Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

La morte a Venezia – Thomas Mann

“qualcosa come una irrequietezza vagabonda, una giovanile frenesia di lontananze, insomma un sentimento così vivo l’afferrò, così nuovo, o da così lungo tempo represso e dimenticato, che dovette fermarsi di botto, con le mani dietro la schiena e gli occhi a terra, per decifrare la natura e l’obietto di quel turbamento.
Era desiderio di viaggiare: null’altro…”

“Era davvero necessaria una parentesi: vivere un po’ d’imprevisto, alla giornata, respirare l’aria delle grandi distanze, far entrare sangue nuovo in circolazione; solo così avrebbe potuto sopportare l’estate e ricavarne buon frutto. Viaggiare, dunque: d’accordo.”

“la gioventù, nella sua sete di assoluto, si appassiona solo ai problemi.”

“Si: anche se la si consideri nei suoi riflessi personali l’arte è una vita sublimata: più profonde sono le gioie che elargisce, ma consuma anche più presto; nell’aspetto di coloro che la servono imprime i segni di avventure dello spirito e della fantasia, e anche in un’esistenza di cenobita finisce con l’ingenerare estenuazioni, ipersensibilità, stanchezze e sovraeccitazioni nervose, non certo inferiori a quelle prodotte da una vita dedita agli eccessi della passione e del godimento.”

“Ma nello spazio vuoto, inarticolato, il nostro spirito perde anche la misura del tempo: è come un naufragare nello smisurato.”

“Eccolo ancora una volta davanti a lui, l’approdo indescrivibile, l’abbagliante insieme di fantastiche costruzioni che la Serenissima offriva allo sguardo ammirato del navigatore in arrivo: la meraviglia lieve del Palazzo e il Ponte dei Sospiri, le due colonne sulla riva col leone e il santo, il fianco splendente del tempio favoloso, la prospettiva dell’arco e dell’orologio dei Mori. E, guardando, riflettè che giungere a Venezia col treno, dalla stazione, era come entrare in un palazzo per la porta di servizio; e che in nessun altro modo se non per nave, dall’ampio mare, come lui ora, si sarebbe dovuto porre il piede nella città inverosimile tra tutte.”

“Le riflessioni e le occasioni di chi è uso al silenzio e alla solitudine sono più vaghe e al tempo stesso più penetranti in confronto a quelle dell’uomo socievole, e i suoi pensieri più gravi e più bizzarri, né mai esenti da un velo di mestizia.”

“Riposare nella perfezione è l’anelito di chi si affatica verso l’eccelso; e non è forse il nulla una forma di perfezione?

“chi sia casualmente testimonio della passione, rifugge, se non è un cervello leggero, dal far uso anche solo tra sé di ciò che ha veduto.”

“Faticò non poco a raggiungere la sua meta, chè il gondoliere, d’accordo con negozianti di merletti e di vetrerie, tentava ogni momento di farlo scendere per visite ed acquisti; e se talvolta cominciava a sentire il fascino del fantastico itinerario veneziano, subito interveniva, a ricondurlo brutalmente alla realtà, la sordidezza truffaldina della città regale e pitocca.”

“Chè, evidentemente, in fondo a quell’amarezza si annidava il pensiero, a tratti addirittura lancinante, che non gli sarebbe stato più concesso di rivedere Venezia: che quello era un addio per sempre.”

“Bizzarra avventura, inverosimile e umiliante, grottesca e fantastica insieme: aver preso definitivo e desolato congedo da un luogo, e poi, per un capriccio, per un risucchio del destino, tornare a vederlo entro il giro di un’ora!”

“Giorno dopo giorno, ormai, il dio dalle guance infocate correva ignudo con la fiammea quadriga attraverso gli spazi celesti e la sua chioma d’oro fluttuava al vento di levante mutatosi in subita brezza. Un lucido biancore di seta posava sulle pigre ondeggianti distese del ponto; la sabbia ardeva, l’etere azzurro sfavillava d’argento…. Ma deliziosa era pure la sera, quando le piante del parco esalavano effluvi balsamici e si compiva nel cielo la danza delle stelle, quando il murmure delle acque avvolte nell’oscurità si levava sommesso a parlare all’anima.”

“E si sentiva allora come trasportato nel suolo elisio, ai confini della terra, dove agli uomini è più facile vivere, dove non c’è neve né inverno, né tempeste e piogge a diluvio, ma spira costante il soffio del dio Oceano, mite e refrigerante, e i giorni scorrono in ozio beato, senza fatiche, senza lotte, interamente sacri al sole e ai suoi tripudi.”

“Così la natura straniera del ragazzo innalzava la parola a musica, il sole accecante effondeva su lui fiumi di luce, e a risalto e sfondo della sua figura era sempre la maestosa prospettiva del mare.”

“Non diversamente dai matematici, che ai fanciulli inesperti mostrano emblemi tangibili di pure forme, del pari Amore, per rendere visibile ciò ch’è dello spirito, volentieri si serve della figura e del colore dell’umana giovinezza; e a farne uno strumento del ricordo, l’adorna di tutto lo splendore della beltà, e il nostro essere alla sua vista s’accende allora di dolore e di speranza.”

“L’amante è più divino dell’amato, poiché Dio è nel primo, non nel secondo; forse il pensiero più dolce e più irridente che mai sia stato pensato, traboccante di tutta la malizia, dell’arcano voluttà del desiderio.
Felicità dello scrittore è il pensiero che può totalmente mutarsi in sentimento, il sentimento che può diventare pensiero.”

“E bene, senza dubbio, che il mondo conosca solo l’opera insigne e non anche le sue origini, le condizioni in cui è nata; giacchè la conoscenza delle fonti donde l’ispirazione fluisce all’artista, sarebbe non di rado cagione di sgomento e di orrore, si da cancellare l’influsso benefico della grandezza.”

“Dormiva sogni fugaci: la squisita monotonia dei giorni si alternava a brevi notti piene di felice inquietudine.”

“Nulla esiste di più singolare, di più scabroso, che il rapporto fra persone che si conoscano solo attraverso lo sguardo: ogni giorno, ogni ora s’incontrano, si osservano e nello stesso tempo, costrette per civiltà o per bizzarria personale a insistere nella finzione, serbano un contegno indifferente e staccato, non si salutano né scambiano parola. Tra loro si forma un fluido d’inquietudine e di curiosità esacerbata, un isterico bisogno, inappagato o innaturalmente represso, di conoscenza e di scambio, e soprattutto, infine, una sorta di ansioso riguardo: poiché l’uomo ama l’uomo e lo onora finchè non è in grado di giudicarlo; e dall’incompleto conoscersi nasce il desiderio.”

“Questa era Venezia, bellezza adescatrice ed equivoca: città fiabesca e trappola per forestieri, aura viziata che un tempo aveva permesso all’arte di fiorire opulenta e che ai musicisti ispirava morbide melodie di voluttuosa ninnananna.”

“Non aveva l’aspetto di veneziano; pareva piuttosto appartenere al ceppo dei comici partenopei: mezzo magnaccia mezzo commediante, brutale e protervo, pericoloso e spassoso.”

“Lo inebriava l’idea del suo partecipare al segreto, della sua connivenza: così come una lieve dose di vino basta a inebriare un cervello stanco.”

“Passarono alcuni minuti; finalmente qualcuno accorse in aiuto dell’uomo abbattutosi sul fianco della poltrona. Lo portarono in camera sua. E quello stesso giorno un mondo trepido e riverente ebbe l’annunzio della sua morte.”

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