Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Moby Dick – H. Melville

“Chiamami Ismaele.
Alcuni anni fa – lasciamo perdere precisamente quanti – avendo poco o punto denaro nel borsellino e nulla in particolare che m’interessasse a terra, pensai di far vela qua e là per un po’ e andarmene a veder la parte acquea del mondo”

“L’urbana alacrità con cui un uomo riceve denaro è davvero meravigliosa, considerando lo zelo col quale crediamo che il denaro sia la radice di tutti i mali terreni e che per nessun motivo un uomo danaroso possa entrare in paradiso.”

“Non è che bene mantenersi in amichevoli rapporti con tutti gli inquilini del posto in cui si alloggia.”

“Comunque una buona risata è proprio una gran cosa e, anzi, è anche troppo rara; il guaio è questo. Così, se un uomo, con la propria persona, offre il destro a chicchessia per un bello scherzo, non si tiri indietro, bensì allegramente si adoperi e si lasci adoperare in tal senso. E nell’uomo che ha qualcosa di generosamente risibile su di sé, stai certo che c’è più di quanto forse non t’immagini.”

“Tutti quanti sanno che, nella considerazione dei più, fare qualcosa con freddezza corrisponde a farla con signorilità.”

“Si, il mondo è una nave che compie la traversata d’andata, non quella di ritorno, e il pulpito è la sua prora.”

“E qui, compagni, sta il vero e leale pentimento: non strepito per il perdono bensì riconoscenza per la punizione…. Compagni, io non vi pongo davanti Giona perché lo imitiate nel peccato bensì ve lo pongo davanti come modello di pentimento. non peccate; ma se lo fate, badate di pentirvene come Giona.”

“Guai a colui che cerca di piacere invece di atterrire!”

“Ma, forse, per essere veri filosofi, noi mortali non dovremmo aver coscienza di tanto vivere e di tanto lottare. Non appena sento che il tale o il tal altro si professa filosofo, io ne concludo che, come alla vecchia dispeptica, deve esserglisi rotto il digestore.”

“Tanto più, dico, perché per godere veramente del calore del corpo, qualche piccola parte di te deve rimanere al freddo, chè non si dà qualità a questo mondo che sia ciò che è se non per contrasto. Nulla esiste in sé e per sé.”

“Come sdegnai quella barriera a pedaggio che era la terra! Quella pubblica strada tutta acciaccata dai segni di tacchi e zoccoli servili! E mi volsi ad ammirare la magnanimità del mare che non consente tracce.”

“Un nobile legno; ma in qualche modo di somma malinconia! Tutte le cose nobili ne sono velate.”

“La nave, girando sull’àncora con la marea montante, puntava adesso obliquamente in direzione del mare aperto. la prospettiva era sconfinata ma estremamente monotona e ostile: non vi scorsi la benché minima varietà.”

“Sta sicura di questo, o giovane ambizione: ogni grandezza mortale non è che malattia.”

“Molto probabilmente da tempo era giunto alla saggia e sensata conclusione che la religione di un uomo è una cosa e questo mondo concreto tutt’altra. Questo mondo paga dividendi.”

“Un grandioso, empio, divino uomo, il capitano Achab; non parla molto, ma quando parla, allora ascoltalo bene.”

“Nutro infatti il più grande rispetto nei confronti degli obblighi religiosi di chiunque, per quanto comici siano, e non avrei cuore di sottovalutare persino una congregazione di formiche che adori una mazza di tamburo.”

“E se nella fantasia popolare l’idea del pericolo di tanto accresce la professione del soldato, v’assicuro che molti di quei veterani che hanno senza riserva marciato contro una batteria, indietreggerebbero alla svelta all’apparire dell’immensa coda del capodoglio che sventaglia turbini d’aria sopra le loro teste. perché cosa son mai i comprensibili terrori dell’uomo rispetto ai congiunti terrori e portenti di Dio?”

“La vecchiaia è sempre insonne; come se l’uomo da quanto più tempo è congiunto alla vita tanto meno ha a che fare con ciò che somiglia alla morte.”

“Ai tempi degli antichi norreni i troni dei re danesi, amanti del mare, erano costruiti, narra la tradizione, con le zanne del narvalo. Come si poteva dunque guardare Achab seduto su quel treppiede d’ossa senza attribuirgli la regalità da esso simboleggiata? Poiché Khan della tolda, re del mare, gran signore dei Leviatani era Achab.”

“Perché soltanto le costruzioni piccole possono esser portare a compimento dal loro primo architetto; le grandiose, le vere, lasciano sempre la pietra della cimasa alla posterità”

“Ora, una delle principali linee di demarcazione tra ufficiale e marinaio è questa: il primo vive a poppa, il secondo a prua.”

“Chi per una volta ha offerto un pranzo agli amici ha assaporato il gusto d’esser Cesare. E’ un fascinoso zarismo sociale cui non c’è modo di resistere.”

“Tutti i miei mezzi sono sani, il mio movente e il mio obiettivo folli.”

“Ah, Dio! Quali estatici tormenti deve sopportare colui ch’è consumato da un unico insoddisfatto desiderio di vendetta! Egli dorme stringendo i pugni e si sveglia con le unghie insanguinate nelle palme.”

“Dio t’aiuti vecchio: i tuoi pensieri hanno creato in te una creatura; e del cuore di colui che l’intensità del pensiero rende un prometeo, un avvoltoio si ciba in eterno, quell’avvoltoio essendo la creature stessa da lui creata.”

“Per raggiungere il suo obiettivo Achab doveva servirsi di strumenti; e di tutti gli strumenti in uso all’ombra della luna, gli uomini sono i più soggetti a guastarsi.”

Né Achab era dimentico di un’altra cosa. Nei momenti di forte emozione il genere umano sdegna ogni bassa considerazione; ma tali momenti sono evanescenti. la condizione costituzionale permanente del manufatto uomo, pensava Achab, è la sordidezza.”

“Terribile vecchio! Pensò Starbuck con un brivido, pur dormendo in questa burrasca, gli occhi li tieni saldi al tuo scopo”

“Come una tigre feroce che smaniando nella giungla schiaccia i propri cuccioli, così il mare scaraventa contro gli scogli persino le balene più possenti e lì le abbandona fianco a fianco coi relitti frantumati delle navi. Nessuna pietà, nessuna potenza se non la sua lo frenano. Ansando e sbuffando come un destriero da battaglia impazzito che ha perso il cavaliere, l’oceano senza padrone invade il globo.”

“Tutti gli uomini vivono avviluppati in sagole di balena. Tutti nascono col capestro intorno al collo; ma è soltanto quando vengono catturati nella repentina, subitanea volta della morte che i mortali si rendono conto dei silenziosi, sottili, onnipresenti repentagli della vita.”

“Ti dico che vi sarà più indulgenza per il figiano che s’è messo in dispensa un segaligno missionario sotto sale per fronteggiare l’imminente carestia, vi sarà più indulgenza per quel previgente figiano, dico, nel giorno del Giudizio, che per te, civile e illuminato gourmet, che inchiodi le oche a terra e banchetti coi loro fegati gonfi nel tuo pate-de-foie-gras”

“Eccola qua la legge dei precedenti; eccola qua l’utilità delle tradizioni; eccola qua la storia dell’ostinata sopravvivenza d’antiche credenze mai fondate in terra e adesso neppur sospese in aria! Eccola l’ortodossia!”

“Non è tanto, quindi, per la tua abilità, o cacciatore, quanto per le grandi necessità che arpioni la vittoria.”

“Non fissar troppo a lungo il fuoco, o uomo! Mai sognar con la mano al timone! Non dar le spalle alla bussola e accetta il primo cenno della barra; non credere al fuoco artificiale, quando col suo rossore fa apparir agghiacciante ogni cosa. Domani, nel sole naturale, i cieli splenderanno, e coloro che abbagliavano come diavoli tra forcute fiamme, il mattino metterà in tutt’altro, o almeno più mite, risalto. Il glorioso, rigoglioso, gioioso sole, l’unica veritiera lampada: tutte le altre null’altro che bugiarde!”

“C’è sempre qualcosa d’egoistico nelle cime dei monti e nelle torri, e in tutte l’altre cose grandiose ed elevate.”

“Da tempesta a tempesta! Così sia, dunque. Nato nelle doglie, è appropriato all’uomo vivere nelle pene e morire negli spasimi! Così sia, dunque! Qui il dolore non ha pane per i suoi denti. Così sia, dunque.”

“Quindi, in base a tutte queste cose, reputiamo la balena immortale nella specie, per quanto peritura nell’individualità. Essa nuotava nei mari prima che i continenti rompessero le acque; essa un tempo nuotava sopra l’area delle Tuilleries, del castello di Windsor, del Cremlino. Nel diluvio di Noè, disdegno l’Arca; e se mai il mondo dovrà esser nuovamente allagato, come i Paesi Bassi per sterminare i ratti, allora l’eterna balena sopravviverà ancora e innalzandosi sulla cresta più elevata del diluvio equatoriale sfiaterà ai cieli la sua schiumosa sfida.”

“Dobbiamo necessariamente arrenderci a questo: che gli dei stessi non son per sempre lieti. L’indelebile, innato, triste marchio che l’uomo ha in fronte non è che il segno della pena di chi l’ha apposto.”

“Siediti sultanicamente in mezzo alle lune di Saturno, e considera in modo altamente astratto l’uomo da solo; ti parrà un portento, una magnificenza, e una pena. ma, dal medesimo sito, considera l’umanità in massa, e per la più parte ti parrà una ressa d’inutili duplicati, sia coetanei sia ereditari.”

“Nei tuoi momenti più solitari, non temi tu dunque qualcuno che origli?”

“Ma che Achab si guardi da Achab: guardatevi da voi stesso vecchio”

“Quindi, salve, per sempre salve a te, o mare, nel cui perenne dibattersi il selvatico volatile trova il suo unico asilo. Nato dalla terra ebbi per balia il mare, collina e valle mi furono madri, e voi flutti mi siete fratelli di latte.”

“Ma scagliate sul ponte le maglie tintinnanti del parafulmine e ghermito il rampone ardente, Achab lo brandì in mezzo a loro come una torcia, giurando di trafiggere con quello il primo marinaio che soltanto si provasse a slegare una cima. Pietrificati dal suo aspetto, e vieppiù rifuggendo il dardo infocato ch’egli impugnava, gli uomini costernati rincularono, e Achab parlò nuovamente.”

“Oh Achab, Achab, guarda l’opera tua”

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