Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

L’Italia del risorgimento – Montanelli

“Legittima o bastarda, l’Italia di oggi è la figlia di quella del Risorgimento, ed è quindi in questo periodo che ne vanno cercati i caratteri e le malformazioni. Se siamo fatti in un certo modo è perchè il Risorgimento si fece in un certo modo”

“Non è il quadrilatero di Mantova o Verona che ha potuto arrestare il nostro cammino, ma il quadrilatero di 17 milioni di analfabeti e di 5 milioni di Arcadi” (P. Villari)

“Si tratta di una questione d’onore e di dignità. Vi fu un tempo in cui Napoli fece tremare l’Europa. Non dico che possa farla tremare oggi, ma non per questo dobbiamo tremare noi.” (Ferdinando)

“Le grandi cose non si compiono coi protocolli, bensì indovinando il proprio secolo” (Mazzini)

“Noi non malediciamo il passato, se non quando c’incontriamo in uomini, i quali s’ostinano a farne presente e, quel ch’è peggio, avvenire” (Mazzini)

“Per educare gli uomini all’insurrezione, bisogna dirgli a cosa questa mira”

“Ho l’anima piena di disgusto a vedere gli uomini nella realtà” (Mazzini)

“In quel momento uno dei due marinai di Genova marciava travestito e inseguito da una condanna a morte verso la frontiera francese. Si chiamava Giuseppe Garibaldi”

“Il segreto del grande successo di Gioberti e Balbo, come anche di Pellico, era questo. Non erano grandi talenti. Ma interpretavano a meraviglia quel pensiero che ormai prendeva il posto di quello rivoluzionario: il pensiero moderato, fatto in sostanza di rinunzia e illusione: la rinunzia a risolvere il problema nazionale col proprio sangue e l’illusione di poterne delegare il compito a qualche forza demiurgica come il Papa di Gioberti, o a qualche sapiente combinazione diplomatica, come la Turchia di Balbo”

“Se invitate un ladro a essere galantuomo, e che ve lo prometta, potrete dubitar che mantenga. Ma invitare un ladro a rubare, e aver paura che vi manchi di parola, non ne vedo il perchè” (D’Azeglio)

“Inutile chiudere la porta alle idee: la scavalcano” (Metternich)

“Quando dicevano: Libertà siciliana, intendevano la libertà della classe dominante di continuare a dominare la Sicilia, esattamente come oggi fa il governo regionale”

“Talune grida che non partono dal seno del mio popolo, ma sono profferite da un picciol numero di gente ignota, non posso, non debbo, non voglio intenderle. Non posso, non debbo, non voglio!” (Pio IX)

“Pio IX fu fatto da altri e si disfece da sè” (Cattaneo)

“Per imbrigliare le forze democratiche italiane e strumentalizzarle ai fini di una guerra nazionale sotto il vessillo di Casa Savoia, un Gioberti non bastava. Ci voleva un Cavour”

“Cedo perchè sono piccino, ma non domando perdono perchè ho ragione” (Vittorio Emanuele)

“Ci sono dei popoli religiosi che hanno potuto diventare schiavi. Ma non c’è nessun popolo irreligioso che sia riuscito a restare libero” (Constant)

“Poi, rivolgendosi a Guiche: Dimenticate, vi prego, il nostro dialogo di stanotte. Siamo due avvocati che hanno perorato ciascuno per la propria causa. E ora facciamo come loro: andiamocene stasera a pranzo insieme” (Cavour)

“Il contrasto tra i due era insanabile perchè entrambi erano nel vero. Lo era Cavour quando diceva che l’Italia non potevano farla i pochi Italiani che la volevano, perchè dietro di loro non avevano le masse popolari. E lo era Mazzini quando diceva che un’Italia fatta con la diplomazia e le armi straniere era inutile farla perchè con quel mastice non avrebbe tenuto. I fatti dovevano dimostrare che avevano ragione entrambi. L’Italia si fece come aveva voluto Cavour perchè non c’era modo di farla altrimenti. Ma il mastice si rivelò debolissimo, come aveva previsto Mazzini.”

“Grazie alla sua politica liberistica, il Piemonte era di gran lunga, fra gli Stati Italiani, il più florido, il meglio amministrato e il più efficiente. Alcuni meridionalisti hanno sostenuto e sostengono che questo primato spettava al Regno delle Due Sicilie con le sue industrie e il suo bilancio in attivo, e citano a riprova il fatto che fu Napoli, non TOrino, a inaugurare la prima ferrovia. Questa ferrovia, però, che si snodava per poche decine di chilometri rimase unica o quasi, mentre il Piemonte ne costruiva per ottocentocinquanta chilometri. Quanto al bilancio, mentre Napoli badava a tenerlo in attivo con una politica di tesaurizzazione che lasciava il Paese senza strade, senza scuole, senza servizi, Torino aggravava il disavanzo, ma per potenziare l’agricoltura e ammodernare l’industria rendendola competitiva con quelle straniere.”

“Se quelle che mi trasmettete sono le parole testuali dell’Imperatore, ditegli nei termini che vi sembreranno più appropriati che desidero restare suo amico, ma che imposizioni non ne accetto da nessuno, del mio onore rispondo solo a Dio e al mio popolo, e che nessuno farà abbassare la testa a un Savoia, abituato a portarla alta da ottocentocinquant’anni” (Vittorio Emanuele)

“Tuttavia, pur rispettando i trattati, non possiamo restare insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi” (Cavour)

“A Solferino, il 24 giugno, ottantamila Francesi attaccarono novantamila austriaci e n’ebbero ragione dopo dieci ore di accanitissima lotta. A San Martino, trentamila Piemontesi si scontrarono con un nemico di forza pressappoco uguale, e anch’essi riuscirono a sloggiarlo dalle  sue munite posizioni”

“L’iTalia nasceva, ma solo dal genio di un grande statista e dal sopruso di una piccola minoranza su una maggioranza assente e inerte che, non avendo collaborato alla sua formazione, vi si sentiva estranea e più soggetta che partecipe”

“Il barone era riuscito a persuadere il contadino che ad affamarlo non era lui col suo “gabelotto”, ma Napoli col suo fisco. Questo determinava fra loro una certa solidarietà e facilitava la partecipazione popolare a un movimento che però non mirava all’unità nazionale, ma all’autonomia dell’isola, la quale avrebbe consentito al barone di sfruttare ancora di più il contadino, come sempre era avvenuto.”

“Come tutti i conquistatori di Napoli che lo avevano preceduto, Garibaldi andò subito a rendere omaggio a San Gennaro”

“La prima misura presa da Garibaldi fu l’ordine alla flotta napoletana d’integrarsi con quella piemontese comandata da Persano, e fu da questa fusione che nacque la Marina Italiana”

“A Napoli rimase, lo stesso titolo, nelle mani di Farini, che scriveva al Primo Ministro: Altro che Italia. Questa è Africa. I beduini, a riscontro di questi cafoni, sono fior di virtù civile. Era con questo animo che i fratelli del Nord si disponevano all’integrazione con quelli del Sud.”

“Era appena nata che già l’Italia cominciava a contestare se stessa, e non ha più smesso di farlo.”

“L’Italia, dirà qualcuno, si sarebbe fatta anche senza di lui (Cavour). Certo. Pure l’America sarebbe stata scoperta senza Colombo. Ma se l’Italia fu fatta in quegli anni e a quel modo, lo si deve in gran parte a Cavour, cui i democratici non poterono contrapporre che un grosso uomo d’azione senza cervello, Garibaldi, e un grosso cervello senza qualità d’uomo d’azione, Mazzini. Che il risorgimento moderato non sia senza nè lacune è vero. Ma se fu moderato, lo fu mer merito o per colpa di Cavour.”

“Questo era il lascito dei moderati. Essendo stai essi a fare l’Italia, e avendola fatta a quel modo, era fatale che la gestissero come un feudo di classe. Ma altrettanto fatale era che le masse, rimaste aliene alla sua formazione, continuassero a sentirsi tali, identificando lo Stato nella borghesia; e che, così a lungo e ostinatamente ritardato, il loro inserimento non potesse avvenire senza le crisi, i traumi e le scosse provocate dal rancore per l’antico ostracismo. é la storia di oggi, ma cominciò allora.”

“Un giorno, girovagando nella nebbia, incontrò (Verdi) Merelli che gli ricordò il contratto e gli ficcò in tasca, quasi di forza, un libretto, di cui Verdi s’impegnò a fare una torcia per accendere il fuoco. Strada facendo – raccontò più tardi – mi sentivo addosso un malessere indefinibile, una tristezza somma, un’ambascia che mi gonfiava il cuore. Mi rincasai, e con un gesto quasi violento, gettai il manoscritto sul tavolo, fermandomi in piedi davanti. Il fascicolo, cadendo sul tavolo, si era aperto: senza sapere come, i miei occhi fissano la pagina che stava a me innanzi, e mi si affaccia questo verso: Và Pensiero, sull’ali dorate!”

“Ma un mese dopo, quando la sua (Verdi) salma fu traslata, insieme a quella di GIuseppina, dal Cimitero Monumentale alla cripta della Casa di Riposo, tutta Milano era lì, e furono le vere esequie del Risorgimento. Un coro intonò: Và pensiero, sull’aliu dorate. Lo dirigeva un giovane maestro suo quasi compaesano: Arturo Toscanini, che anche non abbiamo fatto in tempo a conoscere e applaudire a lungo.
Non sembra ieri. Lo è.”

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