in un tempo che non avrebbe saputo misurare.”

“Le conversazioni si intrecciavano animate. Era tutto un cicalio, parlavano in tanti e contemporaneamente, senza aspettare risposta dalla persona a cui la domanda era diretta.”

“Le norme di comportamento vanno rispettate. Abbiamo tutti bisogno di amici.”

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