Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Diario di scuola – Daniel Pennac

“Oggi che la sua coscienza di donna molto anziana abbandona i lidi del presente per rifluire piano verso i lontani arcipelaghi della memoria, i primi scogli che affiorano le rammentano l’ansia che la tormentò per tutta la mia carriera scolastica.”

“Oggi l’acqua si è abbassata, i pesci sono scomparsi, una schiuma viscida e stagnante proclama la vittoria del detersivo sulla natura. Della nostra infanzia resta solo il canto delle cicale e il calore resinoso del sole. E poi sappiamo ancora fischiare con le dita; non ci siamo mai persi d’orecchio.”

“Le parole del professore sono solo tronchi galleggianti cui lo studente che va male si aggrappa in un fiume dove la corrente lo trascina verso le cascate.”

“In ogni caso, sì, la paura fu proprio la costante di tutta la mia carriera scolastica: il suo chiavistello. E quando divenni insegnante la mia priorità fu alleviare la paura dei miei allievi peggiori per far saltare quel chiavistello, affinché il sapere avesse una possibilità di passare.”

“Dove sta in fascino della banda? Nel potervisi dissolvere con la sensazione di affermarsi. Gran bella illusione d’identità!”

“La solitudine e il senso di vergogna del ragazzo che non capisce, perso in un mondo in cui gli altri capiscono.
Solo noi possiamo tirarlo fuori da quella prigione, formati o meno per farlo.”

“La maggior parte di loro si fa dell’avvenire una rappresentazione che è una proiezione del presente sullo schermo angosciante del futuro. Il futuro come una parete dove sono proiettate le immagini smisuratamente ingrandite di un presente senza speranza, ecco la grande paura delle madri!”

“Lo sa qual è l’unico modo per far ridere il Dio?
Esitazione dall’altro capo del filo.
Raccontargli i propri progetti.
In altre parole, niente panico, non c’è nulla che vada come previsto, è l’unica cosa che ci insegna il futuro quando diventa passato.”

“Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli insegnati. In fondo, chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti?”

“I nostri studenti che “vanno male” (studenti ritenuti senza avvenire) non vengono mai soli a scuola. in classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso di futuro precluso.”

“E non è poco un anno di scuola andato in malora: è l’eternità in un barattolo.”

“Orbene, nella società in cui viviamo un adolescente tenacemente convinto di essere una nullità – questo, almeno l’esperienza vissuta ce lo ha insegnato – è una preda.”

“Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia.”

“Perché agli occhi di alcuni vecchi rimbambiti la memoria era più un muscolo da allenare che una biblioteca da arricchire?”

“Fa rumore, un pensiero, e il piacere di leggere è un retaggio del bisogno di dire.”

“Come diventano pericolosi, quelli che hanno capito i codici, di fronte a quelli che non li posseggono!”

“Una volta la settimana vi si danno appuntamento alcune menti illustri che parlano con il tono oggi raro delle persone che non hanno nulla da vendere.”

“…in una società che considera i propri giovani innanzi tutto come consumatori, un mercato, un target.
Bambini clienti, dunque, con o senza disponibilità economica, nelle grandi città come nelle banlieues, uniti nella stessa aspirazione al consumo, nello stesso universale aspiratore di desideri, poveri e ricchi, maschi e femmine, risucchiati alla rinfusa dall’unica e vorticosa sollecitazione: consumare! Cioè cambiare prodotto, desiderare il nuovo, il più che nuovo, l’ultimo grido! La marca! E farlo sapere in giro!”

“Cos’altro si offre loro, se non la tentazione di esistere in quanto immagini, destinati come sono alla disoccupazione, loro a cui i casi della storia hanno quasi sempre negato un passato e sottratto una geografia?”

“Qui siamo alla scuola elementare, alla scuola media, alle superiori, non in un centro commerciale: non si esaudiscono desideri superficiali tramite regali, si soddisfano necessità fondamentali tramite obblighi.”

“Padre indegno! Avevi dimenticato che quella difficoltà era stata anche la tua! E che in questo campo tu eri infinitamente più lento di tua figlia! Ma, diventato un adulto che sa, il signore si mostrava impaziente con una ragazzina ai primi passi! Il tuo sapere di prof e la tua inquietudine di padre ti avevano semplicemente fatto perdere il senso dell’ignoranza.”

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