Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Storia di un corpo – Daniel Pennac

“Cara Lison, sei appena tornata dal mio funerale, ed eccoti a casa, un pò tristanzuola, anche se c’è Parigi che ti aspetta, e gli amici, l’atelier, qualche tela rimasta in sospeso, i tuoi mille progetti, fra cui le scenografie per l’Opéra, le tue passioni politiche, il futuro delle gemelle, la vita, la tua vita.”

“E quel che il notaio ti consegna è davvero uno strano regalo: niente meno che il mio corpo! Non il mio corpo in carne e ossa, ma il diario che di esso ho tenuto all’insaputa di tutti nell’arco nella mia vita.”

“…sono nato nel 1923, ero semplicemente un borghese della mia epoca, di quelli che usano ancora il punto e virgola e non si presentano mai al tavolo della prima colazione in pigiama, ma freschi di doccia, ben rasati, nel loro impeccabile abito da giorno. Il corpo è un’invenzione della vostra generazione, Lison, Almeno per l’uso che se ne fa e per lo spettacolo che viene dato.”

“Quanto ai medici, è molto semplice: oggi il corpo non lo toccano più. A loro importa soltanto il puzzle cellulare, il corpo radiografato, ecografato, tomografato, analizzato, il corpo biologico, genetico, molecolare, la fabbrica di anticorpi. Vuoi che ti dica una cosa? Più lo si analizza, questo corpo moderno, più lo si esibisce, meno esiste. Annullato, in misura inversamente proporzionale alla sua esposizione.”

“Il grande silenzio dei boschi piomba sulla mia immaginazione. Quel silenzio pieno di tutti i rumori possibili: gli scricchiolii, i fruscii, i sospiri, i versi, il vento fra gli alberi…”

“Non avrò più paura, non avrò più paura, non avrò più paura, non avrò più paura, non avrò mai più paura.”

“Quando papà insisteva su una parola, sembrava che la pronunciasse in corsivo.”

“Ti sei mai chiesto dove va a finire tutta questa sporcizia umana? Che cosa sporchiamo quando ci laviamo?”

“Tieni bene a mente una cosa: Per tutta la vita, dobbiamo sforzarci di credere ai nostri sensi.”

“Papà diceva: qualsiasi oggetto è in primo luogo oggetto di interesse. Quindi il mio corpo è un oggetto di interesse. Scriverò il diario del mio corpo.”

“Uno può gridare quanto gli pare, ma la sua voce resta quella che è!”

“La nostra voce è la musica che fa il vento quando ci attraversa il corpo.”

“La cosa che mi piace quando mi addormento è svegliarmi per il piacere di riaddormentarmi.”

“Quando riteneva che mi lamentassi troppo, papà mi citava sempre la stessa frase di Seneca: ogni uomo crede di portare il fardello più pesante.”

“L’uomo focalizza, diceva papà, tutto dipende da questo! Per gli uomini non esiste nulla fuori da una cornice. Figliolo, ti consiglio di romperla, quella cornice.”

“Vedi, io sono nato da un’agonia. Mio padre era uno degli innumerevoli morti viventi che la Grande Guerra restituì alla vita civile. Con la mente piena di orrori, i polmoni distrutti dai gas tedeschi, tentò invano di sopravvivere.”

“Morto lui, voleva che suo figlio sapesse leggere, scrivere, declinare, contare, calcolare, pensare, memorizzare, ragionare, tacere quando è opportuno e cionondimeno pensare.”

“Sii leggibile, diceva mio padre, non dar motivo di sospettare che cerchi di dissimulare con una grafia indecifrabile un pensiero che non padroneggi.”

“La paura non ti protegge da nulla e ti espone a tutto! Il che non vuol dire che non si debba essere prudenti. Papà diceva: la prudenza è l’intelligenza del coraggio.”

“Quando si ha davvero fame, si dorme in posizione fetale. Ci si rannicchia sul proprio stomaco.”

“Non mi riconosco! O meglio, ho l’impressione di crescere senza di me. Per questo il mio corpo diventa un oggetto di curiosità. Quale sorpresa, domani? Non sappiamo mai dove il corpo ci sorprenderà.”

“Non credo ci sia oggetto di adorazione più incantevole, più commovente e più complesso del seno femminile.”

“Colpire una pallina da tennis senza aver preso lezioni significa sentire il proprio corpo adattarsi alle circostanze senza l’aiuto del movimento giusto.”

“Mio Dio, che sensazione di inesistenza dà all’uomo il pene flaccido!”

“Quel che più mi rattrista della specie umana non è tanto che passi il tempo a uccidersi, quanto che poi sopravviva.”

“La quantità di sé che viene eliminata con le lacrime! Piangendo si fa molta più acqua che pisciando, ci si pulisce infinitamente meglio che tuffandosi nel lago più puro, si posa il fardello dello spirito sul marciapiede del binario d’arrivo.”

“Il sapore ritrovato del caffè dopo tutti questi anni di cicoria! Il caffè nero, forte, amaro. Quella morsa dentro la bocca che, mandata giù la sorsata, induce a un piccolo schiocco di lingua soddisfatto. Quel bruciore sotto lo sterno che sferza e sveglia, che accelera i battiti del cuore e collega i neuroni.”

“Un taccuino vicino al letto e appena mi sveglio l’incubo è annotato. Questa abitudine produce due effetti sui sogni. Li struttura come racconti e toglie loro ogni capacità di farmi paura. Non suscitano più terrore ma curiosità, quasi sapessero che li aspetto per metterli su carta e lo reputassero un onore letterario, quegli idioti.”

“C’è qualcosa di fisico, quasi animalesco, in ogni caso di primitivamente sessuale, nel confronto fra il vecchio capufficio e il giovane candidato. Perlomeno è questa la sensazione che mi ha lasciato il colloquio appena fatto. Due maschi si osservano. Il vecchio dominante e il giovane che aspira a far carriera.”

“Ho ordinato una andouilette, patate rosolate in padella e una bottiglia di Brouilly.”

“Forse, dice lei, con quel falso pudore delle ragazze che, dopo aver confessato l’essenziale, credono di poter custodire il segreto lesinando sui particolari.”

“E poi, non mi piace il suo odore. Lei mi piace, ma non la sento. In amore, non c’è peggior tragedia.”

“Ma il sarto non bada al corpo. In realtà non mi tocca. Non ha nulla del medico che visita. Le sue dita che puntano gli spilli valutano un volume, disegnano un’apparenza. Da lui esce l’uomo sociale, l’uomo vestito della propria funzione. Il mio corpo si sente stranamente nudo in questo completo nuovo.”

“La priorità non era annotare ma vivere. Il soffocamento amoroso! Non facile da descrivere se non si vuole annegare nella melassa sentimentale.”

“Ah! l’abbagliamento dell’amore! Che ti rende subito chiaroveggente! E impalato come un cretino davanti alla porta aperta.”

“Ho trovato la mia femmina e da quando dividiamo la stessa cuccia per me rientrare a casa è come tornarmene nella tana.”

“Secondo Mona, Venezia, dove tutto è offerto alla vista, è il paradiso dei ciechi. Qui non occorrono occhi per sentirsi pienamente vedenti. Questa capitale del silenzio è la città sonora per eccellenza.”

“Venezia è l’unica città al mondo in cui si possa fare l’amore appoggiati ciascuno a una casa.”

“Diventare padre significa diventare monco. Da un mese a questa parte ho solo un braccio, l’altro regge Bruno. Mondo dall’oggi al domani. Ci si fa l’abitudine.”

“Risveglio con un nodo alla gola, il fiato corto, i polmoni rattrappiti, i denti stretti e l’umore nero senza alcun preciso motivo. Quel che la mamma chiamava: avere le ansie.”

“La mia prima reazione di fronte a un neonato non è tanto giocare al puzzle delle somiglianze quanto cercare su quel viso recentissimo i segni di un temperamento.”

“La differenza fra coccole di puro affetto e quelle che si concedono per far smettere di piangere. Nel primo caso il bebè si sente al centro dell’amore, nel secondo sente che lo si vuole buttare dalla finestra.”

“Dormo ancora ma so che sto per essere strappato al sonno dal forcipe dell’angoscia, il cuore stretto come la testa di un bambino.”

“Lavarmi i denti è l’anticamera dell’eternità. C’è solo la messa che mi annoia di più.”

“L’inverno ci invade, l’estate ci assorbe.”

“Quando è stato, allora, la prima volta in cui ho fatto il gesto di passare lo scopino, che oggi mi si impone tanto spesso? L’evento non è stato consegnato a questo diario. Eppure fu un giorno importante della mia vita. Una perdita dell’innocenza.”
“Mentre Lison, Bruno, Mona e io contempliamo una coppia di scimpanzé intenti a spulciarsi, penso all’espressione animalesca dell’intimità propria di quasi tutte le donne che ho conosciuto: la caccia ai punti neri.”

“I miei simili, i miei fratelli, come me tutti fermi in macchina al semaforo con le dita nel naso. E tutti che quando si sentono osservati si interrompono come se fossero stati colti in flagrante delitto di maialata. Strato pudore.”

“Con i disegni dei bambini è come con le uova alla coque: sono capolavori ogni volta unici, ma così numerosi in questo mondo che né l’occhio né le papille vi si soffermano.”

“Non ho più ritrovato quei quaderni di acquerelli, spariti nel grande autodafé materno, ma mi accade ancora di sentire la mano di mio padre sulla mia nel piacere infantile che provo a tracciare le lettere con cura.”

“L’uomo nasce nell’iperrealismo per dilatarsi pian piano fino a un puntinismo alquanto approssimativo per poi disperdersi in una polvere di astrattismo.”

“Passiamo la vita a confrontare i nostri corpi.”

“La prima cosa che si legge sui nostri volti quando siamo in società è il desiderio di far parte del gruppo, l’insopprimibile bisogno di esserci.”

“Quando osservo tutti noi nei luoghi pubblici dove conversiamo – salotti, giardini, brasseries, corridoi, metropolitana, ascensori -, ciò che più mi colpisce nei movimenti del nostro corpo è questa propensione a dire sì. Fa di noi una banda di uccelli che annuiscono meccanicamente: Sì, sì, fanno i piccioni che camminano fianco a fianco.”

“Ci pasciamo in segreto dei miasmi che in pubblico tratteniamo. Un simile doppio gioco vale anche per i nostri pensieri e questa doppiezza è il Leitmotiv della nostra vita. Tornati ciascuno a casa propria, la mia giocatrice di tennis e io ci godremo, ciascuno per sé, uno di quei lunghi peti che faremo giungere fino alle narici grazie all’onda che con consumata scienza sappiamo imprimere alle lenzuola.”

“La cosa più estenuante è lo sforzo mentale che devo compiere per dissimulare questa stanchezza a chi mi circonda, mostrarmi sempre affettuoso con i miei (che la stanchezza mi rende estranei), sempre professionale con gli altri (che mi rende indebitamente familiari), insomma tenere alta la mia reputazione di equanimità, sorvegliare l’equilibrio della mia statua.”

“Un puro stato nervoso dalle conseguenze fisiche immediate: oppressione al petto, fiato corto, nervosismo, goffaggine, accessi di rabbia dei quali può fare le spese il primo venuto, imprecazioni soffocate che ti avvelenano il sangue, nessun desiderio e i pensieri corti come il fiato. Impossibile concentrarsi, dispersione assoluta, accenni di gesti, accenni di frasi, accenni di riflessioni, niente arriva fino in fondo, tutto rimbalza verso l’interno, l’ansia rimanda sempre al cuore dell’ansia.”

“Non si finirebbe mai di elencare le piccole gioie che alimentano l’istinto di vivere.”

“Una costante storica, queste battutine dei maschietti sul ciclo delle ragazze. Subodorano un mistero femminile dal quale sono esclusi, la presenza di una complessità che fa della donna un mistero…”

“Nuotato sott’acqua, a lungo come quando avevo vent’anni. Sott’acqua rinuncerei volentieri a respirare e a tutti gli obblighi della superficie. Di questa carezza totale della pelle del mare sulla mia pelle avrei potuto fare una passione esclusiva, imparare a non respirare, fare la vita del delfino, condurre in questa seta un’esistenza priva di gravità, ogni tanto aprire la bocca e lasciarmi andare a nutrirmi. Ma facciamo scelte che riducono le nostre passioni più pregnanti a semplici idee di felicità.”

“Le nostre malattie sono come quelle barzellette di cui ci crediamo gli unici depositari e che invece conoscono tutti.”

“I miei acufeni, la mia acidità, le mie ansie, la mia epistassi, le mie… insonnie. Le mie proprietà, insomma. Che condividiamo con alcuni milioni di persone.”

“In che cosa consiste il mistero? Per esempio nel fatto che un uomo non sa nulla di ciò che prova una donna relativamente al peso e alla forma del proprio seno, e le donne ignorano cosa provano gli uomini relativamente all’ingombro del loro sesso.”

“Questa è la cosa stupefacente: i nostri figli ci sono da tempo immemorabile! Sono appena nati, e non riusciamo più a immaginarci senza di loro. Certo, ci ricordiamo di un tempo in cui non c’erano, oppure noi c’eravamo senza di loro, ma la loro presenza fisica affonda subito in noi radici così profonde che ci sembra siano qui da sempre.”

“Questa macchiolina di caffè sul dorso della mano, mentre scrivo. Un marroncino annacquato. Ci passo sopra la punta dell’indice. Resiste. Ci aggiungo della saliva, niente da fare. Una macchia di pittura? No, non va via neanche con acqua e sapone. E neppure con lo spazzolino delle unghie. Devo rassegnarmi all’evidenza: non è una macchia sulla pelle, è una produzione della pelle stessa. Un marchio di vecchiaia, affiorato dal profondo. Di quelli disseminati sulle facce dei vecchi e che Violette chiamava fiori di cimitero.”

“Niente donne, dice il medico al paziente. Niente donne, niente caffè, niente tabacco, niente alcol. E così vivrò più a lungo? Non lo so, dice il medico, ma di sicuro il tempo passerà più lentamente.”

“Possiamo grattarci fino al godimento, ma fatti il solletico quanto ti pare e non ti farai mai ridere.”

“Non c’è giornata di lavoro che non abbia la meglio sull’ansia. Appena varco le porte dell’ufficio, l’uomo sociale ha la meglio sull’uomo in preda all’ansia.”

“Per me il ruolo ha sempre avuto la meglio sull’ansia. In compenso, i nostri cari, gli intimi, sono quelli che ci vanno di mezzo, proprio perché sono nostri, costitutivi di noi stessi, vittime sacrificali del moccioso che restiamo per tutta la vita.”

“Eccolo, il vero inizio della vecchiaia. Questa rottura spontanea. Unghie, capelli, denti, femore, la nostra carcassa si sbriciola. La banchina si stacca dal polo, zitta zitta, senza l’urlo dei ghiacci che rende spaventosa la notte polare. Invecchiare significa assistere a questo disgelo.”

“Ogni desiderio che la mano non afferra è soltanto un sogno.”

“Di che cosa muori, buon’uomo? Del male che ti sei inflitto, dei tuoi piccoli compromessi con ciò che è nocivo, dei benefici momentanei che hai tratto da pratiche malsane, del tuo carattere, insomma, così debole, così poco rispettoso di te!”

“Signore e signori, moriamo perché abbiamo un corpo, ed è ogni volta l’estinzione di una cultura.”

“Sono una clessidra.”

“Anche a questo servono i funerali religiosi, a rafforzare nei credenti e nei miscredenti le rispettive certezze, a dirottare sul sacerdote gli strali del cordoglio, a trasformare ciascuno in un critico autorizzato, che si esprime a nome del morto, giudica il ritratto che il sacerdote ha detto del morto, e il morto, parte in causa di questo dibattito teologico, il morto che riteniamo degnamente celebrato o volgarmente insultato, è un pò meno morto, ed p come un inizio di resurrezione. Non, per l’atmosfera, non c’è come Dio.”

“E’ difficile capire cosa ci portano via, morendo, coloro che abbiamo amato.”

“Il mio corpo e io viviamo la fine del nostro contratto di locazione come due coinquilini indifferenti. Nessuno mette più in ordine, e va benissimo così. Tuttavia i risultati delle recenti analisi mi dicono che è giunto il momento di prendere la penna un’ultima volta. Quando hai tenuto per tutta la vita un diario del corpo, un’agonia non puoi certo negartela.”

“Nell’uomo, i jeans hanno la particolarità di svuotarsi con l’età, e nella donna di riempirsi.”

“Povero medico! Passare la vita ad aggiustare un programma pensato per non durare. Altri scrivono Il deserto dei tartari.”

“Mi sento come una moneta che finisce di ruotare su se stessa.”

“Adesso, mio piccolo Dodo, è ora di morire. Non aver paura, ti faccio vedere io come si fa.”

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