Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

De oratore liber 1 – Cicerone

“L’oratore infatti deve possedere molte nozioni, senza le quali l’arte del dire si riduce a una pompa di parole vuota e ridicola, deve curare lo stile non solo con la scelta, ma anche con l’adatta collocazione delle parole e deve inoltre conoscere a fondo tutte le passioni, che la natura ha dato al genere umano, perchè è nel calmare o nell’eccitare gli animi degli ascoltatori che si esprimono necessariamente tutta la forza e la bellezza dell’eloquenza. Bisogna che a ciò si aggiunga una certa vena d’umorismo, una tendenza alle facezie, una cultura degna di un uomo libero, prontezza e brevità nelle risposte e negli attacchi congiunte a garbo e gentilezza. Deve inoltre avere una profonda conoscenza di tutta la storia antica, d’onde trarre la forza degli esempi e non deve trascurare lo studio delle leggi e del diritto civile.”

“In verità non c’è niente per me di più bello del potere con la parola dominare gli animi degli uomini, guadagnarsi le loro volontà, spingerli dove uno voglia, e da dove voglia distoglierli.”

“Hoc enim uno praestamus vel maxime feris, quod conloquimur inter nos et quod exprimere dicendo sensa possumus.”
(Noi ci distinguiamo dalle fiere soprattutto per questo, perchè sappiamo conversare ed esprimere con la parola i nostri pensieri.)

“Quam ob rem pergite, ut facitis, adulescentes, atque in id studium, in quo estis, incumbite, ut et vobis honori et amicis utilitati et rei publicae emolumento esse possitis.”
(Perciò continuate, o giovani, la strada intrapresa e attendete con impegno ai vostri studi, affinchè possiate essere di onore a voi stessi, di utilità agli amici e di giovamento allo Stato.)

“oratore perfetto e degno di un nome così illustre è solo colui che, qualunque sia l’argomento che dovrà essere illustrato con la parola, saprà parlare con cognizione di causa, con ordine, con eleganza, con buona memoria e nello stesso tempo con una certa dignità di gesti.”

“…sic sentio neminem esse in oratorum numero habendum, qui non sit omnibus eis artibus, quae sunt libero dignae, perpolitus;”
(che nessuno possa essere compreso nel numero degli oratori, se non possegga una profonda cultura in quelle discipline che si addicano ad un uomo libero)

“et uti ei qui audirent sic adficerentur animis, ut eos adfici vellet orator;”
(Occorre anche che gli uditori provino nei loro animi quei sentimenti che l’oratore ha voluto loro infondere)

“…et quod consuetudo exercitatioque intellegenti prudentiam acueret atque eloquendi celeritatem incitaret”
(e dall’altra che la consuetudine e l’esercizio acuiscono l’acume dell’intelletto e sviluppano l’agilità della parola)

“nam quid est ineptius quam de dicendo dicere, cum ipsum dicere numquam sit non ineptum, nisi cum est necessarium?”
(infatti che c’è di più sciocco che parlare dell’arte del dire, quando sappiamo che lo stesso parlare è giustificabilesolo quando è strettamente necessario?)

“mihi etiam qui optime dicunt quique id facillime atque ornatissime facere possunt, tamen, nisi timide ad dicendum accedunt et in ordienda oratione perturbantur, paene impudentes videntur”
(secondo me anche coloro che parlano ottimamente e sono in grado di fare un discorso con estrema facilità e somma eleganza, se non affrontano il discorso con una certa timidezza e non mostrano qualche turbamento al principio di esso, sono quasi degli sfacciati)

“quo etiam gravius iudicium in dicendo subimus”
(infatti ogni volta che ci presentiamo a parlare in pubblico, ci esponiamo a essere giudicati)

“Sed profecto studia nihil prosunt perveniendi aliquo, nisi illud, quod eo, quo intendas, ferat deducatque, cognoris.”
(Bisogna però riconoscere che il desiderio di raggiungere uno scopo a nulla serve, se non si conoscono i mezzi per conseguirlo.)

“Io ho appreso che la forza e l’essenza dell’eloquenza poggia su questi cinque elementi: innanzi tutto trovare quello che bisogna dire, poi distribuire e collocare i concetti trovati a seconda non solo del loro giusto ordine, ma anche della loro importanza reale e del criterio personale dell’oratore, poi rivestirli con gli ornamenti dello stile, poi chiuderli bene nella propria memoria, infine pronunciarli con dignità e graiza. Ho appreso pure che, prima di affrontare l’argomento del discorso, è necessario conciliarsi l’animo degli ascoltatrori, poi esporre il fatto, poi stabilirsi l’oggetto della controversia, poi avvalorare la nostra tesi, poi respingere le obiezioni dell’avversario e infine, nella perorazione, ampliare e rafforzare quelle argomentazioni che sono favorevoli a noi e indebolire e schiacciare qulle altre che sono favorevoli ai nostri avversari.”

“Voglio dirvi schiettamente ilmio pensiero: la cosa più importante è quella a cui noi diamo il minimo peso, cioè l’esercizio continuo dello scrivere, che i più evitanto, perchè è molto faticoso. Lo stiletto è il migliore e più efficace artefice e maestro dell’arte del dire; e non a torto. Infatti se la preparazione e la riflessione superano di gran lunga il discorso improvvisato, l’esercizio continuo e diligente dello scrivere supera la preparazione e la riflessione stessa”

“Come una nave lanciata a forte velocità, qualora i rematori fermano i remi, mantiene il suo movimento e la sua corsa, benchè siano cessati l’impeto e la spinta dei remi, così in un discorso continuato, se vengono meno gli appunti scritti, la parte che rimane prosegue col suo ritmo normale, spinta da una forza simile a quella degli appunti scritti.”

“Infatti anche se la conoscenza del diritto fosse dura e difficile, il pensiero dei grandi vantaggi che arreca dovrebbe spingere gli uomini ad affrontare il peso dello studio.”

“Incredibile est enim, quam sit omne ius civile prater hoc nostrum inconditum ac paene ridiculum”
(ogni diritto civile al di fuori del nostro è incredibilmente disordinato e quasi ridicolo)

“Il valente oratore deve essere un uomo che ha ascoltato molto con le proprie orecchie, ha visto molto, ha molto riflettuto e pensato, e molto ha anche appreso attraverso le sue letture.”

“…pro aequitate contra ius dicere”
(in difesa dell’equità contro il puro diritto)

“Ac tamen, quae causae sunt eius modi, ut de earum iure dubium esse non possit, omnino in iudicium vocari non solent.”
(D’altra parte, quando una causa non presenta alcun dubbio di natura giuridica, di solito non si fa neppure)

“uti lingua nuncupassit”
(come la lingua l’avrà pronunciato)

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