Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Ogni mattina a Jenin – Susan Abulhawa

“Amal avrebbe voluto guardare meglio negli occhi del soldato, ma la bocca del fucile automatico contro la fronte non glielo permetteva.”

“In un tempo lontano, prima che la storia marciasse per le colline e annientasse presente e futuro, prima che il vento afferrasse la terra per un angolo e le scrollasse via nome e identità, prima della nascita di Amal, un paesino a est di Haifa viveva tranquillo di fichi e olive, di frontiere aperte e di sole.”

“Habibti, ormai non ci resta nient’altro che l’istruzione. Promettimi che studierai con tutte le tue forze.”

“Quindi questi immigrati mi permetteranno di restare nel mio paese?”

“Irgun, Haganah e Gruppo Stern. Gli inglesi li chiamavano terroristi. Gli arabi li chiamavano yahud, ebrei, sionisti, cani, figli di puttana, merde. La nuova popolazione ebraica li chiamava combattenti per la libertà, soldati di Dio, salvatori, padri, fratelli. Comunque li si chiamasse, erano armati fino ai denti, ben organizzati e ben addestrati.”

“Nel maggio del 1948 gli inglesi lasciarono la Palestina e i profughi ebrei che vi erano entrati a frotte si autoproclamarono stato ebraico, cambiando il nome del paese da Palestina a Israele.”

“Poco dopo Giordania, Iraq e Siria mandarono qualche tenda e a Jenin sorse un campo profughi, dalle cui colline gli abitanti di Ain Hod potevano guardare verso le case a cui non sarebbero mai tornati.”

“Nel dolore di una storia sepolta viva, in Palestina l’anno 1948 andò in esilio dal calendario, smise di tenere il conto di giorni, mesi e anni per diventare solo foschia infinita di un preciso momento storico.”

“Papà disse: possono portarti via la terra e tutto quello che c’è sopra, ma non potranno mai portarti via quello che sai o le cose che hai studiato.”

“Avevamo poche cose e pochissime necessità. Non ho mai visto un parco giochi e non ho mai nuotato nel mare, ma la mia infanzia è stata magica, sotto l’incanto della poesia e dell’alba.”

“Faccia a faccia, guardammo l’una nei pensieri dell’altra, riconoscendo il terrore dell’altra e capimmo che avevamo superato un limite invisibile e senza possibilità di ritorno. Il mondo che conoscevamo non c’era più. In qualche modo, lo sapevamo. Piangemmo in silenzio e ci stringemmo tra le esili braccia.”

“Il sorgere del sole apparteneva a me e papà, quando leggeva per me mentre il mondo tutt’attorno dormiva.”

“Ma la gente rimase titubante, perché vedevamo i soldati israeliani appollaiati sulle loro postazioni di guardia. Quegli arroganti conquistatori. Assassini e ladri. Li odiavo tanto quanto il mare di cenci bianchi che ondeggiava sopra le nostre case – simboli di una resa umiliante.”

“Ma nel nostro campo la sua storia era la storia di tutti, un unico racconto fatto di espropriazione, dell’essere denudati della propria umanità, essere buttati come spazzatura in campi profughi indegni dei topi. Dell’essere lasciati senza diritti, senza casa né nazione, mentre il mondo si voltava dall’altra parte a guardare e ad applaudire l’esultanza degli usurpatori che proclamavano il nuovo stato che chiamavano Israele.”

“La sua schiena si curva come l’arco del sole nascente, poi si tuffa, gemendo, tra le mie braccia.”

“Mamma è stoica, ma so che sta piangendo. Le sue lacrime cadono dalla parte sbagliata, nel pozzo senza fondo che c’è dentro di lei.”

“Trovò conforto nelle viscere della solitudine e si fece forte con la riflessione e il pensiero.”

“La durezza trovò un terreno fertile nei cuori dei palestinesi e i germi della resistenza si radicarono nella loro pelle.”

“Impararono a esaltare il martirio. Solo il martirio offriva la libertà. Solo nella morte potevano essere invulnerabili a Israele. Il martirio diventò il rifiuto supremo dell’occupazione israeliana. -Non fargli mai capire che ti hanno ferito- era il loro credo.”

“Imperialismo al millimetro, lo chiamava Hajj Salim. Oggi il sentiero sul quale le ragazzine portavano l’amore di Yussef e Fatima sfuma in una terra brulla e desolata, cosparsa delle macerie di vecchie case, pneumatici bruciati, involucri di proiettili e piccoli ulivi che si sforzano di crescere.”

“Finalmente riuscivo a vedere, attraverso lo scarno involucro di mia madre, la ragazza beduina colorata, coraggiosa e vivace il cui fuoco era stato soffocato da un ferro rovente e la cui mente era stata annebbiata dalle ceneri di troppe morti e troppe guerre.”

“Si sono presi tutto, Amal. E vogliono ancora di più.”

“Hanno scritto per noi delle vite che non sono altro che prolungate sentenze di morte, calvari. Io non vivrò questo copione.”

“Un mese dopo eravamo ancora sotto un rigido coprifuoco. Le nostre assurde liste di desideri di ragazzine erano ormai marcite come la spazzatura ammassata lungo le strade, quando una jeep militare venne a darci il permesso di uscire di casa.”

“La vita era mutevole e incostante, inaffidabile. Per un attimo mi aveva accarezzata con l’incanto di un’infatuazione adolescenziale, la mia prima cotta per un ragazzo, e mi aveva sedotta con la fantasia di ogni ragazzina di diventare finalmente donna. Poi, con crudeltà e indifferenza, mi aveva rivestita di una pelle menomata, intessuta di diffidenza e del cotone dell’abbandono.”

“Nasciamo tutti possedendo già i tesori più grandi che avremo nella vita. Uno di questi è la tua mente, un altro è il tuo cuore. E gli strumenti indispensabili di queste ricchezze sono il tempo e la salute. Il modo in cui userai i dono di Dio per aiutare te stesso e l’umanità sarà il modo in cui Gli renderai onore. Io ho cercato di usare la mente e il cuore per tenere il nostro popolo legato alla propria storia, perché non diventassimo creature senza memoria che vivono arbitrariamente in balia dell’ingiustizia.”

“Khaltu Bahiya aveva già disposto hummus, uova fritte, insalata e degli avanzi di kussa sul pavimento, sopra vecchi giornali. Mangiammo insieme, allungando le braccia e prendendo bocconi di cibo con dei pezzetti di pane. Accanto a noi, i polli beccavano briciole sparse sul pavimento. Non usavamo posate e ci servivamo degli stessi piatti. Molti anni dopo, abituatami ai pranzi di lavoro statunitensi, avrei sorriso immaginandomi cosa sarebbe successo se avessi intinto il mio pane nel piatto di qualcun altro.”

“La storia che mi raccontò mi arrivò alle orecchie come poesia, componendosi nella bellezza di Dalia e sprofondando nelle sabbie mobili di una Palestina che non sarebbe mai più stata la stessa.”

“Non c’è futuro in un campo profughi, Amal. L’aria è troppo pesante per la speranza. Ti viene data la possibilità di far fiorire la vita che giace addormentata in tutti noi. Coglila.”

“La Cupola della Roccia, al-Aqsa, da dove il profeta Muhammad era asceso al cielo durante il suo leggendario Viaggio notturno, era il punto in cui confluivano tutte le storie di Gerusalemme.”

“Ho sempre trovato difficile non commuovermi alla vista di Gerusalemme, anche quando la odiavo – e Dio sa quanto l’ho odiata, per il suo immenso costo di vite umane. Ma la sua visione, da lontano o da dentro il labirinto delle mura, mi trasmette sempre un senso di dolcezza. Ogni centimetro di questa città racchiude i segreti di civiltà antiche, le cui morti e tradizioni sono impresse nelle sue viscere e nelle macerie che la circondano. I glorificati e i condannati hanno lasciato le loro impronte sulla sua sabbia. E’ stata conquistata, distrutta e ricostruita così tante volte che le pietre sembrano possedere una vita donata loro dagli eterni bilanci di preghiere e sangue. Eppure, in qualche modo, Gerusalemme trasmette umiltà.”

“Sono figlia di questa terra, e Gerusalemme mi rassicura di questo titolo inalienabile molto più degli atti di proprietà ingialliti, dei registri catastali ottomani, delle chiavi di ferro delle nostre case rubate, di tutte le risoluzioni o i decreti che potranno emanare l’Onu o le superpotenze.”

“A Jenin non mi restavano altro che dei frammenti d’infanzia e le macerie di una famiglia perduta per sempre, il tutto calpestato dagli scarponi e dai carri armati dei soldati israeliani.”

“Tre carri armati israeliani erano appostati sulle colline affacciate sul campo. Una presenza continua. Un controllo continuo.”

“Ripenso a quegli anni con nostalgia. E’ vero che non avevamo stufe per riscaldare le notti fredde o l’acqua dei bagni settimanali, ma avevamo molte delle cose che riscaldano l’anima. Eravamo amiche che all’occorrenza si sdoppiavano in madri, sorelle, insegnanti, aiutanti e a volte perfino in coperte. Condividevamo tutto, dai vestiti alle angosce. Ridevamo insieme e scolpivamo i nostri nomi nelle antiche pietre di Gerusalemme.”

“Il legame che stringemmo si basava su un tacito impegno alla comune sopravvivenza. Abbracciava la storia, cavalcava i continenti, attraversava le guerre, e conteneva le nostre tragedie e le nostre vittorie collettive e individuali. Era un legame fatto di lettere adolescenziali, di pentole di foglie di vite ripiene. Era la Palestina. Era una lingua che smantellammo per costruirci una casa.”

“Un senso di inadeguatezza segnò i miei primi mesi in America. Mi dibattevo in un mondo senza limiti, cercando di adattarmi. Ma la mia diversità traspariva dalla mia pelle scura e dal mio accento. Mi portavo addosso la condizione di esule come un cattivo odore, e i dirottamenti aerei degli anni settanta scrivevano il mio cognome arabo nel cielo.”

“Nel mondo arabo, la gratitudine è di per se stessa un linguaggio.”

“Il ricordo più vivido della mia prima notte negli Stati Uniti fu l’aver dormito per la prima volta in un letto vero. Non una stuoia o una branda. Allungai braccia e gambe in un oceano bianco e soffice di lenzuola e piumino, che assorbì la stanchezza del mio corpo sfinito dal viaggio.”

“Attutii ogni sensibilità verso il mondo, nascondendomi in una nicchia americana senza passato. Per la prima volta, vivevo senza minacce e senza i sedimenti della guerra. Vivevo libera da soldati, libera da sogni ereditati da altri e da martiri che mi tiravano per le mani.”

“Quello che sapevo per certo era che la gente a West Philly mi trovava bella, non diversa, e che il mio accento non suscitava diffidenza. Le stesse cose che mi rendevano sospetta nel mondo dei bianchi erano dei lasciapassare nei quartieri della gente di colore.”

“Ma i toni serici e gutturali dell’arabo vibrarono dentro di me non appena sentii la melodia di benedizioni e complimenti della mia lingua. E’ una danza, davvero.”

“Amal, credo che la maggior parte degli americani non ami come amiamo noi. Non è questione di inferiorità o di superiorità. Vivono in sfere sicure e superficiali, e raramente spingono le emozioni umane nelle profondità in cui viviamo noi.”

“E’ un amore che puoi conoscere solo se hai provato la fame atroce che di notte ti rode il corpo. Un amore che puoi conoscere solo dopo che la vita ti ha salvato da una pioggia di bombe o dai proiettili che volevano attraversarti il corpo. E’ un amore che si tuffa nudo verso l’infinito. Verso il luogo dove vive Dio.”

“L’azzurro Mediterraneo lambiva i nostri piedi nudi e si perdeva all’orizzonte in un cielo senza nubi. Non si capiva dove finisse il mare e dove cominciasse il cielo e fu in quell’azzurro infinito che venni toccata dal sorprendente incantesimo dell’amore.”

“Tu, mia cara, non sei un fiore, qualcosa che fiorisce un giorno e appassisce quello dopo. Tu sei il battito del mio cuore.”

“La comunicazione fu interrotta. Mio fratello era irrimediabilmente perduto. Aveva attraversato l’abisso di fiamme davanti al quale io ancora esitavo, ed era atterrato sulla sponda placida e distaccata della vendetta. Aveva lasciato la sua anima a vagare per Sabra e Shatila, dove sua moglie e sua figlia giacevano in una fossa comune sotto a un mucchio di rifiuti, sotto l’impunità dei loro assassini, le promesse infrante delle super potenze e l’indifferenza del mondo verso il sangue versato dagli arabi.”

“Allungai una mano verso una pila di libri e, senza guardare, presi Il profeta di Khalil Gibran.”

“Poco tempo dopo, una sommossa sorse dalla terra nelle mani dei palestinesi, e le pietre che lanciarono ruppero la gloria morbosa della vittoria imperiale. Era un’intifada, una combustione spontanea dopo vent’anni di occupazione israeliana.”

“Ma loro continuavano comunque a tirare pietre contro i carri armati israeliani, perché i ragazzi sono fatti così e i giovani non rispetteranno mai il fragile soffio che li tiene in vita.”

“Vennero a Giaffa e trovarono arance grosse come angurie, e dissero: Guardate! Gli ebrei sono famosi per le loro arance. Ma quelle arance erano il risultato di secoli e secoli durante i quali i contadini palestinesi avevano perfezionato l’arte di coltivare agrumi.”

“Non c’è un senso o una logica. Avevo vent’anni e mi avevano dato un potere assoluto su altri esseri umani.”

“Ma anche questa storia, alla fine, si perse nel silenzio.”

“Ti hanno uccisa e sepolta nei titoli dei loro giornali, madre. Come posso perdonare, madre? Come può Jenin perdonare? Come si può portare questo fardello? Come si può vivere in un mondo che volta le spalle a questa ingiustizia da così tanto tempo? E’ questo che significa essere palestinesi, madre?”

“L’amore è tutto ciò che siamo, mio caro.”

 

 

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