Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

De oratore liber II – Cicerone

“Otium autem quod dicis esse, adsentior; verum oti fructis est non contentio animi, sed relaxatio”
(Hai detto anche che noi ci troviamo adesso in un periodo di riposo. Ne convengo: però ti faccio osservare che il frutto del riposo non è la tensione dell’animo, ma il rilassamento.)

“Noi vediamo che gli uccelli costruiscono con cura i loro nidi in vista della prole e per il loro stesso conforto; poi, dopo che hanno lavorato, si librano in volo qua e là, ovunque vogliono, liberi da impegni, per riposarsi dalla loro fatica. Così l’animo nostro stanco dalle fatiche del foro e da tutte le attività connesse con la vita cittadina, è smanioso e bramoso di evadere, libero da ogni pensiero e fatica.”

“Mihi enim liber esse non videtur, qui non aliquando nihil agit”
(Io non considero libero quell’uomo che non possa qualche volta starsene inoperoso)

“La maggior parte degli avvocati difendono le loro cause nel foro senza preparazione e senza metodo; vi sono di quelli però che assolvono il loro compito con maggiore abilità a causa del continuo esercizio o dell’abitudine.”

“Quae natura aut fortuna darentur hominibus, in eis rebus se vinci posse animo aequo pati; quae sibi homines parare possent, in eis rebus se pati non posse vinci.”
(In quei beni che vengono dati all’uomo dalla natura e dalla fortuna, io ammetto di potere essere vinto: non  posso tollerare di essere vinto in quei beni che gli uomini possono procurarsi da sè)

“Tutti gli altri discorsi, credimi pure, sono un gioco, per un uomo intelligente, che abbia un pò di pratica e che sia provvisto di un pò di cultura e di una certa raffinatezza. Le battaglie del foro sono un’impresa molto ardua; la bravura dell’oratore viene giudicata dai profani quasi sempre dalla riuscita della causa e dalla vittoria. Tu hai di fronte un avversario armato, che devi colpire e abbattere; colui che ha in mano le sorti della causa è spesso indifferente verso di te e irato o ben disposto verso il tuo avversario e ostile verso di te; bisogna informarlo di tutto, togliere i suoi preconcetti, frenarlo, spingerlo, plasmarlo col discorso in tutte le maniere, a seconda delle circostanze e del processo…”

“Iam vero narrationem quod iubent veri similem esse et apertam et brevem, recte nos admonent”
(quando ci dicono che la narrazione deve essere verosimile, chiara e breve, dicono bene)

“Io approvo l’esuberanza in un giovane, perchè come nella vite è più facile potare dei tralci lussureggianti, che far nascere con la nostra fatica nuovi tralci in un tronco privo di forza, così mi piace che in un giovane ci sia qualcosa da togliere: tutti sanno che non conserva a lungo il suo succo quel frutto che ha raggiunto troppo presto la maturità.”

“Qualunque sia la causa che dovrà trattare, se la studi molto attentamente.”

“Vi sono degli avvocati che, volendo far credere di essere molto impegnati, tanto da essere costretti a correre per tutto il foro e a passare da una causa a un’altra, affrontano le cause senza averle studiate, rendendosi così colpevoli o di trascuratezza, nel caso di una causa spontaneamente assunta, o di slealtà, nel caso di una causa affidata loro da altri: ambedue colpe gravissime.”

“Quando la causa non si conosce, non si può parlare che malissimo.”

“Da parte mia soglio sforzarmi affinchè il cliente mi illustri bene il suo caso, e voglio che nessuno sia presente, perchè egli possa parlare più liberamente; oltre a ciò mi do a sostenere le ragioni dell’avversario, affinchè il cliente sostenga le sue e tiri fuori tutto ciò che gli viene in mente intorno alla causa. Così quando egli è partito, io, che sono uno solo, sostengo con la più grande imparzialità tre parti e cioè la mia, quella dell’avversario e quella del giudice. Quelle ragioni che mi sembrano tali da riuscire più utili che dannose, decido di esporle; quelle invece che mi sembrano più dannose che utili, le respingo e le scarto. Il risultato di ciò è che io in un primo tempo penso a ciò che debbo dire e in un secondo tempo lo dico; la maggior parte degli avvocati invece, fidandosi del proprio ingegno, compiono questi due atti in un solo tempo; e certamente essi parlerebbero meglio, se si convincessero che uno è il tempo di pensare e un altro quello di parlare. ”

“Ogni volta, dunque, che io, assunta una causa e capito il genere cui appartiene, comincio a interessarmi di essa, il mio primo pensiero è di stabilire il punto su cui deve aggirarsi tutto il discorso che io dovrò fare e che dovrà essere conforme alla questione giuridica. Poi esamino colla massima attenzione questi altri due problemi, e cioè il modo di far trionfare la mia tesi, che è poi quella del mio cliente, e il modo di piegare al mio scopo gli animi di coloro che mi ascoltano. Si può affermare che tutta l’arte del dire è basata su queste tre forme di persuasione, che sono il dimostrare che sono veri i concetti che sosteniamo, il conciliarsi la simpatia degli ascoltatori e il suscitare nei loro animi quei sentimenti che sono richiesti dalla causa.”

“Due dunque sono gli scopi che ci dobbiamo prefiggere nelle cause, uno riguardante il contenuto e l’altro la forma del discorso.”

“Ora ciò che che per il campo è la coltura, per l’oratore è l’esperienza, la frequenza dei tribunali, la lettura, l’esercizio dello scrivere.”

“Nulla denique est causa, in qua id, quod in iudicium venit, reorum personis ac non generum ipsorum universa dubitatione quaeratur”
()Non esiste una causa, ove la questione, che viene presentata al giudice, viene giudicata sulla base delle persone dei contendenti e non con una discussione su principi generali)

“Ora è evidente che a nulla vale trovare gli argomenti, se non si sa esporli. L’esposizione deve essere varia, affinchè colui che ci ascolta non scopra l’artificio o non si stanchi per la noia derivante dalla somiglianza delle cose esposte. E’ opportuno dichiarare prima la tesi e darne le ragioni; dalle medesime fonti di argomenti è utile talvolta trarre le conclusioni, talvolta lasciare andare e passare ad altro. Spesso giova non fare alcuna dichiarazione di tesi e mostrare attraverso la presentazione delle prove ciò che si sarebbe dovuto proporre.”

“Non è facile ottenere che il giudice si adiri contro chi tu vuoi, se tu ti mostri freddo nei riguardi della causa; nè che egli odi chi tu vuoi, se non avrà visto prima te stesso infiammato di odio: ne sarà indotto alla pietà, se non gli avrai mostrato chiaramente il tuo dolore con le parole, i pensieri, la voce, il volto, e persino le lagrime.”

“Per ciò che concerne il sentimento dell’invidia, inclinerei a credere che sia di gran lunga il più forte di tutti, e che si faccia molto maggiore fatica a reprimerlo che a eccitarlo. Gli uomini provano invidia soprattutto per gli eguali o gli inferiori, quando notano con dispiacere che si sono innalzati troppo in alto, mentre essi sono rimasti in basso; ma sogliono invidiare, e non poco, anche i superiori, specialmente se si vantano eccessivamente e se, per la forza delle loro cariche e della loro fortuna si credono autorizzati a trasgredire le leggi della comune umanità.”

“Le argomentazioni degli avversari si possono respingere o confutando le prove che vengono addotte a sostegno di esse o dimostrando che le conclusioni a cui quelli vogliono arrivare non discendono dalle premesse e non ne costituiscono la conseguenza. Se così non si riesce a respingerle, bisogna rivolgere contro di esse delle prove più forti o almeno egualmente forti.”

“Sono molto più apprezzabili le facezie che noi diciamo provocati, di quelle che diciamo di nostra inziativa; e questo non solo perchè la pronta risposta rivela una maggiore prontezza di spirito, ma anche perchè il rispondere è proprio dell’uomo; infatti si può pensare che noi non avremmo risposto, se non fossimo stati provocati”

“Io dico che conviene indubbiamente all’oratore provocare il riso, sia perchè la stessa ilarità concilia la benevolenza a colui che la suscita, sia perchè tutti ammirano l’acutezza che spesso è contenuta in una parola, soprattutto quando è detta da uno che si difende, ma talvolta anche da uno che attacca, sia perchè il ridicolo abbatte l’avversario, lo confonde, lo scredita, lo intimidisce, lo confuta, e nello stesso mette in evidenza la finezza, la cultura e la prontezza di spirito dell’oratore.”

“Non dobbiamo sentirci obbligati a pronunziare un motto spiritoso tutte le volte che se ne presenta l’occasione.”

“La tempestività, il garbo e la moderazione dell’arguzia uniti alla sobrietà dei frizzi distinguono l’oratore dal buffone.”

“Quando io ho affrontato una causa e , riflettendovi sopra, ho ponderato, come meglio ho potuto, tutti i suoi punti; quando ho studiato a fondo le prove della causa e le fonti delle argomentazioni, sia quelle con le quali posso conciliarmi la benevolenza dei giudici, sia quelle con le quali posso commuovere i loro animi, allora cerco di scoprire gli elementi favorevoli e sfavorevoli che essa presenta. Si può dire che non c’è nessun oggetto di discussione e di controversia, che non contenga in sè ambedue gli elementi: ciò che importa è saperne valutare l’entità. Quando parlo, io seguo il metodo di tenermi stretto agli elementi favorevoli, di abbellirli e di ingrossarli, di indugiare e di abitare in esse, di tenermici attaccato. Dagli elementi svantaggiosi e sfavorevoli io mi allontano, però non in modo da far credere che io li fugga, ma facendoli passare del tutto inosservati, abbellendo e ampliando gli elementi favorevoli.”

“Se io mi sento più forte nel confutare l’avversario che nel sostenere le mie argomentazioni, dirigo tutto il mio attacco contro l’avversario; se è più facile per me sostenere la mia tesi che confutare quella dell’avversario, faccio ogni sforzo per distaccare gli animi degli ascoltatori dalla difesa dell’avversario e rivolgerli alla mia.”

“Quando l’avversario mi presenta un’argomentazione o un motivo imbarazzante o difficile, io talvolta non gli rispondo affatto.”

“Io mi sforzo non tanto di arrecare vantaggio alla causa, quanto di non arrecarle alcun danno. So bene che bisognerebbe raggiungere entrambi gli scopi: tuttavia è molto più vergognoso per l’oratore dare l’impressione di avere arrecato danno alla causa che di non averle arrecato vantaggio.”

“neque tamen ullam adsequor laudem; homines enim imperiti facilius quod stulte dixeris reprehendere quam quod sapienter tacueris laudare possunt.”
(Purtroppo non ricevo alcuna lode, perchè gli uomini ignoranti sono più portati a condannare una frase infelice, che a lodare un saggio silenzio.”

“Infatti è la natura stessa del discorso che ci spinge a pronunziare un preambolo prima di esporre il fatto, poi ad esporre il fatto, poi a difenderlo, dimostrando la validità dei nostri argomenti e la vacuità di quelli dell’avversario, e infine a fare la conclusione e la perorazione.”

“Per parte mia, quando raccolgo gli argomenti di una causa, io sono abituato non tanto a contarli quanto a pesarli.”

“Certo, prende una cattiva piega la causa che, fin dal momento in cui comincia ad essere discussa, non dia l’impressione di una buona riuscita.”

“Infatti è di capitale importanza ai fini dell’esito della causa, che il fatto sia stato narrato con accortezza o no, perchè la narrazione è la fonte donde promana tutta la causa.”

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