Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

La peste – Albert Camus

“I singolari avvenimenti che dànno materia a questa cronaca si sono verificati nel 194… a Orano…”

“Una maniera facile per far la conoscenza d’una città è quella di cercare come vi si lavora, come vi si ama e come vi si muore.”

“…assai ragionevolmente, riserbano i piaceri per il sabato sera e la domenica, cercando, negli altri giorni della settimana, di guadagnare molti soldi.”

“Certamente, nulla di più naturale, oggi, che veder la gente lavorare dalla mattina alla sera e scegliere poi di perdere, con le carte, al caffè e in chiacchiere, il tempo che le rimane per vivere.”

“Il giorno dopo, 30 aprile, una brezza ormai tiepida soffiava in un cielo azzurro e umido, portando un effluvio di fiori dalle remote periferie.”

“Bonario, sempre sorridente, sembrava essere amico di tutti i piaceri normali, senz’esserne schiavo.”

“L’opinione pubblica è cosa sacra: niente terrore, soprattutto niente terrore.”

“Rieux rifletteva. Dalla finestra dell’ufficio guardava il dorso petroso della scogliera chiudersi sulla baia, in lontananza; il cielo, sebbene azzurro, aveva uno splendore opaco che si addolciva via via, col progredire del pomeriggio.”

“I flagelli, invero, sono una cosa comune, ma si crede difficilmente ai flagelli quanto ti piombano sulla testa. Nel mondo ci sono state, in egual numero, pestilenze e guerre; e tuttavia pestilenze e guerre colgono gli uomini sempre impreparati.”

“E siccome un uomo morto non ha peso che quando lo si è veduto, cento milioni di cadaveri sparsi traverso la storia non sono che una nebbia nella fantasia.”

“La vita materiale era per lui assicurata, in ogni modo: gli bastava adattare i bisogni alle risorse.

“alla fin fine, non si era mai veduto nessuno morire di fame…”

“Provavano quindi la profonda sofferenza di tutti i prigionieri e di tutti gli esiliati, che è vivere con una memoria che non serve a nulla.”

“Impazienti del proprio presente, nemici del proprio passato e privi di futuro, somigliavano a coloro che la giustizia o l’odio degli uomini fa vivere dietro le sbarre.”

“Deploravano allora l’ignoranza in cui erano su come l’altro impiegava il tempo; si accusavano di leggerezza per aver trascurato d’informarsene e aver finto di credere che, per una persona che ama, l’impiego che del tempo fa l’amato non sia la fonte di tutte le gioie.”

“A dir la verità si beveva molto. Un caffè aveva inalberato la scritta “il vino probo uccide il morbo”, l’idea, di per sé naturale nel pubblico, che l’alcool preservava dalle malattie infettive, si rafforzò nell’opinione generale.”

“E mentre gli uni continuavano la loro piccola vita adattandosi alla clausura, per altri invece, d’allora in poi, l’unica idea fu quella di evadere dalla prigione.”

“Si vedeva chiaramente che la primavera si era estenuata, prodigata nelle migliaia di fiori sbocciati tutto all’intorno, e che stava adesso per assopirsi, schiacciata lentamente sotto il duplice peso della peste, e del caldo.”

“Tutti discendono allora nelle strade, si stordiscono di parole, si combattono o si desiderano, e sotto il rosso cielo di luglio la città, piena di coppie e di clamori, va alla deriva verso la notte febbrile.”

“Il male che è nel mondo viene quasi sempre dall’ignoranza, e la buona volontà può fare guai quanto la malvagità, se non è illuminata.”

“E dai confini del mondo, traverso migliaia di chilometri, voci ignote e fraterne si provavano goffamente a dire la loro solidarietà, e la dicevano infatti, ma dimostrando nello stesso tempo la terribile impotenza, in cui si trova ogni uomo, di spartire veramente un dolore che non può vedere: Orano! Orano!”

“La grande città silenziosa non era più, allora, che un complesso di cubi massicci e inerti, tra i quali le taciturne effigi di benefattori dimenticati o d’antichi grandi uomini soffocati nel bronzo sedevano sole, coi loro finti visi di pietra o di metallo, a evocare una sminuita immagine di quello ch’era stato l’uomo. Qui mediocri idoli troneggiavano sotto un cielo spesso, nei quadrivi senza vita, insensibili blocchi che ben figuravano il suo ordine estremo, quello d’una necropoli in cui la peste, la pietra e la notte avrebbero finito col far tacere ogni voce.”

“Gli è che nulla è meno spettacolare di un flagello e, per la loro stessa durata, le grandi sciagure sono monotone. Nel ricordo di coloro che le hanno vissute, le terribili giornate della peste non figurano come grandi fiamme interminabili e crudeli, ma piuttosto come un ininterrotto calpestìo che tutto schiacciava al suo passaggio.”

“L’abitudine alla disperazione è peggiore della disperazione stessa.”

“In verità, tutto per loro diventava presente; bisogna dirlo, la peste aveva tolto a tutti la facoltà dell’amore e anche dell’amicizia; l’amore, infatti, richiede un pò di futuro, e per noi non c’erano più che attimi.”

“…io mi sento più solidale coi vinti che coi santi. Non ho inclinazione, credo, per l’eroismo e per la santità. Essere un uomo, questo m’interessa.”

“un mondo senz’amore era come un mondo morto e che viene sempre un’ora in cui ci si stanca delle prigioni, del lavoro e del coraggio, per domandare il viso d’una creatura e il cuore meravigliato dall’affetto.”

“Non ho voglia di morire e lotterò; ma se la partita è perduta, voglio fare una buona fine.”

“…lui era cosciente di quanto vi è di sterile in una vita senza illusioni.”

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