Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

De lege agraria oratio secunda – Cicerone

“De me autem ipso vereor ne adrogantis sit apud vos dicere, ingrati tacere”
(Per quanto, poi, riguarda la mia persona, se da una parte, parlandone a voi, ho paura di essere tacciato di presunzione, dall’altra, tacendone, ho paura di essere tacciato d’ingratitudine)

“Explicat orationem sane longam et verbis valde bonis. Unum erat quod mihi vitiosum videbatur, quod tanta ex frequentia inveniri nemo potuit, qui intellegere posset, quid diceret.”
(Egli ci snocciola un discorso parecchio lungo sì, ma assai elegante ed appropriato nella forma; aveva un solo difetto, secondo me: tra quella marea di gente non si sarebbe potuta trovare una sola persona in grado di capire il significato delle sue parole!)

“Non potestatum dissimilitudo, sed animorum disiunctio dissensionem facit”
(Non è la diversità dei due poteri – tribunato e consolato -, bensì la differenza dei sentimenti che genera il contrasto)

“Committite vos nunc, Quirites, his hominibus haec omnia, quos odorari hunc Xviratum suspicamini; reperietis partem esse eorum, quibus ad habendum, partem, quibus ad consumendum nihil satis esse videatur”
(E adesso voi, romani, affidate pure tutti questi poteri a questa gente che col suo fiuto cerca, come ben sospettate, la carica di decemviro; ecco la bella scoperta che farete: di essi gli uni non riterranno mai niente sufficiente per saziare la loro ingordigia, gli altri per dare sofgo alla loro prodigalità!)

“Utrum haec lex est an tabula Veratianae auctionis?”
(Ma è una legge questa oppure un avviso d’asta di Verazio?)

“Atque hoc carmen hic tribunus plebis non vobis, sed sibi intus canit”
(Ed è questa la canzoncina che questo tribuno della plebe canta non già per voi, ma solo per sè, in sordina)

“a giudizio dei nostri padri, tre sole città in tutto il mondo erano in grado di sostenere il nobile peso del nostro impero e di mantenerne la gloria: Cartagine, Corinto e Capua. Cartagine venne distrutta perchè, ricca com’era di uomini, forte per la sua posizione naturale, cinta di porti, fortemente protetta dalle mura, veniva considerata, pronta com’era a slanciarsi fuori dall’Africa, una minaccia per le isole più redditizie del popolo romano. Di Corinto è a malapena rimasta qualche traccia; chè, data la sua posizione proprio alla stretta imboccatura della Grecia, mentre dalla parte di terra teneva le chiavi del paese, dall’altra oserei dire che congiungeva due mari che consentono una navigazione in senso diametralmente opposto, separati come sono da un sottilissimo istmo. Orbene, queste città, che pure erano così lontane, fuori della vista del nostro impero, i nostri antenati non solo le piegarono, ma pure, come ho già detto, le distrussero dalle fondamenta, per impedire che un giorno potessero risorgere e tornare all’antico splendore. La sorte di Capua fu oggetto di un acceso e lungo dibattito: esistono ancora, romani, i documenti ufficiali, nonchè parecchi decreti del senato. Nella loro saggezza i nostri antenati ritennero che, se avessero tolto ai campani il territorio, avessero soppresso le magistrature, il senato e l’assemblea popolare di quella città, se non avessero tolto ai campani il territorio, avessero soppresso le magistrature, il senato e l’assemblea popolare di quella città, se non avessero lasciato sussistere nemmeno una parvenza di stato, non avremmo avuto più motivo di temere Capua. E’ per questo che voi troverete diligentemente registrato negli antichi documenti che le sue case non vennero rase al suolo solamente perchè ci fosse una città in grado di fornire quanto era necessario alla coltivazione dell’agro campano, perchè ci fosse un luogo dove trasportare e conservare i raccolti, perchè gli agricoltori, dopo i pesanti lavori agricoli, avessero in città la loro casa.”

“Non ingenerantur hominibus mores tam a stirpe generis ac seminis quam ex iis rebus, quae ab ipsa natura nobis ad vitae consuetudinem suppeditantur, quibus alimur et vivimus”
(A determinare il modo di comportarsi degli uomini non sono tanto gli elementi genetici quanto ciò che è la stessa natura a offrirci per la vita di ogni giorno, base della nostra alimentazione e della nostra esistenza)

“Haec ego vos concupisse pro vestra stultitia atque intemperantia non miror, sperasse me consule adsequi posse demiror.
(Che voi abbiate vagheggiato queste brame, stupidi e sfrenati come siete, non mi meraviglio; ma che abbiate concepito la speranza di poterle realizzare sotto il mio consolato, è di questo che mi stupisco)

“Ex quo intellegi, Quirites, potest nihil esse tam populare quam id, quod ego vobis in hunc annum consul popularis adfero, pacem, tranquillitatem, otium.”
(Da ciò, Romani, si può arguire che non c’è nulla che sia altrettanto accetto al popolo, quanto quello che io, console democratico, vi offro: pace, tranquillità, riposo.)

“Pro certo recipio polliceor hoc vobis ayque confirmo, me esse perfecturum, ut iam tandem illi, qui honori inviderunt meo, tamen vos universos in consule deligendo plurimum vidisse fateantur)
(Ecco del resto ciò che io vi prometto, anzi vi garantisco espressamente: con il mio comportamento otterrò certamente il risultato di far ammettere una buona volta a coloro che hanno guardato di mal occhio la mia elezione a questa carica, che voi tutti, nessuno escluso, avete dimostrato, innalzando al consolato proprio me, una grandissima intelligenza politica.)

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