Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Sulla strada (On the road) – J. Kerouac

“Con l’arrivo di Dean Moriarty comincio quella parte della mia vita che si può chiamare la mia vita sulla strada”

“Ero un giovane scrittore e volevo andare lontano. Sapevo che a un certo punto di quel viaggio ci sarebbero state ragazze, visioni, tutto; sapevo che a un certo punto di quel viaggio avrei ricevuto la perla.”

“E qui per la prima volta in vita mia, vidi l’amatissimo Mississippi, asciutto nella foschia estiva, quasi in secca, con quel grande odore forte che è l’odore del corpo nudo dell’America stessa, della terra che lava. Rock Island: rotaie baracche, il piccolo centro; e oltre il ponte fino a Davenport, stesso tipo di città, tutta odore di segatura nel caldo sole del Midwest.”

“una delle grosse rogne dell’autostop è che bisogna parlare con innumerevoli persone, far loro sentire che non hanno sbagliato a tirarti su, intrattenerle, praticamente, il che è una gran fatica quando si fa tutta una tirata senza fermarsi a dormire negli alberghi.”

“Mi svegliai che il sole stava diventando rosso; e quello fu l’unico preciso istante della mia vita, il più assurdo, in cui dimenticai chi ero – lontano da casa, stanco e stordito per il viaggio, in una povera stanza d’albergo, che non avevo mai visto, col sibilo del vapore fuori, lo scricchiolio del legno vecchio degli impiantiti, i passi al piano di sopra e altri rumori tristi – e guardai il soffitto alto e screpolato e davvero non riuscii a ricordare chi ero per almeno quindici assurdi secondi. Non avevo paura; ero semplicemente qualcun altro, uno sconosciuto, e tutta la mia vita era una vita stregata, la vita di un fantasma. Ero a metà strada fra una costa e l’altra dell’America, al confine tra l’Est della mia giovinezza e il West del mio futuro, e forse è per questo che accadde proprio lì e in quel momento, in quello strano pomeriggio rosso.”

“I pavimenti delle stazioni degli autobus sono gli stessi in tutto il Paese, sempre coperti di cicche e sputi, ed emanano una sensazione di tristezza che solo le stazioni degli autobus possiedono.”

“Ragazzi e ragazze hanno rapporti così tristi in America; snobismo vuole che cedano immediatamente al sesso senza adeguate parole preliminari. Non parole di corteggiamento, ma sincera apertura dell’anima, perchè la vita è sacra e ogni momento prezioso. Sentii la locomotiva del Denver-Rio Grande allontanarsi ululando tra le montagne. Volevo andare oltre, seguire la mia stella altrove.”

“E davanti a me c’era la gran massa nuda del continente americano, del mio continente; lontanissima, chissà dove, la cupa e folle New York buttava in aria la sua nube di polvere e vapore scuro. C’è qualcosa di scuro e sacro nell’Est; la California invece è candida come bucato e ha la testa vuota – almeno, questo è quello che pensai in quel momento.”

“Tracy è un paese di ferrovieri. I frenatori consumano i loro pasti cupi nei locali disseminati lungo le rotaie. I treni attraversano la valle fischiando. Il sole al tramonto è lungo e rosso. Sfrecciavamo via davanti ai magici nomi della valle: Madera, Manteca eccetera. Dopo poco scese il crepuscolo, un crepuscolo color dell’uva, violetto sulle coltivazioni di aranci e sui lunghi campi di meloni; il sole del colore dell’uva spremuta, con squarci di rosso borgogna, i campi del colore dell’amore e dei misteri di Spagna. Infilai la testa fuori del finestrino e inalai grandi boccate di aria fragrante.Fu il momento più bello.”

“Ebbi una fitta al cuore come tutte le volte che vedevo una ragazza che amavo andare nella direzione opposta alla mia in questo mondo troppo grande.”

“Avevo creduto che tutto il territorio selvaggio d’America fosse nel West finchè il Fantasma del Susquehanna non mi dimostrò il contrario. No, c’è un territorio selvaggio anche all’Est; è lo stesso che Ben Franklin percorreva arrancando ai tempi dei carri da buoi quando faceva il postino, lo stesso di quando George Washington era un intrepido nemico degli indiani, di quando Daniel Boone raccontava le sue storie alla luce delle lampade della Pennsylvania e prometteva di trovare il Passaggio, di quando Bradford costruiva la sua strada e gli operai festeggiavano nelle capanne di tronchi. Non c’erano i grandi spazi dell’Arizona per quell’ometto, solo le foreste della Pennsylvania orientale, del Maryland e della Virginia, le strade secondarie, le strade nere d’asfalto che seguono le anse di fiumi tristi come il Susquehanna, il Mononghaela, il vecchio Potomac e il Monocracy.”

“All’improvviso mi trovai a Times Square. Avevo fatto tredicimila chilometri su e giù per il continente americano, e adesso ero tornato a Times Square; e proprio all’ora di punta, anche, e ai miei occhi innocenti da vagabondo toccava di vedere l’assoluta follia e il fantastico, fragoroso viavai di New York con i suoi milioni e milioni di abitanti che sgomitano instancabili per qualche dollaro, l’allucinante sarabanda del prendi, arraffa, dai, sospira, muori, solo per essere sepolti in quelle orribili città funerarie dietro a Long Island City. Gli alti grattacieli del Paese, dell’altra estremità del Paese, del luogo dove si fabbrica l’America di carta.”

“Qualcosa, qualcuno, uno spirito, inseguiva tutti noi nel deserto della vita, destinato a prenderci prima che potessimo raggiungere il paradiso.”

“Ogni giorno il mondo girava con un gemito e noi esploravamo sgomenti la notte.”

“L’inizio del nostro viaggio fu misterioso e spruzzato di pioggia. Si capiva che sarebbe stato un’unica grande saga di nebbia. -Iooouuu!- strillò Dean -si parte!- si chino  sul volante e schiacciò l’acceleratore; era di nuovo nel suo elemento, si vedeva benissimo. Eravamo tutti felici, ci rendevamo conto che ci stavamo lasciando alle spalle confusione e assurdità per compiere l’unica e nobile funzione che avevamo a quel tempo, andare. E come andavamo!”

“Bull aveva un debole sentimentale per l’America dei vecchi tempi, specialmente degli anni Dieci, quando si poteva comprare la morfina in farmacia senza ricetta e quando i cinesi fumavano l’oppio alla finestra la sera e il Paese era selvaggio, rissoso e livero, libertà di ogni genere in abbondanza per tutti. La cosa che odiava di più era la burocrazia di Washington, subito dopo venivano i progressisti; poi i poliziotti.”

“Accorgendosi che non sapevamo niente di noi stessi, Bull tirò fuori tre spinelli e disse di darci dentro, che la cena sarebbe stata pronta di lì a poco.”

“Il bar ideale in America non esiste. Non sappiamo più neppure cosa sia un bar ideale. Nel 1910 un bar era un posto in cui gli uomini si incontravano durante o dopo il lavoro, e c’era solo un lungo banco, una barra di ottone, sputacchiere, un pianoforte automatico, qualche specchio e barilotti di whisky a dieci centesimi la dose insieme a barilotti di birra a cinque centesimi il boccale. Ora ci sono solo cromature, donne ubriache, checche, baristi ostili e proprietari ansiosi che stazionano all’entrata, preoccupati per i sedili di cuoio e la polizia; solo un sacco di baccano al momento sbagliato e un silenzio mortale quando entra uno sconosciuto.”

“Quella sera Marilou prese di tutto; erba, barbiturici, anfetamine, benzedrina, alcol, e chiese perfino a Old Bull un’iniezione di morfina, che naturalmente lui le negò; però le diede un martini. Era così satura di sostanze di ogni tipo che a un certo punto non riuscì più a muoversi e rimase come inebetita sulla veranda con me.”

“Quei bastardi hanno inventato la plastica con la quale potrebbero fare case eterne. E copertoni. Ogni anno milioni di americani si ammazzano per colpa della gomma scadente dei copertoni che si surriscaldano sulla strada e scoppiano. Potrebbero fabbricare copertoni a prova di scoppio. Lo stesso con i dentifrici. C’è una gomma da masticare che hanno inventato e non vogliono mostrare a nessuno, che se la si usa da bambini non si prende una carie per il resto della vita. Lo stesso coi vestiti.Possono fare dei vestiti che durano in eterno. Ma preferiscono fare roba scadente così tutti sono obbligati a lavorare e timbrare il cartellino e a organizzarsi in tristi sindacati e ad agitarsi mentre la grande rapina continua a Washington e a Mosca.”

“Cos’è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? – è il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l’addio. Ma intanto ci si proietta in avanti verso una nuova folle avventura sotto il cielo.”

“Che cos’è il Mississippi? Una zolla spazzata via dall’acqua nella notte di pioggia, un tonfo leggero dalle rive scoscese del Missouri, un dissolversi, una corrente impetuosa giù per il letto eterno del fiume, un contributo alle schiume torbide, un viaggio oltre valli, alberi e argini senza fine, giù, giù, sempre più giù, oltre Memphis, Greenville, Eudora, Vicksburg, Natchez, Port Allen, e Port Orleans e Port f the Deltas, oltre Potash, Venice, il Grande Golfo della Notte, e il mare.”

“E per un istante raggiunsi  l’estasi che avevo sempre desiderato conoscere: consisteva nell’entrare di netto nelle ombre eterne superando  il tempo cronologico e nell’osservare stupefatto da lontano lo squallore del regno mortale, nella sensazione della morte che mi incalzava spingendomi ad andare avanti, con un fantasma alle spalle che la incalzava a sua volta, e correvo verso un trampolino dal quale si tuffavano gli angeli per volare nello spazio sacro del vuoto della non-creazione, nel potente e inconcepibile fulgore che si sprigionava dalla luminosa Essenza della Mente, con gli innumerevoli regni dell’oblìo che si aprivano nel magico firmamento del paradiso. Sentivo un rombo indescrivibile, un fragore che non era nelle mie orecchie ma dappertutto, e non aveva niente a che fare con il suono. Mi resi conto di essere morto e rinato innumerevoli volte, senza ricordare, perchè la transizione dalla vita alla morte alla vita è così facile ed eterea, una magica azione per nulla, come addormentarsi e svegliarsi un milione di volte, la totale casualità e la profonda ignoranza di tutto ciò. Mi resi conto che era solo per via della stabilità della Mente intrinseca che aveva luogo questo ondeggiare dalla nascita alla morte, lieve come l’increspatura creata dal vento su uno speccio d’acqua puro, sereno. provavo un senso di felicità dolce, travolgente, come una grossa iniezione di eroina nella vena principale; come il brivido di un sorso di vino nel tardo pomeriggio; sentivo un formicolio ai piedi. Pensai che sarei morto di lì a un attimo. Ma non morii, feci sette chilometri a piedi, raccolsi dieci lunghe cicche di sigaretta e le portai nella stanza d’albergo di Marilou; usai il tabacco per riempire la pipa e l’accesi. Ero troppo giovane per capire cos’era successo.”

“Raccontai a Dean che quando ero piccolo e andavo in macchina immaginavo di tenere in mano una grossa falce e di abbattere tutti gli alberi e i pali e persino affettare tutte le colline che passavano veloci davanti al finestrino.”

“..dovevamo ancora andare lontano. Ma che importava, la strada è la vita.”

“Che cosa vorrebbe disperatamente fare? Che cosa vogliamo?. Non lo sapeva. Sbadigliò. Aveva sonno. Era troppo. Nessuno lo sapeva. Nessuno l’avrebbe saputo. Era tutto finito. Aveva diciotto anni ed era adorabile e perduta.”

“Nel 1942 ero stato il protagonista di uno dei più sporchi drammi di tutti i tempi. Ero in marina, e andai all’Imperial Cafè di  Scollay Square a Boston, a bere. Scolai sessanta bicchieri di birra poi mi ritirai nella toilette, dove mi raggomitolai intorno alla tazza e mi addormentai. Durante la notte almento cento marinai e civili assortiti vennero in bagno e mi coprirono di schizzi di orina ed escrementi fino a rendermi irriconoscibile. Che differenza fa, in definitiva? L’anonimato nel mondo degli uomi è meglio della fama in cielo, perchè cos’è il cielo? Cos’è la terra? E’ tutto nella mente.”

“Dean tirò fuori altre foto. Mi resi conto che quelle erano le uniche istantanee che i nostri figli avrebbero guardato un giorno con stupore, convinti che i loro genitori avessero vissuto una vita tranquilla, ordinata, come quella delimitata dall’inquadratura delle foto, alzandosi al mattino per camminare fieri sui marciapiedi della vita, senza nemmeno immaginare l’aspra follia e ribellione della nostra esistenza reale, della nostra notte, l’inferno, l’insensata strada d’incubo. E tutto dentro un vuoto senza principio e senza fine. Pietose forme d’ignoranza”

“Victor procedette ad arrotolare la canna più grossa che si sia mai vista. Arrotolò (usando carta marrone da sacchetto) il corrispondente di un enorme sigaro Corona. Era gigantesco. Dean lo fissava con gli occhi a palla. Victor lo accese tranquillamento e lo passò in giro. Tirare una boccata era come chinarsi su un camino e inspirare. Scendeva in gola in una gran vampata di calore.Trattenemmo il fiato e poi lo lasciammo andare quasi simultaneamente. Di colpo eravamo strafatti. Il sudore ci si gelò sulla fronte e all’improvviso fu come essere sulla spiaggia di Acapulco.”

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