Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Chiedi alla polvere – Fante

“Una sera me ne stavo a sedere sul letto della mia stanza d’albergo, a Bunker Hill, nel cuore di Los Angeles. Era un momento importante della mia vita; dovevo prendere una decisione nei confronti dell’albergo. O pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi spegnendo la luce e andandomene a letto.”

“Dopo di lui scese una donna ed era bella, portava una pelliccia di volpe argentata e quando attraversò il marciapiede e varcò le porte girevoli fu come una musica.
Cosa non darei per godermela un pò, pensai, mi basterebbe un giorno e una notte, ma proseguii e lei non fu più che un sogno, mentre il suo profumo indugiava ancora nell’aria umida del mattino.”

“Los Angeles, dammi qualcosa di te! Los Angeles, vienimi incontro come ti vengo incontro io, i miei piedi sulle tue strade, tu, bella città che ho amato tanto, triste fiore nella sabbia.”

“A un certo punto arrivò una ragazza e una scia di profumo fluttuò nella sala di lettura, un ticchettio di tacchi interruppe la monotonia della mia fama. Splendida giornata, splendido sogno!”

“Fu proprio da quella finestra che vidi la prima palma della mia vita, a meno di tre metri di distanza, e subito pensai alla Domenica delle Palme, all’Egitto, a Cleopatra, anche se la palma aveva i rami anneriti da monossido di carbonio che usciva dal tunnel della Terza Strada ed il suo tronco crostoso era soffocato dalla polvere e dalla sabbia che il vento portava dal deserto Mojave e da quello di Santa Ana.”

“Giorni di magra, carichi di determinazionia, perchè proprio di questo si trattava., determinazione”

“Dovevo scrivere una storia d’amore, imparare cos’era la vita!”

“Bandini, assurdamente impavido, che non teme nulla se non l’ignoto in un mondo di stupefacente mistero. Sono risorti i morti? I libri dicono di no, la notte grida di si.”

“Dio Onnipotente, mi dispiace di essere diventato ateo, ma hai mai letto Nietzsche? Ah, che libro!”

“Ho un consiglio molto semplice da dare a tutti i giovani scrittori. Non tiratevi mai indietro di fronte a una nuova esperienza. Vivete la vita fino in fondo, prendetela di petto, non lasciatevi sfuggire nulla.”

“L’ossatura minuta del suo viso, l’odore di stantio del suo fiato, la terribile ipocrisia della sua dolcezza, la fame di quattrini nei suoi occhi.”

“I giorni grami, cieli azzurri senza mai una nuvola, un mare di azzurro giorno dopo giorno, e il sole che lo solca. I giorni dell’abbondanza…abbondanza di preoccupazioni, abbondanza di arance.”

“Non venire, Camilla, non ancora; lascia che me ne stia seduto per un pò e che mi abitui a questa rara eccitazione; lasciami tranquillo mentre la mia mente esplora l’infinito splendore della tua gloria; lasciami solo, a desiderarti e a sognare a occhi aperti.”

“Ero americano e ne ero maledettamente orgoglioso. Questa grande città, con i suoi larghi marciapiedi e i suoi superbi edifici, era la voce della mia America. Dalla sabbia e dai cactus noi americani avevamo eretto un impero. Anche al popolo di Camilla non erano mancate le occasioni, eppure aveva fallito. Noi, invece, ce l’avevamo fatta. Grazie a Dio era questo il mio paese! Per fortuna ero nato americano.”

“Nessuno finisce dentro per vagabondaggio, a Los Angeles, se indossa una camicia fantasia e un paio di occhiali da sole. Ma se avete le scarpe impolverate e portate un maglione pesante, come quelli che si usano dove c’è freddo, state certi che non vi andrà liscia.”

“A quelli che sono rimasti a casa potrete sempre mentire, tanto non amano la verità, non vogliono conoscerla, preferiscono credere che, prima o poi, anch’essi vi raggiungeranno in paradiso.”

“Mi rivolse un sorriso che parve ferirle la faccia, riaprendo vecchie incrinature che le segnarono la carne arida attorno alla bocca e sulle guance.”

“La polvere inquioeta di los Angeles gli metteva addosso la febbre.”

“L’alba si affacciò alle montagne, verso est, e sbarre dorate di luce tagliarono il cielo come fari.”

“Era vestita con intelligenza: un soprabito nero con il collo di pelliccia, scarpe nere, gonna nera, camicia bianca e una borsettina.”

“Si era seduta ai miei piedi, con le mani sulle mie ginocchia, e mi fissava con occhi così famelici e spalancati che avrei potuto perdermici dentro.”

“Questa terra e questo mare ti appartengono. L’intera California ti appartiene. Anzi niente più California, niente più Los Angeles, niente strade polverose, squallidi alberghi, giornali maleodoranti, gente sconfitta e sradicata giunta qui dall’est del paese, viali pretenziosi. Questa è la tua splendida terra, con i suoi deserti, i monti e il mare. E’ il reame su cui tu regni, principessa.”

“Il mare è un mito. Non è mai esistito. E invece c’era! Lo so perchè sono nato sulle sue sponde, mi sono bagnato nelle sue acque! Mi ha nutrito e mi ha dato pace, e le sue affascinanti distanze hanno alimentato i miei sogni!”

“Ci saranno momenti di confusione e momenti di desiderio, e altri in cui la mia solitudine verrà alleviata solo dalle lacrime che, come uccellini bagnati, cadranno ad ammorbidire le mie labbra aride. Ma ci sarà consolazione e ci sarà bellezza, come l’amore di qualche fanciulla morta. Ci saranno risate soffocate e la quieta attesa della notte e una tenue paura dell’abbraccio avvolgente e derisorio della morte.”

“Il mondo era polvere e sarebbe tornato polvere.”

“Ah la vita! Tragedia dolceamara, splendida puttana, che mi porti alla distruzione.”

“Prega per me mamma cara. Le tue veglie di preghiera mi tengono in vita. Sono giorni bui, questi. Il mondo è pieno di brutture. Ma io sono cambiato, ho ricominciato da capo.”

“Fui sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell’uomo, del terribile significato della sua presenza. Il deserto era lì come un bianco animale paziente, in attesa che gli uomini morissero e le civiltà vacillassero come fiammelle, prima di spegnersi del tutto.”

“Era proprio un bel tipo, sicuro nello scrivere e potente nell’amare, corretto nelle parole e nelle azioni.”

“Ah Los Angeles! Strade solitarie velate dalla nebbia e dalla polvere, io non sono più solo”

“…non faccio altro che scrivere e pensare a cosa devo scrivere, giorno e notte. Ah, che dolcezza, vederlo crescere e occuparmi di lui, il mio libro, me stesso. Forse è importante, forse durerà nei secoli, ma soprattutto è mio, dell’indomito Arturo Bandini, alle prese con il suo primo romanzo.”

“Ah Camilla, ragazza perduta! Apri le tue lunghe dita e ridammi la mia anima stanca! Baciami perchè ho fame del pane delle colline messicane. Respira la fragranza di città lontane con le narici frementi e lasciami morire qui, con la mano sul morbido contorno della tua gola, bianca come le deserte spiagge del Sud. Accogli il mio desiderio nei tuoi occhi inquieti e nutri con esso le rondini solitarie che volano sui campi d’autunno, perchè ti amo, Camilla, e il tuo nome è sacro come quello della principessa che morì sorridendo per un amore non ricambiato.”

“Ero ubriaco quella notte, Camilla, ubriaco di whisky da 78 cent, e anche tu eri ubriaca di whisky e dolore.”

“Imboccammo la Black Belt di Los Angeles, Central Avenue, una via di night club, case abbandonate ed edifici cadenti, dove i neri morivano di fame e i bianchi venivano a spassarsela.”

“Fumammo fino a bruciarci le dita. Poi fui io ad arrotolarne altre due. A metà della seconda la sentii arrivare. Era una sensazione di leggerezza, di distacco dalla terra, accompagnata dalla gioia di chi ha vinto lo spazio e da uno straordinario senso di potere.”

“Dentro era buio. Accesi la luce. Lei era lì, distesa sul letto sfatto. Il suo viso giallastro, in cui solo gli occhi sembravano vivi, mi ricordava una rosa dimenticata tra le pagine di un libro.”

“L’aria era invasa dalla calura che si levava da quella foschia e i miei polmoni la respiravano. Sulla città si stendeva una coltre biancastra simile a nebbia. Ma non era nebbia: era il calore del deserto, erano le grandi folate provenienti dal Mojave e dal Santa Ana, le pallide dita bianche delle terre desolate, che si protendevano per ghermire i loro figli prigionieri.”

“Era una giornata fatta per non parlare, per ammirare gli alberi isolati, le dune sabbiose, i mucchi di sassi candidi lungo la strada. la terra di Camilla, la sua casa, il mare e il deserto, la terra e il cielo sconfinato e, più a nord, la luna, che era ancora lì dalla notte prima.”

“Andai a fare un giro. Dio mio, ecco che riprendevo a vagabondare per le strade! Guardai le facce della gente attorno a me, e sentii che la mia era uguale alle altre. Facce senza sangue, facce tirate, preoccupate, smarrite. Facce sbiadite come fiori strappati alla radice e ficcati in un vaso. Dovevo andarmene da quella città.”

“Una suprema indifferenza ricopriva il deserto e l’eterno rinnovarsi dell’alba, e tuttavia il mistero di quelle colline, il loro segreto consolatore rendevano la morte senza importanza. Si poteva morire, ma il deserto avrebbe mantenuta segreta la nostra morte e ne avrebbe spazzato il ricordo col vento, il caldo e il freddo.”

“Così l’ho intitolato Chiedi alla polvere, perchè in quelle strade c’è la polvere dell’Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere. E c’è una ragazza ingannata dall’idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro.”

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Un pensiero su “Chiedi alla polvere – Fante

  1. bel servizio, da provare, complimenti per il blog 😉 Continuo a seguirvi, aspetto con ansia nuovi aggiornamenti!!

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