Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Imperium – Ryszard Kapuscinski

“Questo libro non è una storia della Russia e dell’ex Urss, nè un resoconto dell’ascesa e della caduta del comunismo in questo stato e neanche un compendio scolastico di nozioni sull’impero.
E’ la relazione personale del viaggio che ho compiuto nelle sconfinate distese di questo paese (o meglio di questa parte del mondo), cercando di arrivare fin dove me lo consentivano il tempo, le forze e le possibilità.”

“Il mio primo incontro con l’Impero avviene accanto al ponte che collega la cittadina di Pinsk al sud del mondo. E’ la fine del settembre 1939. Guerra ovunque. Villaggi in fiamme, gente che si rifugia nei boschi e nei fossati per proteggersi dalle incursioni.”

“Chiedo alla mamma perchè portino via quelle persone. Mi risponde tutta nervosa che è cominciata la deportazione. Deportazione? Strana parola. Che cosa significa? Ma la mamma non vuole rispondermi, non vuole parlarmi, piange.”

“L’avvicinarsi di una frontiera aumenta la tensione, produce una certa emozione. La gente non è fatta per vivere in situazioni di frontiera, e infatti cerca di sfuggirle o di liberarsene il prima possibile. E tuttavia ci si imbatte continuamente, le vede e le sente ovunque.”

“Quante vittime, quanto sangue, quanto dolore legati alla questione delle frontiere! Non si contano i cimiteri dei caduti in difesa delle frontiere. Non meno sterminati sono i cimiteri degli audaci che tentarono di allargare le loro.”

“Jeanne prova la stessa sensazione che pervade chiunque si addentri nella bianca infinità della Siberia: l’impressione di scivolare nella non esistenza, di svanire nel nulla.”

“Ammesso che esista il cosiddetto genio di un popolo, il genio del popolo russo si esprime tra l’altro in questo detto: Eh! E’ la vita!”

“La Russia è, da un lato, uno spazio vasto e sconfinato; dall’altro, una grandezza talmente schiacciante da mozzare il fiato e impedire il respiro.”

“Un popolo che non ha un suo stato cerca la salvezza nei simboli. La difesa del simbolo equivale alla difesa delle frontiere. Il culto del simbolo diviene una forma di culto della paura, un atto di patriottismo.”

“Il fatto è che il fiore, da solo, non profuma: bisogna toccargli il gambo e allora, sentendo che ci si interessa a lui, il fiore si mette a profumare. I fiori non profumano per se stessi, ma per gli altri. Appena un fiore si sente toccare, reagisce profumando: è frivolo e leggero, vuol piacere a tutti.”

“Un turkmeno dalla barba bianca, come lui, sa tutto. La sua testa è piena di saggezza, i suoi occhi hanno letto il libro della vita. Quando ha posseduto il primo cammello ha conosciuto il sapore della ricchezza, quando gli è morto il gregge di pecore ha conosciuto la disgrazia della miseria. Ha visto i pozzi prosciugati, e sa che cosa sia la disperazione; ha visto i pozzi colmi d’acqua e sa che cosa sia la felicità. Sa che il sole dà la vita, ma anche la morte, cosa di cui nessun europeo si rende conto.”

“L’acqua è il principio di tutto. E’ il primo nutrimento. Il sangue della terra. Gli uomini raffiguravano l’acqua con tre linee ondulate, sulle quali disegnavano un pesce, simbolo della fortuna. Tre linee, più il pesce, significavano la vita.”

“La gente ama contemplare le proprie disgrazie.”

“Nel deserto la causa della guerra è il desiderio di vivere, l’uomo viene al mondo già prigioniero di questa contraddizione e qui sta il suo dramma. Ecco perchè i turkmeni non hanno mai conosciuto l’unità: a dividerli c’è sempre stato un aryk prosciugato.”

“Il colore di Bukhara è il bruno, il colore dell’argilla essiccata al sole. Quello di Samarcanda è l’azzurro carico, il colore del cielo e della terra.”

“Primavera 1989. Leggendo le notizie in arrivo da Mosca mi dicevo che forse avrei fatto bene ad andarci. Anche da altre parti mi giungevano spinte in quella direzione, nel senso che la Russia, quando decide di svegliarsi, comincia a interessare un pò tutti.”

“I tedeschi dicono Zeitgeist, lo spirito del tempo. C’è un momento, quanto mai affascinante, promettente e fecondo, in cui lo spirito del tempo, finora sonnecchiante, spento e apatico come un uccello bagnato sul ramo, improvvisamente, senza una ragione apparente (o perlomeno senza una ragione spiegabile in modo puramente razionale) spicca un volo ardito e gioioso. Il fruscio di quel volo arriva a utti. Sveglia la nostra immaginazione, ci dà energia: cominciamo ad agire.”

“Autunno 1989. Il primo contatto con l’Impero dopo tanti anni. L’ultima volta c’ero venuto vent’anni fa, all’inizio dell’era brezneviana. L’era di Stalin, l’era di Chruscev, l’era di Breznev. E prima ancora: l’era di Pietro I, di Caterina II, di Alessandro III. In quale altra parte del mondo la persona del sovrano, la natura del suo carattere, le sue manie e le sue fobie imprimono un marchio così forte sulla storia del paese, sul suo corso, sui suoi slanci verso l’alto e sulle sue cadute.”

“La Mosca vista da Napoleone in quell’assolato pomeriggio del settembre 1812 non esiste più.”

“L’uomo dietro al bancone fu rimpiazzato dall’uomo dietro la scrivania e la rivoluzione trionfò.”

“Perchè la natura diabolica di ogni male è quella di riuscire, a nostra insaputa e senza il nostro consenso, ad accecarci e irretirci.”

“In sostanza, il sit-in consiste nello stare seduti esponendo pubblicamente le proprie richieste. Tutto qui. Nient’altro.”

“Come i contadini che, in ogni parte del mondo, attaccano sempre discorso parlando del raccolto, mentre gli inglesi parlano del tempo, così nell’Impero la conoscenza tra due persone prende sempre avvio dalla dichiarazione della propria nazionalità. E’ un’informazione da cui dipenderanno molte cose.”

“Dice bene l’Ecclesiaste: Colui che aumenta la conoscenza non fa altro che aumentare il dolore.”

“Tra il russo e il suo Impero esiste una forte e vitale simbiosi, le sorti del potere sono un fatto di cui il russo si preoccupa in modo profondo e sincero. Anche oggi!”

“Dovunque il nazionalismo di un popolo si manifesti, ecco sorgere d’incanto i nemici di quel popolo e crearsi lo spunto per conflitti e guerre.”

“In Siberia la natura non conosce mezze misure, qui tutto è sempre violento e radicale.”

“La vecchia si raddrizzò, appoggiò le mani sul manico della scopa, mi guardò, fece persino un sorriso e disse una frase che riassumeva l’essenza della filosofia di vita russa: – Kaz zivem? – (come viviamo?) ripetè pensierosa e, con una voce in cui vibravano orgoglio, determinazione, sofferenza e gioia, aggiunse – Dysym! – (Respiriamo!)”

“Soto le ali dell’aereo si snoda una pianura candida, immota, punteggiata qua e là dalle macchie scure dei boschi. Spazi deserti e monotoni, dolci rilievi in forma id basse colline acquattate: nulla su cui soffermare lo sguardo, nulla che attiri l’attenzione. E’ la Kolyma.”

“Cos’era, lei? Una vittima o un carnefice?”

“Questo desiderio di far giungere agli altri la propria voce è tipico dei prigionieri, attaccati alla fede nella giustizia come a un salvagente, convinti che essere uditi equivalga a essere capiti e quindi a dimostrare le proprie ragioni e a vincere la partita.”

“Tre piaghe, tre flagelli minacciano il mondo.
La prima è la piaga del nazionalismo.
La seconda, la piaga del razzismo.
La terza, la piaga del fondamentalismo religioso.
Le tre piaghe sono unite dalla stessa caratteristica, dallo stesso comun denominatore: la più totale, aggressiva e onnipotente irrazionalità. Impossibile penetrare in una mente contagiata da uno di questi tre mali. In quelle teste arde un sacro rogo in attesa delle sue vittime.”

“Ormai i tempi sono cambiari e Nedov fonde i Breznev per farne statuine di san Giorgio e si santo Stefano, il patrono locale.”

“La delegazione parte con alla testa il sostituto di Eltsin, Ruckoj, e il sindaco di Pietroburgo, Sobcak. Entrambi hanno avuto una parte principale nello sventare il putsch neostalinista, ma entrambi sono russi e sanno che cosa significhi la Russia senza l’Ucraina. – Senza l’Ucraina – scriveva ancora negli anni ttenta lo storico polacco J. Wasowicz – Mosca viene respinta nelle foreste del nord.”

“Il sovrano e il suo esercito: è forse per questo che l’aquila russa, stemma e simbolo dello stato, invece di una sola testa ne ha due?”

“Per le vie della vecchia Pietroburgo si può camminare all’infinito. Quanta architettura interessante, quanti canali, angoli, piazzette. Di qui Puskin partì per il fatale duello (angolo tra il Nevskij Prospekt e la Mojka); qui la Achmatova scrisse il suo sconvolgente Requiem; di qui passa in carrozza il protagonista del racconto Pietroburgo di Andrej Belyj, Apollon Apollonovic Ableuchov, che dice: All’infuori di Pietroburgo non c’è niente.”

“Nella storia contemporanea è la Russia ad aprire il XX secolo con la rivoluzione del 1905, ed è sempre la Russia a chiuderlo con la rivoluzione sfociata nella caduta dell’Urss del 1991.”

“Il ruolo crescente della televisione nella politica ha modificato in tutto il mondo la linea d’attacco dei vari golpisti: un tempo assalivano i palazzi dei presidenti, le sedi del governo e del parlamento; adesso cercano al più presto di occupare l’edificio della stazione televisiva.”

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