Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Il ventre di Parigi – Emile Zola

“Lungo il viale deserto, nel profondo silenzio della notte, i carri degli ortolani, diretti verso Parigi percuotevano con l’eco dei loro monotoni scossoni, a destra e sinistra, le facciate delle case immerse nel sonno dietro i filari confusi degli olmi.”

“Parigi, simile a un pezzetto di cielo stellato caduto su un angolo di terra buia, gli parve severa e quasi arrabbiata del suo ritorno.”

“La fame gli s’era ridestata, insopportabile, feroce. Tutte le membra riposavano, ma lo stomaco gridava, si ritorceva, come stretto tra tenaglie roventi.”

“Ed ora ritrovava Parigi nel buio, grassa, superba, traboccante di commestibili; vi rientrava su un letto d’ortaggi e s’aggirava in mezzo a sconosciute vivande che pullulavano intorno a lui e lo turbavano.”

“I mercati apparivano nella loro nera leggerezza coi mille raggi di luce che rigavano le persiane. Le grandi strade coperte cominciavano a popolarsi, mentre i padiglioni lontani rimanevano ancora deserti in mezzo al brulichio che cresceva sui marciapiedi.”

“Troverete sempre qualcuno disposto a pagarvi da bere, e mai un cane che vi voglia pagar da mangiare.”

“Quando ogni lume fu spento all’interno, ed i mercati furono inondati dalla luce del giorno, apparvero quadrati, uniformi, come una macchina moderna e smisurata, che so, un’enorme macchina a vapore, una caldaia che dovesse servire alla digestione di un popolo, un ventre gigantesco, bullonato, ribadito, fatto di legno, di vetro e di ferro, di una eleganza, di una potenza da motore meccanico azionato dal calore del combustibile, e dalla furia fremente e vertiginosa delle ruote.”

“Sentì allora in tutta la sua forza il lungo rombare dei mercati. Parigi masticava i bocconi dei suoi due milioni di abitanti. Era come un grande organo centrale che batteva furiosamente, lanciando il suo umore vitale in tutte le vene. Era un movimento incessante di mascelle colossali, un baccano d’inferno, un brusio senza fine dove si fondevano tutti i rumori dell’approvvigionamento, dagli schiocchi di frusta dei rivenditori all’ingrosso avviati ai mercati dei quartieri, allo strascicar di ciabatte delle povere donnette che vanno di porta in porta offrendo l’insalata dei loro cestini.”

“Allora si fermò istupidito, si lasciò spingere, insultare e non fu più che un oggetto travolto, sbattuto sul fondo di quella marea crescente.”

“Gli ci vollero mesi perchè piegasse la testa e si rassegnasse a quella sofferenza di uomo brutto, mediocre e povero.”

“Aveva capito che il solo modo per dormire in un tepore felice è di farsi da soli un letto di delizie.”

“La giovane donna sognava uno di quei negozi moderni, chiari, ricchi come saloni, coi vetri scintillanti che danno su una strada larga. E questo  non per il desiderio un pò gretto di far la signora dietro al banco, ma perchè aveva la precisa coscienza dell’importanza del lusso nel commercio al giorno d’oggi.”

“Poi, a loro non piaceva il lavoro convulso; volevano lavorare, si, ma con comodo, senza dimagrire, insomma da brave persone che amano vivere bene.”

“Il denaro serve per vivere, si sa che si cerca il proprio benessere, ma guadagnare per guadagnare aver più fastidi che piaceri… allora preferisco restarmene con le mani in mano.”

“Ha un marito troppo merlo per non farlo becco!”

“Ah, le persone per bene! Mi fanno pena, tanto si comportano in modo esemplare.”

“Finì a poco a poco a gustare la beatitudine di quella vita regolata. La sala da pranzo giallo chiara, con quella sua pulizia e il tepore borghese, gli addolciva l’animo non appena ne varcava la soglia.”

“Ma a poco a poco un’inquietudine sorda cominciò a roderlo, si sentiva insoddisfatto, si accusava di colpe, ma non sapeva quali, si ribellava contro quel vuoto che pareva allargarsi sempre di più nel suo cervello e nel suo cuore. Ogni tanto delle esalazioni pestifere, delle zaffate di pesce guasto gli rivoltavano lo stomaco. Fu una distruzione lenta, una noia vaga che divenne sovraeccitazione nervosa.”

“La mole superba dei mercati, che traboccava di cibarie sostanziose, avevano precipitata la crisi. Per lui erano la gran bestia pasciuta e ruminante, erano l’immagine di Parigi, che rimpinzata di cibo, intorpidita dalla grassezza, sosteneva stupidamente l’Impero.”

“Quello era il ventre bottegaio, il ventre dell’onestà ruffiana, che si abbuffava, beato, e luccicava al sole, trovando che ogni cosa andava per il suo verso migliore.”

“E’ la politica della gente onesta. Io sono riconoscente al governo quando vedo i miei affari andare bene, quando mangio in pace la mia minestra, quando posso dormire senza il pericolo d’esser svegliata dalle fucilate.”

“Certo io approfitto del buon vento che tira e sostengo il governo che fa andar bene gli affari. Se poi questo governo faccia o no delle porcherie io non voglio saperlo.”

“Ma noi, noi che viviamo in santa pace, che ci mettiamo quindici anni per mettere insieme qualcosa, noi che non ci occupiamo di politica e non abbiamo in mente che di tirar su nostra figlia e di tirare avanti bene la baracca! Via, andiamo! Ma scherzi!? Siamo gente onesta noi!”

“Lisa non era bigotta; non bazzicava le chiese; era solita dire che cercava di mantenersi onesta in tutto, e che quello bastava. Ma non voleva che si sparlasse della religione, in sua presenza; spesso faceva stare zitto Gavard, che aveva la passione per le storie di preti e di monache, per le barzellette di sacrestia. Questi discorsi le parevano sconvenienti. Bisognava lasciare che ognuno credesse a suo modo, e rispettare la coscienza di tutti.”

“Poi le due donne sì inchinarono. La bella Mme Quenu, e la bella Mme Lebigre si scambiarono un amichevole saluto.
E Claude, che certamente il giorno prima si era dimenticato di mangiare bene, sdegnato al vederle così prosperose, soddisfatte e per bene, coi loro grossi seni, si strinse nella cintura brontolando furibondo:
– Che canaglia, la gente onesta!”

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