Frasiarzianti's Blog

Le frasi più belle tratte dai libri letti

Germinal – Zola

“Nessun baluginare di alba nel morto cielo; soltanto gli altiforni vampeggiavano, e con essi rosseggiavano i forni da coke, insanguinando le tenebre senza illuminare l’ignoto. E il Voreux, in fondo alla sua tana, acquattato come una bestia feroce, aveva il respiro sempre più affannoso e più lungo, quasi fosse disturbato dalla sua laboriosa digestione di carne umana”

“E dal villaggetto così spento al Voreux che ansimava, era un lento sfilare di ombre sotto le raffiche di vento, la partenza dei minatori di carbone per il lavoro, inarcocchianti le spalle, impacciati dalle braccia, che tenevano incrociate sul petto, mentre, alle spalle di ciascuno, la grossa tartina spuntava in fuori come una gobba. Vestiti di tela sottile, tutti tremavano dal freddo, senza per ciò accelerare affatto il passo, sparsi su tutta la lunghezza della strada con un pesticcìo di gregge”

“Stesi su un fianco, menavano giù colpi da orbo, spinti dall’idea fissa di fornire un gran numero di vagoncini. In quella bramosia d’un così duramente disputato guadagno, non avvertivano più nulla. Né lo stillicidio dell’acqua che enfiava loro le membra, né i crampi provocati dal persistere che facevano in posizioni forzate, né il soffoco delle tenebre in cui scolorivano come piante messe in cantina. E l’aria, via via che le ore passavano, diventava più metifica, scaldata dal fumo delle lampade, intanfita dagli aliti pestilenziali e resa asfissiante dalle esalazioni di grisù. Dava fastidio agli occhi come le ragnatele, e soltanto l’aerazione notturna l’avrebbe spazzata di là. In fondo alla loro galleria da talpe, sotto il peso della terra, i minatori, senza più fiato nei petti in arsura, picconavano, picconavano sempre.”

“Sopraggiungevano altri minatori, gli sterratori questa volta, chi s’inabissavano anch’essi a gruppi giù nella miniera. Era la discesa delle tre pomeridiane: altri uomini che il pozzo onghiottiva, e le squadre dei quali andavano a sostituire gli scavatori cottimisti in fondo alle gallerie. La miniera non oziava mai: notte e giorno, insetti umani scavavano la roccia seicento metri al di sotto dei campi di barbabietole.”

“Adesso, invece, il minatore, là in fondo al pozzo, si svegliava, germinava nella terra proprio come un seme, e un bel mattino si sarebbe veduto quel che ne sarebbe spuntato fuori, in mezzo ai campi: uomini ne sarebbero spuntati, sì, tutto un esercito di uomini che avrebbero ristabilito la giustizia. Non erano forse tutti uguali, i cittadini, dalla Rivoluzione in poi? Dal momento che alle elezioni si votava inseme, perchè mai l’operaio doveva rimanere lo schiavo del padrone che lo pagava? Le grandi Società, con i loro macchinari, schiacciavano tutto quanto, e contro di esse non si avevano nemmeno più le garanzie del tempo d’una volta, quando la gente dello stesso mestiere, riunita in corporazioni, sapeva difendersi. Appunto per questo, in nome di Dio! e per altre cose ancora, grazie all’istruzione, tutto sarebbe, un giorno o l’altro, saltato in aria. bastava vedere nel villaggio stesso: i nonni non avrebbero potuto scrivere i loro nomi; i padri già li scrivevano; quanto ai figli, poi, leggevano e scrivevano come tanti professori.
Oh, cresceva, cresceva, a poco a poco, una rude messe d’uomini che maturava al sole!”

“Le cose si reggono tutte a vicenda, basta una scossa lontana a scuotere il mondo”

“E là, sulla strada di Vandame, mentre le signorine Deneulin prendevano posto in carrozza, tutti si rallegravano di quella stupenda giornata, senza per nulla avvedersi del lungo fremito che si andava gonfiando lontano lontano nella spianata: il popolo in marcia, di cui avrebbero sentito la sorda cadenza del passo, solo che avessero accostato l’orecchio a terra.”

“Prendete le vostre bottigliette di sali! Passa il sudore del popolo adesso!”

“..avrebbero fatto estendere ancora più la terrestre infelicità, urlare di disperazione perfino i cani, un giorno, quando li avessero fatti uscire dalla tranquilla soddisfazione degli istinti, per sollevarli all’insaziabile sofferenza delle passioni”

“Tirava avanti, comunque, pensando a quei soldati, presi di tra il popolo e contro il popolo armati. Quanto sarebbe diventato facile il trionfo della rivoluzione, se l’esercito si fosse di punto in bianco dichiarato in suo favore! Sarebbe bastato, per ciò, che l’operaio, che il contadino, nelle caserme, ricordassero di dove provenivano. Appunto quello era il pericolo supremo, il grande spavento in cui i borghesi battevano i denti: la possibile deflazione delle truppe.”

“Nulla è mai finito; basta un pò di fortuna perchè tutto ricominci”

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