Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Il tamburo di latta – Gunter Grass

“E va bene: sono recluso in una casa di salute, il mio infermiere mi osserva, quasi non mi stacca l’occhio di dosso; difatti c’è uno spioncino nella porta, e il mio infermiere ha l’occhio di quel bruno che di scrutare me, l’occhio azzurro, è incapace.”

“Inoltre ho sentito dire che brilla per modestia chi all’inizio pretende: che non esistono più gli eroi da romanzo, perchè gli individualisti non esistono più, perchè l’individualità ci è scappata di mano, perchè l’uomo è solo, ogni uomo solo allo stesso modo, senza alcun diritto a una solitudine individuale, e costituisce una massa solitaria senza nomi e senza eroi.”

“Più avanti, quando andava già a scuola, avrebbe rifiutato le bambole e giocando con biglie di vetro e piume colorate avrebbe mostrato una precoce sensibilità per tutto ciò che è fragile bellezza.”

“Anche quando sembrava d’umore lieto, ciò che gli capitava di rado essendo incline alla malinconia, non beveva per amor d’allegria. Beveva perchè andava a fondo di tutte le cose, perciò anche dell’alcol. Nessuno ha mai visto Gregor Kolijaiczeck, vita natural durante, lasciare semivuoto un bicchierino di gineptro.”

“La guerra si era spompata. Ponendo le basi di guerre ulteriori si rafforzavano trattati di pace.”

“Cosa farei senza questa tomba di famiglia che tutto squaderna, che aperta si offre alla luce del giorno?”

“Cosa mai a questo mondo, quale romanzo avrebbe l’epica vastità di un album fotografico?”

“Ma siccome non mi bastavano i soldi per finanziare un viaggio decente, che cioè includesse Roma, Napoli o almeno Parigi, ero lieto della mia mancanza di liquidi, poichè nulla sarebbe stato più triste del dover partire in stato di depressione.”

“…difatti la vera tristezza è già di per sè inconsistente…”

“Fin dall’inizio mi fu chiaro: gli adulti non ti capiranno, se smetterai di crescere in modo per essi visibile ti daranno del ritardato, trascineranno te e i loro soldi da cento medici cercando, se non la tua guarigione, almeno la spiegazione della tua malattia.”

“Anche i cattivi libri sono libri, e perciò sacri.”

“Gli eventi politici degli anni successivi gli diedero ragione: cominciò un’epoca di fiaccolate e di adunate oceaniche davanti alle tribune.”

“…nel trentaquattro, quindi riconoscendo con relativa precocità le nuove forze dell’ordine, entrò nel partito…per il resto poche cose cambiarono. Sopra il pianoforte il ritratto del cupo Beethoven, un regalo di Greff, fu staccato dal chiodo e al medesimo chiodo fu messo in vista un Hitler dall’espressione similmente cupa.”

“Avete mai visto una tribuna dal retro? Bisognerebbe obbligare tutti gli esseri umani – tanto per fare una proposta – a familiarizzarsi con la visione posteriore di una tribuna prima di radunarli davanti alle tribune. Chiunque abbia guardato una tribuna dal di dietro, l’abbia guardata bene, da quel momento sarà segnato e con ciò refrattario a qualsivoglia rito magico che in una forma o nell’altra si celebri sulle tribune. Si può dire lo stesso del retro degli altari delle chiese; ma questo è un latro capitolo.”

“Oskar rispose: sotto quelle gonne cercavo l’Africa, magari Napoli che, lo sanno tutti, è d’obbligo vedere e poi morire.”

“Nelle chiese antiche e moderne ci si confessava allo stesso modo. ogni sabato, dopo la chiusura degli uffici e dei negozi, tali e quali al reverendo Wiehnke altri cento reverendi si sedevano nei confessionali e accostavano il peloso orecchio sacerdotale a una lucida grata nerastra, attraverso le cui maglie i fedeli cercavano d’infilare nell’orecchio canonico la solita collana di peccati su cui si allineavano perle da quattro soldi.”

“La vita è una croce, mi voltavo lasciandomi la croce alle spalle e anche al ginnasta sulla croce giravo la schiena, a rischio che mi scaricasse un calcio all’osso sacro perchè mi stavo avvicinando alla Vergine Maria che reggeva il Bambin Gesù sulla coscia destra.”

“No, ormai lo annusavo soltanto, il cattolicesimo. Di fede non era più il caso di parlarne.”

“Oggi so che tutto sta a guardare, che niente rimane non visto, che perfino le tappezzerie hanno una memoria migliore di quella umana. Non è certo il buon Dio a vedere tutto! Una sedia in cucina, una stampella da vestiti, un portacenere semipieno o il ritratto il legno di una donna chiamata Niobe bastano a fornire a ogni atto il suo memore testimone.”

“Ancor oggi Oskar non se la sente di credere ai segni premonitori. Ma a quel tempo c’erano fin troppi segni premonitori di una sventura che s’infilava stivali sempre più grandi, con stivali sempre più grandi faceva passi sempre più grandi e meditava di diffondere la sventura.”

“E quando infine fu la fine si sbrigarono a trasformarla in un inizio pieno di speranza; giacchè in questo paese la fine è sempre inizio, è sempre speranza in una fine qualsiasi, anche la più definitiva che ci sia. Così del resto sta scritto: finchè l’uomo spera, sempre daccapo ricomincerà a farla finita sperando.”

“Sotto sguardi ancora sonnacchiosi ragazzine leccavano con mobili lingue gelato al lampone.”

“L’orologio camminava e io non sapevo se valutare come un segno buono o cattivo l’imperturbabilità del Tempo.”

“D’altra parte, nei giorni in cui un villano senso di colpa che nulla riesce a buttar fuori dalla stanza mi schiacci nei cuscini del letto ospedaliero, come tutti mi aggrappo all’attenuante della mia ignoranza, che venne di moda a quei tempi e ancor oggi dona a parecchia gente al modo di un brioso cappellino.”

“Come sempre quando qualcosa soffre e si avvicina faticosamente alla fine, il testimone oculare del dolore vorrebbe abbreviare il dolore, provocare una fine più rapida.”

“Il matrimonio greffiano si basava proprio sul fatto che i due coniugi si perdonavano a vicenda ogni stramberia. Si può dunque affermare che il matrimonio dei Greff fosse un buon matrimonio.”

“Secondo me non esiste al mondo niente di più allegro, ma anche niente di più triste di una crema di vaniglia.”

“Curiosità, nient’altro che curiosità, ecco che fine facevano gli amici quando succedeva una disgrazia.”

“Unicamente la Torre Eiffel sapeva rendermi nostalgico”

“Mistico, barbaro, morto di noia…Con ciò avrà forse dato al nostro secolo il suo giusto nome.”

“Diventiamo più belli sotto gli occhi del mare.”

“Il ritorno. Un malcostume oggidì assai diffuso fa di chiunque abbia falsificato una cambialetta, perciò sia andato nella Legione Straniera, dopo un par d’anni torni un pò invecchiato e abbia storie da raccontare, un moderno Odisseo.”

“Ma non bisogna disturbare chi prega, nè sedurre chi prega nè lasciarsi sedurre da chi prega, anche se per chi prega è gradito e propizio alla preghiera avere addosso gli occhi di qualcuno.”

“Com’è che ti chiami?
Questa domanda era fatale. Era nella logica dell’incontro. Si tratta di una domanda che occupa un posto essenziale nella conversazione umana. Della risposta a questa domanda si nutrono lavori teatrali dai più lunghi ai più corti, anche opere liriche – vedi Lohengrin.”

“Così era inevitabile che il filo degli eventi, il quale davanti era ancora famelico, gettava lacciuoli e faceva storia, dietro venisse già sferruzzato a storiografia. Mi colpiva anche il fatto che attività del tipo: girare i pollici, aggrottare la fronte, chinare il capo, stringersi la mano, fare bambini, batter moneta falsa, spegnere la luce, lavarsi i denti, spararsi addosso e cambiare i pannolini venissero esercitate per ogni dove, seppur non con la stessa abilità.”

“coi russi non si scherza. Questo Oskar lo sapeva dai tempi della sua lettura di Rasputin.”

“I funerali ricordano sempre altri funerali”

“Cercate di andarvene: direzione ovest.”

“Discussi la colpa collettiva con cattolici e protestanti e mi sentii colpevole con tutti coloro che pensavano: facciamola fuori subito, così non ci pensiamo più e dopo, quando risaliremo la china, non avremo bisogno di avere la coscienza sporca.”

“L’arte è accusa, espressione, passione! L’arte è nero carbone da disegno che si estenua sulla carta bianca.”

“Dalle muse bisogna mantenere le distanze, mi dicevo, altrimenti il bacio della musa diventa un’abitudine casalinga.”

“Noi veniamo al mare tutti gli anni. Ma io vedo il mare per la prima volta. E’ così grande!
Impossibile contestare ciò. A tutt’oggi quella descrizione del mare vale per me come l’unica descrizione calzante.”

“Cos’altro mi resta da dire: nato sotto lampadine, all’età di tre anni interrotta di proposito la crescita, ricevuto tamburo, sfracellato vetro, annusato vaniglia, tossito in chiese, nutrito Luzie, osservato formiche, decisa la crescita, sepolto tamburo, partito per l’ovest, perduto l’est, imparato da scalpellino e posato da modello, tornato al tamburo e ispezionato calcestruzzo, fatto soldi e custodito il dito, regalato il dito e scappato ridendo, asceso, arrestato, condannato, rinchiuso, tra poco assolto, celebro oggi il mio trentesimo compleanno e ho ancor sempre paura della Cuoca Nera – amen.”

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