Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Vite Parallele: Pericle E Fabio Massimo – Plutarco

PERICLE

“Si racconta che Cesare, vedendo girare per Roma alcuni ricchi forestieri che tenevano in braccio dei cagnolini e delle scimmiette, coprendoli di moine, domandò se al loro paese le donne non mettevano al mondo bambini: ammonì così da vero principe, quanti riversano sugli animali quell’istintivo bisogno d’affetto che è innato in noi, ma che dovremmo riservare ai nostri simili.
Dal momento infatti che l’anima nostra è per natura desiderosa di apprendere e volta all’osservazione, non è forse giusto biasimare quanti volgono quest’inclinazione all’ascolto o al vagheggiamento di cose che non meritano attenzione alcuna, trascurando invece quelle che sono veramente nobili e utili?”

“Nessun giovane ben nato, dopo aver visto la statua di Zeus a Pisa o quella di Era ad Argo ha mai desiderato essere Fidia o Policleto e neppure Anacreonte, Filemone o Archiloco, pur sè ha tratto godimento dai loro versi. Un’opera può dilettare con la sua grazia, senza per questo che chi ne è autore sia necessariamente degno di emulazione”

“Ma le imprese virtuose dispongono subito l’anima in modo tale che, mentre si ammira l’opera, si desidera emulare chi l’ha compiuta: dei beni offerti dalla fortuna infatti noi amiamo il possesso e il godimento, mentre di quelli generati dalla virtù vogliamo l’attuazione costante; i primi desideriamo riceverli dagli altri, i secondi invece preferiamo che gli altri li ricevano da noi”

“Acquistò profondità di pensiero e altezza d’eloquenza, un’eloquenza immune da qualsiasi ciarlataneria banale e plebea, ma anche la compostezza del volto, che mai si allentava nel riso, l’andatura calma del portamento, la semplice eleganza della veste, che non si scomponeva neppure quand’egli si eccitava nella foga del dire, nonchè il tono pacato della voce e altre simili qualità, che riempivano tutti d’ammirazione”

“La semplice imitazione della virtù può inconsapevolmente generare uno stimolo al bene e una certa consuetudine a praticarlo”

“..ed è difficile, nella confidenza della compagnia, serbare quella serietà che contribuisce alla buona reputazione.
Della virtù vera gli aspetti più belli sono quelli che più si manifestano, e degli uomini buoni nulla suscita tanta ammirazione negli estranei quanto la loro vita di ogni giorno in chi vive loro accanto.
Anche davanti al popolo d’altronde, Pericle si presentava solo a intervalli, per non ingenerare abitudine e saturazione.”

“Un giorno Archidamo, re di Sparta, gli chiese chi valeva di più nella lotta, se lui o Pericle. <<Quando riesco a buttarlo a terra, nella gara,>> rispose Tucidide <<lui sostiene di non essere caduto e riesce ad averla vinta, convincendo perfino quelli che con i propri occhi lo hanno visto cadere>>”

“Noi infatti non vediamo di persona nemmeno gli dei: ma gli onori ch’essi ricevono e i benefici che elargiscono, ci portano a dedurre che sono immortali. Lo stesso vale per coloro che sono morti per la patria” (Pericle)

“Sembra davvero difficile e arduo per la storia rintracciare la verità: se per i posteri, infatti, il tempo passato costituisce un ostacolo frapposto alla conoscenza dei fatti, d’altra parte la narrazione contemporanea degli eventi e delle vite è viziata dall’invidia e dal amlanimo o falsata dall’indulgenza e dall’adulazione: e la verità viene comunque distorta”

“..giungeno in molti casi a guidare a ammaestrare il popolo, che di buon grado lo seguiva, con la forza della persuasione; e se talvolta invece impennava egli tirava le redini, e lo convinceva a fare ciò che conveniva: non diversamente da un medico che, in una malattia lunga e di vario andamento, prescrive ora cure gradevoli e innocue, ora rimedi drastici e farmaci salutari”

“Dimostrò che l’eloquenza era, come diceva Platone, una forza incantatrice dell’anima e che la sua sostanza principale si esplicava nel penetrare i costumi e le passioni degli uomini, come fossero i toni e i suoni dell’anima, che richiedono maestria di tocco e di percussione”

“Ma io penso che non si possano mettere sullo stesso piano la vita di un filosofo volto alla speculazione astratta e quella di un politico: l’uno leva la mente nella sfera della pura bellezza contemplativa, senza bisogno di mezzi e strumenti materiali, mentre per l’altro, che pone le sue virtù a contatto con le necessità umane, la ricchezza è un elemmento non solo necessario, ma anch’esso nobile, come lo fu per Pericle, che potè soccorrere molti cittadini indigenti”

“Si narra che, quando giunse ad Atene l’ambasceria spartana incaricata di discuetre la questione di Megara, Pericle addusse come pretesto una legge che vietava di cancellare la tavola su cui si trovava inciso un decreto. <<E tu non cancellarla>> gli disse allora uno degli ambasciatori, Polialce, <<voltala semplicemente dall’altra parte. Non esiste certo una legge che lo vieti>>”

“A Pericle sembrò invece rischioso, essendo in gioco le sorti della città stessa, dare battaglia a sessantamila opliti peloponnesiaci e beoti, cercò perciò di calmare quanti in città volevano combattere e mal sopportavano ciò che accadeva, ricordando loro che gli alberi potati e tagliati ricrescono in breve tempo, mentre gli uomini, una volta che sono morti, non si sostituiscono facilmente”

“Ma quando già le navi erano state riempite e Pericle stesso si era imbarcato sulla sua trireme, si verificò un’eclissi di sole e calarono le tenebre. Tutti rimasero allora sbigottiti, come davanti a un grande prodigio. Pericle, vedendo il suo pilota atterrito ed esitante, levò il mantello davanti ai suoi occhi e coprendogli il volto gli chiese se quel gesto gli sembrava qualcosa di temibile o il segno di qualche temibile avvenimento. <<No>> rispose il pilota. <<E allora>> ribattè <<che differenza c’è tra questo fenomeno e quello, se non che ciò che ha provocato queste tenebre è più grande del mio mantello?>>”

FABIO MASSIMO

“L’indole tranquilla e taciturna, la molta cautela con la quale partecipava ai divertimenti dei ragazzi, il suo apprendere con lentezza e con fatica quanto gli veniva insegnato a scuola, la mitezza e la mansuetudine nei confronti dei compagni, facevano sospettare a chi lo conoscesse superficialmente che fosse un giovane stupido e pigro; furono pochi coloro che seppero scorgere in profondità la fermezza, la magnanimità e la forza leonina della sua indole”

“….a meno che non si sia voluta esaltare la potenza del numero tre, che, per sua natura perfetto, è il primo fra i dispari e contiene in sè il principio della pluralità e le prime differenze e gli elementi di ogni numero mescolati e armonizzati insieme”

“Sarei davvero più vile di quel che sembro, se, per timore degli scherni e degli insulti, desistessi dai miei disegni. In verità, temere per la propria patria non è cosa di cui ci si debba vergognare, mentre invece lasciarsi turbare dalle opinioni altrui, dalle calunnie e dai biasimi non è da uomo degno della carica così importante che io rivesto, ma piuttosto da chi è schiavo di coloro che dovrebbe invece comandare e dominare quando errano nel loro giudizio” (Fabio Massimo)

“Il dittatore aveva infatti la possibilità d’incarcerare e di condannare a morte senza processo…quella del tribunato della plebe è l’unica magistratura che non perde il suo potere anche quando è nominato un dittatore, ma rimane in vigore, mentre tutte le altre decadono”

“Diogene il saggio a uno che gli diceva <<Quelli ridono di te>> ribattè:<<Ma io non mi sento deriso>>, perchè riteneva derisi solo quelli che si lasciano turbare e cedono di fronte a un trattamento del genere”

“Non avevo predetto più di una volta che quella nube (Fabio Massimo) che si addensava sulle alture un giorno ci avrebbe rovesciato addosso pioggia e torrenti con turbini e tempesta?” (Annibale)

“Commilitoni, il non commettere mai errori quando si affrontano grandi imprese trascende le capacità della natura umana, ma il servirsi, quando si sbaglia, dei propri errori come d’insegnamenti per il futuro è proprio dell’uomo onesto e assennato” (Minucio)

“Fabio riteneva incomprensibile il fatto che mentre gli allevatori di cavalli e di cani da caccia cercano di vincere nei loro animali l’ostilità, l’irrequietezza e l’insofferenza con le cure, la confidenza e il cibo piuttosto che con la frusta e il collare, chi comanda a degli esseri umani invece non li corregga più spesso con la bontà e la dolcezza ma ricorra a mezzi più duri e aspri di quelli che usano gli agricoltori con i fichi, i peri e gli ulivi selvatici per addomesticarli e costringerli a produrre fichi, pere e olive”

“A Marco Livio ora davano fastidio gli onori resi a Fabio, e una volta, spinto dall’invidia e dall’ambizione, disse in senato che non a Fabio ma a lui andava il merito della riconquista di Taranto. Al che Fabio rispose ridendo <<E’ vero; infatti, se tu non avessi perduta la città, io non l’avrei potuta riconquistare>>”

“Per un generale incorrere in un disastro per non averlo previsto o lasciarsi sfuggire un’occasione di vittoria per mancanza di fiducia sono errori ugualmente gravi; infatti, a quanto pare, è solo e sempre l’esperienza che ispira o toglie la fiducia”

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