Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Il libro dell’Esodo – La Bibbia

“E poichè quelle levatrici avevano temuto Iddio, egli benedisse la loro casa”

“Or, quando il bambino fu cresciuto, lo portò alla figlia di faraone che lo tenne come un figliolo e gli mise nome Mosè, perchè disse: Io l’ho tratto dalle acque.” (2,10)

“Iddio udì i loro gemiti e si ricordò del suo patto con Abramo, con Isacco e con Giacobbe. Sicchè riguardò ai figli d’Israele e se ne prese cura” (2,24)

“L’angelo del Signore gli si manifestò in una fiamma di fuoco, in mezzo a un roveto” (3,2)

“Iddio rispose a Mosè: Io sono colui che sono” (3,14)

“Io so che il re d’Egitto non vi lascerà andare, se non costretto da una mano potente. Ma io stenderò la mia mano e percuoterò l’Egitto con tutti i miei portenti che compirò in mezzo al paese, dopo di che vi lascerà partire” (3,19)

“Tu dirai allora a Faraone: Così dice il Signore: Israele è mio figlio, il mio primogenito. Or io ti dico: lascia partire il mio figlio, perchè mi serva; se tu ricusi di lasciarlo partire, ecco io ucciderò il tuo figlio, il tuo primogenito” (4,22)

“Poi di nuovo Iddio parlò a Mosè e gli disse: Io sono Jahvè, e apparvi ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, come Iddio onnipotente; ma non mi sono fatto conoscere da loro con il mio nome di Jahvè. ora, come io feci il mio patto con loro e stabilii di dare ad essi la terra di Canaan, terra delle loro peregrinazioni, in cui hanno dimorato come forestieri, così ho pure udito i gemiti dei figli d’Israele, che gli Egiziani tengono in schiavitù e mi son ricordato del mio patto. Perciò dì ai figli d’Israele: Io sono Jahvè, io vi libererò dai gravosi pesi degli Egiziani e dalla loro schiavitù e vi riscatterò con irresistibile potenza e con grandi castighi. Poi vi prenderò per mio popolo e sarò il vostro Dio e voi conoscerete che Io sono il Signore,Iddio vostro che vi sottraggo ai duri pesi degli Egiziani. infine vi condurrò nella terra che ho promesso con giuramento di dare ad Abramo, ad Isacco e a giacobbe, terra che io vi darò in possesso ereditario. Io sono il Signore!” (6,2)

“Allora i maghi dissero a faraone: qui c’è il dito di Dio” (8,15)

“Allora il Signore disse a Mosè: Va da Faraone , poichè io ho indurito il suo cuore e quello dei suoi servi, per compiere i miei prodigi in mezzo a loro, affinchè tu racconti ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli quello che ho fatto in Egitto e i prodigi che ho compiuto in mezzo a essi, e voi sappiate che io sono il Signore”(10,1)

“Lo mangerete in questa maniera: avrete i fianchi cinti, i calzari ai piedi, il bastone in mano: mangiatelo in fretta, è il Passaggio del Signore. In quella notte io passerò per l’Egitto e percuoterò ogni primogenito del paese, sia degli uomini che degli animali, e farò giustizia di tutti gli dei dell’Egitto. Io sono Signore” (12,11)

“Quel giorno sarà per voi memorabile, voi lo celebrerete come festa in onore del Signore; e per tutte le vostre generazioni voi lo festeggerete come legge perpetua” (12,14)

“Non mangerete pane lievitato; ma in qualunque luogo dimorerete mangerete pani azzimi” (12,20)

“Mosè convocò tutti gli anziani d’Israele e disse loro: procuratevi un agnello per le vostre famiglie e immolate la Pasqua” (12,21)

“e se i vostri figli vi domanderanno: che cosa significa per voi questo rito, voi risponderete: è il sacrificio della Pasqua del Signore, quando egli passò risparmiando le case dei figli d’Israele, in Egitto, mentre percosse gli Egiziani e salvò le case nostre”(12,26)

“E il Signore li precedeva: di giorno, in colonna di nube per guidarli nel cammino; di notte, in colonna di fuoco per far loro luce affinchè potessero camminare di giorno e di notte; non rimosse mai dal cospetto del popolo la colonna della nube di giorno, nè la colonna del fuoco di notte” (13,21)

“Mosè stese la sua mano sul mare, e il Signore con un forte vento orientale fece ritirare il mare tutta la notte, rendendolo asciutto; e le acque rimasero divise. Allora i figli d’Israele entrarono in mezzo al amre all’asciutto, e le acque furono per loro come un muro a destra e a sinistra” (14,21)

“Io canterò al Signore, poichè in modo grandioso si è glorificato: cavalli e cavalieri ha travolto nel mare. Mia forza e mio cantico è il Signore. A lui devo la mia salvezza. Questo è il mio Dio: io lo glorificherò; il Dio di mio padre: io lo esalterò. Il Signore è prode in guerra: Jahvè è il suo nome” (15,1)

“I carri di faraone e l’esercito suo travolse in mare; il fiore dei suoi guerrieri fu sommerso nel Mar Rosso. Gli abissi li ricoprirono; andarono a fondo come pietra. La tua destra, o Signore, è magnifica nella potenza, la tua destra, o Signore, spezza il nemico. Nella grandezza della tua maestà rovesciasti i tuoi avversari, desti corso alla tua ira , e li divorò come paglia. Al soffio delle tue nari si ammassarono le acque; s’innalzarono come dighe, stettero immobili le acque del mare diviso” (15,4)

“Il Signore disse a Mosè: Ecco, io vi farò piovere pane dal cielo” (16,4)

“Ecco l’ordine del Signore: Domani è il giorno di riposo, il sabato sacro al Signore” (16,23)

“E il popolo d’Israele dette il nome di manna a quel cibo, che era somigliante al seme di coriandolo, bianco di colore, e il suo sapore come di focaccia fatta col miele” (16,31)

“E Dio pronunciò tutte queste parole: Io sono il Signore, Iddio tuo, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avrai altro Dio fuori che me. Non ti fare nessuna scultura, nè immagine delle cose che splendono su nel cielo, o sono sulla terra, o nelle acque sotto la terra. Non adorare tali cose nè servir loro, perchè io, il Signore Iddio tuo, sono un Dio geloso, che punisco l’iniquità dei padri nei figli fino alla terza o quarta generazione di coloro che mi odiano; ma uso clemenza fino alla millesima generazione verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti” (20,1)

“Non nominare il nome del Signore , Iddio tuo, invano, poichè il Signore non riterrà innocente chi proferisce invano il suo nome. Ricordati del giorno di riposo, per santificarlo” (20,7)

“Onora tuo padre e tua madre, affinchè siano prolungati i tuoi giorni sopra la terra, che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non dir falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la donna del tuo prossimo, nè il suo servo, nè la sua serva, nè il suo bue o il suo asino, nè cosa alcuna che sia del tuo prossimo” (20,12)

“Se presti del denaro a qualcuno del mio popolo, al povero che ti è vicino, non essere con lui un usuraio, esigendone l’interesse” (22,24)

“Per sei giorni attenderai al tuo lavoro, ma il settimo ti riposerai” (23,12)

“E io porrò i tuoi confini dal Mar Rosso al Mare dei Filistei, dal deserto al fiume Eufrate; io darò nelle vostre mani gli abitanti del paese, e tu li scaccerai dinanzi a te. Non li lasciar abitare nel tuo paese, perchè non t’inducano a peccare contro di me.” (23,31)

“E la gloria del Signore si manifestò in forma di fuoco divorante, sulla vetta del monte, alla vista dei figli d’Israele” (24,17)

“Farai poi un candelabro d’oro puro. La sua base e il suo fusto saranno lavorati al martello; i calici, i boccioli, i fiori faranno corpo con esso. Abbia sei bracci che escano dai lati, tre da un lato e tre dall’altro” (25,31)

“E abiterò in mezzo ai figli di israele, e sarò il loro Dio. Ed essi riconoscoeranno che io sono il Signore, Iddio loro, che li ho tratti fuori dall’Egitto, per abitare in mezzo a loro.: Io, il Signore, il loro Cio” (29,45)

“Poi il Signore disse a Mosè: Parla ai figli d’Israele e dì loro: osservate i miei sabati; perchè il sabato è un segno tra me e voi, valevole per la vostra posterità, affinchè si riconosca che io sono il Signore, che vi santifico. Osservate dunque il sabato, pochè è sacro per voi; chi lo profana, dovrà essere condannato a morte; perchè chiunque farà qualcosiasi lavoro, in quel giorno, sarà reciso di mezzo al suo popolo. Si lavori durante sei giorni, ma il settimo giorno è giorno di riposo consacrato al Signore: chiunque lavorerà in giorno di sabato, sia messo a morte” (31,12)

“Il signore disse ancora a Mosè: Io vedo bene che questa moltitudine è un popolo di dura cervice. or dunque, lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li consumi, poi io farò di te una grande nazione” (32,9)

“Non s’accenda l’ira del Signore, tu sai quanto questo popolo sia inclinato al male” (32,27)

“Ma tu non puoi vedere la mia faccia perchè un uomo non può vedere me e restar vivo” (33,20)

“Demolite i loro altari; spezzate i loro cippi, tagliate i loro boschetti sacri. Tu non devi adorare altro Dio, perchè Geloso è il nome del Signore: egli è un Dio geloso” (34,13)

“Non si conservi per il giorno dopo la vittima della festa di pasqua” (34,25)

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Un pensiero su “Il libro dell’Esodo – La Bibbia

  1. Francesco M. G. in ha detto:

    Archeologia del mistero (2014) Al matematico Odifreddi

    I. Ipotesi sulla non creazione di Eva

    L’Uomo Erectus, nato in Africa un milione di anni fa, fu il vero padre ancestrale dell’Uomo Sapiens. L’Uomo Erectus possedeva una costola mobile, cioè delle reni, in più del Sapiens. Egli usò il fuoco. Anche l’uro, “bos primigenius” dipinto anche a Lascaux, possedeva una costola in più del dio toro, un dio non ancora antropomorfizzato a livello psichico. Il Sapiens, ossia Uomo di Cro-magnon, vero portento nella caccia, però, visse per un po’ a contatto con quello di Neanderthal, un antropofago per lo più europeo, dal carattere sessuale più libero, dicono i paleontologi, e che tingeva di ocra rossa i morti e decorava le salme con fiori in caverne dei Monti Zagros, tra Iraq ed Elam. Io suppongo che Lilith, come demone biblico, in vero fosse un Neanderthalensis e che mal si accoppiava col Sapiens. Quando, poi, in rito sciamanico, e dopo una sonnolenta glaciazione, nella primitiva tribù umana si volle paragonare a forza vitale una rara bellezza di Sapiens Sapiens, cioè Eva, prodotto di una mutazione, si disse che essa nacque da costola di un Uro/Adamo. Ciò parrebbe molto strano, ma io inviterei ad osservare le corna di bovide che sormontano l’uomo raffigurato seduto di fronte a una donna nel cosiddetto Sigillo della Tentazione, ritrovato in Iraq, dove compare sia un albero dai bei frutti che il serpente: fin dagli inizi della storia vi è una simbiosi tra l’uomo e un simbolo di potenza animale. Eva, come nome ebraico, è l’onomatopea del vagito, per questo è detta la Vita. Una domanda: se nella Sacra Bibbia di Eva ce n’era una sola, come mai quell’omicida patentato di nome Caino vi trovò moglie, nell’iranico Paese di Nod? Il nome Caino indica un fabbro e i primi siti dov’era praticata la metallurgia nella storia sono attestati in Iran, proprio dove egli fuggì.

    II. Sul mitico serpente

    Il serpente, collegato a misterico matrismo (non proprio un matriarcato), alla trasmigrazione delle anime, e studiato anche dalla Gimbutas, comparve in certe statuette in terracotta a somiglianza umana, di esseri nudi, a El Obeid, nel quattromilaseicentocinquanta a. C. (confronta data con l’inizio del calendario ebraico!). Il serpente prese ad essere adorato anche in Egitto tra i primi coltivatori di frumento, ed essi ebbero contatti coi primi mesopotamici, osservati certi manici ben lavorati di coltello in pietra. Il periodo di El Obeid accadde prima dei Sumeri, i quali non erano originari della Mesopotamia: insediativisi, canalizzarono la regione e vi fortificarono città-stato. El Obeid è una località presso l’antica Eridu; allora, sorgeva presso il mare, il Nar Marattu, ovvero Il Mare Orientale degli Accàdi. Anche in Oriente vi è un fiume che ci ricorda la lingua mesopotamica di Sargon di Akkad: l’indiano Narmada. Da non soltanto vasi del Belucistan, raffiguranti estinti bovidi, ma anche da tavolette in cuneiforme di antiche città della Babilonia noi sappiamo degli scambi marittimi con quel subcontinente asiatico. Esistevano, infatti, delle bulle in terracotta che contenevano allora gettoni e sigilli di vario genere per gli scambi commerciali e su questi spicca una specie di zebù. Ancora i segni dei sigilli della valle dell’Indo non sono stati decifrati, benché a mio avviso la parola dio sia una ruota e non dissimile dal raggiante “dinghir” sumerico-babilonese. Una domanda: se le statuette ofidie di El Obeid si ricollegano idealmente alla cosiddetta Tentazione, da chi furono scacciati quegli adamiti, dagli angeli o dai Gutei calati dai Monti Zagros? Forse dai topi, come accadde, poi, a suo tempo a esercito assiro? In questo caso, però, benché la Bibbia dica che l’assiro si ritirò dal campo di battaglia a causa di un angelo, non così è scritto in certi documenti in cuneiforme. Il non lontano giardino di Gu.edin.nah, sito tra le città di Umma e Lagash, un tempo era paradisiaco e fu persino proiettato in cielo come costellazione rintracciabile in Pegaso.

    III. Sulla Sfinge di Giza e una dissertazione sull’Esodo

    C’è un particolare nella Tavolozza di Narmer (protodinastia egizia, 3200 a.C., Museo delle antichità de Il Cairo) sfuggito all’esame degli esperti. Su una sua faccia, e lì dove Narmer indossa la corona bianca, ben si nota il falco solare sul corpo, come insabbiato, di un’asiatica sfinge coronata da steli di papiro. Stesso copricapo egizio, persino la barbetta poi perduta dalla Sfinge di Giza. Secondo me, essa era la base scultorea per la Sfinge di Giza e la sua testa venne riscolpita all’epoca di re Chefren, mentre gli arti di leone le furono aggiunti scavando alla sua base, ma la sua fattura è chiaramente più antica e appartenente al Popolo del papiro, quello che la Bibbia chiama Misraim. Ma Misraim non è Misri, l’Egitto predinastico non è il dinastico! Se, peraltro, osserviamo la storia dell’Egitto per come ci viene descritta da reali documenti, possiamo individuare persino il vero faraone dell’Esodo biblico in Amenofi II, figlio del valoroso Thut-mosi III, quello di 17 campagne belliche contro il Popolo di Mitanni per la conquista di Meghiddo, in Palestina. Secondo l’archeologo Gardiner, durante la seconda spedizione il suo dio Amon circondò i nemici con larghi fossati di fiamme e fumo: che ciò siano le famose colonne di fuoco con cui si annunciava il dio israelitico non mi par dubbio, ma da parte di astrofisici e alcuni archeologi molto noti, come il Di Cesare, ciò è riconducibile a un impatto meteoritico che causò la caduta di antiche civiltà, come in Mesopotamia così altrove. Di sicuro un meteorite si trova nella Ka’ba della Mecca. Certo, questioni astrofisiche, come eclissi di luna, registrate dagli antichi spostano datazioni di certi eventi. Stando così le cose, primo: Abramo, come patriarca, aveva avuto una schiava egizia di epoca hyksos, dunque fu vissuto all’epoca di Hammurabi di Babele (non di Babilonia, che è una regione!) e di Ariok di Ellasar, ovvero Rim-Sin, re di Larsa, e di Kedorlaomer, alias Kudur-Lagamar di Elam (chi cerca trova un bel libro di Arborio Mella); secondo: Gerico fu, invece, presa e incendiata solo ai tempi di Ekh-en-Aton, e lo fu a causa dei Habiru (come già sosteneva Sigmund Freud in uno dei suoi saggi psicoanalitici su Mosè, e anche un dimenticato Sir Marston), quindi ai tempi di rilassatezza politica, non essendoci ignoto che molto più tardi Ramesse II si recò in Galilea, nel 1272 a. C., mentre più a Nord proprio la città di Gerico era vuota e deserta da molto, molto tempo. E c’è da chiedersi come mai la Bibbia (pare che re Giosìa, poi ucciso in battaglia da faraone, ne abbia trovato una versione nelle profondità segrete del Tempio di Salomone. Chissà se la adottò come testo ufficiale!) ci descriva cose in altra maniera. Cosa si vuole forse nascondere, che Ramesse II, anni dopo la battaglia di Qadesh, fece un’alleanza di mutua assistenza con gli Ittiti anatolici e che essi si divisero tutti i terrritori e i gruppi umani nelle terre di mezzo? Di certo Mer-en-Ptah, successore al trono di Ramesse II, disperse tribù ribelli nel deserto, e tra di esse vi cita una tribù di nome Israele, non già quel futuro regno. La notizia di ciò fu scolpita sulla stele nera guarda caso già appartenuta a Amenofi II (Amen-hotep). In conclusione, accennando a notizie dell’egittologo Donadoni in cui Israele persino partecipò a campagne belliche in Egitto ai tempi dei Persiani e a quelli di Bagoa, allora governatore di Giudea, in cui in Alto Egitto, a Elefantina, venne costruito tempio dedicato a Geova, se si vuole proprio credere veritiera la parola del biblista, la Legge dei padri fu, però, compilata quando i due scettri non avevano più influenza sulle province costiere: solo dopo Ramesse III, che sconfisse nel delta del Nilo i cosiddetti Popoli del Mare, solo allora si potè dichiarare che la regina Nefert-ari, moglie di Ra-messes, si fu infatuata di un certo Mosè, senza incappare nella vendetta dei faraoni contro la calunnia (ma forse di Mosè ne esistettero più di uno e, come scrisse il giornalista americano Lehrner, uno era solo egiziano: egli attraversò le paludi del Mar Rosso e fabbricò serpenti in rame nell’oasi sinaitica di Qetta con fonderie, appunto, egiziane). Una certa bestia ha diecimila occhi e orecchi dappertutto e riferisce tutto al visir.

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