Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Le parole – J.P. Sartre

“…gli rimase per tutta la vita il gusto del sublime, applicò il suo zelo a fabbricare grandi circostanze con avvenimenti di poco conto”

“Anne-Marie, la figlia minore, passò l’infanzia su una sedia. Le insegnarono ad annoiarsi, a reggersi ritta, a cucire. Aveva certe capacità: si preoccuparono di celarglielo. Questi borghesi modesti e fieri consideravano la bellezza al di sopra dei loro mezzi o al di sotto del loro stato sociale; la consentivano alle marchese e alle puttane.”

“Louise l’aveva predisposta contro la vita coniugale: dopo nozze di sangue, era un séguito infinito di sacrifici, intervallato da trivialità notturne”

“Un buon padre non esiste, è la norma; non si accusino gli uomini bensì il legame di paternità che è marcio. Fare figli, non c’è cosa migliore; averne, che cosa iniqua!”

“Non so cosa dica: ero troppo opreoccupato ad ascoltare, per comprendere”

“La nostra vita è tutto un cerimoniale e consumiamo il nostro tempo a colmarci di omaggi”

“Se non ci si definisce che per contrapposizini, ero l’indefinito in carne ed ossa; se l’amore e l’odio sono il diritto e il rovescio della stessa medaglia, io non amavo nulla e nessuno. Andava bene così: non si può chiedere al tempo stesso di odiare e di piacree.”

“Ho cominciato la mia vita come senza dubbio la terminerò: tra i libri.
Nell’ufficio di mio nonno ce n’era dappertutto; era fatto divieto di spolverarli, tranne una volta all’anno, prima della riapertura delle scuole. Non sapevo ancora leggere, ma già le riverivo queste pietre fitte: ritte o inclinate, strette come mattoni sui ripiani della libreria o nobilmente spaziate in viali di menhir, io sentivo che la prosperità dela nostra famiglia dipendeva da esse.”

“Mio nonno non aveva mai saputo fare i conti: prodigo per noncuranza, generoso per ostentazione, finì col cadere, molto più tardi, in quella malattia degli ottuagenari, l’avarizia, effetto dell’invalidità e della paura di morire.”

“Mi lasciarono vagabondare tra i libri e diedi l’assalto all’umano sapere. E’ stato questo a formarmi”

“Non ho mai razzolato per terra, non sono mai andato a caccia di nidi, non ho erborizzato nè tirato sassi agli uccelli. Ma i libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, i miei animali domestici, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l’imprevedibilità.”

“Nei libri ho incontrato l’universo: assimilato, classificato, etichettato, pensato, temibile anche; e ho confuso il disordine delle mie esperienze libresche con il corso casuale degli avvenimenti reali.”

“I nostri ospiti si congedavano, io rimanevo solo, evadevo da quel banale cimitero, andavo a riscoprirvi il pensiero, inumano, inquieto, le cui pompe e le cui tenebre erano oltre le mie capacità di comprendere, il pensiero che saltava da un’idea all’altra, così veloce che mollavo la presa, cento volte a pagina, e lo lasciavo andar via, stordito, perduto.”

“Avevo trovato la mia religione: nulla mi parve più importante di un libro. La libreria, vi vedevo un tempio.”

“Ogni uomo ha il suo posto naturale; nè l’orgoglio nè il valore ne stabiliscono l’altezza: è l’infanzia a decidere. Il mio posto è un sesto piano parigino con vista sui tetti.”

“Un bambino viziato non è triste; si annoia come un re. Come un cane”

“Sono un cane: sbadiglio, mi vengono giù le lacrime, le sento scendere. Sono un albero, il vento si attacca ai miei rami e li scuote vagamente. Sono una mosca, m’arrampico lungo un vetro, cado giù, riprendo ad arrampicarmi. Talvolta sento la carezza del tempo che passa, talvolta – molto più spesso – lo sento che non passa affatto. Tremanti minuti si sprofondano, minghiottono e non cessano di agonizzare; putridi ma ancora vivi, vengono spazzati via, altri minuti prendono il loro posto, più freschi, altrettanto vani; questi disgiunti si chiamano la felicità; mia madre ripete che sono il più fortunato tra quelli della mia età. Come non crederlo dato che è vero? Al mio abbandono non penso mai; pimo, non c’è parola che lo possa designare; secondo, io non riesco a vederlo: mi stanno tutti sempre intorno. E’ la trama della mia vita, la stoffa dei miei piaceri, la carne dei miei pensieri. Io vivo la morte.”

“La buona Società credeva in Dio per non parlare di Lui. Come sembrava tollerante la religione! Come era comoda: il cristiano poteva disertare la Messa e far sposare con rito religioso i propri figli, sorridere degli articoli religiosi di Place Saint-Sulpice e versare lacrime ascoltando la Marcia Nuziale di Lohengrin; non aveva l’obbligo di condurre una vita esemplare nè di morire nella disperazione, e nemmeno di farsi cremare. Nel nostro ambiente, nella mia famiglia, la fede era solo un nome di gala per la dolce libertà francese; mavevano battezzato, come tanti altri, per preservare la mia indipendenza: rifiutandomi il battesimo si sarebbe temuto di violentare la mia anima; cattolico iscritto, ero liero, ero normale. Più in là, dicevano, farà quello che vorrà. Si riteneva allora molto più difficile conquistare la fede che perderla”

“Tale è l’orgoglio: l’arringa di difesa dei miserabili”

“Fu all’incirca in quest’epoca – 1912 o 1913 – che lessi Michel Strogoff. Piansi di gioia: che vita esemplare.”

“Come tutti i sognatori, confusi il disincanto con la verità”

“Il più delle volte, preparavo la pace del mio cuore stando attento a non escludere mai completamente nè la libertà che esalta nè la necessità che giustifica.”

“Non è un eroe chi vuole; nè il coraggio nè il dono bastano, bisogna che ci siano idee e draghi”

“Scrivere è arricchire di una perla la collana delle muse, lasciare alla posterità il ricordo di una vita esemplare, difendere il popolo contro se stesso e contro i suoi nemici, attirare sugli uomini con una Messa solenne la benedizione del cielo. Non mi venne in mente che si potesse scrivere per essere letti.”

“Non ti sei mai detto, addormentandoti, che c’è gente che muore durante il sonno? Non hai mai pensato, lavandoti i denti: stavolta ci siamo, è il mio ultimo giorno? Non hai mai sentito la necessità di andare in fretta, in fretta, in fretta, e che il tempo vien meno? Ti credi immortale?”

“Esposto a continui raffronti, le mie sognate superiorità svanirono: c’era sempre qualcuno che rispondeva meglio e prima di me.”

“E’ la mia abitudine, e poi è il mio mestiere. Per molto tempo ho preso la penna per una spada: ora conosco la nostra impotenza. Non m’importa: faccio, farò dei libri; ce n’è bisogno; e serve, malgrado tutto. La cultura non salva niente nè nessuno, non giustifica. Ma è un prodotto dell’uomo: egli vi si proietta, vi si riconosce; questo specchio critico è il solo ad offrirgli la sua immagine.”

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