Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

La storia – Morante

“Come già tutti i secoli e i millennii che l’hanno preceduto sulla terra, anche il nuovo secolo si regola sul noto principio immobile della dinamica storica: agli uni il potere, e agli altri la servitù”

“Non frequentava nessuna taverna, e anche a casa evitava di bere eccessivamente, per riguardo a Nora; ma in qualche suo nascondiglio doveva ancora saziare la sua sete di alcool, diventata morbosda. Capitava tutti i giorni, a qualche cittadino di Cosenza, d’incontrarlo per le vie che andava zoppicando nel suo mantellaccio, sempre solo, con l’occhio dell’ubriaco, e ogni tanto barcollava e s’appoggiava al muro. Fu ucciso da una cirrosi del fegato, nel 1936”

“Ida non osava mai pronunciare la parola cancro, che a lei evocava una forma fantastica, sacrale e innominabile, come ai selvaggi le presenze di certi demonii. Al suo posto usava la definizione malattia del secolo, imparata nel quartiere”

E’ noto che un tale sentimento lavora dentro le sue vittime con la ferocia di un roditore incessante, e spesso le ricompensa coi sogni. Mussolini e Hitler, a loro modo, erano due sognatori; ma qui si manifesta la loro diversità nativa. La visione onirica del duce italiano (rispondente a una sua voglia materiale di vita) era un festival da commedia, dove fra labari e trionfi lui, vassalluccio d’intrallazzo, recitava la parte di certi antichi vassalli beatificati i cesari, gli augusti…) sopra una folla vivente umiliata al rango di fantoccio. Mentre invece l’altro (impestato da un vizio monotono di necrofilia e laidi terrori) era succube semi-conscio di un sogno tuttora informe, dove ogni creatura vivente (incluso lui stesso) era oggetto di strazio e degradata fino alla putrefazione. E dove all’ultimo – nel Grande Finale – Tutte le popolazioni terrestri (compresa quella germanica) si sfacevano in ammassi scomposti di cadaveri”

“Con te per sempre finch’io viva e più in là”

“Per tutta la mia vita. E’ una frase di figura, da usarsi per l’effetto; ma logicamente non vale, giacchè nessuno può credere davvero di conservare un ricordo per tutta l’indescrivibile eternità che è la vita”

“Infatti nessuna immaginazione viva potrebbe, coi propri mezzi, raffigurarsi i mostri aberranti e complicati prodotti dal suo contrario: ossia dalla mancanza totale d’immaginazione, che è propria di certi meccanismi mortuari”

“Non c’era altro riparo che indietreggiare di fronte all’impossibile, lasciando agire il destino”

“In quel tempo di carestia, pure i prodighi diventavano avari”

“Il mondo puzza!! Adesso lo scopri?”

“Se il prezzo è tradire l’idea, lo scopo è già fallito in partenza”

“Fu allora che Useppe imparò a passare il tempo pensando. Si metteva i due pugni sulla fronte, e cominciava a pensare. A che cosa pensasse, non è dato saperlo; e si trattava, probabilmente, di futilità imponderabili. Ma è un fatto che, mentre lui stava così a pensare, il tempo comune degli altri per lui si riduceva quasi a zero”

“Per quella particolare superbia aristocratica che i gatti conservano pure decaduti, annusò l’offerta e, senza degnarsi di assaggiarla, se ne andò a coda ritta”

“Il Potere, spiegava a Santina, è degradante per chi lo subisce, per chi lo esercita e per chi lo amministra! Il Potere è la lebbra del mondo! E la faccia umana, che guarda in alto e dovrebbe rispecchiare lo splendore dei cieli, tutte le facce umane invece dalla prima all’ultima sono deturpate da una simile fisionomia lebbrosa!”

“Ma il freddo e l’acqua diaccia che procurano i geloni, la canicola che affatica e fa sudare, l’ospedale e la prigione, la guerra e i coprifuochi; gli alleati che pagano bene e il magnaccia giovane che la mena e le piglia tutti i guadagni; e questo bel ragazzo che si sbronza volentieri e parla e si sbraccia e dà calci: e nel letto la massacra, però è bravo, giacchè poi le riversa ogni volta fino agli ultimi soldi delle sue tasche; tutti i beni e tutti i mali: la fame che fa cadere i denti, la bruttezza, lo sfruttamento, la ricchezza e la povertà, l’ignoranza e la stupidità…per Santina non sono nè giustizia nè ingiustizia.  Sono semplici necessità infallibili, delle quali non è data ragione. Essa le accetta perchè succedono, e le subisce senza nessun sospetto, come una conseguenza naturale dell’esser nati”

“Circa una settimana più tardi, la resa totale della Germania concludeva, dopo sei anni di strage, la guerra-lampo in Europa. La visione del sognatore Mussolini (se stesso incoronato trionfatore supremo in groppa a un cavallo bianco) era svanita in fumo; ma quella del sognatore Hitler, invece, s’era avverata su un grandissimo spazio. Territori, città e paesi del nuovo ordine ridotti a campo di scheletri, maceria e carnaio. E più di cinquantamilioni di morti contronatura: fra i quali lui stesso, il fuhrer e il duce italiano che si era appaiato a lui, come, nei circhi, il clown s’appaia con l’augusto. I loro piccoli corpi erano mangiati dalla terra come quelli dei giudei, dei comunisti e dei banditi…”

“Quando capitava di veder passare qualcuno di questi reduci, era facile che i presenti lo riconoscessero a prima vista, indicandoselo l’un l’altro: “é un giudio”. Per il loro poso irrisorio e il loro strano aspetto, la gente li guardava come fossero scherzi di natura. Anche quelli di statura alta, sembravano piccoli, e camminavano piegati, con un passo lungo e meccanico, come fantocci. Al posto delle guance, tenevano due buchi, molti di loor non avevano quasi più denti e, sulle teste rase, da poco aveva preso a ricrescergli una peluria piumosa, simile a quella delle creature. Gli orecchi sporgevano dalle loro teste macilente, e nei loro occhi infossati, neri o marrone, non parevano rispecchiarsi le immagini presenti d’intorno, ma una qualche ridda di figure allucinatorie, come una lanterna magica di forme assurde girante in perpetuo. E’ curioso come certi occhi serbino visibilmente l’ombra di chi sa quali immagini, già impresse, chi sa quando e dove, nella rètina, a modo di una scrittura incancellabile che gli altri non sanno leggere – e spesso non vogliono. Quest’ultimo era il caso per i giudii. Presto essi impararono che nessuno voleva ascoltare i loro racconti: c’era chi se ne distraeva fin dal principio, e chi li interrompeva prontamente con un pretesto, o chi addirittura li scansava ridacchiando, quasi a dirgli: “fratello, ti compatisco, ma in questo momento ho altro da fare”: Difatti i racconti dei giudii non somigliavano a quelli dei capitani di nave, o di Ulisse l’eroe di ritorno alla sua reggia. Erano figure spettrali come i numeri negativi, al di sotto di ogni veduta naturale, e impossibili perfino alla comune simpatia. La gente voleva rimuoverli dalle proprie giornate come dalle famiglie normali si rimuove la presenza dei pazzi, o dei morti. E così, assieme alle figure illegibili brulicanti nelle loro orbite nere, molte voci accompagnavano le solite passeggiatine dei giudii, riecheggiando enormi dentro i loro cervelli in una fuga a spirale, al di sotto della soglia comune dell’udibile”

“Il vino per lui non era mai stato un vizio, ma un piacere. oltre al gusto del sapore, e al pretesto per trovarsi in compagnia, il vino gli aveva fornito delle vere soddisfazioni di amor proprio, rendendolo vivace, chiaccherone e addirittura eloquente; e, in più, dandogli il vanto della resistenza, giacchè ne poteva bere in quantità, senza ubriacarsi”

“Qui dentro, gli uomini (ce n’erano delle centinaia) non si potevano nemmeno contare a anime, come usava ancora ai tempi della gleba. Al servizio delle macchine, le quali, coi propri corpi eccessivi, sequestravano e quasi ingoiavano i loro piccoli corpi, essi si riducevano a frammenti di una materia a buon mercato, che si distingueva dal ferrame del macchinario solo per la sua povera fragilità e capacità di soffrire. L’organismo frenetivo e ferreo che li asserviva, non meno che lo stesso fine diretto della funzione loro propria, per essi restava un enigma senza senso. A loro, infatti, non si davano spiegazioni, e loro stessi, d0altra parte, non ne chiedevano, sapendole inutili. Anzi, per il massimo rendimento materiale (che era tutto quanto a loro si domandava, imponendosi come un patto di vita-morte) la loro unica difesa era l’ottusità, fino a inebetirsi. La loro legge quotidiana era la necessità estrema della sopravvivenza. E loro portavano nel mondo il loro corpo come un marchio di questa legge incondizionata, che nega spazio perfino agli istinti animali del piacere, e tanto più alle domande umane”

“L’umanità, per propria natura, tende a darsi una spiegazione del mondo, nel quale è nata. E questa è la sua distinzione dalle altre specie. ogni individuo, pure il meno intelligente e l’infimo dei paria, fino da bambino si dà una qualche spiegazione del mondo. E in quella si adatta a vivere. E senza di quella cadrebbe nella pazzia”

“Tu sei troppo carino per questo mondo, non sei di qua. Come si dice: la felicità non è di questo mondo”

“…non posso più dividere il mondo in bianchi e neri, fascisti e comunicsti, ricchi e poveri, tedeschi e americani…questa farsaccia porno…porno…lurida…lurida è da troppo che dura…basta!…io…ne…sono…stufo”

“La conoscenza è l’onore dell’uomo”

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