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Le frasi più belle tratte dai libri letti

Frasi sulla vecchiaia

“Non volterò le spalle alla vecchiaia se mi conserverà integro a me stesso, integro intendo nella parte migliore della mia individualità. Ma se comincerà a squassarmi la mente, a scompaginarla, se mi avrà lasciato non la vita, ma solo il principio che la anima, allora mi lancerò con un salto da questo edificio fatiscente e in rovina. Non eviterò la malattia con la morte, purché sia una malattia trattabile e senza impedimenti per l’animo. Non attaccherò me stesso di mia mano, spinto dal dolore: morire in questo modo significa essere sconfitti. Se tuttavia mi sarò reso conto che dovrò sopportarlo per sempre, me ne andrò non a causa della sofferenza di per se stessa, ma perché essa m’impedirà tutto ciò che rappresenta sostanza e ragione di vita. Debole e pavido è colui che muore per il dolore, ma stolto colui che vive allo scopo di soffrire” (Seneca – Lettere morali a Lucilio)

“E’ proprio vero che la gioventù non conosce ciò che può, e la vecchiaia non può ciò che conosce.” (La caverna – J.Saramago)

“Forse più vecchi si diventa meno facile è trasformare il pensiero in azione, ed è per questo che ti rimane tutto come chiuso nel cervello e diventa un peso.” (Colazione da Tiffany – T.Capote)

“Che cosa atroce, la vecchiaia, pensò; spoglia la gente delle sue facoltà, una a una, ma lascia qualcosa di vivo al centro.” (Gli anni – V. Woolf)

“La vecchiaia non ci risparmia nulla, amico mio. Come gli alberi secolari, cominciamo a morire dalla cima.” (Giuliano – G. Vidal)

“Ai vecchi, a tutti, si deve rispondere sempre perché, essendogli rimasto ormai così oco tempo per fare domande, sarebbe una crudeltà terribile lasciarli senza risposte.” (Il Vangelo secondo Gesù Cristo – J. Saramago)

“La vecchiaia è sempre insonne; come se l’uomo da quanto più tempo è congiunto alla vita tanto meno ha a che fare con ciò che somiglia alla morte.” (Moby Dick – H. Melville)

“Quando si è giovani si ha voglia di lottare, di impegnarsi per qualcosa, ma poi quando si invecchia ci si rammollisce, ecco tutto.” (O’Brien – Ragazze di Campagna)

“Lei aveva scoperto a poco a poco l’incertezza dei passi del marito, i turbamenti d’umore, le crepe della memoria, l’abitudine recente di singhizzare nel sonno, ma non li aveva considerati segni inqueivocabili della ruggine finale, bensì un ritorno felice all’infanzia. Per questo non lo trattava come un vecchio difficile ma come un bambino senile, e quell’inganno era stato provvidenziale per entrambi avendoli messi in salvo dalla compassione.” (G. Marquez – L’amore ai tempi del colera)

“Trent’anni – la promessa di un decennio di solitdine, una lista decrescente di scapoli da conoscere, una valigia di entusiasmo sempre meno capiente, sempre meno capelli sulla testa. Ma al mio fianco c’era Jordan che, a differenza di Daisy era troppo saggia per portare seco da un’età all’altra sogni dimenticati. mentre superavamo il ponte buio il suo viso sprezzante ricadde pigramente sulla spalla della mia giacca e il formidabile rintocco dei trenta si dileguò nella ressione rassicurante della sua mano. Così continuammo a viaggiare verso la morte nel primo fresco dell’imbrunire” (Fitzgerald – Il grande Gatsby)

“Alla fine il padre l’aveva guardato da sopra la spalla con un sorriso triste. Se morissi adesso, gli aveva detto, ti ricorderesti a stento di me quando avrai la mia età. L’aveva detto senza un motivo apparente, e l’angelo della morte era fluttuato per un istante nella penombra fresca dello studio, ed era poi di nuovo uscito dalla finestra lasciando al suo passaggio una scia di piume, ma il bambino non le aveva viste. Erano trascorsi oltre vent’anni da allora, e Juvenal Urbino avrebbe avuto molto presto l’età che aveva il padre quel pomeriggio. Si sapeva identico a lui, e alla consapevolezza di esserlo adesso si era aggiunta la consapevolezza di essere mortale come lui.” (G. Marquez – L’amore ai tempi del colera)

“La mente dell’uomo è come una spada, temo. Invecchiando, si copre di ruggine.” (G. Martin – Il trono di spade)

“Erano persone dalla vita lenta, che non si vedevano diventare vecchie nè ammalarsi nè morire, ma che svanivano a poco a poco nel loro tempo, diventando ricorsi, brume di un’altra epoca, finchè non li assimilava l’oblìo” (G. Marquez – L’amore ai tempi del colera)

“…e solo allora capì che un uomo sa quando comincia a invecchiare perchè comincia ad assomigliare a suo padre.” (G. Marquez – L’amore ai tempi del colera)

“Era la ruggine dell’abitudine, tanto denigrata e tanto temuta, ma che l’aveva protetto dalla consapevolezza dell’età” (G. Marquez – L’amore ai tempi del colera)

“Non bisogna pensare che la vita si consuma di giorno in giorno e che ne resta sempre meno, ma anche che, posto che si arrivi a vivere molto a lungo, non è comunque certo che l’intelletto si mantenga anche in seguito capace come prima di comprendere la realtà e di porsi quale meta ideale la conoscenza delle cose divine e umane….Occorre dunque afffrettarsi, non solo perchè la morte si avvicina ogni giorno di più, ma anche perchè la capacità di comprendere le cose e applicarvi la mente si estingue in noi prima della fine.” (Marco Aurelio – pensieri)

“Florentino Ariza era molto sensibile a quegli ostacoli dell’età. Ancora giovane, interrompeva la lettura di certi versi nei giardini per osservare le coppie di anziani che si aiutavano ad attraversare la strada, ed erano lezioni di vita che gli erano servite per intravedere le leggi della sua stessa vecchiaia. All’età del dottor Juvenal Urbino quella sera al cinema, gli uomini fiorivano in una sortà di gioventù intellettuale, sembravano più dignitosi con le prime canicie, diventavano ricchi di ingegno e seducenti, soprattutto agli occhi delle donne giovani, mentre le mogli appassite dovevano aggrapparsi al loro braccio per non inciampare persino nella propria ombra. Pochi anni dopo, tuttavia, i mariti precipitavano d’improvviso nel baratro di una vecchiaia infame del corpo e dell’anima, e allora erano le mogli ristabilite a doverli guidare sottobraccio come poveri ciechi, sussurrando loro al’orecchio per non ferirne l’orgoglio di uomini, che stessero bene attenti, che erano tre e non due i gradini, che c’era una pozzanghera in mezzo alla strada, che quel fagotto messo di traverso sul marciapiede era un mendicante morto, aiutandoli con fatica ad attraversare la strada come se fosse l’unico guado nell’ultimo fiume della vita. Florentino Ariza si era visto tante volte in quello specchio che non aveva mai avuto paura della morte quanto dell’età infame in cui avesse dovuto farsi guidare sottobraccio da una donna” (G. Marquez – L’amore ai tempi del colera)

“…sereno nell’attendere la morte, convinto che non sia nient’altro che la dissoluzione degli elementi di cui ogni essere è composto.” (Marco Aurelio – Pensieri)

“…entrambe si riconobbero attraverso le brume del disincanto: giovani e belle come non sarebbero mai più state.” (G. Marquez – L’amore ai tempi del colera)

“Questo istante trascorrilo quindi in armonia con la natura, e termina poi la tua vita con serenità, come l’oliva che, una volta matura, cade al suolo benedicendo la terra che l’ha prodotta, ringraziando l’albero che l’ha generata.” (Marco Aurelio – Pensieri)

“Io amo conversare con le persone anziane. Mi sembra infatti che si debba apprendere da loro, che sono già avanti sul cammino che anche noi forse dovremo percorrere, come sia questa strada: se aspra e dura, oppure facile e agevole.” (Platone – La Repubblica)

“Nella vecchiaia c’è una grande pace, e si è liberi da queste cose. Quando i desideri non sono più violenti e allentano le briglie, allora sì che davvero si realizzano le parole di Sofocle, e si può essere liberi da tanti padroni furiosi” (Platone – La Repubblica)

“Poichè siamo press’a poco della stessa età, io, donna, sono invecchiata più di te, uomo” (Gohete – Le affinità elettive)

“Invecchiò, divenne grigio: passare le sere al circolo, annoiarsi biliosamente, discutere con indifferenza in una compagnia di celibi diventò per lui un bisogno: brutto segno, come si sa” (Turgeneev – Padri e figli)

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