Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Suite Francese – Irene Nemirovsky

“Che pesante, pensavano i parigini. L’aria di primavera. Una notte di guerra, l’allarme. Ma la notte se ne va, la guerra è lontana”

“Odiava la guerra che minacciava ben più della sua vita o del suo benessere; distruggeva a ogni istante l’universo della finzione, l’unico dove si sentisse felice, simile al suono di tromba dissonante e terribile che facesse crollare le fragili muraglie di cristallo erette con tanta fatica tra lui e il mondo esterno.”

“Parigi aveva il suo profumo più dolce, quello degli ippocastani in fiore e dell’essenza mischiata a granelli di polvere che scricchiolano sotto i denti come grani di pepe.”

“La carità cristiana, la mansuetudine di secoli di civiltà le cadevano di dosso come vani orpelli disvelando un animo arido e vuoto. Lei e i suoi figli erano soli in un mondo ostile. Doveva nutrire e proteggere i suoi piccoli. Il resto non contava più.”

“Non c’era altro da fare se non camminare e affidarsi alla volontà di Dio.”

“Nella sala da pranzo c’erano sfollati e gente del posto che ascoltavano insieme le notizie alla radio. Le donne piangevano. Gli uomini, silenziosi, chinavano il capo. Non provavano una vera e propria disperazione; si trattava piuttosto di un rifiuto a comprendere, uno stupore come quello che si prova in sogno, nell’istante in cui le tenebre del sonno piano piano si dissolvono, quando si percepisce che il giorno è vicino, quando l’intero essere tende alla luce e si pensa: E’ un incubo, adesso mi sveglio.”

“Il convoglio fu mitragliato. La morte aleggiava nel cielo e d’improvviso si gettava, piombava dall’alto del firmamento, ad ali spiegate, becco d’acciaio dardeggiante spianato su quella lunga fila tremante di insetti neri che strisciavano lungo la strada. Tutti si buttavano a terra, le donne si sdraiavano sui figli per proteggerli con il loro corpo. Quando il fuoco cessava, solchi profondi restavano scavati nella folla, come spighe di grano piegate in un giorno di tempesta o alberi abbattuti che formano strette e profonde trincee. Dopo appena qualche istante di silenzio, gemiti e richiami si levavano, si rispondevano, gemiti che nessuno ascoltava, richiami emessi invano…”

“E la risonanza umana di quella parola, quel gesto, l’insieme provava con ogni evidenza che non avevano a che fare con un mostro assetato di sangue, ma con un soldato come gli altri, e questo fu quanto ruppe d’un tratto il ghiaccio fra il paese e il nemico, fra il contadino e l’invasore.
Non sembra cattivo – sussurrarono le donne.”

“I tedeschi occuparono le case, i negozi, i caffè. Gli stivali risuonavano sulle mattonelle rosse delle cucine. Chiedevano da mangiare, da bere. Passando accarezzavano i bambini. Gesticolavano, cantavano, ridevano in faccia alle donne. la loro aria felice, la loro ebrezza da conquistatori, quella febbre, quella follia, quell’allegria mista a una sorta d’incredulità, quasi stentassero essi stessi a credere alla loro avventura, tutto questo era d’una tale tensione, d’una tale emozione che i vinti dimenticavano per qualche istante il loro dolore e il loro rancore. Li guardavano a bocca aperta.”

“Noi non possiamo farci niente, giusto? Che cosa possiamo fare? Tutte le lacrime del mondo non cambierebbero nulla. Ci saranno giorni migliori. Dobbiamo vivere per vederli, prima di tutto bisogna vivere… resistere….”

“Era sempre scandalizzato e afflitto quando scopriva l’universo della realtà popolato da infelici che non hanno mai visto una cattedrale, una statua, un quadro.”

“Stava morendo, ecco tutto, e bisognava farlo secondo le regole. Quell’ultimo atto, quella morte, quel testamento, quante volte li aveva immaginati, un’ultima e brillante recita di un Pèricand-Maltete sul palcoscenico del mondo. Essere stato per dieci anni solamente un povero vecchio al quale si soffia il naso, che bisogna vestire, e ritrovare d’un tratto tutta la propria importanza! Punire, ricompensare, deludere, accontentare, dividere i propri beni terrestri secondo la propria volontà. Dominare gli altri. Fare sentire agli altri il proprio perso. Occupare una posizione di primo piano.”

“A un periodo di calma segue la tempesta che ha il suo principio, il suo punto culminante, la sua fine a cui seguono altri periodi di tranquillità più o meno lunghi! Disgraziatamente per noi, siamo nati in un secolo di tempeste, ecco tutto. Passeranno.”

“Ma insomma, cos’è che ti conforta allora?
La certezza della mia libertà interiore – disse lui dopo aver riflettuto – questo bene prezioso, inalterabile, che dipende solo da me perdere o conservare. Che le passioni spinte al parossismo come lo sono adesso finiscono per spegnersi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò, prima di tutto vivere: primum vivere. Giorno dopo giorno. Resistere, attendere, sperare.”

“Gli eventi gravi, felici o meno, non cambiano la natura di un uomo, ma la definiscono, come un colpo di vento, spazzando all’improvviso le foglie morte, rivela la forma di un albero; mettono in luce ciò che era rimasto in ombra; danno allo spirito l’inclinazione che d’ora innanzi seguirà.”

“Prese il via quel genere di conversazione brillante e leggera che sfiorava ogni argomento e non ne approfondiva alcuno, quello che Charlie definiva i -sorvoliamo, cari i miei mortali, sorvoliamo.”

“Agli abitanti dei paesi occupati i tedeschi ispiravano paura, rispetto, avversione e la voglia perversa di truffarli, di approfittare di loro, di estorcere loro denaro.”

“Gli stivali…quello scalpiccio di stivali… Passerà. L’occupazione finirà. Seguirà la pace, la pace benedetta. la guerra e la disfatta del 1940 saranno solo un ricorso, una pagina di storia, nomi di battaglie e di trattati che gli studenti elencheranno al liceo, ma io, fino a quando avrò vita, ricorderò questo cadenzare sordo e regolare degli stivali sul pavimento.”

“Come molti giovanissimi, sottoposti fin dall’infanzia a una severa disciplina, si era abituato a fortificare il suo io più intimo con l’arroganza e la rigidezza esteriore.”

“Era crudele ma era la crudeltà tipica dell’adolescenza, quella che nasce da un’immaginazione fervidissima e sottile, interamente rivolta a se stessi, alla propria anima; non ci si impietosisce per le sofferenze altrui: non le si vede, si vede solo se stessi.”

“La cuoca si affrettò a chiudere imposte e finestre e tutto fu inghiottito di nuovo dalla notte: le canzoni, il rumore dei baci, il dolce splendore delle stelle, il passo del conquistatore sul selciato e il sospiro del rospo assetato che invano chiedeva un pò d’acqua al cielo.”

“Lei pensava: Individuo o collettività?… Eh! Dio mio! Questa non è nuova, non hanno inventato niente. i nostri due milioni di morti, durante l’altra guerra, sono stati sacrificati allo stesso “spirito dell’alveare”! Loro sono morti… e venticinque anni dopo… Che inganno! Che vanità!… Ci sono leggi che regolano il destino degli alveari e dei popoli, ecco tutto! La stessa anima del popolo, probabilmente, è retta da leggi che a noi sfuggono, o da capricci che non conosciamo. Povero mondo, così bello, così assurdo… Ma quel che è certo è che fra cinque, dieci o vent’anni questo problema, che secondo lui è il problema del nostro tempo, non esisterà più, sarà sostituito da altri… Mentre questa musica, questo rumore della pioggia sui vetri, questo lugubre scricchiolio del cedro nel giardino di fronte, quest’ora così dolce, così strana in mezzo alla guerra, questo non cambierà… E’ eterno….”

“Infine il temporale aveva danneggiato ancora una volta la centrale elettrica; il paese era rimasto per qualche ora senza luce e senza radio. la radio muta … che pace… Impossibile cedere alla tentazione di cercare Parigi, Londra, Berlino, Boston su quel quadrante buio. Non si sarebbero più sentite quelle voci maledette, invisibili, funebri, parlare di navi colate a picco, di aerei esplosi, di città distrutte, enumerare i morti, annunciare futuri massacri… Beato oblio… Fino a sera, niente, le ore lente, una presenza umana, un vino leggero e profumato, la musica, lunghi silenzi, la felicità…”

“Temevano la vittoria tedesca, anche se non desideravano neppure la vittoria inglese.”

“Sorrise, si strinse leggermente nelle spalle; sapeva che non si trattava nè di timidezza nè di freddezza, ma della profonda e spietata pazienza tedesca ce somiglia a quella della belva che aspetta il suo momento, aspetta che la preda, affascinata, si lasci prendere spontaneamente.”

“…subito dopo il passo del tedesco sui gradini esterni, impossibile da confondere con quello di un francese per il frastuono degli stivali, il suono degli speroni, e soprattutto perchè un simile passo non poteva essere che quello di un vincitore, fiero di se stesso, che calpesta il selciato nemico, che calca con gioia il suolo conquistato.”

“Gli uomini non valgono molto, e la sconfitta risveglia il loro lato peggiore.”

“Per noialtri tedeschi, il nostro difetto nazionale e insieme la nostra qualità migliore è la mancanza di tatto, detto altrimenti, la mancanza di fantasia: siamo incapaci di metterci al posto di un altro, lo offendiamo gratuitamente, ci facciamo odiare, ma questo ci permette di agire in modo inflessibile e senza cedimenti.”

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