Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Il grande Califfato – Domenico Quirico

“Il giorno in cui, per la prima volta, mi parlarono del califfato era un pomeriggio, un pomeriggio di battaglia ad al-Quesser, in Siria. Ero prigioniero degli uomini della guerra santa, di una brigata del feroce emiro Abu Omar, da quasi due mesi.”

“Sono i soldati di Dio, il loro mestiere è la guerra, solo questi sono i loro ricordi, la loro vita fuori di qui sembra stata aspirata in un sacco e gettata via.”

“Ho superato, nel momento in cui sono stato catturato, una frontiera fatale, sono entrato, me ne accorgo vivendo con loro, nel cuore di tenebra di una nuova fase storica, di un nuovo groviglio avvelenato dell’uomo e del secolo che nasce: il totalitarismo islamico globale.”

“L’esperienza , l’essere lì: l’unico modo, eternamente, per capire.”

“Nell’est vicino all’Eufrate, già si sillabava della crescita di una sigla ancora più radicale, Isis, il cui mistero aumentava la paura, sequestratori e sgozzatori di occidentali, raccontavano testimoni tremanti arrivati da Raqqa, la loro capitale.”

“Quando il crepuscolo comincia ad affiorare, dopo la preghiera, si sente un mormorio, poi un ordine: Mujaheddin, preparatevi.”

“E sulla memoria che i popoli costruiscono il proprio passato, non sulla Storia. Non i fatti storici pesano sulla vita dei popoli, ma la rappresentazione che se ne fanno.”

“Noi e l’Altro: quante volte l’ho visto in azione, questo ingranaggio, nell’ex Jugoslavia, in Ruanda…”

“Il totalitarismo islamista era nato, silenziosamente, senza che lo vedessimo crescere accanto a noi.”

“Questo libro dunque non è un trattato sulla vera identità dell’Islam o un catalogo delle crisi legate allo sboccio e al crescere del fondamentalismo. E’ un viaggio, un viaggio vero, con luoghi sfondi strade, città villaggi e deserti, parla di uomini, delle loro storie delle loro azioni e omissioni. parte da Istanbul e si conclude in nigeria, fa tappa a Groznyj in Cecenia e nelle pianure di Francia, nel Sahel e in Somalia.”

“Il jihad non significa allegoria del miglioramento interiore, il cammino silenzioso e personale verso la virtù: il jihad è battaglia e sangue.”

“Ah! L’Istanbul di Erdogan resta incredibilmente quella che ne fecero i turchi: una città senza tempo.”

“La storia lascia suoni odori, lievita nell’aria se la sai ascoltare.”

“Abu Bakr è dunque un uomo invisibile che esiste senza esistere e di cui si sa quasi nulla, spuntato come un incubo e un interrogativo nel cuore della storia del ventunesimo secolo.”

“E’ come se avessero un fuoco dentro, sono macchine, sparano pregano sparano, sembrano immortali anche se non lo sono. Fanno tutto con calma come se fosse da sempre la loro vita. Anche i soldati di Bashar lo sanno….e hanno paura.”

“L’internazionalismo, un tempo comunista, ora scandisce il nome di Dio e di Abu Bakr.”

“Noi abbiamo, con la nostra indifferenza, aiutato il califfo a impadronirsi della Siria: lasciando che la rivoluzione laica si estinguesse nel sangue. Accettando che Bashar manovrasse tra i suoi oppositori: guerra senza quartiere ai laici, ai ribelli della prima ora, mano larga con gli altri, gli islamisti, gli stranieri. Erano, sono la sua garanzia, la sua pubblicità perfetta: io combatto per voi, smemorati di Occidente, i miei avversari sono i vostri, guardatevi attorno, coloro che cercano di sgambettarmi sono quelli che vogliono poi venire a sgozzarvi nelle vostre belle case, domani, dopo che si saranno sbarazzati di me. Aiutatemi a combattere i terroristi…vi conviene.”

“Non sapevano che, loro per primi (i russi in Cecenia), avevano di fronte un avversario terribile che stava nascendo, faceva le sue prime prove: l’insurrezione islamista globale, il nuovo Leviatano che si preparava venti anni dopo a dichiarare guerra al mondo.”

“Sconfitti da Putin sulle loro montagne, i ceceni erano diventati guerrieri della grande insurrezione islamista globale.”

“Nel Caucaso il Leviatano islamista ha fatto le prove…”

“Non ho il tempo di voltarmi, di chiudere gli occhi. Il coltello sbuca da una tasca, la gola si squarcia.
– Adesso sai cos’è la guerra, compagno: tenace costante violenza. uccidere, punire, costringere, pulire. Questa è la vita…”

“Ho parlato, un lungo pomeriggio di due anni fa, in un luogo della Siria che oggi è califfato con un gruppo di giovani jihadisti francesi, tutti di Tolosa, tutti venivano dalla stessa banlieue, studenti, due meccanici, disoccupati.”

“…e qualcuno stolto dice che questi sono finti musulmani.”

“I Grad, i razzi delle staliniane “katiuscia”, sanno uccidere silenziosamente, solo un sibilo, come un enorme ronzio di vespe e poi una grande fumata rotonda, venti secondi per percorrere i venti chilometri dal luogo in cui un camion li aveva lanciati, nascosto giù nel deserto. non sono armi precise, ma cieche, che provocano terrore e morte, armi per vendicarsi e scavare un solco di odio, perfette per una guerra civile.”

“La guerra è molte cose diverse, ed è inutile fingere che l’eccitazione non sia tra queste. La guerra non è solo nostra madre, ma anche nostra figlia. L’abbiamo cresciuta così come ha fatto con noi. La guerra è incredibilmente eccitante.”

“Dall’aereo, in piena notte, le luci di Algeri sono come fiori nel mare.”

“La morte di un sogno non è meno triste della vera morte e lo sconforto di coloro che lo hanno perduto è profondo come un lutto.”

“Non vedi che Dio sta già provvedendo? Dio ha confuso la mente degli americani, sì, gli americani ci aiutano, armano, finanziano, sono diventati lo strumento della santa causa.”

“Abbiamo sperimentato tutto, liberalismo dittature nazionalismo socialismo. Cosa abbiamo ottenuto? Solo povertà e corruzione. Resta l’Islam, totale integro puro. Ecco dove i partiti come i Fratelli musulmani si sbagliano: a mescolare l’Islam con altro (Ihmed Zouhari)”

“Non è la primavera araba a svelarsi, come sostiene qualcuno, sconfitta. La rivoluzione ha vinto, lo prova con i suoi martiri. E il dopo rivoluzione filisteo e rancido, qui e altrove, che è stato sconfitto.”

“Che cosa è un caffè di Tunisi? E’ un posto dove si trattano tutte le faccende materiali e morali di un quartiere o di un gruppo.”

“Forse ha ragione quando dice che la strada è il primo vincolo che l’uomo ha imposto alla libertà. Quando un Paese comincia a lasciarsi avvincere dalle strade come da una grande rete, significa che gli abitanti hanno fretta, non sono più padroni del loro tempo. Non conoscono più viaggi simili a sogni attraverso dune silenziose e montagne piene di luce e di echi. la strada dice all’uomo, al tuareg: tu devi passare di qui! E lo condanna a camminare con regolarità accasciante sopra una striscia eguale, sterile e senza fine.”

“Il sequestro è diventato un’industria: con le relative tariffe. – Tu sei italiano, vali poco – sogghignano pesandoti con degnazione in un bar di Agadez. -Sono i francesi che rendono molto, al-Quaida li odia e li paga più degli americani.”

“Giunto sulle rive del fiume, ho riconosciuto subito la sua voce triste, la sua voce nera. E’ il vento dell’odio: un vento cieco che non vede dove va, ora tocca quel Paese ora quel popolo, lasciando nelle menti e nei cuori l’impronta della sua carezza assassina.”

“Ah, che la vittoria rimanga a quelli che la guerra hanno fatto senza amarla.”

“Come sono fragili le vittorie dell’occidente.”

“Molte cose prodigiose vi sono, ma nessuna è davvero più prodigiosa dell’uomo. A Mogadiscio l’uomo ha vissuto vent’anni in margine alla morte. Ogni giorno che passava lasciava su questa gente lievi segni di rovina, ogni giorno.”

“Ma fuori dall’aeroporto il mondo non è sicuro. Ti investe qualcosa che non è calore, è una malattia dell’atmosfera, l’aria ha la febbre, l’aria suda, si suda nel sudore. E’ il quartiere del Quarto Chilometro: subito ti accorgi di essere l’unico occidentale, e senti paura, una strana paura quasi mistica, una specie di sacro orrore, migliaia di occhi ti guardano, di uomini armati, di vecchi, di alte fanciulle che passano reggendo con i denti un lembo del loro velo, occhi neutri, impassibili, senza domande.”

“Nella chiesa tra le immondizie e i detriti hanno trovato rifugio povere famiglie. Stesi i loro giacigli, accendono il fuoco. La chiesa è diventata casa di poveri, di afflitti. Lui dunque è ancora qui.”

“In Africa per esistere bisogna riunirsi”

“L’islamismo che si nutre e si gonfia con i batteri della miseria e trasforma credenti tiepidi in fanatici… Funziona sempre: in Somali e in Tunisia, in Siria e tra i tuareg del Mali.”

“L’insurrezione globale islamista non ha forse creato un nuovo tipo d’uomo? I jihadisti siriani o i Boko Haram, il Ribelle senza frontiere, dalla Mesopotamia all’Hindu Kush: non c’è modo di ottenere da loro un’opinione personale, di avere particolari sulla loro vita. Si sbatte contro un muro. All’inizio credevo che lo facessero per non rivelare particolari e segreti. Poi mi sono accorto che la cosa è molto più grave… Non hanno niente da dirci all’infuori delle loro frasi fatte: Dio è grande, lottiamo contro il peccato… Non hanno più nulla di personale. La katiba e la guerra santa sono tutta la loro vita, fuori di questo non esistono.”

“Noi, nell’odore di putrefazione che emana da nostro Tramonto, di istinto, siamo spinti a metterci subito contro tutti quelli che predicano coraggio, resistenza, sforzo, eroismo. Abbiamo il gusto della sconfitta e dell’abbandono. Non abbiamo il coraggio per fare la guerra necessaria a difenderci.”

“Quando si riparte dopo una tragedia vissuta, si crede che il destino sia debitore di una rivincita: invece non lo è, talvolta ci si inganna.”

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