Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

La Svastica Sul Sole – P. Dick

Titolo originale: “The man in the High Castle”

“E’ l’idealismo, pensò, che lo amareggia così tanto. Ha chiesto troppo alla vita. Sempre in movimento, senza sosta, e sempre oppresso da qualcosa”

“Allora c’è anche in me quella vena psicotica. E’ un mondo psicotico, quello in cui viviamo. I pazzi sono al potere. Da quanto tempo lo sappiamo? Da quanto tempo affrontiamo questa realtà? E…quanti di noi lo sanno? Forse se uno sa di essere pazzo, allora non è pazzo. Oppure può dire di essere guarito, finalmente. Si risveglia. Credo che solo poche persone si rendano conto di tutto questo. Persone isolate, qua e là. Ma le masse…che cosa ne pensano? Tutte le centinaia di migliaia di abitanti di questa città. Sono convinte di vivere in un mondo sano di mente? Oppure intravedono, intuiscono in qualche modo la verità?”

“Quello che non comprendono è l’impotenza dell’uomo. Io sono debole, piccolo, senza la minima importanza per l’universo. L’universo non si accorge di me, e io vivo senza essere visto. Ma perchè questo deve essere un male? Non è meglio così? Gli dei distruggono coloro di cui si accorgono. Se sei piccolo potrai scampare alla gelosia di chi è grande”

“Diavolo, pensò, dev’essere o l’uno o l’altro; non possono essere entrambi. Non si può avere fortuna e sfrotuna allo stesso tempo”

“E’ colpa di quei fisici e di quella teoria della sincronicità per cui tutte le particelle sono collegate tra loro; non si può scoreggiare senza cambiare l’equilibrio dell’universo. E così la vita diventa una barzelletta senza più nessuno che ne possa ridere”

“Siamo tutti insetti che brancolano verso qualcosa di terribile o di divino”

“Un sogno folle, pensò il signor Tagomi. Devo svegliarmi. Dove sono i taxi a pedali oggi? Cominciò a camminare più veloce. L’intero panorama aveva un aspetto sbiadito, offuscato, quasi funereo. Puzza di bruciato. Palazzi grigi, anonimi, il marciapiede, le persone che camminavano con un ritmo strano. E ancora nessun taxi a pedali.
Nessuna speranza. Soltanto macchine e autobus. Macchine che sembravano enormi, brutali frantumatrici meccaniche, tutte dalla forma sconosciuta. Evitò di guardarle, tenendo gli occhi fissi davanti a sè. E’ una deformazione della mia percezione ottica, di natura particolarmente sinistra. Un distrubo che distorce il mio senso spaziale. L’orizzonte deformato. Come un micidiale astigmatismo che colpisce senza preavviso
Devo trovare un attimo di tregua. Più avanti uno squallido chiosco-ristorante. All’interno solo bianchi, intenti a mangiare. Il signor Tagomi spalancò i battenti di legno. Profumo di caffè. Un grottesco juke-box latrava in un angolo; scosso da un fremito, si fece strada verso il banco…”

“Noi non abbiamo il mondo ideale, come vorremmo che fosse, dove la moralità è semplice perchè semplice è la conoscenza. Dove ognuno può fare ciò che è giusto senza sforzo perchè riconosce l’evidenza”

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