Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

L’amore ai tempi del colera – G. Garcia Marquez

“Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati.”

“…sebbene la loro unica affinità fosse il vizio degli scacchi inteso come un dialogo della ragione e non come una scienza.”

“Lei aveva scoperto a poco a poco l’incertezza dei passi del marito, i turbamenti d’umore, le crepe della memoria, l’abitudine recente di singhizzare nel sonno, ma non li aveva considerati segni inqueivocabili della ruggine finale, bensì un ritorno felice all’infanzia. Per questo non lo trattava come un vecchio difficile ma come un bambino senile, e quell’inganno era stato provvidenziale per entrambi avendoli messi in salvo dalla compassione.”

“La lezione non si interruppe, ma la ragazzina alzò gli occhi per vedere chi stava passando davanti alla finestra, e quello sguardo casuale fu l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato.”

“Rispondigli di si – le disse – Anche se stai morendo di paura, anche se poi te ne pentirai, perchè comunque te ne pentirai per tutta la vita se gli rispondi di no”

“Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato.”

“Quello era il suo mondo, si disse, il mondo triste e opprimente che Dio gli aveva concesso, e a quello doveva attenersi.”

“Alla fine il padre l’aveva guardato da sopra la spalla con un sorriso triste.
Se morissi adesso, gli aveva detto, ti ricorderesti a stento di me quando avrai la mia età.
L’aveva detto senza un motivo apparente, e l’angelo della morte era fluttuato per un istante nella penombra fresca dello studio, ed era poi di nuovo uscito dalla finestra lasciando al suo passaggio una scia di piume, ma il bambino non le aveva viste. Erano trascorsi oltre vent’anni da allora, e Juvenal Urbino avrebbe avuto molto presto l’età che aveva il padre quel pomeriggio. Si sapeva identico a lui, e alla consapevolezza di esserlo adesso si era aggiunta la consapevolezza di essere mortale come lui.”

“Erano persone dalla vita lenta, che non si vedevano diventare vecchie nè ammalarsi nè morire, ma che svanivano a poco a poco nel loro tempo, diventando ricorsi, brume di un’altra epoca, finchè non li assimilava l’oblìo”

“Le aveva insegnato che nulla di quanto si fa a letto è immorale se contribuisce a perpetuare l’amore. E una cosa che da allora in poi sarebbe stata la ragione della sua vita: l’aveva convinta che si viene al mondo con i propri orgasmi contati, e quelli che non vengono usati per qualsiasi motivo, proprio o altrui, volontario o coatto, sono persi per sempre.”

“Fu allora che si iniziò agli amori solitari, con la rara sensazione di scoprire qualcosa che i suoi istinti conoscevano da sempre, dapprima nel letto, col respiro imbavagliato per non tradirsi nella camera divisa con mezza dozzina di cugine, e poi a due mani distesa in tutta comodità sul pavimento del bagno, con i capelli sciolti e fumando le sue prime sigarette di tabacco nero.”

“…ma si lasciò trasportare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma che la vita li costringe ancora molte altre volte a partorirsi da sè”

“Ricco no, disse, sono un povero coi soldi, che non è la stessa cosa.”

“L’unica cosa per cui mi dispiace morire è che non sia per amore.”

“…e solo allora capì che un uomo sa quando comincia a invecchiare perchè comincia ad assomigliare a suo padre.”

“…la vita non te la insegna nessuno”

“Questa era la vita. L’amore, ammesso che ci fosse, era una cosa a parte: un’altra vita”

“…e scoprì con grande stupore che i figli non si amano perchè sono figli ma per l’amicizia nell’allevarli.”

“Il problema del matrimonio è che finisce ogni notte dopo che si è fatto l’amore, e occorre ricostruirlo ogni mattina prima della colazione”

“Il problema della vita pubblica è imparare a dominare il terrore, il problema della vita coniugale è imparare a dominare il tedio.”

“Era la ruggine dell’abitudine, tanto denigrata e tanto temuta, ma che l’aveva protetto dalla consapevolezza dell’età”

“ma lui era un protagonista implacabile della vita.”

“Era un marito perfetto: non raccoglieva mai niente da terra nè spegneva la luce nè chiudeva una porta.”

“Una sera, dopo avere molto eluso il passato, arrivò alla fattoria dela cugina Hildebranda, e quando la vide che l’aspetteva sulla soglia fu sul punto di svenire: era come vedere se stessa nello specchio della verità. Era grassa e decrepita, e carica di figli indomiti che non erano dell’uomo che continuava ad amare senza speranza, ma di un militare a riposo con cui si era sposata per dispetto e che l’amò alla follia.”

“Meglio arrivare puntuali che essere invitati.”

“Florentino Ariza era molto sensibile a quegli ostacoli dell’età. Ancora giovane, interrompeva la lettura di certi versi nei giardini per osservare le coppie di anziani che si aiutavano ad attraversare la strada, ed erano lezioni di vita che gli erano servite per intravedere le leggi della sua stessa vecchiaia. All’età del dottor Juvenal Urbino quella sera al cinema, gli uomini fiorivano in una sortà di gioventù intellettuale, sembravano più dignitosi con le prime canicie, diventavano ricchi di ingegno e seducenti, soprattutto agli occhi delle donne giovani, mentre le mogli appassite dovevano aggrapparsi al loro braccio per non inciampare persino nella propria ombra. Pochi anni dopo, tuttavia, i mariti precipitavano d’improvviso nel baratro di una vecchiaia infame del corpo e dell’anima, e allora erano le mogli ristabilite a doverli guidare sottobraccio come poveri ciechi, sussurrando loro al’orecchio per non ferirne l’orgoglio di uomini, che stessero bene attenti, che erano tre e non due i gradini, che c’era una pozzanghera in mezzo alla strada, che quel fagotto messo di traverso sul marciapiede era un mendicante morto, aiutandoli con fatica ad attraversare la strada come se fosse l’unico guado nell’ultimo fiume della vita. Florentino Ariza si era visto tante volte in quello specchio che non aveva mai avuto paura della morte quanto dell’età infame in cui avesse dovuto farsi guidare sottobraccio da una donna”

“Fino ad allora, la sua grande battaglia, sferrata con forza e persa senza gloria, era stata quella della calvizie. Quando vide i primi capelli rimanere attaccati al pettine, capì che era condannato ad un inferno il cui supplizio è inimmaginabile per chi non lo subisce.”

“…entrambe si riconobbero attraverso le brume del disincanto: giovani e bele come non sarebbero mai più state.”

“Ricordati sempre che la cosa più importante di un buon matrimonio non è la felicità ma la stabilità.
Fin dalle sue prime solitudini di vedova capì che quella frase non nascondeva la minaccia meschina che le aveva attribuito all’epoca, ma la pietra lunare che aveva fornito a entrambi tante ore felici.”

“Noi uomini siamo poveri schiavi dei pregiudizi – le aveva detto una volta.
Invece, quando una donna decide di andare a letto con un uomo, non esiste ostacolo che non superì, nè fortezza che non abbatta, nè considerazione morale che non sia disposta a mettere da parte: non c’è Dio che valga.”

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