Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Pane Nero – M. Mafai

“Roma era felice, quel 10 giugno del 1940, com’erano felici Milano, Torino, Cosenza, Bari, Palermo, Bologna, Firenze. La guerra sarebbe durata poche settimane e la vittoria era sicura. Parigi stava per cadere. Presto sarebbe caduta anche Londra.”

“Tutto era ordinato. Si sapeva esattamente ciò che si doveva fare e ciò che non si doveva fare. C’era chi comandava e chi obbediva. la moglie obbediva al marito. Il marito obbediva al capufficio. I padroni comandavano. Non c’erano scioperi. I treni arrivavano in orario. Tutti obbedivano al Duce. E sopra il Duce c’era solo Dio.
Tutto era ordinato. Tutto questo sarebbe finito con la guerra”

“I soldi: le donne sono abituate a spenderli, giorno per giorno, o a risparmiarli. Adesso la guerra le spinge a cercare di guadagnarli.”

“Anche in guerra continuano a esserci ricchi e poveri, bambini che vengono avvolti ni vecchi panni dei fratelli e bambini più fortunati che vanno al fonte battesimale nei porte-enfants bianchi di raso, ricamati, in braccio a madri eleganti e seguite dalle bambinaie in divisa. La guerra non è, o non è ancora, la grande giustiziera che attenua differenze e distribuisce ugualmente a tutti nella stessa misura privazioni e sofferenze. Anche di fronte alla guerra non tutti sono uguali.”

“La guerra è ingiusta. Non spartisce equamente sacrifici e privazioni. La guerra taglia l’Italia a spicchi, a fette, talvolta seguendo il corso dei fiumi e delle montagne, che dividono e proteggono, talvolta secondo frontiere insensate, dettate dal caso. Da una parte c’è una provincia o una regione in tranquillità, dall’altra una provincia o una regione devastata dalla fame e dai bombardamenti.”

“Non esisteva più nulla, nè orari nè niente. l’unico pensiero che avevamo era: che fa, stasera, la sirena? Suona o non suona? E il nostro pensiero dominante, piano piano diventò il cibo. Di giorno bisognava cercare da mangiare, di notte bisognava trovare un rifugio”

“Si intrecciano come sempre, attorno alle date che poi diventano storiche, vicende personali ed eventi pubblici, private passioni e rappresentazioni ufficiali.”

” Il 1943 era cominciato di venerdi e il primo gennaio una cometa aveva attraversato il cielo. La gente non prega più per la vittoria dell’Italia, prega per la pace.”

“La guerra divide, seleziona, separa. Unisce anche, creando imprevedibili solidarietà. Ma poi torna a dividere, a selezionare, a separare.”

“Si masticavano a lungo, lentamente le castagne secche, le mosciarelle, o le carrube. La fame aveva un sapore dolciastro”

“Tutte le regole della vita quotidiana sono violate, sconvolte. Liberare l’intestino davanti agli altri, dormire su un pagliericcio umido di orine, buttarsi sulla minestra cacciando la figlia…E’ questo la guerra? E’ anche questo.”

“Passa per il brennero, il 14 dicembre del 1944, l’ultimo convoglio carico di ebrei. La loro destinazione ultima è Flossenburg e Ravensbruck. Quanti treni sono passati, nel corso di quell’anno, carichi di donne, vecchi e bambini, giovani ebrei italiani?

“Muoiono di polmonite, di enterocolite, muoiono di morbillo e di varicella, di tosse convulsa e di non si sa che i bambini durante la guerra. muoiono perchè non hanno medicine, perchè non hanno abbastanza da mangiare, perchè restano intrappolati sotto le macerie durante i bombardamenti. Muoiono, se sono ebrei, nei campi di concentramento, nelle camere a gas, dentro i vagoni piombati. Muoiono nelle campagne durante i rastrellamenti dei partigiani e nelle operazioni di rappresaglia, bruciati vivi o falciati dalle mitragliatrici. Muoiono senza sapere perchè. L’unica spiegazione è la guerra.”

“Tornano i reduci. Tornano dai campi di prigionia, da paesi lontanissimi, dove spesso hanno imparato altre lingue e conosciuto altre donne, dai campi di concentramento dove hanno patito la fame, la lontananza e le malattie. Tornano dopo anni, più vecchi, più magri, più rabbiosi. Spesso pieni di amarezza nei confronti di un paese che durante la loro assenza è così profondamente cambiato. Anche le donne che li hanno aspettati sono cambiate. I figli sono cresciuti. Non li ricordano. E’ tutto da ricominciare. Gli uomini arrivano all’improvviso, i sacchi in spalla, la barba lunga, i vestiti laceri. non sempre ritrovano le loro case, danneggiate o distrutte dalla guerra, non sempre ritrovano nelle loro donne quella disponibilità alla sottomissione che ricordano.
Siate miti, siate dolci, siate sottomesse, riprendono a consigliare i giornali femminili.”

“La guerra è finita: la grande ondata di emozione, violenza, coraggio, la grande ondata di paura, di tifo, di scabbia, la grande ondata di odio, fame e disobbedienza, si sta ritirando.
La guerra è proprio finita. le donne si rimettono le calze, si sposano, abortiscono, partoriscono, lasciano il lavoro, cercano il lavoro, affollano le parrocchie, vanno in sezione, voteranno per la repubblica, voteranno per la monarchia. Ricorderanno la guerra. la dimenticheranno. Fino alla prossima trasgressione.”

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