Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

I dolori del giovane Werther – Goethe

“Come sono contento di essere partito! Amico mio carissimo, che cos’è mail il cuore dell’uomo!”

“Oh, che cos’è mai l’uomo, che può rammaricarsi di se stesso!”

“voglio godere il presente, e il passato sia il passato.”

“…minori sarebbero i dolori fra gli uomini se essi – e Dio sa perché son fatti così – non lavorassero tanto di fantasia per richiamare alla memoria i mali passati e sopportassero un tollerabile presente.”

“Amico mio, anche in questa piccola questione ho visto come i malintesi e la pigrizia producano nel mondo più scompiglio che la malignità e la malvagità. Se non altro, queste ultime sono certamente più rare.”

“Ogni albero, ogni siepe, è un mazzo di fiori e vorrei essere come un maggiolino per librarmi in questo mare di profumi e cogliervi il mio nutrimento.”

“Quante volte placo il mio sangue agitato…perché tu non conosci nulla di così mutevole ed incostante come il mio cuore.”

“Se mi chiedi com’è qui la gente, ti debbo rispondere: come dappertutto. Il genere umano è in verità monotono! I più passano la maggior parte del tempo per vivere, e nei brevi momenti di libertà a disposizione, si tormentano per trovare il modo come disfarsene.”

“…non si ritiene un sapiente anche se è convinto di sapere più degli altri.”

“Ma chi umilmente riconosce dove ogni cosa va a finire, chi vede come ogni borghese soddisfatto riesca a trasformare il suo giardino in paradiso e come anche lo sventurato prosegua il suo cammino sotto il fardello e tutti ugualmente abbiano interesse a vedere la luce del sole per un minuto di più, colui pure è tranquillo e costruisce il suo mondo in sé, ed è felice, perché è un uomo. E per quanto i suoi confini siano limitati, egli conserva per sempre in cuore il sentimento della libertà e sente di potere abbandonare questo carcere quando vuole.”

“Oh amici miei, perché così raramente straripa il fiume del genio, così raramente dilaga in gran flutti e scuote le vostre anime meravigliate?”

“Come mi beavo dei suoi occhi neri durante la conversazione! Come deliziavano tutta la mia anima le sue labbra vivaci e le sue gote fresche! Tutto preso dall’alto senso del suo discorso non udivo le parole con le quali essa si esprimeva.”

“Sono contento di vedere il mio cuore godere le semplici innocenti delizie concesse all’uomo che porta in tavola un cavolo da lui stesso piantato e può gioire non solo del cavolo, ma anche di tutte le belle giornate: del bel mattino in cui l’aveva piantato, e delle placide sere in cui l’innaffiava e provava la grande gioia di trovarlo cresciuto.”

“Ora non c’è nulla che mi urti più del notare gli uomini tormentarsi a vicenda, specie quando sono giovani e potrebbero godere di tutte le gioie e invece rovinano i pochi giorni felici concessi dalla vita e troppo tardi si accorgono della irreparabilità delle loro dissipazioni.”

“Se avessimo il cuore aperto e pronto a godere il bene che Dio ci concede, avremmo certamente forza sufficiente per sopportare il male quando arriva.”

“Guai a coloro che si servono del dominio che hanno su di un cuore per togliergli le semplici gioie che vi possono nascere! Tutti i doni, tutte i favori della terra non potranno compensarci un attimo di felicità, amareggiatoci dalla cupa invidia del nostro tiranno!”

“E’ cosa certa che nulla al mondo è necessario agli uomini quanto l’amore.”

“Tutto, tutto è popolato di mille forze diverse; e gli uomini si riparano sicuri nelle loro casucce, credendo di dominare il vasto mondo! Povero pazzo, che giudichi finita ogni cosa perché sei piccolo!”

“Oh, quante volte avrei voluto avere le ali della gru che mi volava sul capo per posarmi sulla riva del mare illimitato, e bere alla coppa spumeggiante dell’infinito inebriante tripudio della vita, e per un solo istante accogliere nella stretta capacità del mio petto una stilla dell’estasi di quell’essere che crea ogni cosa in sé e per sé”

“E quando noi manchiamo a noi stessi, tutto ci manca.”

“Non so che cosa voglio…e del resto, amico mio, questa aspirazione a mutare condizione non è forse un’intima, fatale inquietudine che mi perseguiterà ovunque?”

“…i fiori della vita non sono che fugaci apparizioni! Quanti passano senza lasciar traccia, quanti pochi fruttificano, e quanti pochi frutti tra questi maturano! Pure, fratello mio, possiamo trascurare, disprezzare e lasciar marcire inutilmente questi frutti?”

“Non v’è al mondo gioia più pura e più piena del vedere una grande anima che si apre a un’altra.”

“Davvero mi rendo conto sempre più di quanto sia sciocco voler giudicare gli altri secondo se stessi.”

“Pazzi sono quelli che non vedono come non è il posto che conta, e come anzi chi occupa il primo raramente ha il ruolo più importante! Quanti re si lasciano governare dai loro ministri, e quanti ministri dai segretari! E allora chi è il primo?”

“Spesso anch’io vorrei aprirmi una vena che mi desse libertà eterna.”

“Ah, quello che io sono, tutti lo possono sapere…ma il mio cuore lo possiedo io solo.”

“Io sono solamente un pellegrino sulla terra; voi siete di meglio.”

“Egli è un uomo intelligente, ma di una intelligenza ordinaria, la sua conversazione non mi giova di più di quello che gioverebbe un libro ben scritto.”

“Come sopraggiunge l’autunno, così in me e intorno a me cala l’autunno.”

“Ho tanti sentimenti in me e l’immagine di lei sovrasta tutti; ho tante cose, e senza di lei ogni cosa si dissolve.”

“Dio sa quante volte mi adagio nel mio letto, col desiderio e persino con la speranza, di non rivedere più la luce; al mattino riapro gli occhi, vedo il sole e mi sento infelice.”

“La sorte dell’uomo è soffrire fino in fondo, e sorbire fino in fondo il calice della vita? Perché io dovrei mostrarmi forte e dire che è dolce, se anche il Dio del cielo lo sentì troppo amaro per il suo labbro umano?”

“Ho finito, Carlotta. Non tremo nell’afferrare il gelido, orrendo calice dal quale sorbirò l’ebbrezza della morte. Sei tu che me lo offri, ed io non esito: si adempiono tutti i desideri e la speranza della mia vita. Così busso, freddo e irrigidito, alla porta della morte.”

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4 pensieri su “I dolori del giovane Werther – Goethe

  1. cosa sarà mai il cuore! 😀

  2. L’affernazione:”di poter abbandonare questo carcere quando lo voglio”, si riferisce al carcere dell’egocentrismo e non all’idea di porre fine alla vita?

  3. Aspetto un vostro parere

  4. L’affermazione di Goethe: “di poter abbandonare questo carcere quando lo voglio”, si riferisce al carcere dell’egocentrismo e non all’idea di porre fine alla vita?

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