Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Studio illegale – F. Baccomo

“Tra le decine di sconosciuti che mi passano accanto, riconosco le facce tirate dei colleghi di tutti i giorni. Indossano abiti casual, sfoderano sorrisi che non gli ho mai visto addosso e l’occhio di chi dice: eccomi qua, solo per voi, finalmente il mio vero io, simpatico e intrigante, brillante e un po’ monello, et voilà. Sventolano biglietti da visita, si dimenano sulla voce di Ricky Martin, sudano.”

“Giada è una ragazza senza pensieri. Meglio, senza pensiero. Vive con il sorriso in mano e il cervello perduto in fondo alla borsetta Luis Vuitton.”

“Telefonate, e mail, riunioni, discussioni, pratiche, urgenze, affanni. Una nuova giornata di lavoro sta per cominciare.”

“Varco la soglia di casa.
Mi levo le scarpe senza slacciarle. Lancio la giacca e i pantaloni sul letto e rimango in mutande. Mi sento affamato. Apro il frigorifero. Calcolo le possibili combinazioni alimentari che mi sono offerte: tonno e birra. Apro una scatoletta, rovescio il contenuto sopra un piatto che non ho lavato, stappo la birra e mi siedo a tavola. A farmi compagnia, di fronte a me, il mio fidato muro. Cosa mi racconti, Muro? Com’è andata la tua giornata? Non dici nulla, eh? Mi piaci, Muro. Sei silenzioso e pacifico.”

“Ne subivo l’ascendente, i primi tempi. Sicuro di sé, deciso, ambizioso, successful, Giuseppe possedeva il fascino di una cartolina che suggeriva oasi di serenità e benessere, iva inclusa. Ma non mi ci è voluto molto ad aprire gli occhi: sotto quella scorza di leone scoprii ben presto l’essenza di un lama, un uomo che sputa lezioni che mi cadono addosso come la grandine sui campi di grano in giugno.”

“Ascolta finchè devi, parla finchè puoi”

“La sensazione che accompagna l’inizio di una nuova operazione è sempre la stessa: una profonda, invincibile, adrenalinica spossatezza.”

“Il rischio di sbagliare mi si attacca addosso come una maglietta sudata, bollente risultato di anni di suggestione continua. Non. Possiamo. Sbagliare.”

“Senti Andre – si avvicina chiudendo la porta dietro di sé – io mi sono rotto i coglioni. Libero professionista. Altro che libero professionista – sbraita – abbiamo uno stipendio, sempre quello, ogni mese, e lo mascheriamo da fattura che siamo noi, noi capisci, a rilasciare – ma per piacere – e poi devo essere in studio alle nove, ogni giorno, pausa pranzo di un’ora e prima delle otto non posso andarmene, e magari potessi andarmene alle otto, magari, ma neanche i metalmeccanici. Sono un subordinato, cazzo se sono un subordinato, peggio dei cani, dimmi tu se questo non è essere un dipendente, una pezza di dipendente, altro che libera professione.”

“Una conference call, a dispetto del nome che suggerisce scenari professionali di grandi affari, valigette ventiquattrore, Financial Times, non è altro che una telefonata. Professionisti di ogni parte del mondo si connettono a un numero telefonico approntato per l’occasione, in modalità multilinea, e danno vita a una riunione, con il vantaggio principale di aggirare l’ostacolo della distanza e quello accessorio di non doversi guardare in faccia.”

“Prendo le scale di servizio, esco e sono sovrastato dal soffocante sole primaverile che percuote Milano. Una matassa umana permea le strade del centro: professionisti in gessato, professioniste in tailleurino, ragazzine che gridano di fronte alle telecamere di Mtv, giapponesi che corrono dietro a un ombrellino, esibizioni di abilità artistiche e mutilazioni dietro a ciotole con qualche monetina dentro, grida di lotterie. Allungo il passo”

“Riconosco i tratti distintivi di ogni studio legale degno di questo nome: l’elegante reception desk di pregiato mogano; piante rigogliose a fare da cornice; riproduzioni di arte moderna alle pareti che si alternano a decorazioni fresche di restauro; il lustro parquet di rovere; una centralinista dal sorriso preconfezionato e dalla pelle liscia; il continuo via vai di praticanti nel pieno della produttività. E’ importante che ambienti come questo esprimano affidabilità, serietà, professionalità, un piccolo mondo a cui i clienti devono sentirsi non solo tranquilli, ma orgogliosi di affidare i propri interessi.
Noi – gli addetti ai lavori – sappiamo che, lasciando le zone di rappresentanza e spingendoci nelle stanze che loro – i clienti – non visiteranno mai, lo scenario cambia e non ci sono né piante ornamentali né mogano, ma scrivanie componibili addobbate da un paio di cactus che qualcuno ha scelto perché si sa, non hanno bisogno di cure.”

“Boraletti, alla vista di Giuseppe, muta espressione e indossa la maschera dell’ospite cortese, secondo la buona educazione che si insegna tra avvocati: ogni parola, ogni gesto devono essere improntati al massimo riguardo del collega di pari grado, il quale è sempre carissimo in un dialogo che segue sempre lo stesso schema.”

“Ballano. Tutti ballano. A volte ho l’impressione che stiano chiedendo aiuto. Ma sono pronto a giurare che stanno ballando, solo ballando. La sala è piena. Gli specchi dilatano gli spazi e moltiplicano le persone.”

“Ma no, ma no. Si riesce a fare tutto. Tutto. Giuseppe lo dice sempre. Devo farlo? Lo farò”

“Ripiego con cura lo scontrino e lo infila in uno scomparto interno del portafoglio. Prima tappa di un viaggio chiamato rimborso spese. Lo guardo con un principio di amarezza.”

“Si può comprare l’eleganza ma non c’è prezzo per lo stile.”

“Basta chiedersi perché pausa lo pausa faccio”

“Storie noiose, storie uguali a quelle di migliaia di altre persone, storie che mi sembrano le sole che valga la pena di ascoltare.”

“Io provavo vergogna a stare seduto nel corridoio, io non ero capace di muovermi fuori dal recinto, io ero fatto per rispettare le regole.”

“Fiducia? Emily, sono un avvocato, cazzo. Io fondo la mia vita sulla mancanza di fiducia negli altri.”

“Il clima comincia a farsi soffocante e, mentre dal bagno mi giunge lo scroscio dell’acqua che riempie la vasca, getto uno sguardo in basso verso la piscina, poi mi allungo sul mare, sollevo gli occhi al cielo, mi volto, guardo la luna che ora si è spostata sopra la città. Scopro con sollievo di non avere pensieri.”

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