Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Ho ucciso Giovanni Falcone – Lodato, confessioni di Brusca

“Purtroppo per parlare di mafia ci vogliono certi morti; altrimenti l’argomento non interessa a nessuno”

“Ho ucciso Giovanni Falcone. Ma non era la mia prima volta: avevo già adoperato l’auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. SOno responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito, e quindici quando fu ammazzato. Ho commesso e ordinato personalmente oltre cenqocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, di sicuro meno di duecento. Ho strangolato parecchie persone. ho sciolto i cadaveri nell0acido muriatico. E, prima di farlo, molti li ho carbonizzati su graticole costruite apposta….sono un criminale che è stato fermato in tempo: al punto in cui erano giunte le cose, non avrei esitato di fronte a niente e nessuno pur di tenere ancora in piedi la nostra organizzazione. Ma sono anche un criminale che è stato fermato con molto riatardo. Mi chiamo Giovanni Brusca”

“Loro sanno come ragiona un mafioso: lo possono massacrare ma lui sta zitto”

“Mi raccontavano in famiglia che quando Cosa Nostra decise di stroncare il banditismo, aveva (il padre) partecipato all’eliminazione dei membri della banda Giuliano che non erano disposti ad accettare le nuove condizioni”

“C’era un tavola rotonda enorme; al centro, una pistola, un pugnale e un’immagine sacra, una santina. Gli uomini d’onore e Riina erano seduti tutt’intorno…Qualcuno mi prese il dito e me lo punse con l’ago. Mi fecerp uscire un pò di sangue e così macchiarono la santina. A quel punto Riina le diede fuoco. E mi fece tenere la santina fra le mani mettendo le sue sopra le mie, a coppa. Le mani cominciarono a bruciare. Volevo buttare la santina, ma lui non me lo permise. E intanto diceva <Se tradisci Cosa Nostra, le tue carni bruceranno come brucia questa santina>. Erano le famose parole di rito. Sono i principi ai quali un vero uomo d’onore dovrebbe essere fedele: non toccare mai la donna di un altro uomo d’onore; ci vuole la presenza di una terza persona per essere presentati a un altro affiliato; prima di allontanarti dal tuo territorio devi sempre avvertire il tuo capo mandamento; non fare mai nulla di propria iniziativa; essere sempre pronto, sempre a disposizione; se si finisce in carcere non bisogna preoccuparsi perchè Cosa Nostra si prenderà cura di te e dei tuoi familiari, eccetera eccetera. Il pugnale e la pistola poggiati sul tavolo sono ovviamente simboli di morte. La morte violenta che potrebbe toccare all’affiliato in caso di rottura delle regole”

“Bussavo a qualsiasi porta e si apriva”

“Ci sono molte leggende che non corrispondono ai fatti. Per esempio, molti vogliono restare legati alla visione di una vecchia mafia che non ricorreva agli omicidi, se non in casi eccezionali, che non metteva a segno grandi delitti, che non trafficava in droga, che rispettava sino in fondo tutte le regole. Una mafia che rimaneva fedele al vecchio schema, mettendosi al servizio dei deboli. Anche io ho creduto a  lungo all’esistenza di questa mafia. Quand’ero bambino, certo. Ma se dicessi di averla conosciuta e di averne fatto parte direi una bugia. Crescendo, questa mafia, ai miei occhi, diventa sempre più un ricordo”

“Cominciamo col dire che le vite sentimentali anormali sono condannate: il mafioso che lascia la moglie rompe una regola. Passa subito dalla parte del torto agli occhi dell’organizzazione, sbaglia, si mette fuori, esce dal seminato. E non c’è giustificazione che tenga”

“Spesso vedevamo che questo o quell’avvocato non andavano contro questo o quel magistrato per quieto vivere. Non davano l’impulso che noi ci aspettavamo, e ci chiedevano sempre soldi, soldi, soldi. In quei momenti andavamo facilmente all’idea di ammazzarne qualcuno, ma ci controllavamo perchè non c’erano precedenti di questo tipo. Nè volevamo che si diffondesse il panico all’interno di una categoria dalla quale dipende moltissimo la vita dei detenuti”

“La segretezza è la prima vera natura del mafioso siciliano”

“Un giorno (negli USA) alla televisione c’era qualcuno che proclamava: contro il crimine organizzato faremo questo e faremo quello. Io ridevo e sfottevo lo speaker. Frank ribattè <Giovanni sbagli. In America è diverso. Quando in America un uomo politico dice farò queste cose, significa che ha veramente intenzione di farle. Non è come in Italia che quando un politico dice faremo così e così, significa che farà esattamente il contrario>. Anche questa, per me, fu una lezione”

“Non ho mai avuto modo di conoscere il dottor Falcone. Il mio risentimento nei suoi confronti era identico a quello di tutti gli affiliati a Cosa Nostra: era il primo magistrato, dopo Rocco Chinnici, che era riuscito a metterci seriamente in difficoltà, quello che aveva inaugurato la pagina del pentitismo, che aveva istruito, anche se non da solo, il primo maxi processo contro di noi. Era riuscito a entrare dentro Cosa Nostra, sia perchè ne capiva le logiche, sia perchè aveva trovato le chiavi giuste. Lo odiavamo, lo abbiamo sempre odiato. Non avrebbe molto senso, col senno di poi, attenuare la portata della nostra avversione nei suoi confronti”

“Onestamente sono rimasto scioccato anch’io (dopo la strage di capaci)”

“Cosa farà Riina? Conoscendolo benissimo credo che non si pentirà mai, perchè ha orgoglio da vendere….C’è da dire che se dovesse pentirsi e buttare fuori il grosso dei suoi segreti, bene che vada, lo prendono e lo buttano nella spazzatura. Se gli va male o lo dichiarano pazzo o lo ammazzano. Non c’è bisogno di dire quanto siano pesanti i suoi segreti”

“Ma una regola di Cosa Nostra è che i boss, fuori dalla Sicilia, sono liberi di prendere le decisioni che vogliono”

“Non l’ho mai nascosto: ho torturato persone per farle parlare, ho strangolato sia chi rendeva la confessione sia chi restava muto, ho sciolto i corpi nell’acido, ho arrostito cadaveri nelle graticole, ho seppellito i resti scavanfo fosse con macchine meccaniche. Ci sono pentiti che, adesso, dicono che provavano schifo per quello che facevano. Posso parlare per me: non mi sono mai impressionato di questi aspetti della mia attività”

“In ogni caso forza della mafia e debolezza dello stato sono complementari. Come è vero il contrario”

“Il giornalista che scava, che tira fuori le notizie che il magistrato magari si terrebbe nel cassetto, non è gradito. E lui (D’Anna) nel suo mestiere era coraggioso. Questo ci dava fastidio”

“Non è piacevole ammettere una sconfitta, doversi rendere conto che il nemico che si è combattutto per una vita intera, alla fine, risulta più forte. Se negli ultimi vent’anni lo Stato non fosse riuscito a mettere a segno dei colpi significativi, Cosa Nostra non avrebbe conosciuto il fenomeno del pentitismo”

“Ci vuole molto più coraggio a collaborare che a sparare”

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