Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Wild – Cheryl Strayed

“Gli alberi erano alti, ma io ero più alta: li sovrastavo dal ripido versante di una montagna nella California settentrionale”

“Ero sola. A piedi nudi. Avevo ventisei anni ed ero orfana.”

“Era un mondo sconosciuto, un mondo in cui avevo fatto ingresso esitante, addolorata e confusa, con timore e speranza. Un mondo che pensavo avrebbe potuto fare di me la donna che sapevo di poter diventare e al tempo stesso risvegliare la ragazza che ero stata una volta. Un mondo che misurava sessanta centimetri di larghezza ed era lungo 4.260 chilometri.
Un mondo chiamato Pacific Crest Trail.”

“Avevo la sensazione di guardare le cose dal fondo di un pozzo. Da quel pozzo iniziai a trasformarmi in una camminatrice solitaria.”

“Era questa la mia preghiera: vaffanculovaffanculovaffanculo”

“Andammo al bagno delle donne. Ci chiudemmo in cubicoli separati, piangendo. Non scambiammo una parola. Non perchè ci sentissimo sole nel dolore, ma perchè eravamo così unite che era come se fossimo un corpo solo.”

“La paura, in gran parte, è figlia di ciò che ci raccontiamo, e quindi io avevo scelto di raccontarmi una storia diversa da quella che narrano alle donne. Decisi che sarei stata al sicuro. Ero forte. Ero coraggiosa. Nulla poteva sconfiggermi”

“Prima la fumavamo, poi passavamo a sniffarla. -Ma non ce la inietteremo mai! – dicevamo. Assolutamente no.
Quindi iniziammo a iniettarcela.”

“Stavo piangendo per tutto quanto, per la palude malsana in cui avevo trasformato la mia vita da quando mia madre era morta; per l’esistenza stupida che conducevo. Non volevo essere così, vivere in quel modo, fallire così miseramente.”

“Devo cambiare – fu il pensiero che mi guidò durante quei mesi di preparazione. Non diventare una persona diversa, ma tornare a essere la persona che ero: forte e responsabile, lucida e salda, etica e buona. E il PCT mi avrebbe resa tutte quelle cose. Laggiù, avrei camminato e pensato a tutta la mia esistenza. Avrei ritrovato la mia forza, allontanandomi da tutto ciò che aveva reso assurda la mia vita.”

“Pensavo solo ad andare avanti.”

“A tratti, tra le varie sofferenze, notavo la bellezza che mi circondava, la meraviglia di cose sia grandi sia piccole: il colore di un fiore del deserto che mi sfiorava sul sentiero o la grandiosa distesa del cielo mentre il sole scompariva dietro le montagne.”

“Il silenzio era assoluto. L’assenza era come un peso. Questo è quello per cui sono venuta, pensai. Questo è quello che ho avuto.”

“Nella mia esistenza normale, pre-PCT, avevo amato i libri, ma sul sentiero avevano assunto un significato ancora più importante. Erano il mondo in cui potevo perdermi quando quello in cui stavo davvero diventava troppo solitario, duro o difficile da reggere.”

“La solitudine era sempre stata un luogo reale per me, come se fosse una stanza dove potevo rifugiarmi per essere davvero me stessa. La solitudine radicale del PCT aveva modificato quella mia percezione. la solitudine non era più una stanza, ma il mondo intero e adesso ero sola in quel mondo, e lo abitavo in un modo del tutto nuovo per me.”

“Ero una credente fervente e al tempo stesso una non credente convinta. Ero in cerca di qualcosa almeno quanto ero scettica.”

“Nonostante gli innumerevoli panorami montuosi e desertici che avevo visto, la cosa che mi era più familiare era la striscia larga sessanta centimetri del sentiero, la cosa su cui i miei occhi erano quasi sempre puntati, in cerca di radici e rami, serpenti e pietre. Talvolta il sentiero era sabbioso, talaltra roccioso oppure fangoso o ghiaioso, o ancora ricoperto di uno spesso strato di aghi di pino. Poteva essere nero o marrone o grigio o rossiccio come caramello, ma era sempre il PCT. Il centro del mondo.”

“Nonostante tutto il mio scetticismo, c’era una cosa in cui nutrivo una fede incrollabile: la natura selvaggia possedeva una trasparenza che includeva anche me.”

“Leggere è la mia ricompensa alla fine della giornata.”

“Siamo stati tutti quanti sulla strada. Sappiamo tutti com’è.”

“Alla fine lasciai semplicemente perdere e divorai un centinaio di pagine di Lolita, facendomi assorbire dalla sua realtà orribile e spassosa al punto che dimenticai la mia.”

“C’erano così tante altre cose sorprendenti in questo mondo.
Si aprivano dentro di me come un fiume. Come se non sapessi di poter respirare e poi respirassi lo stesso. Scoppiai a ridere di gioia e l’attimo dopo stavo piangendo. Piansi e piansi, senza riuscire a fermarmi. Non piangevo perchè ero felice. Non piangevo perchè ero triste. Non piangevo a causa di mio madre o di mio padre né di Paul. Piangevo perché ero colma. Di quei durissimi cinquanta giorni e passa che avevo alle spalle e anche dei 9.760 giorni che erano venuti prima.
Stavo entrando. Me ne stavo andando. La California scorreva dietro di me come un lungo velo di seta. Non mi sentivo più una sprovveduta. E nemmeno un’amazzone cazzutissima. Mi sentivo fiera e umile e pacificata interiormente, come se anche io fossi al sicuro lì.”

“Sapeva che ero avida intellettualmente, che divoravo quantità di libri.”

“Non sapevo come fossi arrivata a ritenere normale vivere all’esterno, dormire per terra in una tenda tutte le notti e camminare da sola nella natura selvaggia tutto il giorno quasi ogni giorno, ma era così. Era la prospettiva di non farlo a terrorizzarmi.”

“Era la mia vita, misteriosa come tutte le vite. Così vicina, così presente, così intimamente mia nel suo slancio sacro e selvaggio.
E com’era selvaggio lasciare che fosse.”

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