Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

I Vicerè – De Roberto

“La città (Catania) portava ancora addosso i segni della terribile repressione dell’aprile quarantanove: non erano del tutto scomparse le tracce del fuoco e del saccheggio, e mezza popolazione piangeva i morti, i condannati all’ergastolo, gli esiliati”

“Per lei, come per tutti i capi delle grandi famiglie, i figliuoli desiderabili ed amabili non potevano essere se non maschi: le femmine non sapevano far altro che mangiare a ufo e portar via parte della roba di casa, se andavano a marito”

“Ne sa più un pazzo in casa propria che un savio nell’altrui”

“Vi piacerebbe prendere la castagna con la zampa del gatto?”

“La tradizione di famiglia, mantenuta fino al 1812 dall’istituzione del fedecommesso, stabiliva che nessuno fuorchè il primogenito prendesse moglie”

“Destinato sulle prime a entrare anche lui ai Benedettini s’era salvato adducendo la propria inclinazione al mestiere delle armi. Fu la prima menzogna che disse, per evitare il convento: non poteva sentirsi chiamato ad un mestiere quasi sconosciuto in Sicilia, dove, come non c’era coscrizione e tra i popolani correva il motto <meglio porco che soldato>, così neppure la nobiltà si dava alla milizia”

“…e infatti il principe aveva più d’una volta espresso l’intenzione di mandar via di casa il figliuolo, di metterlo o al collegio Cutelli fondato per educare la nobiltà all’uso di Spagna, oppure al Noviziato dei Benedettini, dove i giovani che non volevano pronunziare i voti ricevevano un’educazione non meno nobile”

“come capo della casa egli aveva del resto la facoltà di nominare i sacerdoti celebranti in tutte le cappellanie e benefizi fondati dai suoi antenati”

“L’Uzeda esercitava lo stesso preciso potere del Re, potendo, come diceva il rescritto <<emanar leggi durature a suo piacere, condonare la pena di morte, conferire dignità, far tutto ciò che avrebbe fatto lo stesso re, esercitare tutti gli atti riserbati alla suprema regalìa e alla regia dignità, ancorchè avessero ricercato un mandato speciale o specialissimo>>”

“nel 1550, i Benedettini pensarono di venirsene definitivamente in città, mettendo la prima pietra d’un magnifico edifizio alla presenza del Vicerè Medinaceli. Certuni volevan dire che San Benedetto fosse crucciato perchè i suoi figli avevano lasciato i boschi e s’erano accasati dai signori in città: menzogna patente, poichè, finito che fu il convento, il glorioso fondatore dell’ordine lo preservò dal fuoco del vulcano: la lava dei Monti Rossi, discesa fino a Catania, preciso in direzione del convento, giunta dinanzi ad esso girò dalla parte di ponente e andò a gettarsi in mare senza fargli alcun danno”

“Per entrare novizi e diventar monaci bisognava essere nobili. Vi si trovavano infatti i rappresentanti delle prime famiglie, non solo della Val di Noto, ma di tutta la Sicilia, perchè in tutta la Sicilia c’era solo un altro convento di Cassinesi, a Palermo, e così inferiore in grandezza, ricchezza ed importanza, che mandavano lì da Catania i monaci stravaganti per punizione”

“I monaci infatti facevano l’arte di Michelasso: mangiare, bere e andare a spasso”

“La Regola diceva pure <Ognuno poi s’astenga dal mangiare carne d’animali quadrupedi, eccetto gli deboli et infermi>; ma tutti i giorni i monaci compravano mezza vitella, oltre il pollame, le salsicce, i salami e il resto; e in quelli di margo il capo cuoco incettava, appena sbarcato, e prima ancora che arrivasse alla pescheria, il miglior pesce”

“Nel 1713 quando Vittorio Amedeo, assunto al trono di Sicilia, era venuto nell’isola, in pkmpa, attraversandola da un capo all’altro, il passaggio del nuovo sovrano era stato seguito da una mala annata come da un pezzo non si rammentava l’eguale; e nelle popolazioni spaventate e ammiserite era rimasto in proverbio quel detto “Passa Savoia! Passa Savoia!” come il sintomo d’una sciagura, d’un castigo di Dio”

“Intanto dodici poveri, rappresentanti i dodici Apostoli, erano entrati nel Coro; l’Abate, inginocchiato, lavava loro i piedi – seconda lavatura; essendo la prima già fatta in sagrestia affinchè Sua Paternità per lavar quei piedi non s’insudiciasse le mani”

“Per la festa di Sant’Agata, in agosto, andarono a spasso tutti i giorni, assistettero alla processione del carro, all’oratorio cantato in piazza degli Studi, e con più piacere alle corse dei barberi. Le facevano lungo la via del Corso, tra due siepi vive di curiosi, sui quali spesso i cavalli si gettavano, sparando calci ed ammaccando costole. I cavalli vincitori ripercorrevano poi la via al passo guidati dai palafrenieri che lanciavano tratto tratto un grido ai balconi “affacciatevi, principi e baroni, che sta passando il re degli animali””

“I più credevano al malefizio, al veleno sparso per ordine delle autorità; e si scagliavano contro gl’italiani, untori quanto i borboni. Al Sessanta, i patrioti avevano dato a intendere che non ci sarebbe stato più colera, perchè Vittorio non era nemico dei popoli come Ferdinando; e adesso, invece, si tornava da capo! Allora, perchè s’era fatta la rivoluzione? Per veder circolare pezzi di carta sporca, invece delle belle monete d’oro e d’argento che almeno ricreavano la vista e l’udito, sotto l’altro governo? O per pagare la ricchezza mobile e la tassa di successione, inaudite invenzioni diaboliche dei nuovi ladri del parlamento? Senza contare la leva, la più bella gioventù strappata alle famiglie, perita nella guerra, quando la Sicilia era stata sempre esente, per antico privilegio, dal tributo militare? erano questi tutti i vantaggi dall’Italia una?”

“Prima, se le cose andavano male, se il commercio languiva, se i quattrini scarseggiavano, la colpa era tutta di Ferdinando II: bisognava mandare via i Borboni, far l’Italia una, perchè di botto tutti nuotassero nell’oro. Adesso, dopo dieci anni di libertà, la gente non sapeva più come tirare innanzi. Avevano promesso il regno della giustizia e della moralità; e le parzialità, le birbonate, le ladrerie continuavano come prima: i potenti e i prepotenti d’un tempo erano tuttavia al loro posto! Chi batteva la solfa, sotto l’antico governo? Gli uzeda, i ricchi e i nobili loro pari, con tutte le relative clientele: quelli stessi che la battevano adesso!”

“pare l’uovo al fuoco: più sta e più indurisce”

“La festa di Sant’Agata la celebravano come sempre due volte all’anno, in febbraio e in agosto; ma la nuova Giunta libera-pensatrice, giudicato che una sola gazzarra bastasse, aveva soppresso dal bilancio l’assegno per la festa estiva. Questo fu il segnale di una specie di guerra civile”

“La quistione, dicevano alcuni, era che questi posti eminenti, queste situazioni privilegiate non dovevano più esistere: ma allora Consalvo sorrideva di pietà. Quasichè, ammessa pure la possibilità d’abolire con un tratto di penna tutte le diseguaglianze sociali, esse non si sarebbero formate il domani, essendo gli uomini naturalmente diversi, e il furbo dovendo sempre, in ogni tempo, sotto qualunque regime, mettere in mezzo il semplice, e l’audace prevenire il timido, e il forte soggiogare il debole!”

“Così, un giorno non lontano, rivendicati i nostri naturali confini, riunita in un sol fascio la gente che parla la lingua di Dante, stabilite le nostre colonie in Africa e forse anche in Oceania, noi ricostruiremo l’Impero Romano”

“Ma noi non scegliamo il tempo nel quale veniamo al mondo; lo troviamo com’è, e com’è dobbiamo accettarlo.. Vostra Eccellenza giudica obbrobriosa l’età nostra, nè io le dirò che tutto vada per il meglio; ma è certo che il passato par molte volte bello solo perchè è passato”

“In verità aveva ragione Salomone quando diceva che non c’è niente di nuovo sotto il sole. La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi”

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