Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Lepanto – A. Barbero

“I cinque visir, come quasi tutti i funzionari dell’impero, erano un prodotto del devsirme, la Raccolta, lo straordinario sistema per cui ogni quattro o cinque anni ufficiali dei giannizzeri visitavano i villaggi cristiani nelle provincie balcaniche dell’impero, sceglievano i ragazzini più promettenti e li portavano a Costantinopoli”

“Ben lontani dal provare un timore reverenziale di fronte al nemico, i veneziani affrontavano la guerra contro il Turco sicuri della propria superiorità, oltre che della buona causa per cui combattevano: Dio –  dichiarò in Collegio il Buonrizzo lo stesso giorno in cui lo Zane ricevette il bastone di comando -, avrebbe concesso loro la vittoria per deprimer la superbia di tanto nemico della Christianità, o almeno per farle far una migliore pace di quella che ha durato fin qua.”

“Al suo sbarco sull’isola il generale rischiò di essere linciato, dopodichè venne processato, condannato a morte, ridotto allo stato laicale e strangolato in prigione; il suo corpo fu cucito in un sacco e gettato in mare.”

“Nel 1575 un viaggiatore tedesco capitato a Cipro si sentì dire che al tempo dei veneziani gli abitanti erano trattati peggio degli schiavi, ma che sotto i turchi i poveri erano stati liberati, e i loro padroni venduti in schiavitù in Turchia. Vent’anni dopo un altro viaggiatore, stavolta inglese, venne condotto a vedere i palazzi diroccati e disabitati dei nobili veneziani, e gli fu spiegato che i loro proprietari erano stati tutti massacrati, come giusta punizione per il servaggio disumano in cui tenevano i contadini.”

“A Famagosta vennero impiccati due spie turche e un abitante accusato di complicità; quest’ultimo, in quanto traditore, fu appeso per un piede e ammazzato dalla folla a sassate.”

“Il ricchissimo banchiere Alvise Dolfin, che l’anno prima era stato condannato per bancarotta fraudolenta, e il cui fallimento era stato uno dei grandi scandali di quell’anno disgraziato, ebbe la grazia pagando trenta galeotti per un anno.”

“Fra Paolo fu condotto col palo in spalla davanti alla casa del bailo, e poi alla chiesa, dove avvenne l’esecuzione. Il giorno dopo, mentre era sul palo, alcuni azap gli tirarono delle frecce, che gli rimasero conficcate in corpo; dal resoconto della vicenda non si capisce se il disgraziato fosse ancora vivo. Era certamente morto il 6 maggio, quando due apprendisti giannizzeri ubriachi buttarono giù il palo col cadavere, lo trascinarono fino alla marina e lo gettarono in acqua.”

“Ben prima che le due flotte fossero a distanza utile per l’artiglieria, il kapudan pascia fece sparare un colpo a salve dal cannone di corsia della sua galera. Nonostante il frastuono delle trombe, dei tamburi e delle orazioni, il colpo venne sentito a bordo della Real, e tutti capirono – come infatti venne poi confermato dai prigionieri – che Alì segnalava la sua posizione a don Juan e lo sfidava a rispondergli. Il principe fece immediatamente sparare a palla il cannone di corsia della sua galera; il proiettile fu veduto inabissarsi in mare sollevando uno spruzzo, ma il nemico non se ne accorse, perchè sparò un altro colpo a salve, cui don Juan rispose con un altro colpo a palla. A questo punto Alì deve aver individuato la Real, perchè si vide la sua galera sopravanzare le altre e dirigersi verso di leo. Vogava a tale velocità che a bordo delle galere cristiane qualche gentiluomo imbevuto di romanzi cavallereschi pensò che stesse venendo a sfidare don Juan a singolar tenzone, e si dispiacque che la sfida non fosse accettata.”

“Alì cadde combattendo, e la sua testa tagliata fu issata su una picca, perchè tutti potessero vederla; don Juan, che si trovava con la spada sguainata al suo posto di comando a poppa della Real, informato che la galera nemica era presa ordinò di Gridare Vittoria, e il grido si propagò a tutte le galere vicine.”

“Un ultimo vantaggio, notato da molti, erano le rembate, le piattaforme mobili che si erigevano a prua, e che permettevano alla fanteria imbarcata di trovarsi in posizione dominante rispetto alla galera nemica nel momento dell’impatto; da cui il termine di arrembaggio.”

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