Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

una giornata di Ivan Denisovic – Solzenicyn

“Persino degli avvenimenti già passati quasi mai sappiamo dare una valutazione e sappiamo prendere coscienza subito a ferro ancora caldo, tanto più imprevedibile e straordinario è per noi l’andamento dei fatti futuri”

“Alle cinque, come sempre, suonarono la sveglia battendo con un martello su un pezzo di rotaia, vicino alla baracca del comando”

“Il lavoro è come un bastone, ha due estremità: se lo fai per la gente, lo fai bene, se è per gli imbecilli, fai finta.”

“Il periodo più grasso per il detenuto è giugno; le verdure finiscono e vengono sostituite con le granaglie. Il più magro, luglio: nei calderoni si cuoce l’ortica”

“Non c’è momento più amaro dell’adunata del mattino. E’ buio, fa freddo, la pancia è vuota e c’è un giorno intero davanti. Diventi muto, non hai voglia di parlare con nessuno.”

“Ce l’hanno il diritto, e l’articolo lo conoscono. Sei tu, fratello che ancora non sai.”

“Neppure il pensiero del detenuto è libero, torna sempre a rimuginare sulle medesime cose: non è che troveranno il pane nascosto nel pagliericcio? mi daranno l’esonero stasera all’infermeria? lo metteranno dentro il capitano, o no?”

“Scrivere, per lui, era come gettare un sasso in un gorgo. Non serviva.Non poteva destare echi.”

“I soldi guadagnati facilmente non pesano niente e non danno nemmeno la sensazione di essere stati guadagnati. Dicevano bene i vecchi: se una cosa non la paghi giusto, non ti dura.”

“Nei campi il caposquadra è tutto: se è bravo ti fa campare, se no, ti fa crepare.”

“Al mattino la lingua non si scioglie, ognuno sprofonda nei propri pensieri e tace”

“Perchè non c’è cucchiaio con il il fondo della scodella di polentina si possa ripulire bene come con la crosta di pane.”

“Nei campi c’era solo da due anni, ma aveva già capito ogni cosa: se non ti arrangi, ti freghi…”

“Fetjukov era stato un pezzo grosso in ufficio. Viaggiava in macchina. I primi giorni Fetjukov aveva persino alzato la testa con il capitano, lo sgridava. Ma una volta il capitano gli aveva mollato un cazzotto sui denti, e, su questo, si erano messi d’accordo.”

“Nei lager i giorni fuggono via, senza che tu te ne accorga. Ma il termine della pena non si sposta affatto, non si avvicina neanche un pò”

“Chi nasce pecora, il lupo se lo mangia”

“Quanta avena aveva dato da mangiare ai cavalli da giovane, Suchov! E mai aveva pensato che un giorno avrebbe spasimato per averne un pugno”

“Un sorriso colpevole schiuse le labbra screpolate di quel capitano che aveva navigato intorno all’Europa e lungo la Grande Rotta Artica. Ed egli si chinò, felice, sulla scodella piena solo a metà di liquida polenta d’avena senza neppure l’ombra di un grasso: acqua e avena.”

“Eppure, si vece che ci sei, lassù, Signore. Sopporti molto, ma colpisci forte.”

“Passavano attraverso la vita senza vederla; tutti i semafori erano verdi per loro…”

“Ajoska era un tipo mite: non lo comandava solo chi non voleva.”

“Chi ha due mestieri per le mani, ne impara anche altri dieci.”

“Se un uomo ti chiede aiuto, perchè non aiutarlo?”

“Presto e bene raro avviene”

“Un uomo si può distruggere in tanti modi…”

“Chi corre non riesce a scontare tutta la pena: si sfinisce e crepa”

“Chi è il nemico primo di un detenuto? Un altro detenuto!”

“I moscoviti si fiutano da lontano, come i cani. E quando s’incontrano, continuano ad annusarsi, ad annusarsi in un modo tutto loro”

“Cominciò a mangiare. Prima di tutto bevve il liquido. Ecome quel calore si sparse per tutto il corpo, lo stomaco sicontrasse in attesa della sbobba. Bene! Eccolo l’istante breve, per il quale soltanto vive il detenuto.”

“La pancia è una canaglia, si dimentica il bene che le fai: il giorno dopo ne vuole dell’altro.”

“Di quel vecchio a Suchov avevano detto che stava dentro, tra lager e prigioni, da tempo immemorabile, che nessuna amnistia lo aveva raggiunto e che come finiva i suoi dieci anni, gliene affibbiavano altri dieci.”

“Ma quello che era radicato in lui, era invincibile: la sua razione di pane di trecento grammi non l’aveva poggiata sul tavolo sporco di schizzi di sbobba, ma su una pezza pulita.”

“Oggi crepa tu, io, domani!”

“Perchè, Alioska, le preghiere sono come i reclami: o non arrivano o vengono respinte.”

“Suchov prendeva sonno soddisfatto. Quella giornata era stata ricca di doni: non l’avevano sbattuto in prigione, la squadra non era stata spedita al villaggio socialista, a pranzo aveva fregato una scodella di polenta, il caposquadra aveva sistemato per bene la parcentuale, lui aveva lavorato con gioia al suo muro, era riuscito a non farsi beccare la sega alla perquisizione, la sera aveva guadagnato qualcosa da Cezar e aveva comperato il tabacco. E non si era ammalato, ce l’aveva fatta.
Era passata una giornata, senza ombre, quasi felice.
Di queste giornate, dal principio alla fine della sua condanna ce n’erano tremilaseicentocinquantatre. Piu tre, per via degli anni bisestili…”

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