Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Oblomov – Goncarov

“Era un uomo di circa 32 anni, di media statura, di aspetto, piacente, con gli occhi di un grigio scuro, ma sui tratti del suo volto non vi era segno di un’idea ben definita nè di una qualunque forma di concentrazione mentale. Il pensiero gli passava sul volto come un libero uccello dell’aria, svolazzava negli occhi, si posava sulle labbra socchiuse, si nascondeva tra le rughe della fronte, per sparire poi completamente, e allora su quel viso splendeva soltanto la tranquilla luce dell’indolenza. Dal volto, l’indolenza si comunicava all’attaeggiamento di tutta la persona e persino alle pieghe della vestaglia”

“lo stare coricato non era per Ilia Ilic una necessità come per un ammalato o per un uomo che abbia sonno, nè un caso eccezionale come per chi sia stanco e bisognoso di riposo, e neppure un godimento, come per chi sia pigro: era semplicemente il suo stato normale”

“Oh santo Dio, la vita ci raggiunge dovunque”

“Era allora giovane e, se non si può dire che fosse vivace, lo era certamente molto più di adesso: era ancora pieno delle aspirazioni più diverse, sperava sempre in qualcosa, aspettava molto, tanto dalla sorte quanto da se stesso; si preparava a una carriera, a un ruolo da sostenere e, prima di tutto, naturalmente, all’impiego che era stato la ragione della sua venuta a Pietroburgo. Pensava anche a un ruolo da svolgere in società; infine, in una lontana prospettiva, allo sfociare della giovinezza nella maturità, era balenata e aveva sorriso alla sua immaginazione la felicità domestica.
Ma i giorni erano seguiti ai giorni, gli anni agli anni, la peluria del mento si era trasformata in una ispida barba, la luce degli occhi in due punti opachi, i fianchi si erano arrotondati, i capelli avevano cominciato spietatamente a cadere; aveva compiuto i trent’anni e non aveva fatto un solo passo avanti in nessuna direzione e stava ancor sempre al margine della sua arena, allo stesso punto in cui si trovava dieci anni prima.
Si trovava e si preparava sempre a cominciare a vivere , si disegnava di continuo nella mente il quadro della propria vita: tuttavia, a ogni anno che gli passava rapidamente sul capo, doveva cancellare e mutare qualche cosa in quel disegno”

“I giorni sereni non si arrestano, fuggono via, e la vita continua a scorrere e continua a trasformarsi”

“Da quale terrore fu colto quando, all’improvviso, gli sorse nell’anima l’idea nitida e viva del destino e della missione dell’uomo; quando gli balenò il parallelo tra tale missione e la sua vita; quando, nella sua mente, uno dopo l’altro, in disordine, apparvero e, come uccelletti svegliati da un improvviso raggio di sole in una dormiente rovina, si agitarono i diversi problemi del vivere”

“Ma a che serve poi il grandioso e il selvaggio? Il mare, per esempio? Esso suscita soltanto tristezza: a guardarlo, vien voglia di piangere. Il cuore è preso dallo sgomento dinanzi alla sterminata distesa di acque e non c’è dove riposare lo sguardo, affaticato dall’uniformità senza fine.
Il muggiare e rombare infuriato delle onde non molce il nostro debole orecchio: dall’inizio del mondo, esse ripetono senza fine sempre la stessa triste, inesplicabile canzone, e sempre vi si ode lo stesso lamento, gli stessi gemiti, quasi di un mostro condannato al supplizio, e certe voci sinistre e penetranti. Gli uccelli non cinguettano intorno; soltanto i muti gabbiani, come condannati, volano tristemente lungo la riva e volteggiano sull’acqua.
L’urlo della belva è senza forza in paragone a questi lamenti della natura; nulla è anche la voce dell’uomo; l’uomo stesso è così piccolo e fragile, che scompare senza essere notato nei vasti particolari dell’ampio quadro! Per questo, forse, gli pesa tanto guardare il mare!”

“Dopo aver riso il mattino dei suoi terrori, la sera ne impallidisce di nuovo”

“Secondo lei, in tutto il popolo tedesco non c’era mai stato nè ci poteva essere neppure un gentiluomo. Nel carattere dei tedeschi non trovava dolcezza, delicatezza, indulgenza, nulla di tutto ciò che rende la vita così gradevole tra la gente di mondo, per cui è lecito eludere una norma, dimenticare un uso generale, non sottoporsi a un regolamento.
No, quegli zotici insistevano sempre a imporre per forza ciò che avevano in testa, pronti a fracassare un muro con la fronte, pur di agire secondo le regole”

“E’ difficile vivere in modo semplice”

“Tutto questo eterno correre, questo eterno gioco di miserabili passioncelle, specialmente quelle che mirano all’interesse, a sopraffarsi l’un l’altro; le chiacchere, le maldicenze, i dispetti, quel modo di misurarsi da capo a piedi. Ad ascoltare quello che la gente dice, vengono le vertigini, c’è da istupidirsi. A vederli, sembrano tutti intelligenti, persone piene di dignità, e non senti altro che “A quello hanno dato questo, quest’altro ha avuto un appalto”. “Ma per quale ragione, di grazia?” grida un terzo. “Tizio ieri sera si è rovinato al gioco, al club; Sempronio ha guadagnato trecentomila rubli!” Non è che noia, noia e ancora noia!…Dov’è l’uomo, in tutto questo? Dov’è finita la sua dignità? Dove si è nascosto? Come mai si è abbassato a tal punto?….
…E la nostra migliore gioventù che fa? Non dorme, forse, ballando, passeggiando, scorazzando per il viale Nevsky? Il loro è un continuo, vuoto passare di giorni. Ma con quale superbia e con quale indicibile dignità, con che sguardo di riprovazione guardano chi non è vestito come loro, chi non ha i loro nomi e i loro titoli! E s’illudono, quei disgraziati, di stare al di sopra della gran massa. E quando si riuniscono tra di loro, litigano e si ubriacano come selvaggi. E queste sarebbero persone vive, che non dormono? Ma non soltanto i giovani. Guarda gli adulti. Si invitano, si offrono l’un l’altro da mangiare senza cordialità, senza bontà, senza reciproca simpatia! Si riuniscono per un pranco, per una serata, come se andassero all’ufficio, freddamente, senza allegria, per fare sfoggio del proprio cuoco, della propria casa, per ridere poi l’uno dell’altro e farsi lo sgambetto. L’altro giorno, a pranzo, non sapevo dove guardare, avrei voluto nascondermi, mi sarei cacciato sotto la tavola, quando han cominciato a massacrare la reputazione degli assenti: quello era stupido, quell’altro vile, il terzo un ladro, il quarto ridicolo! Non si salvava nessuno. E mentre dicevano queste cose si guardavano con certi occhi, come per dire:”Fa tanto che l’uscio si richiuda alle tue spalle, e ti faremo lo stesso servizio!” Perchè si riuniscono se si giudicano così? Perchè si stringono la mano? Non hanno mai uno scoppio sincero di risa, una simpatia schietta! Cercano di attirare loro chi abbia un grado elevato, un nome sonante: “Ho avuto ospite il tale, sono stato dal talaltro”. Si vantano poi. Ma che vita è questa? Non me ne faccio proprio nulla, la rifiuto. Che ci posso imparare? Cosa ci posso ricavare?…
…Nessuno ha uno sguardo limpido e sereno. Tutti s’infettano l’un l’altro con la loro preoccupazione dolorosa, con la loro pena; tutti cercano sempre morbosamente qualcosa. E magari cercassero la verità, il bene per sè e per gli altri: no, impallidiscono per il successo di un amico. Uno ha una preoccupazione: domani deve recarsi in tribunale, la sua faccenda si trascina ormai da quattro anni, la parte avversa ha la meglio, e quello, per cinque anni, non ha che un pensiero, un desiderio in testa: far lo sgambetto all’altro e costruire l’edificio del proprio benessere sulla sua rovina. Per cinque anni va, siede, sospira nelle anticamere: ecco l’ideale, lo scopo della vita! Un altro ancora si tormenta perchè è condannato ad andare ogni giorno in ufficio e a restarvi fino alle cinque; un terzo sospira profondamente perchè una simile grazia non ha…
…Ecco, per esempio, quel signore giallo con gli occhiali non mi dava pace: voleva sapere se avevo letto il discorso di non so quale deputato, e ha spalancato tanto d’occhi quando gli ho detto che io non leggo giornali. Si è messo a parlare di Luigi Filippo come se parlasse di suo padre. Poi mi si è attaccato di nuovo per sapere la mia opinione sulle ragioni per cui l’ambasciatore francese ha lasciato Roma. Ma com’è possibile condannarsi per tutta la vita ad assimilare le notizie quotidiane che arrivano da tutto il mondo e a gridarle per una settimana fino a perdere il fiato? Oggi Mehmet Alì ha mandato una nave a Costantinopoli, ed eccolo a rompersi la testa: perchè? Domani Don Carlos subisce uno scacco, e per lui è una preoccupazione terribile. Là scavano un canale, qui mandano un distacamento in Oriente, scoppia un attrito: ecco che si altera, corre, grida, come se l’aggredito fosse lui. Ragionano, prevedono, tirano conclusioni a destra e a sinistra, e in fondo, si annoiano, nulla li interessa, al di là delle loro grida è un imperturbabile sonno. Tutte queste faccende, in realtà, restano loro estranee, è come se andassero in giro con in testa il cappello di un altro. Non hanno nulla da fare ed ecco che si slanciano di qua e di là senza una direzione da seguire: sotto tanta universalità si cela il vuoto, una reale mancanza di interessi. Ma scegliersi una modesta via di lavoro e seguirla fino a scavare un solco profondo, questo è noioso e faticoso,; per questo, sapere tutto non giova, non si può buttare polvere negli occhi degli altri!”

“Non eri tu che ti commuovevi fino alle lacrime guardando le riproduzioni delle Madonne di Raffaello, delle notti del Correggio, dell’Apollo del Belvedere? “Dio mio”, dicevi “non mi sarà mai dunque concesso di vedere gli originali, muto di ammirazione per essere in cospetto dei capolavori di Michelangelo, del Tiziano, e per calpestare il suolo di Roma? Dovrò passare la vita conoscendo i mirti e i cipressi solo nelle serre, senza mai vederli crescere nella loro terra? Non respirare l’aria dell’Italia, non inebriarmi del suo cielo?”

“E’ difficile essere intelligente e sincero insieme”

“Il vero amore non può scorrere adagio adagio, tranquillo, come un ruscello, nascondendo nell’erba il suo lieve sussurro”

“Egli non si rendeva mai conto del peso che può avere una parola di bontà, di verità, di purezza, lanciata nel flusso dei discorsi altrui; quale profonda deviazione può provocare in quel flusso; non pensava che, se detta arditamente e a voce alta, senza il rossore din una falsa vergogna, essa non si perde tra le scomposte grida dei satiri mondani, ma cade, come una perla, nel fondo della vita sociale, dove trova sempre una sua conchiglia”

“Già i debiti sno demoni che nulla, fuorchè il danaro, può scacciare”

“Ma in loro non c’era nè sonnolenza, nè pigrizia; passavano i loro giorni senza noia e apatia, non conoscevano parole e sguardi indolenti, le loro conversazioni non avevano mai fine ed erano spesso anche piene di calore”

“La lettura e lo studio sono l’eterno nutrimento del pensier, il fondamento del suo incessante sviluppo!”

“…ma, se avesse cessato di credere in lui, avrebbe anche cessato di amarlo”

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