Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

In Asia – T. Terzani

“Diventai giornalista perchè alle corse podistiche arrivavo sempre ultimo”

“Di questo straordinario mestiere – che poi è un modo di vivere – mi ha sempre affascinato il poter essere in prima fila là dove avvengono le cose, porre a chiunque le domande più impossibili, mettere il piede in tutte le porte, fare i conti in tasca ai potenti e poi poterne scrivere”

“Perchè se è vero che, col giornale di ieri, oggi ci si avvolge il pesce, è altrettanto vero che il giornalismo è alla base della storia.”

“Perchè l’Asia? Ci andai anzitutto perchè era lontana, perchè mi dava l’impressione di una terra in cui c’era ancora qualcosa da scoprire. Ci andai in cerca dell’altro, di tutto quello che non conoscevo, all’inseguimento d’idee, di uomini, di storie di cui avevo solo letto.”

“Il moderno rende tutto piatto e la civiltà tutto civile. Sono sceso a Tokyo come sarei sceso a Milano. L’albergo può essere come uno a Stoccolma e l’accoglienza Olivetti standard come a Lisbona o all’Aja.”

“La guerra è una cosa triste, ma ancora più triste è il fatto che ci si fa l’abitudine. Il primo morto, quando l’ho visto, stamani rovesciato sull’argine di un campo con le braccia aperte, le mani magrissime piene di fango e la faccia gialla, di cera, mi ha paralizzato. Gli altri, dopo, li ho semplicemente contati, come cose di cui bisogna, per mestiere, registrare la quantità.”

“Immagini del Vietnam di oggi, identiche a quelle di sempre. Anche alla cieca, senza guardarmi attorno, riconoscerei questa città, chiamata Saigon, dal puzzo dolciastro di spazzatura che mi assale a ogni passo. Una città putrescente, in cancrena, che pare sempre sul punto di morire e che non muore mai. E’ così da anni”

“Il silenzio era disperante. Ai morti si fa presto ad abituarsi, ma ai moribondi no. La vista dei moribondi è insopportabile specie se si sa che si potrebbero salvare.”

“L’aereo che due volte la settimana porta i rari viaggiatori da Pechino a Pyogyang è una macchina del tempo. Uno lascia la Cina di oggi e in un’ora e tre quarti si trova catapultato nel 1984. La Corea del Nord è l’incubo della società totalitaria di Orwell fatto realtà”

“Il lettore lo sa: la migliore fonte d’informazioni del giornalista che sbarca in un Paese cercando di capire che cosa vi succede è di solito il taxista che lo porta dall’aeroporto all’albergo.”

“Lentamente mi resi conto che quel che i singoli profughi terrorizzati raccontavano erano solo i particolari di un grandioso piano dell’orrido che i kmer rossi e i loro protettori cinesi stavano mettendo in pratica in Cambogia. Quel piano lo capii nel suo complesso solo col tempo, dopo essere stato in Vietnam, dopo aver visitato la Cambogia del dopo Pol Pot, dopo aver visto pozzi, caverne, dighe piene di scheletri, dopo aver camminato attraverso campi dov’era impossibile non pestare le ossa di migliaia e migliaia di persone che lì erano state soffocate, bastonate, abbandonate.”

“Isolani, che il mare separa dal resto del mondo, reclusi, che per più di duecento anni (dal 1638 al 1853) si sono volontariamente impediti ogni contatto con l’estero, i giapponesi hanno sempre avuto grosse difficoltà nei loro rapporti con gli altri. Presi tra un complesso d’inferiorità e uno di superiorità, si rifugiano nell’idea di essere talmente diversi da tutti gli altri popolo da risultare perciò unici e da non poter essere, ovviamente, compresi da nessuno”

“Secoli di catastrofi naturali hanno fatto dei giapponesi quel che oggi sono: un popolo obbediente, tenace e disciplinato che si assoggetta a una rigida organizzazione sociale perchè la ritiene vitale.”

“Per Bertolucci la Cina, prima di andare a girare L’ultimo imperatore, era un affascinante mistero. Tale sembra essergli rimasto.”

“A undici anni Hiroito ricevette una lezione che lo influenzò per il resto della sua vita: il giorno in cui suo nonno, l’imperatore Meiji, venne sepolto, il giovane principe venne chiamato dal generale Nogi, il suo tutore, cui lui era legatissimo. Per tre lunghissime ore Nogi parlò a Hiroito di quel che l’imperatore era stato per lui e del fatto che, dopo averlo servito per tutta la vita, ora doveva seguirlo nella tomba. Nogi si congedò dal principe, rientrò nella sua residenza e lì, nella maniera tradizionale, si sventrò, dando al ragazzo un’ultima lezione su quel che aveva da essere la via giapponese.”

“Sulla piazza Tienanmen il comunismo cinese aveva avuto il suo più grande trionfo. Su quella stessa piazza ha subìto la sua più grande e irreversibile sconfitta.”

“Il gran successo dei giapponesi è nelle loro fabbriche. La radice del loro successo economico è tutta lì, nella precisione, nell’efficienza con cui producono le cose. La fabbrica giapponese di più grande successo è quella che produce i giapponesi stessi: la scuola.”

“L’India assale, prende alla gola, allo stomaco. L’unica cosa che non permette è di restarle indifferente.”

“Non aveva faccia ma la peste me la ricorderò sempre così: nuvole azzurrognole di fumo che salgono lente dai cumuli di spazzatura; vacche, capre, maiali e corvi che strappano, tenaci, il loro pasto dalle fiamme; capannelli di uomini imbavagliati dinanzi alle saracinesche abbassate dei negozi.”

“Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare steso e non l’arrivare.”

“Presidenti, generali, rivoluzionari, ministri, briganti, industriali, ladri, poliziotti, assassini, politici. Da giornalista, in giro per il mondo, se ne incontrano di tutti i colori e per mestiere si fa l’abitudine a non prendere troppo sul serio nessuno, a non farsi impressionare, ad ascoltare non tanto quel che si sono preparati a dire, ma piuttosto quel che scappa loro detto, magari in coda a un discorso fatto altrimenti su misura.”

“Quand’ero ragazzo il mondo mi pareva pieno di grandi: grandi politici, grandi artisti, grandi maestri. Ora un giovane che si guardi attorno riesce a identificarne pochissimi, e anche quelli sembrano tutti destinati a durar poco. Miti vengono fatti e disfatti, e persino quei pochi che non appaiono già falsi in partenza finiscono per cadere sotto i colpi di una moderna iconoclastia determinata a ridurre tutto e tutti alla mediocrità.”

“Sì, ti prende la gola, ti prende allo stomaco, ti prende alle spalle, ti prende in giro – l’India non ti lascia mai in pace -, ma è proprio con quelle sue mille costanti, aggressive, ripugnanti contraddizioni che l’India ti dà – stranamente – anche pace”

“Se Dio è morto in Occidente, in India ha ancora mille indirizzi”

“Da Delhi basta prendere un treno alla sera e all’alba si arriva in un’altra, solita, scoraggiante e grandiosa India. Verso nord c’è l’Himalaya, a ovest il deserto del Rajastan, ad est ci sono le città della geografia divina, a sud l’India classica della pianura. Vivo nel nuovo centro della città costruito ottant’anni fa e lì il tempo è più o meno quello di questo secolo, coi mercati e i beni di consumo del resto del mondo. Mi basta fare un chilometro, arrivare alla tomba di un grande santo del sufismo, per ritrovarmi in un medioevo di suoni, di odori, di sensazioni. Il viaggio è continuo nello spazio e nel tempo e l’India è sempre lì a raccontarti qualcosa, a darti il senso di essere tu parte di una grande storia dinanzi alla quale non si riesce mai a essere indifferenti. Forse è per questo che, per ora, io vivo qui”

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Un pensiero su “In Asia – T. Terzani

  1. Bella raccolta di frasi, complimenti!

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